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 RE UMBERTO I CLASSI TERZE, TORINO - 2004
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REUMBERTO
Piccoloscrittore appena arrivato


1 Messaggi

Inserito il - 27/04/2004 :  19:17:41  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Io ho paura di dormire con la porta della mia stanza chiusa, se rimanessi chiusa dentro ??. Non potrei più visitare il museo Egizio, ci tengo tanto!!
Una sera quando la mamma mi diede il bacio della buona notte chiuse la porta .Io l’avevo avvertita di non chiuderla ma senza volerlo lei lo ha fatto.
Corsi a riaprirla ma quella non si mosse di un centimetro .
Mi misi a letto ma non riuscii a chiudere occhio .
Mi diedi un pizzicotto per accertarmi che non stessi sognando .
Finalmente mi addormentai .
Il mattino seguente mi alzai dal mio letto e tentai di aprire la porta : non c’era più l’entrata di casa mia ma il vuoto totale.
Tirai su le serrande e una debole luce illuminò la stanza.
Ero spaventatissima e non sapevo cosa fare.
Ad un certo punto una vocina mi chiese : “ Che cosa hai per essere così spaventata?”.
Cercai da dove venisse quella voce e capii che era stato il mio uccellino .
Mi precipitai verso la gabbietta spaventata e stupita .
Gli chiesi: “ Come fai a parlare ?”.
Il mio uccellino rispose: “Semplice sono magica ! Ti posso mostrare il passato e tutto ciò che desideri!”.
Ancor più stupita chiesi : “ Allora puoi portarmi anche nell’ antico Egitto?”.
Il mio uccellino rispose di sì, poi mi porse un bracciale di ventitrè smeraldi e mi disse : “ Tienilo ben stretto e di :<< Portami nell’ antico Egitto”>>.
Io eseguii l’ ordine e mi ritrovai insieme col mio uccellino che cadevamo nel vuoto .
Con la testa che mi girava finalmente vidi qualche cosa di giallo che si avvicinava: era l’Egitto.
Atterrammo sulla sabbia vicino a una grande piramide .
Mi alzai in piedi ma non vidi i miei pantaloni , ma una veste candida e bianca .
Tutto il vestito era ricoperto di seta.
Alle braccia avevo due bracciali d’oro e sul capo una specie di corona con un rubino in mezzo.
Faceva molto caldo, mi avviai con il mio uccellino verso la città.
Lì incontrai molte persone vestite uguali a me.
Andai al palazzo del Faraone e gli chiesi ospitalità : “Lavorerò con i tuoi sacerdoti se mi ospiterai nel tuo palazzo .”
Il Faraone accettò e chiamò le guardie : “ Guardie accompagnate questa ragazza nella stanza per gli ospiti”.
Le guardie mi accompagnarono nella mia stanza .
Vidi il mio uccellino sul letto che doveva essere il mio.
Mi disse : “Sono diventata messaggera del Faraone: lui mi ha dato questa”.
Mi porse un pezzo di rotolo di pergamena dove c’ era scritto : “Mettiti un elegante vestito e scendi subito”.
Io aprii l’ armadio e tirai fuori un vestito bellissimo e lo indossai .
Scesi e vidi che c’erano tutti i sacerdoti con il calice in mano .
Il Faraone gridò : “Alla nuova sacerdotessa !!”.
Tutti bevvero e io rimasi impalata perchè non mi sarei mai aspettata questa cosa !.
Dopo aver preso confidenza con tutti tornai a letto.
Passarono una , due , tre settimane e pian piano conoscevo tutti quelli del palazzo.
Un brutto giorno ricevetti la notizia che il Faraone stava male e mi precipitai dai miei amici e mi feci spiegare l’ accaduto. Il Faraone era stato invaso da uno spirito maligno che solo un potente sacerdote poteva scacciare .
Dato che avevo imparato molte cose sugli spiriti maligni, chiesi al mio uccellino di che spirito maligno si trattasse : “ E’ lo spirito maligno di Cetrus , il potente stregone”.
Io risposi: “ Ah , lo spirito di Cetrus lo conosco bene !!”.
Chiesi di portarmi una coppa d’ oro, dell’ erba e del vino .
Le guardie eseguirono l’ ordine e me li portarono .
Versai il vino nella coppa ,ci immersi l’ erba e la feci benedire.
La diedi da bere al Faraone .
Dopo una settimana stava di nuovo meglio .
Io però dovevo tornare a casa , salutai tutti e come per arrivare qui strinsi il bracciale e mi ritrovai distesa nel letto con la porta aperta .
Adesso non ho più paura di rimanere chiusa nella mia camera !!!!.
FEDERICA

Modificato da - REUMBERTO in Data 28/04/2004 10:47:13

Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 28/04/2004 :  06:41:07  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cara Federica,
grazie per la bella e lunga storia avventurosa. Mi è piaciuta, sai!
C'è solo qualche passaggio da migliorare, ogni tanto si capisce che stavi scrivendo velocemente, seguendo il flusso delle tue idee per non perdere il filo, ma facebdo così poi bisognerebbe ripassare sul racconto, togliere, migliorare, spostare, tagliare, aggiungere. Scrivere è anche ripassare su quello che si ha scritto. Lo so che suona un po' noioso, ma è necessario.
Faccio solo un esempio:

"Io ho paura di dormire con la porta della mia stanza chiusa, se rimanessi chiusa dentro ??. Non potrei più visitare il museo Egizio, ci tengo tanto!!"

Potresti migliorare così:
Ho una gran paura di dormire con la porta della mia stanza chiusa. Non lo sopporto. Se qualcuno inavvertitamente la chiude, mi viene subito l'ansia! "E se rimanessi chiusa dentro?!" penso, e corro ad aprirla.
Soprattutto stanotte non voglio che sia chiusa, perché domano andremo a fare la visita al museo egizio, e ci tengo tanto
.

E' solo un esempio. In alcuni passaggio ci sarebbe bisogno, tipo quando cadi sull'Egitto (manca una frase come atterri sulla sabbia, e poi io utilizzerei l'uccellino per portarmi al volo! ), e il primo incontro con il Faraone (manca una ragione migliore per diventare la sua sacerdotessa, tipo che riesci a risolvere un enigma che lui tenta di capire da anni, o qualcosa del genere).

Ma la storia di per sé è molto carina. Brava!
Un saluto alla scrittrice in erba,
georg

Modificato da - Georg Maag in data 28/04/2004 06:42:42
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 11/05/2004 :  15:48:39  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RACCONTI DEGLI ALUNNI DELLA SCUOLA RE UMBERTO I
CLASSE 3 B SEDE CENTRALE



I CALZINI E I PIEDI PUZZOLENTI


C’era una volta un bambino di nome Giovanni che non si lavava mai i piedi, a tal punto che i suoi calzini puzzavano di gorgonzola. Giovanni non pensava minimamente di lavarsi finche una notte un calzino disse all’altro: “ Sono stufo di questo ragazzo, perché puzza!” E l’altro rispose: “E’ vero cambiamo padrone!” Fu così che zitti zitti uscirono dalla stanza in silenzio, ma il cane Fido sentì l’odore e subito si mise ad abbaiare. I calzini subito si spaventarono, ma poi ripensandoci si misero a ballare davanti al naso di Fido il quale svenne dalla puzza e fuggirono.
Quando Giovanni si svegliò non trovò più i suoi calzini, così incominciò a cercarli e provò a seguirne l’odore, ma quando passava con i suoi piedi puzzolenti i fiori abbassavano la testa e la gente lo scansava e rideva di lui, dicevano: “Ah, ah! Sta passando Giovanni la puzzola!” Intanto corri,corri, attraverso i campi, lungo i ruscelli, passando fiumi i calzini stanchi si misero a riposare e ad asciugare al sole. Giovanni tornò a casa sconsolato e la mamma gli disse: “ Se vuoi che io ti compri un altro paio di calzini dovrai stare a bagno per due giorni e due notti in acqua e sapone” E così fu. Dopo che si erano lavati e riposati un po’ di giorni i calzini ripresero il viaggio e lungo la via sentirono un buon profumo di pulito e ne seguirono l’odore, quella era però una strada molto familiare, piano piano si avvicinarono alla casa di Giovanni e lo videro con i piedi a bagno, felici decisero di fargli una sorpresa, durante la notte entrarono nella stanza e si infilarono ai suoi piedi. Al mattino, quando si svegliò sentì uno strano solletichio ai suoi piedi, erano i suoi calzini preferiti che gli davano il buongiorno.
Martina M.


FORSE...


