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 ...Life and How to Live it... [AUTOBIOGRAFIE]
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adele
Gran Capo tra i piccoliscrittori


1350 Messaggi

Inserito il - 08/09/2008 :  11:26:08  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ho preso in prestito il titolo di una bellissima canzone dei R.E.M. per inaugurare questa discussione.
Ho girato un pò, ma non ho visto niente che potesse veramente assomigliare a quello che intendo fare in questa discussione.
Ebbene, siamo tutti qui, siamo tutti diversi eppure molto simili, siamo come siamo, ma se siamo così un motivo c'è.
Ognuno di noi ha una sua storia, fatta di piccoli avvenimenti che contano quanto una vita intera, fatta di percorsi e di strade accidentate che abbiamo più o meno superato.
Ognuno ha la sua storia, la sua vita, fatta di scelte giuste, sbagliate, lasciate in sospeso o troppo avventate.
Noi ci conosciamo, questo è vero. Messaggiamo e ci scambiamo opinioni su tutto da tanto, tanto tempo.
Ma forse non riusciremo MAI a conoscerci veramente o quantomeno a CAPIRE perchè data persona la pensa in dato moto e tale persona la pensa in tal'altro modo.
Un motivo c'è.
C'è sempre.
Al di là delle idee e dei concetti e dell'intelligenza.
Dunque, vi propongo questo "giochino".
Ognuno si prenda dieci minuti.
Dieci minuti, non vi chiedo altro.
Stendetevi sul letto chiudete gli occhi e PENSATE.
Pensate a tutto quello che avete passato, vissuto. Pensate a tutti i cambiamenti che avete affrontato e chiedetevi PERCHè? Probabilmente (succede sempre) vi rattrsiterete. Non importa.
Poi alzatevi dal letto, aprite gli occhi, sedetevi al computer, entrate qui dentro e... scrivete.
Scrivete di voi, della vostra vita, della vostra storia.
Da quando siete nati ad adesso, quel preciso istante in cui siete seduti al computer. Scrivete, scrivete, come vi pare, quanto vi pare. Non vi preoccupate della grammatica, della sintassi, della scorrevolezza delle frasi. NON CONTANO NIENTE. Non vogliamo la forma. Vogliamo la sostanza. Vogliamo VOI, dentro la vostra storia.
PUò essere lunga quanto vi pare, quanto ve la sentite. Potete scrivere quindici pagine, o solamente due righe per dire che sono una vecchia pazza e che di farmi sapere la vostra storia non avete la minima voglia.

Io la mia storia l'ho già scritta, in preda ad un pianto disperato in cui non potevo far altro. Ma aspetterò i vostri commenti, per vedere se questa discussione (e quindi la MIA storia) è gradita.

Ah, ultima cosa.
Se qualcuno ha recentemente letto la discussione "moda", vedrete che ho scritto che vi promettevo di farvi capire PERCHè sono così, perchè a tutto c'è un motivo. Bene, la mia storia ve lo faràò capire.
Ah, e nella discussione "per quelli che devono andare in prima media" avevo detto analoga cosa rispondendo a Smile, nell'ultimo post. E' sempre quella, la storia di cui parlo.

Adele

Matt 75
Gran Capo tra i piccoliscrittori


2198 Messaggi

Inserito il - 10/09/2008 :  17:50:11  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
La discussione è veramente interessante e penso che quando avrò tempo posterò anche io ;)
Scusate il post formato chat ma per il momento è tutto ciò che ho da dire
Matt
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adele
Gran Capo tra i piccoliscrittori


1350 Messaggi

Inserito il - 10/09/2008 :  21:38:53  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
in tal caso...
ecco.
Questa è la mia storia.
Questa è la MIA VITA.


Adesso lasciatemi parlare


A Dario,
che ha sempre capito tutto.

E a Tiziana, Tatiana e Anna,
che mi vogliono bene per come sono.

E a Enrico,
che mi ha amata quando ne avevo bisogno.

E anche a Rosanna,
scusami.



Domani metterò l’apparecchio fisso per i denti. Li ho aperti davanti, una leggera finestrella che mi porto dietro da quando sono nata. Col tempo non si sono mai richiusi.
Ho quattordici anni.
Sono intelligente. Sono simpatica. Soprattutto, sono bella.
No, mi correggo.
Sono bella, adesso.
E questo “adesso” si riferisce ad un periodo che va dall’estate scorsa ad ora. All’incirca un anno.
Ho quattordici anni.
Ho cominciato a vivere solamente da un anno.
I precedenti tredici anni della mia vita, sono stati un completo e totale inferno.
No, devo correggermi un’altra volta. L’inferno sarebbe stato infinitamente più piacevole.
Sono adesso e sono sempre stata un’anima inquieta (molti dicono sia perché tutti gli artisti un po’ sono così). Sono e sono sempre stata molto estroversa.
Eppure, nonostante tutto, nessuno sa veramente che cosa ho passato io, dentro quest’involucro di pelle e di ossa che tutti noi chiamiamo “corpo”. Nessuno sa veramente quanto spesso sono stata sull’orlo della completa follia, quante volte sono riuscita a salvarmi per miracolo da un sicuro oblio fatto della peggiore sostanza degli incubi.
Si, ho quattordici anni. E non sto esagerando.
Queste cose le ho passate veramente.
Dove la trovate un’altra ragazza che ad otto anni stava per cadere vittima dei giri mentali che conducono all’anoressia?
Dove la trovate un’altra ragazza che ad undici anni era fermamente decisa a buttarsi giù dall’ottavo piano di un palazzo, sperando solo di cadere bene e di morire velocemente?
Oh, adesso avete paura?
Adesso non avete più il sorriso da “so-tutto-io”. Adesso non avete più lo sguardo scettico di chi non mi crede.
Adesso non vi andrebbe più di sentire la mia storia, perché sapete irrimediabilmente di farne parte.
Oh, no, non ci sto.
Adesso lasciatemi parlare.

Adele B. 17.08.2008 ore 1.55 della notte

PRIMA

Anche mia madre me lo dice spesso. Fino a quando avevo tre anni, fino a quando non andavo all’asilo, ero diversa.
Ero più dolce, più aperta, più gentile.
Questo conferma ciò che penso da tempo. I rapporti umani mi hanno incattivito.
Che se ne rendano conto o no, i bambini sono cattivi. Lo sono, punto e basta. Magari non se ne rendono conto, magari non lo fanno nemmeno apposta. Magari imitano la TV, o il fratello più grande, o che so io. Ma sono cattivi.
Io non ero cattiva. Sin da piccola, la TV non mi piaceva. Guardavo solo i cartoni della Disney. Ero dolce. Ero piccola, santo Iddio. Ero bella per il semplice fatto di essere piccola, morbida, tenera, con gli occhi grandi, i dentini un po’ aperti e i capelli leggermente ricciolini.
Ricordo le cose più disparate riguardo alla mia permanenza in quell’asilo, in mezzo ai bambini che sarebbero in seguito diventati i miei compagni di elementari (e per alcuni anche di scuole medie). In mezzo a quelli che sarebbero in seguito diventati i miei carnefici, e che già allora preparavano le armi.
Ricordo un periodo in cui andava di moda portarsi le Barbie. Le mie quattro amichette giocavano su un banco a svestirle, rivestirle e farle parlare. Le Barbie erano tutte di una mia amica, che le aveva prestate alle altre. A me non le volle prestare.
Non so perché.
Ricordo che le dissi: “Mi presti la Barbie ballerina?”
E lei rispose: “No, quella no.”
E io le dissi: “Allora un’altra.”
Mi guardò fisso. Lanciò uno sguardo alle altre (“le altre”, “gli altri”…) e mi disse: “No, a te no.”
A te no.
Perché a me no?
Ridevano, si divertivano giocando con le loro Barbie. Io mi misi a colorare.
Non riesco veramente a capire. Sto cercando le parole adatte da scrivere. Sto cercando le parole adatte da mettere in fila. Ma il mio cuore e la mia mente si rifiutano di collaborare. Sono finalmente riuscita a gettare via tutti questi ricordi dolorosi, e doverli riportare alla luce mi costa una fatica così immensa che vorrei tanto piangere.
L’asilo. Oh, l’asilo.
Ero una bambina, cosa potevo capire? Le mie amiche erano tutte furbe, già da piccole. Già da piccoli, tutti i miei amichetti si facevano i loro calcoli, e si vivevano la loro vita a scapito degli altri, essendo come erano senza farsi troppi problemi. Io non ero così furba. Ero semplicemente PICCOLA.
Forse più piccola di tutti loro, in quelle cose.
Dimostravo più anni di quanti ne avessi, sia intellettualmente che esteriormente, ma in certe cose ero… più ingenua. Per certi versi, più normale, di tutti loro.
E’ una cosa che mi rimproverano spesso, i miei genitori, quella di voler fare cose che non sono “per la mia età”. E credo che sia per questo senso di mancata crescita, questa sensazione di aver perso qualcosa, di non essere cresciuta al momento giusto, di avere sognato troppo. Di essere rimasta troppo a lungo nel fiabesco mondo incantato dei bambini, dove non ci sono problemi e sotterfugi, dove non vige la legge del più forte. Dove non conta quanto pesi o di che marca ti vesti. Conta chi sei, al massimo quante caramelle hai.
Ho la sensazione che tutti siano cresciuti più in fretta di me, in quel periodo. Di essere rimasta troppo a lungo immersa in una nebbiolina rosa piena di brillantini, senza capire molte delle cose che mi dicevano e che mi infliggevano, a chiedermi “perché?”.
Per questo a mia sorella dico sempre di crescere. “Cresci!” “Non ti vergogni a fare ancora tale e tal’altra cosa alla tua età?”.
Cattiva? Si, forse. Me lo dicono spesso. “E’ piccola, lasciala stare. Sembra quasi che non le vuoi bene.” Non è così. E’ il contrario. Le voglio così bene che voglio cercare di evitarle i miei stessi errori. Il mio stesso inferno.
Checchè ne dicano i miei genitori, buonaparte del merito dell’attuale stato di mia sorella va a me. A me dura, a me rude, a me cattiva, a me acida, a me incapace di assecondarla, a me incapace di farla vincere, a me incapace di farla sognare, a me capacissima di farla piangere.
Ma non voglio parlare di lei. Voglio parlare di me. Solo di me.
Ho taciuto per troppo tempo.
Già. Non avevo nemmeno la forza di replicare. Semplicemente non ne ero capace. Non ne capivo l’utilità.
Ma l’asilo, bene o male, passò. Passò con l’ingenuità e la genuinità di me bambina, di me che non capivo quello che mi facevano, che non me ne rendevo conto, e che quindi non potevo sapere che fosse qualcosa di cattivo.
Mi limitavo a chiedermi molte cose (“perché?” “ma che avrò fatto mai?”), ma non capivo del tutto che mi succedeva.
Il vero inferno cominciò dopo. Quando, per quell’odioso processo naturale che prende il nome di “crescita”, la mia mente (finalmente) si snebbiò dai fumi dell’infanzia, e il mio cervello cominciò a recepire quello che i miei cosiddetti “amici” mi stavano facendo.
Il vero inferno cominciò alle elementari.

