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 Teatro Dewey cl.4 A 04-05
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Teatro Dewey cl.4 A 04-05
Piccoloscrittore appena arrivato


5 Messaggi

Inserito il - 18/04/2005 :  12:07:50  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Georg, ti invio i pensieri presi dai temi degli alunni della classe quarta A “Dewey”.
Imperia

ll gioco


1 - Io gioco a palla molto spesso con mia sorella nel parco sotto casa mia ,la faccio vincere se no lei si mette a frignare per il resto del giorno: però è anche molto bello giocare con lei.
2 - Il mio gioco preferito è XFA2oo5. Nel gioco si possono creare dei giocatori come uno vuole ,farli giocare in una squadra del campionato. A volte gioco con mio fratello, ma quando perde mi dà calci e pugni e visto che lui è più piccolo la mamma mi sgrida e mi fa spegnere il gioco. E' più bello giocare con gli amici.
3 - Mi piace molto giocare quando sono in vacanza, perchè nel paese dove vado posso andare a spasso dove voglio, da solo. Una volta io e mio fratello e i miei cugini abbiamo preso una lattina e nella piazza deserta sul palco dei cantanti abbiamo giocato a palla. E' stato molto divertente.
4 - Di solito gioco a scuola con i miei compagni e giochi che facciamo sono "prenderci" "nascondino" però c'è un piccolo problema, la maestra ci dice di correre piano e quando ci nascondiamo lei vuol vedere dove siamo.
5 - Il gioco che mi piace di più è TEKKEN; in questo gioco i giocatori si picchiano, si uccidono. Io gioco sempre da solo , sono molto contento quando viene il mio migliore amico.
6 - Io gioco a THISTER spesso con un mio amico, ci divertiamo moltissimo. E' una specie di lotta, l'importante è non cadere,chi cade ha perso.
7 - Io gioco con una bambolina, è molto preziosa ho sempre paura che si rompa,me l'aveva regalata mio nonno. E' la mia migliore amica, quando sono triste piango accanto a lei e mi sento sollevata, anche se non può fare un solo gesto. Io vorrei tanto una volta giocare con i miei genitori.
8 - Io ho un robot telecomandato che può fare tantissime cose; è alto circa 50 cm, ma io vorrei giocare con i miei amici, perchè chi trova un amico trova un tesoro.
9 - Io gioco con mamma e papà e anche con la mia sorellina a palla o quando vado dalla nonna a fare i puzzle.
10 - Io gioco spesso da sola o con le bambole o con la play staziono. Io a volte vorrei giocare con i miei genitori, ma loro sono sempre impegnati. Un gioco che mi piace fare con mia cugina è quello di truccarci e così prendiamo i trucchi di mamma e cominciamo a pasticciarci la faccia. Però mi annoio perchè sono sola.
11 - A natale mi hanno regalato un cane e con lui passo tutto il mio tempo libero. E' il mio migliore amico. con lui corro, salto, gioco, gli parlo e lui mi segue. Non sono più solo.
12 - I giochi che preferisco sono quelli all'aperto con i miei compagni di scuola o con i miei fratelli. Un altro gioco è quello di immaginare di creare una famiglia e io faccio sempre la mamma, una mia amica fa il papà e il mio fratellino in figlio. Io penso che tutti i giochi siano belli se si gioca correttamente e servono per svagare la mente e ci fanno sentire liberi da tutte le cose che ci fanno star male.
13 - Il gioco che più mi piace fare è giocare al calcio con i miei compagni non solo a scuola ma anche quando vado ai giardini.

LA libertà


1 - La libertà è ciò che una persona può fare liberamente non seguendo molte regole e sempre rispettando gli altri. NOI bambini non abbiamo molte libertà: possiamo pensare e immaginare, nessuno ancora sa leggere nella mente.
2 - la libertà per me è stare da solo ,magari in un prato ricoperto da un soffice manto di zucchero filato e pensare a tutte le cose che voglio fare e perché no, anche farle ma so benissimo che ciò è quasi impossibile, ma un modo c'è lo stesso: è quello di trasferirmi con il mio pensiero in quel meraviglioso prato e sempre con il mio pensiero fare balzi alti dieci metri e capriole in aria.
3 - Oggi ,in realtà nella Terra nessuno ha una vera e propria libertà: noi bambini non abbiamo la libertà di fare un giro per la città di giocare nei prati, per paura di trovare siringhe ecc..
4 – Per me la libertà è un momento di svago e di gioco come giocare a calcio, come pensare, come correre in un bel prato verde . La libertà non è quello che si vuole fare perché ci sono delle regole che proibiscono certe cose come cantare a scuola mentre uno sta lavorando. Io possiedo tante libertà. la più bella è che posso vestirmi come voglio senza che i miei genitori mi dicano come, oppure decidere dove giocare e con chi giocare.
5 – A volte sono libera perché non ho compiti è questo sì, che è una libertà e credo che molti bambini abbiano. Nel mondo però ci sono uomini che non hanno la libertà di pensare e immaginare e neppure di esprimersi e perciò vorrei un mondo diverso.
6 – Io sono libera di giocare con i miei compagni guardare la tv. fare gli sport e queste cose nessuno me le può impedire. Molte persone non sono liberi: per esempio i miei genitori ,loro devono stare tutto il giorno a lavorare e non possono permettersi di avere un p di tempo libero.
7 – Quando sei libero puoi fare quello che vuoi però devi lo stesso seguire le regole per non danneggiare gli altri. Non tutti i popoli sono liberi, in molti paesi c’è la guerra.
8 – Le persone disabili non hanno la possibilità di alzarsi, di camminare e per me non sono libere anche perché nessuno pensa di togliere le barriere per permettere loro di muoversi liberamente .
Vorrei essere libera di andare in giro da sola, ma purtroppo la mamma me lo impedisce perché dice che è pericoloso.
9 - Io non sempre posso fare tutto quello che voglio perché per esempio, quando sono a casa o a scuola ci sono determinate regole da rispettare. Io non ho la libertà di vestirmi come voglio perché mia mamma me lo impedisce; non ho neanche la libertà di camminare per le strade perché ci sono le macchine che mi investono anche se attraverso sulle strisce pedonali. L’unica libertà vera che ho è quella di pensare e di sognare con la mia mente e sbizzarirmi disegnando cose fantastiche.
10 – Noi bambini abbiamo molte libertà: possiamo pensare e immaginare, nessuno sa ancora leggere nella mente, possiamo creare e disegnare, possiamo scegliere i nostri vestiti da mettere, ma più che libertà abbiamo molti obblighi
Per me la libertà è fare quello che si vuole seguendo determinate regole. Giocare è bello ma non si può fare sempre: solo nell’intervallo o a casa, ma le ore di gioco sono limitate... Ah, quanto vorrei che si studiasse solo due ore al giorno e si giocasse per sei ore, ma non è possibile!
Una libertà che ho è di pensare e sognare e nessuno me lo può impedire. Comunque non si può fare sempre quello che si vuole, perché in certi momenti senza regole il nostro pianeta sarebbe uno schifo: rifiuti dappertutto, fetori dappertutto e tutto dappertutto quindi è meglio rispettare le regole, altrimenti ci sarebbe il caos. Sfortunatamente in questo mondo non tutti sono liberi come i soldati che devono andare in guerra e le persone povere che non si possono permettere cibo e altre volte anche una casa. Tanti bambini vanno a lavorare a volte anche più piccoli di me. Io vorrei che la scuola diventasse migliore perché l’intervallo è troppo breve e la mensa è pessima e poi vorrei andare più spesso in gita sia a casa che a scuola. Poi vorrei cambiare il carattere delle persone in modo che si comportino bene e soprattutto non inquinino la natura.
11 – Per me la libertà è qualcosa d’immenso e quando mi viene data sembra che finisca in pochissimo tempo. Io ho tanta libertà perché i miei genitori mi lasciano fare, senza preoccuparsi , di giocare liberamente con tutti,solo certe cose quando rischio di farmi male. Secondo me non tutti sono liberi perché ci sono le guerre :gli uomini si ammazzano e viene tolta loro la libertà. Io sono una bimba fortunatissima anche se a volte i grandi non li capisco proprio, perché io vorrei stare di più con la mia famiglia e dimostrar loro l’affetto che ho dentro al mio cuore ma loro hanno poco
tempo per stare con me.


