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luca angelone
Piccoloscrittore appena arrivato


2 Messaggi

Inserito il - 14/09/2004 :  13:22:56  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Tra febbraio e marzo del 2004 ho condotto un laboratorio nella 1ªG della scuola media I. Nievo. Questo laboratorio si inseriva all’interno del progetto “Giovani Parole a Scuola”, un iniziativa ideata e promossa dall’Osservatorio Letterario Giovanile del Comune di Torino con lo scopo di promuovere la lettura e la scrittura tra gli studenti delle scuole dell’obbligo. Ho scelto, d’accordo con la professoressa Lina Sarich, di leggere alla classe il libro di Georg e Dario.
La scelta è anomala: solitamente vengono scelti romanzi per ragazzi. Ma, sebbene diverso da quanto accade di solito, un laboratorio di filosofia piaceva alla prof.ssa Sarich che desiderava i suoi studenti conoscessero una materia nuova e mi metteva a mio agio perché ho studiato filosofia e continuo a occuparmene. Infine – e forse è la cosa più importante – Pensare un mondo incontrava anche il mio gusto: avevo già letto l’introduzione che era stata pubblicata su questo sito prima della stampa e ne ero rimasto entusiasta. Ricordo ancora la cosa che più mi aveva colpito di quella prima lettura. C’è una pagina in cui Georg e Dario usano il gioco del telefono senza fili per spiegare che cosa è la profondità storica e ciò che i filosofi ermeneutici chiamano tramandamento. Una cosa complicatissima spiegata con un gioco? Fantastico! In più il telefono senza fili spiega proprio bene che cosa significa essere lontani dal passato e che cosa questa lontananza implica.
Avevo solo una preoccupazione: “Giovani Parole a Scuola” è, oltre che un laboratorio di lettura, anche un laboratorio di scrittura. Il progetto deve concludersi con la stesura di un racconto collettivo: sarei riuscito partendo dalla filosofia antica a portare i ragazzi a scrivere un racconto collettivo? Ero molto preoccupato e chiesi consiglio a Georg. Fortunatamente io e Georg ci incontrammo alla festa di compleanno di un amico comune: lui mi suggerì di concentrare l’attenzione sul problema pre-socratico dell’arché per condurre i ragazzi a inventare un mito che spiegasse l’origine del mondo.
Il suggerimento di Georg rappresentava un ottimo compromesso tra le esigenze portate dal libro e quelle del progetto. Lessi in classe le parti in cui è discusso il problema delle cause, abbozzai il percorso dalla domanda, alla ipotesi e infine alla risposta. Il primo incontro è stato dedicato quasi interamente a farci domande: cercando di selezionare quali erano domande filosofiche. Che cosa è l’anima? che cosa è la felicità? ma anche che cosa sono le ombre? oppure che cosa è la velocità? Questo primo incontro è stato caratterizzato da una intensa partecipazione che tenderei a definire gioiosa. Pensavo di avere posto il primo segnavia per condurli a elaborare un mito sull’origine del mondo. Il secondo incontro nei miei progetti doveva essere dedicato a fornire delle ipotesi di risposta (quindi non delle risposte) alle domande “domandate” nel primo incontro. Questo momento ha rappresentato un intoppo importante nella realizzazione del mio progetto immaginato. Mi stavo rendendo conto che non c’era la disponibilità a fornire delle ipotesi; risposte sì: proprio quelle più accreditate dalla scienza, ma niente di fantasioso, niente di ciò che mi aspettavo.
Mi chiesi allora come mai non si realizzava il risultato atteso. La prima ipotesi fu che non ci sono nel mondo interno dei ragazzi fantasie per spiegare il mondo intorno a loro: se fosse vera questa ipotesi, allora io mi attendevo qualcosa che non poteva arrivare proprio perché non c’era. Devo dire che esclusi questa ipotesi immediatamente. Utilizzai come prova i miei ricordi: a 11 anni ero sempre lì che elaboravo teorie strampalate su come era successo questo o quello. Non riesco a collocarlo bene nel tempo ma ricordo che a un certo punto della mia infanzia ipotizzavo che in Australia vivessero con i piedi sui soffitti anziché per terra. Inoltre non penso di essere un caso unico, tante persone mi hanno raccontato invenzioni simili e penso anche voi me lo posiate confermare.
Vorrei proporvi questo come primo tema di discussione: i bambini inventano spiegazioni alternative a quelle della scienza (ma anche della filosofia) per capire il mondo? Quali sono le vostre personali esperienze?
Scartata questa prima ipotesi, ho pensato che non è vero che i bambini non elaborano fantasiose teoria extra-scientifiche per spiegarsi come va il mondo, semplicemente non le vanno a raccontare e in particolare non le raccontano agli adulti. Se è vero questo, allora, il problema diventa come è possibile avere accesso al materiale segretamente custodito nella fantasia. Io avevo pensato di risolvere il problema costruendo dei personaggi che si facessero portatori delle teorie non-scientifiche, quindi proposi alla classe di raccontare una storia in cui degli animali si incontrano per discutere un problema o il problema che i filosofi pre-socratici si erano posti sull’origine della natura.
Mi rendo conto che tutto quello che ho fatto ha senso se e solo se pensiamo sia importante valorizzare quelli che dal punto di vista scientifico o teorico sono errori. Per quanto mi riguarda, ritengo che dare attenzione alle ipotesi sviluppate dai bambini sia importante, in primo luogo perché le ipotesi sono attaccate alle domande e mi sembra che valorizzare le ipotesi sia un modo per valorizzare le domande. In secondo luogo mi sembra che l’ipotesi sia legata alla creatività e penso che questa vada alimentata in ogni modo possibile. Quindi il secondo tema di discussione che vi propongo è il seguente: è importante valorizzare ipotesi false inventate dai piccoli filosofi?
Torniamo al laboratorio. Ho chiesto alla classe di scrivere dei brevi racconti che avessero gli animali come protagonisti. Mi sono arrivati molti racconti, ognuno conteneva delle piccole perle: alcuni presentavano delle invenzioni narrative interessanti, in particolare due racconti raccontavano di un cane parlante. Lo scopo era quello di introdurre dei personaggi a cui attribuire fantasiose teorie sull’origine del mondo: pensavo che fosse più facile fare raccontare queste teorie attribuendole agli animali piuttosto che a se stessi. I racconti che arrivarono in classe fecero deragliare. Colloco a questo punto una frattura dentro il percorso del laboratorio, in quanto ho modificato registro smettendo di occuparmi della filosofia per interessarmi alla scrittura creativa.
Ho proposto alla classe di scrivere un racconto collettivo che avesse come protagonista un cane parlante. Abbiamo iniziato a elaborare la trama attorno questa idea arricchendola con le idee tratte dagli altri racconti. Ho fatto questo con l’intento di rendere autenticamente collettivo il racconto cosicché ogni ragazzo della classe desse almeno un ingrediente. La trama è stata sviluppata in classe chiacchierando molto. La prima metà del racconto è stata creata in una lezione: alla fine ho dato a ciascuno da scrivere un frammento del racconto.
La lezione successiva abbiamo letto in classe i frammenti e abbiamo iniziato a integrarli: mi sono accorto che non avevo fissato la stagione quando i diversi frammenti ambientavano la storia in stagioni diverse. Abbiamo sistemato e reso coerenti fra loro i frammenti e siamo andati avanti nello costruzione della storia. Ho ripetuto la stessa modalità di lavoro utilizzata nella stesura della prima parte. L’unica cosa che mancava al nostro racconto era un finale.
Nell’ultimo incontro abbiamo riletto per intero il racconto aggiungendo i frammenti nuovi e poi siamo passati a scrivere il finale. Il finale incasella la creazione fantastica elaborata nell’introduzione e nello svolgimento del racconto riportando la coerenza della realtà. Ho tentato in tutti modi di dissuadere i piccoli scrittori invitandoli a elaborare un finale che desse più credito alla realtà del fantastico, ma sono stati irremovibili.
Questo finale mi ha suscitato molti interrogativi sulla relazione che i più piccoli hanno con le produzioni fantastiche: la descrizione dei bambini e dei ragazzini come inventori di sogni è corretta? Questa è la terza domanda che lascerei alla discussione. Per concludere vi chiedo di leggere il racconto e di farmi sapere se anche a voi ricorda il mito della caverna di Platone: là un uomo che raggiunge la conoscenza delle cose come sono in realtà e va a raccontarlo agli altri, qua un cane che impara a parlare e…
Se avete risposte o ipotesi alle tre domande che vi ho posto, vi prego i metterle qua sotto.