Era notte... uh uh uh uh...!! Un vento gelido fischiava e correva come una moto impazzita per le strade deserte facendo cigolare e sbattere finestre , dondolare i lampioni come un mostro affamato ingoiava cartacce e sacchetti risucchiati da terra… Ma a terra cosa restava? FORSE solo i passi di Sam Porter rimbombavano nella via… PIOGGIA,PIOGGIA, MALEDIZIONE ancora PIOGGIA che ormai gli aveva inzuppato i vestiti e gli si appiccicavano addosso quasi a toccargli le ossa… Sì, perché Porter era proprio magro e il suo viso ancora più secco con delle brutte occhiaie e gli occhi un po’ sporgenti con due virgole malfatte per sopraciglia e la bocca un po’ violacea, piegata in giù come uno scarabocchio. Porter camminava veloce per la strada e si sentiva il rumore delle scarpe sbattere dentro le pozze d’acqua... CIAC... CIAC... e poi un altro strano rumore... era FORSE il suo cuore che sbatteva come un pazzo o un respiro affannato? O c’era un’altra persona? Era buio, pioveva fortissimo, i goccioloni si sbattevano come bocce sulla strada...
Gli alberi strapazzati dal vento si arrendevano come uomini impauriti, alzano le braccia secche e agitano le mani ossute. Una luce accecante spacca il cielo e per terra un’ ombra lunga, deforme e spaventosa FORSE era quella di Sam Porter…
Bom-Bom! Un boato tremendo - un altro tuono era caduto, la città era al buio, almeno non c’erano più ombre…
Sam Porter era stanco e si appoggiò ad un palo, respirava a bocca aperta e gli uscivano delle nuvole di nebbia che sembravano proprio guardarlo, allora lui chiuse gli occhi per non vedere, ma una mano gli afferrò una spalla e lo scuoteva...
Ah, ah ah ah!!!! Urlò: “Signore, signore si svegli, scusi non volevo spaventarla, ma siamo arrivati al capolinea e deve proprio scendere…” disse l’autista."
“Oh, scusi lei, ma sa, io faccio la guardia notturna, ho un po’ di influenza e quando sono salito nel suo autobus… con quel dondolio, al calduccio mi sono addormentato...”
“Succede, beh arrivederci” disse l’autista che se ne andò fischiettando con le mani in tasca.
Sam Porter si guardò intorno: quante pozzanghere, che disordine i sacchetti sopra i rami secchi! C’era stato proprio un brutto temporale, ma ormai era l’alba e il sole si stiracchiava e anche gli uccellini si preparavano per la giornata, cinguettavano dovevano asciugarsi le penne e il nido. Porter si passò la mano ossuta sulla faccia e pensò che forse sua moglie stava già preparando il caffè e gli sembrò di sentire il profumo, ma purtroppo aveva di nuovo sbagliato fermata così ora doveva camminare un bel po’ prima di arrivare a casa. PAZIENZA!!!
S’incamminò e la sua faccia secca sembrò un po’ più tonda perché le sopraciglia diventarono due virgole all’insù e la sua bocca un grosso accento… già perché ora sorrideva: pensava che avrebbe fatto colazione con suo figlio e magari lo avrebbe accompagnato a scuola e poi finalmente sarebbe andato a dormire e al risveglio ci avrebbe pensato seriamente... FORSE doveva cambiare lavoro, questo era troppo pericoloso. Faceva ancora freddo, ma non pioveva più Porter si infilò le sue secche mani in tasca e guardò dietro di lui…era meglio camminare più velocemente e lasciarsi alle spalle febbre e incubi per arrivare a casa al sicuro...”FORSE”...
Francesco P.


I VISI


C’era una volta un bambino. No, scusate! Ce n’erano due: uno di nome Mario e uno di nome Carlo. Erano due gemellino, ma tra loro c’era qualcosa di diverso, sentite un po’: Carlo si lavava sempre il viso, invece Mario mai. Un giorno il viso di Mario si arrabbiò: “Uffa, sono sempre sporco!” Invece quello di Carlo era sempre annoiato: “Uffa, sono sempre pulito, mai qualcosa di divertente su questo viso!”
Una notte i due visi si scambiarono. Il mattino seguente Carlo andò a lavarsi il viso come sempre e trovò una macchia, allora si arrabbiò con suo fratello pensando che gli avesse fatto uno scherzo. Mario si accorse di essere tutto pulito e si arrabbiò con la sua mamma dicendole : “Perché mi hai pulito?!”
La mamma, non sapendo chi fosse Mario e chi fosse Carlo, era disperata. A quel punto il papà ebbe un’ idea, ne parlò con la mamma e uscì di casa.
L a mamma, mentre aspettava, preparò due enormi fette di pane, quando il papà rincasò, stringeva fra le mani un gigantesco barattolo di nutella. La mamma preparò due fette di pane con tantissima nutella e le diede ai due gemellino. Al termine della colazione la mamma disse al viso pulito: “Ciao Carlo!” e a quello impiastricciato: “Ciao Mario!”.
Da quel giorno la mamma tenne sempre un barattolo di nutella nella sua dispensa.
Erica B.


UNA NEVICATA SPECIALE


Ciao, sono Gabriele e voglio raccontarti una storia con molta neve, quindi prima di ascoltarla, prendi una coperta e copriti fino al naso.
Era sabato mattina, aprendo le finestre ho visto che nevicava. Continuò fino a sera, la neve non si stancava di venire giù, Nevicò tutta la notte...
La domenica mattina, la città era tutta ricoperta di neve e per uscire di casa mio papà dovette prendere la pala e spostare la neve dall’uscio di casa. La neve continuava a scendere e in un batter d’occhio ricoprì le auto, gli alberi, le case e le scuole. La gente diceva: “Ora basta!!”
Ma la neve continuava a scendere, non era ancora soddisfatta. Domandai a mio padre se avrebbe nevicato ancora e lui mi rispose: “Non credo, abbiamo già tutta la neve del mondo”. Ma si sbagliò, perché continuo a nevicare senza sosta per una settimana. Finalmente, quando la neve smise di cadere e il sole la fece sciogliere restammo tutti a bocca aperta perché la neve si era portata via tutti i colori.
Fu così che tutti i bambini della città decisero di dipingere ogni cosa. Siccome gli adulti erano molto occupati decidemmo noi i colori da usare. Alberto dipinse gli alberi di viola, Elisa fece i tetti delle case verdi a righe arancione, io e Andrea dipingemmo la scuola rossa a pallini bianchi.
Altri ancora fecero i pali dei semafori di un bel color fucsia e i prati rosa. Alla fine la città era davvero fantastica, molto più allegra di prima e noi eravamo felici. Ma durò poco, i problemi cominciarono quando gli adulti uscirono dalle case. Alcuni si misero le mani nei capelli, altri cominciarono a urlare altri ancora caddero per terra dallo spavento. Tutti protestarono, ma ormai la vernice era secca e i colori non si potevano più cancellare. Ora la mia città è la più divertente del mondo, la mia casa è verde, il giardino rosso ricoperto da 1000 colori. Ma se vuoi vederla, sbrigati, dovrai arrivare prima della prossima nevicata.
Gabriele D.


L’AMORE IMPOSSIBILE


C’era una volta un palloncino che girovagando per il mondo si fermò un giorno su di un balcone. Scorse dalla fessura della porta della finestra un bambino che piangeva. Avvicinatosi gli chiese che cosa fosse successo e per tirargli un po’ su il morale rimase tutto il giorno con lui. La sera il bimbo prima di andare a dormire legò la corda del palloncino ad un chiodo, in modo che non potesse volar via. Tutta la notte il palloncino e il chiodo si parlarono, si raccontarono la loro vita, come era diversa!!! Avevano ben poche cose in comune, ma si sa... gli opposti si attraggono! Come per magia (i grandi parlano di “colpo di fulmine”) si accorsero di essersi innamorati l’uno dell’altro. Il palloncino non volle più andarsene da quella casa così di giorno passava il tempo giocando con il bambino e la notte parlava e scherzava con il chiodo, anzi per maglio dire, era una “chiodina”. Una notte “chiodina” volle dare un bacio al suo amato palloncino, non pensò che quel gesto le sarebbe stato fatale.. Sì, ve lo state immaginando… proprio così, appena “chiodina” si avvicinò a palloncino… Bum!!! Il palloncino scoppiò, “chiodina” rimase esterrefatta per quello che era successo, affranta pianse tutta la notte fino ad arrugginirsi completamente, cadde in polvere per sempre dando fine a quell’amore impossibile.
Gabriele M.