Cosa farò da grande


1 – A me piacerebbe lavorare con il computer, ma sinceramente preferirei non fare niente perché è bello distendersi sul divano e guardare la TV ,ma sanno tutti che per vivere si devono avere i soldi e per avere i soldi bisogna lavorare; sarebbe bello se vincessi molte lotterie. Però veramente mi piacerebbe restare piccolo perché la vita da piccoli è più libera e spensierata mentre quella dei grandi è difficilissima. Io non vorrei crescere perché da grande potrei essere un perdente, un fallito senza un mestiere, un perdente assoluto e allora con il mio cervello “analfabeta” potrei fare del male a qualcuno,ma io voglio farmi coraggio e mettermi a studiare(anche se è un po’ noioso) e dimostrare a me stesso che non sono e non potrò mai essere un perdente.
2 – Io da grande vorrei fare il calciatore, così guadagnerò tanti soldi, io vorrei giocare e non stare in panchina e vorrei battermi con le squadre di serie A.
3 – Forse da grande farò lo scienziato, così andrò nello spazio a vedere i pianeti e le stelle, poi vorrei fare il giro della Terra, scoprire altre forme di vita e scoprire la meravigliosa Atlantide.
4 – Il mio desiderio più grande è diventare calciatore; io mi alleno due volte alla settimana perché per diventare bravo devi lavorare molto. So anche che per diventare un buon giocatore, oltre che saper giocare, bisogna saper parlare bene quando ci sono le interviste e quindi dovrò studiare e dovrò andare all’università. Una cosa importante è che i giocatori guadagnano molti soldi.
5 – Io da grande farò il motociclista, è un lavoro molto pericoloso ma le moto sono la mia passione. Mi piace questo lavoro primo perché si guadagna un sacco di soldi, secondo perché a me piace rischiare, poi perché è divertente correre con la moto e sentire tutta l’aria che ti viene addosso. Il momento più bello è quando vinci, si apre lo spumante e si fa festa.
6 – Quando sarò grande vorrei diventare una veterinaria perché mi piace curare gli animali, mi piacciono tutti belli o brutti .Non vorrei che ci fossero più persone che abbandonano più gli animali e non fossero uccisi per fare esperimenti.
7 – Da grande mi piacerebbe avere una bella casa e un animale domestico come per esempio un cane o un gatto. Non desidero essere ricca voglio essere una persona benestante e fare tanti viaggi, magari avere due case una al mare e una in montagna. Non so ancora quale lavoro farò , mi auguro un lavoro con cui guadagnare tanto, così potrò comprarmi tutti i miei “sfizi”. Dopo, quando sarò vecchia mi limiterò a fare ciò che fa la mia nonna cioè uscire qualche volta con le sue amiche o le sue sorelle oppure andare a ballare ,però spero di non avere la sua memoria altrimenti ripeterò le cose un miliardo di volte fino a che, come succede adesso, una persona si stufa e risponde .
8 – Io vorrei fare l’archeologa: questo lavoro è stupendo perché a me piace viaggiare e trovare reperti e scoprire civiltà antiche. Se dico a mia mamma che forse farò l’archeologa lei mi risponde che se studio tanto posso anche farlo, ma se lo dico a mia nonna si allarma e dice:
-Bambina mia, ma sei matta? Non puoi viaggiare con l’aereo, è pericoloso! Proprio quel lavoro devi fare con tutti quelli che ci sono?-
Per questo alle volte vorrei restare piccola a causa di mia nonna, ma so che anche se restassi piccola mia nonna non mi lascerebbe in pace.

admin
Forum Admin


846 Messaggi

Inserito il - 18/04/2005 :  12:39:37  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ciao Georg!

siamo qui per raccontarti, in una specie di conversazione scritta, le nostre giornate, coi loro momenti piacevoli e quelli un po' meno belli.

ANTEFATTO


Bambino: Ecco il nostro nonno! Voi non lo conoscete e vorremmo presentarvelo.
Bambina: E' allegro, ha l'aria giovane, è compagnone, affettuoso, gentile. Ma...
Bambino: ...ha un piccolo difetto. Molto spesso i suoi discorsi cominciano con "AI MIEI TEMPI..."
Bambina: Ai miei tempi non si dava del tu alle maestre...
Bambino: Ai miei tempi non si stava sempre chiusi in casa davanti alla TV...
Bambina: Ai miei tempi il mondo era migliore...
Nonno: Ai miei tempi i nipotini avevano più rispetto del loro nonno!Mah! Il tempo corre, passa e tutto cambia.


AI GIORNI NOSTRI


[Il tempo corre? Ma no, il tempo è sempre lo stesso! L'ho imparato a scuola: sono le cose che cambiano nel tempo.

Però è vero che se ti diverti, ti sembra che le ore passino troppo veloci, ma se ti annoi, non passano mai.

Io mi annoio solo se non ho niente da fare o se non ho nessuno con cui parlare. Ma mi capita di rado.

