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Ellieneko
piccolissimo scrittore


14 Messaggi

Inserito il - 27/12/2008 :  16:38:30  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Prologo(VERSIONE DEFINITIVA XD)




Belasco spalancò le porte del Palazzo delle Rose. Il principe di Roccia aveva gli occhi verde palude socchiusi e la bocca increspata in un sorriso folle.
“Uh?” disse la regina Tabitha. “Belasco!?!”
“Si, madre, proprio io!” disse Belasco con un ghigno.
“Cosa ci fai qui? Ti eri ritirato anni fa nelle viscere di Sothano!”
In realtà fu Tabitha stessa a segregare il figlio malato di mente nelle viscere del pianeta, perché imparasse a controllare i suoi impulsi e a riflettere.
“Come sei sospettosa, madre cara…”
“Si da il caso che oggi l’oracolo mi abbia convocata… tu c’entri qualcosa?”
“Forse. Sai, madre, quando mi ritirai anni fa nelle viscere di Sothano, ho riflettuto su dei miei progetti che ci renderebbero i più ricchi, potenti, invidiati di tutti e due i mondi; Sothano e la Terra.”
Roccia era visibilmente interessata.
“Belasco… dimmi cos’hai in mente!”
“Vedo che ho catturato la tua attenzione! Bene, tre settimane fa sono tornato in superficie e ho riunito un esercito immenso in poco tempo: umani e non, circa un milione emezzo di arruolati. Ebbene ho creato un incantesimo nuovo che ci permetterà di comandare il tempo. Ti sembrerà inutile, ma se mentre io conquisto le varie terre coll’esercito i miei oppositori saranno chiusi nel castello, che io avrò stregato con questa magia, anche se a loro sembrerà di rimanere prigionieri solo per cinque minuti, io avrò a disposizione nella realtà cinque anni! Capisci?”
Tabitha era allibita. Corrugò la fronte rugosa e si grattò la testa rada di capelli. Negli occhi di Belasco c’era una scintilla di follia.
“Sei pazzo. Ma è un’idea strepitosa… e va bene figlio, starò dalla tua parte. Ora però devo recarmi dall’oracolo e sperare che non sappia del mio tradimento…”
Belasco sorrise alla madre. Se ne andò silenzioso come un gatto verso le sue stanze.

Tabitha attraversò il portale che si trovava nella sua stanza e si trovò nella grotta dell’oracolo, proprio di fronte a quest’ultimo.
“Oh, Tabitha, ti aspettavamo.”
L’oracolo era una figura calva che fluttuava in una luce celeste al di sopra di una fonte che in quella grotta formava un laghetto. Oltre a regina Tabitha c’erano re Frances, re del Regno del Fuoco, regina Aquamarine e re River, sovrani del Regno dell’Acqua, re George e regina Edelweiss, sovrani del Regno del Vento e il conte e la contessa Universe delle Stelle, una provincia del Regno del Vento.
“Oh, bè…” disse l’oracolo “… cara Tabitha, il tuo Belasco tenterà di conquistare i due mondi… so che non è il modo giusto per dirtelo… non so come spiegarmi, ma… Belasco ha questo potere. Ci ha tutti in pugno.”
Tabitha si finse scioccata.
“Lo so, Tabitha, ti capisco… comunque… c’è una ragazza che potrà salvarci dal disastro… viene dalla Terra, ma è una magica… il suo nome, Frances, è Phoebe Phoenix.”
Tutti, ma proprio tutti, rimasero di sasso.
“Phoebe… la figlia di Melania e Frances?” chiese Edelweiss.
“Si, lei. Anche Caleb sarà coinvolto in questa storia, Frances…ma Evelyn no, e neanche Seran.”
Frances annuì e sorrise enigmatico.
“Jessan Wind e Hira Universe porteranno Phoebe su Sothano.”
Edelweiss e la contessa Universe si scambiarono uno sguardo preoccupato.
“E… anche Ail Mark e Vilandra saranno partecipi di questa storia, ma… Aquamarine, River, state attenti, non so come ma Vilandra, che ha cinque anni meno di Ail Mark, in cinque minuti crescerà e diventerà grande come lui.”
Aquamarine si strinse forte al marito.
“Ma Vilandra ha otto anni… i suoi genitori sono morti…”
L’oracolo si strinse nelle spalle.
“So che è sotto la custodia del conte Coldate, ma sarete voi a riferire loro questi fatti.”
“Ma, i nostri figli sono troppo giovani per essere coinvolti in una guerra! Non potrebbero essere degli adulti a compiere la missione?” chese Edelweiss preoccupata.
L’oracolo scosse la testa.
“Fallirebbero. Solo Phoebe, Jessan, Hira, Ail Mark, Caleb e Vilandra possono salvarci. Nessun altro. L’ho visto. Il loro intervento è indispensabile.”
E gli otto genitori si allontanarono, preoccupati e non, e tornarono alle loro dimore.

Modificato da - Ellieneko in Data 17/03/2010 16:14:45

Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 29/12/2008 :  09:55:28  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ciao Fragola,
volevo dirti di stare attento a non aprire troppe discussioni. Come potrai notare, di norma si apre una discussione dove si mettono tutte le storie proprie attaccate.
Se poi non ti piace una storia non si deve ri-iscriversi con un nick nuovo, ma basta cliccare sulla propria storia e la si può cambiare in qualsiasi momento, ok?
Grazie,
Georg
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adele
Gran Capo tra i piccoliscrittori


1350 Messaggi

Inserito il - 29/12/2008 :  16:08:55  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Qualcosina veloce veloce.
Evita di fare cose come "moooolto" cioè di storpiare parole italiane con aggiunte di vocali etc... già non si dovrebbe fare nei dialoghi... nelle sequenze narrative o descrittive, poi, sta proprio malissimo.
E i puntini di sospensione sono AL MASSIMO 3 (...) e dopo ci va uno spazio (vale per tutti i segni di interpunzione).
Per il resto... carina. Molto veloce, ma a questo punto della storia non posso ancora dire se sia un bene o un male. Certo nella parte in cui lei si chiede da dove viene quel toc toc ci vorrebbe un pò d suspense in più. Ma può darsi che sia il tuo stile, e quello nessuno può criticarlo.

Adele
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Ellieneko
piccolissimo scrittore


14 Messaggi

Inserito il - 29/12/2008 :  18:53:39  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
grazie dei consigli, ho inserito una nuova discussione perchè non avevo letto i commenti...rimedierò !Ciao e grazie!
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Ellieneko
piccolissimo scrittore


14 Messaggi

Inserito il - 29/12/2008 :  19:02:35  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ecco l'altra storia che avevo inserito, non sapendo che potevo metterla qui...l'altra la continuerò in seguito.
--------
La stella polare

Era una tranquilla notte di dicembre; le stelle splendevano e la luna era alta nel cielo. Il mare era calmo e solo qualche pipistrello volava, ma solo nei pressi di una grotta poco lontano dalla spiaggia. Una piccola lucciola era ferma a guardare la stella polare, la cui luce si faceva sempre più forte, si avvicinava sempre più...
Alla fine la lucciola volò via spaventata, la stella polare era lì, una giovane coi capelli rossi e gli occhi dorati, con in mano una polvere argentea.
La stella polare iniziò a danzare sulla spiaggia, con la polvere che si spargeva ovunque. Intorno a lei, pian piano, arrivarono tante luci, provenienti de paesi lontani:
Una luce rossa, che si trasormò in una donna,
una luce blu, che divenne un uomo,
una luce verde, che divenne una ragazza,
una luce azzurra, che si trasformò in un ragazzo.
"Benvenuti, Elementi" disse la stella polare "io sono Edelweiss Polar, la stella incaricata dal re Soleis di contattarvi".
I quattro annuirono.
"In questo periodo sulla terra non c'è più molto amore..." cominciò a spiegare la stella "e voi dovreste riportarcelo".
"In che modo?" chiese la ragazza che era la luce verde.
"Tu, Terra, devi far fiorire questi semi...si trasformeranno in fiori d'amore...con i loro gas ci aiuteranno!".
E Terra prese i semi che la stella Edelweiss le porse.
"Tu, Fenice, che governi il fuoco, in ogni fiamma accesa metti questa...infonderà bisogno d'affetto!".
E la donna che era la luce rossa, Fenice, prese la polvere dalle mani di Edelweiss.
"Tritone, tu che controlli le acque, sciogli in esse questo liquido, che farà innamorare chiunque lo tocchi della persona giusta".
Tritone afferrò la bottiglia ed annuì soddisfatto.
"Ciclone, guida i venti in tutte le direzioni e soffia queste polveri che rallegrano e rassicurano le persone".
E anche Ciclone prese le polveri magiche. I quattro elementi si alzarono e si inchinarono. La stella rispose all'inchino e li guardò trasformarsi in luci.
Decise che anche per lei era ora di andare. Andare dal re del sole a dirgli che il compito di riportare l'amore sulla terra era finalmente cominciato...così la stella polare iniziò a brillare forte e piano piano tornò dov'era prima...sotto gli occhi stupiti di una lucciola che non era più spaventata da quella stella che voleva aiutare il re a riportare l'amore.
---------
PICCOLA DOMANDA: dopo i puntini di sospensione si deve lasciare uno spazio?
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adele
Gran Capo tra i piccoliscrittori


