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 Scuola KENNEDY, TO, Classe IIIA, 2004-2005
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Inserito il - 15/02/2005 :  11:14:00  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Scuola Kennedy cl. III A

Testi per Georg Maag (Questi sono i primi vecchi testi andati dispersi con le nuove tecnologie!!!)
E che Georg Maag in realtà aveva già messo in questa discussione, dove giacciono da mesi...
*****************************************************************

I folletti


C’era una volta una bibliotecaria: era con i capelli biondi, il vestito rosso e si chiamava Monica; aveva la faccia bella e gli occhi azzurri.
Viveva in una biblioteca che era grande ed aveva tanti libri; anche la biblioteca era bella e tenuta bene.
Un giorno arrivarono dei folletti e buttarono giù tutti i libri.
Il giorno dopo, di mattina, alle sei e mezza, arrivò la bibliotecaria e vide tutti i libri a terra. La bibliotecaria rimise tutti i libri sugli scaffali, meno quello dei folletti: era rimasto per terra aperto ed i folletti, stanchi di aver buttato tutti i libri per terra, si erano rifugiati dentro il libro. Poi la bibliotecaria si accorse che mancava un libro; lo trovò per terra, lo chiuse, e lo mise a posto. Così i folletti, chiusi dentro a quel libro, stettero buoni per un bel po’ di tempo.
Youri L.


La bibliotecaria ed i libri


Una bibliotecaria che si chiamava Lucia, ogni volta che un cliente si presentava in biblioteca, era sempre molto ospitale.
Lavorava in una biblioteca grande e con tanti libri.
Una sera i libri si stancarono di essere “inchiodati” negli scaffali e per essere allegri come la loro custode, allora fecero festa: si buttarono giù dagli scaffali e si fecero vestitini da ballerini, di vari colori: il verde che rappresentava l’erba fresca, l’azzurro che rappresentava il cielo sereno, il rosa l’armonia ed il giallo il sole. Per tutta la notte ballarono. Poi quando arrivò il giorno e la bibliotecaria arrivò, tutti i libri fecero finta di esser morti.
Tra il pubblico c’era un signore che si era innamorato della bibliotecaria ed ogni mese andava da lei a prendere un libro. Un giorno andò da lei e le disse:”Signorina Lucia è successo qualcosa di strano in questi ultimi giorni?”. “Sì, e lei come fa a saperlo?”. “L’ho visto nei miei sogni”. “Ma allora lei è un mago!”.
“Sì, finalmente lo ha capito”.
A questo punto lei si rivelò: “ Ma lo sai che io, in realtà, sono una strega. Saremmo davvero una bella coppia!!”.
“E’ ciò che speravo di sentir da tanto tempo”.
Martina A.


I libri che ballano di notte


C’erano, tanto tempo fa, dei libri in una biblioteca. I libri erano sempre sullo scaffale immobili, tranne quando qualcuno li prendeva per leggerli. Vivevano purtroppo in una biblioteca schiacciati tra di loro. Un giorno, di notte, i libri,per non stare fermi, scesero giù.
Dato che i libri raccontano di avventure, di movimenti, fecero come c’era scritto dentro e ballarono per una notte intera. C’era chi con delle copertine rosse faceva il diavolo, c’erano altri che con la copertina marrone facevano... si scatenavano: certi correvano, altri giocavano a nascondino... Che meraviglia giocare e ballare!
Dopo la notte trascorsa a far festa, quando la bibliotecaria entrò, disse:”Cosa è successo, dio mio, santo cielo!!”
I libri furbi, quando entrò la bibliotecaria, si immobilizzarono per terra facendo finta di essere normali ed aspettarono che la bibliotecaria, con tanta pazienza, ma proprio tanta, riuscisse a rimettere,in due mesi e sedici giorni, tutti i suoi mille libri al loro posto. La bibliotecaria così felice, dopo aver rimesso tutto in ordine, riaprì il negozio per far ritornare signori e signore a rilegger i libri.
Francesco C.


Il faraone egizio


C’era una volta un faraone di molto prestigio economico. Era amato dal popolo. Abitava nel suo palazzo reale e comandava tutto l’Egitto. Era un grande religioso: pregava per tutti gli dei tranne che per Nut.
Riusciva a “tirare avanti” grazie all’ottimo raccolto di frutta e verdura e alla selvaggina che gli procuravano i suoi uomini.
Un giorno come gli altri, i suoi sacerdoti gli dissero che Nut era furioso per la poca riconoscenza data a lui e che quindi minacciava da un raccolto povero a malattie molto gravi. Il tempo passò veloce ed il faraone si dimenticò della maledizione, ma purtroppo quel giorno arrivò.
Per due mesi non piovve, quindi il raccolto diminuì e gli animali scapparono per la mancanza di cibo. Le persone, non mangiando abbastanza, si ammalarono. Però avvenne una cosa strana, anzi molto strana. In quel momento un dio fece una benedizione all’Egitto: il raccolto aumentò e la gente ammalata guarì. Il faraone era al settimo cielo. Il dio se ne andò.
Molto probabilmente la storia degli dei è solo frutto della fantasia. Molto probabilmente la maledizione indica una grande siccità e la benedizione una grande pioggia... ma sto tirando ad indovinare!
Alessandro F.


I fantasmi eroici

C’erano una volta un gruppo di fantasmi che ne combinavano di tutti i colori.
Fuoco era grande, aveva le corna affilate come pugnali, sputava fuoco dalla bocca e dal naso; i suoi fratelli erano tutto il contrario: avevano i denti a sciabola molto piccoli, sputavano acqua solo quando prendevano la “Bliz + 1” ed avevano gli artigli. Vivevano in un castello molto vecchio del 1420. Ormai da anni nessuno provava a metter piede là dentro; però la casa, dentro, era ancora tenuta bene perché i fantasmi la pulivano ogni giorno dato che vi combinavano parecchio disordine. Là dentro vi facevano di tutto, tipo: si facevano i dispetti per divertirsi un po’ . . . , dopo tutto non avevano più sorriso dal 1702.
Un brutto giorno il fratello maggiore, cioè Fuoco, fu rapito da due altri fantasmi senza testa che lo odiavano più di qualsiasi altro: lo “impacchettarono” e lo portarono al castello di Francia.
Passarono 100 o 200 anni, ed i suoi fratelli Acqua , Ghiaccio, Marea e Vapore non riuscivano ancora a decifrare l’accaduto.
Fuoco non ce la faceva più: ormai era rinchiuso là dentro dall’anno 2000 e non voleva aspettare più i comodi dei suoi fratelli.
Passarono altri 100 anni e, finalmente, i fratelli riuscirono a capire che il loro fratello era in pericolo.
Ghiaccio li guidò verso il castello di Francia dove Fuoco era in ostaggio per nessuna “grana” di monete.
Appena arrivati, attaccarono guerra con le guardie alla porta, ma Vapore prese la Bliz + 1, sputò il sonnifero e li addormentò. E così passarono indisturbati. Le guardie della prigione stavano torturando Fuoco; ma Acqua, Ghiaccio, Vapore e Marea riunirono le loro forze e ridussero le guardie in un ammasso di rottami; salvarono Fuoco e tornarono a casa.
Arrivati a casa, fecero festa e tornarono alla vita di sempre per altri milioni di anni.
Alessio S.

Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 15/02/2005 :  12:12:52  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari ragazzi della III A,
grazie per la prima infornata di storie. Devo dire che mi sono molto divertito leggendo quello che avete inventato. E devo anche dire che tutte le storie sono carine, scritte bene, e in qualche modo divertenti, credibili, insomma: bravi!
Ma sono uno scrittore, e voi mi conoscete ormai bene. Non faccio mai passare nulla, vero? Devo sempre criticare, strappazzare, soletticare...
Dunque, ho pensato di scrivere a qualche storie un breve commento. Non perché siano storie più o meno belle delle altre, ma perché possono servire a tutti (non solo all'autore) per imparare e per migliorare. Spesso basta un piccolo lavoro di ricucitura o di trascrizione, e la storie fila liscia. Siamo d'accordo?

I folletti
di Lippo Youri

C’era una volta una bibliotecaria: era con i capelli biondi, il vestito rosso e si chiamava Monica; aveva la faccia bella e gli occhi azzurri.
Viveva in una biblioteca che era grande ed aveva tanti libri; anche la biblioteca era bella e tenuta bene
.

Bravo. Fino qui, un inizio abbstanza carino e giusto. Potevi dire qualcosa di più sulla bibliotecaria, magari con un esempio, tipo quello che pensavano di lei tutte le persone che venivano in biblioteca (serve per farci sentire più "coinvolti" nella storia).

Un giorno arrivarono dei folletti e buttarono giù tutti i libri.
Qui invece non basta. Perché arrivano i folletti? Da dove? Come mai ce l'hanno con la bibliotecaria? Vedete, sono queste le domande che dovete porrvi ogni volta che scrivete la storia. Ci devono essere delle ragioni, e se non ce ne sono, li inventate! Scrivere vuol dire divertirsi con le proprie idee! Potevi iniziare questa parte con: "Nella città, proprio sotto la stessa biblioteca, viveva un gruppo di folletti. Erano arrabbiati con la bibliotecaria..."

Il giorno dopo, di mattina, alle sei e mezza, arrivò la bibliotecaria e vide tutti i libri a terra.
Okay, perfetto. Ma qualche razione c'e l'avrà ben avuta, la bibliotecaria? O no? Se arrivo nel salotto e trovo tutti i libri per terra, m'arrabbio! E anche tanto! E dopo capisco che arrabbiarsi non serve, e che bisogna mettere comunque a posto i libri, perché da soli non ce la fanno. Chiaro?

La bibliotecaria rimise tutti i libri sugli scaffali, meno quello dei folletti: era rimasto per terra aperto ed i folletti, stanchi di aver buttato tutti i libri per terra, si erano rifugiati dentro il libro.
Vedi, qui, in fondo, hai già un'informazione carina, una bella idea. Se tu la spostassi all'inizio, quando parli dei folletti che arrivano e buttano tutto per terra, sarebbe in un posto più logico per il racconto. Loro sentono arrivare la bibliotecaria e non ce la fanno a ritornare nel loro nascondiglio (che dovrai inventarti: un buco per terra, un passaggio stretto sotto il termosifone, una porta minuscola nella toilette delle signore, qualsiasi cosa che ti piaccia!)

Poi la bibliotecaria si accorse che mancava un libro; lo trovò per terra, lo chiuse, e lo mise a posto. Così i folletti, chiusi dentro a quel libro, stettero buoni per un bel po’ di tempo.
Per prima cosa toglierei il "Poi" all'inizoo del passaggio. Non ha senso cominciare con "poi". Piuttosto metti "Quando ebbe finito il duro lavoro di mettere a posto tutto i libri,..."
Poi però non lo può trovare per terra. Altrimenti l'avrebbe già messo a posto assieme agli altri libri. Dev'essere finito in un posticino un po' nascosto, o fuori mano, e la bibliotecaria lo trova solo con un po' di fatica. Chiaro?
Mi dispiace anche che i folletti rimangano chiusi nel libro. Se sono chiusi dentro, non possono scappare nemmeno più tardi. O escono, o non escono. Oppure qualcuno li libera. Potrebbe essere la bibliotecaria, che sente le grida disperate, e liberandoli capisce che sono stati loro e li fa promettere di non farlo mai più.
Sarebbe un finale dolce e simpatico.
Che ne dici?
Discutete per cortesia questa mia lettere e le mie proposte assieme in classe. Vi porterà via unh'ora piena, ma varrà la pena, perché imparate tutti qualcosa su come inventare la struttura di una storia.
Vi saluto!
ciao
georg
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 08/03/2005 :  18:22:14  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Scuola J. Kennedy Classe IIIA

Testi per Maag

Le iniziali scomparse


C’era un bambino di nome Marco che aveva gli occhi marroni, i capelli neri e la faccia un po’ rotonda.
Ogni mattina si alzava e andava a scuola. Una mattina si alzò e vide, su due negozi, due lettere mancanti dalle rispettive insegne; ma era normale perché lui pensava che si fossero staccate.
Quando la seconda mattina, per lui speciale perché era il suo compleanno, andò a scuola, si ricordò che all’uscita da scuola doveva comprare la torta ed i dolci per festeggiare con la sua famiglia; quindi all’uscita andò in una pasticceria. Appena la trovò vide subito che mancava la letterina iniziale, così si insospettì. Andò al supermercato perché doveva comprare le bibite ed anche lì mancava la letterina iniziale. I sospetti si fecero sempre più grandi: pensò che fossero dei vandali che rompevano le iniziali delle insegne. Il mattino uscì sul balcone e vide che mancavano le lettere, ma non più una, due, tre, . . . mancavano tutte!
Si guardò a sinistra e vide dei ragazzi con la fionda. Allora capì il mistero e lo disse a tutti: alle sette del mattino i vandali rompono le insegne. Lo disse anche alla polizia, così li arrestarono e non ci furono più letterine scomparse, meglio: distrutte.
Alessandra C.


I fantasmi “mangia-parole”


C’era una volta un ragazzino di nome Massimo; aveva gli occhi neri, i capelli neri e la passione per il nuoto. Viveva in borgata Parella ed abitava in un alloggio con due bagni.
Un giorno Massimo girava per la città a piedi finchè ,ad un tratto, si fermò per vedere in che via era e trovò scritto: “ ia ietro ossa”;
si disse tra sé e sé:”Non ho mai sentito parlare di questa via”.
”Ho sentito di Via Pietro Cossa, ma mai di ia ietro ossa!”.
Così si insospettì ed andò a casa di corsa per vedere se il fantasma si rifaceva vivo. Così quando fu notte fonda lui si alzò ed andò sul balcone e vide una luce lontana, una macchina a fanali rossi, con dentro uno strano sacco. Massimo si disse: ”Quelli devono essere i fantasmi.”
Poi vide un cartello sull’auto e c’era scritto “Scuola di fantasmi” con anche il disegno fatto così...
La mattina dopo tornò nella sua scuola di nome John Kennedy e sul cartello c’era scritto “ ohn ennedy”. Il giorno dopo a scuola disse tutto ai suoi compagni:” La nostra scuola non si chiama più John Kennedy, ma ohn ennedy”.
Alla fine scoprì che l’auto sospetta era quella della direttrice, lo strano cartello serviva a far pubblicità alla scuola e nel sacco c’erano solo delle caramelle; invece le lettere erano cadute sol perché si era rotta una mattonella e non si erano più ricordati di tirarla su.
I fantasmi non sono mai esistiti e neanche gli spettri non li vedrete mai!!!
Alessandro R.


Il fantasma mangia lettere


Giovedì 10-2-05, Manuel che aveva tredici anni, con i capelli biondi e gli occhi azzurri, stava facendo i compiti quando la mamma Martina gli disse:”Manuel, per favore, vai a comprar il gelato!”
Ma Manuel disse alla mamma: ”Ma i soldi chi me li da?”
La Mamma disse: ”Te li do io!” e gli dette E 5.00 e Manuel andò a comprare il gelato.
Quando era quasi arrivato al negozio vide “ elateria” al posto di gelateria. Manuel entrò nella “ elateria”, comprò un gelato per la mamma, gli diede E 5.00 e portò il gelato alla mamma. Di pomeriggio, verso le due e mezza, uscì fuori dal balcone e pensò: ”Chissà chi è che fa andare via le lettere?”. Manuel guardò meglio per la strada e vide un operaio che stava smontando le lettere, forse per pulirle.
Andrea I.


I folletti e la biblioteca


In una biblioteca c’era un signore al quale piacevano tanto i libri di folletti. Si vestiva sempre con i pantaloni lunghi ed una camicia, aveva quaranta anni.
Passava le sue giornate in biblioteca leggendo tanti libri.
Un giorno, leggendo, era arrivato alla metà del suo libro sui folletti e si era dimenticato di chiuderlo.
I folletti si erano stufati di essere dentro quel libro e quindi, dopo cinque minuti che la bibliotecaria aveva chiuso la sala, uscirono dal libro e cominciarono a far festa. Buttarono giù i libri e si misero a ritagliare le pagine dove c’erano le figure di ragazze, di case, di animali, di paesaggi, di montagne...
Quando dovettero ritornare nel libro da dove erano usciti, non poterono rientrare perché lo avevano tutto strappato: non sapevano più dove nascondersi. Allora uscirono dalla porta della biblioteca. Si sparsero per tutta la città per trovare un nuovo libro di folletti.
Un folletto trovò un libro di tante fiabe nel quale, l’ultima fiaba, parlava proprio di folletti. Con un richiamo segreto i folletti entrarono tutti insieme nel libro: prima entrò il più piccolo, poi il più grande... ecc. La bibliotecaria ci mise tre mesi per rimetter a posto tutti i libri e non si accorse che non c’era più il libro aperto dimenticato sul tavolo.
Hanissa T.


Inventa una storia ambientata al tempo dei dinosauri:

IL SOGNO


Questa mattina mi son svegliato un po’ confuso per un brutto sogno fatto durante la notte. Eravamo all’epoca dei dinosauri nell’Era Giurassica. Gli animali avevano un aspetto enorme ed anche le piante erano altissime ed essi si cibavano delle foglie dei rami più alti. C’era anche un terribile carnivoro che si chiamava Thirannosaurus Rex; questo animale era il terrore di tutti gli altri carnivori ed erbivori: Inoltre c’erano altri animali come gli uccelli predatori che con la loro velocità sfuggivano ai carnivori. Nel sogno un carnivoro aveva attaccato uno Pterodattilo perché non era riuscito a volare via, così il povero animale era morto.
Per fortuna che mi son svegliato nel mio letto e non nell’epoca del Giurassico!
Carlo Alberto D.

I folletti


C’era una volta una bibliotecaria: era con i capelli biondi, il vestito rosso e si chiamava Monica; aveva la faccia bella e gli occhi azzurri.
Viveva in una biblioteca che era grande ed aveva tanti libri; anche la biblioteca era bella e tenuta bene.
Un giorno arrivarono dei folletti e buttarono giù tutti i libri.
Il giorno dopo, di mattina, alle sei e mezza, arrivò la bibliotecaria e vide tutti i libri a terra. La bibliotecaria rimise tutti i libri sugli scaffali, meno quello dei folletti: era rimasto per terra aperto ed i folletti, stanchi di aver buttato tutti i libri per terra, si erano rifugiati dentro il libro. Poi la bibliotecaria si accorse che mancava un libro; lo trovò per terra, lo chiuse, e lo mise a posto. Così i folletti, chiusi dentro a quel libro, stettero buoni per un bel po’ di tempo.
Youri L.


La bibliotecaria ed i libri


Una bibliotecaria che si chiamava Lucia, ogni volta che un cliente si presentava in biblioteca, era sempre molto ospitale.
Lavorava in una biblioteca grande e con tanti libri.
Una sera i libri si stancarono di essere “inchiodati” negli scaffali e per essere allegri come la loro custode, allora fecero festa: si buttarono giù dagli scaffali e si fecero vestitini da ballerini, di vari colori: il verde che rappresentava l’erba fresca, l’azzurro che rappresentava il cielo sereno, il rosa l’armonia ed il giallo il sole. Per tutta la notte ballarono. Poi quando arrivò il giorno e la bibliotecaria arrivò, tutti i libri fecero finta di esser morti.
Tra il pubblico c’era un signore che si era innamorato della bibliotecaria ed ogni mese andava da lei a prendere un libro. Un giorno andò da lei e le disse:”Signorina Lucia è successo qualcosa di strano in questi ultimi giorni?”. “Sì, e lei come fa a saperlo?”. “L’ho visto nei miei sogni”. “Ma allora lei è un mago!”
“Sì, finalmente lo ha capito”.
A questo punto lei si rivelò: “Ma lo sai che io, in realtà, sono una strega. Saremmo davvero una bella coppia!!”
“E’ ciò che speravo di sentir da tanto tempo”.
Martina A.


I libri che ballano di notte


C’erano, tanto tempo fa, dei libri in una biblioteca. I libri erano sempre sullo scaffale immobili, tranne quando qualcuno li prendeva per leggerli. Vivevano purtroppo in una biblioteca schiacciati tra di loro. Un giorno, di notte, i libri, per non stare fermi, scesero giù.
Dato che i libri raccontano di avventure, di movimenti, fecero come c’era scritto dentro e ballarono per una notte intera. C’era chi con delle copertine rosse faceva il diavolo, c’erano altri che con la copertina marrone facevano... si scatenavano: certi correvano, altri giocavano a nascondino... Che meraviglia giocare e ballare!
Dopo la notte trascorsa a far festa, quando la bibliotecaria entrò, disse:”Cosa è successo, dio mio, santo cielo!!”
I libri furbi, quando entrò la bibliotecaria, si immobilizzarono per terra facendo finta di essere normali ed aspettarono che la bibliotecaria, con tanta pazienza, ma proprio tanta, riuscisse a rimettere,in due mesi e sedici giorni, tutti i suoi mille libri al loro posto. La bibliotecaria così felice, dopo aver rimesso tutto in ordine, riaprì il negozio per far ritornare signori e signore a rilegger i libri.
Francesco C.


IL FANTASMINO E LE LETTERE MANCANTI?


Sabato mattina la mamma di Stefania chiese alla figlia: “Puoi andare a prendere il pane?”
Stefania rispose di sì.
Quando uscì dalla palazzina vide che mancava dalla insegna del panettiere la lettera iniziale, ma non gli importò nulla. Comprò il pane e poi rientrò a casa.
Al pomeriggio sua madre, di nome Giuliana, le disse di andare giù a comprare due gelati. Siccome lei era educata, andò a comprare due gelati e in quel momento chiamò la sua amica che stava sotto di lei; quando guardò in su, vide che mancavano tutte le iniziali delle insegne dei negozi.
Lei comprò i gelati, poi, come al solito, andò a casa, mangiò il gelato, guardò la televisione e giocò con i pupazzi.
Alla sera inventò per la mamma una scusa per andare sul balcone; le disse così: “Mamma posso andare a stendere i vestiti, così ti aiuto?”
La mamma rispose di sì.
Stefania li stendeva piano, piano; così la mamma si spaventò e credeva che fosse caduta dal balcone ; allora per vedere se fosse caduta strillò: “Stefania, quanto ci vuole per stendere dei vestiti!”
“Mamma, sto finendo” rispose Stefania.
Dal balcone la bambina vide dei fantasmini piccoli: erano degli stracci che coprivano le letterine.
Lei, non vedendo più le letterine, credeva che le avessero portate via. Così Stefania si divertiva tutte le sere a inventarsi delle scuse per andare sul balcone a guardare i fantasmini che Stefania considerava degli stracci.
Quando, dopo aver tanto guardato per un po’ di sere, capì quello che succedeva; andò a dirlo alla sua migliore amica Carolina e le disse che le porcherie lasciate per terra, erano state sollevate dal vento e coprivano le iniziali delle insegne.
Diana P.


I FANTASMI E LE LETTERE MANCANTI.