Già, trascorriamo la maggior parte delle nostre giornate a scuola. D' inverno entriamo che è ancora notte e usciamo che è già di nuovo buio.

Il peggio è svegliarmi. Dormo ancora e sento mamma e papà che iniziano a dirmi di prepararmi. Subito non mi alzo, ma poi mi trascino fino al divano, cerco di guardare i cartoni in TV, ma mi si chiudono gli occhi, perchè vorrei dormire ancora. Mamma non ha pietà, mi lancia i vestiti e io, finalmente uscito dal letargo, mi vesto molto velocemente.

Faccio una gustosa colazione con latte e biscotti, corro al lavandino per una lavata rinfrescante alla faccia e una pulita ai denti, mi manca solo più una spazzolata ai capelli. Infilo un giaccone riscaldante, una sciarpa soffice, un cappello e... via!

Esco di casa e ha inizio la mia giornata lavorativa. Alcune volte entro in auto, altre mi incammino a piedi. D'inverno fa freddo e vorrei vivere alle Maldive!

Arrivo ai cancelli che sono già stanchissima, vorrei che al posto delle scale ci fossero le scale mobili! Giungo in aula, poso lo zaino e vado a parlare un po' con le mie amiche: è come se mi fosse concesso un piccolo intervallo. Ora sono sveglia e pronta!

Questo è il bello della scuola: puoi trovarti con tanti altri bambini, farti degli amici, ridere, litigare, fare pace. A casa non sempre si riesce ad organizzare di trovarsi. Dipende tutto dai nostri "super impegni" e da quelli di mamma e papà.
A scuola, però, bisogna anche lavorare. Imparare è un nostro diritto, perchè si imparano tante cose, che ci saranno utili nella vita e che ci permetteranno di crescere più preparati. Ma qualche volta studiare è duro!

E ben vengano gli intervalli! Quello del mattino è troppo breve: dobbiamo lavarci le mani, far merenda e ci rimane solo un quarto d'ora per giocare.

A volte penso che dovremmo protestare e sogno che, in delegazione, ci avviamo verso l'ufficio della Direttrice. Lì portiamo le nostre ragioni: ”Otto ore a scuola sono lunghe, senza contare che qualche bambino ne fa dieci col pre e il post-scuola! In tutte queste ore ogni nostra attività è prevista per noi, come nei viaggi organizzati! Abbiamo bisogno di più momenti in cui sentirci liberi di scegliere cosa fare e con chi stare."

Se quel che sogni accadesse, credo che la direttrice ribatterebbe che per rilassarci abbiamo anche i momenti della mensa e dell'intervallo dopo pranzo.
La mensa! Voi credete sicuramente che la mensa sia tranquilla. Macchè! Ti sommergono gli urli di tutte le classi: ti trapassano le orecchie!

Le inservienti, a cicli, offrono sempre lo stesso cibo. Lunedì : bla, bla, bla, Martedì : bla, bla, bla, e così per cinque anni. Come vorrei poter scegliere fra cibi diversi!

Ci sono giorni in cui scendo e vorrei urlare : “ORRORE! La pasta è di nuovo piena di olio. I fagiolini nuotano annacquati! Beati quei bambini che vanno a pranzare a casa!”
Altre volte, invece, abbiamo fortuna, come il giorno delle lasagne; sono ottime, piene di strati ben farciti, ricoperti da una cremina rosa e gustosissima.

E l’intervallo del pomeriggio arriva. Ma anche lì ci sono regole da rispettare:

“NON CORRERE!”
“NON ALLONTANARTI!”
“NON URLARE!”
“NON DEVI SALIRE SULL’ALBERO!”
“VIA DALLA CANCELLATA!”
“NON PARLARE COI PASSANTI!”


E allora sogno la libertà delle vacanze, quando vado in Sicilia. Lì trascorro il tempo coi nonni, all’aria aperta. Posso uscire da solo di sera, perché c’è una strada per soli pedoni e… mi sento grande. Nel paese si conoscono tutti e non devi guardare con sospetto chi ti avvicina o ti parla.

A Torino il “Non parlare con chi non conosci!” me lo sento ripetere ovunque: a casa , a scuola, dai genitori, dai maestri. Me lo dicono così spesso che mi hanno messo paura.
La serie dei pericoli e delle cose che mi preoccupano è lunga: sconosciuti malintenzionati, malattie, droga, rapimenti, calamità naturali, violenze, traffico, inquinamento, morte, guerre! Nella mia mente a volte ci sono scene peggiori di quelle di un film Horror.

Allora mi rifugio nei grandi: mi danno sicurezza. Proprio per questo vorrei stare più spesso con mamma e papà, ma i grandi sono sempre occupati. È per questo che io non vorrei crescere.

Gli adulti hanno troppe responsabilità, devono sempre lavorare e poi… si cresce, si invecchia e si muore!Gli adulti però hanno anche dei lati positivi: guidano l’automobile, decidono cosa fare, non devono chiedere permessi a nessuno, escono di sera.
Per fortuna i miei, almeno al sabato e alla domenica, hanno momenti più tranquilli. Allora io me li godo.
Mi alzo presto, vado in cucina, preparo il caffè e poi lo porto alla mamma, che è ancora a letto. Lei mi fa salire nel lettone e mi fa le coccole. E’ il momento più bello e niente più mi preoccupa!

Un altro momento in cui la famiglia è riunita è la cena A tavola arrivano i miei cibi preferiti, si parla, si racconta della giornata, ma ecco che arriva l’ora del TG. Lo odio, perché non è un bello spettacolo e perché mi impedisce di parlare.

Sì, ma col TG ti tieni informato su cosa succede intorno a te. Vedi scene terribili, ma conosci verità e, in alcuni casi, puoi aiutare chi è in difficoltà.

Beh, io dico… meno male che hanno inventato la televisione! Cartoni animati, documentari, giochi, film e reality divertono e fanno sognare prima di andare a letto. Io mi immedesimo nei personaggi e divento il protagonista.

A volte gioco prima di andare a letto; ho solo il problema della scelta: giochi elettronici, giochi di società, pupazzi, ecc. La mia camera, dice sempre mia mamma, sembra un negozio di giocattoli!

Infine vado a letto. E penso: oggi è... allora domani uscendo da scuola andrò...
Lunedì: pianoforte, Martedì: catechismo, Mercoledì: tennis... Sono tutte belle attività, ma alla sera sono proprio distrutta!

Poi chiudo gli occhi, mi rilasso, mi incollo al materasso e non penso più a niente, se non a dormire.



LA LIBERTA’


1) Libertà non è fare tutto quello che vuoi, perché ci sono dei limiti: le leggi, il rispetto degli altri, la propria coscienza.