1350 Messaggi

Inserito il - 29/12/2008 :  19:35:44  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
ASSOLUTAMENTE SI.
La regola di base delle interpunzioni è:
ATTACCATE ALLA PAROLA CHE LE PRECEDE E STACCATE DA QUELLA CHE LA SEGUE. MAI PIù DI TRE (di tutto... mai più di tre punti esclamativi, interrogativi o di sospensione).
Fine

Adele
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Ellieneko
piccolissimo scrittore


14 Messaggi

Inserito il - 15/01/2009 :  19:01:55  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

1
Il Wind Heart




Ero stesa sul letto quel giorno, i miei erano usciti a fare spese, mentre mia sorella era da un’amica. Mi chiamo Phoebe, Phoebe Phoenix. O almeno, ora mi chiamo così. Prima il mio nome era Phoebe Brenn. All’epoca avevo dodici anni, e il ventotto settembre ne avrei compiuti tredici. In quel momento ero al culmine della noia; erano tre quarti d’ora che mi rigiravo sul letto, intrecciavo i miei capelli, di un color terra bagnata, e cercavo di cogliere qualche riflesso verde, azzurro o viola nei miei occhi, che restavano sempre e comunque marrone scurissimo, quasi neri. Questo m’irritò ancora di più, dato che odiavo i miei occhi scuri.
Mi pare chiaro che non andavo fiera del mio aspetto! Come avrei voluto avere i capelli neri di papà o quelli rossi di mamma! E magari gli occhi celesti di mia nonna…
Già, magari! Peccato che io fossi stata adottata. Eh, sì, proprio così, ero stata adottata. E siccome non ero la protagonista di una telenovela, non m’importava chi fossero i miei veri genitori.
“Che noia…” sbuffai.
Ero sola in casa, i compiti li avevo completati tutti, le faccende terminate ed il computer era rotto. Per poco non presi in considerazione l’idea di pulire lo scantinato. Il che, è un’impresa impossibile. M’immaginai con una scopetta in mano mentre tentavo di scrostare via gli strati di sporco accumulatasi in dieci anni dal pavimento e rabbrividii. Io vivo, anzi, vivevo, visto che ora abito letteralmente su un altro pianeta, in una grande villa col giardino, insieme a nonna Mary Vincent che stava al primo piano, mentre io, Royenne, mamma e papà abitavamo al secondo. Io ci stavo fin troppo larga in quella grande casa, e oltretutto quel giorno ero sola! Non ero mai stata una tipa socievolissima, ma stare tutto il giorno sola in casa a rigirarmi i pollici era tremendamente noioso.
Per fortuna, poco dopo, sentii bussare e credetti che qualcuno venisse in visita.
Toc toc.
Mi guardai intorno.
Toc toc.
Mi affacciai alla porta.
Toc toc.
“Bah, mi sarò sbagliata…”
Toc toc.
Sobbalzai.
“Ma da dove viene questo rumore?”
Prima di finire la frase, sentii chiaramente che il suono proveniva dal balcone.
Mi avvicinai.
Piano piano, silenziosa come un gatto. Ero spaventata, ma non abbastanza per soffocare la curiosità.
Ignorando il batticuore cercai di intravedere qualcosa attraverso la tenda senza tirarla via, ma niente.
Così costai lievemente la tenda, quel poco che bastava per vedere…
C’era un ragazzo.
Un normalissimo ragazzo.
Un normalissimo ragazzo che, chissà come, era finito sul mio balcone.
Aprii la finestra che dava sul balcone in fretta e furia e lo scaraventai dentro.
Volava.
Prima, fuori al balcone, fluttuava sopra i vasi di piante grasse. Non avevo parole. Presi la prima cosa che mi capitò a tiro, un libro e lo alzai, come per volerlo colpire.
“S-stà attento o t-te lo tiro in t-testa!”
Il ragazzo era alto, biondo con gli occhi grigi. E non sembrava minimamente spaventato.
“Cosa ho fatto?” mi chiese, un po’ sorpreso dal mio comportamento.
Lo fissai.
“Volavi!”
“Si, certo.”
“Ah, si certo, è normalissimo che un ragazzo voli! Ma chi… cosa sei? Un sogno?”
“No” disse lui scuotendo il capo. “Sono Jessan Wind, principe del Regno del Vento.”
Lo guardai con aria interrogativa.
“Ok… cosa ci fai qui… principe?” chiesi, assecondando quello che sembrava non essere altro che uno stranissimo sogno.
“Sono venuto a prenderti.” mi rispose con un mezzo inchino.
Sgranai gli occhi.
“Secondo me è pazzo… un sogno pazzo. Oppure sono pazza io che sogno un ragazzo pazzo.” mi dissi.
“Non mi credi?”
“Sei solo un sogno, nulla di più, perciò è uguale, fa ciò che vuoi.”
Jessan Wind mi diede un pizzicotto.
“Ahi!”
“Ora ci credi che non è un sogno? Devi venire con me.”
Lo guardai spaventata. Cosa stava succedendo? Non era un sogno?
In un attimo fui assalita dal terrore.
Cominciai a gridare, presi il libro di storia e glielo lanciai.
“Tu sei un ladro! Vai via brutto furfante! Sciò!!!”
Lui cercava di proteggersi con le mani dalle mie librate, ma vi riuscì solo bloccandomi il polso.
“Laciami! Brutto… brutto…”
“Ancora non mi credi? Sei impossibile! Su, da brava, ora ti do il Wind Heart e tu ci riporti a Sothano...”
“Il che?!? E dove dovremmo andare?!?”
“Il Wind Heart, questo ciondolo qui…” disse indicando una collana con un ciondolo a forma di cuore celeste tutto scheggiato, “… lo devi usare per riportarci a Sothano.”
“E cos’è Sothano?”
“Ma non sai nulla? Sei o non sei Phoebe, la figlia di Melania?”
Rimasi di stucco.
“Penso che tu abbia sbagliato persona. Mi chiamo Phoebe, sì, ma non conosco nessuna Melania.”
Jessan si batté una mano sulla testa e parve intristirsi di colpo.
“E’ vero, tu non lo sapevi… ”
“Cosa? ”
Jessan abbassò lo sguardo.
“Vieni con me… mio… padre te lo spiegherà.”
A quel punto, una ragazza di circa la mia età irruppe nella stanza: aveva capelli castano scurissimo, quasi nero, lunghi fino alle spalle e ricci, occhi marrone nocciola, era di media statura e magra.
“Ti ho trovato Jessan!” esclamò.
“… e io ho trovato Phoebe Phoenix.” disse lui indicandomi.
Io ero sempre più sorpresa; nonostante cercassi di dirmi il contrario, tutto quello che mi stava accadendo era la pura realtà. O ero su Candid Camera.
“L’hai trovata? Finalmente! Piacere, tu dovresti essere la famosa Phoebe Phoenix, io sono Hira Universe.”
“Io? Io mi chiamo Phoebe Brenn, non Phoenix. Credo che abbiate sbagliato persona… oh, cavoli, com’è possibile tutto questo? Mamma non ha fatto la peperonata!”
“Oh, ancora usi il nome dei tuoi genitori adottivi? Pare di sì… ”
“Ehi, ehi, ora calma. Qui c’è qualcuno che ne sa molto di più o molto di meno su di me di quanto ne sappia io.”
Jessan e Hira si guardarono.
“Chi le spiega tutto?” chiese lei.
Jessan sospirò.
“George. Ci penserà lui.”
Ormai, qualsiasi cosa stesse succedendo, era chiaro che non poteva essere un sogno. Così decisi di assecondarli.
“Devo prendere il ciondolo?”
Hira e Jessan annuirono.
Lo strappai dalle mani di Jessan e lo sollevai per osservarlo meglio. Era solo un piccolo cuore di cristallo azzurrino, pieno di scheggiature.
“Ecco qua.” dissi titubante.
Jessan si era zittito.
“A cosa serve?”
“Ad aprire il portale per il regno magico di Sothano. E’ una chiave." disse Hira.
“Ancora con questo Sothano?!? Ma dove cavolo volete portarmi?!? No, no, no, io non mi muovo da qui, ciondolo o non ciondolo!”
“Ma c’è in ballo il destino di Sothano e della Terra!”
“Ma che Sothano e Sothano!!! Io ho paura, cavoli, e da qui non smuovo un passo.”
Solo allora Jessan parlò.
“Phoebe tu non sei un’umana. Tu sei come noi, una…”
“Pazzoide!” conclusi io.
“No. Una magica. E per giunta molto potente. Sei predestinata a salvare i due mondi, Sothano e Terra. Ma a spiegarti tutto, ti ripeto, sarà mio padre, quindi non fare storie e apri il portale per Sothano usando il Wind Heart!”
“La fai semplice! E come? Dico la formula magica?
Biddibiboddibiboo a Sothano mi porti tu!”
BOOM!!!
Esatto. Dovevo dire proprio quello. O almeno così credevo all’epoca, poi scoprii invece che bastava nominassi la destinazione. Funzionava con la magia proveniente dalle mie corde vocali. All’improvviso si spalancò un vortice al centro della stanza, era spaventoso! Ci aspirò in sé con grande velocità. Io mi sentivo soffocare e svenni.
Quando aprii gli occhi si ritrovò in una valle grandissima, seduta su di un cerchio di pietra. Nella valle c’erano moltissimi alberi, tra i quali spiccava un mastodontico pesco.
“Hira? Jessan? Cos’è successo? ” chiesi, un po’ intontita.
“Eccoci… ” era la voce di Hira.
“Eccoci dove? ”
“Nella Valle delle Porte. Qui ci sono quattro entrate ai regni di Sothano: quella gigantesca pietra piena di muschio laggiù è la porta per il Regno della Roccia, governato da Tabitha, la regina della natura. In quella grotta che vedi c’è uno stagno con una cascatella, che è la porta del Regno dell’Acqua, governato da Aquamarine e River, signori delle acque. Quella grande scalinata di cristallo invece porta al Regno del Vento, governato da George ed Edelweiss, signori dell’aria e genitori di Jessan. Per ultima lì… non ti consiglio di andarci, la scala che si apre nella roccia, quella da cui esce fumo, quello è il Regno di Fuoco, governato da Frances.” concluse Hira indicando a mano a mano le varie entrate.