Sono sempre stata intelligente.
Sono sempre stata brava a scuola.
Sono sempre stata brava a scrivere.
Mi sono sempre interessata a molte cose “extra”.
Ho sempre letto tantissimo, di qualunque genere e tipo.
E vorrei non aver mai fatto nessuna di queste cose.

Del primo anno di elementari non ricordo nulla. Forse perché dovevo ancora ambientarmi. Forse perché la nebbia brillantinata dell’infanzia non si era ancora dissipata del tutto dalla mia vista.
Seconda e terza elementare, solita solfa. I miei amici erano i miei primi carnefici. Io, per difesa, divenni cattiva. Rispondevo male, a tutti. Specie ai miei.
Me la prendevo spesso con loro, semplicemente perché mi avevano messo al mondo, credo. Naturalmente quelle cose allora non le pensavo, non ero abbastanza intelligente da formulare quei pensieri. Ma lo ero abbastanza per scaricare su mia madre e mio padre e mia sorella (che allora aveva poco più di due anni) tutta la cattiveria che “gli altri” scaricavano addosso a me. Come fosse colpa loro, che mettendomi al mondo mi avevano irrimediabilmente condannato a quella vita.
Ma sui miei aguzzini non scaricavo nulla. Una rispostina ogni tanto, quando trovavo il coraggio. Per il resto, incassavo e basta. E covavo dentro odio, rabbia, tanta rabbia. Trovavo tutto mortalmente ingiusto.
Scrivevo, scrivevo tanto.
Fiumi e fiumi di parole, così veloci e così furiose da riempire decine di diari, scarabocchiate furiosamente fra le lacrime o in bella calligrafia, in momenti lucidissimi in cui cercavo semplicemente di dare una risposta ad una sola, singola domanda.
“PERCHE’ A ME?”
Seconda e terza elementare.
Adele B., io.
“Sai chi è Adele, no?”
“Si, la secchiona del corso A.”
SECCHIONA.
Questa parola mi ha sempre seguito come la mia ombra. All’inizio lo prendevo come un complimento. “Meglio essere intelligente che una capra”. Mi dicevo.
Fu solo dopo che capii che “secchiona” non era un complimento. Non era un complimento verso la mia intelligenza. Era un’offesa verso la mia bruttezza.
Non so dire, così, adesso, se ero brutta.
Non ero bellissima. Non dirò mai che ero bella. Mia sorella, ad esempio, è molto più bella di come ero io alla sua età.
Eppure, non me ne importava. Cioè, mi piaceva avere i vestiti carini o farmi bella per gioco con i trucchi di mamma. Ma mi interessava di cose molto più “superiori”. I libri, la scrittura, la musica. Non credevo fosse una cosa brutta, anzi. I grandi mi incoraggiavano, mi lodavano. Era una cosa nuova, per me, essere lodata, ricevere dei complimenti da degli estranei. Così, mi dissi, dovevo continuare su quella strada. Per me era una cosa bella.
Non capivo che per gli altri ero “strana”. In seconda e terza elementare, ero già “strana”. Ero già “brutta”.
E non ero brutta perché ero brutta. Ero brutta perché ero secchiona, che è ancora peggio.
Così, a otto anni circa, mi misi in testa che così non andava più bene.
Che ero brutta.
Che facevo schifo.
Che ero grassa.
E cominciai a guardare il mio profilo allo specchio, sfiorando perplessa quella pancina leggermente più pronunciata, quel sedere leggermente più grosso delle cosce. Cominciai a guardare le mie guance un po’ più piene di quelle delle mie amichette.
E capii, in un sol colpo, di non essere bella.
Di essere brutta, troppo brutta, irrimediabilmente brutta.
E cominciai a dimagrire.
A dimagrire.
A dimagrire.
Sempre di più.
Quando andavamo al supermercato, prima di comprare qualunque cosa, giravo il pacchetto e controllavo le calorie. Se mi sembrava un numero abbastanza basso, lo compravo. Altrimenti, schifata, lo rimettevo a posto.
I miei genitori erano preoccupatissimi. Cercavano di fare di tutto. E in buona parte lo devo a loro, di essere ancora viva e vegeta. Di non essere anoressica o bulimica o che so io.
Pensateci, voi.
Non è una cosa tristissima?
Una bambina di otto anni, non stupenda, ma carina. Occhi castani, capelli lunghissimi (quasi fino alla vita, in quinta elementare mi sfioravano i pantaloni) castani con riflessi biondi, carnagione scura, più alta della media, in proporzione MAGRA, santo Dio. Una bambina di otto anni solare e simpatica, intelligente, che a otto anni aveva già letto molte delle opere di Shakespeare e ne parlava con la competenza di una ragazza universitaria (ho sempre adorato il signor William). Una bambina di otto anni, che dovrebbe pensare solo a divertirsi, che pensava alle calorie sui pacchi dei biscotti?
Che ai compleanni non mangiava mai nulla (né patatine, né arancine e focaccine, né, soprattutto, la torta) per far vedere ai suoi compagni che ci stava VERAMENTE provando, ad essere bella quanto loro volevano che fosse. Non è triste? Non lo trovate ingiusto?
Mi dispiace, cari, ma siete stati voi. TUTTI VOI. Nessuno escluso.
Comunque sia, ringraziando il Cielo, la scampai. Ingrassai un po’ e smisi di pensarci. MI diedi la scusa che si danno tutti quelli che vengono chiamati “secchioni”.
NON ME NE FREGA NIENTE.

Fiera del mio essere secchiona, insensibile, ormai, a tutto e a tutti (insensibile, vuota e fredda a nove anni, ma ci pensate?), pensavo nel mio intimo che il peggio fosse passato, che la mia vita si era stabilizzata. Che forse, se non bene, poteva andare tutto meno peggio.
Se non che, arrivò come sempre la tempesta.
Quarta e quinta elementare, il buco nero in cui è stata risucchiata la mia vita.

Mi presi una cotta pazzesca per un mio compagno di classe. Eravamo compagni sin dai tempi dell’asilo. Lui era bellissimo, specie ai miei occhi, in quel tempo.
Tutt’ora, quando lo vedo e lo saluto, non mi sentirei di definirlo in nessun’altro modo.
Occhi verdi molto grandi, capelli castani, bel fisico, una spruzzata di lentiggini sul naso. Molto carino.
Ma io ho ormai definitivamente chiuso i rapporti con tutto ciò che possa ricordarmi la mia vita “prima”. E quindi vederlo mi procura una strana sensazione di disagio, sentire il suo nome subito mi rievoca quel terribile periodo. Insomma, per farla breve, cerco di tenermene alla larga. Da lui, e da tutti quelli che maggiormente hanno contribuito a farmi sprofondare nell’abisso della mia non-esistenza.
Stavo dicendo, mi presi una cotta pazzesca per questo tizio. Purtroppo per me, non ero l’unica.
Fra noi ragazze di quell’età, era il più gettonato.
Figurati se prestava attenzione a me, fra tutte.
A me, Adele B., la secchiona brutta.
Era un’utopia. Ma continuavo a fantasticarci, a sognare. Ricamavo romanzi e filmini, nella mia mente, sopra ogni suo gesto, ogni suo sguardo, ogni sua parola.
In quel periodo andavano di moda le “classifiche”. Fra noi 5, chi metti al primo posto, chi al secondo e così via.
Io e le mie “amiche” (non riesco a scrivere di loro se non mettendole fra virgolette, che loro non me ne vogliano. Tanto adesso non abbiamo più lo stesso rapporto, e credo che in ogni caso non gliene sarebbe importato.), eravamo per l’appunto 5.
E io ero sempre all’ultimo posto.
Nelle classifiche di tutti.
Mi dicevo che non era possibile, mi chiedevo perché.
Molti miei amici di allora, quando qualche tempo fa cercavo di capire, mi dissero che per lo più lo facevano per moda. Per non andare contro corrente.
In sostanza, avevano bisogno di qualcuno con cui prendersela. E quel qualcuno, quasi sempre ero io.
Intendiamoci bene, per “prendersela” non intendo pestare a sangue dopo la scuola o rubarmi i soldi o che so io. la loro era una violenza molto più sottile, più efficace. Un qualcosa che ti si insidiava sotto la pelle e si schiudeva dopo un po’, continuando a bruciare e a pizzicare per molto più tempo.
Quarta e quinta elementare, io persa dietro questo qui, lui che mi prendeva in giro.
Lui che si “fidanzò” (non si sfioravano nemmeno, era un fidanzamento molto platonico) con una delle mie amiche e che continuò ad andarle dietro anche dopo che lei lo lasciò. E lei che se la tirava e se ne faceva bella davanti a noi.
Noi che su di lui non avevamo alcun interesse. O meglio, loro. Io, invece, ci soffrivo come una bestia. E cercavo di farglielo capire, ci provavo davvero.
Non lo capirono mai.
O forse, più semplicemente, non gliene importava.
A undici anni non ce la feci più. Ero seriamente intenzionata a buttarmi giù dal tetto del mio palazzo. Non arrivai mai più oltre della porta della terrazza, perché era chiusa a chiave. E di questo ringrazio il Signore. Ma ci avrei provato davvero, e non so come sarebbe finita.
Sconvolta e disperata, il giorno dopo raccontai tutto fra le lacrime al mio migliore amico (tuttora uno dei pochissimi con cui ho mantenuto un rapporto stupendo). MI tranquillizzò. Come ha sempre fatto e come farà sempre. A lui non importava se ero bella o brutta, intelligente o stupida. Ero sua amica, tanto bastava.
Il giorno stesso, dopo aver parlato con lui, lo raccontai alle mie amiche.
Si guardarono, scettiche. Mi chiesero qualcosa. Cambiarono argomento.
Non ci credettero. Credo che non ci crederanno mai.