2) La libertà è un bene per tutti: ti limita coi doveri, ma ti protegge coi diritti.

3) Anche i bambini godono di libertà. Io ho quelle di giocare, di sognare, di avere cibo, cure, aria pura e tutto quello che mi serve per crescere. Ho anche la libertà di avere, nella mia testa, tutte le idee che voglio.

4) Io possiedo molte libertà, in altra parola: diritti . Ho il diritto, ad esempio, di non essere disturbata quando sto lavorando, ma ho il dovere di rispettare i diritti degli altri.

5) Ancora oggi non tutti sono liberi; molti bambini vengono sfruttati e fatti lavorare oppure non hanno a disposizione i cibi e le cure per poter crescere.

6) Ci sono bambini della mia età che, invece di andare a scuola, già lavorano o devono avere grosse responsabilità nei lavori in casa.

7) Spesso vedo in TV delle scene impressionanti, tipo bambini che fanno lavori pesanti o pericolosi, alcuni vengono anche “usati” per chiedere l’elemosina e per spacciare droga.

8) La guerra, più di ogni altra cosa, è contro la libertà. A molti bambini toglie il diritto di vivere sereni, anzi spesso toglie il diritto di vivere.

9) Nei paesi poveri i bambini hanno ancora meno libertà . Svolgono i lavori come i grandi, lavorando molte ore in fabbrica o nei campi, e non possono difendersi, perché sono i più deboli.

10) A noi sembra strano, ma andare a scuola rappresenta una libertà. Impari tante cose che servono a far crescere le tue conoscenze e i tuoi pensieri.

11) Vorrei che non ci fossero più lo smog, le discariche di immondizie abusive e tutto quello che inquina la natura.
Vorrei anche che non ci fossero violenze e guerre.
Vorrei che tutti noi potessimo leggere il futuro per poter vedere come si trasformerà il mondo, se non ci decidiamo a rispettare la natura. Sicuramente ci decideremmo a cambiare molti comportamenti.

12) Vorrei essere un capo di stato. Darei una casa a tutte le persone, del cibo a sufficienza, delle medicine a chi ne ha bisogno, un lavoro ad ognuno. Tutti i bambini dovrebbero andare a scuola e nessuno avrebbe il diritto di far del male agli altri.
Ascolterei i pensieri e le idee delle persone per trovare nuovi modi per cambiare in meglio la vita.

13) Vorrei più rispetto per le leggi!
In questo periodo, in cui ci sono i mercoledì e i giovedì a targhe alterne, mi piacerebbe trovare sulla strada dei vigili attenti come radar, perché troppi automobilisti approfittano del poco controllo e circolano tranquillamente, inquinando l’aria, che è anche mia!!!

14) Edilizia selvaggia: palazzoni enormi, case come formicai, strade, superstrade e chi più ne ha, più ne metta. Io farei costruire più giardini e piantare più alberi.

15) Perché ci sia davvero la libertà bisogna saper ascoltare e aiutare gli altri e considerarci tutti uguali.

16) Io vorrei cambiare, anzi far sparire la cosa più brutta al mondo: la guerra. Si combatte per motivi mai abbastanza importanti da giustificare gli orrori che la guerra porta.
Vorrei far parte di una squadra di persone che giri il mondo, vada a conoscere la gente e ne diventi amica .
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 19/04/2005 :  09:09:55  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari ragazzi, cara Imperia, cara Vilma (per ora)!
grazie mille per avermi mandato questa lunga e bella lista di quello che per voi è il vostro mondo di oggi.

Mi è piaciuto moltissimo.

Sì, perché comunque (come sono convinto da anni) voi bambini siete sempre in grado di stupire noi adulti, avete "una marcia in più" sotto molti aspetti. Noi adulti pensiamo che voi bambini... siete piccoli, e dunque non pensate, o se pensate, pensate male, che non avete il senso della responsabilità, che volete solo giocare, e qui, e la, e su, e giù...
Invece avete delle idee vostre, spesso molto chiare, e non vi fate nemmeno mettere i piedi in testa dai grandi. Possedete uno spiccato senso della responsabilità, e in tante cose avete solo da insegnare a noi "grandi". (In fondo è logico: si è "grandi" dentro, non fuori. Fuori, la grandezza si misura in centimetri, ma sono solo misure senza contenuto.
Infatti è stato un'esperienza molto positiva e piacevole venire da voi in classe, dall'inizio fino all'ultima visita. Ogni volta avete dato qualcosa di inaspettato, avete discusso, chiesto spiegazioni, spiegato alla maestra e a me le vostre idee; insomma: bravi, bravissimi!

Un piccolo lavorino extra: non avete, o quasi, toccato il tema delle vostre paure. Ci sono tante frasi in mezzo alla lista che spiegano le vostre gioie, o quello che vorreste avere e che non avete, ma in qualche modo mi piacerebbe avere ancora una piccola lista dove scrivete quello che di questo mondo vi fa paura.
Lo so, non è un tema facile, però credo che con una lezione di discussione e di raccolta delle frase lo potreste fare.
Questo perché? Perché sono certo che anche nelle paure sarete molto diversi da quelle dei vostri nonni. Magari non in tutte, ma qualcosa di nuovo ci sarà, e qualcosa dei nonni non ci sarà più. Dunque potrebbe essere importante ed interessante.
D'accordo?
Per vilma: Ho spostato la "tua" discussione, attaccandola all'altra. Mi sembra più logica da seguire sul sito. Così vi pregherei di voler attaccare anche la terza, e le nuove raccolte, cliccando su "rispondi" in fondo di questa stessa pagina, in basso a sinistra.
Domani co vediamo per l'incontro con i "nonni". Sono molto contento e allo stesso tempo un po' teso... Perché dipende anche da cosa diranno e cosa scriveranno che il nostro spettacolo andrà bene.
Ma ho molto fiducia.
A presto,
un abbraccio a tutti quanti

georg

Modificato da - Georg Maag in data 20/04/2005 10:26:20
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Teatro Dewey cl.4 A 04-05
Piccoloscrittore appena arrivato


5 Messaggi

Inserito il - 22/04/2005 :  09:51:11  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
LA LIBERTA':
cos'è per te la libertà... fare quello che si vuole? Quale libertà possiedi? Tutti siamo liberi?

La libertà non è far ciò che si vuole; i più piccoli devono dipendere e ascoltare gli adulti come i genitori,gli insegnanti. Purtroppo nel mondo ci sono persone che non sono libere di pensare come vogliono o fare ciò che vogliono, come i malati dipendenti sempre dagli altri,coloro che sono in prigione,oppure quelli che non sono liberi e vogliono vendicarsi e calpestare la libertà di chi è libero perchè è geloso.