“E’ tutto vero?” chiesi io, incredula.
“Sì, ma ora dobbiamo andare nel Regno del Vento, precisamente a palazzo Nubasia, il padre di Jessan ti spiegherà tutto.”
“Cos’è Sothano?”
“E’ un mondo parallelo alla Terra. E’ collegato ad essa da quel pesco che hai visto là,” disse indicando il gigantesco pesco “ed ora il nemico minaccia di invadere Sothano e anche la Terra, passando attraverso il pesco.”
“Chi è il nemico?”
“Presto lo saprai. Ma sta’ attenta. Noi ti abbiamo portato qui per proteggerti, se il nemico dovesse sapere che sei qui ti costringerebbe a stare al suo servizio. Infatti il pesco permette a chiunque di andare sulla Terra, ma non di tornare. Questo potere lo hai solo tu che sei la prescelta del Wind Heart, il ciondolo azzurro che ti ha dato Jessan. Il piano del nemico era di conquistare Sothano, poi lasciarlo a qualcuno, andare sulla Terra, conquistarla, trovarti e usarti per andare e tornare dalla Terra a Sothano a suo piacimento. Perciò non deve sapere che sei qui.”
Io annuì incerta. Era davvero la realtà. Tutto ciò che toccavo lo sentivo davvero. Tutto. Sospirai. Dopotutto quella realtà non mi dispiaceva affatto, ero curiosissima invece. Ma sarei dovuta tornare a casa prima o poi. E se fosse stato pericoloso? Sarei potuta morire… Rabbrividii.
“Vieni?” mi chiese Hira.
Io annuii un po’incerta. Hira mi prese la mano e m’accompagnò alla scala di cristallo. Sembrava che potesse cedere da un momento all’altro, ma appena vi salii tutto il timore scomparve. Stavo vivendo un’avventura fantastica e non avevo alcuna intenzione di tirarmi indietro. Sorrisi ed andai avanti stringendo la mano della nuova compagna. Il vento mi stava sollevando e trasportando verso un lontano castello di cristallo. Mi sentii leggerissima e guardai con terrore la Valle delle porte allontanarsi…
Hira e Jessan erano tranquilli, ma io tremavo, sia per il freddo che per la paura. Hira mi sorrise, anche se le stavo stritolando la mano, mentre il biondo vicino a noi guardava il castello di vetro, come annoiato. L’enorme edificio stava su uno stato di nuvole solidificate e nonostante fosse di vetro, non era trasparente. Io sentii che piano piano le nuvole sotto i miei piedi si facevano solide e chiusi gli occhi pietrificata quando il vento smise di reggermi e di farmi volare. Ma poi sentii sotto i piedi come… dell’ovatta. Le nuvole erano soffici e riuscivano a reggermi! Jessan ed Hira invece non camminavano, volavano.
“Perché voi riuscite a volare?” chiesi curiosa io.
“Gli abitanti del Regno di Acqua respirano sott’acqua e non bevono mai. Quelli del Regno di Roccia riescono a parlare con le piante e gli animali. Quelli del Regno di Fuoco sopravvivono al tocco delle fiamme e le comandano. Gli abitanti del Regno di Vento volano e sopravvivono per giorni senz’aria. Sono le uniche caratteristiche che accomunano le varie civiltà. Altrimenti ognuno ha un particolare potere.” spiegò Hira.
“Anche tu puoi volare, ma credo solo in alcune situazioni.” aggiunse Jessan, che fino ad allora non aveva detto nulla.
“Davvero?” chiesi io.
“Credo di si, ma ti dirà tutto mio padre.”
Jessan poggiò una mano sul vetro. Il palazzo era meraviglioso… tutto composto da vetri colorati posti a mosaico, circondato da nuvole e nuvole… ma non aveva entrate.
Là dove il biondo aveva poggiato la mano si formò un incavo, dove inserì una turchese.
“Io, Jessan Wind, principe di Vento, autorizzo la principessa Phoebe Phoenix e la contessina Hira Universe ad entrare.”
Io sussultai. Il mio nome non era Phoenix e non ero neanche una principessa! Ma non ebbi il tempo di farlo notare al suddetto ‘principe’, perché a quel punto nel cristallo si formò un portone e i due lo attraversarono senza indugio. Io li seguii silenziosa. Dentro il palazzo Nubasia era una meraviglia, se da fuori il vetro colorato non lasciava intravedere nulla, da dentro si vedeva ogni particolare, sembrava di camminare tra le nubi che prendevano i colori del vetro. Ogni lampadario era di vetro soffiato e le scale erano rese visibili da un lungo tappeto di broccato colorato ornato di argento e cristallo. Ne ero affascinata e Hira dovette trascinarmi per condurmi in fretta nella stanza del trono. Uno spettacolo. I due troni erano altalene pendenti dal soffitto che era, come tutto il resto, di vetro, ma trasparente, perciò sembrava che pendessero dal cielo. Le altalene-troni erano composte da sedili intarsiati d’argento e lo schienale era definito da diamanti e turchesi. I braccioli erano rivestiti di seta azzurra e le corde che tenevano i due troni erano liane intrecciate con fili d’argento e diamanti.
E i sovrani erano lì, imponenti, facevano sembrare il tutto spoglio a loro confronto. Regina Edelweiss era bellissima: capelli lunghi e biondi come quelli di Jessan, lievemente mossi, i suoi occhi erano verdeazzurri e guardavano fisso il re. Re George era alto e imponente, con le spalle larghe e una folta barba nera. Anche i capelli, ricci come quelli del figlio, erano neri, mentre gli occhi erano profondi e grigi, che sembravano penetrarti, identici a quelli di Jessan. Guardai i miei jeans scuri e la maglia semplice che avevo indosso ed arrossii. Non era proprio l’abbigliamento adeguato. La regina scese aggraziatamente dal trono e venne incontro al figlio, che aveva salutato i sovrani con un inchino. Anche Hira si era inchinata, e io mi affrettai ad imitarli, goffamente. La regina abbracciò stretto il figlio, come per paura di perderlo.
“Jesse! Tesoro, sei tornato sano e salvo!”
Il figlio arrossì un po’, ma ricambiò il gesto della madre.
“Allora ce l’hai fatta, figlio. Buon per te.”
Al contrario della regina, il re non diede minimo segno d’affetto verso Jessan, che gli lanciò un occhiataccia.
“Io e Hira abbiamo portato la figlia di Melania qui. Ora tocca a voi, padre, spiegarle tutto.”
George annuì.
“Andate pure. Sono sicuro che i genitori di Hira l’aspettano con ansia.”
Jessan ed Hira si allontanarono accompagnati dalla regina, così io rimasi sola con il re, che mi rivolse un sorriso sarcastico.
“E ora tocca a te, Phoebe Phoenix” disse.
Lo stomaco mi si chiuse in una morsa.
“Il mio nome è Phoebe Brenn” dissi io, sottolineando il cognome.
“Questo è ciò che credi tu. La verità è che sei una creatura di Sothano, una magica collegata ad un elemento dal proprio Soth. I Soth sono sirene, ninfe, demoni e stelle, creature formate dagli stessi elementi che nascono assieme ad un bambino sothaniano e ne determinano l’elemento e perciò la razza. Nel tuo caso due elementi e non so quale delle due razze, se fuoco o vento. I bambini non possono usare la magia finché non vengono collegati spiritualmente al proprio Soth, e questo avviene solitamente a dieci anni. Per quanto riguarda te, ciò avverrà fra poco tempo. Per ora la magia si limiterà a proteggerti in caso di pericolo. E… riguardo al Wind Heart, cioè il ciondolo che ti ha consegnato Jessan, è la tua pietra chiave, ce l’hanno tutti i nobili come un lasciapassare per il proprio regno. Il Wind Heart è qualcosa di speciale. Te lo ha assegnato tuo padre, ma sinceramente non so dove l’abbia trovato o come l’abbia creato. Può essere usato solo dalla prescelta, cioè tu, e permette spostamenti avanti e indietro tra Sothano e la Terra.
Nessun altro può farlo, nemmeno l’oracolo, colui che è in sintonia con tutti gli elementi, può aprire un portale sulla Terra per andare a Sothano. Solo tu puoi. E non chiedermi cosa sia in realtà il Wind Heart, è un mistero che dovrai svelare tu stessa, perché forse solo l’oracolo lo sa. Ed ora andiamo avanti.” disse il re.
George schioccò le dita e comparve un’immagine. Una donna. Mia nonna.
“La vedi? Mary Vincent Le Chonnet, tua nonna. All’epoca aveva già tre figli: Walter, Lucas e Belinda.”
Schioccò nuovamente le dita, stavolta comparve mio nonno.
“Gaspar Moon, ovvero il Duca di Luna, una provincia del mio regno, ragazza. Gaspar si trasferì sulla Terra col nome di Gaspar Brenn. Gaspar e Mary Vincent si sposarono, quando si trasferì sulla Terra però, Gaspar aveva già una figlia.”
Vento fece comparire l’immagine di una ragazza che mi somigliava tantissimo.
“Eccola qua: Melania. Melania era una magica, aveva ereditato tutta la magia del padre, ed era una bimba di salute cagionevole, perciò non poté lasciare Sothano. Infatti non tutti i magici sopravvivono nel tuo mondo, nella cui atmosfera non è presente l’Alchilina, sostanza indispensabile per tutti i magici totali, ovvero che hanno ereditato dai genitori la magia completamente.
E Melania era troppo debole. Tuo nonno però fu costretto ad andarsene e a lasciarla qui a causa di una famiglia del regno di Roccia che lo voleva morto, non so perché.”