Cambiai scuola, andai alle medie. Molti dei compagni li salutai, e non con dispiacere. Le mie amiche rimasero con me, nella stessa classe. Ai tempi pensavo fosse una cosa importantissima. Mi dovetti separare dal mio migliore amico. E me ne dispiacque tantissimo, ma credevo di dover seguire le mie amiche. Non so per quale assurdo motivo.
Ancora una volta, pensavo che cambiando scuola, cambiando ambiente, sarebbe cambiata la mia vita.
E cambiò, questo sì.
Cambiò in peggio.

Fino ad allora, ero stata derisa. E la cosa non mi piaceva, certo che no, a chi piace?
Ma arrivai a rimpiangerla, quasi.
Perché essere derisi implica inevitabilmente l’essere notati. Quantomeno l’essere VISTI.
In quella scuola io non ero nessuno.
Non esistevo.
Mi conoscevano solo i miei compagni di classe, e i miei ex compagni delle elementari che erano rimasti in quell’istituto.
Fine.
Una secchiona non merita nemmeno di essere notata. Una secchiona non serve a niente e a nessuno. Una secchiona non merita gli amici. Una secchiona non merita la felicità.
In prima media quasi non me ne accorsi. Ero ormai rassegnata all’essere infelice.
Ero invidiosa, certo che si. Ero invidiosa, di tutto e di tutti.
Di qualunque cosa.
MI vedevo brutta (lo ero, almeno rispetto a come sono ora), e non sapevo che farci.
Stavo sempre a casa perché non avevo dove altro andare. Non avevo dove altro andare perché stavo sempre a casa.
Non esistevo.
Se chiedeste alla maggior parte dei miei ATTUALI amici com’era il mio aspetto in prima media, probabilmente rimarrebbero a bocca asciutta. Non saprebbero dirvelo.
A quei tempi, nemmeno mi vedevano.

C’è sempre un momento in cui ti dici “bene, non posso andare più in basso di così”. Ed è vero perché è impossibile. Quello è il punto più profondo del fosso, e più giù non puoi andare.
Quella fu la mia seconda media.

In seconda media successe qualcosa di strano. Innanzi tutto prendevo le cotte più disparate, tutte sempre e inesorabilmente non corrisposte. (Dopotutto c’era da aspettarselo).
Ma mi distaccai dalle mie amiche di sempre.
Ero rimasta legata solo ad una di queste, le altre, per un motivo o per un altro si erano separate dal nostro gruppo originario. Eravamo rimaste io e lei, senza più un motivo valido (così mi pareva allora e mi sembra anche ora) per stare insieme. Stavamo insieme solo perché non avevamo nessun altro con cui stare, tutto lì.
Così un giorno, di punto in bianco, entrai in un altro gruppo e la piantai in asso.
Non me lo perdonerà mai, e nemmeno io.
Ma rifarei quello che ho fatto, anche se mi dispiace per lei. E’ stata la cosa migliore per ME.
La cosa, comunque, mi procurò non pochi problemi.
Le mie nuove amiche cercavano di fare quello che potevano, ma naturalmente non potevano capirmi fino in fondo, nessuno poteva. Nessuno sapeva. Forse solo il mio migliore amico delle elementari (e dell’asilo, dimenticavo di dirvi…).
Ero depressa. Fortemente depressa.
A nulla servivano i tentativi delle mie amiche.
Ma ci fu un periodo in cui gli spigoli del mondo picchiavano più forte, in cui la vita era proprio impossibile, in cui non riuscivo materialmente a sorridere. Lì, in quell’attimo, in quel momento, toccai il fondo.

E quando arrivi al punto più profondo del fosso, ci sono solo due cose che puoi fare. Rimanere lì o risalire le pareti.
Io, inconsciamente, scelsi di salire.

DOPO


Quell’estate (l’estate scorsa) fu la più bella della mia vita. Non la dimenticherò mai.
Partii come mio solito per una colonia organizzata.
Sarà stato il sole, sarà stato che non ne potevo più di vivere in quel modo e volevo assolutamente trovare un riscatto, sarà stato che crescendo divento più carina. In quel viaggio, tutti gli occhi erano su di me.
E scoprii, per la prima volta, che forse anche io avevo qualcosa che poteva essere guardato. Che forse bastava aggiungere un tocco di matita e indossare delle belle scarpe per essere guardata.
Mi sentivo un po’ a disagio, a dire il vero.
Ma mi piaceva.
Cominciai a drogarmi di quelle attenzioni che mi davano, giocavo a fare la diva, giocavo a tirarmela, mi godevo quel momento, non sapendo se ce ne sarebbero stati altri.
E mi fece bene.
Presi fiducia in me.
Il fatto che la gente mi guardasse, quella gente sconosciuta che incontravo in quel viaggio, mi sembrava strano.
Mi guardavo allo specchio e mi dicevo: che succede?
E mi sorridevo.
“forse ti trovano bella!”
Ricordo quel giorno come fosse ieri.
Un’animatrice, una sera, mentre ridevo chiacchierando di un mio vestito che avevo indosso e facevo le smorfie mi disse:
“Comunque secondo me sei tu il personaggio di questa colonia”.
Quella frase mi smosse qualcosa dentro che non so definire. Spostò la montagna per farmi vedere il sole che per troppo tempo avevo ignorato.
Io?
Si, io. Io, Adele B.
Io, finalmente BELLA.

Quell’estate mi godetti la sensazione inebriante di essere DESIDERATA, cercata, voluta, conosciuta. Cominciai ad essere sulla bocca di tutti.
Nessuno, tuttora, si spiega mai come possa essere successo così in fretta.
Semplicemente… acquistai fiducia in me stessa.
Scoprii che se mi piacevo, sarei piaciuta.
E lo misi in pratica.

E adesso, adesso… oh…
Che magnifico anno.
Mi sono innamorata, ricambiata.
Ho mille corteggiatori.
Rido, scherzo, ho una festa ogni sera, giro il mondo. Tutto è più bello, più meraviglioso, più perfetto.
Sono bella, sono simpatica, sono io, e tutti sanno chi sono io.

DOPO ANCORA


E domani dovrei mettere l’apparecchio??
Dopo tutto quello che ho passato?
Proprio ora, proprio adesso?
Proprio ora che mi sento finalmente bene?
Quando ne parlo tutti mi dicono di non esagerare, ma loro non sanno che ho passato. Non lo sanno e forse non lo sapranno mai.
Non voglio tornare a quei terribili anni di “Adele B., la brutta secchiona”.
Voglio rimanere solo “Adele”.
E questo stupido coso rappresenta una minaccia così vivida che sono sull’orlo delle lacrime da tutta una sera.
Io nell’abisso non ci torno.

No, non ci torno.

Ti prego, Dio, non ora…

Adele B., 17.08.2008 ore 3.30 di notte.

IN LACRIME.

eCCO.
Ecco perchè sono così.
Divertitevi!

Adele












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Goblin Delirante
piccolissimo scrittore


48 Messaggi

Inserito il - 11/09/2008 :  19:52:35  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Parlerò onestamente:
Stai pompando troppo la parte da "ancora dopo".
Anch'io ho portato l' apparecchio per ben 5 anni, ma nn è da farne una tragedia.
So che penserai che non posso capire, che non ho passato quello che hai passato tu.
Ma forse sei tu che non sei ancora riuscita a capire.
Ormai sei cambiata.
Sei intelligente, simpatica e carina.
Leggevi Shakespeare a 8 anni.
Sei una persona speciale, con o senza apparecchio, e questo non può cambiare
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adele
Gran Capo tra i piccoliscrittori


1350 Messaggi

Inserito il - 11/09/2008 :  20:53:42  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Si... ma non puoi capire... magari non per le esperienze o per altro... quanto perchè non conosci l'ambiente masalese... qui è tutto diverso...
Marsala non è una città... è un "curtigghio" (termine siciliano per dire cortile)... per quanto la ami... come società è veramente una schifiata...
E' quello che non potete capire...

Già oggi un mio "amico" (che SA del casino che ho fatto quando ho saputo che mi mettevo l'apparecchio, che sono stata a piangere come una pazza tutto il giorno che alcuni hanno pensato che mi fossero morti dei parenti...) mi ha detto "comunque tu con l'apparecchio non sei più bella come prima, già molti che ti volevano non ti voglion0o più"

Lo capite?
Adesso capite che vuol dire VIVERE dentro questa città circondata da QUESTA gente?
Trovare amici veri, qua dentro... è quasi impossibile... Meno male che io ci sono riuscita...

Adele
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adele
Gran Capo tra i piccoliscrittori


1350 Messaggi

Inserito il - 16/09/2008 :  13:41:05  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
NESSUNO POSTA??
ma bravi...
la mia storia la conoscete... ma non vi va di farmi conoscere la vostra...
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miticalilly96
piccoloscrittore già più grande


276 Messaggi

Inserito il - 21/09/2008 :  16:36:55  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Adele...sai che alla fine ci assomigliamo molto??? E poi...com'è finita con l'apparecchio??? Fortuna che io non lo metterò MAI...beata me...!!!

ME


Oddio, ho solo 12 anni, ma non so già da dove cominciare...devono essere successe molte cose. Partiamo dall'asilo. Immaginate un bimbetta di un anno, che ha imparato già a parlare, ma che non sa camminare. Questa bimbetta è paffutella. E' piccola. E' dolce. E' intelligente. A due anni viene mandata all'asilo con la classe di quelli di 3 anni. E così comincia la sua vita...

L'asilo

Mi ricordo che ero piccola. Un piccolo angioletto paffutello. Ma la cosa che mi è rimasta più impressa è che ero intelligente. Spaventosamente intelligente. All'asilo mi hanno messo con quelli di tre anni, in compagnia di altri due della mia stessa età. Ambra e Paolo. Di quel periodo non ho molti ricordi. So solo che ero molto orgogliosa di me stessa, ma ero molto, troppo sensibile. Ambra mi ha rovinato questo periodo. Lo so bene. Ha deciso da sola che ero la sua miglior amica. Io e lei. Sempre io e lei. La trovavo antipatica. Me la sono dovuta sopportare tre anni. Era una colla, si era attaccata...piangeva se rivolgevo la parola ad altre bambine. Frignava perchè prestavo le cose anche agli altri. Mi voleva SUA. Io non sapevo dirle in faccia la verità, così l'ho assecondata. Ora mi ritrovo alle medie circondata da gente che veniva all'asilo con me, che non ricordo per niente. Perchè c'era solo Ambra. Ambra. Ambra. Mi monopolizzava. Ero il suo robot. Un giorno portai in classe la mia barbie più bella, tipo quelle di "Barbie magia del Natale". L'ho lasciata sul banco. Sono andata in bagno. Sono tornata...e la barbie era sparita. Fu il finimondo. Io e i miei la cercammo d'appertutto. Piangevo. Non la trovai mai più. Doveva essere metà dell'ultimo anno. Sospettai di tutti e mi chiusi per il resto dell'anno in solitudine. Ambra nel frattempo si era stufata di me e stava cercando un nuovo robot ai suoi comandi. Io e la solitudine. E basta. Per il resto, l'asilo non fu così male. Più che altro io vivevo nel mondo dei sogni e non mi accorgevo che stavo soffrendo. Oddio, ho dimenticato Paolo. Venne con me alle elementari. Scuola privata. Del resto, anche l'asilo lo era.