Essere libero vuol dire poter avere uno stile di vita tutto tuo e non vuol dire fare tutto ciò che si vuole. La libertà di pensiero è quella più importante e proprio per questo mi fanno pena coloro che non possono pensare liberamente.
Libertà significa anche per me poter fare una passeggiata in mezzo alla natura incontaminata.
La libertà è una cosa bellissima e spero che in futuro tutti possano possederla e utilizzarla per portare la pace nel mondo.

Per me,la libertà non è far ciò che si vuole,ma è mettersi in contatto con la natura e ascoltarla fin dentro al cuore.

Io non ho la libertà di farmi i tatuaggi o altre cose strane, ma ho la libertà di scegliere,di sognare, pensare e insegnare.Penso che la libertà sia anche stare a contatto con la natura,curare bene le piante e i fiori, amare gli animali.

La libertà non ha prezzo perchè è una cosa di tutti, non costa nulla perchè tutti siamo liberi e nessuno ci obbliga a fare ciò che non vogliamo.


La libertà è la possibilità di scegliere, ma la libertà più importante è quella di poter essere liberi di pensare e rispettare la libertà degli altri. Per me non è far ciò che si vuole, perchè non posso obbligare nessuno, come nessuno dovrebbe obbligare me.

La libertà, per me, è una cosa fortissima: è come se il mio cuore fosse intrappolato e lo dovessi liberare. I disabili, i poveri, i prigionieri, gli animali intrappolati non hanno libertà. La vera libertà è rispettare il nostro bel mondo, così vivremo meglio.

Libertà significa non calpestare la libertà altrui; io sono libero perchè posso leggere, studiare e giocare.


LA VITA DI OGNI GIORNO
Cosa penso degli adulti

Gli adulti non sono tutti uguali..., ci sono adulti severi e adulti che sanno accontentare i propri figli, ma a volte non si fa bene a dare ai figli tutto ciò che vogliono! C'è un limite! Dipende dai genitori che hai. Gli adulti sono troppo protettivi e paurosi... se continuiamo così cresceremo sotto una campana di vetro.

Gli adulti sono misteriosi. Mi piace quando si preoccupano per noi; senza genitori si vivrebbe malissimo, si andrebbe all'orfanatrofio.
Non vorrei mai dire addio ai miei genitori, ma so che prima o poi capiterà...
Cercano sempre il meglio per noi e io, da grande, vorrei essere un po' speciale per i miei figli; assolutamente non vorrei essere odiato, vorrei essere più che un padre.

Sono felice perchè ho una famiglia che mi capisce e che non mi abbandona.

Penso che gli adulti siano in gran parte cattivi con l'ambiente naturale e perfino tra loro facendosi la guerra. Ci sono però anche adulti buoni, generosi e altruisti; senza difetti non c'è nessuno. Da grande vorrei essere buono con tutti, ma non so se sono sulla strada giusta.

Gli adulti non si fidano dei bambini e non li ascoltano pensando agli affari propri.

Trovo gli adulti buoni e gentili con i bambini ma non sono generosi con i poveri.
Da grande, se non studierò, penso proprio che farò il contadino(anche se guadagna poco)

Gli adulti mi sembrano ingiusti perchè dicono sempre: "Non si interrompe qualcuno parla!" Io mi metto a parlare con qualcuno e un adulto mi interrompe. Non so ancora cosa mi piace degli adulti. Da adulto sarò gentile con i bambini e li tratterò bene perchè mi ricorderò come sono stato trattato da piccolo.

I miei genitori mi dicono sempre di studiare perchè così da grande non avrò problemi. Vorrei diventare una dottoressa per aiutare gli altri, ma queste cose si ottengono con studio e fatica.

Non mi piacciono tutte le severità degli adulti e quando non hanno tempo per stare con te. Ciò che di loro apprezzo è che ti danno utili consigli quando ne hai bisogno perchè hanno più esperienza di noi avendo già passato momenti difficili.

Gli adulti sono troppo protettivi. So che ci vogliono bene, ma noi bambini dobbiamo essere liberi! I miei insegnanti sono veramente bravi!

Gli adulti sono insopportabili talvolta! Loro ci amano ma non ce lo dicono mai! Invece noi ce l'abbiamo nel profondo del cuore ma non lo tiriamo fuori!Questa è la vita di oggi.


L'AMICIZIA



Per me l'amicizia è una sensazione affettuosa che ti rende felice quando ne hai bisogno. E' una parola che passa nel profondo del cuore e lascia il segno. L'amicizia non è solo il desiderio di avere un amico, ma èanche una valvola di scarico per sfogarti dicendo tutte le cose su di te. L'amicizia ti permette di avere una persona sempre vicina a te che ti capisca e che ti aiuti in ogni cosa,a superare i momenti più difficili, con cui confidarsi e condividere tutte le nostre piccole esperienze.

L'amicizia è per me una specie di legame che unisce due o più persone(ad eccezione di quando sono arrabbiato e parlo con me stesso). A scuola, senza amici, avrei già il cervello in poltiglia e sarei troppo nervoso. Gli amici sono metà del motivo per cui mi piace vivere. L'amicizia,per me,è una meraviglia che aiuta nel momento del bisogno.

L'amicizia è un forte sentimento che si prova verso qualcuno. E' come un gioiello perchè è preziosa. Se deve essere vera amicizia bisogna mantenere i segreti degli altri e stare loro accanto quando si sentono tristi o soli.

L'amicizia viene dal cuore; con un amico bisogna essere simpatici e capire i suoi sentimenti per poi sollevargli il morale ascoltarlo e rispondergli con sincerità. E' una delle più belle cose che esista avere un amico perchè chi non ha amici è triste e solo e non gioca mai con nessuno.

L'amicizia vera si vede dal comportamento: quando vedi una persona amica che ti si avvicina ti batte forte il cuore e poi dici: "Glielo dico o non ...?" Poi, alla fine, esplodi davanti a lei e tutto ciò che pensavi si sparpaglia nel vuoto...

L'amicizia è meravigliosa, quando la si ha; ha bisogno di essere coltivata bene per svilupparla e quando si ha un amico lo si deve trattare bene. Bisogna avere amici anche da grandi. A loro non si deve mentire.

La mia vita di bambino: gioie, rabbie, conquiste, ansie, paure, doveri, obblighi
La mia gioia più grande è stare con la mia famiglia.
Per me la rabbia è uno sfogo, ma non mi arrabbio molto;di solito ,i miei momenti di rabbia durano poco, perchè ci penso su e poi mi passa. Le mie conquiste sono gli amici e i progressi a scuola.Ho paura della morte. Noi bambini abbiamo pochi doveri in confronto ai nostri avi, ma anche noi abbiamo i nostri piccoli doveri,che crescono man mano che diventiamo grandi. Nella vita ci sono molti obblighi, come la legge da rispettare e la scuola.