In quel momento capii perché la regina era così preoccupata per il figlio… se non mi avesse trovata in tempo, non sarebbe potuto tornare indietro… e sarebbe morto per la mancanza di Alchilina.
“Alcuni magici totali sopravvivono per poco tempo, altri per anni,” continuò il re “ma Melania sarebbe morta, perciò tuo nonno l’affidò all’ex re di Fuoco, Igor Famelion.”
“Nessuno mi ha mai parlato di questa Melania… Poi? ”
“Re Frances. Il re attuale del regno di Fuoco. Lui se ne era innamorato e fu la causa della morte di Melania.”
Io sgranai gli occhi.
“Cosa le fece?”
“Aspetta. Lasciami finire. Devi sapere che a controllare gli spostamenti degli gli abitanti di Sothano e della Terra attraverso i due mondi è il Pesco del Tempo. E’ un albero magico, nutrito dalla linfa vitale di Sothano. Quell’albero allora si trovava all’entrata del Regno della Roccia, ora è nella Valle della Porte. Lì successe una cosa. Melania stava visitando i vari Regni, poi, sotto il Pesco del Tempo incontrò una persona e se ne innamorò.”
“Chi?”
“Di mio figlio. Jessan.”
Io impallidii.
“Ma quanti anni ha Jessan?”
Vento rise forte.
“Quattordici anni. Uno di più di quanti ne aveva quando Melania scomparve. All’epoca avevano entrambi tredici anni. Quando Frances scoprì che Melania e Jessan si erano innamorati si adirò in un modo abominevole. Minacciò i sovrani di tutti i Regni, voleva imprigionare Jessan e ci riuscì. Ma Melania lo amava ed acconsentì al matrimonio con Frances pur di salvarlo. Ella non amò mai Frances, ma in quello stesso anno lui la costrinse a dargli un erede, e lei diede alla luce quattro gemelli, tre femmine ed un maschio: Caleb Fire, che Frances tenne con sé, Evelyn Mooncat, che venne adottata da una donna terrestre… ”
“Aspetti! Tre cose, uno: perché non anno gli stessi cognomi?
Due: perché la fece adottare, e per di più da una terrestre? Melania partorì a… tredici anni?”
“Si… Frances la obbligò, lui aveva 25 anni ed appena diventato re. Voleva solo due cose: Melania e degli eredi. Non volle con sé le femmine, perché le odiava in quanto le riteneva fonte di dolore, come la moglie, che non lo amava, e poi a Sothano i cognomi li scelgono i genitori in base ai poteri che hanno ereditato i figli, ma il giorno dello sposalizio le femmine acquistano il cognome del marito. Ma ora lasciami finire; fu affidata ad un marinaio terrestre Seran Blackmoon, e in ultimo… Phoebe Phoenix, che fu affidata al fratello di Melania, Walter Brenn… e così Phoebe acquistò il cognome Brenn. Tutto accadde in un anno.”
Io deglutii. Sapevo di essere stata adottata, ma tutto questo non me lo aveva mai detto nessuno. Trassi un respiro.
“E così io… mi chiamo Phoebe… Phoenix. Gran bel cognome… ma, che fine hanno fatto Melania e Frances?” balbettai incerta.
“Frances uccise Melania perché lei non lo amava, ma continuava ad amare Jessan. Poi fece un incantesimo a Sothano, che bloccò il tempo per dodici anni, solo di recente è stato sbloccato da Frances stesso, annoiato dalla sua solitudine… perciò Jessan, e neanche noi, siamo invecchiati negli ultimi dodici anni. Frances è vivo e vive a Fiery Castle, il castello di fiamma.”
Io sgranai gli occhi.
“Dopo tutti i crimini che ha commesso, non è stato arrestato?!?”
“Anima candida! E’ il re. Nessuno s’azzarda ad arrestarlo… Stavo dicendo, recentemente, Phoebe, io e altri nobili siamo stati convocati dall’oracolo: i nostri figli dovranno accompagnare te, la prescelta da lui stesso, fino alla Fonte di Vita, lì dove c’è la sorgente del fiume che nutre il Pesco del Tempo, quella dove confluisce la linfa vitale di ogni paese di Sothano. Lì dovrai farti dire dalle Fateree, custodi della Fonte di Vita, la magia segreta per sconfiggere l’orda di ribelli che vuole conquistare i due mondi abbattendo la barriera del Pesco, esercito guidato da Belasco, il principe del Regno della Roccia. Ma sta’ attenta, le Fateree rispondono ad una sola domanda e tu sarai tentate di fargliene un'altra… perciò dovrai ricordare sempre il tuo obbiettivo. La Fonte di Vita è sottoterra, e si raggiunge attraverso il Regno di Roccia. Lì non abbiamo altri alleati che la regina Tabitha, ed è da lei che dovrete farvi aiutare a raggiungere la Fonte di Vita. Ma Belasco non deve assolutamente sapere che siete… sei lì! Lui vuole te!”
Io rimasi interdetta. Avevo scoperto troppe cose tutte assieme e la mia reazione era stata più normale del previsto. Ma, ora mi si chiedeva… di combattere?
“Non siamo troppo giovani? Cioè… io sono arrivata qui ora, e ho scoperto tutte queste cose molto in fretta… e insomma… perché io?” dissi.
“E’ ciò che l’oracolo ha predetto. E’ il destino. Tu sei l’unica dei persona esistente che ha ereditato dai genitori due poteri, e per giunta interamente uniti. Non il fuoco, ma nemmeno il vento. Negli anni passati solo pochissima gente ha ereditato dai genitori due poteri fusi tra loro, e questa gente è stata importantissima per Sothano. Solo coloro che possiedono due poteri assieme possono consultare le Fateree. E poi, la magia che ci salverà la possiedi solo tu. Comunque… ora puoi andare. Jessan ti aspetta fuori, Hira è andata ad avvertire i suoi genitori del suo ritorno.”
“Grazie… maestà. Un’ultima cosa; quali sono i miei poteri?”
“In realtà nessuno lo sa. Come ti ho detto, pochi hanno ereditato dai genitori due poteri fusi. E mai del vento e del fuoco, poi. Lo sa solo tuo padre, che ti ha dato il nome di Phoenix. Riflettici.”
Phoenix… Fenice.
Mi allontanai con lo sguardo basso. Ripercorsi il corridoio che portava alla sala d’aspetto, le guardie non mi degnarono di uno sguardo, forse perché ero stata accompagnata dal principe di Vento.
Nella sala d’aspetto c’era Jessan, vestito con una camicia azzurra, giacca, pantaloni e scarpe bianche. Sembrava una meringa, e stava seduto su un divanetto trapuntato di perle, ametiste e diamanti. Il biondo batteva nervosamente il piede in terra e guardava di qua e di là. Appena mi vide si drizzò in piedi e fece un cenno a delle servette.
“Phoebe, mia madre ti ha invitato ad un tè, quelle ragazze ti aiuteranno a cambiarti, va bene?” disse indicando le serve.
“O-ok… ma, io… non ho mai bevuto… tè… con una regina!”
“Non preoccuparti!” rispose lui con un sorriso smagliante.
Le due serve mi accompagnarono in una grande camera armadio, appartenuta alla sorella maggiore di Jessan, che ora si trovava sulla Terra. Dovevo solo scegliere. Tra i tanti, pescai un abito lungo fino al il ginocchio, lilla, con dei merletti cuciti sui bordi e sul petto, per formare uno scollo a “V”. Sotto all’abito misi delle calze bianche e delle semplici scarpe viola, con una perla come unico ornamento. Le serve mi spazzolarono i capelli fermandoli con un cerchietto bianco abbellito da mille paillettes argentee.
Io evitai con cura l’argomento ‘Melania’, che pareva interessare molto le servette ed entrai nella sala con la bocca spalancata: era una stanza immensa e circolare senza tetto, scoperta, migliaia di piante e fiori la abbellivano ed al centro della era situato un tavolo di pietra levigata apparecchiato per il tè. La regina e Jessan si erano già accomodati, quest’ultimo a capotavola. Appena mi intravidero, entrambi sgranarono gli occhi, tanto che la lieve somiglianza tra madre e figlio fu evidente.
“Oh, cara, sei bellissima! ”
Io arrossii al complimento della regina, mentre Jessan mi faceva accomodare al suo fianco.
Mi sedetti imbarazzata e osservai in silenzio la cameriera versare il tè. Dopo dieci minuti di conversazione condotta dalla regina, cadde il silenzio.
Fu la regina a romperlo.
“E così mio marito ti ha raccontato tutto.”
“Sì. Tutta la storia.”
“Anche di Melania?”.
Jessan s’incupì di colpo ed io mi irrigidii.
“Melania. Sì. Era mia madre… penso.”
La regina sorrise, non riuscivo ancora a credere a ciò che mi stava accadendo. All’improvviso un pensiero mi balenò in testa e spalancai gli occhi. Mi ero scordata dei miei genitori adottivi!
“Mamma! Papà! Sicuramente saranno tornati!”
“Calma, piccola. Ti darò una cosa che potrebbe servirti… sapevo che ne avresti avuto bisogno. Jessan ti accompagnerà a casa. Per andare sulla Terra tieni questo.”
La regina prese un nastro rosso e me lo diede.
“Questo è un fiocco magico, ti permette di cambiare lo scorrere del tempo: con questo addosso un minuto a Sothano è uguale ad un anno sulla Terra. Ma se lo togli, il tempo ritornerà a scorrere in modo normale”
Io annuii.
“Credo di aver capito.”
Ma come mi sarei comportata a casa? Cos’avrei detto? Ma soprattutto… avrei chiesto spiegazioni ai miei genitori? Dovevano essere preoccupatissimi…
“Phoebe?” mi chiamò Jessan.
Io mi alzai, ringraziai cortesemente la regina per il tè e mi avviai verso l’uscita.
I miei avrebbero dovuto spiegarmi ogni cosa.

