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 La Stanza di Elyse
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Elyse Brunt
Piccoloscrittore appena arrivato


3 Messaggi

Inserito il - 17/12/2010 :  22:52:00  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Prologo


E quel giorno la malvagità sconfisse la libertà.
Sull’arena bagnata erano ben visibili le sue orme, residui leggeri di un cammino tormentato da cattivi pensieri. Se ne stava lì appoggiato ad una barca di legno ormai marcio rovesciata dal mare sulla spiaggia deserta, osservato da una figura sinistra.
L’uomo con la bombetta nera fumava un sigaro a pochi metri da lui.
Si conoscevano da anni, o, perlomeno, si erano conosciuti tanti anni prima e nonostante i molteplici incontri, ancora non si capivano.
«Ti sei deciso, Reel?» chiese sogghignando l’uomo con la bombetta nera.
Il giovane non rispose, limitandosi a spostare lo sguardo verso qualche altra parte dell’orizzonte. Il vento gli mulinava in faccia gocce d’acqua salata, gelida, ed incredibilmente simili a lacrime.
«E’ il giorno. Ti vedrà e morirà come mi hai promesso, Reel. O preferisci la sofferenza eterna?»
Il giovane Reel rise. «Non ci penso proprio. Non più. Fa’ quel che devi.»
Il Diavolo si avvicinò.
«E lei? Non t’importa di lei?»
Reel scosse la testa, lasciando che le lunghe ciocche nere gli coprissero la fronte pallida. Improvvisamente scoppiò a ridere e cacciò una sigaretta dalla tasca interna del giubbotto. L’accese con molta fatica a causa del vento, poi inspirò forte.
«Non me ne frega niente.»
Il Diavolo sorrise, spegnendo il sigaro sul legno marcio della barca. «Allora è fatta.»
«Ehi, tu!» gli gridò dietro Reel. «La prima volta che successe c’era la neve.»
L’uomo con la bombetta schioccò le dita mentre si allontanava dalla spiaggia.
Reel vide che il cielo cominciava a scurirsi e la temperatura a scendere vorticosamente. «Mi sono sempre chiesto come diamine fai.»
Nessuno gli rispose. Ma Reel non si aspettava alcuna risposta. Una lacrima gli solcò il viso pallido e freddo come la morte.
Lentamente tornò indietro seguendo i propri passi, notando divertito che quelli del Diavolo non erano rimasti impressi sulla sabbia.

Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 18/12/2010 :  17:03:49  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ciao Elisabetta, e benvenuta sul sito!
Normalmente non intervengo spesso quando qualcuno dei "nuovi arrivati" manda le sue prima storie, ma il tuo prologo è proprio molto bello, e mi ha subito suscitato interesse.
Veramente ben scritto, complimenti!
Speriamo che presto qualcun altro si sveglia dal torpore e che il sito ricominci a vivere di più.
Ciao
Georg
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Elyse Brunt
Piccoloscrittore appena arrivato