Un bambino di nome Massimiliano passava tutti i giorni sempre nella stessa via.
Si accorse che alla insegna della panetteria mancava l'inizio. Gli sembrava molto strano però continuò la strada. Dopo la scuola, ritornò a casa, si cambiò, si mise: pantaloni rossi molto pesanti, la maglietta verde e le ciabatte.
La mamma gli chiese: “Puoi andare a prendere il pane per favore?”
"Sì mamma," rispose Massimiliano. Si mise le scarpe ed andò piano, piano per la strada e vide che mancavano altre sei lettere: gli sembrava sempre più strano.
Ritornò a casa, portò il pane alla mamma e alla sera inventò una scusa per la mamma per spiare chi toglieva le lettere iniziali; disse: “Ogni sera dovrò togliere le piante dal balcone.”
La mamma gli chiese: “Perché?”
“E' un compito che mi ha dato la maestra!"
“Va bene, però quando hai finito ritorna dentro se no ti prenderai un bel raffreddore!”
E andò sul balcone rivolto sulla strada; fece la stressa cosa per quattro, cinque volte, ma gli andò male e non vide nessuno, neanche un'ombra.
La sesta sera gli andò bene: vide un gruppetto di folletti che tutti insieme si posavano sulla stessa lettera e incominciavano a tappezzarla di bianco, facendola sparire.
Tutti questi fazzoletti si riunirono proprio davanti a Massimiliano che li fissò e non tolse gli occhi da addosso ai fantasmi.
La mamma iniziò a preoccuparsi allora lanciò un urlo: “Muoviti Massimiliano, non ho più voglia di aspettarti!”
Allora Massimiliano entrò e si mise nel letto. Poi quando la mamma ritornò nel letto, Massimiliano uscì di nuovo sul balcone, fece paura ai fantasmi che allora scapparono. Quindi chiuse il balcone e andò vicino alla mamma, si addormentò e la mamma lo riportò a letto.
Ilaria M.


IL FANTASMA MANGIA LETTERE


Un bambino di nome Paolo aveva dieci anni, però era basso e un po' grassottello; aveva i capelli biondi e gli occhi azzurri, il naso a patata; aveva una sorellina che aveva due mesi e si chiamava Claudia. Paolo andava da solo a scuola: viveva in città e andava a piedi.
Un giorno la mamma disse al figlio: "Quando esci da scuola vai a comprare dieci pagnotte."
Allora Paolo per cercare la panetteria guardò tutte le scritte sui negozi e capì che qualcuno aveva fatto sparire tutte le lettere iniziali, tipo: macelleria era diventato” acelleria”, panetteria era diventato “anetteria”.
Già altre volte aveva visto parole senza l'iniziale, quindi non ci fece caso.
Così quando arrivò a casa diede il pane alla mamma. Però Paolo negli altri giorni vedeva che le lettere iniziali erano sempre meno. Allora alla sera diceva alla mamma: “Vado a portare dentro i fiori”, e la mamma gli rispondeva: “Va bene.”
Allora il bambino ogni sera andava fuori e ci stava tanto e la mamma gli diceva: “Muoviti! Quanto ci vuole a tirare dentro i fiori!”
La prima sera Paolo non vide niente, la seconda nemmeno... invece la terza volta vide una nuvoletta che svolazzava nel cielo. La nuvoletta, quando vedeva una iniziale di parola, si metteva su tutta la lettera e la cancellava. Questa nuvoletta al bambino sembrò uno spirito di un cancellino o di una gomma che si difendeva visto che i bambini, a volte, rompono le gomme e trattano male i cancellini.
Paolo fu contento di aver scoperto che era e cosa succedeva.
Camilla C.


I LIBRI SI SFOGANO


C'era una volta una biblioteca con cinquemilacinquecento libri...
Le persone, come sempre, prendevano un libro, lo portavano dalla bibliotecaria e la bibliotecaria lo segnava nel registro dei prestiti.
La bibliotecaria si chiamava Maria. Aveva i capelli neri, gli occhi marroni ed era alta 1.59. Viveva a Torino in via Pacchiotti 153. La sua biblioteca era in via Monte Ortigara n. 90.
I cinquemilacinquecento libri erano stufi di stare sugli scaffali: stretti, stretti.
Anche se, quando le persone li prendevano per portarli a casa, si allargavano un po' non erano molto comodi.
Una sera i libri si stufarono di stare stretti, stretti: si buttarono giù e fecero un pigiama party tanto per divertirsi un po'.
Il libro che parlava dell'Egitto ballava in egiziano, cioè come i faraoni, i libri dell'India ballavano in indiano e i libri del Brasile ballavano la samba brasiliana.
I libri alle 8 del mattino ballavano ancora. Quando sentirono i tacchi delle scarpe di Maria, si buttarono a terra lì dove erano.
Quando entrò, Maria piantò un urlo: “Ah! Aaah!” e andò subito a controllare i registri: per fortuna era tutto a posto. Ci mise quindici giorni a rimettere a posto tutti i libri ed alla fine trovò un biglietto, si chinò e lesse questo: “L'abbiamo fatto perché siamo stufi di stare appiccicati uno all'altro, scusaci!”
Gaia D.R.


Un paese meraviglioso


Una bambina di nome Lisa sognava di andare in un paese meraviglioso, di quei paesi fantastici che esistono solo nei libri.
Lisa era vivace, serena, con i capelli biondi, alta, magra, coraggiosa ed intelligente.
Un giorno andò in una biblioteca dove, per caso, trovò il libro che le piaceva. Allora prese il libro e si sedette a leggere. Quando ebbe finito di leggerlo, al fondo del libro, notò una frase che diceva: ”Cerca il libro con la copertina verde e con i disegni, con un paesaggio meraviglioso”.
Lisa cercò su tutti gli scaffali; quando controllò l’ultimo, trovò il libro; allora andò al tavolo con il libro, lo aprì e quel libro fece entrare la bambina nel paese meraviglioso.
Quando arrivò dentro, era meraviglioso; c’erano: prati pieni di fiori, alberi con le foglie rosse e verdi, tanti frutti dolci, tanti animali di tante specie ed un sole caldo. Ma in quel paese c’era un guaio: non c’era nessuno e nemmeno si poteva uscire.
Allora chiamò aiuto, ma nessuno la sentiva; così continuò ad esplorare il paese meraviglioso: era magnifico, però deserto. Allora Lisa cominciò a piangere.
Un folletto, sentendo il pianto di Lisa, uscì fuori e le chiese: ”Perché piangi?”.
Lisa rispose: ”Piango perché non posso più uscire da questo paese. Mi puoi aiutare?”.
Il folletto le sorrise e le disse di andare nella biblioteca del paese dove avrebbe trovato un libro su Torino ed aprendolo sarebbe tornata nella sua città. Così Lisa tornò a casa.
Costanza S.


Il fantasma Cicioncino mangia lettere


C’era una volta un bambino di nome Fat-Frumos che andava a scuola. Quando un giorno era uscito, la mamma lo chiamò col cellulare e gli disse: ”Vai a comprare da Media-World un gioco” e lui lo cercò; alla fine lo trovò e c’era scritto “ edia-World”. Allora andò a casa, si era affacciato alla finestra e vide una giacca volante e poi la giacca diventò trasparente.
La giacca fantasma lo prese e lo portò sopra un albero del bosco. L’ambiente era un bosco buio. Poi il guaio era che incontrò dei lupi. Il fantasma rise: aveva mangiato anche la lettera del cellulare che poi si chiamò “ ellulare”. In aiuto vennero tutti gli animali del bosco ed il fantasma prese Fat-Frumos e lo portò nel suo mondo di prima. Allora il bambino disse :”Oh no! Ho dimenticato di comprare un gioco!”.
Allora il fantasma disse: ”Te lo porto io”.
Allora Fat-Frumos ed il fantasma rimasero amici per sempre ed il fantasma non mangiò più le lettere del mondo.
Manciu N.



Fantasmi . . . che mangiano lettere!


C’era una volta un bambino di nome Davide: aveva i capelli marrone scuro, aveva dieci anni, era basso e grassottello, faceva la 5° B. Lui era un bambino coraggioso e simpatico, non faceva male a nessuno, neanche ad una mosca, era gentile ed aiutava sempre i suoi genitori, i fratelli più grandi e le sue sorelle. Abitava in un palazzo con la sua famiglia, in Corso Sacco e Vanzetti n. 11, al 2° piano, scala B.
Un giorno mentre andava a scuola aveva visto delle lettere scomparse che erano le iniziali dei negozi e si domandò: ”Ma questa città è stregata?”.
Poi continuò ad andare a scuola perché era già in ritardo di un’ora. Dopo aver finito la lezione andò a prendere il pane. Mentre camminava aveva osservato che le lettere iniziali delle parole sopra ai negozi non c’erano più; era molto strano e allora sospettò; pensava che le lettere si fossero tolte durante un temporale, forse non erano incollate bene ed erano cadute.
Dopo aver preso il pane era andato a casa e aveva detto alla mamma: ”Mamma oggi ho visto le iniziali delle parole che non c’erano più”.
“E’ una cosa strana,” disse la mamma.
Piano, piano la giornata passò via e, finalmente, arrivò la sera. Davide si inventò una scusa per uscire sul balcone.
”Mamma vado a vedere le stelle” disse Davide e la mamma rispose: ”Ma le conosci già, da tanto!”.
“Ma mi serve per domani a scuola” rispose Davide.
“Va bene” disse la mamma e Davide andò fuori sul balcone.
Rimase fuori un’ora e mezza e la mamma si arrabbiò. Quando il papà domandò alla mamma dove fosse Davide, la mamma rispose “E’ fuori”.
Il papà lo andò a chiamar per la cena, ma Davide non rispose perché era “fissato” a vedere una busta volante: lui pensava che fosse un fazzoletto, poi una busta, poi, finalmente, si accorse che era un fantasma.
Era il fantasma a far scomparire le lettere. Ma il fantasma di chi?
Era il fantasma di un elettricista, un elettricista in pensione che ancora aveva voglia di lavorare!
Daniela F.

Modificato da - Georg Maag in data 17/04/2005 10:25:59
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Inserito il - 14/04/2005 :  08:49:07  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Gentile Adriano,
le tre discussioni che Lei ha aperto ieri sera avrebbero dovuto andare qui, nella SUA discussione, e senza aprire tre nuove. Le prime due, tra l'altro, c'erano già qui, anche con le mie risposte, per le quali ho passato parecchio tempo al PC... Si vede che Lei non è mai andato a cercarle (dopo 33 nuove discussione, quelle vecchie scendono a pagina 2, dopo 66 a pagina 3, e così via. Basta cliccare in fondo su "pagina 2"...
Spiego ancora una volta come fare: Si cerca la propria discussione, la si apre, si va in fondo in fondo e si clicca su RISPONDI...
Credo che qui ci sia tutto. Appena trovo il tempo scriverò le mie impressioni. Però mi faccia la cortesia di stamparle e di portarle ai bambini, e poi magari di raccogliere le loro impressioni e riportarle qui con l'iter giusto. Grazie.
Un caro saluto ai bambini!
Georg
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Inserito il - 14/04/2005 :  09:03:24  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Le invio tutti i lavori prodotti, quelli dispersi e gli ultimi elaborati dopo il suo ultimo intervento. Adriano Attanasio

SC. KENNEDY CL. III A
Seconda raccolta di testi: quelli stesi dopo l’ultimo incontro in cui collettivamente venne abbozzata la storia.



LO SCHERZACCIO DELLE BIDELLE



L'EROINA GAIA


Era il 31 dicembre e precisamente le ore quindici e trenta.
Il cielo fuori era nero, diluviava, ad un certo punto l’albero davanti alla classe si incendiò e si aprì in due, i bambini erano terrorizzati.
Gaia presa dalla paura chiese di andare in bagno. Il maestro le disse:”Sì, ma fai in fretta!”
Gaia uscì.
Le strade erano allagate e perciò i semafori erano spenti; per strada non c’era una macchina, tranne quelle posteggiate che galleggiavano nel pantano. I genitori sarebbero comunque arrivati in ritardo.
La porta improvvisamente si chiuse, il maestro si alzò e provò ad aprirla con tutta la sua forza. I bambini escogitarono un piano che era quello di fare una piramide di banchi.
Allora fecero una piramide di banchi: salì il primo bambino e svenne, il secondo pure... per la paura.
Tutti gridavano: ”Poveri noi come faremo?”
Un bambino esclamò:” Povera Gaia!”
Così Gaia, presa dalla paura, si rivestì e scavalcando la porta vide gli occhi luccicanti delle bidelle che sorvegliavano le classi.
Gaia, piano, piano, si avvicinò all’interruttore della luce, accendendo la luce le bidelle incominciarono ad andarsene, perché non volevano farsi vedere e dalla fretta lasciarono sul davanzale le chiavi per aprire le porte delle classi.
I bambini e le maestre quando furono liberati ringraziarono Gaia e poi la nominarono l’eroina della scuola.
Gaia ad un certo punto si svegliò e disse:” Era solo un sogno, pazienza, ma mi sarebbe piaciuto essere l’eroina della scuola!”
Simona


L’EROINA DELLA SCUOLA


Giovedì, in inverno, alle ore quindici e trenta gli alunni erano in classe.
Fuori dalla finestra, il cielo era nero come il carbone, le nuvole erano grigie scure tanto da far rabbrividire. Perfino i baffi del maestro diventarono dritti.
Ad un certo punto, sempre fuori, le strade erano allagate dall’acqua, poi il semaforo, per l’acqua, si spense e l’albero davanti la classe fu colpito da un fulmine.
Intanto nell’aula Gaia, che non voleva lavorare, chiese di andare in bagno. Allora il maestro le rispose di sì. Allora Gaia andò in bagno.
Intanto, però, giù, le bidelle avevano deciso di farci uno scherzo perché si erano stufate di noi che facevamo sempre rumore . Allora le bidelle passarono a chiuderci nell’ aula. Noi sentimmo un rumore che proveniva dalla porta. Noi ci mettemmo a urlare e dicemmo in coro: ”Chi è stato a chiuderci la porta?”.
Il maestro si diresse verso la porta, ma quando arrivò alla porta il maestro aveva appena tirato la maniglia e questa non si era aperta.
Il piano delle bidelle consisteva in questo: ci volevano fare spaventare, nascondendosi dietro le giacche.
Ritornando a noi, il maestro tirava a più non posso, perfino gli alunni tiravano la maniglia, ma niente!
Allora con l’intelligenza abbiamo messo la cattedra davanti alla porta e con sopra il maestro e con sopra Carlo.
E Carlo disse: ”Vedo degli occhietti!”.
Intanto Gaia che era in bagno sentì le bidelle che dicevano:”Gliela abbiamo fatta!”
Gaia scavalcò il muro del bagno e così senza paura accese le luci e così gridò: ”Acciuffate!”
Le bidelle si girarono verso Gaia e, sentendosi scoperte, scapparono. Per fortuna che c’erano le chiavi e così la bambina aprì l’aula.
Però poi si accorse che era un sogno ed era a casa e così disse:
”Mamma devo per forza andare a scuola!!!”
“Su smettila e vieni a far colazione” e così tutto passò.
Giorgio


LA VENDETTA DELLE BIDELLE


Era lunedì otto gennaio, un comune giorno di scuola ed erano le quindici e trenta.
Fuori c’era un gran diluvio che allagava tutto: si vedevano macchine galleggianti, alberi che cadevano e poi era tutto deserto.
Gaia chiese di andare in bagno ed il maestro disse: “Sì, ma fai subito."
Gaia corse in bagno, dopo cinque minuti si spense tutto come se qualcuno avesse spento l’interruttore. Si spensero le luci e tutti si misero ad urlare. Anche Gaia si spaventò e si mise ad urlare; poi finalmente riuscì ad uscir dal bagno.
Quando Gaia fu in corridoio, vide tanti piccoli occhi e si spaventò, poi si mise a correre in classe. Ma la porta non si aprì: tutti gli occhi erano puntati su di lei.
Poi Gaia voleva scoprire di chi erano tutti quegli occhi, mentre ventun bambini stavano morendo dalla paura. Solo Andrea disse :”Ma povera Gaia!”
Gaia accese le luci e vide le bidelle che facevano finta di niente. Poi Gaia disse alle bidelle:”Datemi le chiavi delle classi, prima quella della mia classe e poi quelle delle altre”. Gaia aprì la sua classe, poi tutti i suoi compagni aprirono le altre classi. Poi per due giorni i bambini non vennero a scuola perché avevano paura di essere di nuovo chiusi.
Alla fine si scoprì che erano state le bidelle che avevano voluto vendicarsi dei bambini.
Hanissa


NIC E LA CLASSE


Il giorno 16 gennaio, in inverno, fuori dalla scuola successe un diluvio. Erano le ore dieci e quarantacinque quando successe questo: il cielo era nero come il carbone, le nuvole diventarono lunghe e ciccione, gonfie d’acqua. Venivano giù anche fulmini a volontà.
Si incendiò anche un albero, davanti alla casa, a fianco della scuola.
I genitori fecero anche ritardo per venire a prendere i figli.
Neanche una macchina passava in strada perché era tutto allagato dall’acqua.
Ad un certo punto la porta si chiuse lentamente, facendo uno strano cigolio. Però, per tutti, il fatto era normale perchè avevamo le finestre aperte.
Allora Nic chiese al maestro :”Posso andare in bagno?” e il maestro rispose: ”Sì, certo, però vai solo tu se no non facciamo più il testo!”.
Poi la porta si richiuse alle spalle di Nic. Allora il maestro tentò di aprire la porta, però non riuscì perché era bloccata.
Nic era ancora in bagno quando, finito di fare le sue cose, vide che la porta del bagno era chiusa. Dopo venti minuti si spense anche la luce.
Nic era preoccupato: non sapeva cosa fare, non riusciva neanche ad uscire dal gabinetto. Pensò: Questa porta è chiusa però l’altra è aperta sicuramente!
Invece in classe erano tutti spaventati; alla fine Gaia osservò:”C’è Nic in bagno?”.Il maestro disse:” E’ vero, chissà dove è ora?”
I bambini per uscire fecero un piano: mettere il maestro sotto la porta, poi prendere il bambino più leggero, alzarlo, così poteva vedere cosa fosse successo.
Tentarono, il bambino disse che era tutto buio e c’erano tanti occhietti fosforescenti abbastanza grossi. Il bambino era spaventato a morte, per un pelo non svenne, tutti lo guardavano fisso negli occhi con aria interrogativa.
Fecero un altro piano però non funzionò.
Nic riuscì ad uscire dal bagno e fece questo percorso: passò sotto la porta del bagno, nell’antibagno c’era la finestra più alta, fece un po’ di rumore però nessuno si accorse di lui. A forza di provare riuscì ad uscire.
Nic sentì un rumore che veniva dall’ aula della terza A, poi si avvicinò sempre di più alle operatrici che erano in corridoio.
Una di loro sentì qualcuno alle spalle, ma per fortuna Nic si nascose sotto il tavolo.
Erano in dieci, Nic sentì: ”Questa volta l’abbiamo fatta proprio grossa!” e si misero a ridere.
Poi le operatrici sentirono dei rumori che venivano dal piano di sotto e ci andarono tutte e dieci. Intanto Nic accese tutte le luci del corridoio, del bagno e delle aule.
Le dieci bidelle ormai erano state scoperte e Nic aprì la porta di tutte le aule.
Poi tutti i bambini andarono fuori a vedere cosa fosse successo e Nic raccontò che erano state le bidelle a fare un brutto scherzo. Poi il maestro disse:”E’ stato uno scherzo brutto, però per fortuna è finito bene grazie a Nic”, che da quel giorno, diventò l’eroe di tutta la scuola.
Ilaria


UN TESTO DI PAURA


Un giorno, di giovedì, alle ore quattro, in inverno, nella scuola J.Kennedy, i bambini videro dalle finestre di tutte le aule che fuori c’era un diluvio pazzesco: pioveva, diluviava, le macchine parcheggiate galleggiavano, semafori che non funzionavano e genitori in ritardo.
Una bambina di nome Gaia andò in bagno, chiedendolo al maestro che le disse di sì. Gaia andò in bagno perché doveva bere. In un attimo, quando Gaia aveva accostato, la porta si chiuse. Quando i bambini videro che si era chiusa la porta, impazzirono dalla paura: certi urlavano, altri piangevano….Allora il maestro, con la sua forza, voleva aprire la porta, ma non riuscì perché la porta era chiusa a chiave.
Allora il maestro prese un bambino leggero di nome Carlo e se lo mise sopra di lui sulle spalle, ma il primo voleva scendere, allora prese il secondo di nome Martina, ma neanche lei voleva provare a salire. Allora prese il terzo che si chiama Frola.
Quando Alessandro guardò vide tutto buio e delle faccine.
Quando Gaia uscì dal bagno vide un sacco di faccine: aveva paura, ma non proprio perché era coraggiosa.
Frola vide finalmente la sua compagna Gaia.
Gaia che aveva capito tutto il guaio, passò dietro alle schiene delle bidelle che erano rivolte verso le aule e in quel momento si accorse che le faccine erano solo zucche che con il fulmine si illuminavano. Gaia accese le luci così le bidelle furono viste da tutti i maestri e i bambini. Facendo finta di niente le bidelle si allontanarono per fare il loro lavoro. Le bidelle intanto avevano lasciato le chiavi su un davanzale. Gaia prese le chiavi e riuscì a liberare la classe con i suoi amici; una volta liberata la sua classe, con i suoi amici ed il maestro, riuscirono a liberare tutte le aule della scuola.
Francesco


UN INCUBO SOGNATO DALLA CLASSE


Il lunedì 16 Dicembre, alle ore quindici e trenta cominciò a piovere fortissimo. Il cielo diventò tutto nero, le nuvole grigie e tirava un vento fortissimo. Fuori si allagava tutto e si formavano gli uragani, i semafori si rompevano e tutti noi eravamo in classe.
Siccome Carlo non voleva lavorare chiese al maestro: ”Posso andare in bagno, mi scappa la pipì?”
“Sì puoi andare in bagno, ma solo tu e poi non ci va più nessuno,” rispose il maestro Adriano. Con il vento forte che c’era fuori e la finestra aperta, la porta sbattè. Quando il maestro andò ad aprirla, non ci riuscì; allora noi siamo andati ad aiutarlo ma non ci siamo riusciti lo stesso. Allora noi ci preoccupammo per noi perché credevamo che succedesse qualcosa e ci preoccupammo anche per Carlo che era fuori in bagno. Poi Carlo scavalcò la porta del bagno e cercò di andare in qualche parte più sicura. Noi stavamo nei banchi e tremavamo, ma stavamo in silenzio senza urlare; poi qualcuno incominciò a piangere e piangere.
Carlo che era fuori vide gli spiriti dei bidelli e delle bidelle e si spaventò; però non aprì bocca , non parlò più, stette zitto e si nascose sotto un tavolo.
Gli spiriti dei bidelli e delle bidelle dissero tutti insieme, radunati in una stanza della scuola:” Facciamo una vendetta su tutte le classi perché fanno sempre disordine e lasciano sempre cartacce per terra, anzi, di tutto!”
Poi Alessio Scialuga disse:” Ho un’idea per uscire!”.
Il maestro disse: ”Dicci l’idea che hai, per favore!”
“Sì, va bene, ora ve lo dico, facciamo così: il maestro prende sulle spalle Francesco e lui guarda dalla finestra della porta, così ci dice cosa succede là fuori”.
I bambini risposero:” Sì, va bene,facciamo come hai detto tu, Alessio”.
Il maestro Adriano prese sulle spalle Francesco e Francesco guardò fuori dalla finestra della porta.
Guardò, guardò, guardò e guardò, poi scese e disse a tutti i bambini: ”Ho visto degli occhietti e gli spiriti dei bidelli e delle bidelle!”
Carlo, che era fuori, cercò di andare a vedere da dove avevano spento la corrente. Il maestro prese di nuovo Francesco sulle spalle per vedere cosa succedesse ancora.
Carlo trovò da dove avevano tolto la corrente e la ricollegò.
Francesco vide che erano i bidelli e le bidelle vere e disse da sulle spalle del maestro: ”Sono i bidelli e le bidelle vere, non degli spiriti!”
Così tutta la classe,compreso il maestro Adriano, scoprirono che erano stati i bidelli e le bidelle.
Ma per fortuna questo era solo un incubo (un sogno brutto) in una brutta giornata di inverno!
Diana