Modificato da - Ellieneko in data 17/03/2010 16:15:36
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Ellieneko
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Inserito il - 20/03/2009 :  18:53:31  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

2
Promesso




Io, Phoebe Phoenix e Jessan Wind eravamo di nuovo nella Valle delle Porte. Camminavamo in silenzio verso il centro della valle, dominata dal cerchio di pietra, che era il portale per la terra, e dal gigantesco e nodoso Pesco del Tempo. Ai rami del pesco erano appesi orologi di tutte le qualità.
“Cosa sono tutti quegli orologi?” chiesi indicando l’albero.
Jessan parve risvegliarsi da un sonno profondo.
“Quello è il Pesco del Tempo. Si chiama così perché la plebe crede che dopo la morte di una persona, appendendo l’orologio al pesco, quello continui a funzionare eternamente, mantenendo in vita la memoria di una persona.”
“Romantico. Jay-Jay mi fai un favore?”
“Si. Ma poi dovrai farmene uno anche tu.”
“Non chiamare la gente ‘plebe’, è… beh, è brutto.”
“Non chiamarmi ‘Jay-Jay’. E’ un soprannome stupido.”
“Ok, come dovrei chiamarti?”
“Jessan, come faceva Melania.”
Sentii una morsa allo stomaco. Non ne potevo più di parlare di Melania… uffa!
“Io non sono Melania. Posso chiamarti Jesse?”
Lui sospirò.
“Va bene… se ti fa piacere chiamarmi come fa mia madre…”
“Mi fa piacerissimo! Ma… perché tua madre ha reagito così quando ti ha visto? Cioè… era così preoccupata!”
In realtà l’avevo capito, volevo solo una conferma.
“Bè, io ed Hira dovevamo cercarti, ma possiamo stare poco tempo senza l’Alchilina, gas che alimenta le nostre cellule magiche. E se non ti avessimo trovato in tempo non saremmo potuti tornare indietro, solo tu puoi andare dalla Terra a Sothano a tuo piacimento col Wind Heart.”
Io annuii. Era come pensavo.
“Capito. Tuo padre me lo ha spiegato, ma non ero sicura.”
Ora ci trovavamo di fronte al cerchio di pietra, e io presi il cuore di cristallo, anzi, di vento, il Wind Heart.
“Cosa dico?”
“Non lo so. Pensaci tu!”
Lo guardai storto.
“E va bene! Sim Salabim, sulla terra riportaci da qui!”
Come la prima volta all’andata, si creò un vortice che aspirò sia il principe di Vento, sia me. Come in un sogno, io vidi tutto intorno a me sfocato… ed in un attimo ero a casa. Tossii lievemente, accorgendomi solo in quel momento che Jessan non respirava bene.
“Jesse? Tutto ok?”
“No” rispose lui, prendendo fiato “non sono abbastanza forte da resistere così tanto tempo senza Alchilina, le mie energie si prosciugano.”
“E perché io sto bene?”
“Sei abituata, e poi, sei un raro incrocio tra due magici dai poteri diversi, sei forte e resisti per anni.”
“Ah.”
Gli presi il braccio e lo aiutai a sedersi sul letto di mia sorella, il più vicino, al momento. Sentii il rumore dei passi di mia nonna.
“Ho sentito un rumore… Phoebe!?!”
Era proprio nonna.
“N-nonna!”
Vidi il volto segnato dal tempo di nonna affacciarsi allo stipite della porta.
“Phoebe, sei qui! Eravamo così preoccupati, tu non tornavi e… Jessan?”
Nonna parlava veloce, freneticamente, rallentò solo nel pronunciare il nome del ragazzo che mi affiancava.
“Signora Le Chonnet, buongiorno.” disse in un soffio.
In meno di un secondo, in camera erano arrivati i miei genitori e mia sorella. Ovvero i miei genitori adottivi e la mia sorellastra.
“Oh, Dio… cosa succede qui? Cosa ci fa lui qua dentro?” esclamò Walter Brenn, il mio papà.
“Lo conoscete?” chiesi, niente affatto stupita.
“Si… lui… è stato lui ad avvertirci della morte di… Melania. Ma suppongo tu sappia tutto ormai.” disse a fatica la nonna.
“Non per merito vostro, però! Dovevate dirmelo.”
“E’ vero. Ma ci avresti creduto?” chiese papà.
“Cosa vi costava provare?”
“Phoebe, ci dispiace. Dovevamo raccontarti tutto prima. Ma ora ci spieghi cosa ci fa lui qui?” mia nonna era inquieta in presenza di Jessan.
“Phoebe deve aiutarci. E’ l’unica dei quattro gemelli figli di Melania e Frances a possedere i poteri del padre e della madre. E’ l’unica a possedere due diversi poteri uniti in tutto Sothano. C’è un uomo che ha radunato un esercito. Vuole conquistare i due mondi.”
Mentre Jessan spiegava, molto faticosamente per giunta, la mia sorellastra, che aveva all’epoca otto anni, era stupita a tal punto, che era crollata a terra.
“No.”
“Papà! Da me dipendono le sorti di due mondi! E’ una cosa… insomma… si vede solo nei film!”
“Non mi interessa. Vedetevela da soli. Phoebe, vieni qui.”
Mio padre era irremovibile… ma anche io.
“Io devo aiutarli!”
“Non farmi arrabbiare…”
“Non importa se ti arrabbi! Hanno bisogno di me!”
“Phoebe basta! Il destino di Melania non è il tuo! Vieni subito qui.”
Io, con arroganza, tirai fuori il Wind Heart. I miei non ne conoscevano la magia…
“Papà, non puoi fermarmi. Io andrò e tornerò indietro sana e salva. Promesso. E ora… Bibbidibobbidiboo a Sothano mi porti tu!”
Il solito vortice trascinò me e Jesse a Sothano, ma feci in tempo a vedere mia madre scoppiare a piangere con la nonna, la mia sorellastra tentare di prendermi e mio padre gridare di rabbia. Ma non mi sarei fermata, e neanche sarei tornata indietro. Avrei salvato i due mondi. Promesso.

