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 Piccoliscrittori a scuola
 Classe III A Dewey, Torino, 2004-2005
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classeIIIADewey
Piccoloscrittore appena arrivato


1 Messaggi

Inserito il - 27/10/2004 :  10:38:14  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Simpatico Georg,

inizieremo oggi il viaggio in "Se all'improvviso la Luna e le Stelle..."
Ci dividono i primi due capitoli dall'incontro del 9 in biblioteca!
Accipicchia! Ce la faremo? E' in partenza il capitolo primo!

A presto!

I bambini della III A Dewey

Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 27/10/2004 :  18:01:50  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari ragazzi della III a,

grazie per la breve ma simpatica letterina. Dunque mi aspetterò delle grosse novità, e che saprete tutto, ma proprio tutto!
Se volete scrivermi altro sul corso, vi prego solo di aprire una discussione vostra nel "forum dei bambini", dando il nome della classe e scuola e magari l'anno scolastico.
Tutto qui.
Non vedo l'ora di incontrarvi in Biblioteca. Ci divertiremo moltissimo!
ciao
georg
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admin
Forum Admin


846 Messaggi

Inserito il - 08/04/2005 :  06:41:08  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Uggyft, il pappagallo amazzonico
Seconda stesura
(Scritto da Cristina, Gaia, Giovanni e Stefano)


Era una mattina serena e un pappagallo di nome Uggyft, girava nel cuore della foresta amazzonica. Dovete sapere che la foresta amazzonica è fitta e piena di vegetazione. C’è molto verde pronto ad ospitare piccoli e grandi animali: il tucano, il bradipo ed il giaguaro.
Uggyft volteggiava nell’aria, salutando con l’ala gli abitanti della foresta. Era tutto colorato. Era un bel pappagallo dal becco robusto, adatto a rompere le noci del Brasile, di cui era ghiotto. Le sue piume erano verdi sul dorso, gialle sul petto, blu sull’ala e, rosse vicino agli occhi.
Tuttavia i suoi colori erano mascherati da una voce gracchiante e stonata. Uggyft suscitava antipatia su altri uccelli. Gifty suo fratello, non approvava il comportamento di esclusione verso il fratello e ci rimaneva molto male.
- Povero fratellino- diceva.
L’altro però non si perdeva d’animo e continuava a scherzare.
Trifgy, il suo terzo fratello, fece ragionare gli altri uccelli in modo che capissero che nel cuore di Uggyft c’era un pizzico di simpatia.
- Vedete, Uggyft, in realtà è semplicemente un pappagallo, per questo ha la voce gracchiante.
Così facendo, diventarono tutti amici.

La pecora Abelarda
Seconda stesura
(Scritto da Daniela, Elena, Paolo)


Una pecora di nome Abelarda, abitava in campagna vicino ad un laghetto abbastanza grande, pulito e con tanti pesciolini che sguazzavano nell’acqua. L’acqua del laghetto era azzurra, limpida ed il sole si rifletteva contro.
Abelarda, ogni giorno quando si svegliava, sentiva il rumore della cascatina che alimentava il laghetto e poteva osservare le ondine che si formavano. La pecora aveva un pelo lungo, tutto arruffato, delle lunghe belle orecchie che all’interno erano rosa. Era alta un metro ed ogni giorno saltellava felicemente; la sua coda scodinzolava di qua e di là, in su ed in giù; ruotava la testa in senso orario ed antiorario alla ricerca di tenera erbetta da brucare.
Un giorno vide dalla sua grotta un furgone in lontananza che veniva verso di lei, si sentiva impaurita e diventò sospettosa.
Dal mezzo scese un uomo alto un metro e ottanta, che indossava una camicia azzurra, una cravatta rossa e un completo blu. Aveva una valigetta che conteneva attrezzi e iniziò a tosare Abelarda. Appena finito il lavoro se ne andò e la pecora diventò triste perché non aveva il più il suo pelo. Così smise di saltellare muovere le orecchie, ruotare la testa e girare la coda.
Una lepre passò di lì e le disse: – Perché sei così triste? Abelarda rispose: - Perché non ho più il mio folto pelo! La lepre le spiegò: - Senti, non devi essere triste. Tra qualche mese, ti ricrescerà. -Dici?- replicò, pensierosa la pecora. – Hai proprio ragione!
Dopo qualche mese il pelo ricrebbe ed ella riprese a saltellare felicemente.