UNA GIORNATA DI PAURA


Era il giorno martedì, la classe terza A era molto tranquilla. Alle quattordici e trenta il cielo cambiò colore e diventò tutto nero come la pietra vulcanica, l’ossidiana. Dopo, mezza classe svenne e l’altra metà tremava di paura. Ad un certo punto Gaia chiese di andare in bagno perché, quando hai paura, ti scappa la pipì e devi andare in bagno.
Il maestro, dopo aver mandato Gaia in bagno, disse:”Dopo non ne mando più!”.
Le bidelle stufe dei pasticci, delle urla e dei rumori dei bambini, avevano deciso di dar loro una punizione. La punizione era di questo genere: visto che il tempo era brutto, le bidelle fecero come le streghe, anzi erano proprio delle streghe perché le streghe si erano travestite da bidelle.
Il guaio per i bambini della scuola fu questo: visto che se guardavi fuori dalla finestra il cielo era nerissimo, le streghe ci chiusero le porte delle aule a chiave.
Dopo che Gaia ebbe finito di stare in bagno, Gaia sentì delle voci, lei le riconobbe subito perché Gaia era molto amica delle bidelle.
Visto che gaia le conosceva bene con i loro desideri, le venne un’idea che era questa:” Ma perché io, anche se non sono la direttrice della scuola, non do a loro una settimana di ferie!”.
Dopo che Gaia ebbe escogitato il piano, decise di farlo funzionare. Gaia disse alle streghe-bidelle questo: ”Visto che io conosco bene i vostri desideri, l’unica cosa che posso fare per voi è darvi una settimana a casa!”
A quel punto le streghe-bidelle ribatterono così: ”Noi diciamo di sì, ma ci paghi?”
“Sì” disse Gaia. Così le bidelle le diedero le chiavi della scuola John Kennedy e se ne andarono. Gaia potè finalmente aprire le porte delle classi della scuola.
Così Gaia diventò un’eroina della scuola Kennedy.
Daniela

UN POMERIGGIO DI GUAI GROSSI


Un venerdì, in inverno, alle ore tre di pomeriggio, fuori il cielo era grigio; c’erano fulmini che davano luce al cielo; c’erano tuoni, grandine, neve, pioggia da far paura. Ai semafori c’erano ingorghi di macchine lunghissimi, i semafori inoltre erano rotti. La situazione peggiorava: il cielo era sempre più nero e le nuvole più grandi. Le macchine non circolavano più, non c’era più nessuno fuori ed i genitori non arrivavano più.
Ad un certo punto una bambina chiese di andare in bagno; il maestro rispose di sì e le disse: ”Fai in fretta però!”
Allora Gaia andò in bagno, intanto in classe aumentava la paura. Ad un certo punto sentirono sbattere la porta, il maestro l’andò a riaprire, ma la porta rimase chiusa, bloccata. I bambini si misero ad urlare. Un bambino si ricordò di Gaia e disse: ”Povera Gaia! E’ lì da sola nel bagno!”
Ma nessuno si preoccupò di aiutarla. Ad un certo punto si spensero le luci e tutti si rimisero ad urlare; un bambino disse :”Prendi Carlo sulle spalle e fallo guardare dal finestrino sopra la porta quello che succede fuori nel corridoio”. Il maestro rispose: ”Buona idea!”.
Allora il maestro prese Carlo sulle spalle e Carlo disse: “Ci sono degli occhi gialli che fissano le aule e sghignazzano tra loro!”
Poi Carlo scese e tutti ripresero ad urlare e tremare.
Gaia che era in bagno sentiva tutto, stava anche cercando di capire come accendere le luci. Sgattaiolò sotto i tavoli, cercò l’interruttore, accese le luci e aprì le porte. Le bidelle non fecero a tempo di smettere di sghignazzare che Gaia le aveva già scoperte. Tutti ringraziarono Gaia, tornarono a casa contenti, ma le operatrici passarono un bel guaio!
Alessandra


L’EROINA GAIA


Giovedì, alle tre, il tempo era bello, ma ad un certo punto il tempo cambiò: diventò nero carbone, poi cominciò a diluviare e grandinare. Fuori dalla finestra era tutto nero ed allagato. Per strada non c’era neanche una macchina, le uniche due macchine in strada erano bloccate al semaforo. Per strada non c’era neanche una persona. Noi abbiamo pensato che le mamme sarebbero arrivate in ritardo. Ad un certo punto Gaia chiese: ”Posso andare in bagno?”.
Il maestro le rispose: ”Sì va bene, però fai in fretta”.
Gaia andò in bagno, ma mentre Gaia era in bagno, la porta, precedentemente accostata, si chiuse. Allora i bambini tremarono dalla paura perché non sapevano chi aveva chiuso la porta. Il maestro cercò di aprire la porta, ma la porta non si apriva più. Allora i bambini gridarono:”Aiuto, aiuto!”. Quando stavano chiedendo aiuto Alessandra disse :”Povera Gaia è fuori!”. Ad un certo punto al maestro Adriano venne un’idea, questa:”Io prendo qualcuno in spalla, così lui guarda fuori e ci dice cosa vede”. Tutti risposero: ”Va bene”.
Il maestro Adriano prese il bambino più leggero, ma ad un certo punto la luce si spense ed allora il bimbo non vide niente, anzi svenne. Allora prese una bambina: lei guardò verso il basso, ma anche lei svenne. Il maestro riprese una bambina: questa guardò giù attentamente e vide tanti occhietti sparsi per il corridoio e per il resto tutto buio. Gaia che era in bagno si fece coraggio ed andò a nascondersi sotto il tavolo in corridioio. Quando fu più tranquilla andò a cercare l’interruttore della luce. Subito non lo trovava, ma poi lo trovò ed accese la luce: allora Gaia riconobbe le bidelle. Le bidelle cercarono di nascondersi, però, nella fretta, avevano lasciato il mazzo delle chiavi sul tavolo. Gaia le prese e liberò tutti. Allora tutti dissero: ”Grazie Gaia!”
Camilla


L’EROINA GIORGIA


Era un brutto giorno d’inverno; alle ore dieci e un quarto il cielo era nero come la polvere della cantina, pioveva anche a dirotto, i semafori erano spenti e c’era tanto baccano; i genitori erano in pensiero per i bambini a scuola.
I bambini ed i maestri erano spaventati tanto che si misero a piangere e a gridare aiuto. Poi una bimba doveva andare in bagno e questa bambina si chiamava Giorgia. Giorgia entro in bagno e dopo cinque minuti si spense la luce. In classe al maestro venne un’idea: prendere un bambino sulle spalle per spiare cosa ci fosse fuori dalla classe. Il bambino vide degli occhi fosforescenti e disse:” Maestro! Maestro! Risono degli occhi fosforescenti!”. “Davvero!?” disse il maestro. Alla bambina Giorgia venne un’idea: di andare dietro la schiena delle bidelle e ,di nascosto, accendere le luci... e così fece. Arrivò all’interruttore, accese le luci e scoprì che erano le bidelle. Le bidelle, “per scappare”, fecero finta di far il loro lavoro. Giorgia diventò l’eroina di tutta la scuola. Tutti ringraziarono Giorgia per quello che aveva fatto e dissero :”Grazie! Grazie!Grazie!”.
Martina

LA PAURA IN CLASSE


Giovedì siamo andati a scuola. Durante le lezioni, fuori, si scatenò un uragano che spazzò via tutto e fece piazza pulita di alcune case. Quel giorno la bidelle decisero di fare una vendetta perché erano stanche di pulire e fecero così: spensero le luci, si misero le maschere, e chiusero a chiave la scuola. Ma fuori continuava l’uragano. Fuori dall’aula c’era Gaia che era rimasta in bagno. Gaia ebbe paura e rimase in bagno per due ore.. Mentre Gaia era in bagno, noi morivamo tutti dalla paura ed Andrea disse :” E Gaia!”. Poi Gaia si fece coraggio ed andò ad accendere, ma le porte erano ancora chiuse a chiave e Gaia disse di aprire tutte le porte. Le aprirono, però fuori c’era ancora l’uragano. Dopo un po’ di tempo l’uragano passò. Le mamme arrivarono a prendere ognuna il proprio figlio e i figli raccontarono tutto quello che era successo in classe. Il giorno dopo non volevano più andare a scuola, così per tre giorni. Il quarto giorno tutti ritornarono a scuola e sperarono che non succedesse più niente.
Alessio


QUESTO TESTO E’ STATO PRODOTTO A PARTE, DA UN BAMBINO ASSENTE, INVITATO A STENDERE UN TESTO PER MAAG, GLIELO ALLEGO:

MAAG DA PICCOLO


In una vecchia casa in legno abitava una piccolissima famiglia. La famiglia era composta da figlio, mamma, papà e nonni. Il figlio si chiamava Maag, la mamma Gemma, il papà Obilis ed i nonni Klaus ed Hefa..
Tutti e cinque erano sempre contenti e piccolo Maag voleva diventare un grande scrittore famoso. Passò un po’ di tempo e Maag ormai aveva vent’anni ed un bel giorno i genitori gli comprarono un computer. Ma il computer era difficile da usare e per di più non aveva neanche le istruzioni. Così per scrivere tutte le storie che nel frattempo inventava, decise di comprarsi una macchina da scrivere. Ancora oggi, nell’epoca del computer, il famoso scrittore Maag, ogni tanto scrive con la vecchia macchina da scrivere. Alessandro
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 17/04/2005 :  10:12:46  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Gentile Adriano,
ho inserito i racconti dei bambini qui nellla discussione giusta. Ora, però, ho paura che Lei non ci vada proprio a leggere quello che scrivo (infatti i miei commenti alle prime stesure Lei non li aveva mai "trovati", non sapendo dove fosse finita la Sua discussione).
Se mi lascia un segno di vita qui nella discussione, allora so che ci viene ogni tanto a leggere e mi metterò a lavorare e a scrivere altri commenti.
Se invece qualche bambino della classe legge questo messaggio, lo dica al maestro Adriano che i vostri racconti sono qui...
Georg
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Adriano
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 20/04/2005 :  11:27:25  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Sapesse il tempo che ci passo io! Comunque pensavo di averle collocate nel posto giusto, vale a dire, in Racconti dei ragazzi. Le ho inviate dal PC. di scuola finalmente ora disponibile dove ritrovo quanto inviato ed i suoi commenti, ma ahimè, da qua non mi è possibile stampare i suoi commenti. Ho verificato di ritrovar il tutto sul personal di casa proprio per stampare, ma da là non trovo niente.Comunque stiamo lavorando ad un nuovo pacchetto che riceverà a lavoro ultimato .Saluti che mi premono per la linea telefonica! Adriano Attanasio
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 20/04/2005 :  19:39:01  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Benissimo. Sono proprio contento!
Per stampare potrebbe anche solo salvare su floppy e portarselo a casa per stampare lì. E' possibile, cliccando su "File", poi "Salva" e dare poi come indirizzo dove salvare il floppy disc.
Quando è che ci vediamo la prossima volta?
Un caro saluto alla banda del buco, e complimenti per i lavori svolti!
Georg
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Adriano
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 26/04/2005 :  12:11:42  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
La aspettavo questa mattina (26/o4/05), come da calendario, ma non importa in quanto nei prossimi giorni cercherò di mandarle le ultime produzioni. Con l'occasione le aggiungo "certe invenzioni interessanti". Solo dopo che le avrò inviato il malloppo, vedremo di concordar un ultimo incontro. Grazie Adriano
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Piccoloscrittore appena arrivato


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Inserito il - 26/04/2005 :  19:53:24  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
MIRACOLO forse comincio a capirci qualcosa!
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 27/04/2005 :  08:27:30  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Adriano,
ecco, mi dispiace per ieri...! Ho una tale massa di impegni (ieri ero alla Dewey, dopo le 16.30, per il corso di teatro) che mi sono proprio mangiato il nostro incontro. Quando l'ho chiesto nella discussione, nel cuor mio ero sicuro di avere ancora almeno due o tre settimane.
Ma non è grave. Ci sentiamo, e ci mettiamo d'accordo. Posso venire anche senza grande preavviso, sia mattino che pomeriggio.
Ormai Lei ha capito anche come funziona il sito, e così diventa quello che mi auguro da sempre per tutti: un punto di incontro anche fuori dalla scuola, dove posso aggiungere, aiutare, suggerire, e dove Lei può stampare e portare ai bambini. Un po' come si io fosse presente per interposta persona.
Un caro saluto ai bambini, e dica che mi scuso per il mancato arrivo, ma che arriverò!
Georg
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Piccoloscrittore appena arrivato


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Inserito il - 02/05/2005 :  19:09:10  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
SC. KENNEDY CL. III A

Sig. Maag . . . questa è una raccolta di testi elaborati così: fate da soli, ognuno inventi ciò che è capace, poi scambi con un compagno per andare a caccia di errori ed incongruenze; poi la storia è stata riveduta dal maestro che ha fatto le proprie critiche, quindi se la sono risistemata!

IL DRAGO CHE NON SAPEVA SOFFIARE FUOCO.

C’era un paese, in una isoletta sconosciuta, dove viveva un gruppetto di draghi. Tra loro c’era un drago che non sapeva sputare fuoco e passava le giornate in un angolo, piangendo. Il draghetto si chiamava Tim, aveva una coda lunga, il colore del corpo era verde ed aveva dieci anni.
Il draghetto ogni mattina si alzava ed andava a scuola. A scuola tutti lo prendevano in giro perché non soffiava fuoco. Nonostante lo prendessero in giro, lui a scuola era molto bravo; infatti prendeva sempre distinto o ottimo, qualche volta anche buono. Nell’intervallo giocava sempre solo perché, come si sa, un drago che non soffia fuoco non è creduto un buon amico; ma questo non era vero: era pur sempre un buon amico per tutti.
Tim sognava sempre di poter soffiare fuoco e di avere amici.
Un giorno toccò sul mappamondo un posto che gli piaceva, pensando di poter vivere lì: il perché era di non voler stare più in quel posto dove tutti lo trattavano male. Ma la cosa non si avverava mai.
Un giorno passò di lì un drago saggio ed i due divennero amici.
Il drago saggio gli spiegò: “ Non è importante se non sai soffiare fuoco tanto, per me, sei un buon amico anche se non soffi fuoco”.
Il draghetto allora capì queste parole, cercò di farsi nuovi amici e ci riuscì.
Alessandra Corbi


IL PENNELLO MAGICO.

Ad un bambino di nome Leonardo piaceva tanto disegnare, però non aveva un pennello. Allora si mise a cercarlo.
Andò in mansarda a cercare nelle scartoffie, ma non trovò niente. Poi andò nel salone, ma non trovò niente. Poi andò in soggiorno e lo trovò. Allora lo prese e corse subito in camera sua perché non vedeva l’ora di provarlo. Subito prese il foglio ed incominciò a disegnare una macchina. Ad un certo punto si trovò sopra una macchina proprio come Leonardo l’aveva disegnata! Poi si trovò a terra.
Allora disegnò un aereo e ad un certo punto si trovò a pilotare l’aereo.
Così scoprì che quel pennello era magico ed allora cominciò a disegnare prima una montagna di monete d’oro, poi tanti giocattoli, poi tanti pennelli per averne di più. Leonardo non voleva mai dare quel pennello a nessuno perché era prezioso.
Dei ladroni, che avevano sentito e visto tutto, decisero di rapire il bambino. Una notte andarono da quel bambino e lo rapirono. Meno male che Leo si era portato il pennello con sé!
I ladri, Mirco, Marco, ed Edoardo gli chiesero di dar loro il pennello o se no di consegnare le monete che, con il pennello, Leo aveva fatto comparire. Leonardo disse di no, che non voleva dargli il pennello. Allora i ladri andarono a casa di Leo per rubargli tutte le monete d’oro. Leo, però, prese il pennello, cercò un foglio da disegno e disegnò una moto. Con questa andò più veloce possibile a casa. Quando arrivò a casa sua, prese il pennello e disegnò i soldi, poi scrisse “VIA” ed i soldi scomparvero. Poi prese un altro foglio e ci disegnò i ladroni, sopra ci scrisse “VIA” ed i ladroni scomparvero; si affacciò dalla finestra e non c’erano più.
Così Leo si tenne la cosa più preziosa, il pennello.
Giorgio Arias


LA CADUTA NEL FANGO.

“Papà quando arriviamo da Carola?” disse Simona. Il papà rispose:” Tra cinque minuti!” Dopo cinque minuti arrivarono sotto casa dell’amica, la caricarono e partirono per andare in montagna. Quando arrivarono, Simona e Carola corsero subito a giocare sulla neve. Dopo un’ora e mezza il papà richiamò Simona e le chiese: “Simona, fammi sentire se sei fradicia!” Visto che Simona era fradicia, il papà le fece togliere tutto, tranne ovviamente le mutande ed il pile.
Visto che Simona si annoiava stando seduta al sole ad aspettare, lei e la sua amica, andarono tutte due in mutande su una specie di collinetta, dove c’era solo erba, per aprire la porta della vecchia casa.
Simona, tirando forte la maniglia della vecchia porta, perse la presa e cadde nel fango. Carola e Simona si misero a ridere dell’incidente. Simona e la sua amica scesero dalla collinetta. Il papà, per fortuna, aveva un cambio e le fece cambiare le mutande; così Simona tornò a giocare. Dopo un po’ i vestiti si asciugarono e così Simona e Carola si rivestirono. Dopo tornarono a giocar con la neve. Simona e Carola parlarono molto del fatto che era successo, per la meraviglia e per il divertimento. Poi il papà, anche lui, si mise a ridere.
Questa avventura è successa veramente a me!!
Simona Costanza


IL SOGNO DELL’AEROPLANO.

Dopo la scuola, Matteo si mise a disegnare nella sua cameretta. Prese dal cassetto una scatola di pennarelli e disegnò un aeroplano da militare. Dopo aver finito il disegno, andò a farlo vedere al papà ed alla mamma; i genitori dissero: “Bravo Matteo!”.
Matteo tornò di nuovo nella sua camera, ma questa volta andò sul suo letto e fissò intensamente il suo disegno, perché ne era contento.
All’improvviso si guardò intorno ed era sul suo aeroplano da militare, proprio quello che aveva disegnato. Matteo che non sapeva guidare l’aeroplano si distrasse a guardar una strana nuvola: nel girarsi tirò giù una leva che serviva ad atterrare; Matteo urlò:” Noo, non voglio atterrare!”. Matteo stava atterrando proprio sul mare! Prima di atterrare sul mare, si mise il paracadute e si buttò giù dall’aeroplano, in fretta. Matteo per fortuna atterrò su una collina, proprio quella dove c’era la sua casa. Aprì di corsa la porta ed i suoi genitori: “Dove sei stato?”. Matteo raccontò tutto ai genitori. Tutti se ne rallegrarono, ma Matteo per un certo tempo non disegnò più perché non voleva ripeter quell’avventura!
Gaia Da Re


STORIA DI UN GRUPPO DI FOCHE.

In un periodo molto caldo, non ci furono tanti pesci per sfamare un gruppo di foche. Le foche più vecchie morirono di fame, mentre quelle giovani sopravvissero a stento. Allora le foche più giovani si spostarono in cerca di cibo. Dopo tanta strada riuscirono a trovare un mare ricco di cibo, pesci a volontà: aringhe, merluzzi, alici e sardine. In questo nuovo ambiente le foche furono molto contente; dopo due o tre mesi crebbero, si accoppiarono e fecero dei piccoli. Però anche in questo mare c’erano dei pericoli: il primo, l’avvicinamento dei pescecani, il secondo l’arrivo delle barche dei cacciatori. Infatti un giorno, su una barca, arrivarono dei cacciatori che volevano catturare i piccoli di foca per la loro pelliccia. Le mamme cercarono di nasconderli sotto la pancia. Per un caso fortunato stava passando di lì una nave piena di “animalisti”. Videro la barca dei cacciatori e poi quando si avvicinarono capirono di che si trattava: erano un gruppetto di cacciatori di foche! Allora gli animalisti dissero loro:” Chiamiamo la polizia! Andatevene via da queste povere foche!”. Agli animalisti dispiaceva prendere solo i piccoli, però lo dovettero fare, per farle sopravvivere. Le mamme fecero un brusio per un po’ di tempo, poi smisero quando videro la barca allontanarsi sempre di più. Le pochine, arrivate al parco naturale, trovarono subito altre foche come loro e non si sentirono sole. Appena arrivate si misero a giocare con le altre. Le fochine si dimenticarono delle loro mamme. Giocarono così tanto che quando smisero di giocare non avevano più forze. Quando furono grandi, gli animalisti liberarono le fochine nel loro habitat e queste tornarono dalle loro mamme.
Ilaria Maroccolo


I TRE PRINCIPI.

C’erano una volta tre principi: il maggiore, il mezzano ed il fratello piccolo. I tre principi si chiamavano: il maggiore Andrea, il mediano Roberto ed il piccolo Giuliano. Un giorno il re chiamò Giuliano, Roberto ed Andrea per fare un’assemblea di famiglia. Il re disse ai tre principi: “Se siete coraggiosi dovete andare a fare una prova di coraggio, ma solo Andrea e Roberto; tu, Giuliano, no perché sei troppo piccolo”.
Invece Giuliano voleva andare anche lui a fare la prova di coraggio perché non voleva più essere così piccolo ed odiato da tutti.
I tre principi dovevano sostenere la prova perché il re voleva vedere se erano coraggiosi e scoprire a chi dare il suo posto quando lui fosse morto.
Quando arrivò il giorno della prova di coraggio, il re prima mandò Andrea che doveva sconfiggere un orso . . . a sorpresa. Andrea andò ma quando vide l’orso, si spaventò e tornò indietro. Il re chiese ad Andrea: ”Hai sconfitto l’orso?”. Andrea rispose: “No, non ho sconfitto l’orso, avevo troppa paura”.
Poi andò Roberto, ma anche lui non sconfisse l’orso perché aveva troppa paura anche lui.
Giuliano supplicò il re di permettergli la prova di coraggio.; il re ci pensò cinque minuti e rispose di sì.
Giuliano andò, vide l’orso, gli andò vicino e si accorse che non respirava; allora gli tirò una pietra e l’orso cadde per terra. Era un orso finto: gli tolse la maschera e la portò indietro al re. Il re vide che aveva superato la prova di coraggio. Quindi il principe divenne coraggioso e potette andare da solo dappertutto, anche a combattere.
Così finalmente Giuliano fu adorato da tutti, non fu più odiato da nessuno e non fu più piccolo.
Diana Monica Pascaru


I CAVALLUCCI MARINI.