L’ARMADIO MAGICO


Una vecchia signora sapeva che presto se ne sarebbe andata per sempre dal mondo dei vivi, allora iniziò a scrivere il suo testamento: lasciava tutto al suo dolcissimo nipotino Gabriele. Oltre che lasciare la sua casa e un po’ di soldi gli avrebbe anche consegnato un armadio magico con cui poter fare viaggi fantastici, questo, però, doveva rimanere un segreto perché l’armadio avrebbe altrimenti perso i suoi poteri. Quando la nonna morì e il testamento fu letto il bimbo andò alla ricerca di questo armadio, era in soffitta, una soffitta buia e polverosa. Gabriele aprì l’armadio e … che mondo fantastico apparve davanti a lui: un paesaggio con tanti colori, un cielo azzurro con un sole caldo e accecante, fatine e gnomi che si rincorrevano felici, alberi in fiore e fiori profumati.
Entrò nell’armadio per curiosare in questo nuovo mondo, fece amicizia con simpatico gruppo di gnomi intento a raccogliere le ciliegie da portare al loro villaggio. Oltre agli gnomi vi si trovavano anche i puffi bu, sì proprio quelli che si vedono in televisione! Gli gnomi e puffi fecero a Gabriele 1000 domande e lui spiegò loro della nonna malata, del testamento e dell’importanza che questo armadio restasse un segreto per tutti, mentre raccontava la sua storia ai suoi nuovi amici la mamma lo chiamò e Gabriele fu costretto ad andarsene veloce dall0’armadio per evitare di essere scoperto.
L’armadio fu portato dalla soffitta alla casa di Gabriele, nessuno era a conoscenza di questo segreto, ma Gabriele ore si sentiva un bambino felice perché quando era un po’ solo apriva l’armadio e chiamava i suoi nuovi amici che erano sempre pronti a giocare e a parlare con lui.
Andrea A.


LA CIPOLLA, IL CARCIOFO E IL COCCO
(iniziano tutti per C)

Un giorno una cipolla che andava a spasso per l’orto incontrò un carciofo, i due iniziarono a chiacchierare: “Ciao carciofo, come stai oggi?”
“Abbastanza bene cipolla, tu sei in splendida forma, vedo.”
La cipolla continuò:” Caro carciofo, hai già sentito parlare del cocco?”
“Sì”, risponde il carciofo, “e me ne hanno parlato molto male, hanno detto che è un gran bugiardo.”
“Io però avrei piacere di conoscerlo prima di giudicarlo”.
Proprio in quel momento arrivò il cocco. “Ciao cipolla, ciao carciofo, io sono il cocco, ero curioso di conoscervi, sapete che abbiamo tutti e tre un qualcosa in comune? Sì, il nostro nome inizia per C, spero che tra di noi nasca una grande amicizia.”
Da allora i tre fecero tanti giochi insieme e diventarono buoni amici. Ma, destino crudele, un giorno il carciofo e la cipolla finirono in un bel minestrone e il cocco fu impiegato per la preparazione di un ottimo dolce… che fine per i nostri tre amici!!!!
Rita R.


IL DRAGO E LA FARFALLA


Un drago passeggiava per i boschi cercando un amico con cui giocare, si sa che i poveri draghi non sono così fortunati a trovare nuovi amici, hanno tutti paura di loro. Era infelice e ogni volta che incontrava una coppia di amici si rattristava ancora di più. Giunse in una valle e lì per caso passava una farfalla. Il drago la chiamò e le chiese: “Vuoi essere mia amica?
La farfalla rispose: “Certo, ma io ho prima bisogno del tuo aiuto. Devi sapere che in cima a quella montagna c’è un fiore magico, dobbiamo trovarlo, altrimenti sarà la fine per tutte le farfalle della mia specie.”
I due nuovi amici presero il necessario e partirono, entrambi iniziarono a volare nel cielo, la farfalla con molta leggiadria e il drago con l’imponenza di un animale della sua specie. Arrivati alla cima della montagna il drago non ne poteva più, la farfalla era invece di ottimo umore. Camminarono finchè non giunsero ad una grotta, si avviarono al suo interno e rimasero stupiti: c’era un bel fiore tutto colorato, la farfalla chiese al drago di andarlo a prendere e così il drago fece.
“E’ ora di andare, abbiamo poche ore” disse la farfalla. I due amici si affrettarono a raggiungere la porta di una reggia dove si trovavano tutte le farfalle del mondo, rinchiuse a causa di un brutto incantesimo, ormai prossime alla distruzione!! Ecco, il drago e la farfalla, pronti lanciarono il fiore sulla porta della reggia e per incanto le farfalle furono salve. Che impresa per i nostri due amici!!
Gabriella M.


IL QUADRO


Io solitamente svolgo i miei compiti in sala per stare in compagnia di mia madre, sulla parete davanti a me c’è un grande quadro con un paesaggio di mare con i pescatori che ritirano le reti. Quando guardo il quadro mi sembra sempre che il mare i muova e i pescatori mi chiamino ad andare con loro a pescare, vedo il mare e sembra che si muova è irresistibile io devo provare ad entrare nel quadro. Per magia riesco ad immergermi tra le onde di colore e mi ritrovo all’interno di quel paesaggio, c’è un commovente tramonto, sembra tutto vero, sento il rumore del mare che si infrange tra gli scogli e i pescatori che gridano. Li ho seguiti e con loro in mezzo al mare ho pescato numerosi pesci, anche un tonno gigante, che emozione, che esperienza stavo vivendo, sono poi giunto con loro a riva e in quel momento la voce di mia mamma mi chiamava, rieccomi alla mia consueta realtà e…per giunta ancora con tutti i compiti da fare!!!
Federico B.


LA CONTESSA MALEDUCATA


La contessa maleducata faceva tutto quello che voleva e quando amici e parenti si recavano a trovarla vedevano cose senza se, per esempio vedevano che mangiava senza usare le posate, parlava con la bocca piena, bevevo direttamente dalla bottiglia senza usare il bicchiere, si dondolava sulla sedia, rischiando di cadere all’indietro e di farsi molto male. Una cosa buona però faceva si lavava le mani prima di sedersi a tavola.
I suoi amici erano invece bene educati, si comportavano correttamente in ogni circostanza. Un giorno la nostra contessa conobbe un signore distinto della sua stessa età, i due si innamorarono, la contessa imparò, grazie a lui le buone maniere e così si sposarono e vissero felici e contenti.
Lidia T.


LA BAMBOLA VIVENTE


C’era una volta una bambina di nome Asia che viveva in una bellissima casa in campagna, aveva due meravigliosi genitori che non le facevano mancare niente, le compravano tutto, ma Asia voleva un’amica con cui giocare, parlare e divertirsi. Il giorno del suo compleanno la mamma le regalò una bambola alta e bionda come lei. Ma Asia la guardava come tutti gli altri giocattoli e la mise nel cesto con gli altri giocattoli. Un giorno si chiuse nella sua camera e cominciò a piangere, si sentiva sola, voleva un’amica e all’improvviso sentì la voce di una bambina che voleva giocare con lei e le diceva di non piangere. Asia era stupita perché quella voce era la sua bambola che si alzò e la accarezzò i capelli, era il giorno più bello della sua vita perché aveva trovato una vera amica. La cosa strana è che questa amica le parlava solo quando erano sole,quando arrivavano mamma e papà la bambola tornava muta. Quando Asia divenne grande si rese conto di avere solo tanta fantasia e una bella bambola…
Anthony D.


IL LEONE E IL DELFINO


Un leone molto curioso sognava di esplorare posti nuovi , villaggi sconosciuti e terre lontane, lasciandosi incantare dai racconti dei suoi predecessori che avevano viaggiato molto. Un bel giorno decise di cambiare ambiente, almeno per le sue passeggiate saltuarie, così convinto abbandonò la foresta e iniziando a giocherellare, senza sapere dove andare giunse in una spiaggia e per la prima volta in vita sua vide il mare. Era bellissimo! Una enorme distesa azzurra era lì davanti ai suoi occhi, non aveva mai visto niente di simile, vide gli animali acquatici di cui aveva sentito da suo nonno “Il leone Pescatore”, si sedette sulla riva e attese con pazienza, fissando con lo sguardo le ond del mare. All’improvviso notò qualcosa di scuro e di lucido che, di tanto in tanto, balzava fuori dall’acqua e poi scompariva tra la onde: era un delfino.
Che animale simpatico e vivace! - pensò il leone - mi piacerebbe fare amicizia con lui è sicuramente il pesce più importante che esiste!
Con un largo sorriso, il leone si avvicinò al delfino, aveva un po’ paura, perché si sa che i leoni non sono dei vegetariani, quando fece spuntare la testa fuori dall’acqua il leone, un po’ per gioco e un po’ per curiosità, diede una zampata sulla testa del delfino ferendolo e nel contempo, senza accorgersene finì nell’acqua! Oddio un leone nell’acqua!
Ma i leoni sono felini, felini come i gatti e come i gatti non amano l’acqua, per giunta il nostro amico non sapeva nuotare. Che brutta storia il delfino morì e il leone finì in fondo al mare!!!
Lucia B.