Modificato da - luca angelone in Data 15/09/2004 17:20:30

Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 15/09/2004 :  08:46:45  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Luca,
grazie per la lunga e dettagliata spiegazione del tuo lavoro in classe.
Diciamo che leggendo la storia dei bambini ogni critica, seppur leggera, nel deviare il percorso (o farti deviare?) dalla filosofia alla fantasia pura e scrittura creativa, viene a mancare. Hanno scritto una bella storia, poco importa, sotto il punto di vista del presupposto di far esprimere i bambini quello che hanno dentro, che non sia strettamente filosofico ma piuttosto creativo!
Sul tuo quesito numero uno ho paura di avere una risposta possibile: il mondo che ci circonda (il mondo di noi adulti) e che ci arriva nelle case tramite la televisione, è di una tale bruttezza e violenza, privo anche di ogni logica di comportamento (non mi riferisco solo alla guerra in Irak, alle immagini di morte e sofferenza, ma anche al gazzabuglio di azioni contrastanti dei politici e della gente della strada, che diventa un mix inaccettabile di violenza, rabbia, incapacità e azioni confuse con bombardamenti e fiaccolate per la pace o per la liberazione degli ostaggi) che non riesco capire niente io, da adulto. Figuriamoci cosa ne potrà capire un bambino, al quale mancano gli strumenti storici e la lettura comportamentale.
Forse loro non vogliono inventare spiegazioni alternative. Forse c'è talmente confusione che si tirano fuori?
Questo è un altro quesito che aggiungerei al tuo.
Per il resto mi auguro che qualcuno dei nostri lettori della discussione abbia voglia di lasciare le sue impressioni.
Grazie per il tuo impegno, che reputo molto prezioso, con i bambini!
Georg
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Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03