In un castello, negli oceani, viveva una famiglia reale. Era composta da mamma, papà ed un bambino, tutti cavallucci marini. Un brutto giorno gli amici del cavalluccio marino non vollero più giocare con lei perché abitava in un castello molto grande e loro invece abitavano in un minuscolo buco nella roccia in fondo al mare; per questo erano invidiosi del cavalluccio reale. Allora il cavalluccio reale, di nome Tara, era molto triste e non sapeva cosa fare. Ma gli era rimasto un amico di nome Stichi. Allora Stichi disse a Tara: “Stai tranquilla e vedrai che i tuoi compagni ti faranno amica”. Tara rispose: “Non può essere vero perché loro sono invidiosi di me”. Stichi stette zitto per un po’ poi disse: “Vieni, andiamo da loro” Allora uscirono dal castello e Stichi guidò Tara dove abitavano gli amici. Bussarono ad una porta minuscola nella roccia, uscì un cavalluccio di nome Giallino e chiese a loro: “Che cosa volete?”. Stichi rispose: “Volete venire a fare una festa nel castello di Tara?”. Giallino rispose: “Sì, molto volentieri”. Allora Giallino ed i suoi compagni uscirono di casa ed andarono con Tara e Stichi al castello. Quando entrarono nel castello trovarono: da mangiare, tanti giochi e da disegnare. Prima giocarono a nascondino per tutte le stanze del castello, poi si riempirono le pance di dolci, infine, visto che erano molto stanchi, fecero un bel disegno di quella giornata. Da quel momento diventarono migliori amici e si videro tutti i giorni.
Camilla Cometto


“JUMANJI”

Una volta, in una casa, viveva una famiglia: la mamma si chiamava Rosanna, la figlia Stella, il padre Dario ed il figlio maschio Eduard.
Una sera la mamma ed il papà dissero: “Noi usciamo, non andate nella soffitta!”
“No, non andremo” risposero i figli.
Quando però il papà e la mamma furono via, Eduard chiese: “Perché non possiamo salire in soffitta?”
“Si, saliamo, ma ci sarà qualcosa sotto!” rispose Stella. Stella che aveva tredici anni era coraggiosa e propose di cercare la chiave. Ad un certo punto Eduard gridò : “L’ho trovata!”. Stella prese la scala, la mise appoggiata al muro ed aprirono la porta.
Eduard disse di avere paura, ma la sorella lo tenne per mano e disse che non doveva avere paura. Poco dopo, arrivati in soffitta, videro un gioco con su scritto “Jumanji”; il fratello lo prese e disse: “Giochiamo”.
“Va bene” rispose Stella. Chiusero la soffitta e misero la chiave al posto giusto. Appena aperta la scatola, sul gioco c’era scritto: “Se vuoi ritornare, basta urlare!”
La sorella tirò i dadi sopra un rinoceronte ed il fratello sopra la tigre, ma nel centro del gioco c’era un cristallo rotondo che sembrava pieno di nuvole. Due secondi dopo vennero risucchiati da questa sfera e finirono in una foresta. Nella foresta camminarono, camminarono, ma non trovarono via di uscita. Allora Stella disse: “Cosa voleva dire, sulla scatola, quella scritta di urlare!”. Allora si misero ad urlare e con meraviglia uscirono dal gioco. Appena arrivati a casa suonarono al campanello. Entrati, la mamma li vide rimettere il gioco a posto. “Allora l’avete imparato questo gioco?” disse sorridendo. Stella rispose: “Sì, l’abbiamo imparato e non era tanto divertente!”
I genitori di Stella ed Eduard si misero a ridere, poi prepararono una bella cenetta. Il giorno dopo, tutti assieme, giocarono in un vero bosco molto interessante.
Selena Martella


LA BICICLETTA PARLANTE.

Un giorno, dal ciclista, un bambino si comprò una bicicletta; si comprò una bicicletta normale perché non doveva fare nulla di particolare e non voleva spendere troppi soldi. Quando la bici fu acquistata, la bici disse; “Finalmente ho un padrone!”.
Il bambino sentì la voce e si stupì di sentire una bici che parla.
Poi la bici aggiunse: “Sì, ho un padrone, ma non voglio stare sempre in un garage!” Il bambino subito volle fare un giro in bicicletta. Quando il bambino uscì, la bici disse: “Ciao bambino” ed il bambino rispose: “Ciao anche a te, bicicletta”.
Quel giorno il bambino e la bicicletta divennero amici ed uscirono sempre insieme per parlare e per giocare. Da quel giorno non la posò più: andava in bici a far la spesa, dai nonni con la bici, a giocare con gli amici con la bici, a scuola con la bici, a casa con la bici... insomma era sempre in bici.
Ma quando la bici divenne vecchia, si sfasciò minuto dopo minuto. Un giorno la bici si ruppe, perse: il sedile, il manubrio, la catena e le ruote. Il bambino fu triste perché non poteva parlare con nessuno, dato che non aveva molti amici, ed inoltre aveva perso la sua comoda compagna.
Alessio Moltoni


ANTONIO E LA MACCHININA.

C’era una volta un ragazzo che si chiamava Antonio che voleva una macchina. Quel bambino disse alla sua mamma: “Mi compri una macchina piccola?”: Dopo venne suo cugino e gli regalò una macchina piccola, proprio quella che voleva lui. Dopo venne a casa suo papà e gli chiese da dove venisse quella macchina piccola e lui disse che gliela aveva regalata sua cugina. Un altro giorno quel bambino chiese alla sua mamma se poteva andare da sua cugina con la machina e la mamma disse di sì. Ma gli raccomandò di non fare troppo tardi: “Quando ti telefono vieni a casa per mangiare cena”. Dopo un po’ lui è arrivato a casa ed ha mangiato cena. Il giorno dopo sono andati tutti insieme nel parco. Dopo la mamma ed il papà sono tornati a casa per prendere un maglione perché fuori faceva freddo. Dopo il bambino, mentre giocava con la palla, vide un cane lupo e si spaventò. Quando ritornò sua mamma il bambino le disse : “Ho visto un cane lupo. Vai a vedere mamma”. Il bambino disse alla mamma: “Quando eri a casa quel cane si avvicinava a me e mi ha fatto spaventare, ma adesso si è nascosto”. La mamma gli disse: “Credo che sia una bugia”.
“No, mamma, non è una bugia!”
Rotar Vasile


AGENTI . . . CAMBIA “STORIA”.

Tre ragazzi che facevano le superiori erano stati costretti dall’insegnante, per punizione, a far le pulizie nei sotterranei della scuola. Entrando in una stanza trovarono un computer molto particolare. Era molto grosso, con una tastiera molto particolare. Uno dei tre ragazzi era molto interessato all’informatica e quindi provò a schiacciare qualche tasto ed alzare qualche leva. All’improvviso i tre ragazzi furono catapultati in uno strano posto. Si accorsero che indossavano una strana cintura con un bottone: sotto il bottone c’era scritto “Per il ritorno a casa”. Sentirono un discorso in tedesco e poi la folla urlò: “Hitler”. La ragazza, una dei tre, disse: “Cosa? Siamo finiti nella seconda guerra mondiale. Scappiamo!”. Quindi schiacciarono il pulsante per tornare a casa. Tornati nella camera, trovarono uno scienziato che gli spiegò che quella era una macchina per andare nei punti non riusciti della Storia. Però ormai, aggiunse, la seconda guerra mondiale non è più recuperabile per voi. Per giovani apprendisti, come voi,è meglio provare qualcosa di più semplice tipo salvare una nave inglese dall’attacco di un galeone di pirati. I tre ragazzi furono mandati sulla nave degli Inglesi dove c’era un grande caos: avevano visto i pirati avvicinarsi. Uno dei tre chiese al capitano se c’erano armi sulla nave. Il capitano rispose: “No, qui non ci sono armi”. Uno dei tre suggerì: “Se non possiamo combattere. . . scappiamo!”. La fuga riuscì grazie al fatto che i tre ragazzi si ricordarono che togliendo peso la velocità aumenta. Allora diedero questi ordini: “Alzare le vele”. Ma non servì molto perché i pirati fecero la stessa cosa: Ma l’ordine più importante fu: “Buttate a mare tutto ciò che è inutile e anche altro!”.
Questo gli permise di seminare i pirati.
Ritornati nella loro epoca, lo scienziato disse loro: “Domani dovete tornare nel laboratorio, ormai sapete troppe cose”... ma la Storia non è ancora a posto!
Alessandro Frola


“ULTIMATED” STREGA.

Un criceto ed una strega erano fratelli. I due fratelli giocavano alla lotta. Un brutto giorno i mostri rapirono il fratello Criceto. La strega andò a cercarlo. I mostri volevano uccidere anche la strega. La strega continuò a cercarlo. Poi comparve un mostro di nome Dracula. Dracula voleva uccidere la strega ed un amico della strega prese la spada ed uccise Dracula. Andò a cercare il fratello Criceto. Questa volta lo trovò e lo fece vivere di nuovo. La strega ed il Criceto andarono a casa e festeggiarono. Per festeggiare bevvero lo champagne, hanno cantato ed hanno fatto scoppiare i petardi.
Necu Manciu detto Nik


“JUMANJI”.

Due bambini chiesero ai genitori se potevano andare in soffitta. I genitori dissero di no perché non volevano. Quando i genitori andarono a fare la spesa dissero loro: “Non aprite la porta a nessuno, non andate neanche in soffitta!” I bambini andarono a cercar le chiavi da tutte le parti: sul comò, nei vasi, sui mobili… Alla fine, dentro un libro, trovarono la chiave. Presero la torcia, anche le chiavi ed aprirono la porta. Trovarono un baule, l’aprirono, trovarono un peluche, una bambola, un gioco in scatola. Sul gioco c’era scritto il titolo “Jumanciu”. Gli soffiarono sopra per toglier la polvere e lo portarono in salotto. Chiusero la porta, misero la chiave al suo posto e cominciarono a giocare. La bambina più grande tirò i dadi, il dado rosso sul leone, il verde sul serpente. Nella sfera in mezzo al gioco c’era scritto “Se vuoi ritornare tu devi urlare”. I bambini furono risucchiati dalla sfera. I bambini urlarono e ritornarono a casa perché avevano paura. Nella sfera c’era scritto: “Se vuoi smetter di giocare tu dovrai trovar la formula magica”. “Ma quale formula?” La più piccina cercava da tutte le parti, ma la formula era proprio vicina a loro. Lessero la formula che diceva così: “Animale che siete usciti dalla fattoria, tornate dove siete nati”. Quando gli animali sparirono, i genitori tornarono e dissero: “Vi siete divertiti?"
I bambini risposero: “Molto, molto, molto!” e si misero a ridere. I genitori: “Perché ridete?”.
“Niente”. Mangiarono, giocarono tutti insieme, andarono a dormire e sognarono l’avventura di quel giorno.
Hanissa Tayari


UN BAMBINO VIAGGIA NEL TEMPO.

C’era una volta un bambino che si chiamava Roberto. Aveva otto anni. Gli piaceva scoprire cose scientifiche. Un giorno in cui la mamma ed il papà erano andati ad una festa, lui andò a vedere il laboratorio del suo papà. Lui aveva paura di qualcosa: aveva paura che le cose scientifiche gli facessero male. Lui pensava così, ma niente fece male a lui. Lui nel laboratorio vide una macchina del tempo. Così lui schiacciò il tasto, la macchina del tempo si aprì e lui entrò nella macchina del tempo. Così tornò nel tempo di miliardi di anni fa, nell’epoca dei dinosauri. In quel tempo vide un Plateosauro. Allora si nascose nella foresta. Nel bosco vide tanti piccoli dinosauri che volevano mangiarlo. Così lui scappò molto veloce e scalò un albero. Quando, dopo, quei dinosauri volevano mangiarlo vide un Diplodoco enorme, con la gola troppo grande che stava mangiando le foglie di un albero. In quel momento il Tirannosaurus Rex stava per mangiare il diplodoco che non aveva visto il T. Rex. Il T. Rex vide il bambino che voleva mangiarlo. Così lui per scappare è andato alla macchina del tempo ed è tornato a casa veloce e mai più è andato nel laboratorio perché adesso aveva paura del tempo passato.
Costa Ramos Sergio


“JUMANJI” E GLI ANIMALI.

Due bambini di nome Lorenzo e Giulia erano due bambini monelli.
Lorenzo aveva otto anni e Giulia invece ne aveva nove. Lorenzo aveva i capelli biondi, gli occhi azzurri ed era italiano, invece Giulia aveva i capelli castani, gli occhi marroni ed era italiana. La madre si chiamava Alessia ed il padre Andrea. Alessia aveva i capelli biondi con gli occhi marroni, invece Andrea aveva i capelli castani con gli occhi azzurri.
Verso le otto di mattina Andrea andò al lavoro. Verso le undici, quasi mezzogiorno, la mamma, cioè Alessia, si mise a cucinare mentre Lorenzo e Giulia, i due bambini, andarono nello sgabuzzino.
Lorenzo si arrampicò sullo scaffale e trovò un gioco. Lorenzo scese dallo scaffale, si mise il gioco dietro la schiena e disse: “Mamma, possiamo io e Giulia, andare in cortile?”
“Sì, ma tra un quarto d’ora tornate su”.
“Sì, okay, mamma!”. Lorenzo e Giulia scesero in cortile e misero il gioco sull’asfalto e di fianco trovarono una scatola con dentro due dadi e le istruzioni. Lorenzo si mise a leggere le istruzioni mentre Giulia, cioè la sorella, seguiva ed ascoltava il fratello; Lorenzo leggeva: “Bisogna tirare i dadi...”
Giulia tirò i dadi: uno andò sul leone, l’altro sul rinoceronte. Giulia e Lorenzo terrorizzati salirono su in casa e si misero ad urlare tutti e due dicendo: “Mamma, mamma, in cortile ci sono un leone ed un rinoceronte, abbiamo paura!” La mamma li tranquillizzò e guardò fuori dalla finestra e non c’era niente. Poi Lorenzo disse: “Non ci credi, bene, allora vieni in cortile a vedere”. Scesero in cortile: Giulia tirò i due dadi ed uno andò sulla foca, e l’altro sulla scimmia, ma non uscì niente. Allora Alessia, cioè la madre, disse: “E’ stata solo la vostra immaginazione”. E così andarono a mangiare.
Andrea Iacobone


IL PIANETA “FETEMIA”.

In un pianeta molto piccolo, abitavano sessantacinquemila marziani alti un metro. Il guardiano del pianeta Fetemia era sempre il più forte per cercare di mantenere la calma sul pianeta. In Fetemia c’erano milioni di furti al mese perché il pianeta era molto povero di cibo, solo alcuni erano in grado di comprar qualche cosa. In Fetemia il problema era che le tasse erano aumentate del 26,3 % ed è per questo che i marziani del terzo mondo non potevano pagare le tasse. In realtà l’unico che poteva pagar le tasse sarebbe stato il presidente del consiglio di nome Billo Merluzzoni. Pensate che nemmeno Burk, il presidente dell’America, non sarebbe stato in grado di pagar le tasse. Purtroppo, col passare degli anni, le tasse aumentarono fino al 35,9 %. Allora si dovettero inventare un’altra guerra tra Fetemia, il pianeta dei fetenti, ed Eternia, il pianeta
Allora il presidente del consiglio eterniesco, di nome Tassino, chiamò Merluzzoni e dichiarò guerra tra i due pianeti. Il giorno dopo i due presidenti vollero risolvere questa faccenda da soli; allora ordinarono ai soldati di tornare nel loro pianeta di origine. Merluzzoni e Tassino decisero di non combattere con armi, ma a voti degli abitanti. Merluzzoni disse che chi avrebbe avuto più grida sarebbe diventato il nuovo presidente. I voti di Merluzzoni furono il 49,5%, invece Tassino ne ebbe il 49,6 %.
Allora Merluzzoni dovette andarsene, mentre Tassino divenne capo anche di Fetemia e per prima cosa abbassò le tasse fino al 14,05%.
Tutti gli abitanti divennero per la prima volta felici e ringraziarono Tassino.
Alessio Scialuga


OTTO LADRI “RUBATORTE”.

Un giorno, dal panettiere di via Bellardi 17, ci fu una rapina. Fu rubata una torta al ciclamino. Il ladro, Parket, dopo la rapina, ritornò alla propria casa, ma, appena aperta la porta ci trovò altri sette ladri di nome: Old, Jhon, Jek, Peter, Big-face, Super-mira e Walter. Questi sette ladri erano una banda specializzata nel rubare torte, non soldi. Così i sette ladri fecero subito amicizia con Parket. Divennero subito amici ed insieme facevano bellissimi colpi, anzi saporiti. Finchè un brutto giorno vollero rubare in una pasticceria; purtroppo davanti alla porta c’erano due poliziotti armati di fucili, due granate, una carica esplosiva, un fucile automatico, un mitra Thompson, una Colt 45 ed un nini-bazooka. Allora gli otto ladri escogitarono subito un piano e così venne loro in mente questo piano: “Davanti alla pasticceria c’è una vecchia pizzeria di nome Il Vesuvio; riapriamo quella pizzeria così tre di noi gestiscono la pizzeria e gli altri quattro fanno il buco nella terra per “ripulire” la pasticceria. Solo che c’era il problema dei tubi dell’acqua e bisognava farci attenzione. Così dopo tantissimi giorni di lavoro, tutto fu pronto. Avevano scavato il passaggio, avevano evitato i tubi dell’acqua, solo che la loro pizzeria era diventata il locale più famoso d’Italia! Quindi continuavano ad “imbarcare” gente e fare soldi. Solo una domenica si presero un giorno di ferie per rubare nella pasticceria. Quando entrarono scoprirono che c’erano altri due poliziotti a controllare, non solo l’esterno, ma anche l’interno. Così richiusero il buco e continuarono a gestire il loro locale.
Alessandro Ricci

LE FATE

In una scuola di fate c’era un gruppo di sei ragazze. Le sei ragazze si chiamavano: Bloom, Stella, Flora, Musa, Tecna e Haiscia. Le sei ragazze vivevano nello stesso appartamento. Un giorno Bloom disse: “Pizza per tutte!”. Le altre ragazze non sapevano che cosa fosse la pizza. Allora Bloom spiegò alle altre ragazze che cosa era la pizza e come si faceva la pizza. Dopo che Bloom finì di parlare, andarono in un ristorante e mangiarono tutte la pizza. Il giorno seguente c’era una festa e Bloom non aveva il vestito adatto. Allora Stella disse: “C’è una soluzione per ogni cosa e la nostra si chiama SHOPPING”. Le sei ragazze andarono nei negozi di vestiti, ma non trovarono niente, quindi le cinque ragazze, tranne Bloom, andarono via. Poi Bloom vide un negozio con su scritto “Saldi” ed in quel negozio trovò il suo vestito. Tornò nel suo appartamento di corsa perché stava per cominciare la festa, ma il suo vestito era troppo lungo. Trovarono le forbici e tagliarono la parte inutile, così andò nella sala preparata e fu l’ultima ad entrare in sala. Fu un successone! Il giorno seguente Stella, una delle fate, ricevette un invito dal principe, suo fidanzato. Si recò all’appuntamento che si rivelò una trappola ordita da tre streghe che volevano rubarle il vestito nuovo. Fortunatamente Stella aveva con sé il suo anello magico e con questo riuscì a sconfiggere le tre streghe e a salvare il vestito.
Martina Accardo


LE TRE GOMME

Un giorno un padre che si chiamava Lorenzo andò a comperare tre gomme: una quadrata, una rotonda e l’altra triangolare, ma il papà le nascose per il giorno di Natale. Quando arrivò il giorno di Natale, il figlio fu contento delle tre gomme e le mise sulla scrivania per collezione. Un giorno la gomma di scuola finì ed il bambino decise di portare a scuola una gomma nuova: per sbaglio prese la gomma quadrata e vide che cancellava bene. Dopo una settimana finì anche la gomma quadrata e provò la gomma rotonda: vide che cancellava bene, soltanto che anche questa durò solo una settimana. Quando l’ebbe finita, prese la gomma triangolare che durò un anno perché era diversa dalle altre: le altre erano piccole, mentre quella triangolare era grossa cinque centimetri; le altre erano solo da un centimetro. Quando finì anche l’ultima gomma il bambino disse: “Mamma mia, le gomme cancellano, ma durano solo una settimana; meno male che l’ultima è durata un anno!”.
Lippo Youri


LA SOFFITTA CHIUSA A CHIAVE.

C’era una famiglia: il padre, la madre e due figli. Un giorno i due figli decisero di andare in soffitta, ma c’era un problema: la porta era chiusa a chiave! I due figli cercavano le chiavi per poter andare in soffitta, ma non trovarono le chiavi. Chiesero le chiavi alla mamma, ma ella disse: “Voi non potete entrare in soffitta, non me lo chiedete più perché non ci andrete mai!”. Allora le cercarono da soli di nuovo finchè non le ebbero trovate: quindi aprirono la soffitta ed andarono a vedere cosa c’era in soffitta. Stettero lì un bel po’ di tempo, però era noioso stare lì. Scesero e chiusero di nuovo la porta a chiave ed andarono a giocare nella loro cameretta.
Carlo Depaoli


LA STORIA DI UN PUZZLE MAGICO

C’era una volta una bambina di nome Alessia. Un giorno di primavera lo zio e la zia le regalarono un puzzle rotondo. Alessia, dopo che la zia e lo zio le ebbero dato il regalo, si mise a montarlo; dopo tre ore Alessia lo finì e si mise a giocare. Dopo un po’ Alessia smise di giocare, si mise sul letto e si addormentò. Mentre Alessia dormiva, dal puzzle uscirono dei piccoli uomini verdi; ad un certo punto quegli uomini verdi rimpicciolirono Alessia. Dopo che l’ebbero rimpicciolita, la misero nella loro mini-navetta spaziale e la portarono sul loro pianeta. Quando Alessia si svegliò, si trovò strana perché non era più nella sua stanza e tutto cambiò. Dopo mezz’ora la mamma, lo zio e la zia salirono per le scale per andare nella stanza di Alessia per salutarla perché lo zio e la zia dovevano andare a casa loro. Però quando la mamma aprì la porta, scoprirono che Alessia non c’era più. La mamma, non trovando più Alessia, decise di chiamare la polizia. Dopo dieci giorni di ricerche, non la trovarono, ma non avevano ancora controllato la sua camera. Dopo due ore di ricerche di qualche traccia di Alessia, non trovarono niente.
I piccoli uomini verdi, non avendo mai visto un essere umano, guardarono bene Alessia: non aveva le squame, ma aveva la pelle liscia, morbida e rosa, i brufoli sul naso. Quando Alessia si svegliò, anche lei si spaventò nel vedere quegli uomini piccoli e verdi, ricoperti di squame. Gli uomini piccoli e verdi capirono che gli uomini erano formati in un altro modo. Dopo Alessia disse: “Tutti dicono che voi non esistete, che voi siete finti, così dice la gente ed altre cose...”
“Beh, in realtà noi non siamo come voi pensate, ma vi conviene non giudicare la gente prima di conoscerla!” dissero i piccoli uomini verdi.
Dopo che i piccoli uomini verdi ebbero fatto delle domande ad Alessia, decisero di lasciarla andare a casa sua, perché tutti si preoccupavano per Alessia. Dopo, quando il padre ritornò a casa dal lavoro, scoprì anche lui che Alessia era scomparsa. Il padre, di lavoro, faceva il viaggiatore e questa volta era dovuto andare nel Messico che si trova in America. Quando l’ebbe saputo, anche il padre voleva chiamare la polizia, ma la mamma gli disse che l’aveva già fatto e che ancora non avevano trovato nessuna traccia di Alessia.
Gli uomini piccoli e verdi riportarono Alessia a casa, però prima la
Alessia quando ritornò a casa andò in cucina dai genitori.
Per Alessia era stata un’avventura bellissima!
Daniela Floristeanu

Come al solito ne manca ancora una ……, ma provvederò domattina!!
Saluti Attanasio Adriano
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admin
Forum Admin


846 Messaggi

Inserito il - 02/05/2005 :  19:48:44  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Gentile Adriano,
grazie per aver messo le storie dei bambini (tranne una). Non ho molto tempo, stasera, me nei prossimi giorni leggerò con attenzione quello che i ragazzi hanno saputo fare. Per ora ho letto la storia dei cavallucci marini (simpatica, forse un po' breve verso la fine) e Jumanji ("leggermente ispirata" all'ononimo film, tranne per il finale simpatico). Comunque bisogna dire che hanno fatto dei grandi passi in avanti.
Forse l'ultima mia visita è stata utile per comprendere meglio come si costruisce; infatti dalle storie lette fino ad ora si capisce che c'è più maestria nell'attaccare una storia. E non è forse già questo un ottimo risultato?
Mi faccia sapere quando vuole che venga in classe. Ho più o meno tutti le prime tre mattine della settimana prossima libere: lunedì, martedì, mercoledì...?
Un caro saluto alla banda scatenata,
georg
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Adriano
piccolissimo scrittore


14 Messaggi

Inserito il - 03/05/2005 :  14:47:48  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
IL LADRO DI DOLCI.