STORIA DI UN BRIGANTE MANCATO


Un uomo voleva aggredire e derubare di notte i passanti. Nessuno doveva riconoscerlo e tutti dovevano avere una gran paura di lui. Per questo si travestì da brigante. Si infilò una calza in testa, abbassò il cappello sulla fronte, si legò un fazzoletto sulla bocca e inforcò un paio di occhiali neri. Poi prese un bastone e andò verso lo specchio.
“Aiuto!”! gridò vedendosi riflesso allo specchio e si nascose dentro l’armadio per la paura che si era fatto da solo.
Maria R.


LA BONTA’ DELL’ALBERO


Nei giardini pubblici c’era una volta un grande albero con un tronco forte e alto, rami lunghi lunghi e tantissime foglie. Nessuno lo sapeva, ma questo albero era diverso da tutti gli alberi. Questo albero sapeva parlare o meglio, aveva un cuore. Di notte lui aveva le foglie d’oro e i fiori erano monete d’oro. Questo albero voleva diventare un bambino come tutti i bambini che vedeva passare davanti a lui con la palla o con la bici.
Una notte vide un vecchio povero che si era addormentato davanti a lui sulla panchina. E questo vecchio non poteva pagare le medicine per curarsi. L’albero disse:”Ehi! Uomo! Sono io, l’albero che sta davanti a te e ti voglio aiutare, guarda, prendi tutte le mie foglie e tutti i miei fiori d’oro e distribuiscili a tutti coloro che ne hanno bisogno..”
Così il giorno successivo l’albero non aveva più né foglie né fiori e ...per incanto...
“Sono diventato un bambino!!” disse l’albero, anzi no, scusate, DISSE IL BAMBINO!!!
Catalina H.


LA BALENA ROSY


Cera una volta una balena felice che si chiamava Rosy e non aveva visto mai delle cose strane.
Un giorno la balena Rosy incontrò un pesce diverso da tutti gli altri: stava sempre sopra l’acqua, faceva uno strano fumo e andava veloce. Allora la balena Rosy lo inseguì fino alla costa e… sorpresa!! Trovò tanti altri pesci che facevano fumo. La balena li trovava divertenti e continuò a inseguire lo strano pesce. Un giorno il capitano della nave se ne accorse e spiegò alla balena che la sua nave non era un pesce!!
Da quel giorno la balena Rosy non cascò più in simili errori!!
Antonela H.


L’AIUTANTE DI BABBO NATALE


C’era una volta un piccolo bambino che era stato abbandonato dalla sua mamma in un cespuglio di un fantastico giardino, questo era il giardino di una fata buona. La fata appena vide il bambino decise di tenerlo con sé e di crescerlo.
Il ragazzo crebbe a vista d’occhio e appena raggiunta la maggiore età decise di andare a vivere da solo. Il suo passatempo, dopo il lavoro quotidiano, era quello di costruire giocattoli per bambini, soprattutto per i bambini poveri. Inizialmente, questo era per lui un divertimento, ma poi diventò il suo lavoro principale.
Ogni Natale costruiva giocattoli e li distribuiva a tutti i bambini del suo paese, Babbo Natale fu informato da un orso amico suo che in questo piccolo paese (non si è mai saputo in quale nazione si trovasse) c’era un falegname molto bravo che fabbricava giocattoli per i bimbi e fu così che lo chiamò nella sua officina al Polo Nord, gli regalò l’immortalità e lo nominò ufficialmente suo aiutante… D’altra parte non potete mica pensare che Babbo Natale riesca a fare tutti quei giocattoli da solo!!
Klaudio B.


IL TROLL E I SUOI VESTITI PUZZOLENTI


Nell’era dei romani un Troll gironzolava per il mondo, ma ovunque passava faceva svenire tutti dalla sua puzza, ma una puzza che non si sopportava nemmeno con un fazzoletto attaccato al naso, dei piedi puzzolenti, i denti pieni di carie e il naso sporco. Quando, un giorno entrò in un museo fece svenire anche le mummie, poi entrò nell’acquario di Genova e fece svenire anche i pesci, in libreria erano i libri a perdere i sensi, in macelleria il macellaio, al mare le onde, in montagna si sciolsero addirittura i ghiacciai. Invece di giocare nel campo da baseball giocò nello spogliatoio dei giocatori e come sempre tutti svennero e lui disse: “Perché svengono tutti? Mi sono messo la puzza liquida questa mattina! Non ho fatto il bagno nel profumo, ma nella schiuma puzzolente!”
Poi si addentrò in una foresta e starnutì, ma il suo alito puzzava così tanto che gli alberi si rinsecchirono... Tutti gli oggetti del Troll si stufarono, perciò se ne andarono via in punta di piedi. Dopo qualche giorno il Troll lo scoprì perché decise di lavarsi perché tutti i suoi guai erano causati dalla puzza, quando diventò signor Profumello tutti gli oggetti ritornarono da lui.
Alessandro B.


L’ALBERO DEI RUBINI


Lontano dal paese nel folto della foresta, viveva un gruppo di gnomi molto utili e laboriosi. Un giorno uno di loro si allontanò per fare una passeggiata e scoprì un bellissimo albero i cui rami erano carichi di splendide bacche che luccicavano come rubini. Lo gnomo tornò tutto eccitato al villaggio e raccontò dell’albero dei rubini. La notizia si sparse fino al paese e tutti gli abitanti erano curiosi di vedere l’albero e anche un po’ invidiosi della ricchezza degli gnomi.
Intanto i rubini diventavano sempre più grossi e rossi. Mentre un giorno gli gnomi erano di guardia si accorsero che alcuni uccelli becchettavano i loro rubini. Si resero conto che era possibile mangiarli, allora ne assaggiarono alcuni anche loro. Che bontà!!! Che delizia!! Erano dolci e succosi, avevano un piccolo nocciolo dentro; Anche gli abitanti del paese furono invitati ad assaggiare i nuovi frutti che presero da allora il nome di ciliegie…
Dario C.


COME I PAPPAGALLI DIVENTARONO VARIOPINTI


Tanto tempo fa un pittore dipingeva sui suoi quadri dei bellissimi prati fioriti e colorati con tanti alberi carichi di frutti ed era così bravo che sembravano veri!
Un giorno aveva usato così tanto colore che per fare asciugare un quadro tanto grande lo mise fuori dalla finestra. Passavano di là due pappagalli bianchi impegnati a ripetere quello che l’altro diceva così non si accorsero che quelli non erano alberi veri e SBAM!!
Andarono a sbatterci contro e quando si tirarono su le loro piume erano tutte variopinte! Eh sì… perché i quadri non erano ancora asciutti! Da allora i pappagalli hanno le piume coloratissime!
Francesco Po. e Daniel H.


LA PECORA NERINA


C’era una volta una pecora di nome Nerina. La pecora Bianchina la prendeva sempre in giro perché era l’unica pecora nera mentre lei si vantava della sua bella lana bianca.
“Sarai stata proprio cattiva per meritarti di essere così nera!! Ah Ah!!” le diceva.
La povera Nerina che invece era buona, se ne stava sempre sola.
Un giorno arrivò un principe e le chiese: “Come mai sei così triste?” “non vedi? Sono l’unica pecora nera e nessuno mi vuole!” Il principe l’accarezzò e le disse: “Non piangere, lo sai che hai la lana morbida come un velluto? Io cercavo un regalo speciale per il compleanno della mia principessa e l’ho trovato!” “E cosa sarebbe?” – chiese Nerina.
“Ma sei tu! Verrai a vivere con noi al castello e con la tua lana faremo dei bellissimi maglioni e tu sarai Nerina la principessina!” Nerina pianse e rise dalla gioia, saltò in braccio al principe d insieme andarono al castello. Quando Bianchina lo scoprì diventò tutta gialla dall’invidia.
Francesco Po. e Emanuel H.


IL CANGURO SALTERELLO


C’era una volta un canguro di nome salterello. Un giorno il canguro Salterello incontrò un serpente che gli disse: “Attento canguro, guarda dove metti i piedi!”
Il canguro rispose: “Sì, certo.” Più avanti incontrò la madre che gli disse: “Attento figliolo a dove metti i piedi!”
Il canguro rispose: “Sì, certo.” Ma il canguro non diede retta alle parole della madre e del serpente, ad un tratto inciampò in un ramo e cadde in una buca e si mise a gridare: “Aiuto!!”
Dopo un po’ arrivò la mamma che gli disse: “Te l’avevo detto…” Il canguro chiese scusa e la mamma lo tirò su.
Georgia P.