Modificato da - Ellieneko in data 17/03/2010 16:16:17
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 20/03/2009 :  19:46:08  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Adesso non ho tanto tempo che devo scappare.
Un complimento però subito per i tuoi dialoghi. Sono scritti bene, secondo me, scorrono e passano come se fossero reali.
Il che è ottimo, direi!

Georg
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Ellieneko
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 17/03/2010 :  16:28:08  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
3
Fiori color di rosa




Questa volta non svenni. Tenni gli occhi spalancati, tutto il tempo. Il passaggio tra due mondi in realtà non durava molto, più o meno due minuti, ma in due minuti ti sentivi soffocare.
L’aria attorno a te cambiava, i color sfumavano e gli oggetti assumevano le forme più bizzarre.
Nonostante fosse accanto a me, Jessan era solo un’immagine, per me; non parlava, non si muoveva, non rispondeva agli stimoli.
Per fortuna arrivammo prima che io potessi prendere in considerazione che fosse morto.
“Jesse?”
“Sono qui.”
Infatti era accanto a me, ma nello stesso tempo non lo era.
“A cosa pensi?”
“Vuoi davvero saperlo?” chiese, con una punta di sarcasmo.
“Riguarda Melania, vero?”
“Si.”
Rimasi un attimo in silenzio, riflettendo su cosa poteva racchiudere quel ‘si’. Probabilmente malinconia, tristezza, amarezza.
“Va bene. Facciamo un patto, ok?”
“Quale patto?”
“Io ti dirò sempre ciò che penso. E anche tu.”
Jessan distolse lo sguardo, pensieroso.
“Melania non mi ha mai chiesto patti o promesse… veramente non me l’ha mai chieste nessuno…”
Mi paragonava a Melania. Non c’era bisogno di chiederglielo, si capiva che ne era ancora innamorato. E mi dispiaceva per lui… Sapevo cosa significava perdere la persona a cui si vuole più bene. Ma non avrebbe dovuto farsi condizionare dalla mia somiglianza a Melania. Era terribilmente sbagliato.
“E quindi?” chiesi, visibilmente irritata.
“Quindi va bene. Accetto le tue condizioni.” rispose, finalmente tornando a guardarmi sereno.
Sorrisi. Forse non era irrecuperabile. Potevo ancora aiutarlo a dimenticare Melania. Dopotutto mi dispiaceva vederlo così… così… distrutto. Era un bel ragazzo e poteva benissimo rifarsi una vita con un'altra ragazza. A pensarci bene era proprio un bel, bel, bel ragazzo… Cavoli, era proprio ‘bono’… mia madre sapeva scegliere dopotutto.
“Somigli molto anche a tuo padre.” Disse.
A questa affermazione sgranai gli occhi.
“C-come?”
“Il tuo aspetto è identico a quello di Melania, ma sei anche decisa, schietta e un po’ arrogante. Come Frances.”
“Sai che ti dico, Jesse? Sono contenta. Almeno non sono solo una fotocopia uscita male di mia mamma.”
Era la prima volta che la chiamavo ‘mamma’. Ma Jessan parve stupito da qualcos’altro.
“Tu non sei una fotocopia fatta male di Melania!”
“Ah, si? Allora assicurami che ogni volta che mi guardi non mi paragoni a lei.”
Jessan arrossì.
“Guarda che non mi sono arrabbiata. E’ normale che io ti faccia venire in mente Melania. Ma non paragonarmi a lei, per favore.”
“Scusa.”
“Tutto ok. Ma… ora dove dobbiamo andare?”
“Veramente aspettiamo Hira.”
“Ah… e nel frattempo?”
“Boh…”
“Papà Walter… non ti sopporta.”
Il principe di Vento mi rivolse uno sguardo pieno di tristezza, tanto che ne rimasi sopraffatta e fui costretta a rimanere a fissarlo con gli occhi spalancati.
“Walter mi conobbe il giorno che gli annunciai della… della… ”
… morte di Melania.
“Ho capito.”
Quando finalmente riuscii a staccare gli occhi da lui ero molto dispiaciuta. Avrei dovuto evitare l’argomento. Mi voltai verso il Pesco del Tempo. Era davvero un albero bellissimo. Era il periodo della fioritura, perciò sembrava una grande palla rosa montata su dei rami. Mi alzai e mi ci avvicinai.
“ Phoebe?” mi richiamò Jessan.
“Tutto ok, Jesse. Voglio solo dare un’occhiata.”
Gli orologi appesi ai rami erano tutti diversi: d’oro, d’argento o di bronzo, rossi, gialli o blu, grandi, piccoli o medi, da polso, da taschino o piccoli cucù.
Uno solo catturò la mia attenzione: era un orologio da taschino tutto d’argento. Sopra vi era inciso un nome: Melania Brenn.
Sgranai gli occhi. Certo che per andarmi a cercare i guai avevo il sesto senso!
“Phoebe! Sono arrivata.”
Per fortuna Hira mi chiamò.
“Arrivo.” dissi, ignorando la curiosità nello sguardo di Jesse.
L’orologio funzionava ancora. Svelta, lo rimisi al suo posto, nascondendolo tra i numerosi altri orologi appesi lì intorno.
“Eccomi!” dissi, saltellando verso i due magici di Vento.
“Phoebe, stai benissimo con questo vestito!”
Solo allora mi accorsi di avere ancora addosso l’abito preso in prestito al palazzo di Nubasia.
“Oh! Dovrò restituirlo, l’ho preso al castello!” esclamai.
“Non preoccuparti, puoi tenerlo.” disse gentilmente Jesse.
Io sorrisi, a mo’ di scusa, per poi rivolgermi ad Hira:
“Dove siamo diretti?”
“Al palazzo di Glace, nel regno di Aqua. Dobbiamo portare con noi il principe Ail Mark Sea e Vilandra Snow, ragazza che è stata adottata dai sovrani Aquamarine e River dopo la morte dei suoi genitori. Vilandra era la migliore amica di Nina, sorella minore del principe Mark. Purtroppo Nina è scappata di casa dopo una lite con i genitori. Mai parlare di lei in presenza di Ail Mark Sea.”
Feci segno di aver capito, ma ero un po’ stordita.
Quante cose da assimilare in un giorno!
“Andiamo?”
Hira mi prese la mano e io gliela strinsi forte.
“Certo! Jessan, Phoebe, stiamo per conoscere il leggendario Ail Mark Sea; ruffiano, donnaiolo e prepotente, il principe dei principi!” esclamò Hira sarcastica.
Jessan sollevò gli occhi al cielo.
“Hira, si capisce che non lo sopporti, cerca almeno di nasconderlo!” esclamò.
“Quindi visiteremo il Regno di Aqua!” dissi, entusiasta solo all’idea.
Hira annuì.
“L’importante è che non ti lasci ingannare dal caro principe Mark…”
Capii che Hira aveva molta voglia di parlarne.
“In che senso?”
“Diciamo che è… molto bello…”
Io inarcai un sopracciglio e tirai fuori uno dei miei migliori sorrisi.
“Se mi piacerà, vedrai come lo sistemo… ”
Jesse mi guardò di traverso.
“Vuoi dire che se ti piacerà… glielo dirai senza troppi convenevoli, immediatamente?”
“Esattamente.”
Hira rise.
“Tipica filosofia del ‘Se mi piace, me lo prendo’!”
Jessan mi lanciò un’occhiata sarcastica e sorrise.
“Non andiamo a caccia!”
“Questo lo dici tu…”
“Oh-oh, Phoebe, somigli a tuo padre più di quanto credessi.”
Quest’ultima frase del principe di Vento mi fece arrabbiare.
“Io non costringo nessuno. Sono gli altri a volermi.”
Lo dissi con voce leggermente piccata, ma divertita allo stesso tempo. E poi gli feci la linguaccia.
Hira scoppiò a ridere, ma Jesse ribattè a tono.
“E se lui non ti volesse?”
“Riuscirò a ribaltare le cose: sarà poi lui a non piacere a me.”
Mi voltai verso Hira con un sorriso vincente.
“E se non mi piacerà, farò in modo da farlo piacere ad Hira. Che a Mark piacerà Hira è scontato…”
Hira mi sorrise modesta.
“Grazie.”
“Ehi, basta smancerie, dobbiamo andare!”
Io sbuffai all’ennesima esclamazione poco cortese del principe di Vento.
Dal Pesco del Tempo, ci vollero circa venti minuti per arrivare alla base del monte, dove si trovava la grotta che portava all’ingresso per il regno di Aqua.
La grotta era straordinaria; tra le rocce erano incastonate pietre turchesi, diamanti e lamine di argento. Nel centro della grotta c’era uno stagno di acqua purissima e trasparente, increspata in corrispondenza di una cascatella che copriva il passaggio in un’apertura tra le rocce.
Jessan si fece avanti, volando sullo stagno, seguito a ruota da Hira.
“Ehi!” esclamai io “Non so volare!”
“Giusto! Scusa” disse Hira, mentre faceva marcia indietro, ma Jessan la fermò.
“Lascia stare, faccio io.”
Lei annuì e Jessan mi raggiunse, si inginocchiò davanti a me e m’intimò di salirgli sulla schiena. Io ero molto imbarazzata, ma lo feci. Lui non sembrò fare fatica quando si alzò in volo con me sulla schiena.
In pochi attimi fui posata su di uno spuntone di roccia vicino alla cascatella, nella quale Hira si infilò. Jessan aspettò che lei passasse e poi mi fece risalire sulla sua schiena e passammo.
La cascata non mi aveva bagnata!
Dall’altra parte della grotta c’era, come nel Regno del Vento, il palazzo reale. Prima di entrare nel Regno, si passava di lì.
Il palazzo era meraviglioso, ma continuavo a preferire quello di Nubasia, imponente e gigantesco, in mezzo alle nuvole.
Il palazzo di Glace era completamente di ghiaccio, con molte finestre e balconi dai quali pendevano fiori rampicanti. Il ghiaccio non era freddo al tatto e non si scioglieva, ma Hira mi assicurò che si trattava proprio di ghiaccio.
Come quando dovevamo entrare al palazzo di Nubasia, Jessan tirò fuori una turchese e la pose in una incavatura del ghiaccio.
“Io sono il principe Jessan Wind, chiedo il permesso di entrare a palazzo Glace in compagnia di Hira Universe e Phoebe Phoenix.”
In meno d’un secondo una voce melodiosa disse:
“Permesso accordato, che si aprano le porte di palazzo Glace!”
E il portone altissimo, tutto d’argento, si aprì per lasciarci entrare. Come a palazzo Nubasia, mi stupì la grandezza dell’atrio, sormontato da una coppia di scale di ghiaccio.
Una decina di servi ci accerchiavano, cercando di rendersi utili in qualche modo. E poi vidi, una figura elegante scendere le scale di destra, e una più minuta e aggraziata quelle di sinistra.
Ail Mark Sea e Vilandra Snow.
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 19/03/2010 :  07:45:34  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Qui sta nascendo un romanzo ad "ampio respiro!"
Bene bene, sono proprio contento che qualcuno stia scrivendo (e bene).
Bellissima l'idea del pesco degli orologi, mi è piaciuta molto.
Continua così.
Attenzione solo a piccole ripetizioni tipo "XY è vivo e vive nella valle..." Ma nulla di grave.
Un saluto
Georg
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Ellieneko
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Inserito il - 22/03/2010 :  16:24:45  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
4
Ail Mark Sea e Vilandra Snow