ELEMENTARI


Della prima non ricordo gran chè. Ricordo che fino a Natale stavo da sola, o con Paolo. Non riuscivo a legare. Mi attiravano due bambine: Ilaria e Rebecca. I miei non erano certamente poveri, se mi pagavano la scuola privata (anche mio fratello ci va, ora, alla scuola privata e credo che ci resterà anche alle medie). Ma quasi tutti si conoscevano già. I loro genitori decidevano con chi giocavano. Con chi passare il tempo. Non importava se fosse antipatico o simpatico. Ripeto, ero nuova dell'ambiente. Però riuscì ugualmente a fare amicizia. Non mi detti per vinta. Un giorno Ilaria guardava il pozzetto della scuola. E mi chiese:- Ma da dove arriva l'acqua?-:
Io ero già allora la prima della classe. Ma anche Ilaria era molto brava e lo è ancora. Beh, le spiegai il processo e terminai con :- Sai, se stai con me, ti dirò un sacco di cose interessanti-:
Lei mi presentò Rebecca, la sua amica del cuore. E mi presentarono il resto. Fui felice. Ero circondata da amiche, anche se non mi invitavano quasi mai a casa loro. Per i genitori. Non mi accorgevo che alcune mi stavano usando solo perchè ero brava e le aiutavo per i compiti. Fatto sta, che in prima creai un'accademia di streghe, e ci allenavamo a fare le pozioni e a "volaRe" in giardino. In seconda uscirono le Winx. Creai un gruppo: Io, Bloom, Ilaria, Flora, Maria (cambiò scuola in terza...), Musa, Rebecca, Stella, Lucrezia, Tecna (allora non esisteva Aisha, che poi fu "interpretata" da Laura).
Passai degli anni felici. Ero circondata da amiche che mi erano amiche solo a ricreazione. (praticamente). Ma ero felice così. C'era una sola cosa di cui avevo una paura terribile, che non ammettevo, anzi, che non sapevo neanche di avere: la mia maestra Laura. La stimavo, era una di quelle maestre che in quarta ti fanno fare le cose delle medie. Non sapevo, ma avevo il terrore di prendere un brutto voto, di sbagliare a parlare, di prendermi una sgridata. La cosa aumentò con gli anni, a tal punto che in quinta ebbi una vera e propria crisi. Scoppiai. Non ce la facevo più. Capii che non potevo più andare avanti così. Ero abbastanza cambiata. Avevo una gran rabbia dentro. "Perchè non mi accettavano?" mi chiedevo. Forse perchè i miei abitavano al mare e non in centro storico?
Feci di tutto per entrare nel loro gruppo. Mi sentivo un'estranea. Divenni un po' aggressiva. Con gli altri. In classe non parlavo per niente, tranne quando ero interrogata. La maestra (che aveva sui 50 anni) mi sgridava che stavo sempre zitta. Più mi sgridava più soffrivo. E più soffrivo più stavo zitta, convinta che fosse il rimedio giusto. Siccome stavo per scoppiare, piangevo in classe (e lA maestra naturalmente mi sgridava...ora che ci penso, era proprio un "mostro"). E ce l'avevo quasi a tutte le ore, perchè avevo quasi il maestro unico. Ero una schiappa in ginnastica. Ricapitoliamo: quinta elementare, quasi senza amiche e una maestra (mostro).
Mia mamma mi vedeva piangere tanto a casa, ma così tanto che prese il numero di una psicologa e mi ci portò. Ebbene, sì, ragazzi: sono andata dallo psicologo per più di un anno e mezzo. Detestavo piangere in classe, facevo sempre la figura della poppante, ma era più forte di me. Poi mi innamorai per la prima volta seriamente. E di chi? Paolo. Già, il Paolo dell'asilo. Era spiritoso, carino, aperto, ma anche timido, dolce...come me. Piaceva a metà delle femmine. Inclusa Rebecca. Tenevo la mia cotta e il mio dolore per me. Non avevo nessuno. Non potevo dire a nessuno di chi ero innamorata, altrimenti (ingenuamente) pensavo che la mia amicizia con Rebecca si sarebbe spezzata. Ma si capiva benissimo che mi piaceva. Soffrì tanto, davvero. E quella stupida psicologa - pensavo - non mi aiuta a far niente. Mi sfogai al mio diario. Seppi più tardi che a Paolo piacevo. Fu come se mi spezzasse il cuore. Non glielo avevo detto...e ora non c'era più niente da fare. Finì l'anno e pregai mia mamma di andare alla scuola statale. Volevo cambiare ambiente. Non mi piacevano i figli dei proprietari di fabbriche. E poi, alle Bertola ci andAva anche Paolo. Prima che cominciassi l'anno, lasciai la psicologa, convinta che non aveva cambiato niente in me...invece mi accorsi che mi aveva fatto più forte, con più carattere. Non ero più timida. No. Per niente. Lasciai i miei vecchi amici alle spalle. Oggi mi rendo conto che non erano così cattivi come credevo. Erano i genitori. Passai l'estate meditando e leggendo. E arrivai alle medie, con una pagella strabiliante, e ancora innamorata di Paolo. Ero cambiata. Più bella. Più furba. Più intelligente. Più alla moda, cocciuta, simpatica, spiritosa, amante delle feste e del divertimento. Lasciai perdere i romanticismi e i sogni di me e Paolo. Sì, mi piaceva ancora, ma cercai di non pensarci. Pensavo solo a me e alla mia nuova vita.

Tra un po' (ma ormai penso il prossimo fine settimana, perchè in settimana sono occupatissima) continuo e vi racconto delle medie. Un bacione
Lilly the angel's devel's
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adele
Gran Capo tra i piccoliscrittori


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Inserito il - 21/09/2008 :  22:59:54  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Mmm... bello.
Cioè, non fraintendermi, brutto. Brutta come storia, con "bello" intendevo come l'hai scritta.

MA

Forse non mi sono spiegata bene.

Mi pare che hai un pò parafrasato la mia biografia, come avvenimenti, come stile narrativo... insomma...
Non ho inserito la mia storia per fare da modello! Cioè, se volete prenderla a modello che ben venga (se non l'hai fatto intenzionalmente scusami, ma è stata la mia impressione) però quella è la MIA... la vostra deve essere VOSTRA...
nel senso, non conta se non partite dall'asilo e scrivete prima del vostro primo anno di liceo e poi di quando siete usciti dalla placenta...
L'importante è che la vostra storia contenga VOI.
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Matt 75
Gran Capo tra i piccoliscrittori


2198 Messaggi

Inserito il - 22/09/2008 :  00:33:37  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Vi anticipo che la mia autobiografia (anche se breve) è in cantiere, quindi a breve sarà postata... Scusate se in questo periodo i miei post sono più brevi ma è che sono sempre di fretta e per fare un post bello sostanzioso mi ci vuole un po' di tempo... Ma prometto che lo farò!
Matt
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 22/09/2008 :  10:09:24  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Non voglio entrare troppo nei dettagli delle autobiografie che finora ci sono.
A) diventerebbe un post lunghissimo;
B) mi piace rimanere dietro le quinte nelle discussioni. Dopottutto sono un adulto, e da adulto è facile parlare con il senno di poi!

Però voglio dire che le due storie postate finora mi sono piaciute moltissimo.
Così tanto che quasi quasi mi era venuto voglia di scrivere anche della mia infanzia, delle (tantissime) scuole (quasi tutte schifose) dove sono stato, degli otto anni in collegio (tre, e tutti orribili e disumani)!
Bravissimi!
Una cosa invece me la sento di dire, perché credo sia importante per alcuni di voi sentirselo dire da un adulto: sono fermamente convinto che il mondo non giri benissimo, "mondo" inteso come convivvenza umana, come qualità dei rapporti umani, come attenzione che gli adulti danno ai bambini.
Mentre la qualità di vita nella metà "ricca" del mondo è alta come mai prima nella storia del mondo, la qualità umana e interiore mi sembra decadere.
Vado spesso a fare corsi nelle scuole Elementari e Medie, quando mi chiamano come autore di libri (in generale, allora è un "incontro con l'autore")) o come autore di "Se all'improvviso la luna e le stelle..." (allora sono fortunato, e i bambini, credo, anche, perché tengo più incontri con una o più classi sulla scrittura, su come inventare storie ecc). Così vi posso dire che ho notato chiaramente come cambi in peggio la scuola, basta tener gli occhi aperti.
C'è troppo stress "da risultato" già alle Elementari, molto dipende dalle maestre che sono tra il martello (leggi e programmi scolastici - sempre più idioti) e l'incudine (genitori che non educano più e che pensano che l'educazione sia compito delle maestre e della scuola). Questo stress toglie la gioia dalla scuola, che è il punto più importante e bello per cui si va per anni e anni dentro a quelle mura imbrattate. E toglie anche il tempo e la calma per le relazioni umane, che diventano stressate pure loro.
Bene, non volevo allungarmi troppo, non ce l'ho fatta!
Continuate a descrivere le vostre esperienze, sono fermamente convinto che leggerle farebbe del gran bene a moltissimi genitori e maestre!
Un saluto
Georg
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miticalilly96
piccoloscrittore già più grande


276 Messaggi

Inserito il - 22/09/2008 :  16:16:35  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Adele, a parte il fatto di partire dall'asilo, non credo di averti copiato altro! E non ci posso fare niente se le nostre vite un po' ci assomigliano...io ci ho messo dentro me! Mi è venuto spontaneo!
Grazie Georg, ma tu non credo sei mai stato alla scuola privata...e non sai come si fa lì...
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adele
Gran Capo tra i piccoliscrittori


1350 Messaggi

Inserito il - 22/09/2008 :  20:31:06  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Nono non intendevo copiare scusami!
Mi sono espressa malissimo mi dispiace...

Volevo dire... "seguire la traccia" nel senso il percorso cronologico...
Mi sono spiegata male sorry...

Georg... Non lo so...
Certe volte è peggio, sentirsi dire da un adulto che il mondo è una m....... perchè... boh...
..insomma... almeno a me... mi "stronca" dentro qualcosa...