LA RANA RARINA


C’era una volta un bellissimo stagno abitato da ranocchi allegri, canterini e salterini. C’era solo una ranocchia di nome Rarina che era molto pigra: dormiva tutto il giono su di una ninfea e non voleva mai fare nessun gioco. “Vieni Rarina, alleniamoci un po’!” dicevano le sue compagne, ma lei con gli occhi chiusi rispondeva: “Zitte, lasciatemi riposare!”
Un giorno ci fu un brutto temporale e Rarina precipitò in acqua e si accorse che non sapeva più nuotare né saltare, insomma per colpa della sua pigrizia stava morendo! “Aiuto, aiuto!” – urlò.
Le sue compagne si tuffarono in acqua e veloci e agili la salvarono. Quando Rarina si fu ripresa disse: “Grazie amiche mie, da domani anch’io farò sport come voi!”
“Sarà meglio!” le risposero in coro le ranocchie e tutte gracidarono contente.
Francesco Po. e Cristian G.


LA MUCCA PAZZERELLA


C’era una volta un prato grande grande dove viveva una famiglia di mucche che pascolava felice. Nel pomeriggio si sdraiavano a ruminare e alcune si riposavano con una margherita in bocca fino al tramonto. Ma… come sempre in ogni famiglia c’è una pecora nera... una mucca nera, in questo caso!
Già perché l’ultima nata era proprio una monella: correva tutto il giorno, saltava i cespugli e mentre le altre ruminavano lei teneva la radio a tutto volume e si era pure allontanata! Era arrivata in città per mangiare patatine fritte, farsi dipingere le unghie di rosso e persino farsi un tatuaggio sulla coda!
I genitori le volevano un gran bene e ormai erano rassegnati, così quando parlavano di lei dicevano: “Eh… la nostra mucca pazzerella chissà cosa ci combinerà la prossima volta!” Dopo qualche giorno la mucca pazzerella tornò nel grande prato e aveva appoggiato sulla testa un gallo dalla cresta rossa e blu e una chitarra al collo. “Ciao mamma, ciao papà. Vi presento il mio nuovo amico è Gallorock e ci siamo fidanzati!”
I genitori si scambiarono un’occhiata, poi sorridendo dissero: “Auguri pazzerella e benvenuto Signor Gallorock, faccia felice la nostra pazzerella!” – e continuarono a ruminare tranquilli.
Miriana G.


UN RACCONTO FANTASTICO


Una volta c’era un mago che si era innamorato di una bibliotecaria, ma lei lo rifiutò perché questo mago era molto brutto. Siccome lei lo rifiutava, un giorno questo mago decise di fargli un dispetto e mise fuori posto tutti i libri della biblioteca.
La mattina la bibliotecaria vide tutto a soqquadro e svenne, allora il mago la baciò e così diventò molto felice, soddisfatto della sua impresa.
Yussri H.


LA BIBLIOTECARIA


In una biblioteca c’era una bibliotecaria bellissima, aveva I capelli biondi, I denti bianchi, un naso perfetto, un giorno arrivò un mago molto brutto con la faccia piena di brufoli e la schiena curva. Il mago entrò in biblioteca e chiese alla bibliotecaria un libro di magie, in realtà era solo una scusa per poter bruciare tutti i libri era contrario alla lettura ed era contro tutti coloro che leggevano con voglia e passione, lui amava solo il computer e i videogiochi. Per me il mago è paragonabile alla svogliatezza delle persone che non sognano più per colpa della tecnologia e dei videogiochi.
La bibliotecaria però si accorse che il mago voleva togliere di mezzo i libri per fare in modo che la gente piccola e grande non provasse il piacere della lettura. Allora fece cader il mago in trappola, proprio in quel libro di magia che lui gli aveva richiesto, così i sogni delle persone non furono toccati, la gente poteva continuare a frequentare le biblioteche per scoprire la bellezza di tante storie.
Marco F.
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 17/05/2004 :  11:53:56  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RACCONTI 3° A



Avventure nello zainetto


L’ultimo giorno delle vacanze io fui così stanca che mi misi subito a dormire. Ma ad un certo punto sentii un urlo che proveniva dal mio zainetto. Subito pensai che i libri, le penne e tutte le cose che avevo appena comperato e messo nello zaino non potevano parlare.
Ma sentii di nuovo un urlo e allora andai ad aprire lo zaino. Quando vidi tutti quegli occhi, quei nasi, quelle mani, quei piedi, quelle bocche e quelle orecchie cominciai ad urlare.
Il libro di lettura e il sussidiario mi dissero: “Non avere paura perché noi non ti faremo niente, vogliamo solo uscire da qui e diventare tuoi amici!” Allora io risposi: “Grazie, ma io prima mi devo presentare!”
E loro dissero: “Come ti chiami?” Io risposi: “ Mi chiamo Adriana”
Dopo chiamai mio fratello e gli dissi: “Questi sono i miei amici”.
E mio fratello rispose: “Ho le allucinazioni o i tuoi libri parlano?” E io gli dissi: “No, è veramente così!”.
Adriana M.

Il pupazzo di neve freddoloso


Un giorno di dicembre dopo una grossa nevicata Simone e suo papà sono scesi in giardino a costruire un pupazzo di neve. Il pupazzo di neve era alto, al posto degli occhi avevano messo due arance,al posto del naso una carota, e al posto della bocca a una banana. Simone lo guardò e disse: "Che bello il mio pupazzo!" Tutte le mattine, Simone prima di andare a scuola salutava il suo pupazzo di neve. Un giorno Simone ha visto il pupazzo muoversi. Simone disse al papà: "Papà, papà il pupazzo di neve si muove!"
Il papà rispose: "Ma i pupazzi di neve non si muovono!" Così uscirono in giardino a controllare. Accidenti era proprio vero! Il pupazzo di neve si stava muovendo anzi stava tremando.
Simone gli disse: "Perché tremi?" Il pupazzo rispose: "Perché ho freddo".
Simone andò a prendere: cappello, sciarpa e cappotto del nonno e gliela mise addosso. Il pupazzo ringraziò Simone e disse: "Ah! Che bel calduccio così va molto meglio!"
Alessio L.

Il mostro del lago


Circa 100 anni fa si credeva che nel lago di Avigliana ci fosse un mostro perché i pescatori dicevano di aver sentito i suoi paurosi versi.
Un giorno d’estate c’erano molti bagnanti, in acqua, che facevano chiasso e il mostro che stava dormendo si svegliò di soprassalto. Allora emerse per vedere cosa succedeva ma quando le persone lo videro si spaventarono e cominciarono ad urlare e a scappare.
Qualcuno cercò di prenderlo ma nessuno ci riuscì perché scompariva sott’acqua.
Il mostro, che non era feroce, si nascose perché aveva paura che qualcuno lo catturasse. Passarono dieci anni e un giorno un domatore del circo, sapendo che alcuni draghi erano attirati dalla musica, andò con sua figlia in riva al lago. La ragazza suonò dolcemente il suo flauto. Il drago incuriosito uscì dal lago; avvicinatosi alla ragazza le fece capire di essere buono.
La ragazza allora, convinta della sua bontà, salì sul suo dorso e nuotò con lui. Alla fine lo accarezzò e gli diede un bacio. Improvvisamente il drago si trasformò in un bambino di circa 9 anni. Lui e la ragazza restarono amici per molti anni ed insieme lavorarono nei parchi per proteggere e curare gli animali selvatici.
Andrea E.

Un bambino e il pagliaccio


C’era una volta un bambino di nome Marco che andò a vedere un nuovo grattacielo insieme alla mamma.
Il bambino che era birichino, perciò si allontanò dalla mamma. Mentre era lì gli capitò di vedere un ladro che stava rubando.
Cosi andò a cercare aiuto. Lì vicino c’era un circo e un pagliaccio che si stava preparando per lo spettacolo. Il bambino raccontò al pagliaccio quello che aveva visto e con il pagliaccio andò a chiamare i poliziotti, che circondarono il ladro e lo arrestarono per aver rubato in quel nuovo grattacielo. I poliziotti diedero un piccolo premio al bambino e alla sua famiglia e anche il pagliaccio che l’aveva aiutato ebbe un bel premio.
Il pagliaccio li invitò tutti allo spettacolo del circo e la mamma, contenta di aver ritrovato il suo bambino, organizzò una festa e si divertirono tutti, tranne il ladro naturalmente!!!
Andrea S.