3 Messaggi

Inserito il - 18/12/2010 :  21:49:32  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
1.
Lo aveva visto per la prima volta quel giorno che era caduta la neve sul mare.
Era tutto così bianco che lo aveva notato solo grazie al pesante giubbotto imbottito color grigio scuro, che avrebbe dovuto proteggerlo dal gelo, ma che veniva indossato solo perché gli piaceva. In realtà non lo riparava affatto, infatti ricordò che vedendolo aveva sentito un brivido correrle lungo la schiena al pensiero del gelo che doveva sentire. No, probabilmente il brivido non era stato causato dal freddo.
Elyse Brunt era uscita dalla calda e accogliente casa di famiglia perché voleva fotografare la spiaggia innevata. Erano rare le volte che aveva visto la neve nel suo paese, e quelle volte non era durata più di dieci minuti e si era sciolta subito.
Era dicembre inoltrato quando la neve aveva lasciato sulla costa un alone biancastro e freddo come un amore non corrisposto. La scuola aveva chiuso ed Elyse aveva ora il tempo necessario per fotografare tutto quel bianco.
Era uscita di casa frettolosamente, scavalcando il cancelletto, e aveva marciato lungo viale Mazzini fino a raggiungere il lungomare e la piazzetta.
E poi l’aveva visto. Appoggiato al monumento in memoria di un motociclista di cui lei non ricordava nemmeno il nome, ma nel cui casco di metallo tenuto sottobraccio si era più volte divertita ad infilare la testa piccina quando era ancora una bambina, il ragazzo fumava una sigaretta con un’espressione triste. La sua anima viaggiatrice non le permise di tenere in considerazione l’idea che fosse un semplice cittadino che fumava in piazzetta, e le insinuò nella mente l’idea che la stesse aspettando per proporle una pericolosa avventura a bordo di un vascello pirata. Forse era colpa dei suoi capelli neri e spettinati che coprivano in parte la fronte e il viso. O della postura di chi aspetta qualcuno e non vuole vedere nessun altro. In ogni caso, Elyse non aveva potuto fare a meno di inquadrarlo con la sua digitale Pentax e scattargli una foto. Forse lui se ne accorse, o forse no, ma parve rendersi conto della presenza della giovane Brunt e si voltò verso di lei. Elyse abbassò di scatto l’obiettivo della macchinetta verso la neve, distogliendo lo sguardo dal pirata che attendeva. Facendosi coraggio gli camminò davanti senza guardarlo, gli occhi fissi verso la pineta a sud, i passi lenti e calibrati di chi si aspetta che succeda qualcosa da un momento all’altro.
Ma il pirata non la chiamò.
Elyse lo sorpassò superando la statua del motociclista e lui non la fermò per invitarla a compiere un’impresa straordinaria insieme a lui.
Rimase quasi delusa.
Voltò impercettibilmente il capo per osservarlo.
Stava continuando a fumare, fregandosene di lei e di tutte le avventure dei suoi sogni.
Elyse spense la fedele Pentax, fissando il lungomare con la mascella serrata nel tentativo di non battere i denti dal freddo.
La spiaggia era bianca e luminosa, e quasi aveva paura di camminarci sopra e rovinare l’uniformità della neve. Mise le mani in tasca, cercando di scaldarle. Non rimase sorpresa di non esserci riuscita, le sue dita gelide erano così praticamente da ottobre. “Abbiamo le mani in letargo” diceva sempre la sua amica Whisper.
Whisper. L’aveva conosciuta al liceo e andavano molto d’accordo perché si somigliavano in tutto. Eppure… Non riusciva ancora a dimenticare cosa le aveva fatto la sua migliore amica, Claire. O meglio, la sua vecchia migliore amica. Elyse e Claire si erano conosciute all’asilo, e per più di cinque anni erano rimaste inseparabili. Poi Claire aveva fatto nuove amicizie lasciando Elyse completamente sola. Si erano riconciliate solo in terza media, ma ormai il danno era fatto, e avevano perso troppe evoluzioni dei loro caratteri per poter dire ancora di sapere tutto l’una dell’altra. Nonostante ciò, molto spesso la piccola Elyse e la piccola Claire riaffioravano, e ciò le rendeva più unite che mai.
Poi avevano scelto scuole diverse.
Ogni tanto si vedevano, ma in cuor loro sapevano quanto la distanza stesse logorando la loro amicizia, e avevano smesso di sentirsi.
O meglio, per Elyse era Claire che aveva smesso di interessarsi a lei. E per una stupida questione di orgoglio, anche Elyse aveva deciso di lasciar perdere la sua prima migliore amica.
E aveva conosciuto Whisper. Whisper era esattamente come lei: amava scrivere, disegnare, ascoltare musica, sognare, lasciarsi cullare dai ricordi e dalla malinconia… Si intendevano alla perfezione. Ma Whisper non era Claire. Claire era il suo opposto, la sua antitesi, la sua matta, superficiale, lunatica migliore amica. Ma ora erano divise, e qualcosa diceva ad Elyse che lo sarebbero state per sempre, pur avendo condiviso così tanti momenti importanti della propria vita. E la malinconica giovane Brunt era rimasta ferma nel passato, come se qualcosa le impedisse di lasciarsi tutto alle spalle, perciò soffriva.
Di solitudine, di malinconia, di mnemofobia. La paura di perdersi nei ricordi e soffrire.
Scacciò con codardia questi pensieri dalla mente, e tornò a concentrarsi sul paesaggio.
C’era qualcosa che non quadrava, qualcosa che persa nei suoi pensieri non aveva notato.
Fissò il mare stupita.
Solitamente è il cielo a stare sopra l’acqua, o no?
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Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03