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luca angelone
Piccoloscrittore appena arrivato


2 Messaggi

Inserito il - 14/09/2004 :  13:32:43  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Classe IªG scuola media I. Nievo


Voce di cane



In città, proprio vicino a dove ogni martedì ci ritrovavamo, c’era un giardino grande e verde, era congiunto alla strada principale, che correva lì vicino, da un sentiero in pietra grigia. L’erba era tagliata all’inglese e, nonostante fosse estate, continuava a essere ricca di rugiada, fresca e umida. Al centro del giardino c’era una fontana gorgogliante di acqua pura, delineata da un cerchio di aiuole colorate, ricche di fiori variopinti. Qua e là qualche panchina in legno, più lontano un chiosco e una zona riservata ai bambini con scivoli e altalene.
I cani, invece, si ritrovavano in una zona delimitata da siepi, dove i padroni possono lasciare libero il proprio cane. Questa area si trovava al di là di cinque pini, alti e frondosi, e di un albero anche lui frondoso, ma basso che a un certo punto abbiamo iniziato a chiamare gozzepino. Il nome glielo abbiamo dato noi, perché, dopo averlo notato, abbiamo chiesto a tutte le persone che conoscevamo come si chiamasse quella pianta lì, ma nessuno ha saputo dircelo. Anche la nostra insegnante di scienze non ha saputo dirci niente, eppure lei di queste cose se ne intende.
Comunque proviamo a descrivervelo così potete immaginarlo: ovviamente, se sapete il nome vero, fatecelo sapere oppure se lo avete già visto e non sapete che nome dargli vi concediamo di chiamarlo gozzepino.
Come vi abbiamo già detto, il gozzepino è una pianta poco alta. Inoltre ha un fusto molto spesso e scurissimo. Da questo fusto partono tre rami da cui scendono delle lunghe fronde, che toccano quasi il terreno, piene di foglie. Le foglie sono verde chiaro e ricoperte da peli simili alle nostre ciglia, ma bianchi. Per questo motivo le foglie sembrano bianche, anche se non lo sono. Alla punta di ogni fronda c’è un cono quasi bianco. Abbiamo anche notato che le foglie del gozzepino non cadono mai. Ci sono anche d’inverno, ma diventano rossicce.
Infine pensiamo che il gozzepino abbia delle virtù magiche; ci siamo fatti questa idea in seguito ai fatti che vi stiamo per raccontare di fronte ai quali sappiamo che resterete increduli, ma vi assicuriamo che sono veri.
In quei giorni il sole picchiava forte e l’afa non risparmiava nessuno. Gertrude soffriva in modo particolare la calura e andava nel verde giardino a cercare un po’ di fresco. Gertrude, infatti, era un San Bernardo e avvolta nel suo mantello di pelo si sentiva morire. In quei giorni non dava l’idea di essere uno di quei cani che si dicono carini. Per difendersi dal caldo teneva sempre la lingua fuori dalla bocca più che poteva; se avesse avuto la lingua lunga due metri avrebbe tenuto tutti i suoi due metri di lingua fuori dalla bocca. Inoltre la fatica di vivere nel caldo aveva reso i suoi occhi piccoli e ottusi.
Ma c’era un’altra ragione per cui Gertrude in quei giorni non si presentava al meglio. Infatti da qualche settimana era un cane randagio. 23 giorni prima era scappata dal suo padrone, Carlo Fumarotti, un ragazzo di 21 anni con i capelli neri e la barba a pizzetto tinta di giallo. Gertrude sapeva che il suo padrone aveva un carattere scontroso e arrogante, ma non pensava sarebbe arrivato mai a fare ciò che fece il giorno in cui Gertrude fuggì di casa. Quel giorno Carlo le lanciò un coltello contro e Gertrude temette di poter essere uccisa. Per questo motivo dopo avere recuperato il suo giocattolo preferito, una palla da calcio colorata e un po’ sgonfia, si allontanò da casa e non tornò più.