L’astronave spaziale


E’ arrivato il momento! Quando aprirò la porta e la varcherò, finalmente avrò realizzato il mio sogno!
Salirò sul ZETA 4, la mia astronave, che mi porterà sulle lune di Giove ! Le potrò esplorare percorrendone la superficie con le Rollomobili, macchine che possono portarmi dovunque.
Ci sono voluti molti anni di studio e di sacrifici per farmi arrivare qui!
Tutto è cominciato quando la mia maestra elementare mi fece fare per compito un racconto fantastico.
Io mi misi con impegno ad inventare una storia che fosse piena di fantasia e di cose pazze.
Parlava di un astronauta che viaggiava nello spazio alla ricerca di mondi sconosciuti.
La portai a scuola e la feci leggere alla maestra.
Lei mi diede un bel voto e mi disse: “Bravo, Davide hai scritto un bel racconto di fantasia!”
In quel momento nella mia mente accadde una cosa strana: a queste parole,mi domandai: “Ma non potrei forse io far succedere tutto questo? Certo,non sarà facile ma con costanza,forse…”
Mi misi quindi a studiare e giorno e notte non mi occupai più di giochi o di passatempi.
Negli anni che seguirono, dovetti abbandonare la mia città per andare a studiare in altri posti, prima in Italia e poi all’ estero.
Ma finalmente sono arrivato!
E’ una porta un po’ speciale che non ha neppure la maniglia. Ma dietro c’è il mio sogno!!!
Davide V.


Saetta bicicletta tutta matta


Un’estate fa, una bambina di nome Carolina, andò come tutti gli anni a trascorrere le vacanze dai nonni in un paesino di campagna. Loro abitavano in una fattoria e allevavano molti animali: mucche, galline, pecore, maialini…
Carolina, lì nel paese, aveva poche amicizie e molti pensavano di lei che fosse antipatica perché arrivava dalla città. La casa più vicina, a quella dei nonni, era a circa 400 metri. In questa casa viveva una bambina di nome Erica. Da quando si erano conosciute erano andate subito d’accordo. Una era castana con i capelli lunghi, mentre l’altra aveva i capelli biondi e corti ma avevano pressappoco la stessa età e quindi stavano bene insieme.
Quell’estate faceva molto caldo e Carolina cercava un gioco che la divertisse. Salita sul solaio, senza il permesso dei nonni, si mise a rovistare in mezzo alle cose vecchie. In un angolo, sepolta da una porta fuori uso, vide una bicicletta piena di polvere, con le gomme completamente a terra. I suoi occhi si illuminarono e pensò che con un po’ di ritocchi la bicicletta sarebbe tornata come nuova.
Corse a casa di Erica e la invitò a vedere la sua scoperta. Insieme decisero di rimetterla “in piedi” e sognarono di poter correre al più presto per le vie del paese con la “nuova” bicicletta. Insieme decisero di chiamarla Saetta.
Così venne il giorno in cui, tutte felici, fecero il loro ingresso in paese sulla loro bicicletta Saetta. Ma i bambini, che le videro arrivare, iniziarono a prenderle in giro dicendo loro di buttare via quel ferro vecchio. Tanto per dimostrar loro che, invece di una bicicletta, le due bambine avevano una carretta, i bambini del paese proposero una gara di bici. Naturalmente Carolina ed Erica accettarono subito.
Carolina era ormai pronta per la gara; prima di partire disse alla sua bicicletta di andare più forte che poteva per vincere.
Non si sa come, la bicicletta sembrava aver capito quello che le aveva detto Carolina e iniziò a correre come una matta stravincendo sulle biciclette degli altri bambini.
Le due bimbe erano felicissime ed orgogliose della loro bicicletta Saetta che da quel giorno fu chiamata “Saetta bicicletta tutta matta”.
Desirée F.


Se rimango chiusa in camera, che cosa faccio?”


Io ho paura di dormire con la porta della mia stanza chiusa: ... e... se rimanessi chiusa dentro? Non potrei più visitare il museo Egizio, ci tengo tanto! Prossimamente ci andremo con tutta la classe, che delusione sarebbe se, proprio io, non potessi andarci!!
L’altra sera, quando la mamma mi ha dato il bacio della buona notte, ha chiuso la porta. Io l’avevo avvertita di non chiuderla ma, senza volerlo, lei lo ha fatto!
Come ho sentito il rumore della porta che si chiudeva, sono corsa, terrorizzata, a riaprirla ma quella non si è mossa di un centimetro!
Con una gran voglia di piangere, mi sono messa a letto ma non riuscivo a chiudere occhio.
Mi sono persino data un pizzicotto per accertarmi che non stessi sognando.
Finalmente, dopo un bel po’, mi sono addormentata.
Il mattino seguente mi alzo dal letto e mi dirigo verso la porta... NON C’ERA PIU’!
Tiro su le serrande e una debole luce illuminala stanza.
C’è qualcosa di strano, sono spaventata e non so cosa fare.
Ad un certo punto sento una vocina che mi chiede: “Che cosa hai per essere così spaventata?”
Cerco da dove viene quella voce e capisco che è stato il mio uccellino a parlare.
Mi precipito verso la gabbietta ancora più spaventata e stupita.
Gli chiedo: “Come fai a parlare?”
Il mio uccellino risponde: “Semplice sono magica! Ti posso mostrare il passato e tutto ciò che desideri!”.
Ancor più stupita chiedo: “Allora puoi portarmi anche nell’ antico Egitto?”
Il mio uccellino risponde di sì. Poi mi porge un bracciale con ventitrè smeraldi e mi dice: “Tienilo ben stretto e ripeti: "Portami nell’antico Egitto”.
Io eseguo l’ ordine e mi ritrovo insieme col mio uccellino nel cielo. Stiamo volando!
Ad un certo punto, con la testa che mi gira, finalmente vedo qualche cosa di giallo che si avvicina: l’Egitto!! Ancora non riesco a crederci: ma è tutto vero!!!
Atterriamo sulla sabbia vicino a una grande piramide.
Mi alzo in piedi ma non vedo i miei pantaloni, ma una veste candida e bianca.
Tutto il vestito è ricoperto di seta.
Alle braccia ho due bracciali d’oro e sul capo una specie di corona con un rubino in mezzo.
Fa molto caldo, ma forse è meglio che ci dirigiamo verso la città.
Sempre seguita dal mio uccellino incontro sulla via molte persone vestite uguali a me.
Vado al palazzo del Faraone e gli chiedo ospitalità: “Lavorerò con i tuoi sacerdoti se mi ospiterai nel tuo palazzo ”gli dico.
Il Faraone accetta e chiama le guardie: “ Guardie accompagnate questa ragazza nella stanza per gli ospiti”.
Le guardie mi accompagnano nella mia stanza.
Il mio uccellino è lì su un letto che deve essere il mio.
Mi dice: “Sono diventata messaggera del Faraone: lui mi ha dato questa”.
Mi porge un pezzo di rotolo di pergamena dove c’ è scritto: “Mettiti un elegante vestito e scendi subito”.
Io apro l’ armadio e tiro fuori un vestito bellissimo e lo indosso.
Scendo e vedo che, lì in una grande sala, ci sono tutti i sacerdoti seduti attorno al Faraone con il calice in mano.
Il Faraone grida: “Alla nuova sacerdotessa!”
Tutti bevono e io rimango impalata perché non mi sarei mai aspettata questa cosa!
Dopo aver preso confidenza con tutti, alla sera tornai a letto nella mia nuova stanza. Chissà perché il Faraone mi ha nominato sacerdotessa, che cosa avrà visto in me? Come fa a sapere che a me piace interessarmi di piante e di magie varie?
Passano una, due, tre settimane e pian piano conosco tutte le persone che vivono a palazzo.
Un brutto giorno ricevo la notizia che il Faraone sta male. Io mi precipito dai miei amici e mi faccio spiegare l’accaduto. Tutti pensano che il Faraone si stato invaso da uno spirito maligno che solo un potente sacerdote può scacciare.
Dato che ho imparato molte cose, in questi giorni, sugli spiriti maligni, chiedo al mio uccellino di che spirito maligno si trattasse: “E’ lo spirito maligno di Cetrus, il potente stregone”.
Io rispondo: “Ah, lo spirito di Cetrus lo conosco bene!”
Chiedo di portarmi una coppa d’ oro, dell’ erba e del vino.
Le guardie eseguono l’ordine e me li portano.
Verso il vino nella coppa,ci immergo l’ erba e ripeto una formula magica.
Poi la do da bere al Faraone.
Dopo una settimana, il potente Faraone sta di nuovo meglio.
Io però voglio tornare a casa in fondo questa esperienza incomincia a stancarmi; saluto tutti e, come per arrivare qui, stringo il bracciale e mi ritrovo distesa nel letto con la porta aperta.
Dopo questo viaggio, non avrò più paura di rimanere chiusa nella mia camera!!!
Federica C.