E’ un bel giorno di pomeriggio, il 22- Aprile- 2005, e il negozio di dolci è aperto. Nel negozio entrò un signore strano,per come era vestito, e purtroppo non c’era nessuno che servisse al banco perché stavano preparando i dolci nella stanza di dietro. Allora il signore rubò i soldi, ma solo uno, e poi prese un po’ di dolci. Poi si fece servire dieci pasticcini. Dopo un po’ che il ladro era uscito, avevano finito di fare i dolci: siccome c’erano pochi pasticcini sul bancone , chiamarono la polizia e indagarono se c’erano tracce del furto. Però prima di chiamare la polizia il padrone della pasticceria fece una ipotesi: “ Chi ha servito per ultimo?”. Il commesso disse che un signore aveva chiesto solo dieci pasticcini, ma ne erano scomparsi venti. Allora, questa volta sì, chiamarono il 113 ed indagarono giorni dopo giorni. Dopo tre giorni di ricerche, non trovarono nulla, però si erano dimenticati della telecamera. Quando se ne ricordarono, videro il filmino e riuscirono a scoprire chi era stato; andarono a casa sua e lo trovarono subito perché il ladro non era pratico delle vie. Quando arrivarono, la polizia lo ammanettò. Da quel giorno il ladro capì che non si ruba nei negozi di qualunque tipo.
Francesco Cosma


Sig Maag, questo è l’ultimo testo mancante che le aggiungo in coda. Se vuol venire a trovarci a sorpresa, possono andar bene Martedì 8,30 – 10, oppure giovedì 8,30 – 10,30 prossimo venturi.
Grazie arrivederci Att. Adr
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 04/05/2005 :  08:44:22  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Gentile Adriano,
cari ragazzi,
grazie per le vostre storie. Mi fa piacere che ora anche il maestro è diventato "tecnologico" e riesce a fare ormai operazioni da "hacker" e districarsi tra mille insidie di Internet. Così facendo dà la possibilità a me di rispondervi, poi lui stampa le mie risposte e li porta in classe. Ma intuisco anche che molti di voi sono già andati a vedere questa discussione da casa, perché ci sono, a oggi, 250 persone che hanno letto la "vostra" discussione (il che non è affatto poco! )
Buona l'idea di Adriano di "scambiarvi" le storie per il controllo delle incongruenze. Non ci avevo mai pensato prima, e mi sembra un'ottima cosa.
Nonostante questo, qualche errore è sfuggito.
Ora vi scrivo due o tre mie impressioni, va bene?
Comincio con un esempio:

IL DRAGO CHE NON SAPEVA SOFFIARE FUOCO.

C’era un paese, in una isoletta sconosciuta, dove viveva un gruppetto di draghi. Tra loro c’era un drago che non sapeva sputare fuoco e passava le giornate in un angolo, piangendo. Il draghetto si chiamava Tim, aveva una coda lunga, il colore del corpo era verde ed aveva dieci anni
.



Bellissimo inizio. Ottima idea. L'unico appunto che posso fare e che l'autore deve sempre mettere le caratteristiche di un personaggio in un ordine logico.
Mi spiego: Non mi piace che il fatto che abbia dieci anni sia finito ultimo. In qualche modo stona.
Avrei scritto (leggete solo le parti in rosso):
C’era un paese, In una isoletta sconosciuta, (dove) viveva un gruppetto di draghi. Tra loro c’era un drago di dieci anni che non sapeva sputare fuoco. (e) Passava le giornate in un angolo, piangendo. Il draghetto si chiamava Tim, aveva una coda lunga e il colore del corpo era verde. ed aveva dieci anni.

Forse così è più chiaro quello che voglio dire. Il racconto non cambia, ma fila più liscio. Addirittura così ci sarebbe stato ancora posto per qualche dettaglio in più, senza sfigurare... (Potreste anche fare qualche esercizio su questo genere di caratterizzazione, inventandovi un personaggio a turno, caratterizzarlo e poi mettere i dettagli in un ordine logico).
Il finale del racconto "zoppica" leggermente. L'idea è ottima, ma l'autore in erba forse era stanco o non aveva più tanta voglia di pensare ancora per ulteriori 10 minuti e descrivere meglio il "risveglio" del draghetto. Di norma, nelle favole, il momento finale, quando il protagonista cambia atteggiamento, o quando si rende conto di potercela fare, è descritto con maggiore numero di parole e con maggiore cura. Ma è una bella storia! (Comunque, quello che ho detto qui non vale solo per l'autore della storia, vale per tutti!)



Modificato da - Georg Maag in data 04/05/2005 08:55:46
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 04/05/2005 :  09:32:37  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Faccio un altro esempio, sempre simile a quello di prima, sulla seconda storia:
IL PENNELLO MAGICO.
Ad un bambino di nome Leonardo piaceva tanto disegnare, però non aveva un pennello. Allora si mise a cercarlo.
Andò in mansarda a cercare nelle scartoffie, ma non trovò niente. Poi andò nel salone, ma non trovò niente. Poi andò in soggiorno e lo trovò. Allora lo prese e corse subito in camera sua perché non vedeva l’ora di provarlo. Subito prese il foglio ed incominciò a disegnare una macchina. Ad un certo punto si trovò sopra una macchina proprio come Leonardo l’aveva disegnata! Poi si trovò a terra
.
Anche qui, l'autore in erba non ha lavorato abbastanza per un verso: bella l'idea di base, bellissima! Ma già non capisco perché sia andato in soffitta per cercarlo!? Io, se non trovo un pennello in casa, non vado in soffitta! Chiedo ai miei genitori di comprarne uno! O me lo compro da solo! Se dunque questo bambino "deve" andare in soffitta (perché questo serve allo scrittore per giustificare il fatto che il pennello è magico - sotto questo aspetto va bene), devo spiegare come ci si arriva:
Chiese a sua madre di comprargli un pennello, ma la mamma rispose: "Non abbiamo soldi, non possiamo permetterci di comprarti pennelli, aspetta qualche settimana."
Dopo qualche settimana, Leonardo chiese di nuovo. Ma la mamma rispose che non avevano soldi per spese extra. Allora Leonardo si mise a cercare un pennello dappertutto: cercò in camera sua, cercò in cucina, cercò in salotto... niente. Disperato, decise di frugare in soffitta.
..

Questo sarebbe stato un modo per rendere più logico la storia. Chiaro?
Poi però devi anche spiegare meglio cosa succede all'inizio, quando comincia a disegnare. Qui hai saltato qualche frase e qualche esempio, e non si capisce benissimo cosa gli capita. Ma non è difficile, è solo questione di metterti lì 5 minuti e aggiungere la spiegazione.

LA CADUTA NEL FANGO invece è una storia reale, dunque in fondo un po' "fuori tema", visto che abbiamo fatto un percorso di "scrittura creativa"... Ma non è male nel suo genere. Forse avrei descritto meglio il paesaggio e soprattutto la casa un po' sinistra. Così guadagnava il racconto.

IL SOGNO DELL'AEROPLANO è sulla falsariga dell'altro racconto, ma meno esteso e forse un po' più facile, ma più logico. Mi piace come hai descritto il fatto che fissando l'aereo si è trovato a bordo dello stesso. Qui funziona bene. Forse potevi ancora descrivere con due frasi lo stato d'animo del ragazzino, o che alla fine i suoi non gli credono (ovviamente) quello che racconta loro.

LA STORIA DI UN GRUPPO DI FOCHE è un'altra storia "non creativa", oppure solo leggermente creativa. Sembra invece un racconto vero su quello che certi uomini cattivi fanno alle povere foche. Dunque la vedo piuttosto come storia "giornalistica". Se l'autrice voleva, poteva descrivere la stessa storia raccontata invece da una delle foche piccole, e forse guadagnava la qualità del racconto e l'effetto su chi legge. Anche questo è un ottimo espediente per rendere interessante le storie: cambiare il punto di vista, cambiando chi racconta.
Tra l'altro: su questo stesso sito c'è una discussione proprio sugli animali "Parliamo di animali". Lì ci sono varie storie, e si possono fare domande sugli animali ad una specialista che risponde.
Tra l'altro: qualcuno di voi vorrebbe una bella gatta? Un mio amico l'ha tolta dalla strada a Torino e l'ha curata, è bella e affettuosa e cerca una casa dove le si vuole bene.


I TRE PRINCIPI è una storia scritta molto bene! Brava la nostra piccola autrice! Non posso dire nessuna critica, perché è scritta bene, scorre, è interessante, e ha un finale logico ma un po' a sopresa. Si vede che l'autrice legge volentieri le favole.

LA BICICLETTA PARLANTE invece è una bellissima storia, scritta bene fino in fondo, ma nel finale non mi convince. Nel senso che ormai il lettore fa il tifo per quella bici! La vorremmo tutti! Ma poi a noi lettori dispiace vederla andare a pezzi "minuto dopo minuto". Avrei tentato di trovare un qualche uso per la poveretta, tipo finire in un museo di bici vecchie dove può essere ammirata dai visitatori, o qualche trovata felice del genere. Comunque un bel bravo al nostro autore!

ANTONIO E LA MACCHININA invece non mi convince. Non parlo tanto della lingua e della scelta delle parole. Parlo della storia: ha poca, pochissima logica. Addirittura la "macchinina", che all'inizio è ripetuta troppe volte (e senza dare sostanza alla storia: non è importante per la storia chi l'abbia regalato al bambino!) dopo metà della storia sparisce nel nulla per non tornare più. Invece si parla di maglioni e di freddo, che non c'entra con la storia. Poi, se io fosse la madre di un bambino piccolo, non lo farei uscire da solo con una macchinina! Sarebbe da ripensare meglio...

Bene, per oggi ho dato, direi. Comunque bravi per l'impegno: ci vediamo dunque martedì mattina, va bene?
ciao
georg
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 04/05/2005 :  09:39:07  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
AGENTI... CAMBIA STORIA è una bella storia piena di buone idee e di cambiamenti di scena. Un piccolo dubbio mi rimane all'inizio: ma un insegnante manderebbe mai tre ragazzi nei sotterranei per fare pulizie? Mi sembra poco convincente. Avrei inventato qualcosa d'altro, magari i tre (che dovrebbero essere un po' caratterizzati, perché non lo sono affatto) fanno i furbi e tagliano la lezione di storia, e per non farsi beccare vanno a rintanarsi nei sotterranei. Ecco, qualcosa del genere.
Ma l'idea di base è proprio bella!
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Adriano
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 10/05/2005 :  12:19:11  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Per tutti i curiosi aggiungiamo la cronaca di una particolare settimana di scuola: la scuola è anche questo e ci fa piacere divulgarlo. Se poi avete voglia, sarà per noi cosa gradita leggere cosa vi abbiamo ispirato . . . specialmente i pareri di eventuali bambini che abbiano voglia di leggere la nostra avventura, GRAZIE.

Lunedì 15 novembre 2004

PARTENZA E VIAGGIO


Lunedì mattina, verso le 7,30, arrivati alla stazione, sei o sette bambini non hanno trovato il maestro Adriano che è arrivato dopo, con Gaia; poi sono arrivati altri bambini.
Alle nove meno un quarto c’eravamo tutti e abbiamo messo le borse su tre carrelli e gli zaini in spalla.
Subito dopo siamo saliti e tre genitori hanno caricato le borse sul treno.
Un minuto prima della partenza abbiamo salutato i genitori, ci siamo seduti e il treno è partito. Abbiamo attraversato la pianura torinese; alcuni bambini giocavano tranquilli e, per non annoiarsi, hanno chiacchierato.
Nella pianura torinese abbiamo visto , in lontananza, le Alpi con un po’ di neve.
Dopo la pianura torinese c’erano molte gallerie:eravamo in Liguria.
Finite le gallerie, abbiamo visto il mare: tutti ci siamo alzati ad esultare. Dopo ci siamo fermati a Savona e a Pietra Ligure; la fermata dopo era la nostra fermata, cioè Loano.
Andrea e Alessandro F.


Siamo partiti da Porta Nuova , abbiamo aspettato mezza ora in stazione.
Quando è arrivato il treno abbiamo salutato i genitori e qualcuno ha gridato “Ti amo!” e qualcun altro “Ti voglio bene!”. Poi siamo partiti ed io, Selena, ed Anissa, Gaia e Simona ci siamo messe a parlare e a leggere fumetti di streghe e Witch. Poi abbiamo mangiato caramelle, cicles e salatini.
Abbiamo fatto tre ore di viaggio: io mi sono divertita molto. Poi quando abbiamo visto le montagne con la neve, il maestro Roberto ci ha spiegato perché c’era già la neve. Poi abbiamo fatto merenda e abbiamo chiacchierato. Poi siamo entrati nelle gallerie e ci si tappavano le orecchie perché c’era rumore e poi anche perché il treno andava veloce.
Poi finalmente abbiamo visto il mare; tutti gridavano “Eheee!” Alzavamo le mani al cielo e Vasile ha preso la testa del maestro Adriano e l’ha scossa per fargli capire la sua gioia. Poi dopo un’ora siamo arrivati a Loano.
Anissa e Selena

Quando siamo arrivati a Porta Nuova, abbiamo messo le valigie sul carrello e tutti i bagagli sul treno. Quando il signore ha portato i bagagli sul treno, noi siamo saliti sul treno e ci siamo sistemati.
Quando siamo partiti, ci siamo messi in viaggio per andare a Loano.
Qualche bambino si stava annoiando, ma io e Alessio no, perché ascoltavamo la musica e giocavamo con le carte del wrestlyng. Ad un certo punto mi sono stupito perché ho visto una montagna con la neve e sono rimasto un minuto a guardarla come se non avessi mai visto la neve. Dopo mezz’ora ho visto il mare: allora ho pensato che eravamo arrivati.
Alessio S. e Giorgio

L’ACCOGLIENZA


Quando siamo arrivati a Loano, in Colonia, la direttrice ci ha fatti entrare in un salone e ci siamo seduti su alcune panche.
Poi la direttrice ha detto : “Voi tutti dovete essere animali marini”. Noi, cioè la mia classe eravamo stelle marine. La terza, cioè un’altra classe, erano ippocampi e la quinta erano gabbiani.
Poi la direttrice ci ha detto che dovevamo essere ospiti e un bambino ha chiesto: “Cioè?”. La direttrice ha precisato: “Essere bravi!”. Dopo siamo andati ad occupare le stanze: il maestro ha detto che dovevamo prendere le valigie e sistemarci la roba negli armadi. Poi ci siamo sistemati nei letti. Erano letti a castello e tutti volevamo andare sopra perché a tutti piaceva il posto in alto.
Persino nel mio gruppo alcuni volevano andare sopra, tipo Andrea e Vasile.
Francesco e Nik


Quando siamo arrivati in colonia la direttrice Graziella ci ha chiesto se volevamo essere degli ospiti e noi abbiamo risposto di sì. Poi ad ogni gruppo-classe ha dato un nome: c’erano gli ippocampi, i gabbiani e le stelle marine. Noi eravamo stelle marine. Poi siamo andati a vedere le camere: c’erano due camere da otto e una camera da sei. Poi il maestro Adriano ci ha divisi nelle camere; Alessandra, la nostra guida, ci ha fatto disfare le valigie. Poi è suonata la campanella della mensa. A pranzo ci hanno dato da mangiare il riso, la carne e le patate fritte e poi le mele.
Poi siamo andati nelle nostre camere a riposarci. I maestri ci hanno detto di lavarci i denti.
Quando il maestro Adriano ci ha chiamato: “Stelle, stelline!” noi siamo corsi subito; ci hanno detto di vestirci e di prendere il giubbotto per uscire. Poi siamo andati in un parco a fare il primo gioco dell’ albero ritrovato.
Ilaria e Diana


L’ALBERO RITROVATO
.

Lunedì pomeriggio siamo andati in un parco, a fare il gioco dell’albero ritrovato. La guida, cioè Alessandra, ci ha spiegato il gioco. Poi Alessandra ci ha detto: “Mettetevi a coppie, un maschio e una femmina”. Alessandra ci ha dato delle bende, per bendare uno dei due. Dopo dovevamo portare il bimbo o la bimba della nostra classe ad un albero di quelli che c’erano in quel parco. Dopo aver toccato l’albero, dovevamo ritornare al punto di partenza; dovevamo ritrovare l’albero che ci aveva fatto toccare il compagno, questa volta senza la benda; poi abbiamo fatto all’incontrario: cioè il bimbo che prima aveva la benda doveva portare ad un albero il bimbo che prima non aveva la benda.
Poi ci siamo seduti sull’erba e abbiamo parlato di come abbiamo ritrovato l’albero; in questi modi, abbracciandolo, sentendo la corteccia se era liscia oppure ruvida, sentendo se le foglie erano basse… Alcuni bambini sono andati a sbattere contro l’albero, perché il loro “guidatore” non avvisava in tempo. Con questo gioco abbiamo imparato che anche i ciechi, senza la vista, riescono a riconoscere un albero con il tatto e l’odorato.
Simona e Gaia


Al pomeriggio di Lunedì, siamo andati in un parco con l’animatrice Alessandra. Ci siamo seduti in cerchio e abbiamo parlato di questo parco. Adesso vi diciamo di che cosa abbiamo parlato; l’animatrice ci ha chiesto: “Sono due giardini?” Noi, i bambini, con Alessandra, l’animatrice, abbiamo discusso; dopo un po’ abbiamo deciso che era solo un parco. Appena abbiamo finito di parlare Alessandra ci ha spiegato le regole del gioco. Adesso ve la spieghiamo: bisogna essere un maschio e una femmina; il maschio si benda, invece la femmina lo deve portare a toccare un albero; dopo lo riporta alla partenza: quello bendato si sbenda e va a cercare l’albero giusto. Dopo l’animatrice ci ha chiesto chi era riuscito a indovinare l’albero.La maggior parte l’ha indovinato, ma anche chi non l’ha indovinato è stato bravo come quelli che l’hanno indovinato. Poi la maestra ci ha dato la merenda, il plum-cake e siamo tornati alla colonia.
Camilla e Alessandra



L’INCONTRO SERALE COL MARE


Lunedì scorso, di sera, siamo andati a vedere il mare e faceva tanto rumore. Faceva tre rumori diversi; uno era quello dell’onda lontana che faceva il rumore medio; quella della onda che si rovesciava era il massimo; quello di riva era poco e quello che tornava in mare si sentiva poco, ma quasi niente. Sempre quella sera dopo aver ascoltato il mare, abbiamo messo le mani sotto la sabbia ed era fredda. Poi abbiamo visto le stelle. Io, Ricci, ho visto una emme, fatta di stelle, che si chiamava la costellazione di Cassiopea.
Poi siamo andati al sottopassaggio e siamo tornati a dormire nell’oceano blu. Alessandro R. e Alessio M.


Quando siamo arrivati in spiaggia abbiamo sentito, con gli occhi chiusi, il rumore delle onde del mare. Quando eravamo in spiaggia abbiamo sentito un rumore strano: era quello dei sassolini e delle onde lontane che facevano rumori leggeri; erano le onde che salivano e scendevano. Poi abbiamo guardato le stelle, la costellazione di Cassiopea, tante stelle e una stella che si vedeva poco.
La luna era quasi tutta intera. Era molto bello!
Necu e Youri


Martedì 16 novembre 2004


LA SIMULAZIONE DELLA PREISTORIA


Martedì mattina siamo andati a fare la simulazione della Preistoria. Da Loano siamo andati alla collina di Borghetto S. Spirito. Nel letto del fiume c’erano i germani reali che venivano sotto di noi perché credevano che dessimo loro da mangiare.
Dopo aver salutato “le nostre sorelle” abbiamo ripreso “il cavallo di San Francesco” e siamo arrivati ai piedi della collina. Ci siamo seduti un attimo per bere e toglierci la giacca, poi in fila indiana siamo saliti su per la collina. Per salire, Alessandra, ci ha detto di mettere i piedi dove li metteva lei e di stare sempre attaccati, sempre alla montagna.
La prima salita è stata un po’ difficoltosa ed emozionante: c’era un punto molto difficile dove bisognava mettere i piedi su un pietrone e le mani per terra. Quando siamo arrivati in una radura, con un palo della luce per terra, ci siamo seduti in cerchio e Alessandra ci ha detto cosa dovevamo fare. Alessandra ci ha detto di fare finta di essere uomini primitivi e per sopravvivere dovevamo procurarci: il fuoco, l’acqua, il cibo e il rifugio.
Per finire ci siamo divisi in tre gruppi: uno con il maestro Adriano, uno col maestro Roberto e uno con Alessandra. Dopo aver finito la simulazione siamo tornati di corsa a casa perché eravamo in ritardo a pranzo.
Diana, Carlo e Daniela


Il mio gruppo era composto da: Francesco, Andrea, Alessio S., Hanissa, Selena, Giorgio e Daniela. Per quando dovevamo scegliere il rifugio non abbiamo dovuto camminare perché era subito davanti a noi.
Il rifugio era spazioso, grande perché eravamo sotto un pino grande ed alto. Andrea ha trovato il rifugio, con il fuoco già bello e fatto. La forma del fuoco era rotonda e noi gli abbiamo aggiunto dei bastoncini e degli aghi di pino per alimentarlo.
Il letto, lo abbiamo costruito con dei bastoni di legno. Il cuscino era fatto da Francesco con aghi di pino e da foglie. Poi abbiamo fatto le armi con bastoni lunghi: Alessio li ha “sbucciati” e ha fatto la punta. Giorgio è salito sull’albero per prendere le pigne, solo che non c’è riuscito; poi è salito sull’albero Alessio S. che ha preso 16 pigne per metterle vicino al fuoco. Selena poi ha fatto una collana di foglie: ha preso un filo d’erba, ha bucato le foglie, l’ha stirate e le ha infilate dentro il filo d’erba; così si è fatta una collana. Andrea faceva il guardiano del nostro rifugio per non fare entrare le altre tribù e parlava da uomo primitivo. Quando tutti abbiamo finito, i maestri e i bambini sono venuti nel nostro rifugio a dirci cosa andava bene e cosa non andava. Il letto non andava bene perché non avevamo messo le coperte. Il fuoco non andava bene perché le foglie le usavamo come insalata e le avevamo bruciate. Noi, cioè il mio gruppo, non avremmo potuto sopravvivere perché non avevamo i vestiti, il mangiare, e il letto era troppo spoglio; non ci saremmo potuto riscaldare!!
Andrea, Francesco e Anissa