Totò, il cane smarrito
Seconda stesura
(Scritto da Greta, Jessica, Nicolò, Mauro, Yasmine)


Un signore di nome Mauro, basso e grassoccio, abitava in montagna, perché amava ascoltare il cinguettio degli uccelli ed osservare la vegetazione e le montagne colme di neve.
Un giorno andò nel bosco con il suo cane Totò, un cucciolo di San Bernardo, dal bianco e folto pelo a chiazze brune.
L’uomo rapito dalla bellezza di un lucente e azzurro lago ghiacciato, perse di vista il cane, che scodinzolando si allontanò. Ad un certo punto Mauro si accorse che il cane non c’era più.
Si fece sera, la luna e le stelle iniziarono a farsi vedere e, dopo una lunga ricerca, l’uomo molto triste, ritornò a casa.
Una bambina che passava di lì, vide il cane tutto solo e lo portò a casa perché adorava gli animali.
Il giorno dopo, la bambina, considerato il bel sole, ritornò nel bosco e incontrò l’uomo che stava cercando Totò. Mauro alla vista del proprio cane, gli corse incontro felice. La bambina capì subito che il cane era di quell’uomo e, sebbene molto triste, glielo lasciò. Mauro emozionato disse: - Grazie mille per aver custodito il mio cane. Ti ringrazio di tutto cuore. Vuoi cenare con me? Ho appena preparato uno stufato di camoscio con la polenta. La bambina accettò e dopo cena si salutarono.

La rana ed il topo

Seconda stesura
(Scritto da Domenico, Gianluca, Marika, Rebecca)


Una mattina di sole, una bambina che stava passeggiando, trovò uno stagno. La bambina aveva occhi azzurri, capelli biondi, naso regolare e labbra sottili.
Nello stagno d’acqua dolce c’erano canne, code di gatto e ninfee. Le foglie delle ninfee, molto grosse, se ne stanno adagiate sull’acqua. Sul pelo dell’acqua, prima dell’alba, si aprono fiori bianchissimi, splendidi e grandi. Questa pianta si può chiamare anche giglio d’acqua. E su una ninfea stava riposando, una rana.
Clara, si chiamava così la bambina, vide la rana verde che aveva striature più scure sul dorso, la raccolse e la portò a casa racchiusa nel cesto che portava con sé.
Arrivata a casa la posò sul tavolo e la mostrò alla mamma che si spaventò e per reazione scappò fuori con le mani fra i capelli, urlando a più non posso e muovendosi in modo agitato.
Dopo un po’ di minuti, Clara andò fuori a consolare la mamma dicendo: - Forse è meglio che la riporti nello stagno, vero mamma?
Intanto, la rana a casa, rimasta sola, saltando qua e là combinò piccoli guai; fece cadere piccoli oggetti: posate e bicchieri di plastica che la mamma stava preparando per un pic-nic.
Quando Clara e la mamma entrarono in casa, si accorsero del disordine: molti oggetti non erano più al loro posto. E la mamma ricominciò ad urlare. Infine la bambina, tristemente, riportò la rana nello stagno.
Clara tornò a casa e aprendo la porta vide la mamma sopra il tavolo. Aveva le mani sulle guance e stava in punta di piedi. Un topo bianco dalla lunga coda rosa, con un occhio bianco e l’altro rosso, si aggirava tutt’intorno alla stanza.
Quel giorno fu proprio un incubo per la povera mamma di Clara.
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 08/04/2005 :  07:18:19  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari bambini della III A,
vi ringrazio per le vostre prime storie, anche se a questo punto sono ancora collettive (mentre avrei sperato sia di ricevere già dall'inizio molto di più materiale vostro: e gli incipit? I vincitori? E il proseguimento degli incipit? E gli incipit vostri? ) e dunque non so bene a chi rivolgermi con le mie critiche.
Partiamo dall'inizio:
Mettete mai una virgola tra soggetto e verbo. Mi pare sia una regola senza eccezioni. Invece già nella prima frase della prima storia ci siete cascati...
Poi, e questo vale per tutte le storie tranne che per l'ultima, non mi convince molto il vostro modo di caratterizzare.
Voi, invece che inserire la caratterizzazione "tra le righe", spiegando qua e la come un protagonista è fatto, un certo punto (e spesso fuori posto) mettete due o tre frasi di descrizioni.
Ma non sono descrizioni così a rendere vivi la caratterizzazione!
Se volete che sia vivo quello che scrivete, potreste anche farlo in modo divertente.
Ci provo?
Ci provo:

Uggyft era un pappagallo come tutti gli altri della foresta amazzonica. Le sue piume avevano i colori sgargianti e belli come quelli dei suoi amici e delle sue amiche pappagalli, sapeva volare bene come loro, riusciva ad aprire le noci senza problemi grazie al robusto becco, ma Uggyft, nonostante tutto, era sempre solo.
Come mai?
La risposta era che lui aveva un piccolo problema: la sua voce.
Se gli altri pappagalli cantavano, lui gracchiava. Se loro cantavano dolce e flautato, lui urlava a più non posso. Grachiava e stonava così tanto che attorno all'albero in cui si trovava tutti gli altri animali scappavano via, oppure si tappavano le orecchie, e se non potevano scappare o tapparsi le orecchie, come per esempio le formiche sui rami, lo pregavano ad alta voce di smetterla di cantare e di andare a disturbare la quiete del bosco in qualche altro posto, e comunque lontano da qui e da loro... Una volta, un bradipo si era persino messo a piangere dalla disperazione!


Questo è solo un esempio, e nemmeno tanto bello. Non ho avuto bisogno di spiegare come è fatto. Basta dire che è colorato come tutti gli altri.
Invece è il suo difetto che lo rende interessante, e allora lì mi sono aggrappato, spiegando, esagerando, inserendo esempi, ecc.
Chiaro?
Vi invito dunque di voler rimettervi al lavoro e di provare a infilare la caratterizzazione all'interno del racconto stesso.
E poi, ragazzi, questo è un corso di fantasia! Non ho visto veramente tante invenzioni di fantasia, mentre nel mio libro vorrei invogliare tutti voi a inventarvi storie più strane, più buffe, più strampalate.
Non dico che le vostre non siano belle! Ma sono molto, come dire...? "normali"! La pecora viene sempre tosata. Un cane che si perde è abbastanza normale, e si spera che torni dal padrone. Una rana non va tolta dallo stagno e portata a casa, poverina.
Non sono storie che mi hanno fatto balzare in piedi dall'entusiasmo o dalle risate.
Vorrei invece storie belle, buffe, strane, incredibili, piene di fantasia e di voglia e di risate e di pianti.
Chiaro?
I bastoncini di pesce che non volevano essere cotti.
Le calze sporche che volevano cambiare padrone.
La macchina a gasolio che voleva a tutti costi essere riempita di benzina, perché si credeva più importante delle altre a gasolio.
La giraffa con il mal di gola.
Il bradipo corridore.
La vespa a pois.
Il triciclo altezzoso che voleva essere una bicicletta da corsa.

Potrei andare avanti così per ore. Senza nemmeno perdere 1 minuto per ogni idea.
Discutete sul gioco che sta tra protagonista e antagonista. Le forze che intercorrono tra di loro. Le loro caratteristiche che le distinguono. E poi discutete assieme, mettendo un protagonista a caso e inventando e discutendo un antagonista che funziona...
Lì che ci sono le idee!
E poi lavorate di più e mandate quello che fate sul sito. Con così poco materiale dopo 6 mesi di lavoro non si può fare tantissimo. Almeno io non so cosa dirvi di più di così...
ciao
a presto
georg
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 28/04/2005 :  09:13:31  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari ragazzi,
ieri siamo stati insieme in classe, e vi voglio fare un...
GRANDISSIMO COMPLIMENTO!
Siete stati molto bravi!
Sul serio!
Ho notato che tutto d'un colpo avete cominciato a capire come ci si può divertire con le idee. Avete aperto la vostra mente alla fantasia, e lo si capiva anche semplicemente dalle vostre facce, perché per la prima volta eravate sorridenti e felici ad inventare, a discutere, a migliorare. E' stato molto bello passare queste due ore con voi a leggere e a discutere le storie che avete scritto.
E devo anche farvi un complimento per la qualità delle vostre storie. Alcune sono veramente straordinarie!
Tutte, con poche eccezioni, sono già quasi pronte per essere pubblicate qui. Altre devono ancora essere un po' ripensate e migliorate, ma credo che i punti dove fare questo ulteriore piccolo lavoro siano chiari. E poi so che la maestra vi aiuterà se avete ancora dei dubbi.
Complimenti ancora!
Il mio grande sogno, a questo punto, è quello che anche i due (di cui non faccio nomi - ma uno era vicino a me e l'altro dondolava perennemente sulla sedia) maschietti si diano da fare e scrivono una piccola storia. Altrimenti sarete dei....
Puzzoni!
Ma nessuno vuol essere un puzzone, vero? Dunque: mi raccomando, datevi da fare, sudate un po', ma vi farà un gran bene alla testolina.
Scrivere non vuol dire solo scrivere. Vuol anche dire capire meglio gli altri, capire meglio le situazioni, capire quello che vi succede intorno, cosa possono pensare gli altri di voi e voi degli altri. Ecco perché è importante saper tirare fuori le vostre idee.
Vi saluto con un forte abbraccio, e aspetto le storie qui nella discussione (sempre cliccando su "rispondi" qui, in fondo alla stessa discussione che state leggendo ora).
Ciao
georg
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 28/04/2005 :  09:18:09  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Quasi mi dimenticavo:
Fate un grande saluto anche alla maestra Daniela, e ringraziatela per il lavoro che ha voluto intraprendere con voi.
Sì, perché non è facile nemmeno per la maestra, quello che avete fatto con me. Anche le maestre devono pensare in modo nuovo, cambiare metodo, essere pronte a mettersi in gioco, voler migliorare, tentare nuove strade.
Dunque fatele un po' di festa, ringraziatela per la pazienza e per avervi dato questa opportunità.
Ciao
Georg
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Dani
Piccoloscrittore appena arrivato