Da quando Gertrude era diventata una randagia aveva dovuto affrontare molti problemi nuovi. Il più grosso di tutti fu la fame. Per un cane randagio trovare il cibo è il compito più complicato, in particolare per un cane grande come Gertrude è difficile saziarsi, perché ha bisogno di tanto cibo. Per fortuna c’era un luogo in cui le davano da mangiare qualcosa di diverso dalle lische di pesce, pezzi di merendine e altri alimenti trovati nella spazzatura. Era un ristorante che si trovava in un viale vicino al giardino. Il cuoco le portava sempre gli avanzi dei clienti. Gertrude andava tutti i giorni davanti alla porta delle cucine.
Anche il giorno in cui si svolge la storia che vi stiamo per raccontare Gertrude era affamata: aveva assolutamente bisogno di qualcosa da mettere sotto i denti. Mentre si avviava verso il ristorante, il tempo sembrava non passare mai e quando arrivò a destinazione, c’era un cartello che diceva «chiuso».
Gertrude cadde a terra sfinita. Disperatamente cercò un luogo all’ombra dove riposarsi. Si ricordò delle ombrose fronde del gozzepino, che potevano essere considerate l’angolo più fresco di tutto il giardino. Con le zampette dolenti vi si avviò.
Si sdraiò sotto il gozzepino, chiuse gli occhi e riposò un attimo. Sognò carne e crocchette a volontà, squisiti salumi con profumate verdure, ma soprattutto sognò il suo piatto preferito, le bistecche. Il cuoco gliele portava, quando si bruciavano un po’ o quando i bambini le facevano cadere per terra. Si svegliò con l’acquolina in bocca. aveva tanta fame che avrebbe mangiato qualunque cosa. Si guardò attorno e vide le fronde del gozzepino. Mai da quando era finita in quel giardino avrebbe pensato di mangiare le foglie di quella strana pianta, ma non resistette, staccò alcune foglie e le inghiottì. Il loro sapore era acido e dopo il primo morso si sentì sazia. Decise di riposare ancora all’ombra.
Al suo risveglio Gertrude era triste, perché pensava alle lunghe corse con il suo padrone Carlo attraverso i parchi e i giardini. Mai e poi mai avrebbe pensato che un giorno Carlo avrebbe tentato di ucciderla, però gli esseri umani sono proprio strani...
Per distrarsi decise di giocare un po’. Prese la sua grossa palla da calcio colorata e iniziò a lanciarsela. Correva nel verde prato dell’ampio giardino. Rincorreva la palla calpestando i fiori. Correva e si divertiva molto. Smetteva di giocare solo quando si stancava e andava a bere nella gorgogliante fontana. I brutti pensieri erano spariti. Continuò a giocare, perché non voleva che questi facessero ritorno.
Mentre Gertrude rincorreva il suo pallone colorato, accadde un incidente. Poiché non aveva visto la buccia di banana abbandonata sul sentiero, ci mise una zampa sopra, ruzzolò e sbatté la testa contro un lampione. Quando si tirò su, la testa le faceva male, tutto intorno a lei girava e si sentiva strana, come se in quel momento non fosse più la stessa Gertrude di prima, come se si fosse realizzato qualche cambiamento, molto, ma diciamo pure, molto molto, importante.
Appena Gertrude cercò di pensare a che cosa la facesse sentire così nuova, capì di pensare con un nuovo linguaggio, provò a parlare a voce alta e con grande stupore si accorse che la sua bocca parlava il linguaggio degli umani. Si sentì molto strana e confusa e, come per tranquillizzarsi, cominciò a fare delle ipotesi su come sarebbe stato il suo futuro.