La mia vita di bambina è un passaggio per poter provare dei momenti felici con i compagni,per poter credere a Babbo Natale, alla Befana, alle fate e credere ai sogni.
Quando di è adulti non si è più capaci di sognare come i bambini.
Le conquiste sono i bei voti a scuola, di solito è la natura che conquista i miei occhi e il mio cuore. Soffro quando altre persone soffrono...

Noi bimbi viviamo in un mondo strano,senza accorgercene,abbiamo grossissimi doveri, di cui gli adulti non hanno nemmeno un'idea...
Io ho paura della morte, degli assassini, delle persone che si bucano, si tatuano e si fanno buchi ovunque. Le nostre conquiste sono i bei voti a scuola, i doveri che ci affidano i genitori e i maestri.
La rabbia mi prende quando guardo i muri della scuola perchè sono freddi, spogli e con quel cemento grigio di rivestimento sono squallidi.

La mia vita ha poche responsabilità: ho la responsabilità delle mie cose, di lavorare bene per prendere la paghetta... Odio gli obblighi, perchè bisogna eseguire anche se non vuoi.

Ho molte gioie: lo sport, il gioco, la libertà di fare e ricevere regali. Ci sono anche i momenti di rabbia: i brutti voti, i castighi, la tristezza. Le mie paure sono spesso gli incubi, l'ansia quando aspetto qualcuno che non arriva.
Mi spavento quando sento brutte notizie, mi rimangono impresse nella mente e penso che succedano anche a me.
Il mio obbligo è la scuola ma io non mi preoccupo perchè so che andare a scuola migliora le idee e la mente.


Sono felice e fortunata perchè ho tanti amici e ho una famiglia, una casa, del cibo, la scuola; nella vita ci sono però anche tante disgrazie,per esempio, la morte...
Sono molto felice quando ricevo carezze,quando mi sento dire: "Ti voglio bene", quando mi abbracciano, mi baciano...
Anche se sembro una bambina che non ha paura di nulla, sono molto timida,ho molte paure, per esempio, temo le interrogazioni e il buio.
A volte sono in ansia perchè vorrei leggere in santa pace un libro e mia madre viene in camera mia a dirmi di studiare e non trovo giusto non avere un po' di tregua.


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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 22/04/2005 :  10:23:45  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari ragazzi,

oggi è arrivato un nuovo gruppetto dei vostri lavori, e l'ho letto con molto interesse.
Bravi, avete lavorato bene!
Nel frattempo le vostre maestre ed io ci siamo visti a scuola, assieme ad un gruppo di "nonni" molto simpatici, ai quali l'idea del nostro spettacolo è piaciuto tantissimo. Dunque tutto va avanti a gonfie vele. Vedrete, sarà uno spettacolo bellissimo!
Ho dato alle maestre un foglio sul quale ho aggiunto ancora un piccolo numero di domande alle quali vorrei poi ricevere le vostre risposte. Ma non temete, non sarà un lavoro enorme. Ve lo caverete in un'oretta al massimo. E' solo che mi serve per aggiungere queste risposte per inserirle nello spettacolo.
A prestissimo,
ciao

georg
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Teatro Dewey cl.4 A 04-05
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Inserito il - 26/04/2005 :  12:38:07  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Classe IV A – Imperia
La televisione


1- I programmi che preferisco sono: i documentari, i cartoni animati, i documentari perché parlano della natura e dei popoli antichi.
2 - I programmi li scelgo quasi sempre da solo... Ma... se mio papà vuol vedere qualcosa di diverso si cambia subito canale e non si discute. La T.V. la guardo, ma la mamma mi dice di spegnerla perché fa male agli occhi.
3 - Purtroppo io non la scelgo mai da sola perché, anche se dico ai miei che guardo i programmi adatti a me, devo per forza vederli con i miei genitori, non ho la T.V. in camera ed è per questo che mia mamma ne approfitta e guarda quello che vuole e io sono costretta a guardare anche se a me il programma non piace. A mia mamma la T.V. piace tanto che si butterebbe pure dentro...
4 - Io posso scegliere la T.V. che voglio e anche senza il consenso dei miei genitori. A me piacciono i programmi che fanno ridere.
5 - Io non vedo molto la televisione, perché a casa non ci sono quasi mai e quando ci sono posso scegliere i programmi che voglio, ma certe volte mio papà ,per motivi di lavoro e per guadagnare di più guarda televideo e quindi non lascia vedere a nessuno la televisione.
6 - A me non piacciono i telegiornali, perché parlano di incidenti e di guerre, dove ci sono molti morti e vedere e sentire queste cose mi fa molto dispiacere.
7 - I miei genitori guardano sempre il telegiornale e io mi annoio e incomincio a “insistere”, finché non mi fanno vedere il programma da me preferito.
8 - Io mi scelgo i programmi da solo, però se vedo cose stupide, spengo la T.V. e mi metto a leggere.
9 - Se nei canali nazionali non c’è niente di bello metto i canali del digitale e così vedo cose solo adatte per i ragazzi e i bambini e questi programmi vanno in onda tutto il giorno. Io la televisione la guardo più o meno due o tre ore al giorno a parte il sabato e la domenica.
10 - Io preferisco giocare fuori con i miei compagni che guardare la T.V.
11 - E’ mille volte più bello giocare all’aperto una partita di calcio anziché vederla alla televisione. A me non me ne “frega “ niente di guardare la T.V.

La pubblicità


1 – Odio la pubblicità, in televisione ce n’è troppa, fanno più pubblicità che spettacoli.
Per me la pubblicità serve solo a indurre a comprare di più anche cose inutili, invece di cose utili e ci fanno sprecare i soldi e la odio perché interrompe sempre i programmi sul più bello.
2- La pubblicità ci vuole condizionare e spingere a comprare, a comprare però secondo me spesso la pubblicità è ingannevole , ti dice una cosa però quando la compri non corrisponde a quello che aveva detto.
3 – Secondo me la pubblicità è una perdita di tempo, ti condiziona e non sempre quello che compri è valido.
4 – La pubblicità in T.V. a me dà un fastidio tremendo perché raccontano solo “cavolate” poi quando compri il prodotto fa schifo
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Teatro Dewey cl.4 A 04-05
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Inserito il - 26/04/2005 :  12:47:43  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Classe IV B – Negri
QUALI SONO I PROGRAMMI CHE PREFERISCI? PERCHE’?
COSA PENSI DELLA PUBBLICITA’ IN TV?
PREFERISCI GIOCARE FUORI ALL’APERTO CON GLI AMICI O GUARDARE LA TV
?