Il nostro gruppo era formato da: Alessandro F., Youri, Ricci, Martina, Diana, Camilla, Alessio M. e l’animatrice Alessandra. Ci siamo sistemati in un posto riparato da due pini. Quel posto era perfetto perché c’era già il fuoco e il letto. Subito dopo le bambine sono andate a prendere il cibo e i bambini hanno fatto le armi. (E’ un classico, dalla notte dei tempi!). Le bambine hanno trovato: 6 frutti rossi, 12 ghiande, 6 ramoscelli di pino. I bambini invece hanno fatto un’arma cioè un bastone legato ad una pietra appuntita e una trappola, cioè hanno messo dei ramoscelli spinosi all’entrata. Quando eravamo bambini e bambine abbiamo perfezionato il letto mettendo altri aghi di pino, perfezionato il fuoco, aggiungendo bastoni per accendere meglio il fuoco, sistemato pietre per non bruciare tutta la collina, fatto scorte di legna per non rimanere senza fuoco. Tutti i bambini alla fine del gioco sono venuti a vedere la nostra sede, però cinque o sei sono inciampati nella trappola preparata prima. Una volta entrati, abbiamo spiegato il fuoco, il letto, ma particolarmente la trappola perché l’avevamo creata dopo una “ discussione” con un altro gruppo. Quindi serviva per tenere alla larga le altre “tribù”. Mettendoci un’esca, poteva diventare una trappola per animali e così avremmo forse mangiato un po’ di carne!
Alessandro F, Martina,Camilla


Martedì scorso siamo andati a fare la simulazione della Preistoria e abbiamo fatto una scalata su un sentiero di roccia in salita. Era molto bello perché era ripido e sconnesso. Quando siamo arrivati abbiamo posato gli zaini e la maestra ci ha spiegato che cosa dovevamo fare; ci siamo messi al lavoro e abbiamo fatto la simulazione della Preistoria; così abbiamo giocato. Per prima cosa ci siamo trovati un “appartamento”; lo abbiamo trovato subito: era sotto un mega-pino ed era già tutto fatto. C’era già il letto, il fuoco e c’era il deposito di pietre e un deposito di legna. Con un’erba siamo riusciti a legare, grazie a Youri, la punta di pietra sul bastone. Il primo non è riuscito, ma il secondo tentativo sì. Quando abbiamo trovato il cerchio del fuoco avevamo già pronto il letto e la scorta di aghi di pino. Il fuoco lo abbiamo già trovato ma non c’erano le pietre e le abbiamo messe noi perché, se l’avessimo acceso, il fuoco avrebbe bruciato tutta la collina. Il letto era fatto di aghi di pino. Poi c’era anche una mini trappola fatta di erba pungente. Frola, lui l’ha fatta, per provare se funzionava, è uscito, è rientrato e vi è caduto come un pollo! Alessandro R, Alessio M, Youri


Il nostro gruppo era composto da: Gaia, Necu, Ilaria, Simona, Vasile, Alessandra e Roberto. Ci siamo cercati un rifugio riparato dal freddo, dalla neve e dalla pioggia. Abbiamo trovato un tronco d’albero, l’abbiamo sistemato su due alberi, poi ne abbiamo cercato un altro perché il primo tronco era piccolo e stretto. Dopo che abbiamo messo il secondo albero, abbiamo preso tanti bastoni lunghi e li abbiamo messi sul tronco grosso. Poi abbiamo messo tante foglie sopra. Dopo abbiamo cercato il cibo: due funghi, una lumaca grossissima, le bacche e il timo. Poi abbiamo costruito il fuoco con tanti bastoni e l’albero recintato con delle pietre. Ogni giorno andavamo al fiume a prendere l’acqua per bere. Abbiamo fatto anche gli attrezzi per mangiare, le armi invece per cacciare, e con la corteccia abbiamo fatto un piatto. Poi dopo abbiamo fatto il letto con gli aghi di pino, così abbiamo ripulito il nostro rifugio. Poi abbiamo valutato i gruppi: due non hanno funzionato perché non avevano l’acqua, invece noi siamo sopravvissuti grazie all’acqua e al cibo. Da questo gioco abbiamo imparato che era difficile vivere come gli uomini primitivi.
Alessandra, Ilaria, Simona



LA PRIMA SALA DEL MUSEO PREISTORICO


Arrivati al Museo Preistorico abbiamo scoperto che la sede in passato era un convento di frati. Entrati abbiamo trovato un modellino delle colline di Finale. Poi abbiamo visitato la prima sala; c’era una teca con 4 crani di: Australopiteco, l’Homo di Neanderthal , Homo Sapiens, Homo Sapiens Sapiens. La statola cranica degli australopitechi è di 600-700 cc., quella dell’uomo di neanderthal è di 1600 cc., quella dell’homo sapiens è di 1450 cc., quella dell’uomo sapiens sapiens è di 1500 cc. Gli uomini primitivi avevano denti più grossi, arcate sopraccigliari più sporgenti e spesse, zigomi sporgenti e fronte sfuggente. Però come abbiamo scritto prima, l’uomo di neanderthal ha la scatola cranica più grossa di tutti gli altri tre, però l’intelligenza non corrisponde allo spazio della scatola, ma le informazioni contenute sono la vera intelligenza. Il maestro dice che possiamo collezionare informazioni ascoltando i genitori, leggendo i libri e ascoltando la televisione. Infatti l’intelligenza è come una rete formata da informazioni sull’argomento: più informazioni si hanno, più i piccoli particolari sono chiari.
Martina e Alessandro F.


VISITA AL MUSEO DELLA PREISTORIA


Al museo della preistoria, in una teca, abbiamo visto i choppers. I choppers sono delle pietre rotte a metà. Siccome sono rotte a metà, una parte di questi due pezzi può servire un po’ per tagliare la pelliccia degli animali, un po’ per grattare, cioè fare da “raschiatoio”. Abbiamo visto lì, le punte di lancia e di freccia. Le punte erano fatte di selce o di ossidiana: queste due pietre sono speciali perché hanno un margine tagliente e sono molto utili; la selce è marroncina, invece l’ossidiana è nera. I raschiatoi sono pietre ruvide , taglienti che servono a tagliare (raschiare) la pelliccia degli animali. Invece i “bulini” sono degli strumenti a punta che servono per fare i buchi. Gli arpioni sono fatti in osso e servono per prendere i pesci e i cetacei.


“L’accendino” è fatto con sopra una pietra che serve per tenere il bastone. Il bastoncino, se si può, dovrebbe essere di ciliegio. Invece l’altro pezzo di legno dovrebbe essere di un legno più morbido. Ci dovrebbe essere poi un archetto con una corda: serviva , se eri
da solo, per fare girare il legnetto. In un’altra teca erano raccolti i colori dei primitivi: il rosso si chiamava ocra e serviva per dipingere gli scheletri delle persone più importanti. Il bianco si chiama caolino. I colori più usati erano il giallo, il rosso e il bianco.
Gaia, Daniela e Diana


MUSEO PREISTORICO


Al museo preistorico abbiamo visto gli scheletri. Uno era un capo: in testa aveva un cappello fatto di conchiglie e una cavigliera ai piedi.Questa sepoltura si chiamava la “Tomba del Principe” . Poi c’era un bambino che era chiamato “ il bambino degli scoiattoli” perché era circondato da ossa di scoiattolo ed era dipinto di rosso per farlo importante.
C’era una teca con dentro uno scheletro di orsa che accanto aveva un’altra testa senza scheletro: cioè era il cranio del maschio. Poi nella terza sala abbiamo visto gli altri scheletri di altri uomini primitivi: tutti dentro un tipo di bara che si chiamava teca.
Da questo museo abbiamo imparato come sono fatti gli scheletri degli uomini, quelli dell’orso delle caverne e come sono fatti i fossili; abbiamo anche capito come vivevano gli uomini primitivi.
Simona, Anissa e Selena


LO SCAVO ARCHEOLOGICO


Alla fine del museo, c’era la simulazione di uno scavo archeologico. Era dietro ad un vetro che lo proteggeva. Dentro c’era la plastica marrone che sembrava la terra. Poi a destra c’era una foto di alcuni signori che scavano in un pezzo di terra, pieno di ossa.
Per scavare con ordine, con del filo speciale, dividevano il terreno a scacchiera e a ogni quadrato davano un numero, tipo: 1-2-3-4-5 ecc.
A sinistra c’era un tipo di scala di numeri che segnava la profondità degli uomini: la terra dell’homo Sapiens, le terra dell’homo di Neanderthal e la terra dell’australopiteco.
In poche parole questa teca ti spiegava com’è fatto uno scavo archeologico.
Il disegno che segue chiarisce meglio quanto spiegato.
Ilaria, Camilla

LO SVILUPPO DELL’INTELLIGENZA


La testa ha una scatola cranica che serve per contenere il cervello. Il cervello che, disteso, è grande come un campo da tennis, viene accartocciato come un foglio di carta: più pieghe ci sono e più grande è il cervello.
La grandezza non conta per l’intelligenza, ma contano le informazioni contenute nel cervello. Il maestro ci ha spiegato che con poche informazioni si può costruire una rete “ a maglie larghe” che serve per catturare i pesci più grandi, cioè serve per capire le cose più evidenti. Invece se aggiungi altre informazioni la rete diventa “a maglie più strette” e serve per catturare anche i pesci più piccoli, cioè serve a capire i particolari più difficili.
Alla fine abbiamo capito che non conta la grandezza della testa, ma contano le informazioni che ci sono nel cervello. Le informazioni si imparano dai: documentari, libri, scuola, genitori….riflettendo su quello che abbiamo fatto o ascoltato. Anche se fra il maschio e la femmina c’è una differenza di corporatura, di scatola cranica, ciò non vuol dire che il maschio sia più intelligente della femmina, ma di nuovo contano le informazioni che hai, e come sai riflettere.
Francesco e Alessandra


IL CALCETTO


Martedì sera i maschi non volevano uscire perché erano stanchi. I maschi allora andarono a giocare al calcetto balilla. Subito dopo abbiamo deciso le coppie che erano: Giorgio e Youri, Andrea e Francesco, Alessio S. e Alessandro, Alessio M. e Alessandro Ricci e l’ultima coppia era Nic e Vasile.
Alla prima partita subito una vittoria di Giorgio e Youri contro Francesco e Andrea: hanno vinto 5 a 3.
Giorgio tirò dalla difesa, ma Andrea la respinse, Youri stoppò la palla e tirò una bomba in porta. Al calcio di inizio Francesco aveva la palla e tirò, ma invano perché Giorgio la parò, Giorgio la volle passare solo che fece un tiro potentissimo, Andrea la bloccò e poi tirò e fece goal.
Subito dopo hanno segnato 3 goal di seguito e Youri e Giorgio si portarono sul 4 a 1: ormai avevano la vittoria in tasca.
Andrea, Alessio S.


Il calcetto era nella sala giochi. La sala giochi, con il calcetto, era grande, con un grande tavolo, con intorno delle sedie verdi per lavorare. Gli ometti del calcetto erano di color blu e rosso. Moltoni in porta tirava delle mega-bombe e per poco non spaccava la porta e i giocatori del calcetto. Ricci invece era bravissimo a tirare in porta con i difensori della porta. Frola era proprio “una lagna” perché non voleva mai essere in porta e questo mi dava molto fastidio. Così io e Frola non vincevamo mai. Certe volte la pallina si incastrava e Frola, visto che era sempre da quella parte, la faceva sbloccare: sempre però dava dei mega-colpi che sembravano quelli di uno “scassinatore di banche” però la pallina scendeva sempre giù. Poi verso le dieci e mezza siamo andati a cambiarci e a metterci in pigiama: si poteva leggere per dieci minuti; chi aveva bisogno di fare la pipì poteva andare in bagno perché c’era la luce dell’allarme.Qualche volta i maestri ci venivano a vedere per controllare se dormivamo.
“Per concludere la nostra relazione del calce tto di Loano, ci vediamo alla prossima puntata. Arrivederci e grazie.
Carlo e Ricci Alessandro


IL PIGIAMA-PARTY


Selena, martedì sera, di notte, ha deciso di fare il pigiama-party. Quando i maestri sono passati a darci un bacio e se ne sono andati, Youri ha raccontato le barzellette. Poi ad un certo punto Nic è sceso dal letto e si è messo a fare il robot. Poi Giorgio e Alessio si sono messi a ballare. Alessio, che era sul letto, si è messo a fare il salto mortale. Allora tutta la stanza si è messa a ballare. Quando stavamo ballando, Giorgio, Nic e Youri sono scivolati addosso ad Alessio. In questa serata ci siamo divertiti molto a giocare al buio in camerata.
Youri, Giorgio e Nic


Mercoledì 17 novembre 2004

LA MACCHIA MEDITERRANEA


Mercoledì siamo andati sopra ad una collina per fare un’attività: scoprire la Macchia Mediterranea. Questa attività consisteva nel trovare resti viventi: resti di vegetali e tracce di animali tipici del bosco mediterraneo. Alla fine abbiamo trovato diversi funghi, pigne rosicchiate, molti fiori strani e alcune “fatte”. Dalle fatte ritrovate abbiamo pensato subito a tre animali: al cinghiale, al cane e alla volpe. Abbiamo scartato il cinghiale perché non abbiamo trovato zolle rimosse dal cinghiale, ma non sappiamo deciderci tra cane o volpe per mancanza di informazioni.
Poi Alessandra ci ha spiegato che la Macchia Mediterranea non era l’attività, ma quel particolare ambiente che stavamo esplorando. Questo ambiente è un posto composto e influenzato da varie cose; primo, il clima mite che significa in parole povere: caldo in inverno e fresco in estate; secondo, la vegetazione: bassa, cespugliosa, con foglie piccole perché piove di rado e quindi le piante usano le foglie piccole per trattenere e non disperdere la poca acqua che catturano. Poi il maestro ci ha spiegato che anche se piove spesso, essendo il terreno in discesa, l’acqua sfugge alle radici delle piante. Ma sfugge ancora per un secondo motivo: c’è poca terra e troppa roccia che non tiene l’acqua. Gli animali in quella collina esistevano, perché abbiamo trovato le loro fatte, ma non li abbiamo né visti, né individuati. Questa collina è piena di erbe aromatiche o profumate, per questo io, Alessandro, la chiamo “collina aromatica”. Infatti alcuni bambini si erano riportati in colonia alcuni bei mazzetti di timo che abbondava, invece il rosmarino non l’abbiamo trovato.
Alessandro F., Andrea

UOVO O FUNGO?


Mercoledì mattina siamo andati a esplorare la macchia mediterranea: noi, Camilla e Ilaria, eravamo insieme. Mentre stavamo andando in giro a cercare le tracce di animali abbiamo trovato un sentiero che si perdeva nel bosco. Poi noi, Camilla e Ilaria, ci siamo avventurate per il sentiero ed abbiamo trovato un uovo. Camilla, per prendere l’uovo stava quasi per rotolare giù. Poi il maestro ha fischiato e tutti i bambini sono ritornati dal maestro.Dopo un po’ siamo andate a dire ai maestri e alla maestra che avevamo trovato un uovo di gabbiano e per prova abbiamo detto al maestro: “Ci sono i gabbiani che ci girano in testa!” . Il maestro per prenderci in giro ci ha detto: “Attenzione, se vi sentite beccare in testa, sapete chi è!”. Dopo siamo scese dalla collina e noi abbiamo detto al maestro: “Maestro, l’uovo fa le gobbe, è anche tutto rosso, si sta schiudendo!”.Quindi per la strada abbiamo preso un po’ di erba secca e abbiamo fatto il nido all’uovo. Camilla per strada teneva il nido con l’uovo e Ilaria controllava che l’uovo non cadesse e metteva nel nido i fazzoletti da naso per non sporcarci la maglietta. Siamo ritornati in colonia e siamo andate in camera: abbiamo messo l’uovo nel cappello di Ilaria e abbiamo fatto un bel nido.Quando siamo andati a mangiare, abbiamo chiesto al maestro: “Possiamo portare l’uovo a tavola?”. Il maestro ci ha detto: “Va bene”. Allora siamo andate a mangiare con il nido e l’abbiamo messo in mezzo al tavolo; però la cuoca ci ha detto: “Lo potete mettere per terra?”. Io e Ilaria l’abbiamo messo per terra. Però il maestro ce l’ha fatto mettere in mezzo al tavolo perché voleva fargli una foto, per ricordo. Poi io e Ilaria abbiamo messo l’uovo sullo sgabello perché avevamo paura che qualcuno lo pestasse. Dopo Ilaria mi ha detto: ”Prendiamo una pagnotta di pane . . . per quando si schiuderà”. Camilla ha risposto: “Si, va bene”. Allora Camilla e Ilaria hanno preso una pagnotta di pane, ma la cuoca ci ha detto: “No, non si può prendere il pane!”. Allora siamo andate dal maestro e gli abbiamo chiesto: “La cuoca non ci fa prendere una pagnotta!”. Il maestro ci ha aiutate e ce l’ha presa lui. Poi il maestro ha detto: “Camilla, nascondi la pagnotta sotto la maglietta!”. Dopo siamo andate in camera e abbiamo detto ad Alessandra che era nato il pulcino e quando parlavamo, facevamo: ”Pio, pio!” Poi siamo andate in camera dal maestro Adriano e Camilla gli ha chiesto: ”Magari possiamo tagliare un pezzettino per vedere cosa c’è dentro perché forse è un fungo!”. Invece Ilaria si è opposta: “Ma se c’è il pulcino, lo ammazziamo, non tagliamolo!”. Poi, non convinte, siamo andate dal maestro Roberto che ci ha proposto di prendere un bicchiere d’acqua e di metterci dentro l’uovo: se l’uovo fosse andato a galla, allora sarebbe stato un fungo, se l’uovo fosse andato a fondo, sarebbe stato un uovo. Allora Ilaria ha accettato: “Va bene, lo facciamo subito”. Quindi siamo andate in stanza, abbiamo preso il bicchiere di Ilaria e ci abbiamo messo l’uovo: Camilla per fare andare a fondo l’uovo, l’ha spinto verso il fondo; ha truccato l’esperimento. Poi siamo ritornati dal maestro Adriano e gli abbiamo detto: “Maestro vogliamo tagliarlo!”. Allora il maestro ci ha dato il coltello e Ilaria ha tagliato l’uovo e abbiamo scoperto che era un fungo. Poi siamo andate in camera e abbiamo detto di nuovo che era nato il pulcino e faceva: “Pio, pio”. Alessandro Frola e Alessandra ci hanno detto di farglielo vedere. Allora Ilaria ha preso una ciocca dei suoi capelli e mi ha nascosta dietro di lei. Poi Ilaria mi ha detto: “Fai pio, pio”. Dopo abbiamo detto ad Alessandro Frola e ad Alessandra che era tutto uno
Camilla e Ilaria

LE GROTTE DI TOIRANO


Quando siamo andati alle grotte, la guida ci ha detto che il percorso era lungo 1 km. Le grotte si sono formate così: la pioggia a un certo punto si infiltra nei buchi delle rocce e piano, piano allarga i buchi. Dopo miliardi di anni, questi buchi si allargano e formarono un grosso tunnel e tante “sale”. Poi per formare le stalattiti bisogna che la pioggia buchi le rocce di calcare e mentre buca la roccia, la goccia si carica di sali minerali. I sali minerali, che sono dentro la goccia, man mano che l’acqua evaporava, si attaccano e si depositano sulla roccia; così si formarono le stalattiti e le stalagmiti; quando si uniscono si forma una colonna come la torre di Pisa. Ma se per caso nelle stalattiti, ad un certo punto , il buco si chiude, la stalattite muore e non cresce più. Poi la guida ha detto che dovevamo stare al buio per vedere quanto coraggio avevamo: ci ha spento la luce per 5 o 10 secondi e noi abbiamo resistito anche se avevamo paura. Sull’ultima parete della grotta abbiamo visto delle pallottole di fango attaccate al muro. Gli scienziati hanno pensato due ipotesi di spiegazione: 1) gli uomini primitivi portavano i loro figli nella grotta per sottoporli a una prova di “coraggio”: mettevano i loro ragazzi con le spalle al muro e poi tiravano loro le pallottole di fango. Se i ragazzi resistevano, passavano al gruppo dei grandi, cioè diventavano cacciatori.
2) Gli uomini primitivi tiravano le palle di argilla sugli orsi per cacciarli via dalla grotta. Per questi motivi sono state ritrovate le impronte fossili dei piedi umani dei primi ominidi. Gli orsi non si sa come siano morti, però noi abbiamo fatto questa ipotesi: forse alcuni orsi essendo ammalati o magri, non si sono svegliati più dal letargo e dopo tanti anni si sono ammucchiate tante ossa. Poi la guida ci ha fatto vedere le tracce di Homo Sapiens che erano cerchiate in bianco e le unghiate degli orsi cerchiate di rosso.
Già a quel tempo gli uomini primitivi frequentavano quelle grotte, forse per stanare gli orsi e farsi un loro riparo.
Alessio S. e Giorgio


LA NOTTE SOTTO LE STELLE


Mercoledì sera siamo andati in spiaggia, i maestri per primo hanno scelto di farci fare una corsa: il maestro Roberto ci ha posizionati vicino ad un molo e Adriano è andato sul molo opposto. Tutto era pronto: i 400 metri liberi stavano per iniziare: uno, due, tre, via! Durante la corsa tutti inciampavano e alcuni per non cadere correvano sul bagnasciuga dove la sabbia è più compatta, ma rischiavano di bagnarsi. Finita la corsa devo ammettere che sulla sabbia è veramente duro correre perché si sprofonda: infatti molti corsero sul bagnasciuga per non sprofondare nella sabbia. Però alla fine ha vinto Scialuga. Dopo un po’ di riposo ci siamo seduti sulla sabbia per guardare le stelle. Prima di iniziare il maestro ci ha dato due consegne: 1) ascoltate il mito che vi leggerà Roberto 2) nel frattempo guardate il buio per dilatare le pupille. Roberto lesse il mito. Finito il mito, il maestro Adriano ha aperto la cartina del cielo e con una pila potente ci ha indicato diverse costellazioni. La prima che ha indicato era Cassiopea. Cassiopea è formata da cinque stelle che formano una doppia v (W)inclinata. La seconda era Pegaso: Pegaso è formato da quattro stelle che formano un quadrato. La terza costellazione indicata è stata l’Auriga: Auriga è formata da cinque stelle che formano un pentagono. La quarta, come dice il maestro, è un “arcipelago” di sette stelle: le Pleiadi. Queste stelle le abbiamo viste guardando verso sud perché a nord c’erano i lampioni del lungomare che davano fastidio agli occhi, quindi non abbiamo visto la stella Polare. Le stelle che abbiamo visto, ci ha spiegato il maestro, hanno tutti nomi arabi. Quella notte è stata molto istruttiva e divertente. Siamo tornati a casa come al solito tardi, un po’ umidi e con le scarpe piene di sabbia. Abbiamo vuotato tutte le nostre scarpe sulle panchine in giardino e poi siamo saliti per andare a letto come al solito.
Alessandro Frola


LA CORSA …PER DIMAGRIRE?!