Cominciò a considerare il suo più grande desiderio: diventare il cane più ricco e più famoso del mondo. Immaginò che signorine molto simpatiche e gentili le avrebbero fornito grandi ossi da rosicchiare, le più buone bistecche di tutto il mondo, oppure dei dolci squisiti. Immaginò anche che altre signorine l’avrebbero pulita e profumata, oltre che coccolata tutto il giorno.
Avrebbe potuto andare tutti i giorni al parco o ai giardini a giocare a palla, a saltare le siepi e divertirsi come preferiva. Mentre fantasticava tutte queste cose nella sua mente sorse un dubbio: «come mai ho cominciato a parlare?».
Pensò, che forse, mentre si strofinava sui fiori aveva assorbito attraverso il pelo una quantità tale di polline che aveva causato l’inconveniente. Poi però cominciò a pensare alle foglie di gozzepino che aveva mangiato proprio quel giorno. Pensava e si insospettiva, perché già dopo il primo boccone la sua pancia era piena per quello strano gusto, acido, che le foglie di gozzepino avevano. A questo punto decise di fare un esperimento: far mangiare le foglie di gozzepino a un altro cane.
Proprio quando Gertrude era impegnata da questi pensieri, attraversò il giardino una signora con i tacchi alti che teneva saldamente un guinzaglio lungo meno di un metro al fondo del quale c’era il collo di un terranova. Il nome del cane era Alvise e la sua padrona era solita chiamarlo semplicemente Alvi. Alvise era grande e robusto e aveva un pelo folto e nero. Era abituato a camminare a testa alta, ma quando vide Gertrude si mise a guardarla e perse il suo solito portamento. In quel momento Alvise stava pensando che Gertrude era proprio una bella tipa.
Gertrude si accorse della presenza di Alvise solo quando la sua padrona lo slegò e lui corse verso di lei con la lingua penzolante e la bava che gli scendeva dalla bocca. A Gertrude Alvise parve abbastanza carino, si accorse anche che lui la guardava in modo strano. La parola più adatta che le veniva in mente per definire lo sguardo di Alvise era “affascinato”...
Forse aveva trovato un cane da sottoporre all’esperimento del gozzepino, doveva solo convincerlo a mangiare le foglie della pianta. Se ci fosse riuscita quel bellissimo terranova forse sarebbe diventato un suo fan, forse avrebbe anche fondato un club dedicato a Gertrude, il “Gertrude’s fans club”. Questo sarebbe diventato il club più esclusivo del mondo e tutti avrebbero mangiato foglie di gozzepino. Sarebbero diventati talmente tanti che alla fine avrebbero conquistato il mondo e sottomesso gli uomini. Tutti i cani l’avrebbero invidiata e poi… No, non era possibile...
Per cominciare avrebbe soltanto dovuto cercare di convincere Alvise a mangiare le foglie, il resto forse sarebbe venuto da sé.
Gertrude per convincerlo lanciò un’occhiata con gli occhi più dolci che era capace di fare. Alvise fu attratto dallo sguardo di Gertrude e pensò che lei volesse fare una passeggiata con lui e magari anche qualcos’altro. La vide incamminarsi e la seguì. Gertrude era impaziente, fremeva dalla voglia di sperimentare sul terranova l’effetto del gozzepino. Arrivarono davanti al gozzepino. Alvise cominciò a mangiare e dopo aver inghiottito un paio di foglie non iniziò ancora a parlare. Come mai? Gertrude cominciò a ragionare cercando di capire il motivo, miliardi di pensieri la invadevano, alcuni improbabili e sciocchi, altri possibili ma complicati: dipendeva forse dalla razza? Dal sesso o dall’intelligenza? Dalla vita differente che i due cani avevano condotto? Dal peso corporeo? Dalla differenza di colore del loro pelo? No, no! Probabilmente non erano queste le cause del mistero. Pensò e ripensò ma non le venne in mente nulla di plausibile. Giunse alla conclusione che sarebbe rimasto tutto un mistero senza alcuna spiegazione.