Adele

P.S. (capisco il momento difficile di cui parlavamo e, a proposito, attendo una risposta a quella mail! però dai Georg... su con la vita... tutto si aggiusterà...) ti voglio bene
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lovebook
piccolissimo scrittore


31 Messaggi

Inserito il - 22/09/2008 :  21:45:20  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Adele, mi dispiace. Voglio dire: un'undicenne suicida non è facile da trovare. Lilly, andare dallo psicologo forse non è segno di felicità assoluta ma in confronto ad adele te la sei spassata alla grande! Ora mi sembri felice o sbaglio? Ecco la mia. Posso copiare la cronologia? Vi pregoooo
ASILO
Io, adesso, ho quasi undici anni. Che posso dire, dell'asilo. Mi ricordo di essere stata bene, con Alice e Irene. Eravamo, l'ultimo anno, le cocchine della maestra Stefi, quelle che le stavano sempre in braccio, ecc. Poi arrivò il periodo che, ogni giorno, una si alleava a un'altra (Alice+Irene o Camilla+Alice, ad esempio) e si escludeva la terza, facendola piangere. Il motivo non lo so, forse era x giocare? >Ricordo solo che non ci stavo mai, da sola. Ero sempre in coppietta perchè avevo la personalità più forte. Poi arrivò quel giorno in cui si allearono contro di me e ci stetti maluccio, ma niente di che. E' stata una grande scemenza perchè ci volevamo bene, ma alle elementare (2 sezioni) queste discussioni ci sono costate care: hanno deciso di dividerci. Sono finita con Irene, Alice da solo.
PRIMA, SECONDA E TERZA
Allora. In prima, ero ancora molto amica di Irene. Un pochino amica di alice, così. Avevo le finte cotte, quelle che uno dice "mi piace caio" così, perchè gli sta + simpa degli altri. Allora sono stata un pò con Diego, poi con Francesco, e con lui mi sono divertita. E'durato due anni. Non era amore, però ci piaceva quella vita. Ah, i miei genitori si sono separati ma ricordo poco. Niente. So solo che ora mi va bene così. Poi mi sono innamorata di Vi, il mio migliore amico, da pazzi. Della serie in cui si scrivono poesie. Lui si che mi piaceva un sacco, ma siamo rimasti amici e ma la sono fatta passare.

Quarta e Quinta ve lo dico un'altra volta, ora non posso. Ditemi cosa ne pensate...
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miticalilly96
piccoloscrittore già più grande


276 Messaggi

Inserito il - 23/09/2008 :  19:18:51  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Oddio, te la sei spassata, Camy! Io e Adele abbiamo avuto vita dura!
Tu cosa ne pensi Adele?
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adele
Gran Capo tra i piccoliscrittori


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Inserito il - 23/09/2008 :  19:39:55  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
concordo...
e la vita va sempre peggio...
si dice che la vita sia un'altalena...
la mia, è evidente, è una stupida altalena rotta, che invece che avanzare parallelamente avanzi e indietro si lambicca a roteare sempre sullo stesso punto...

Adele
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 24/09/2008 :  09:29:10  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Adele, mi stai tirando per i capelli, e non posso fare a meno che risponderti!
Ma, devo dire la verità, hai ragione, è necessario che aggiunga una puntualizzazione a quanto avevo scritto.

Come sapete, lavoro come lettore di tedesco all'Università di Torino. Lettore vuol semplicemente dire che faccio quello che i professori non vogliono o possono fare: insegno la Lingua, la grammatica, preparo gli studenti a saper tradurre dal tedesco. Insomma, faccio l'insegnante-base, ma per l'università noi lettori siamo "supporto didattico" e ci pagano malissimo. Ma non è questo il punto.
Mi piace insegnare, perché insegnare vuol dire anche conoscere bene altre persone. Chi insegna impara tanto quanto chi è seduto sui banchi. Trovo affascinante scoprire come funziona la mente degli altri, ci sono tanti modi diversi di apprendere, c'è chi impara semplicemente leggendo una volta una regola e poi la sa per sempre, c'è chi deve ripeterselo mille volte, chi deve fare esercizi, chi deve ripetere le cose ad alta voce, chi non sa la grammatica deve imparare facendo esercizio orale con frasi fatte, chi capisce esempi astratti, chi deve avere esempi pratici, chi si butta giù troppo facilmente e chi si gasa perché ha capito.
Insomma, trovo che il bello dell'insegnamento sia la reciprocità umana (e pazienza se l'università mi paga una miseria, tanto sto bene a fare quello che faccio!), si conoscono le persone molto meglio che andare a mangiare una pizza con loro.
Ma quello che volevo dire è un altro episodio: qualche anno fa avevo uno studente molto sveglio e intelligente, che ha frequentato i primi due anni miei senza problemi, imparando tra l'altro con un metodo tutto suo, arrivando a tradurre benissimo più per istinto che per studio. (Si chiama Tazio, e ora è stato a Berlino per un anno e sa benissimo il tedesco).
Una volta uscivamo assieme dall'università, e mi ha detto che era totalmente certo che il mondo universitario era brutto e ingiusto, che in verità non serviva nemmeno studiare e impegnarsi perché dopo i pochi posti di dottorato e dopo ancora di lavoro sarebbero stati presi dai soliti raccomandati figli di papà.
"E allora cosa vuoi fare?" gli avevo chiesto. "Smetti di studiare?"
Tazio si era fermato sulle scale e mi ha detto una frase che mi rimmarrà per sempre impresso. Con un sorriso ha risposto: "No, vado avanti. Ho deciso di fare quello che faccio al meglio che posso, nonostante tutto e tutti. Smetto semplicemente di fare le cose a metà, o controvoglia."
Ecco, mi sembra che sia una risposta bellissima!
Voi cosa ne pensate?
Un saluto
Georg
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adele
Gran Capo tra i piccoliscrittori


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Inserito il - 24/09/2008 :  14:41:53  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Io penso che i sogni sono importanti. E che se hai un obbiettivo, nella vita, un qualcosa di lontano ed effimero ma al contempo raggiungibile con la forza del sogno... se hai un obbiettivo al quale aggrapparti con le unghie e con i denti... beh... allora tiri avanti. Vai avanti, certo.
Questa cosa (e molte altre) le ho capite l'estate scorsa (cioè quella del cambiamento meraviglioso della mia vita, per intenderci).
ma adesso mi sembra che ci siano delle cose che mi sono sfuggite.
Una sensazione che ho da un pò di tempo è quella che, per quanto tu possa essere bello, ricco, meraviglioso, intelligente, per quanto tu possa essere ammirato, voluto, desiderato... prima o poi le persone si stufano di te. E ti ritrovi a fare sempre le stesse cose, sempre con le stesse persone annoiate del fatto che tu ci sia, perchè oramai sei diventato "normale". E dopo un pò annoia anche a te, la vita fatta di scintillii e di sorrisi e di battute e di parole in iglese per fare tanto gli sperti... E quindi vai a vivere la tua vita per forza di inerzia, perchè sai che in un qualche modo DEVI farlo, per rimanere a galla quel poco che basta...
E ho la sensazione che ad un certo punto le persone vengano trattate come i divi di turno della televisione, che dopo un momento di gloria in cui non si fa altro che parlare di loro (a che ora fanno la cacca, che mangiano la mattina e compagnia bella), PAF passano di moda e non se li ricorda più nessuno.
Si, continuano a fare la loro meravigliosa vita che tutti vorrebbero... ma sottotono, sottovoce, perchè tutti, presi da un'altro DIVO più giovane e più "interessante" (?) si dimenticano di lui e lo lasciano a marcire nella sua stupenda vita.
fatte queste premesse, Georg... come si fa a vivere come dice tazio? Io non ci riesco. Forse sono io, che non riesco a infischiarmene altamente del parere degli altri, forse sono io che mi faccio troppe seghe mentali, forse magari ho ragione e le cose le capisco davvero...
Ma c'è un'altra cosa che si sta infilando in testa piano piano...
ed è la sensazione che la nostra vita sia come uno di quei braccialetti che vendono i tunisini sulle spiaggie, quelli a fili tutti colorati. E così, mentre noi ci aggrappiamo strenuamente ad un filo, per cercare di raggiungerne la sommità, tutti gli altri fili si sfilacciano, si rompono, cadono, si intrecciano e si annodano e si scompigliano. E sai di non poterci fare niente, perchè più fili cerchi di prendere con te, più rischi di cadere giù, abbasandoti a raccoglierli...
Questa è la sensazione.
Che avendo un obbiettivo, nella vita, tutto il resto va a rotoli e non puoi farci niente. E non avendo un obbiettivo la vita è così vuota che non vale nemmeno la pena di essere vissuta, perchè magari va tutto "così così", non abbastanza bene da dire che va bene e non abbastanza male da dire che va male. E la mediocrità, si sa, è ciò che fa più impazzire la gente.

Questo è quello che penso. Forse sbaglio, forse no.

So solamente che le persone dovrebbero andare un pò più sotto la scorza di chi hanno davanti, e cercare di capire che cosa la gente ha dentro...
Perchè io, nell'ultimo periodo (da quando è iniziata la scuola) sto così male che me ne stupisco. Ne parlo, si, ne parlo con i miei amici più fidati. ma più che darmi consigli loro non possono. Consigli annoiati, ripetuti così tante volte da saperli ormai a memoria, perchè ci cado spesso, in crisi del genere.
crisi nelle quali ho una nausea che mi impedisce di toccar cibo, che vuole farmi vomitare dopo aver mangiato (fortunatamente riesco ancora a resistere), non mi fa dormire la notte, mi rende lunatica e nervosa, mi spossa, mi sfibra. Una nausea che deriva da dentro, da un groviglio inestricabile di emozioni che non riescono a trovare la direzione giusta nell'ingogo in cui è impantanata la mia vita.
Mi dicono che domani andrà meglio... ma io non credo.
la verità è che sono stufa di lottare, di credere passivamente che tutto migliorerà... di vedere i miei amici che dopo qualche giorno di interesse verso di me, per cercare di farmi stare bene, si disinteressano pensando che tutto andrà via da solo, come sempre.
ma stavolta è diverso.
Va ogni giorno sempre peggio, ragazzi.
Stamattina non sono andata a scuola. Sapete perchè?
Perchè mi sentivo così triste e così spossata, con una nausea che mi rendeva insopportabile persino l'odore leggermente fragoloso di cui erano impregnati i miei capelli, lavati la sera prima. Così ho inventato un mal di testa e sono rimasta a letto, aspettando che tutto mi passasse, almeno un pò, per uscire a prendere una boccata d'aria.