1 Messaggi

Inserito il - 05/05/2005 :  11:17:20  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ti inviamo le nostre storie
ciao classe III A Dewey

CHE NOTTE, QUELLA NOTTE!
di Marika

Che notte, quella notte!
Era novembre, e faceva un freddo felino. Rintanato sotto le coperte, leggevo un libro di storie di fantasmi,
ascoltando la pioggia picchiettare contro i vetri, quando d'improvviso si spalancò una finestra.
Il vento fece gonfiare la tenda proprio come il lenzuolo di un fantasma.
"SCHHH!" balzai giù dal letto rabbrividendo.
Appoggiai il naso contro il vetro e guardai fuori: che notte, quella notte.
In quel momento... "DRINNN!"
Chi poteva telefonare, a quell'ora?
Gettai uno sguardo all'orologio: cinque minuti a mezzanotte.
Il telefono, insistente, continuava a suonare.
"Drin, drinn, drinnn!"
"pronto! pronto, chi parla?"
"prontooo??? Salaminooo???" eccheggiò una voce lontana lontana.
"Sì, sono io. Sono Salamino, Salamino!" strillai, poi mi parve di riconoscere la voce di mio cugino.
Formaggino, sei tu? ma dove sei? Da dove chiami?
Chiamo dal cast...
cosa?
Cast... castellooo!
castello? Ma che ci fai lì?
Castello... conte... dracula... vieni subitooo...
pronto, Formaggino? Formaggino! che cos'è successo? Rispondi...


Gli oggetti incantati
di Greta

In un paese lontano in cui abitava una ragazza di nome Violetta che avendo dei genitori molto ricchi poteva permettersi gonne alla moda, stivali con il tacco a spillo, top corti, gioielli ecc.
Una mattina la ragazza appena sveglia andò in bagno a lavarsi e vestirsi con la sua roba alla moda.
Quel mattino non fu molto regolare per la giovane perché appena indossò tutte le sue cose preziose queste si misero a ballare di qua e di là, i gioielli urlando si buttavano per terra, mentre i vestiti si sganciavano e si andavano a sporcare nella biancheria da lavare, la cintura avanzava di un buco e come se non bastasse la permanente diventava spermanente.
Insomma era tutto diventato strano perché tutto continuò così, un mattino sì e un mattino no.
Giustamente Violetta non ce la faceva più ad andare avanti così allora pensò “Se i miei oggetti e vestiti si possono muovere forse possono anche parlare e perciò potrei chiedergli il perché si comportano così”. In quel momento la ragazza si sentì più consolata e con un sorriso andò in camera sua per fare la prima prova nel parlare con i suoi vestiti, ma niente, risultato zero, allora riprovò il giorno dopo, ma come la prima volta risultato zero, ma un giorno riprovò e ci riuscì, iniziò a chiedere agli stivali “Perché ogni volta che v’indosso voi vi aprite e andate sul gabinetto?” e loro risposero: “Semplicemente perché ci scappa la popò!”, poi chiese alle altre cose e gli fu data una risposta da tutti.Violetta allora disse “Facciamo così se voi continuate a indossarmi io vi darò e vi farò fare quello che volete ok?”e tutti insieme gli oggetti risposero ok!!! E da quel giorno Violetta fu felice e contenta!