Gertrude prima di rinunciare fece mangiare altre foglie di gozzepino ad Alvise. Alvise era sazio ma la accontentò. Nonostante lui avesse mangiato molte foglie, non era successo nulla e non aveva imparato la lingua degli umani. Per combinazione accadde che uno scoiattolo lanciò una palla sulla testa di Alvise.
Gertrude esclamò. «Da dove verrà questa palla?». A questo punto notò lo scoiattolo che scendeva dal gozzepino dicendo: «scusatemi, scusatemi!» Senza interrompersi aggiunse: «Oh sono proprio sbadato; è vero che voi non conoscete la mia lingua, ma continuò a parlare, sto facendo un po’ di pulizie sul mio albero. A volte capita che i bambini, mentre giocano a palla nel giardino, la mandino fin qua su. Così io non posso correre liberamente per i rami». Gertrude attese una pausa nel lungo discorso dello scoiattolo e rispose: «Ma anche io riesco a capire questa lingua». Contemporaneamente Alvise disse: «ohia che botta! Ma cosa sto facendo? ».
Gertrude capì tutto quanto, ricordò il momento in cui aveva iniziato a parlare. Era scivolata su una buccia di banana e aveva sbattuto la testa poco dopo aver mangiato le foglie di gozzepino. Proprio lì aveva incominciato a parlare: ecco la soluzione del dilemma! Per far parlare un animale bisogna fargli mangiare le foglie e poi dargli una botta in testa. Anche allo scoiattolo era capitato qualcosa di simile, per questo motivo parlava la lingua degli umani.
Si trattava di una grande scoperta, Gertrude e il terranova ne erano consapevoli. Decisero che non potevano tenersi soltanto per loro questa scoperta. Decisero, quindi, di impegnarsi per fare imparare la lingua degli umani a tutti gli altri cani.
Il piano era di riuscire a dare a tutti i cani da mangiare le foglie di gozzepino, poi, fingendo di giocare a palla, avrebbero colpito in testa ciascuno di loro. Pensavano di iniziare a insegnare la lingua degli umani ai cani che frequentavano il giardino. Avrebbero chiesto solo un favore in cambio. Tutti i cani che avevano imparato la lingua degli umani avrebbero a loro volta dovuto insegnarla ad altri cani, portandoli a mangiare il gozzepino.
Gertrude era consapevole che una sola pianta non poteva bastare per insegnare la lingua degli umani a tutti gli animali del mondo. Perciò, quando tutti i cani che frequentavano il giardino avrebbero imparato la lingua degli umani avrebbero dovuto andare in altri giardini, cercare altre piante di gozzepino.
Gertrude e Alvise si incamminarono alla ricerca di un cane a cui fare mangiare il gozzepino. Gertrude iniziò a sentire un buonissimo odore di bistecche, perciò si rivolse ad Alvise e gli chiese se avesse voglia di andare con lei, prima di cercare altri cani, a vedere da dove arrivasse quell’odore così invitante. Prima ancora che Gertrude movesse un passo l’odore si fece più intenso; l’odore era così intenso che sembrava la bistecca fosse sotto il suo naso.
L’immagine di Alvise iniziò a diventarte sfocata. A questo punto Gertrude si svegliò, rimase molto stupita perché aprendo gli occhi si ritrovò a casa e non al giardino. Tutto era stato un sogno, il gozzepino non esisteva, era solo il frutto della sua immaginazione. Neanche Alvise esisteva.
Anche noi che vi abbiamo raccontato questa storia esistiamo solo nei sogni di Gertrude.

adele
Gran Capo tra i piccoliscrittori


1350 Messaggi

Inserito il - 10/11/2004 :  11:10:00  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
COMPLIMENTI!!!!!!!!!!!!!!!!!!1
La vostra storia è bellissima,la potreste mandare ad un concorso letterario!
E' davvero
MERAVIGLIOSA!!!!!!!!

Adele
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Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03