Ail Mark Sea era un ragazzo alto, coi capelli di un biondo quasi bianco e gli occhi verdi magnetici. Era tipico degli abitanti del regno di Aqua avere i capelli e gli occhi così chiari, ma nessuno aveva un aspetto così regale, o un sorriso brillante come il principe di Aqua. Notai che era davvero bello, ma qualcosa m’impediva di farmelo piacere davvero.
I miei occhi furono ad un tratto rapiti da Vilandra Snow, che stava raggiungendo Ail Mark. Vilandra aveva i capelli un po’ meno lisci, ma molto più luminosi del principe di Aqua, inoltre era piccola e gracile al suo fianco.
“Jessan, da quanto tempo!” salutò Ail Mark.
“Ehi, te la passi bene, principe dei miei stivali!” gli rispose Jessan di rimando.
“Anche tu, vedo… non mi presenti queste due belle ragazze?”
Io sorrisi, mentre Hira inarcò un sopracciglio. Evidentemente non aveva gradito il complimento.
“Sai bene chi sono! Hira la conosci di vista, penso, e sapevi già di… ” disse il principe di Vento.
“Sì, sì, ma sempre meglio seguire le regole del bon ton…” lo interruppe Ail Mark.
“Signorina, lei sarebbe miss… ?” mi chiese, con un perfetto baciamano.
“Phoebe Br… Phoenix.”
“Miss Phoenix! Benvenuta!”
“Grazie.”
Era straordinariamente galante. E ciò lo rendeva irritante.
Ail Mark spostò gli occhi su Hira, e giurai di averlo visto arrossire. Che gli piacesse la mia nuova amica appariva evidente dal modo in cui la squadrava, da capo a piedi, con gli occhi spalancati.
“E quindi lei sarebbe miss Hira Universe.”
“Esattamente.”
“E’ un vero piacere conoscerla, per me.”
“Anche per me.”
Mentre parlavano, era in corso una vera e propria gara di sguardi penetranti tra i due, ma Ail Mark riuscì a batterla, accecandola con un sorriso abbagliante, mentre la fissava maliziosamente con i suoi magnetici occhi verde mela.
Nel frattempo Vilandra ci si era avvicinata, e stava salutando Jessan con un cenno della mano destra.
Era decisamente più piccola del principe di Acqua. Guardandola da vicino, era anche molto diversa. I capelli erano più scuri, gli occhi di un celeste chiaro all’interno, ma con i contorni dell’iride turchesi, inoltre aveva i lineamenti più morbidi di quelli di Ail Mark, nonché delle lunghissime ciglia. Appariva evidente che non erano fratelli, infatti nessuno dei due fingeva di essere imparentato con l’altro.
“Ciao, Phoebe” mi disse “io sono Vilandra. Piacere.”
Lei mi porse la mano e io la strinsi. Era fredda e delicata.
“Piacere.”
Mi chiesi immediatamente quanti anni avesse.
Non stetti molto a sentire le successive chiacchiere, ma osservai Jessan, che ogni tanto si voltava verso di me, un po’ preoccupato.
“Beh, ora siamo quasi al completo. Ci conviene andare a dormire.” disse Hira.
“Perché? E’ solo il tramonto” dissi “e in che senso siamo ‘quasi al completo’?”
“Domani ci aspetta una giornata pesante… incontreremo tuo fratello e cercheremo di convincerlo ad aiutarci.”
Cercai di fingere di non essere stupita. Ma dopotutto sapevo solo da un giorno di avere due sorelle e un fratello, perciò non vi riuscii.
“Noi non bastiamo?” dissi solo.
“L’oracolo un giorno ha convocato i nostri genitori e li ha avvertiti che saremmo stati coinvolti in questa faccenda. In seguito siamo andati da lui e ci siamo organizzati: prima trovare te, poi avvisare Mark e Vilandra, e poi convincere Caleb. Siamo tutti necessari, secondo lui, per sconfiggere Belasco. E poi… Caleb… è strano. Se ne sta sempre rinchiuso nel castello e sarà difficile convincere lui, o perlomeno re Frances, a lasciarlo venire con noi.”
“Ah. Capisco.” dissi solo.
In realtà avevo paura.
Tanta paura.
Perché il re George aveva detto che mio fratello viveva con mio padre. Come poteva un uomo che, per quanto ne sapevo, era cattivissimo, non farmi paura?
Jessan si avvicinò.
“Phoebe? Tutto ok?”
“No. Ho solo dodici anni! Non voglio più rimanere qui, ho paura!”
Hira mi circondò le spalle con un braccio.
“Coraggio…”
Jessan si chinò un poco per sussurrarmi qualcosa all’orecchio. “Ricordi il patto? Ti dirò cosa penso. In questo momento penso che sei una persona strana, certe volte decisa e arrogante, certe volte paurosa e incerta.”
“Io invece penso che se incontrerò il mio vero padre gliene dirò quattro e tenterò di picchiarlo, così lui mi ucciderà come ha fatto con mia madre.”
Jessan sorrise.
“Ricordati che ci siamo noi a proteggerti.”
Io annuii e sospirai.
“Ok. Va bene incontrerò mio padre. Ma voglio farvi sapere che lo faccio solo per voi.”
Gli altri sorrisero ed Ail Mark ci portò alle nostre stanze.
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Ellieneko
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Inserito il - 11/04/2010 :  15:05:56  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Mentre lavoravo all'altra storia, mi è venuta in mente questa, e direi che mi piace. Spero anche a voi!
.........
PROLOGO
Novembre 1789, Cattedrale di Santa Maria
del Fiore, Firenze