Il mistero della luce
di Gaia

Era una sera buia e tempestosa e una bambina di nome Sara si stava mettendo il pigiama.
Sara aveva paura del buio e per questo motivo accese la luce della camera ma all’improvviso la luce si spense.
Sara terrorizzata si mise ad urlare. Arrivò la mamma e disse “Perché hai urlato? “Perché la luce si è spenta!” rispose la bambina.
La mamma accese la luce tranquillamente e la luce rimase accesa .
Sara si mise a dormire, la luce si spense di nuovo, ma lei continuò a sognare e non si accorse di niente.
La mattina dopo ella si ritrovò la luce spenta ma non disse nulla la mamma.
Tutte le sante sere le passo così.
Un sera Sara parlò con i sui pupazzi, perché pensò di mandare via la lampadina che continuava a spegnersi, sostituendola con un’altra che mandasse luce. Ma la lampadina stava ascoltando tutto mentre la bimba parlava con i pupazzi. Ad un certo punto cominciò a tremare e disse: “Non mi mandare via”.
Sara sentì una voce bisbigliante.
“Sono qui!!!” disse la lampadina.
Sara capì finalmente da dove venisse... e le disse: “ma perché ti spegni?”
La lampadina rispose: “perché non voglio sprecare l’energia."
"Ma la luce non è sprecata quando serve”, disse la bambina .
E allora si misero d’accordo fra la bimba e la lampadina che quando era sprecata la lampadina si spegneva, quando serviva rimaneva accesa.
Così Sara e la lampadina diventarono amiche.


LO SCAFFALE CHE NON VUOLE PIU’ I LIBRI
di Nicolò

Un giorno uno scaffale antico, vecchio e stagionato appesantito da anni di duro lavoro iniziò a cigolare con suono sinistro.
La signorina Leggimale della biblioteca comunale da anni svolgeva in quel luogo un lavoro certosino di classificazione dei libri e delle opere.
Era una persona gracile e minuta con occhiali spessi e capelli grigi e arruffati e aveva tic nervosi.
Ad un tratto sentì il cigolio acuto di Arturo lo scaffale fatto di legno duro… Così duro, che la pietra più dura e resistente sembrava al suo confronto quasi mollica di pane. Esterrefatta e stupita si avvicinò al vegliardo scaffale con passo incerto e insicuro. Quando giunse in prossimità di Arturo percepì che il cigolio si trasformò in lamento.
“Sono vecchio! Sono stanco! Non ce la faccio più!” disse Arturo. Mentre pronunciava queste parole s’inclinò in avanti e alcuni libri che erano sistemati sopra di lui caddero verso terra.
La signorina Leggimale inorridita per quello che stava vedendo cercò con estremo affanno di recuperare quanti più libri possibili.
Ma le pile di libri nelle sue mani erano aumentate a dismisura tanto che la fecero cadere in maniera goffa all’indietro.
Quando si rialzò dolorante udì la protesta ancora più accorata di Arturo: “Basta non ho più voglia di sostenere il peso della conoscenza e da oggi in poi voglio stare all’aria aperta e sentire il canto degli uccellini."
E nel dire questo si accasciò come per sedersi in forma di protesta.
La signorina Leggimale, capendo che il vecchio Arturo era ormai sul viale del tramonto, non fece altro che chiamare il suo direttore e gli spiegò quanto avvenuto.
Non senza una lacrima avvenne il distacco; da quel giorno Arturo fu posto lungo le sponde di un torrente a stretto contatto con gli uccellini che tanto amava ed ai quali dava ospitalità quando erano stanchi.“


ELETTRA L’ANTENNA DISPETTOSA
di Elena

UN GIORNO UNA BAMBINA DI NOME SARA CHIESE AL SUO PAPA’ DI COMPRARE UNA TV NUOVA,
PERCHE’ QUELLA CHE AVEVANO NON FUNZIONAVA PIU’.
IL PAPA’ RISPOSE CHE FORSE IL PROBLEMA RIGUARDAVA L’ANTENNA CHE STAVA SUL TETTO.
ALLORA SARA CHIESE AL SUO PAPA’ DI ANDARE A CONTROLLARE E LUI, DOPO MOLTE INSISTENZE,
SALI’ SUL TETTO PER VERIFICARE E, CON STUPORE, SI ACCORSE CHE L’ANTENNA ERA SPARITA!
IN VERITA’ L’ANTENNA STUFA DI STARE SEMPRE LI’ IMPALATA AVEVA DECISO DI ANDARSENE UN PO’ IN GIRO PER IL MONDO. LA TROVO’ SARA NASCOSTA SOTTO AL SUO LETTO E LE DISSE: “CHI SEI TU?”
LEI RISPOSE: “IO SONO ELETTRICA, L’ANTENNA DISPETTOSA, E SONO ARCISTUFA DI STARE SUL TETTO A FARE NIENTE, VOGLIO POTERMI MUOVERE COME TE, VORREI ESSERE UNA BAMBINA COME TE. VUOI DIVENTARE MIA AMICA?”
SARA, SUPERATO IL MOMENTO DI STUPORE, CI PENSO’ UN MOMENTO E POI DISSE: “SENTI, NON SO SE TI CONVENGA TANTO CAMBIARE LA TUA VITA, E’ VERO CHE NON PUOI GIOCARE COME ME E NON PUOI MUOVERTI, PERO’ SAPPI CHE LA VITA DI UNA BAMBINA NON E’ SEMPRE FACILE: CI SONO
I COMPITI DA FARE, LE BUONE MANIERE DA IMPARARE, I RIPROVERI DA SOPPORTARE ED ALTRI OBBLIGHI ANCORA…..”
L’ANTENNA DISPETTOSA CI PENSO’ SU E SI CONVINSE CHE ERA MEGLIO LASCIARE LE COSE COME ERANO SEMPRE STATE. ACCETTO’ IL SUO RUOLO E RITORNO’ SUL TETTO A FARE IL SUO DOVERE.
SARA era CONTENTA POTE’ RIPRENDERE A VEDERE I SUOI PROGRAMMI PREFERITI.