Questa è la mia vita.

HO BISOGNO D'AIUTO!!

Adele
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 24/09/2008 :  16:17:48  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Managgia! Si vede che non vuoi proprio lasciarmi fare la mia traduzione!
Scherzo,"the doctor is in" come dice il cartello della casetta di Lucy dei peanuts.
No, scrivo perché non si può non rispondere ad un post come il tuo. Anche perché non è un problemino, e forse è persino un po' "alto" per questo sito, ma credo che parlarne veramente possa essere uno dei primi rimedi quando si sta male.
E' fare finta che tutto vada bene o che tutto passi prima o poi che fa veramente male.
Non so molto della vita. Nessun adulto vagamente intelligente vi direbbe che ha capito molto della vita. Sarebbe una bugia. Basta.
So però che la ricerca di un equilibrio è febbrile in quasi tutti gli esseri umani. Più sono sensibili, più hanno bisogno di trovare un equilibrio, per piccolo ed esile che sia.
Il mondo è difficile perché è pieno di contraddizioni. Vuoi un esempio? L'hai chiesto tu una settimana fa: come si fa mangiare la carne?
Ottima domanda. Ora non vado a scendere nei dettagli, ci perderei due ore per spiegare bene quello che (credo) di pensare, ma mi basta prendere la domanda come esempio perfetto di quanto è difficile vivere in armonia e equilibrio. Non si dovrebbe mangiare la carne, lo sappiamo. A) perché la carne oggigiorno fa male, malissimo, è gonfiata e pieno di estrogeni (al massimo preferisco tenermi qualche gallina mia, trattarle benissimo e di rado, con umanità, una finisce quasi per caso in forno); B) c'è un problema di etica. Quale carne sì, quale no? Perché il pollo sì e il cane no? Chi stabilisce quale animale mangiare e quale no? Se ci pensiamo un attimo, ci rendiamo conto che molte scelte sono dovute alla morale e le abitudini del Paese in cui si nasce e vive!
Ma torno all'esempio. Difficile venirne a capo. Si può tentare di mangiare pochissima carne, e possibilmente sana. Ma è un compromesso.
Siamo pieni di compromessi.
Tutto quanto che facciamo è un compromesso, se vogliamo pensarci veramente fino in fondo.
Il nostro rapporto con i genitori. (Non finisce nemmeno quando saranno anziani, anzi!)
Il nostro rapporto con noi stessi come esseri umani e come rapporto con gli altri. Compromessi su compromessi. Bisogna sempre scegliere tra due estremi e tentare di trovare un equilibrio che non ci faccia stare troppo male.
Difficile poi da vivere sono certe fasce di età. La vostra (almeno quelli tra voi più grandicelli) è un passaggio difficilissimo tra l'infanzia (e l'abitudine ad avere certi paraocchi) e l'età adulta (pieno di compromessi.
Se non facciamo compromessi, credo, andremo a finire malissimo. In un certo qual modo sono necessari per sopravvivere. (Oddio cosa dico!)
Altrimenti ci metteremo ad urlare in faccia alla gente, ai prof, ai parenti, agli amici. Dalla mattina alla sera, credetemi. Ovvio che non va bene e non fa bene a nessuno.
Quello che volevo dire con l'esempio di Tazio è che lui mi ha dato una risposta piccola, ma è una risposta e non richiede un grosso compromesso. Ecco perché la ritengo importante e positiva.
Rinunciare a fare tante cose a cui possiamo rinunciare perché sono ininfluenti sulla qualità vera della nostra vita (però bisognerebbe rendersi conto); utilizzare bene il tempo guadagnato e quello che abbiamo a disposizione per curare con attenzione quello che facciamo, dalla passeggiata con un amico fino allo studio a scuola.
Smettere di fare le cose solo perché si debba farle, e dunque non fare più male tante cose.
Almeno scegliere da noi quanto dobbiamo fare e farlo bene.
Qui si allaccia un discorsone importante, che non può non entrare a questo punto: lo studio.
Credo che molte persone studino senza che ne hanno veramente le qualità (almeno a livello universitario. E' ovvio che poi stanno male per tutto il tempo all'Università, a patto che papà non abbia già un lavoro pronto per loro).
La scuola dell'obbligo è, alla fine, una cosa bellissima. Almeno il concetto, che non mi stanco mai di sottolineare. Si va a scuola perché si deve imparare, ma non date vuote o formule vuote, ma perché più abbiamo imparato, più abbiamo letto, più cose abbiamo viste, più conoscenze e scelte abbiamo.
E', in grande, come succede in piccolo con i libri. Più ne leggi, più sai e più apprezzi quelli belli.
Il lato positivo è che la scuola è gratis. Nel passato nemmeno troppo lontano era riservata ai ricchi e basta. Prima ancora a nessuno tranne ai sovrani e ai preti.
Non potendo cambiare il sistema scolastico (che diventa sempre peggio), tenterei di fare il meglio di quello che ci passa il convento (ossia: la scuola che frequento). Ma tenterei di metterci becco in modo costruttivo, coinvolgere gli altri a spingere anche i prof a fare cose belle, a cercare di rendere quasi piacevole le ore che bisogna passare assieme. Non è facile, ma prima o poi porterà qualche miglioramento. Sarà dura, ma funzionerà.
Quando andavo a scuola io vi garantisco che era peggio di oggi! Era una costrizione cieca del potere dall'alto, e nessuno se ne frgava se gli studenti avessero il minimo piacere, anzi, all'epoca erano convinti che studiare non dovesse per forza essere un piacere. Erano contenti che gli studenti stessero male, ve lo garantisco. La maggioranza dei mie prof delle superiori era gente mediocre, conservatori che non leggeva un solo libro, che faceva tutti gli anni lo stesso programma e che correva dal direttore se uno studente osava chiedere qualcosa con insistenza, soprattutto se non era nel programma. E il direttore giù con ammonimenti, punizioni, lettera ai genitori. Era il peggiore di tutti a diventare direttore, sicuro come l'amen in chiesa.
Oggi è cresciuta la qualità di insegnamento, perché maestre e insegnanti vengono da tutte le fasce della popolazione, da famiglie ricche e da famiglie povere, e dunque in mezzo c'è qualcuno che insegna volentieri. Poi anche quelli "buoni" soffrono per il programma (o per le colleghe o per il direttore) e devono fare perennemente compromessi!
Comunque, Adele, una risposta vincente non posso darla, per quanto vorrei. Ma l'idea di Tazio è buona, è la migliore che io abbia mai conosciuta. E' meglio del menefreghismo, è megli di farsi inebetire dalla televisione spazzatura e da "amici" e dell'"L'isola dei cretini". E' meglio che chiudersi, perché poi si finisce sempre ad autocommiserarsi, cosa che fa malissimo. Aiuta, se non altro, a ritrovare stima in se stessi, questo te lo garantisco.
Fa combattere l'individuo per la sua individualità, non so se mi spiego bene.
E combattere per qualcosa di giusto è sempre una spinta per fare bene, per andare oltre alla pura convenienza.
Per me è più pericoloso fermarsi prima per pigrizia che non andare oltre per ardore e volontà di sapere e di fare. E' vero, si rischia a volta a fare dei rotti, ma tant'è!
Credo che si dica "sono i fatti a rendere grande un uomo". Potrebbe essere questa una spiegazione, boh?
Un ultimo punto: la sofferenza rende grande le persone, questo lo so di certo. Chi vive senza il minimo problema e ha tutto senza doversi sbattere, non avrà mai la spinta per andare oltre allo specchio, guardare se stesso e gli altri da un altra angolazione. Semplicemente perché non si è mai fermato abbastanza per farlo e per capire quello che gli succede, quello che succede al mondo.
E' la sofferenza ad aver fatto nascere molti dei grandissimi scrittori che abbiamo e che amiamo con tutto il nostro cuore, è la loro sofferenza personale che (dopo aver adottati la "cura Tazio"?) ripaga noi lettori perché nei loro versi c'è qualcosa di vero, di puro, che ci tocca fino nell'animo.
Un ultimo trucco: per vedere il mondo con occhi nuovi, perché non ti fai prestare una macchina fotografica digitale?
E' un trucco fantastico, perché ti farà nascere un senso nuovo di vedere le cose, ti metterai ad osservare in modo diverso: dalla nostra cameretta alla casa, all'ingresso, alla strada, alla scuola, la spiaggia (per chi ce l'ha!!!), il cielo, una nuvola, un animaletto, un viso di un anziano.
Lo so, non è stato un post molto logico e, temo, nemmeno utilissimo.
Ma è, come direbbe Tazio, "il meglio che potevo fare".
Un abbraccio a tutti piccoliscrittori tristi

Georg
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miticalilly96
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Inserito il - 24/09/2008 :  19:10:51  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
NOOOOOOOOOOOOOOO...mi si è spento il computer e tutto quello che avevo scritto! E ora vado di frettissima...il mio discorso si riduce a una sola cosa: Adele, mi dai il tuo indirizzo di msn???
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adele
Gran Capo tra i piccoliscrittori


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Inserito il - 24/09/2008 :  20:44:40  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
thumbelina@hotmail.it
(la stessa mail che ho in questo sito nell'opzione "per contattarmi")..

Ad ogni modo... sto leggendo Veronika decide di morire... e che dire.. mi sta aiutando tantissimo...

Adele
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adele
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Inserito il - 24/09/2008 :  20:49:28  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Oddio Georg non avevo letto il tuo post...
Beh... che dire...
a me è stato utilissimo, se non altro a capire meglio ciò che volevi dire...
Il punto è che sto scoprendo troppe cose nuove in troppo poco tempo...
Cioè... ogni medaglia ha il suo rovescio... e ogni rovescio è peggiore dell'altro...

Boh...

Adele
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adele
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Inserito il - 24/09/2008 :  21:42:08  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ed ecco spiegato con le parole di un grande scrittore come Cohelo come mi sento ogni giorno...