Il falco più veloce


C’era una volta un falco che apparteneva a un giovane cacciatore. Questo lo faceva partecipare a delle gare per cacciare conigli. Il falco di nome Velocity era sempre ultimo ad arrivare alla preda.Un giorno,Velocity venne liberato per cercare cibo.
Si allenò giorno e notte, divenne molto bravo nella caccia al coniglio.
Un giorno fu riacchiappato dal giovane cacciatore che lo tenne legato ed incappucciato.
Quando il giovane lo riportò a cacciare, il falco prese sempre i conigli prima di tutti gli altri falchi.
Riuscì addirittura ad arrivare ai 200 Km. all’ora.
Ma un giorno non riuscì a vedere un palo e gli andò a sbattere contro.
Rimase stordito per molto tempo e non riusciva più a cacciare, così il suo padrone lo lasciò libero.
Un giorno il falco si trovò una falchettina, ebbero tanti falchetti e Velocity riprese a cacciare i conigli non solo per lui, ma per tutta la sua famigliola.
Federico S:


Noialandia e Fiabilandia


Nel paese di Noialandia i bambini avevano un solo gioco per giocare: la palla. Un giorno due bambini, Hansel e Gretel, giocavano, tanto per cambiare, con la palla! Ad un certo punto i due si stufarono di giocare e dissero: “Esiste un mondo dove ci sono solo personaggi di fiabe, come quelli che abbiamo visto sui libri?”
In quell’istante arrivò un’astronave su quale c’erano disegnati solamente personaggi di fiabe. Hansel e Gretel furono risucchiati da una luce proveniente dall’interno. Si ritrovarono di fronte ai tre porcellini, a Biancaneve e i sette nani, e per finire alla fata Smemorina e a Cenerentola. Questi risposero alla domanda dei bambini: “Esiste un posto chiamato Fiabilandia: Noi proveniamo da lì e lì ci sono altri personaggi come noi. Hansel e Gretel si meravigliarono. L’astronave partì e dopo un breve viaggio nell’interspazio arrivarono a Fiabilandia. Tutti si presentarono: “Io sono Biancaneve, noi i sette nani …..”
Hansel e Gretel conobbero anche Mago Merlino, la strega e tanti altri personaggi delle fiabe a cui erano molto affezionati perché la loro mamma gli raccontava sempre, prima di metterli a letto, le loro avventure.
Decisero così di rimanere con loro per sempre e perciò chiesero a Merlino di renderli immortali e farli diventare personaggi di una fiaba. Merlino esaudì il loro desiderio inserendoli in una fiaba che portava proprio il loro nome. Potevano essere più felici di così!.
Giovanna Giada S.


A casa di Irene


Era l’ultimo giorno delle vacanze estive e Irene, finalmente, aveva terminato di fare tutti i compiti che le avevano assegnato le maestre. Chiuse lo zaino e lo gettò sul pavimento in cucina. Fece una corsa e andò in giardino a giocare.
Ad un tratto nella cucina qualcosa si mosse: dallo zaino uscirono l’astuccio, le matite, le penne, i libri e si misero a discutere.
La matita Sbirulina, la più simpatica di tutti, disse: “Sono stufa di essere temperata! Me ne vado in giro per conto mio!”
Uno dei pennarelli, il color verde, disse: “Io vengo sempre scaricato!!”
Il libro di lettura disse: “E io... cosa dovrei dire? Mi fanno sempre le orecchie!”
Insomma, tutti gli oggetti della cartella avevano un problema e volevano andarsene rifiutandosi di fare il proprio dovere.
Ad un tratto saltò fuori il sussidiario, si schiarì la voce e poi disse: “Ricordatevi perché siamo stati costruiti! Grazie a noi, i bambini imparano molte cose e questo ci rende onore!”
“Bravo!!! Bravo!!!” dissero tutti in coro.
Così tutti rientrarono nello zaino felici perché si erano ricordati che era una bella cosa imparare ed erano sicuri che la loro proprietaria avrebbe imparato con il tempo a rispettare il proprio materiale e di conseguenza loro!
Irene B.


Il pupazzo di neve freddoloso


C’era una volta un pupazzo di neve che aveva sempre freddo.
Lui avrebbe voluto trovare un posto, dove non facesse molto freddo, come quello in cui stava lui. Al contrario di tutti i suoi parenti a lui piaceva il sole. Gli piaceva mantenersi magro mentre a suo cugino Ugo piaceva molto la neve perché così gli permetteva di ingrassare un pò. Il sole a Ugo non piaceva perché lo faceva sciogliere.
Così un giorno decise di andarsene alla ricerca di un po’ di calore. Andò a Nord-Est.
Ma a Nord-Est faceva ancora più freddo di prima.
Nel posto in cui era arrivato incontrò una piccola volpe bianca che lo sentì lamentarsi.
Lei si fermò accanto al pupazzo e parlando parlando divennero grandi amici.
La volpe prese a cuore le sofferenze del pupazzo e decise di guidarlo verso una nuova meta.
Decisero di scendere a Sud ma ad un certo punto dovettero fermarsi perché il sole era troppo forte e rischiava di sciogliere completamente il pupazzo.
Alla volpe però questo posto non piaceva così decisero di lasciarsi.
Il pupazzo rimase lì ancora tutta la stagione fredda a godersi il bel sole del Sud.
Livio C.


La bacchetta magica


Mentre stavo passeggiando sulla spiaggia, in una calda giornata d’estate, vidi in lontananza qualcosa di lucicante.
Andai di corsa, incuriosita, verso quella luce e vidi che era una strana bacchetta. Mi sembrava proprio come quelle che si vedono disegnante nei cartono animati.
La raccolsi e la portai a casa.
Quella notte andai a dormire mettendola sotto il cuscino, sognando come sarebbe stato bello se quella bacchetta che avevo trovato fosse stata magica. Quante cose avrei potuto realizzare !!!.
Mentre mi stavo addormentando iniziai a sentire una bellissima musichetta.Tesi l’orecchio e mi accorsi che proveniva da sotto al cuscino.
Lorena Z.


Avventura negli abissi


Tanto tempo fa, in America si stava progettando un sottomarino di nome “EXPLORER 12”.
Se non fosse stato costruito non si sarebbe saputo mai di un’ antica grotta sott’acqua, forse non più abitata.
Quel giorno, Henry Cout entrò (con il permesso del presidente) nell’ EXPLORER e si diresse verso le profondità del mare. Gli sembrò di vedere una specie di grotta. Andò oltre con il sottomarino e riuscì ad imboccarne l’ingresso. Entrandoci vide accampamenti di pelle di squalo, uccisi durante la grande guerra degli squali bianchi, abitati dai Subantichi: gli abitanti dell’accampamento. Infatti la grotta non era tutta sommersa dalle acque del mare.
Henry,sceso dal sottomarino, fu accolto calorosamente e gli fu dato del cibo. I suoi cinque accompagnatori l’avvertirono dell’arrivo di un ambasciatore russo pronto a catturare il capo dei Subantichi e a uccidere tutti i componenti della tribù.
Il capo fu preso mentre gli abitanti furono salvi.
Allora Henry prese un accompagnatore mentre gli altri quattro facevano la guardia. L’accompagnatore si mise alla guida dell’EXPLORER mentre Henry era pronto a salire nel sottomarino dei russi.
Li inseguirono fino a quando l’EXPLORER si affiancò ai russi.
Allora Henry salì sul loro sottomarino. Henry trovò la stiva dov’era rinchiuso il capo, fece per entrare quando due russi che sorvegliavano la porta lo presero a pugni. Henry fece lo stesso a loro vincendo, dopo di che portò sull’EXPLORER il capo e lo riportò ai Subantichi.
Lorenzo S.


La festa magica di mezzanotte


Alice e Freddi, due fratellini di appena 5 anni come tutte le sere all’ora del bagnetto si trovavano in casa. Alice bisbigliò qualcosa al fratellino, la mamma sentì e chiese al figlioletto cosa ci fosse. Alice rispose:<<Niente mamma>>.
<<Un bel pigiama per Freddi, e una camicia da notte per Alice, e via a fare la nanna. <<Notte amore!>> disse ad Alice. <<Notte topolino,>> disse a Freddi.
Non appena la mamma chiuse la porta della camera, Alice scese dal letto.
<<Dai Freddi dobbiamo prepararci!.>> Alice prese una trapunta e la distese sul pavimento. Freddi, senza parole, fece quello che gli disse la sorellina.
<<Qui sopra si siederà la bellissima principessa>> disse Alice. Freddi rivolto verso la sorellina chiese: <<Ma quale principessa? Sbrighiamoci, sta per arrivare!!.>>
Alice tirò fuori da sotto il letto un sacchetto di patatine:<<Non credo che piaceranno alla principessa.>>
Allora Freddi senza farsi vedere dalla mamma corse in cucina a prendere delle melegrane. Torno’ subito in camera: <<Allora la principessa è arrivata?>>
<<Non ancora Freddi, non è ancora mezzanotte.>>
Si sedettero uno vicino all’altro per aspettare l’ arrivo della principessa. Alice si addormento’ sulla trapunta, mentre Freddi aspetto’ ancora un po’ ma si addormento’ anche lui.
Poco dopo la porta si apri’ e qualcuno entrò, senza che i fratellini lo sapessero: era la mamma. Lei coprì Alice con la trapunta e le diede un bacio. Fece lo stesso con Freddi mettendolo nel suo letto. Freddi aprì appena appena gli occhi e disse: “Sapevo che saresti venuta Principessa, mia sorella me l’aveva detto”. Richiuse gli occhi e ritornò a dormire.
Tutta la notte sognò che la bellissima principessa lo stringeva fra le braccia.
Marika B.