Etchiù il raffreddore sfortunato
di Domenico.

Etchiù era il nome di un raffreddore. Però era un po’ sfortunato.
Ora vi spiego il perché:
Erano passati ormai alcuni giorni e Etchiù aveva girato quasi tutto il paese ma, ahimè, non riusciva a trovare una persona di cui impossessarsi.
Era quasi agli estremi delle forze finche la fortuna finalmente arrivò quando vide una piccola casa illuminata da un fuoco di un camino. Accanto al camino c’era seduta una dolce nonnina che si dondolava. Etciù velocemente si impossessò della nonnina ma la nonnina, furba e con tanta esperienza, prese subito dalla credenza uno sciroppo efficacissimo che come per magia fece sbalzar fuori dal naso della vecchina Etchiù e lo fece rimbalzare sul fuoco. Così Etchiù andò via tutto bruciacchiato.


IL PANINO MAGICO
di Stefano

E’ una mattina di estate e un bambino di nome Nicola trova nel cassetto dell’armadio un panino sporco e secco.
Nicola si stupisce nel vedere che il panino cammina e salta da un mobile all’altro. Il bambino cerca di prenderlo, ma ogni suo tentativo è un fallimento, perché il panino riesce sempre a sfuggirgli. Nicola si arrabbia e piange, il panino capendo che era triste si intenerisce, esce fuori dal suo nascondiglio e dice: “Non prendertela così tanto: io volevo solo giocare! Mi sentivo solo e triste chiuso in quel cassetto e aspettavo che qualcuno mi liberasse.”
Il panino e il bambino a quel punto diventano amici e Nicola è contento perché ha finalmente trovato un gran amico.


IL PIANOFORTE DISPETTOSO
Di Giovanni

Un pianoforte desiderava tanto non suonare mai più perché era stufo di sentire sempre gli stessi pezzi suonati dal suo proprietario. Allora decise di mettere la sordina, così le sue povere orecchie non dovettero più sentire chiasso.
Il giovane proprietario del pianoforte, un bimbo di nome Aldo, doveva esercitarsi a suonare per partecipare al concorso nazionale di pianoforte. Quando si accorse che il pianoforte non suonava più, cominciò a disperarsi.
La sua mamma gli disse che il pianoforte era rotto, così chiamarono un accordatore per ripararlo. L’accordatore lo aggiustò. Quando finalmente arrivò il giorno del concorso nazionale, il pianoforte rimise la sordina e così fece fare al bambino una brutta figura. La mamma disse ad Aldo: “Riesco a
capire come ti senti, però devi sapere che era un bellissimo pezzo.”
Quando il pianoforte vide che il bambino stava piangendo, decise di tornare a suonare.
Così arrivò primo al 2° concorso nazionale di pianoforte.