"Aveva debellato i difetti più semplici, per ritrivarsi sconfitta nelle cose importanti e fondamentali. Riusciva ad assumere i tratti della donna indipendente, nonostante avesse un disperato bisogno di compagnia. Dovunque arrivasse, catturava gli sguardi di tutti i presenti: alla fine, però, concludeva la sua serata da sola, in convento, davanti al televisore che non sintonizzava neppure sui canali migliori. Agli amici aveva dato l'impressione di essere un modello che gli altri dovevano invidiare; aveva sprecato la parte migliore delle sue energie, tentando di essere all'altezza dell'immagine di se che si era creata nella mente.
Per questo non le erano rimaste forze sufficienti per essere se stessa: una persona che, come tutte, aveva bisogno degli altri per essere felice. Ma gli altri erano così difficili! Avevano reazioni imprevedibili, si circondavano di difese e si comportavano proprio come lei, mostrandosi indifferenti a ogni cosa. Quando compariva qualcuno più aperto nei confronti della vita, o lo respingevano immediatamente, oppure lo facevano soffrire, considerandolo inferiore o ingenuo.
Forse, con la sua forza e la sua determinazione, aveva fatto colpo su molta gente. Ma dov'era arrivata? Nel vuoto. In una totale solitudine. A villete. Nell'anticamera della morte"

[tratto da: Veronika decide di morire]

Adele
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miticalilly96
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Inserito il - 26/09/2008 :  17:11:18  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Che parole profonde! Incredibile come i libri possono aiutare le persone...sembra quasi una magia...
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lovebook
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 27/09/2008 :  09:44:12  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Il mio quarta e quinta non è stato pubblicato? Vabbè...
Io penso che l'uomo sia un'"animale" felice di natura. Cioè, non si può nascere tristi, come un leone non può nascere addomesticato (Che esempio penoso...)
Però, diciamo così, uno diventa triste vivendo, forse sbagliando anche qualcosa chissà, però poi si ritorna felici... Non penso che si possa vivere un'intera vita come persone infelici. Prima o poi si ritorna alla natura, alla felicità.
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adele
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Inserito il - 27/09/2008 :  14:23:02  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ecco, vedi, io sono convinta dell'esatto contrario.
Io sono convinta che l'uomo nasca infelice perchè si pone troppe domande alle quali non sa dare risposta. "Chi sono? Perchè sono qui? E questa vita? Che me ne faccio di questo dono? Che mi succede?" Domande su domande. Impossibilitato a capire, l'uomo resta ingabbiato a se stesso, nella condizione di VITA che non ha scelto lui, ma qualcun altro per lui. L'uomo , a mio parere, è triste. La sua NATURA è essere triste. Malinconico, se volete. Ma pur sempre TRISTE.
Poi, però, mano a mano capisce che non può stare male, perchè già che c'è, ne vale la pena di vivere questa vita come può. E quindi si crea un proprio spazio all'interno del quale il mondo non gli faccia male. E lì sta BENE. Quindi è felice.
Ma basta togliere un solo elemento di quel castello di carte che PAFF l'uomo risprofonda nella malinconia, anche senza un apparente senso logico.
Questo è quello che penso io.
Ah, e per la cronaca, il leone può nascere addomesticato. Mai sentito parlare di animali che crescono in cattività?

Adele
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miticalilly96
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Inserito il - 27/09/2008 :  17:59:09  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Piccola parentesi...domani mattina cerco di andare avanti con la mia autobiografia...

(Era solo un avviso)
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Matt 75
Gran Capo tra i piccoliscrittori


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Inserito il - 28/09/2008 :  13:51:38  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ok, credo che tocchi a me

Alla ricerca di me stesso
E' un qualcosa che oramai faccio da un paio d'anni. Cercare me stesso, cercare di capire chi sono veramente. Chi è quel ragazzo 14enne nato il 5 gennaio 1994. Probabilmente tra una decina d'anni rileggerò questo testo e ci riderò sopra, pensando "Dio, l'adolescenza!". Ma ora non ci trovo niente da ridere.
L'adolescenza è il periodo in cui sono uscito fuori, è il periodo che sto vivendo, è il periodo che mi ha cambiato. Non esiste più il Mattia di prima, solo a tratti tenta di venire fuori, ma è soffocato dal Mattia nuovo, da quello diverso dalla massa, da quello che consola le sue coetanee, che dà loro una mano a tirarsi su quando stanno male, quando hanno qualche problema, sperando che loro facciano lo stesso con altri loro coetanei.
E' tutta una catena.
Il Mattia dell'asilo, delle elementari, il bambino, non c'è più. Se ne è andato da un pezzo, ha avuto il suo bel periodo ma poi ha lasciato il suo posto al Mattia adolescente. L'asilo, l'elementari... Mi sembrano così lontane... Era così tutto così diverso, il mio modo di pensare, il mio modo di passare il mio tempo, i miei gusti in fatto di musica...
Parliamoci chiaro, sin da bambino tutti mi identificavano com un bambino educato, simpatico, intelligente, carino. E io vivevo il mondo in maniera spensierata, senza preoccuparmi troppo di ciò che accadeva intorno a me.
Ero un bambino.
Ricordo che credevo molto in Dio, ci credevo veramente tanto. Praticamente ero uno di quei bambini che tutte le mamme avrebbero voluto desiderare.
Ricordo il periodo delle elementari come un lungo film, come una serie di momenti incollati tutti insieme, tenuti legati insieme da un qualcosa che non so spiegare. Ricordo la prima media lontana, ricordo che tutti eravamo più bambini, più ingenui.
Lo ricordo bene.
Ed è in questi momenti che sento un pochino di nostalgia verso quel periodo in cui tutto era diverso, in cui tutto era più pulito, più naturale, in cui un sorriso era un qualcosa di spontaneo.
L'infanzia è veramente diversa dall'adolescenza.
L'adolescenza è un qualcosa di veramente strano. Si cambia, si cresce, sia fisicamente che mentalmente, ci si avvia verso l'età adulta.
Credo che la mia adolescenza sia iniziata in seconda media, verso febbraio o marzo, non ricordo bene. E' stato con quell'esperienza che sono cresciuto, che sono cambiato completamente.
Probabilmente è stato il periodo più duro della mia vita. 6 mesi. 6
maledetti mesi che mi hanno segnato, che mi hanno fatto cambiare
mentalità. In questo periodo ho avuto anche io il mio angelo custode, una ragazza che ringrazierò sempre per il supporto morale che mi ha dato.
Ricordo che ogni giorno avevo paura di tornare a casa dopo la scuola, ricordo che volevo stare fuori di casa il più possibile, ricordo che volevo fuggire da quella realtà che non volevo, quella realtà che mi stava massacrando.
Ricordo che pregavo molto, ma ricordo che quel Dio era sordo e cieco, non rispondeva, non mi rassicurava, non faceva nulla di tutto ciò che mi avevano sempre detto.
Bugie, inutili bugie.
Era stata tutta una bugia, sì, tutta una bugia, Dio è una bugia, la
felicità è una bugia, la vita è una bugia.
Poi un giorno quel ragazzo che prendeva a pugni la porta della cameretta dalla disperazione ha deciso che era ora di farla finita, ha deciso che non si può stare a piangere per sempre, ha deciso che bisognava alzarsi e prenderla a pugni, la vita.
Ho iniziato a sfogarmi con la musica, ho conosciuto un altro genere, il metal, che mi ha aiutato a scaricare tutta la rabbia che avevo in corpo, ho sputato fuori la mia rabbia con la scrittura, ho scritto tanto in quel periodo, e poi mi sono risvegliato uscendo con gli amici, leggendo poesie, facendo tutte cose che fino a poco tempo prima avrei considerato "strane".
E da lì in poi, quel periodo brutto ha fatto meno male.
Ed è finito in meno di quanto mi sarei aspettato.
Sono uscito ridimensionato da quell'esperienza, sono diventato il ragazzo che sono ora, e quando sento qualche mio coetaneo o coetanea che ha gli stessi problemi, allora faccio di tutto per aiutarli, per dire loro che li capisco, che so come ci si sente, ma per dire loro anche che non devono buttarsi giu, che devono alzarsi e sfogare tutta la rabbia che hanno in corpo perché solo in quel modo si sentiranno meglio, solo in quel modo, piano piano, riusciranno a costruirsi una corazza più forte, più dura, solo in quel modo riusciranno a scacciare il dolore e a cancellare quella tristezza che li accompagna sempre.
E' sarà allora che si potrà dire di essere cresciuti.
A volte, quando guardo la luna, penso, penso a tutto ciò che è stato, penso a quel mistero che è ciò che sarà, penso alle amicizie perse, penso alle sofferenze passate, penso a quanti ragazzi ci sono nel mondo che passano ciò che ho passato anche io e che ancora non trovano la forza di reagire. Devono essere veramente tanti.
E tutto ciò, tutto questo pensare, ha un gusto strano, un gusto che provi solo determinate volte nella tua vita, tutto questo pensare mi dà emozioni: nostalgia, rabbia, tristezza, felicità, serenità, allegria.
Mi dà tutta una serie di ingredienti messi insieme, mescolati in un grande pentolone che immagino sia la mia vita.
A volte quando sono fuori con gli amici il sabato sera, osservo il cielo e tutto quel nero che è intorno a me, e mi sorgono in testa le classiche domande: ma chi sono? Ma cosa sarebbe successo se tutto ciò non fosse accaduto? Cosa sarei a quest'ora? Sarei una persona migliore? Sarei cresciuto lo stesso?
E quando torno a casa col motorino, quando guido, è strano... Non mi sembra mai di tornare a casa, mi sembra di guidare verso qualcos'altro, mi sembra di andarmene da un'altra parte, ed è solo quando che sono davanti il cancello di casa mia mi rendo conto di dove sono tornato veramente.
E' come se ogni volta mi risvegliassi da un sogno, uno splendido sogno, che, a seconda delle situazioni, può diventare un incubo o rimanere splendido come già è.
E ogni volta il risveglio ha il suono di una chitarra, ed ogni volta mi riprometto che lo scoprirò prima o poi, chi sono veramente.
Alla ricerca di me stesso.
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adele
Gran Capo tra i piccoliscrittori


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Inserito il - 28/09/2008 :  19:16:10  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Wow Matt... mi è piaciuto molto...

E' come se tu mi avessi silenziosamente risposto: bene, cara, tu sei stata miriadi di persone diverse e non te ne è mai andata a genio nessuna, credi di avere problemi per questo, ma guarda me che non so ancora chi sono e che ho più problemi di te...

Beh, mi è piaciuta veramente tanto. Tantissimo. Non ho NULLA da criticare (e questo non è poco... fattelo dire da Bea2000... ihih...) ma solo da APPREZZARE.
Adoro come hai narrato questa storia (la tua) adoro il fatto che tu abbia lasciato spazio all'immaginazione quanto a "quel trauma" di cui parli, adoro che ti definisci come normale, che poi tanto normale in realtà non sei, adoro come evidenzi le piccole cose che hanno fatto di te quello che (non) sei oggi... prendere a pugni la porta, tornare a casa in motorino, la luna, il sabato sera...

BELLISSIMO. bellissimo.