Mercoledì sera siamo andati a vedere le stelle e a fare una corsa. Per prima i maestri hanno cercato un posto dove non c’erano pericoli, poi i maestri hanno trovato il posto adatto cioè lo spazio chiuso fra quei muretti che dividono le spiagge, che si chiamano moli: il maestro Adriano è andato dall’altra parte della porzione di spiaggia scelta; poi con la sua pila ha fatto il segnale di luce e noi siamo partiti, così abbiamo corso per l’andata e il ritorno. Il percorso che abbiamo fatto era lungo 400 metri. Ilaria, Camilla e Alessandra correvano sul bagnasciuga perché si sprofondava di meno, ma al ritorno Alessandra è caduta e si è bagnata una scarpa. I maestri ci hanno fatto fare una bella corsa perché noi vogliamo sempre correre, così ci hanno accontentati. La corsa è stata bella, noi ci siamo divertiti e anche stancati. Da questa corsa abbiamo imparato che è faticoso dimagrire….correndo!! Poi il maestro ci ha spiegato che per diventare più forti molti atleti si allenano sulla sabbia. Infatti a Loano vive un anziano che tutte le mattina va sulla spiaggia a correre ed è famoso per questo. La gita a Loano è stata spettacolare.
Martina e Simona


Giovedì 18 novembre 2004

BIOLOGIA MARINA


Giovedì siamo partiti con il pullman e siamo andati sulla spiaggia di Noli. Poi la maestra Alessandra ci ha spiegato che dovevamo dividerci in tre gruppi, uno con la maestra Alessandra, uno con il maestro Roberto e uno con il maestro Adriano.
Adesso vi racconto il gruppo del maestro Roberto. C’eravamo: io Alessandra, Ilaria, Vasile, Simona, Gaia e il maestro Roberto. Io e Ilaria abbiamo trovato tre conchiglie, un pesce, delle alghe e uno scheletro di un pesce. Io e Ilaria siamo entrate dentro una fognatura e dentro abbiamo trovato altre due conchiglie. Poi le abbiamo fatte vedere al maestro Roberto e intanto un bambino del nostro gruppo ha trovato una pietra con delle “casette” bianche che erano di un animaletto. Adesso vi racconto il gruppo della maestra Alessandra. C’erano: Diana, Camilla, Martina, Alessandro Andrea, Alessio M. e Alessandro R. che hanno trovato anche conchiglie, un pesce, delle pietre colorate. Alla fine abbiamo vedere tutto alla maestra Alessandra: lei ha detto che andava bene. Poi siamo tornati dove avevamo lasciato le giacche; quando siamo arrivati tutti lì, la maestra ci ha mandati/e a prendere le pietre grandi per fare il fondale marino… Sul fondale c’erano: dei pesciolini, delle conchiglie, dei granchi, un paguro, una murice e delle alghe. A proposito di alghe la maestra Alessandra ci ha spiegato che un’alga africana è scappata da un acquario di Monaco e che sta soffocando tutte le nostre alghe del mediterraneo, le Poseidonie. Il paguro è un granchio che quando cresce va a rubare le conchiglie ad altri animaletti perché non sta più nella sua conchiglia. Invece il murice è un mollusco dal quale i Romani estraevano il rosso porpora. Questo rosso lo usavano per colorare i mantelli, almeno i ricchi. Poi a riva è arrivata una barca di pescatori che aveva pescato tanti pesciolini neri, forse delle piccole anguille e un polpo. Dato che avevamo visto un gabbiano con una gamba rotta, abbiamo preso dei pesci freschi che erano caduti ai pescatori, più quelli morti che avevamo ritrovato prima, e gliel’abbiamo dati. Ma questo ve lo raccontiamo meglio a parte.
Dopo siamo andati sugli scogli. Il maestro Adriano prima ci ha spiegato come si doveva camminare…altrimenti non ci avrebbe mandati. Quando abbiamo preso le patelle, siamo andati via dagli scogli e il maestro Roberto ci ha detto: “Queste patelle non le mangiate perché, qua, nel mare, vanno a finire gli scarichi neri e poi perché non so se le avete prese sotto l’acqua”. Però lui se l’è mangiata lo stesso!! Poi siamo tornati all’albergo e abbiamo mangiato cose buone!
Alessandra, Diana e Ilaria


IL GABBIANO ZOPPO


Quando studiavamo biologia marina abbiamo notato che in mezzo ai gabbiani forti e belli c’era un gabbiano zoppo, con una gamba rotta e nera. L’abbiamo visto e dopo la lezione gli abbiamo dato i pesci marci e puzzolenti. Lui (il gabbiano) si è mangiato il primo pesce ed il secondo; al terzo pesce è arrivato un gabbiano più forte che gli ha rubato il pesce, ma l’ha sputato subito perché non era abituato a mangiare le carogne. Così il gabbiano zoppo si è mangiato anche il terzo pesce. Poi sono arrivati dei pescatori con dei pesciolini argentati. Alcuni di questi erano caduti nella sabbia: noi li abbiamo raccolti e per premio li abbiamo dati al gabbiano zoppo. Lui se li è “pappati” tutti, tanto che non riusciva più a volare. Beh, forse avremo esagerato un po’. Però per lui era come fosse un pesce grande che gli ha riempito la pancia. Quel giorno però noi abbiamo fatto una buona azione: abbiamo sfamato un gabbiano debole che aveva bisogno di aiuto.
Gaia Da Re


LA BIOLOGIA MARINA


Giovedì mattina abbiamo preso il pullman e siamo andati a Noli. Quando siamo arrivati a Noli la maestra ci ha mandati in spiaggia. Alessandra, la maestra, ci ha spiegato cosa dovevamo fare. Nel nostro gruppo c’erano: Giorgio, Selena, Anissa, Alessio S., Francesco, Daniela, Andrea. Con il maestro Adriano abbiamo trovato: alghe, piume, una chela di granchio e un pesce.
Poi il maestro ha detto: ”Prendete delle pietre grandi!”. Abbiamo messo i ritrovamenti sulle pietre e abbiamo fatto un modello di acquario marino: poi ogni gruppo ha spiegato cosa erano le cose trovate.
Abbiamo trovato conchiglie, chele, scheletri di pesci, alghe…Poi sono arrivati dei pescatori con un polipo e una cassa di pesciolini. Il pescatore ha preso il polipo dalla testa per portarlo via ed il polipo ha fatto: ”Sff”.
C’era una cassa di pesci, forse di aguglie, che erano vive.
Il maestro Roberto ci ha spiegato che le patelle del mare non dovevamo mangiarle perché dentro al mare buttano cose non igieniche e quindi le patelle non sono sicure.
Il maestro Roberto ha rischiato di avvelenarsi perché una l’ha mangiata. Dopo che l’ha mangiata, ci ha detto di non mangiarla e noi abbiamo ubbidito.
Anissa, Simona, Selena


BIOLOGIA MARINA ED ALTRO!


La biologia marina è stato il giorno che siamo andati a Noli per raccogliere le conchiglie e altre cose che non ricordo; siamo anche andati a vedere il mare e abbiamo raccolto cose giacenti sulla spiaggia. Quando abbiamo raccolto le tracce, ci siamo seduti a mettere le cose sulle pietre, cioè: pesci, alghe, conchiglie e tante altre cose che non ricordo. Poi io e Ricci abbiamo fatto un castello con un muretto intorno. Mentre noi facevamo i castelli, Vasile ha fatto un vulcano.
Poi dopo che avevamo fatto tutte queste cose abbiamo preso il pullman di ritorno e, nel tornare, abbiamo visto il mare e delle rocce che assomigliavano ad animali. Quando siamo tornati alla colonia siamo andati a mangiare e c’erano tre cose: la pasta al burro, per secondo, il pesce impanato ed infine la frutta.
Moltoni Alessio e Carlo Depaoli


LE SERRE DI LOANO


Giovedì pomeriggio, siamo andati alle serre di Loano e c’erano tanti fiori: violette, ciclamini, stelle di Natale, cactus…
C’era un signore di nome Rossano che era un giardiniere appassionato di piante.
Ci ha spiegato che il ciclamino si alleva così: al mattino bisogna metterlo fuori e di sera bisogna metterlo in casa perché non geli. Poi bisogna mettergli, una volta al mese, il concime dentro il vaso e, una volta alla settimana, bisogna dargli l’acqua.
Le stelle di Natale sono piante che hanno tante foglie: alcune sono rosse e le altre verdi e hanno anche dei pallini nel centro della pianta.
Alle quattro e mezza, quando abbiamo finito la visita alle serre, abbiamo fatto merenda e il maestro Adriano ed Alessio Scialuga lanciavano la carta della merenda nella busta-pattumiera di plastica che teneva Scialuga: facevano le gare di pallacanestro e ha vinto il maestro.
Alla fine tutti i bambini erano contenti, e non sapevano che i maestri ci avevano comprato i ciclamini. Lo abbiamo scoperto quando siamo arrivati alla stazione di Torino perché ai saluti ci hanno dato il ciclamino.
Qualche bambino lo sapeva già perché, a Loano, aveva visto caricare le cassette con il ciclamino sul treno,
Dopo che ci hanno dato i ciclamini, i genitori, più i bambini, hanno salutato i maestri e poi, tutti, siamo andati a casa stanchi morti ma contenti.
Alessandro Ricci, Francesco Maria Cosma, Youri Lippo


LA SERATA DEL GELATO


Giovedì sera siamo usciti per andare a prendere il gelato.
Il maestro Adriano, siccome non aveva la voce, ha dato l’incarico ad Alessio Scialuga di fare da maestro. Allora siamo usciti dalla colonia: Alessio Scialuga ha preso subito la direzione sbagliata, verso Loano.
Poi Alessandra ha detto ad Alessio di tornare indietro perché era la direzione sbagliata. Abbiamo preso il sottopassaggio e dopo abbiamo girato subito a destra in direzione giusta. Poi Alessandro Frola ha visto le gelaterie vicino all’Aurelia e ci ha fatto attraversare il passaggio a livello e così siamo ritornati sull’Aurelia.
Siamo andati avanti, poi Ilaria e Camilla hanno insistito: ”Siamo sulla strada sbagliata perché davanti la gelateria c’erano le palme incappucciate ed era sul lungomare!”.
Invece di ritornare indietro siamo passati per un nuovo sottopasso e ci siamo ritrovati sul lungo mare.
Ilaria e Camilla hanno detto: “Adesso siamo sulla strada giusta!”. Allora a quel punto siamo andati avanti, abbiamo visto una gelateria, ma era chiusa; allora siamo andati ancora avanti e finalmente abbiamo trovato la gelateria che cercavamo.
Abbiamo preso il gelato. Quando avevamo finito il gelato il maestro Adriano ci ha chiamati per andare cinque minuti sulla spiaggia a giocare. Diana, Gaia, Camilla, Alessandra, Ilaria, Selena, Martina, Simona e tutte le altre femmine abbiamo giocato a cercare di non farci bagnare dalle onde del mare.
Poi il maestro ci ha chiamato e ci ha detto di stringerci, di chiudere gli occhi e di dire: ”Ciao mare, ciao mare!”
Allora noi abbiamo fatto tutto e in quel momento il maestro ci ha fatto la doccia di coriandoli, fino nelle mutande!
Noi ci siamo sentite contente ed emozionate.
A noi questo momento è piaciuto e ci siamo portate i coriandoli fino in camera!
Diana e Gaia


IL GELATO.


Giovedì sera avevano deciso di andare a prendere il gelato.
Il maestro che non aveva voce, per guidarci, ha chiamato Alessio S. che faceva da guida al posto del maestro. Quando ci siamo messi in cammino Alessio S. e Vasile. Ci hanno guidato dal lato sbagliato perché stavano andando sulla Aurelia.
Poi ad un certo punto, Alessandra aveva pensato che c’era qualcosa che non quadrava. Allora aveva fermato Rotar e Scialuga e gli aveva detto di andare in direzione opposta.
Mentre camminavamo, Frola aveva detto che aveva visto dall’altra parte le gelaterie ed allora siamo ritornati al passaggio a livello e siamo tornati dall’altra parte, cioè di nuovo sull’Aurelia. Però Ilaria e Camilla insistevano per tornare sul lungo mare perché si ricordavano che vicino alla gelateria c’erano le palme incappucciate. Allora Ilaria e Camilla ci hanno portato dal lato giusto e siamo arrivati finalmente alla gelateria e ci siamo gustati il gelato. Essendo-da-soli-per-strada, senza l’aiuto del maestro, qualcuno si è spaventato perché se non avessimo trovato la gelateria non si sarebbe mangiato il gelato; allora hanno pregato i maestri di guidare loro. Poi siamo andati in spiaggia e ci siamo messi a giocare. Alla fine il maestro ci ha detto di chiudere gli occhi e poi ci ha tirato i coriandoli per fare festa tutti insieme. Alla fine siamo ritornati in colonia.
Quel giorno tutti si sono divertiti perché guidavamo noi e facevamo da maestri. Quindi significa che quel giorno ci siamo divertiti di più e quindi non ce lo dimenticheremo mai.
Giorgio e Francesco


LA SERATA DEL GELATO E L’ADDIO AL MARE


Giovedì sera siamo andati a prendere il gelato.
Il maestro ha messo Alessio Scialuga davanti perché era senza voce. Alessio ci ha fatto andare per l’Aurelia e poi Alessandra subito ha detto che era sbagliato, allora siamo andati sul lungo mare.
Quando era già un po’ che percorrevamo il lungo mare Alessandro Frola ha detto: ”Torniamo al passaggio a livello.” Anche Camilla ha detto: "Torniamo al passaggio a livello” ed allora siamo ritornati al passaggio a livello, l’abbiamo passato e siamo andati sull’Aurelia.
Però dopo Ilaria e Alessandra hanno detto che era sbagliata la strada che stavamo percorrendo. Allora abbiamo trovato un sottopassaggio nuovo e siamo ritornati sul lungo mare.
Quando abbiamo finito di percorrere il lungo mare siamo arrivati alla gelateria e abbiamo preso il gelato.
Dopo che abbiamo finito il gelato siamo andati sulla spiaggia e il maestro ci ha fatto fare un po’ di corsa. Il maestro ci ha fatto riunire in un punto e poi ci ha detto: ”Chiudete gli occhi che vi facciamo una sorpresa, allora, quando tutti hanno chiuso gli occhi, il maestro ci ha tirato addosso i coriandoli e poi siamo tornati all’albergo.
Tutto questo che abbiamo fatto era per salutare il mare e Loano.
Io, quando il maestro ha fatto guidare Alessio Scialuga, mi sono sentita un po’ insicura perché non sapevo se facesse giusto o sbagliato. Quando ho guidato io, con Ilaria, mi sono sentita insicura.
Alla fine siamo tornati di corsa all’albergo e quando siamo arrivati erano più o meno le 22.10. Tra doccia e il resto, avremmo fatto le 23.00, poi siamo andati a dormire.
Alessandra e Ilaria


Venerdì – 19 – novembre – ’05

L’ESPLORAZIONE


Venerdì mattina siamo andati al Municipio di Loano.
Quando siamo saliti al primo piano del Municipio, abbiamo notato che le scale erano larghe e rovinate.
Subito dopo nell’atrio c’era il Mosaico.
Il Mosaico era fatto così: c’erano disegnate le ancore, i pesci, dei cerchi, dei vasi, ed era tutto fatto di piccole piastrelle da un centimetro (tessere).Era un vecchio pavimento di una villa romana.
Poi siamo andati al porto e mentre andavamo, abbiamo osservato che sulle case c’erano queste cose: dei disegni falsi fatti dai decoratori. Sulle pareti delle case c’erano finestre finte, una signora sul balcone con un gatto sempre finto, c’erano anche un’altra signora che stava per chiudere le persiane. Poi qualche casa era storta e, per evitare che crollasse per un terremoto, c’erano delle chiavi di sostegno, oppure anche sui muri c’erano degli archi, tra due pareti, per tenere su le due case.
Quando siamo arrivati al porto, sui lati esterni e interni del pontile c’erano barche a vela e anche motoscafi che erano attraccati alla passerella.
Poi c’erano due pescatori che si preparavano per pescare e facevano così: il primo legava 100 o 200 ami sulla corda e poi li gettava in mare. Il secondo faceva la stessa cosa. Questa pesca si dice “pesca col palamito”.
Subito dopo, siamo andati via e siamo ritornati in colonia e abbiamo fatto l’ultimo pranzo.
Ci hanno servito: pasta al pesto, una fetta di arrosto, patate al forno e, al posto della frutta, il budino.
Giorgio e Francesco


IL RITORNO A TORINO


A pranzo la Direttrice è venuta a salutarci e a farci i complimenti prima che partissimo per Torino.
Dopo pranzo siamo saliti in camera a fare le valigie per prepararci per andare a prendere il treno.
Poi quelli che finivano la valigia andavano a giocare a calcetto balilla: ci siamo divisi a coppie e abbiamo formato due o tre coppie. Quando sono passate due ore, Alessandra ci ha chiesto se ci eravamo divertiti e noi abbiamo detto tutti sì.
Alessandra ci ha chiesto come abbiamo affrontato le paure della notte e noi abbiamo risposto che quel posto era tranquillo e allora noi siamo riusciti ad addormentarci facilmente.
Poi il personale di Loano ci ha caricato le valigie su un camioncino, non molto grosso, ma spazioso e ce le ha portate in stazione.
Arrivati alla stazione abbiamo aspettato il treno mentre il maestro Roberto e Alessandra l’animatrice sono andati a fare i biglietti.
Alle 17.20 il treno è arrivato; il personale di Loano e i maestri hanno caricato degli scatoloni e i bagagli di noi bambini.
Sul treno, dopo un’oretta di viaggio, abbiamo fatto merenda e c’era pane e formaggio.
Vicino a Porta Nuova c’è stato un piccolissimo black-out: era un problema di elettricità e i bambini di III (l’altra) e di V si sono messi a urlare come matti.
Arrivati a Porta Nuova, mentre scendevamo dal treno i maestri ci hanno dato il fiore ciclamino che era di colore: rosa, o bianco e rosa.
Il maestro Adriano dopo aver parlato tantissimo per tutta la settimana era rimasto senza voce e così lo stesso il maestro Roberto.
Poi abbiamo salutato i maestri e siamo tornati a casa nostra.
Alessio S. e Alessandro Ricci


LE MIE OPINIONI SU LOANO


A me Loano è piaciuto camminare perché a Torino non ho mai l’occasione di camminare così tanto, perché dal Lunedì, e per tutti i giorni che vengono dopo, sono a scuola, tranne il Sabato e la Domenica quando vado in bici o sui pattini.
Delle gite ce n’è una che mi è piaciuta di più e che vi racconto in breve: siamo andati su una collina di Borghetto e abbiamo costruito delle case come facevano i primitivi.
Nelle camerate facevamo dei pasticci: almeno nella mia camera, noi facevamo le battaglie con i cuscini, saltavamo giù dai letti in alto, ci nascondevamo dietro gli armadi, eccetera. A Loano avevamo più libertà perché a scuola stiamo seduti e lavoriamo per molto tempo invece là tutti i giorni camminavamo e facevamo gite per la Liguria e imparavamo cose nuove.
Facevamo attività nuove ed anche senza quaderni o libri imparavamo cose nuove; lavoravamo anche senza quaderni o libri e imparavamo lo stesso.
Io ho vinto tante paure: quella di cadere dal letto, di dormire con gli altri e di stare una settimana lontano da casa ed altre. Per me, io vorrei tornare a Loano perché mi sono divertita moltissimo e ho imparato tantissime cose.
Alessandra Corbi


LE MIE OPINIONI SUL SOGGIORNO.


Anche con un po’ di nostalgia di casa, con i miei compagni di camera, giocavo a tutto, tipo: io facevo il pagliaccio per fare divertire i miei compagni. Giorgio, con il cuscino, cercava di colpirmi, ma non ci riusciva mai perché ero troppo agile e veloce a scappare, ma nonostante questo mi fregava perché, quando mettevo la testa giù per cercare di vedere che cosa stava facendo, lui mi piombava addosso e mi colpiva da dietro, colpendomi alla schiena. Nic, quando ci fece vedere un pacco di patatine alla pizza, ce le lanciava a volontà e alle 7.00 ci ritrovavamo il letto pieno di patatine e delle loro briciole. Di martedì, io ho chiesto ai miei compagni se uno di loro era capace di fare una cosa del genere. Poi ho lanciato una sfida a tutti i miei compagni: “Vediamo se qualcuno di voi riesce a fare questo!”. Allora mi misi a saltare e feci per sei volte il salto mortale, ma la sesta fu un disastro: mi diedi poco stimolo, la mia testa rimbalzò sul materasso, la mia schiena colpì violentemente la sbarra di ferro del letto e caddi giù. Tutti ridevano come scalmanati, mentre io addolorato dalla caduta, mi rialzavo da terra. Io vorrei riandarci per divertirmi con i compagni e per riascoltare le onde del mare.
Alessio Scialuga


STARE IN COMPAGNIA


A me a Loano è piaciuto stare in compagnia perché siamo stati per una settimana insieme e potevamo divertirci in camera e dappertutto.Ora vi racconto come ci siamo divertiti in camera, A volte giocavamo con i fazzoletti di Simona e con la maglia. Io mi son divertita ancora quando Daniela è venuta in camera mia e quando era sul letto: aveva paura perché credeva di cadere dal letto a castello. Mi divertivo quando Vasile diceva tutte le notti: “Buona notte! Buona notte! Buona notte!”. Poi Vasile diceva ancora: ” Buona notte Diana! Buona notte Simona! Buona notte Gaia! Buona notte Francesco! Buona notte Andrea! Buona notte Vasile!”. Quando Vasile è andato al posto di Francesco, Francesco è venuto al posto di Vasile e Francesco diceva che soffriva di vertigini. Poi mi sono ancora divertita quando Vasile voleva che gli dessimo operazioni mentre giocavamo a uno. Una volta io e delle altre bambine siamo andate in camera di Selena e facevamo la gara di canto; ma io no perché non sapevo cantare, anzi non avevo una voce bella e non sapevo neppure una canzone. Infine vorrei dire che questa gita mi è piaciuta tantissimo e ci vorrei ancora tornare perché questa gita a Loano con la classe è stata la più bella.
Pascaru-Diana-Monica.


LE MIE OPINIONI SUL SOGGIORNO


A Loano, mi sono divertito a giocare nelle camere con i compagni a tantissimi giochi. Te ne dico qualcuno: il pullman, a uno, cioè a carte … A pullman si gioca così: si prende un letto vuoto, sotto e sopra vanno le persone, la scala serve per andare al piano di sopra del pullman, invece il guidatore è sotto che guida e con le mani si tiene sul ferro per fare lo sterzo.
Al centro di soggiorno c’era una sala per giocare, con anche lì tanti giochi.
Ah, dimenticavo c’era anche la guida.
Con la guida uscivamo per fare le attività: di mattina, di pomeriggio e di sera; solo che alle sei e mezza la guida se ne andava via e quindi, di sera, dopo mangiato, uscivamo con i maestri a fare altre attività.
Di sera poi andavamo a dormire.
Che settimana movimentata!
Iacobone Andrea


A LOANO … I MIEI RICORDI.


A Loano siamo andati con il treno; abbiamo viaggiato 3 ore con il treno e poi siamo arrivati a Loano. Lunedì sono stato in camera io e i miei compagni.
C’era una maestra che spiegava e con lei siamo andati nel parco per fare il gioco bendato. Un altro giorno siamo andati con il pullman al mare e abbiamo visto i pesci e le piante. Quando siamo ritornati dal mare con il pullman, siamo andati a mangiare e ho mangiato: pasta, tonno, carote e le mele.
Poi si è fatta sera, io ho detto: “Buona notte Diana, buona notte Simona, buona notte Gaia, buona notte Francesco e buona notte Andrea”. Gli altri rispondevano buona notte e tutti insieme ridevamo.
Poi si è fatta di nuovo mattina e siamo andati in collina e in montagna. Abbiamo visto gli scheletri degli orsi. Al museo preistorico abbiamo visto gli scheletri degli uomini primitivi. Alla fine abbiamo preso il treno per andare a casa e ho salutato con la mano la maestra Alessandra.
Vasile Rotar


LE MIEI OPINIONI SU LOANO.