IL TERREMOTO DELLE 19.30

Era una tranquilla sera d’estate, le finestre erano aperte e la luce del tramonto penetrava in cameretta, dove Ornella stava leggendo un libro. La mamma stava ancora stendendo e il papà di Ornella stava cominciando a brontolare:
- Allora, Antonietta, quando è pronta la cena?!
- Calma, Ezio, calma: lo sai che se non ti stendo la canottiera ci rimetti.
Ad un certo punto la terra cominciò a sobbalzare!
- Aiuto, un terremoto, un terremoto!
Tutti gli abitanti della città cominciarono a strepitare. Si inventavano le cose più assurde, ma quell’evento non succedeva solo lì, bensì in tutto il mondo.
Dopo un quarto d’ora, però, tutto tornò normale. -Bah! Sono solo delle stupide scossette da niente!-disse il papà di Ornella. La mamma non era d’accordo: - Rifletti, Ezio, un terremoto così non può definirsi “scossetta da niente”!
E tutto finì lì?
No, non finì tutto lì, perchè la sera dopo, alle 19.30, stessa ora del giorno prima, tutto riprese daccapo. E anche la sera dopo, e dopo ancora: un mistero che non si svelava mai.
Una notte Ornella, in sogno incontrò Atlante, il dio che sosteneva la Terra sulle spalle; questi, invece di eseguire il suo faticoso compito, stava giocando a pallone con la Terra.
- Ma che fai? – chiese scocciata Ornella – Mi sto esercitando. Sono meglio di Del Piero, vero? -
- Che razza di vanitoso! E poi, comunque, come ti permetti di farci sobbalzare?
- Scusa, piccola, ma quando una persona ha una passione non può resistere. Capisci ora?
- Ma perché giochi sempre alle 19.30?
- Perché i miei amici sono liberi solo quella mezz’oretta. Se puoi darmi un consiglio, ti prometto che la Terra sarà pacifica per tutta l’eternità.
- Senti buon dio, tu potresti giocare a pallone con un altro pianeta disabitato.
Quando si svegliò non disse niente a nessuno; la giornata si svolse tranquillamente e la sera, quando Ornella andò a letto,pensò ad Atlante e lo sognò, come fece tutte le altre notti. Lo vedeva che giocava con Dione, un satellite di Saturno, e della Terra non gli importava più nulla. Ornella ridacchiava sotto i baffi.
- Ciao, piccola. Sai, dopo aver lasciato la Terra sono più libero di giocare.
- Del Piero ha fatto un goal ieri sera! – disse Ornella.
- E io due!- sorrise Atlante.
E da quella sera Ornella non ebbe più incubi, perché era impegnata a chiacchierare con lui.


RACCONTO ELABORATO DA CRISTINA
CLASSE IIIA SCUOLA ELEM. “DEWEY” TORINO


L’albero gentile di Jessica

In un bosco c’era un albero che non si lamentava mai. In inverno cadeva la neve e lui era contento. In estate faceva molto caldo, ma lui era contento. In autunno tutte le piante perdevano le foglie e lui era sempre contento. Un giorno vennero i boscaioli per tagliare le piante, ma lui era piccolo e quindi non lo tagliarono. Passò un anno e i boscaioli tornarono per tagliare altre piante. Questo volta toccò anche al nostro albero. Lui finì su un camion assieme ad altri alberi, per essere trasportato in città. Un bel giorno una bambina lo comprò per portalo a casa sua e fare un bellissimo albero di Natale.


La casa ed il bambino di Jessica

Tanto tempo fa, un bambino non piaceva la tua casa perché parlava, lui diceva basta di parlare, per favore. Immaginate quando parlava, sembrava un pappagallo. Un giorno la sua casa ha detto non posso smettere perché mi piace tanto parlare il bambino ah detto non posso smettere mi piace tanto parlare. Il bambina ha detto basta di parlare non ti sopporto più, se non smetti me vado via. Allora la casa ha detto va bene ti accontento smetto di parlare. Il bambino contento esca ci casa, ma la casa che non parlava più ora camminava con lui nel parco.



La chitarra che non vuole più suonare
di Paolo

Una chitarra viveva in una scuola di musica. Veniva suonata da bambini principianti che non sapendo suonare, producevano solo suoni stonati. La chitarra non voleva più suonare perciò escogitò un piano per scappare. Esso consisteva nel correre velocemente verso l’uscita.
Mette in atto il primo piano e purtroppo la catturano. Escogita poi il secondo piano che consiste nell’andare quatta quatta verso l’uscita. Agisce e finalmente riesce a scappare.
La fuggitiva scende in strada e scappando incontra un’altra chitarra e le chiede – Come ti chiami? - L’altra risponde – Io mi chiamo Rosanna e tu? – Il mio nome è Claudio.
Le due chitarre fanno amicizia ed ogni giorno si recano presso un laghetto per farsi un bagno.
Diventano molto amici, anzi molto di più, perciò decidono di sposarsi. Con il tempo nascono due figli: Mattia e Mauro.
La famiglia delle chitarre visse così felice e contenta per tutta la vita.