Preferisco i programmi di storia perché mi interessa scoprire le cose successe prima di me.
Non penso molto bene della pubblicità, perché ci sono un mucchio di messaggi sciocchi ed inutili; talvolta ci sono pubblicità istruttive ma sono pochissime, per esempio, quelle che servono per aiutare i bambini poveri.
Preferisco giocare fuori, ma se piove amo ovviamente restare al calduccio in casa davanti ad un bel programma.


La televisione è una bella invenzione ma non bisogna esagerare a guardarla. Seguo i programmi comici perché fanno tante battute spiritose, i film d’azione, i documentari sulla storia. Il brutto è che tutti i programmi, belli o brutti che siano, sono interrotti dalla pubblicità che è lunghissima. Le pubblicità sono una perdita di tempo e non dicono quasi nulla di intelligente, a parte quelle che dicono di adottare un bambino a distanza o messaggi simili. Le altre dicono un sacco di bugie sui prodotti molto difettosi dicendo che fanno di tutto o che costano poco.
Comunque mi piace di più giocare con un amico perché con lui possiamo decidere i giochi, stabilire cosa succede e poi bisogna usare la propria immaginazione.

La pubblicità è inutile e fa venire male agli occhi; quando c’è la pubblicità o cambio canale o tolgo il volume e vado a fare qualcos’altro. Io preferisco giocare fuori con gli amici piuttosto che stare davanti alla tv e penso che la pubblicità potrebbe anche non esistere e sia loro sia noi spenderemmo molto di meno.

La pubblicità disturba, a volte è simpatica, ma spesso ce ne sono di sciocche o di volgari che non dovrebbero essere trasmesse nelle ore in cui i bambini sono ancora svegli.

I film comici, anziché farmi ridere mi annoiano. Non riesco a ridere.
Penso che la pubblicità serva per far conoscere i prodotti o per farci conoscere i nuovi films in arrivo. Sicuramente preferisco il teatro alla televisione.

I programmi migliori sono i documentari sul mondo di ieri e di oggi. Le pubblicità che sostengono il rispetto degli animali e dell’ambiente sono molto valide, ma il resto serve a poco dato che bastano già tutti quei cartelli che si mettono in giro per le città e per le strade. Con la pubblicità viene anche interrotto il ritmo del programma e si trasmette due volte di seguito lo stesso messaggio.
Una cosa intelligente è dire di non bere prima di mettersi alla guida per noi e per gli altri. Troppa tv fa male al cervello e alla vista ed è meglio stare fuori all’aperto.

I programmi che seguo sono quelli che fanno ridere ,per bambini che raccontano cose belle, amo le leggende. Ci sono bei programmi come i documentari che ricostruiscono il passato fino al presente, dalle cose più antiche a quelle di oggi.

Troppa pubblicità! È noiosa! E pensare che i cittadini pagano lo stesso il canone!
I film, la sera sono troppo violenti e sono trasmessi quando i bambini sono ancora svegli.
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Teatro Dewey cl.4 A 04-05
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Inserito il - 26/04/2005 :  12:49:58  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
LA TELEVISIONE

COSA CI OFFRE
?


1) La TV ti offre sia programmi belli e positivi che trasmissioni “sbagliate. Sta a te scegliere”. Tra le cose buone ci sono i documentari; seguendoli impari molte notizie, ad esempio sulla vita degli animali. A volte, però, ti fa vedere scene violente, che poi sogni la notte.

2) La TV mi tiene compagnia e mi serve per trascorrere un po’ di tempo, quando nessuno può stare con me. A volte offre programmi interessanti, che mi permettono di vedere da casa tutto il mondo e conoscere le abitudini di altri popoli, sia attuali che antichi. Certe sere guardo i quiz e mi diverto a rispondere alle domande.

3) La trasmissione più interessante è il TG. Ti racconta le notizie dei fatti che succedono nel mondo e sei sempre informato su cosa accade intorno a te.

4) Io guardo, come tutti, la TV. Seguo il telegiornale, alcuni film e soprattutto i cartoni animati. Qualunque programma io segua, preferisco vederlo in compagnia: è più divertente e puoi comunicare agli altri le idee che ti passano per la testa e le emozioni che provi.

5) Il lato negativo della TV è dato dalle scene violente, che spesso riempiono telegiornali e film. Io ho visto in una trasmissione delle immagini scioccanti: dei bambini venivano addestrati a combattere, usando dei fucili mitragliatori.

6) Io protesto!Nelle ore in cui potrei guardare la TV, inseriscono programmi solo per adulti. Poiché i miei desiderano seguirli, io devo andare a dormire!

CHE PROGRAMMI SEGUI E PER QUANTO TEMPO?


1) Mi piacciono molto i film gialli, che spesso sono di sera e col simbolo per soli adulti. Io li guardo e non mi fanno paura, perché so che i “cadaveri” non sono nient’altro che pupazzi o attori truccati.

2) I miei preferiti sono i film di avventura e d’azione. Io mi immedesimo nel personaggio principale (che è sempre buono) e vivo davvero le sue avventure sentendomi un eroe.

3) C’è in TV un programma bellissimo che si chiama Art-Attak. E’ dedicato ai bambini e insegna in modo semplice a costruire oggetti graziosissimi, utilizzando cartoncini, penne, gessetti,ecc. Il bello è che con le tecniche che impari, puoi in seguito inventare cose nuove e “tue”.

4) In TV guardo un po’ di tutto e la scelta dei programmi è sovente motivo di litigio tra me e mio fratello. Nasce così la guerra del telecomando!

5) Quando guardo la TV è perché non ho niente da fare o perché il pranzo o la cena non sono ancora pronti. Allora preferisco scegliere programmi divertenti come i cartoni animati.

6) Io non guardo la televisione troppo a lungo, perché so che può dare problemi alla vista e anche perché ho un fratellino con cui giocare.

7) La tele fa sempre da contorno ai miei pasti casalinghi. Tv a colazione e a cena !

LA PUBBLICITA’


1) Le pubblicità cambiano a seconda delle trasmissioni del momento. Se è l’ora dei cartoni e gli spettatori sono bambini, vi sono pubblicità di giochi, zaini, scarpe per ragazzi... Alla sera, visto che il pubblico è adulto, ecco comparire auto bellissime e potentissime, cucine superaccessoriate, creme cosmetiche dagli effetti poco meno che magici.