Al soggiorno di Loano io mi sono divertito stando in compagnia di: Andrea, Gaia, Simona, Vassile e Diana.
Con i miei amici ci divertivamo: parlando, giocando a passarci la maglia di Simona, alla quale si sono rotti i bottoni ed anche a passandoci i fazzoletti dai letti.
Era bello fare le gite a Loano così imparavo cose importanti, camminando al posto di andare sul pullman o sul tram.
Noi a Loano pensavamo che facesse un po’ di pioggia e vento, invece c’è stato sempre il sole. Nella mia camera facevamo pasticci, soprattutto: Andrea, Vassile e Francesco si prendevano a cucinate, ma solo per una volta. Il guaio più brutto è questo: Francesco aveva rotto i bottoni della maglia di Simona e Simona era “incavolata nera”.
Un giorno, cioè il giorno 16, di Martedì, il maestro aveva fatto i complimenti a Francesco perché si era addormentato per primo. Eravamo tutti, cioè tutti liberi perché potevamo andare in bagno, giocare in camera. Avevamo paura: Daniela pensava che di notte ci fossero i mostri, ma poi si è ricreduta in se stessa.
Io mi sono divertito con gli altri, cioè stando in compagnia e giocando con i miei amici bravi. Francesco Maria Cosma


IO E LOANO


Quando sono partito per Loano avevo una valigia pesantissima, piena di maglie e maglioncini ed anch’io ero quasi diventato una valigia perché portavo addosso tante maglie.
Poi, quando sono arrivato, ho avuto la sorpresa di trovare la temperatura mite cioè né caldo né freddo. Così tutte le mie cose sono state inutili. Quando andavo in giro mettevo quasi sempre la maglietta. Però nello zaino avevo il giaccone per potermelo mettere quando faceva freddo.
A Loano abbiamo fatto parecchie uscite e gite; tutte le uscite sono state belle e interessanti e non ce n’è stata neanche una brutta. Quando andavamo in giro certi chiacchieravano, certi si guardavano intorno, certi camminavano in modo strano, certi cantavano… Tutti facevano qualcosa di divertente e senza dare fastidio.
A Loano eravamo più liberi: potevamo andare in bagno senza il permesso, però i primi giorno con il permesso. L’unica cosa proibita era “correre” perché se uno cadeva finiva il divertimento.
Martedì non siamo usciti ma siamo rimasti in colonia perché tutti eravamo stanchi della giornata; così alcuni giocavano a carte e altri a calcetto ecc… Io ho giocato a carte con Moltoni, il maestro e Nic; abbiamo giocato a scopa, a ruba-mazzetto e a bugiardo. A scopa il vincitore è stato Moltoni, a ruba-mazzetto è stato Nic e a bugiardo io, Alessandro R..
Tutti ci siamo divertiti senza dare fastidio al maestro e mi piacerebbe ritornarci.
Alessandro Ricci


COSE SIMPATICHE IN CAMERA


Nella nostra c’erano Giorgio, Alessio S., Selena, Anissa, Youri, Nic, Daniela e Martina.
C’erano due maschi che ci facevano ridere: erano Giorgio e Alessio S.
Alessio faceva le capriole in aria e nel letto alto.
Il nostro gioco era nasconderci le cose, o rincorrerci, oppure leggere dei libri.
Il gioco più bello era rincorrerci; però era un po’ difficile perché c’erano i letti: salivamo sui letti, poi toglievamo le scale, ma salivamo lo stesso.
I nostri compagni di stanza sono stati simpatici e buffi.
Anissa Tayari


LE MIE OPINIONI SUL SOGGIORNO.


Io a Loano mi sono divertita per diversi motivi.
Noi a Loano abbiamo avuto molta fortuna perché di solito a Loano c’è vento, invece quando siamo andati noi non c’è stato vento.
Poi a Loano abbiamo fatto delle bellissime gite e nelle uscite mi sono divertita tanto.
Adesso racconto una delle gite: siamo andati sulla collina di Borghetto, siamo saliti un po’; c’era una grossa roccia da superare; saliti ancora un po’ c’era un sentierino piccolo, poi c’erano delle rose e dopo un po’ siamo arrivati a metà strada e ci siamo fermati lì a fare una attività.
E’ stato bello salire e infatti il soggiorno a me piaceva anche perché si camminava tanto, invece a Torino si sta quasi sempre seduti in classe.
Poi io mi divertivo anche in camera a stare con le amiche, a fare dei giochi tipo: ascoltare la musica, fare la lotta con i cuscini …
Mi è piaciuto anche stare insieme ai miei amici e imparare cose nuove.
A Loano potevamo stare più in pace: senza sorelle piccole o sorelle grandi.
Io e altri compagni credevamo di aver paura invece nessuno o quasi ha avuto paura.
A me Loano è piaciuta e mi sono anche divertita tanto.
Camilla Cometto


A LOANO


A Loano mi sono divertito molto a giocare con i miei compagni di camera.
Loano era molto bella, come paese è un po’ piccolo. Le case erano a due o tre piani perché sotto terra è tutta roccia e quando viene un terremoto le case resistono di più, non crollano oppure resistono in equilibrio.
Io e i miei compagni Alessio, Giorgio eravamo un po’ buoni, ma negli altri giorni peggioravamo. Nic non voleva mangiare e per questo ha dovuto andare via da Loano mercoledì; nello stesso giorno sono andato via anch’io.
Alessio e Giorgio si davano le cuscinate con i cuscini. Poi Alessio ha fatto il salto della morte: Alessio si è data poca spinta, ha preso il cuscino con la testa, ha sbattuto la schiena contro la sbarra di ferro e poi è caduto addosso a Giorgio.
Youri Lippo


A LOANO: IL MARE.


A Loano, il mare, era abbastanza freddo.Però essendo in autunno è ovvio che fosse freddo. Il mare era tranquillo, un po’ meno di notte.
Del mare mi è piaciuto il colore perché era blu e lontano era più scuro; soltanto che lontano c’erano delle luci: erano le luci delle navi che facevano diventare più chiaro il mare! La cosa che mi è piaciuta di più era il rumore del mare: era come quello della pioggia che scende e poi era molto bello.
Però devo ammetterlo: è stato bello il soggiorno soprattutto per le partite a calcetto.
Giorgio Arias


PASTICCI DEI BAMBINI.


Dal lunedì sera, dopo averci messi nel letto, il maestro Adriano ogni sera ci diceva:”Buona notte.” e ci dava un bacio, ma quando arrivava a Nic, lui si nascondeva sotto le coperte perché non voleva la “Buona notte” e il bacio del maestro. Allora il maestro diceva:“Va bene” e poi andava da tutti gli altri.
Dopo che il maestro era andato nelle altre stanze, Nic si metteva a fare il robot; a me è piaciuto tanto andare a Loano.
Daniela Floristeanu

A LOANO.


A Loano mi sono divertita molto a stare con i miei compagni di camera.
Loano era molto bella. Le case erano di due o tre piani perché se fosse venuto un terremoto non sarebbero crollate, cioè avrebbero resistito di più.
Il mare era tiepido perciò il clima era mite, però vicino al mare faceva più freddo.
Di mattina uscivamo sempre e anche di pomeriggio; è stato molto bello e divertente, spero che o con i maestri o con la mia famiglia, questa estate di poterci ritornare.
Martina Accardo


LE MIE OPINIONI A LOANO E IL PIGIAMA PARTY.


Io sono stato in camera con Selena, Anissa e gli altri. Io ho pensato che saremo stati solo io e Selena, ma mi sono “imbrogliato” da solo. Quando siamo saliti sul letto, io ho fregato Youri e Anissa perché sono salito sul letto in alto. Alla sera Anissa diceva: “Vuoi venire giù perché voglio dormire anch’io sopra”.
Poi Selena ha chiesto:” Chi vuol fare il pigiama party?”. Tutti abbiamo alzato la mano, ma poi Youri si addormentò per primo e anche Scialuga e Giorgio, mentre io, Selena e Anissa eravamo svegli; poi ci siamo addormentati anche noi per ultimi.
Nic Manciu

LE MIE OPINIONI SUL SOGGIORNO.


Io in stanza ero con: Giorgio, Alessio S., Nic, Youri, Daniela, Anissa, Selena, Martina.
Quando sono arrivata a Loano pensavo che fosse un po’ bruttino, ma anche bello.
A Loano mi sono divertita molto perché nella mia stanza c’erano due, di nome Giorgio e Alessio S., che facevano molto ridere.
Una sera stavo rientrando dal bagno: in camera era bagnato per terra ed io sono caduta; Giorgio ha preso l’idea: si è alzato dal letto e ha fatto anche lui la stessa cosa.
Invece Alessio S. un pomeriggio ha detto che era bravo a fare le capriole. Mi ha detto di guardarlo; noi l’abbiamo guardato e si è sbilanciato. Tutto è andato storto e si è capovolto sopra la testa di Giorgio.
Poi una sera Anissa mi ha detto che aveva paura del buio e dei fantasmi. Allora sono andata da lei: ho messo un piede sul letto di Anissa, poi la mano sulla ringhiera, ma ho perso l’equilibrio e sono caduta facendo la spaccata!
Poi a Loano mi piaceva anche quando andavamo alla sera al mare, sotto le stelle, e il maestro Roberto ci leggeva una storia.
Mi sono divertita anche quando facevamo il “pigiama party” in stanza. Quelle sere Nic ci ha chiamati e ci ha dato caramelle, patatine, biscotti, ecc…
Però non mi è piaciuta una cosa; quando abbiamo bisticciato con Camilla, Alessandra, Selena, Anissa, Daniela, Ilaria. Ilaria e Camilla ci davano fastidio perché noi chiudevamo la porta della nostra camera; l’abbiamo detto al maestro e il maestro ci ha portati in sala giochi e ci ha fatto scusare. Io in tutto questo soggiorno mi sono divertita.
Selena Matrella

I MIEI RICORDI SUL SOGGIORNO


Noi in camera eravamo in sei, tre femmine e tre maschi.
Giocavamo sempre alla battaglia con i cuscini, saltavamo sempre di qua e di là.
Io vorrei ritornarci perché è stata una bella vacanza con i compagni e senza fratelli.
Sentivamo sempre rumori che venivano dalle altre camere perché i bambini, al risveglio, sbattevano qualche cosa. Però anche noi facevamo rumore come loro.
Molte volte andavamo a fare dei giri a piedi sulla spiaggia per guardare le stelle, però faceva anche molto freddo.
Io, mentre il maestro spiegava le stelle, facevo dei buchi nella sabbia, però ascoltavo lo stesso.
Molte volte di sera prima che i maestri spegnessero la luce, io e le mie compagne di stanza chiacchieravamo continuamente ed anche quando la luce era spenta.
Al mattino quando ci svegliavamo io avevo sempre sonno.
Camilla, se si svegliava prima di me, puntava i piedi sulla rete del letto e mi svegliava. La maggior parte delle volte quando io mi svegliavo, Camilla era ancora addormentata.
Io e Alessandra, al posto di scendere dal letto dalla scaletta, scendevamo dall’altra parte dove c’erano i letti dei dormiglioni. Invece Alessio e Alessandro Ricci erano i primi ad alzarsi e poi, uno dopo l’altro, ci svegliavamo tutti.
Ilaria Maroccolo


LE MIE OPINIONI SUL SOGGIORNO.


A Loano ci siamo stati una settimana, perciò la chiamo “La settimana da Dio”.
Lunedì abbiamo conosciuto Loano e c’era una maestra che si chiamava Alessandra.
Alessandra ci spiegava le cose di Loano, ci ha fatto vedere la nostra stanza e nella nostra stanza c’erano; Ricci, Frola, Moltoni, Alessandra, Ilaria, Camilla. Quando siamo usciti, il primo giorno, abbiamo fatto il gioco della mosca cieca e ci siamo divertiti tanto.
Poi di sera siamo andati a vedere il mare:lo abbiamo salutato e soprattutto io l’ho salutato tanto perché era da tanto tempo che non vedevo il mare. Martedì abbiamo conosciuto bene Loano. Abbiamo fatto colazione, siamo usciti e non mi ricordo cosa avevamo fatto; poi siamo tornati nel centro di soggiorno e abbiamo mangiato tre cose che non mi ricordo bene. Poi abbiamo giocato per due ore: alcuni nelle camere e alcuni nella sala giochi a giocare a calcetto.
Poi siamo di nuovo usciti e, scusate se lo ripeto, ma non mi ricordo che cosa avevamo fatto. Di sera siamo andati di nuovo a vedere il mare.
Gli altri giorni mi sono divertito e a Loano ci vorrei ritornare il prossimo anno. Moltoni Alessio


PER FINIRE VORREI DIRVI


Il mio maggior divertimento è stato quando chiacchieravamo con Gaia e Diana, e quando mi riposavo da quelle lunghe camminate che si facevano. C’è una cosa che mi ha stupito ed è stata quella del cibo: il cibo era come quello della materna, praticamente era squisito.
Nella camera sono stata felice perché mi hanno messo con Gaia.
Quando vedevo il mare mi dicevo tra me e me: “Ah quanto è bello il mare, avrei voglia di farmi un bagno!”.
Questa esperienza a Loano mi ha insegnato molte cose, ed è per questo che vorrei ripeterla.
Simona Costanza


PER FINIRE VORREI DIRVI…


Il soggiorno a Loano è stato bello perché abbiamo visto il mare d’inverno, ma a me non è piaciuto molto perché era senza ombrelloni, senza bambini, senza persone, comunque era “senza movimento”.
E’ stato bello passeggiare (camminare) chiacchierando nelle strade. Un gruppo di bimbe cantava la canzone che faceva così:”1, 2, 3, son le ore 23…”; dopo un po’ di tempo un bimbo si è girato e ha detto: “Basta!”.
Nelle camere del soggiorno Vasile faceva il “pupazzo” e ci faceva ridere. Poi se gli toccavamo la testa, Vasile, cadeva e faceva finta di fare il morto.
Un’altra volta Daniela e Diana si sono messe a litigare, mentre giocavano a carte, e discutevano in rumeno.
Di sera Vasile diceva:”Buona notte Diana, buona notte Simona, buona notte Gaia” e così dava la buona notte a tutta la nostra camera. A Loano eravamo tutti più liberi da tutte le parti. E’ stato bello stare in compagnia dei miei compagni. Simona e Francesco giocavano con il pacchetto dei fazzoletti e se lo tiravano uno all’altra.
A Loano abbiamo fatto delle esperienze nuove tipo: fare gli uomini primitivi e tante altre cose divertenti.
Abbiamo imparato di che rocce sono fatte le grotte di Toirano, come prendevano l’acqua gli uomini primitivi … ecc.
Le cose più belle sono state queste; la prima: ho vinto la paura di stare da sola, la seconda quella di stare senza genitori.
Gaia Da Re


PER FINIRE VORREI DIRVI…


Il soggiorno a Loano non fu noioso per diversi motivi. Restavamo un’ora in camera e poi uscivamo per diverso tempo: o andavamo per Loano o in altri paesi liguri, sempre a piedi, salvo qualche rara eccezione in cui abbiamo preso il treno o il pullman. Un altro motivo per cui non ci annoiavamo era risolvere l’enigma di Alessandra (la guida). L’enigma consisteva nello scoprire il nome e la funzione di quelle che noi chiamavamo “spade” lanciate sui muri.
Nelle notti a Loano i bambini si trasformavano in “gatti” perché, tra l’altro, cadevano dal secondo piano del letto a castello senza farsi male. Nel soggiorno a Loano eravamo molto più liberi, ma ce la cavavamo molto bene.
A Loano il divertimento era assicurato perché su venti bambini, almeno quattro avrebbero voluto giocare con te. Di stanza in stanza, i giochi erano molto diversi. Il bello era che i bambini potevano andare nelle stanze vicine.
Le gite per la Liguria furono molto istruttive e utili. Il soggiorno a Loano è stato bellissimo. Secondo me il clima è stato molto favorevole perché non ha piovuto e c’è stato poco vento.
Alessandro Frola


FAI UN CONFRONTO TRA L’AMBIENTE CITTADINO
E QUELLO LOANESE E SPIEGA CIO’ CHE HAI NOTATO.


Il 15 novembre siamo andati a fare una settimana a Loano con la scuola.
In questi cinque giorni ho osservato un po’ di tutto; ora vi racconterò le mie osservazioni.
A Loano c’è un mare calmo e pieno di onde, cosa che a Torino non succederà mai. Poi grazie al mare di inverno il clima è sempre “mite” (tiepido) perché il mare lascia il calore che ha accumulato in estate e lo “sgancia” di inverno.
Le piante che si vedono più spesso a Loano sono le palme, i pini marittimi e soprattutto gli ulivi.
A Torino le strade non sono molto fiorite, anzi è tutto cemento e l’erba è rasa e sporca. Le foglie degli alberi di Loano sono rimpicciolite per contenersi l’acqua dentro le foglie se no, se fossero grandi come a Torino,l’acqua evaporerebbe più velocemente. Per questo le foglie sono utili alla vita; questa sembra la storia dell’evoluzione.
Le case a Loano hanno solo due o, al massimo, tre piani per via dei terremoti frequenti in Liguria. Le loro case hanno i colori tipici della Liguria, tipo il rosa che si trova nel centro storico. Invece a Torino ci sono colori misti tipo: blu, bianco, marrone, rosso, nero, verde, ecc.
Nel borgo ligure ci sono le chiavi di sostegno (spade) che servono nei cataclismi (terremoti, maremoti) a sostenerle nei momenti in cui le strutture vengono aggredite dalle forze distruttive della natura.
Per abbellire le case, i liguri ci fanno dei disegni: delle imposte e delle persone sul balcone che guardano il panorama.
A Torino ci sono solo finestre vere.
La maggioranza delle persone sono anziane perché o hanno la casa al mare in Liguria o perché non vogliono allontanarsi troppo dalla loro casa.
Alessio Scialuga


IL CONFRONTO


Il 15 novembre siamo andati a Loano per una settimana con la nostra classe e altre due classi diverse.
In questi cinque giorni abbiamo provato a confrontare Loano e Torino.
Per prima cosa a Loano c’è il mare e a Torino no; poi a Torino c’è l’aria inquinata e a Loano meno, perché quasi tutti prendono il treno al posto dell’auto.
Torino però è molto più grande, ci vivono molte più persone e ci sono più negozi, parchi, case e macchine. A Loano ci sono le case più basse, di due o tre piani, mentre a Torino sono di cinque o sei piani almeno.
A Loano vivono più anziani mentre è più difficile trovare bambini.
Mi è piaciuto molto di più il clima di Loano perché era più mite e potevo portare meno vestiti addosso.
Durante la vacanza ho potuto vedere delle nuove piante, per esempio: il pino marittimo e la palma. Ho potuto vedere delle case molto belle, colorate di giallo e di rosa.
C’erano molte cose ancora però erano cose più difficili, per cui ciao alla prossima avventura.
Alessandro Ricci


CI SI PUO’ DIVERTIRE SENZA TECNOLOGIA


Prima di andare a Loano abbiamo discusso su quali giochi potevamo portare. In quel momento quasi tutti i bambini volevano portare un gioco tecnologico. Poi il giorno della partenza ho scoperto che neanche la metà del gruppo che voleva portare un gioco elettronico, l’aveva portato.
Nel viaggio due o tre giocavano con un gioco elettronico, mentre gli altri chiacchieravano, guardavano i paesaggi dal finestrino o giocavano con delle figurine.
Quando siamo arrivati alla colonia abbiamo sistemato le borse. Poi per cinque giorni non si sono più visti giochi elettronici, tranne qualche walkman qua e là nelle stanze. Per fortuna nessuno dei bambini ha sentito la mancanza della televisione o del programma preferito.
Non ci siamo annoiati senza tecnologia per vari motivi. Io penso che siano questi: prima cosa eravamo molti bambini, poi abbiamo giocato molto al calcetto della colonia, chiacchieravamo del più e del meno con i compagni di stanza, leggevamo libri e facevamo delle bellissime gite per la Liguria.
Questo soggiorno mi ha insegnato che per divertirsi non è necessario avere un gioco tecnologico ma bastano degli amici.
Alessandro Frola


Il notiziario del TG 3 A è terminato
. . . pur avendo “faticato”
. . . non è perfetto
. . . non è complicato
ma il divertimento assicurato!


A tutti un felice ricordo
i vostri insegnanti
misteriosi!
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 12/05/2005 :  13:01:45  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari ragazzi,
ho letto con interesse anche il vostro resoconto-racconto delle vacanze in Liguria. Bravi, bravissimi!

Speriamo che qualcuno dei bambini che vengono su questo sito vi possa leggere, e, chissà?, lasciare una sua testimonianza!

Sarebbe però anche carino che il maestro vi aiuti a pubblicare, con il passare del tempo, altre vostre storie. So che qualcuno in classe ha scritti altri racconti, allora, perché non pubblicarli?

Un abbraccio a tutti quanti,

georg
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 13/05/2005 :  17:38:16  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ancora due parole su una storia "finale":

“ULTIMATED” STREGA.

Un criceto ed una strega erano fratelli. I due fratelli giocavano alla lotta. Un brutto giorno i mostri rapirono il fratello Criceto. La strega andò a cercarlo.
Caro Nik,
so che non sei Italiano, e dunque è ovvio che hai qualche problema con la lingua, e devi sicuramente ancora imparare mille e mille parole e vocaboli nuovi. Ma questo non ti toglie il dovere di pensare meglio alla tua storia!
Se tu inventi una situazione veramente poco credibile, come il fatto che un criceto e una strega sono fratelli, allora ce la devi spiegare molto meglio di quanto hai fatto. Come minimo dovresti iniziare con il dire: "Per quanto può sembrare strano, X, il circeto, e Y, la strega, erano fratelli."
Come puoi capire facilmente, ho dovuto mettere X e Y perché non hai caratterizzato proprio niente nella tua storia. Invece i protagonisti devono avere un nome, o delle caratteristiche, devono avere un'anima, un modo di fare, qualcosa che ce li rende più vivi.
Chiaro?
Ti invito a ripensare, a allargare e a migliorare questa tua storia. Forse già il fatto di mettere un animale e una strega come fratelli è un po' dura da digerire. Se poi questo avesse un seguito logico, per cui è importante che uno sia un criceto e l'altra una strega, allora passi, ma non mi pare che nel seguito abbia una qualsiasi logica. Non era meglio inventare due persone umane come fratelli? O due criceti?
Un salutone,
georg


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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 15/06/2005 :  18:06:09  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari ragazzi,
ormai la scuola è finita. Bene per voi, immagino, che andrete in vacanze - benmeritate! Buon divertimento!

Mi dispiace un po' che voi e la III della Dewey non abbiate programmato una festa finale, come era tra l'altro stabilito. Si vede che i vostri insegnanti non sono riusciti a trovare il tempo...
Ma è anche un peccato, perché sarebbe stato un bellissimo modo di finire l'anno in festa, con i primi tre classificati tra le storie di ogni classe, eletti dai bambini dell'altra classe.
Mi dispiace. Non dipende da me, l'avrei fatto volentieri con voi.
Tutto qui.
Magari qualcuno di voi si collega ancora una volta alla discussione della classe, e così passerà i miei auguri ai compagni.
Statemi bene!
Mi ha fatto piacere conoscervi e lavorare con voi.
Ciao
Georg
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