Nicolas e l’albero magico
di Mauro

Nicolas era un bambino di otto anni e viveva in un piccolo paese di montagna.
Era un bambino molto timido e per questo non aveva alcun amico.
Era biondo con gli occhi azzurri snello e si vestiva male perché era molto povero.
Ogni giorno andava nel bosco a parlare con il suo unico amico Elia. Elia era una quercia magica, ogni giorno faceva vivere a Nicolas una nuova avventura.
Nicolas con l’intervento del magico amico diventava un pirata, un principe, un soldato coraggioso…Insomma, poteva essere chiunque.
Un giorno ebbe una brutta sorpresa, Elia era sparito e al suo posto era rimasto un buco enorme. Nicolas disperato incominciò a urlare il suo nome “Elia... Elia...”, Incominciarono a sussurrare gli alberi e le foglie: “E’ stato rapito…è stato rapito dal mago cattivo”.
Nicolas si armò di coraggio, perché voleva salvare il suo unico amico.
Egli andò alla ricerca del mago. Lungo la strada incontrò uno gnomo che lo volle aiutare e gli diede una polvere magica da usare contro il mago cattivo.
Passarono molti giorni e finalmente riuscì a trovarlo. Il mago era davvero brutto e spaventoso, aveva addirittura un solo occhio.
Nicolas prese la polvere magica e la gettò addosso al mago così questo svanì nel nulla.
Finalmente Nicolas riuscì a liberare il suo amico albero Elia.
E così ritornarono a vivere le loro bellissime e fantastiche avventure.


Lo spiritello cattivello
di Yasmine

In una calorosa ma serena mattinata, i bambini della seconda A, prendono il pulmino della scuola.
Arrivati a destinazione cominciano a studiare. Alle 10:30 gli alunni iniziano a fare merenda. La maestra di matematica ne approfittò per dire cosa faranno il giorno dopo “ Domani faremo un cartellone delle tabelline ”E i bimbi risposero in coro: ”non vediamo l’ora“.
Finita la lezione i ragazzi vanno a casa ad annunciare alla propria famiglia cosa avrebbero fatto il giorno dopo. E’ sera e i bambini vanno a letto.
Finita una lunga notte i bimbi vanno a scuola emozionatissimi per le parole del giorno prima dette dalla maestra, allora appena arrivati iniziano immediatamente a mettersi al lavoro per finire in fretta il cartellone. ”Finalmente abbiamo finito!!!!” disse Daniela.
”Ed e pure venuto bene”, disse Elena. Allora la maestra disse che avrebbero iniziato subito a studiarle, e cosi fanno. Però i bambini si accorsero che le tabelline e erano sbagliate allora lo dissero alla maestra che le tabelline erano sbagliate ma quando la maestra si gira le tabelline sono esatte.Passa molto tempo e i bimbi escogitarono un piano. Il piano funzionò e le tabelline tornarono giuste.
YASMINE e DANIELA


UNA STRANA LAVASTOVIGLIE

In una casa di una città chiamata Tetrapoli abitava una famiglia: il papà di nome Carlo, la mamma di nome Erica, un figlio di nome Ivan ed un tenero cagnolino chiamato Fufy.
Avevano appena comprato una lavastoviglie. La prima volta che l’avevano usata il risultato fu: i piatti bianchi divennero colorati e sulla tazza blu era apparso un gatto.
La prima persona a vederlo era Erica talmente spaventata che svenne. Subito dopo essersi rialzata disse a Carlo: - non si può tenere in casa questa lavastoviglie!-
- ma se l’abbiamo appena comprata - rispose:
- Carlo! è ancora in garanzia! -
- D’accordo! -
Così la riportò al negozio. Il negoziante non sapeva come usarla, allora la buttò, accanto ad un cassonetto. Giunse però in un'altra casa perché Pino la recuperò.
Questa storia si ripeté tre volte, finché un artista di nome Dario la tenne.
Dario diventò famoso grazie a lei:
Egli mostrava le stoviglie allestendo personali esposizioni.
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 05/05/2005 :  17:33:43  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari bambini,
è stata un lungo (e a volte anche faticoso) percorso che abbiamo fatto insieme, ma leggendo ora le vostre storie, devo proprio dire che è valsa la pena darsi da fare.
Ora però dovreste ancora "usufruire" di quello che avete imparato, perché ora che sapete come affrontare una storia e come svilupparla, potete inventare una storia alla settimana, tutti insieme, e poi scriverle e mandarle qui sul sito.
Ho notato che non tutti avete avuto tempo o voglia o possibilità di migliorare ancora la versione che mi avevate letto in classe. Peccato!
Ma devo dirvi un grandissimo "bravi!" Si capisce che qualcuno veramente si è divertito con le parole.
Non è un po' come fare un puzzle? Ci avete mai pensato che in verità è la stessa cosa? Mettete insieme le parole nel modo più bello che c'è, creando a mano a mano una storia che si sviluppa...
Un caro saluto a tutti quanti,
ovviamente per primo alla vostra maestra!
georg
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