Adele
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 29/09/2008 :  13:06:42  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Sono totalmente d'accordo con Adele, hai scritto una bellissima pagina, importante per te e importante per tutti quelli che la leggono.
Visto da "grande" posso dirti che per qualcuno le cose vanno avanti più o meno così. Oddio, si sa vagamente quello che si è, ma si è tante persone, tanti modi di reagire, di pensare, di sentire. Ogni tanto una personalità prende il sopravvento, ogni tanto un'altra. Qualche volta si va verso un periodo di calma, o di fertilità mentale, altre volte si sconfina nella rabbia.
E' normale.
Mi fanno paura quelli che dicono di essere sempre uguali, per dire tutta la verità!
Per parla re di biografie: Sto finendo "Le ceneri di Angela" o "Le ceneri di mia madre", non so come si chiami in Italiano. Ne hanno tratto anche un film, ma non l'ho visto.
L'autore e McCourt, un Irlandese trasferitosi a New York, che quando è andato in pensione ha deciso di scrivere la sua autobriografia.
L'ho letto di getto, è tristissima, c'è una povertà totale, c'è fame e disgrazia (e pensare che lui è nato nel 1930, la cosa è pazzesca da immaginare), ma c'è soprattutto una descrizione fantastica della sua adolescenza, dei suoi sentimenti, di come vive la disgrazia totale attorno a lui, la morte dei suoi fratelli, la sparizione del padre bevitore. Non esce un libro triste, esce qualcosa di assolutamente bello e positivo verso la vita.
Ma ovviamente è un libro per i più grandi tra di voi, non è da Elementari, devo dirlo chiaramente qui.
Georg
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miticalilly96
piccoloscrittore già più grande


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Inserito il - 29/09/2008 :  15:38:37  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Bello il modo di scrivere...solo una cosa...cosa cavolo ti è successo in quel periodo? Non ho capito. E niente!!! Non mi lasciare la curiosità. Forza!
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lovebook
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 29/09/2008 :  20:54:28  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Adele... comunque un leone nascendo in cattività è sempre leone di natura, perciò NON NASCE ADDOMESTICATO. Può essere addomesticato il primo giorno di vita, ma non è nato addomesticato. Vi consiglio un bellissimo libro di torey l. hayden, Una Bambina, tratta di una bimba di 8 anni che vive infelice e di una giovane insegnante che la vuole salvare. Georg, tu l'hai letto?
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adele
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Inserito il - 29/09/2008 :  22:48:31  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
mai sentito... vedrò...

Adele

P.S. ma comunque, o dal primo giorno, o dalla nascita, o dalla seconda settimana, se quel leone lo reinserisci in quella che SI PENSA sia la sua natura... ci rimane fregatissimo. Muore entro pochi giorni. Succede a tutti gli animali in cattività. Noi uomini lo siamo, viviamo nella gabbia delle convenzioni e dei pregiudizi, delle regole dette e non dette, delle supposizioni e dei giri mentali. Per questo quando appare qualcuno più vicino alla sua natura originale lo emarginiamo, bollandolo come strano o pericoloso.
E' questa una delle (tantissime) cose che mi ha fatto capire "Stargirl" di Jerry Spinelli...
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lovebook
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 30/09/2008 :  20:59:27  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Secondo me l'uomo non nasce in cattività, affatto. Se tu un leone lo fai nascere nella foresta sta bene. Se lo fai nascere in cattività, no. E un' uomo in "cattività" non ci nasce. Vi prego, basta con questo penoso esempio del leone!
Un'altra cosa: "Una Bambina" è un libro per adulti, talvolta molto violento. L'ho citato perchè tratta di questi argomenti, ma non perchè penso che lo dobbiate leggere; può essere una lettura interessante solo se si sa sopportare un libro pesante. Altrimenti vi risulterà soltanto scioccante e fatto per impressionare, anche se non è affatto così-
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adele
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Inserito il - 30/09/2008 :  21:20:43  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Mmm... me lo segno e scappo in libreria...
Grazie del suggerimento...

Io come libri molto belli per lo studio della vita e del percorso interiore suggerisco i libri giapponesi. Almeno, a me piacciono da impazzire.
NORWEGIAN WOOD di Murakami Haruki è un CAPOLAVORO...
ma anche i libri di Banana Yoshimoto non sono male...

Adele
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adele
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Inserito il - 31/10/2008 :  20:36:02  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Come promesso nella discussione MUSIC ecco la risposta per Smile. E' tratta dal mio diario, quindi scusate eventuali errori ortigrafici etc. Non correggerò niente nella trasposizione, e non lascerò commenti. Lascerò che tutto parli da solo e che voi ne traiate la conclusione che volete.


9/09/08

ORE 00:00 :D

Sono seduta al tavole della cucina mentre aspetto che si riscaldi l'acqua per la camomilla...
E me ne sto qui, a cercare di capire che cosa sta succedento in questi giorni di malinconia e di inspiegabile isolamento. Ma la risposta è così scontata...
Semplice, semplicissimo.
Domina SUSAN.

Chi è Susan?

Beh, partiamo con lo spiegare che in me convivono due persone diverse. Una è "Adele" cioè la Adele che tutti conoscono, quella frivola, egocentrica, stronzetta che pensa solo a divertirsi. L'altra è "Susan" (che deve il suo nome a Susan Caraway-Stargirl) cioè l'Adele di prima dell'estate scorsa, quella sognante e sognatrice e intellettuale, malinconica, dolcissima, piena di problemi troppo grossi per lei.

Ora, queste due tizie non riescono a trovare un punto d'accordo, quindi: o domina l'una o domina l'altra. Generalmente è Adele che sta al comando. Ma ogni tanto Susan si impunta e comanda lei. Dura poco, in genere qualche giorno... Quelli sono quelli che io chiamo

I GIORNI DI SUSAN


...(che, fra l'altro, sarà il titolo della mia biografia quando riuscirò a trascrivere al computer tutti i miei diari...).
E in quei giorni preferisco non farmi vedere troppo in giro, per non rischiare di compromettere tutto ciò che Adele ha costruito...

Tutto lì.

Sono discorsi un pò da schizofrenica, vero? xD

E va bè...

Tanto, i "giorni di Susan" passeranno presto... ( al più tardi domani penso che Adele dovrebbe rifarsi viva...)
Ad ogni modo, parliamo d'altro prima che la tentazione di farmi ricoverare superi ogni cosa... :P

commento di adesso (notate come da questo momento in poi torno ad immergermi nella frivolezza, come se parlarne mi desse fastidio)

Alluuuura.. giornata tutto sommato niente male... Con Enrico tutto allaa grande... Il caldo (come sempre) è insopportabile... ma pazienza... Ieri ho letto un libro supendo: "Dell'amore e di altri demoni" [di Gabriel Garcia Marquez] e, ovviamente, mi sto sparaflashando di letteratura latinoamericana...

Sto leggendo "Paula" [di Isabel Allende] e ho comprato una raccolta dei racconti di Marquez...

Madò quanto rimango flashata dalla roba... =P

Il 17 comincia la scuola... non so se l'avevo già detto, la ho scelto il Classico... KE BILLU! C'è un'unica cosa della quale ho paura, cioè...
La scrivo sotto forma di desiderio che forse serve anche di più...

DESIDERIO N°10
Desidero che io, Titty, Taty e Anna rimaniamo amiche anche se andremo in scuole diverse.

...Dio lo voglio davvero...

Sono le uniche vere AMICHE (femmine) che ho avuto nella mia vita... non mi vaproprio di perderle... Cristo, se ripenso a quante ne abiamo passate...

OK ORA BASTA CON I SENTIMENTALISMI

Non voglio fare la "Sveva Casati Modignani"! xD

vabbè... che stavo dicendo?

Ah, si, niente di che, volendo posso anche cambiare argomento:

LA CANZONE CHE HO IN TESTA:
"Trying to get to you"
[Elvis Presley]

...Almeno mi pare si chiama così... xD Alluuuuuuuura... altro?
Ma certo! Una volta che la lampada del comodino non mi arrostisce
(SONO IN CUCINA)

PRRRRRRR ALLA LAMPADA DEL COMODINO! =P

Posso anche sdilinquire quanto mi pare su quello che mi pare! ^^

Domani vado ai Cano e mi porto quell'esaurita di taty... nella speranza che possa aiutarmi a metter fine (provvisoriamente, è ovvio) ai "giorni di Susan"...
Di pome devo andare da Luca (Bellu&Ribelli) perchè mi deve dare un regalo che ha per me dopo la sfilata... =D eeeee!!
Giovedì ho uan cena al Luna Rossa con le altre modelle di Qquadro.

Invece il 13 (cioè sabato)...
CHE SUCCEDE? EH? EH? EH?
1 meseeee!!

Okay, mi calmo... =P

Ah! Comunque, l'altro giorno pensavo una cosa... Quando io scrivo qui sul diario uso il "voi"...
Il che è un pò strano, no?
Ma non so perchè, mi esce naturale. Probabilmente sono stata influenzata dai romanzi delle "ragazzine" o ho l'inclinazione a pensare che comunque qualcuno prima o poi leggerà questi diari! ;-)

...MAMMA MIA!...

Questa è la camomilla che comincia a fare effetto...
Sono partita con la malinconica (e schizofrenica) descrizione dei "giorni di Susan" e mi ritrovo a parlare dei romanzi delle Ragazzine!

Ci manca poco che mi metto a parlare della lavatrice e siamo apposto! (INQUIETANTE: appena ho scritto sta frase la lavatrice ha sciacquato i panni e ora tace, come prima... mah... solo io posso avere la lavatrice posseduta...)

OK OK, STO UFFICALMENTE DELIRANDOOOOOOOO!!

Meglio che me ne vado a letto...

baci, Adele

00:45 (cioè due secondi dopo aver detto che me ne andavo a letto)

NON C'HO VOGLIA DI DORMìììì!!

Il che non è propriamente vero, se si considera che le palpebre mi si chiudono sole sole... ma m'annoia troppo arrivare fino in camera...

LAGNUSIA FOR EVERRRRRRRRRR

Vabbè... mi strascicherò come meglio posso...

NOTTE! Adele

P.S. mancano 50 pag esatte alla fine di questo diariooo!!
ghgh! =D

tutto qui.

Adele
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Inserito il - 01/11/2008 :  15:02:05  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
ADEEELEEE...TU SEII COSTRETTA A SCRIVERE ALTRE PAGINE DEL TUO DIARIO!!!! MI FAII MOORIR DAL RIDEEREE! (INVECE ORA VORREI PIANGERE....)

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Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03