Le colombe pasquali


Era l’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze pasquali; con l’aiuto della maestra abbiamo costruito un vaso con dentro degli ovetti e due colombe di carta da portare a casa per mamma e papà.
Quando sono arrivato a casa, mamma ha scartato il regalo e l’ ha posato sulla mensola sopra il termosifone, poi é uscita dalla stanza.
Ad un certo punto, mentre stavo facendo merenda, sento due vocine urlare: “Ahi! Fa troppo caldo qui!”
Alzo lo sguardo e vedo le colombe che cercano di volare via,sbattendo le ali, ma rimangono incastrate nel vaso. Allora, stupito, corro a cercare di capire cosa sta succedendo. Le due colombelle mi raccontano che provengono da un albero magico.Quando ancora erano parte dell’albero del bosco, tutti i giorni vedevano gli uccellini volare liberi nel cielo, mentre loro non potevano muoversi ed erano, molto curiose di conoscere il mondo.
Un giorno l’albero venne abbattuto e loro diventarono due fogli di carta. Speravano di non essere pasticciati e buttati appallottolati nel cestino da qualche bambino sprecone, ma che qualcuno ci costruisse qualcosa. E adesso che io ne ho fatto due colombe non vedevano l’ora di provare le ali. Allora apro loro la finestra e le vedo volare sempre più in alto e le sento ringraziarmi felici. Torna mia mamma e chiede dove sono le colombe. Io le rispondo che sono volate via. Mamma dice: “Ma le colombe di carta non volano!” Poi vede le colombe tornare a salutarmi vicino al vetro, rimane a bocca aperta ed esclama: “Ma non è possibile!”
Matteo S.




La bicicletta parlante


In campagna accanto alla casa dei miei nonni vive un bambino di nome Camillo.Ha 10 anni è biondo, con gli occhi chiari ed ha una bicicletta tutta rotta.
La mamma di Camillo, un giorno gli fa una sorpresa,
Tornando da scuola Camillo, trova in camera sua una bicicletta tutta nuova, di colore giallo brillante.
Appena Camillo la tocca, questa si mette a ridere.
Camillo si spaventa e racconta tutto alla mamma.
Allora decidono di riportarla al negozio, ma la bicicletta che ha sentito si mette a piangere e racconta di essersi affezionato a lui e che non vuole essere riportata in quel negozio dove si sentiva tutta sola...
Infine, dice di non voler lasciare Camillo, che sarà una brava bicicletta e che giocheranno sempre insieme, divertendosi un mondo.
Mattia F.


Il faraone cattivo


C’era un faraone, re d’ Egitto che era importante, però era cattivo e le persone avevano paura di lui, perché era molto crudele.
Voleva essere l’unico Re, Imperatore, Sovrano e diede l’ordine di uccidere tutti i primogeniti di ogni famiglia egiziana.
Il capo dei Sacerdoti non voleva questa strage, allora incaricò il suo fedele sacerdote di uccidere il Faraone.
Il Sacerdote del dio Anubi, non riuscendo ad uccidere il suo Re, lo addormentò, lo mise in un sacco; prima fu trasportato su una feluca lungo il fiume Nilo, poi su un’imbarcazione per il trasporto degli schiavi.
Il Faraone era scomparso, il Regno non aveva più un Re.Fu così che il Capo dei Sacerdoti, mise sul trono dell’Egitto il figlio primogenito del Faraone.
Questi, era un giovanotto molto saggio e generoso e con l’aiuto del Sommo Sacerdote governò in modo giusto e non fu mai prepotente ed egoista come lo era stato il padre.
E che sorte era toccata al Faraone vi chiederete voi? Questa è un’altra storia...!!!
Mona G.


La matita e la gomma


C’era una volta una gomma a cui piaceva cancellare, e una matita che lo prendeva in giro.
Un giorno la gomma decise di andar via dalla scuola dove era stata dimenticata da un bambino distratto.
La gomma se ne andò nel bosco, ma incontrò un righello che la guardava minaccioso ed essa scappò, perché pensava che l’avrebbe tagliata in due.
Poi vide una forbice e scappò ancora più velocemente.
Così decise di ritornare a scuola per vedere se la matita aveva smesso di prenderla in giro. La matita si era pentita di aver mandato via la gomma perché dal giorno che se n’era andata non aveva parlato più con nessuno. Quando vide la gomma si abbracciarono forte.
E decisero di rimanere amiche per sempre.
Stefano S.


A casa di Tony


E’ l’ultimo giorno delle vacanze. Nel mio zainetto c’è un sussidiario che si chiama “BILLY”, un quaderno che si chiama Oscar, alcune penne e la matita che si chiama Legnolina.
Loro da domani verranno a scuola con me e insieme mi aiuteranno ad imparare.Un giorno Billy, il sussidiario, mi dice: “Studiami, perché io ho tante storie del passato come quella dell’Egitto, la geografia delle montagne, la vita degli animali...”
Così io a malincuore incominciai a studiarlo.
Imparai molte cose, anche se qualcuna me le sono subito dimenticate!!!
Tony A.

Una storia fantastica


Un giorno di primavera ero a scuola come tutti i giorni, e c’era la maestra di storia che spiegava gli Egizi. Io stavo guardando l’orologio e ad un certo punto non funzionava più. Allora ho chiesto l’ora alla maestra e mi ha detto che il suo orologio non funzionava. La stessa cosa l’ho chiesta pure agli operai, al direttore e alle bidelle ma tutti avevano gli orologi che non funzionavano. Allora io mi sono detta che c’era qualcosa che non andava. L’ho detto alla mia amica del cuore e abbiamo cercato di capire quello che era successo. Alla fine abbiamo scoperto che era stata opera di una strega. La strega era mamma di un bambino che veniva sempre bocciato, quindi per dispetto il figlio le aveva chiesto di fare una stregoneria.
Visto che non potevamo uscire, noi alunni, ci siamo organizzati come una grande famiglia. In palestra dormivamo, in mensa mangiavamo, le femmine cucinavano e i maschi apparecchiavano invece le maestre preparavano i compiti. Dopo una settimana eravamo tutti amici e ci volevamo bene per questo motivo l’incantesimo si spezzò, e tutti gli orologi della scuola ripresero a funzionare.
Valentina V.


La bambina che dormiva sempre


C’era una volta nella città di Giaveno, una bambina di nome Nicole.
I suoi parenti la chiamavano Dormiliana perché dormiva in ogni momento.
Questo difetto aveva avuto inizio quando lei aveva compiuto 3 anni. Era sabato 8 settembre: il giorno prima del suo compleanno. Nicole era talmente emozionata che non era riuscita a dormire per tutta la notte.
Così la mattina dopo, non riuscì a svegliarsi. Quando venne la mamma a svegliarla le disse: “ Svegliati, Nicole,oggi è il tuo compleanno!” La bambina, tutta assonnata, si alzò dal letto, si lavò i denti, fece la doccia… e infine si vestì.
Dopo si avviò con il papà verso via Genova. Passarono ore e ore; il papà si attardò a parlare con un suo grande amico e Nicole, durante questo tempo si addormentò in macchina.
Quando finalmente arrivarono a casa il papà svegliò la bambina ed entrarono. La mamma nel frattempo aveva preparato per lei una festa, invitando gli amici e i suoi parenti. Però non erano ancora arrivati tutti e così lei, nell’attesa, si riaddormentò su una sedia. Finalmente quando arrivarono tutti le cantarono la canzoncina di compleanno e lei si svegliò di soprassalto ma fu tanto felice.
Nel momento di spegnere le candeline sulla torta Nicole si addormentò sulla torta e tutti cominciano a ridere.
Per tanti anni fu sempre la stessa storia finché la mamma ed il papà decisero di non festeggiare più il compleanno con la torta ma solo con dei pasticcini a base di vitamine.
Fu così che da quel giorno Nicole non si addormentò più durante il giorno.
Naomi M.

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Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03