Morgana tentò di fuggire via dalle grinfie dell'Angelo Nero entrando nella Cattedrale solitaria. Era notte a Firenze ed il buio avvolgeva la città in un'ingannevole cortina d'ombra. L'interno della chiesa era avvolto da uno strano silenzio, così profondo da sembrare palpabile. Morgana richiuse la Porta della Mandorla e corse a rifugiarsi ai piedi dell'altare. Le tremavano le mani e aveva le guance rigate di lacrime e sangue. Balbettando parole incomprensibili e piangendo tirò fuori da una tasca rattoppata un misero rosario rovinato dall'usura e cominciò a recitarlo. Dall'alto del Crocifisso, Gesù la osservava, e più che sofferente la sua espressione era interessata. Morgana non riuscì a terminare il rosario perché le sue mani lo lasciarono cadere. Urlò. Urlò di dolore e disperazione. Pianse più forte di prima e prese a strofinarsi le ginocchia, a congiungere le mani e a gridare forte: "Perché?". La Porta della Mandorla si riaprì. Un rumore di passi invase la mente di Morgana. Spalancò gli occhi rivolgendoli al Crocifisso.
- Ti prego! Non ho fatto nulla di male! Pietà! Rivolevo solo indietro il mio angelo! - Prese a supplicare, senza ottenere alcuna risposta, la disperata donna.
Il rumore di passi si fece più forte. Dalla Porta della Mandorla, lasciata aperta dall'oscuro individuo, penetrava un forte e gelato vento, che fece volare via lo scialle di Morgana, e le avvicinò qualcos'altro. Ora sopra la pelle scoperta del suo collo si era posato qualcosa di scuro, leggero e soffice. Con le pupille dilatate dal terrore, senza voltarsi, avvicinò le dita tremanti al collo e cercò l'oggetto intruso. Le sue mani si posarono sulla pelle fredda fino a raggiungere l'obiettivo e lo afferrarono delicatamente. Morgana aprì il pugno.
- Una piuma nera... - disse, implorante. - Una piuma nera?
La sua voce era ridotta ad un flebile lamento. Sapeva cosa stava succedendo. E provava, come tutte le persone che hanno la certezza di dover morire, un’immensa paura.
- Gesù, se sei tanto buono, perché mi destini una morte così ingiusta? Perché punisci il mio amore? – gridò addolorata.
- Non è Gesù che ti destina questa morte, Morgana. Gesù non punisce il tuo amore. E’ il demonio che ora vuole il pagamento del riscatto.
Sentendo la voce dell’Angelo Nero Morgana si prese il viso tra le mani e singhiozzò forte. L’Angelo Nero le posò una mano sulla spalla.
- Conoscevi già le conseguenze della tua scelta, Morgana.
- Erano leggende, Luis, leggende! Chi mai si sarebbe immaginato che avrei dovuto morire uccidendomi e uccidendo mio figlio? Come potevo immaginare che lo avrei condannato alla dannazione eterna? Che fosse tutto vero? Pensavo di delirare, Luis! Non ne parlai nemmeno con mio marito, col mio angelo.
- Se ne avessi discusso con lui ora saresti con un uomo umano e tuo figlio potrebbe vivere felicemente.
Morgana si asciugò le lacrime e strinse forte la fede che aveva al dito da ormai diciassette anni.
- Non sarei mai potuta stare con nessun altro. E’ il mio amore, la mia anima gemella…
- Rinascerai, Morgana. E lo dimenticherai.
- Io non voglio, non posso dimenticarlo! E non posso nemmeno dimenticare mio figlio, che ho condannato ad un’eternità di dolore!
- Sarà l’unica cosa che ti resterà di questa tua vita, Morgana. Il rimorso.
Morgana versò le sue ultime lacrime.
- Prehend è qui fuori. Dice che è pronto. Non chiedermi di tuo marito, hanno dovuto incatenarlo tra i peggiori dell’Inferno per impedirgli di intromettersi nella cerimonia. Penso che gli taglieranno le ali e lo manderanno sulla Terra. Oppure lo terranno prigioniero per un bel po’. Si sa, prima o poi dovranno restituire a Nostro Signore l’Angelo Rosso. Michele non ci metterà nulla a liberarlo.
- Perché non ci aiutate? Non dovreste appoggiarci? Appoggiare l’amore?
- Gli angeli hanno dei doveri, Morgana, e tu lo sai bene. Dio ha concesso ai mortali il libero arbitrio e tu hai scelto la dannazione di tua spontanea volontà. Non possiamo aiutarti, perché significherebbe interferire nelle tue stesse decisioni, e questo comporterebbe venir meno ad un patto sacro col genere umano. Possiamo aiutarvi…
- … ma solo nei limiti del possibile. Sì, conosco la storia, Luis. Cosa succederebbe se mio marito cercasse di aiutarci?
L’Angelo Nero sospirò e parve che le sue ali si accasciassero lungo i fianchi.
- Verrebbe dannato anche lui. Più precisamente, si trasformerebbe in un demonio.
Morgana si morse un labbro e pianse ancora.
- Il mio Angelo Rosso dell’Amore condannato all’esilio o trasformato in un diavolo per l’eternità ed il mio piccolo Prehend dannato… Come posso accettare delle condizioni simili?
- Le accettasti diciotto anni fa, Morgana. Ora non puoi più fare nulla, se non sperare. Vieni, Prehend ti aspetta.
Morgana seguì mansueta Luis fino alla Porta della Mandorla, dove suo figlio l’aspettava, gli occhi grigi fissi a terra e i capelli rossi davanti agli occhi. Le ali grigie grondavano di sangue e i vestiti che aveva comprato assieme alla madre erano ridotti a stracci. Sollevò lo sguardo e vide Morgana con l’espressione più addolorata che avesse mai visto e il viso arrossato dal pianto. Prehend sorrise, mostrando un paio di canini leggermente appuntiti per un angelo. L’Angelo Nero incatenò entrambi ad un sedile di ferro, proprio di fronte alla Cattedrale e agli occhi di Dio.
- Sta per avvenire la fusione – li avvisò Luis.
Morgana non riuscì a proferir parola nemmeno davanti allo spettacolo straziante del corpo ferito del figlio, tanto era abbattuta dal dolore. Prima che avvenisse la fusione, Prehend rivolse uno sguardo d’affetto alla madre e le disse, forse, le sue ultime parole:
- Addio, mamma.
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