2) Le pubblicità sono davvero troppe!
Il loro scopo è influenzarci a comprare i prodotti presentati, perciò gli spot sono piacevoli e divertenti; a volte sono molto strani, così tu li guardi fino in fondo per scoprire cosa reclamizzano.

3) A me disturba che la pubblicità interrompa i programmi e mi spezzi i film. Nel periodo di Natale, però, le pubblicità dei giocattoli sono veramente invitanti e tu ne sei attratto come il ferro dalla calamita.

4) “Ti convinco io! Senza quest’oggetto non sarai mai felice” E così la pubblicità ti tenta e ti spinge a comprare merci che non ti servono, di cui non conosci il prezzo fino all’acquisto. Per attrarti meglio ingaggiano modelli, modelle, o vip molto conosciuti. Ti dicono che pagherai fra un anno... ma i soldi dovrai tirarli fuori tu!

5) Nella pubblicità ci sono lati buoni e cattivi. Ti fanno conoscere molti tipi e marche e qualità dello stesso prodotto e tu così puoi confrontarli. Nel medesimo tempo ti attirano e ti convincono ad acquistare cose anche inutili.

6) Non tutte le pubblicità sono negative. Quando ti invitano ad adottare un bambino a distanza o a telefonare per una raccolta di fondi per combattere una malattia o aiutare chi è in difficoltà o a non abbandonare gli animali, diventano pubblicità utili.


CIAO,CIAO,CIAOOOOOOOOOOO Noi di quarta C
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 28/04/2005 :  11:39:45  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari ragazzi,
grazie per le vostre nuove testimonianze. Li ho letto con molto interesse, e poi abbiamo anche discusso con i "nonni", con i quali mi sono incontrato già due volte, a scuola, dopo la vostra uscita.
Bene, in fondo ci siamo quasi. Avete lavorato tanto e bene, e vorrei anche fare un grande complimento alle tre maestre!
Sì, perché hanno lavorato con voi, si sono impegnate anche oltre il loro orario, e senza di loro tutto questo nostro bel programma non sarebbe possibile!
Ora ci mancano ancora alcune vostre risposte. Niente di grave, e non sarà un gran lavoro. Ma mi servono ancora delle testimonianze vostre, e, come sempre, scrivete veramente quello che pensate. (Tanto non ci saranno i vostri nomi accanto a quello che verrà raccolto).
Ora tocca soprattutto a me. Dovrò mettermi al computer e raccogliere le vostre frasi, metterli in gruppi per ogni tema, e poi trascrivere le testimonianze dei nonni sugli stessi temi.
Ma lo farò con grande piacere.
Vedrete, quando ci sarà la rappresentazione del nostro spettacolo, il 1 giugno alle 17.00 nella tesoriera, tutto andrà benissimo.
Un caro saluto,
georg
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 28/04/2005 :  12:06:59  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Sono arrivate anche le prime testimonianze dei nonni.
Li ho raggruppate qui, con un certo ordine. Quelle future, invece, confluiranno direttamente nello spettacolo (mancanza di tempo!)
:


COSA SI PENSAVA DEI GRANDI


- si pensava che dovevamo ubbidire a rispettarli sempre.
- gli adulti erano per noi bambini persone misteriose. Non ci lasciavano mai ascoltare i loro discorsi.
- non avevo quasi nessun rapporto con gli adulti. La frase ricorrente era: “Tu non puoi capire, sei ancora troppo giovane.”
- essendoci il periodo di regime fascista il sabato pomeriggio si doveva ubbidire alla chiamata e mettersi in divisa da “figlio della lupa”, altrimenti potevano sorgere guai seri.
- ho passato la mia adolescenza con i nonni, e grazie a loro sono riuscito ad essere capace di affrontare varie circostanze della mia vita.
- ero convinto che sia i genitori che i nonni mi volessero bene, però quelle parole che fanno molto bene ad un bambino: “ti voglio bene” non le ho mai sentito dire.
- eravamo molto più semplici in tutto ed era anche più facile fare amicizia. Una cosa però non mi piaceva: si facevano molte differenze su i ceti sociali delle famiglie, tra ricchi e poveri.
- nel tempo libero aiutavo la mamma nell’orto. Mi piaceva molto coltivare e fare per me dei piccoli orticelli con intorno i fiori più belli, portavo da mangiare ai pulcini e ai conigli e mi piaceva quando mi mandavano a raccogliere le uova anche se sovente ne spaccavo uno arrampicandomi sulle scale.
- pensavo che gli adulti fossero proprio fortunati: facevano e dicevano tutto quello che passava loro per la testa senza essere sgridati o che qualcuno mettesse in discussione le loro idee. Volevo diventare grande in fretta per poter fare come loro.
- i genitori non erano troppo affettuosi, anche perché eravamo in quattro sorelle e papà e mamma avevano sempre altro da fare e non ci davano nessuna libertà tranne quelle che erano all’interno dei nostri spazi.
- gli adulti li vedevo come persone molto più in alto di me. Persone da rispettare a cominciare dai miei genitori, ai nonni, alle maestre, ai preti e così via.


COSA VOLEVATE FARE DA GRANDI?


- mi è sempre piaciuto cucire e ho realizzato il mio sogno, facendo la sarta.
- Non era facile scegliere noi cosa fare da grande; ci facevano subito imparare un mestiere: o da sarta, o ricamare, o altro. Questo serviva a prepararci in futuro a sposarci e avere una famiglia nostra.


I GIOCHI/GIOCATTOLI


- i miei giocattoli li inventavo al momento del gioco. In inverno per il freddo si giocava in casa. Così con una mia amica prendevamo degli stracci e facevamo delle bambole, e si giocava a fare le mamme. Oppure, d'estate, arrivava una mia amica da Torino, poi venivano altre bambine e si giocava a nascondino, a mosca cieca e al gioco della settimana, e altri giochi ancora.
- giocavo con una bambola di stoffa, oppure a nascondino. Con un pezzo di gesso scrivevamo per terra i giorni della settimana e ci si divertiva a saltare insieme a delle amiche vicine di casa.
Quante volte la settimana? Dipendeva. La mamma, quando ci lasciava uscire, prima ci diceva di aiutarla a fare i lavori di casa (lavare i piatti, pulire le verdure, andare a prendere l'acqua alla fontana, ecc.) In casa eravamo sette figli, mia madre andava in campagna per aiutare mio padre, per cui lei aveva bisogno della collaborazione di tutti.
- a nascondino di ritorno da scuola, con i compagni di scuola. Poche volte. Giocavamo per la campagna. Giocattoli non ce n'erano proprio.


IL TEMPO LIBERO


- quando andavo a scuola, la domenica pomeriggio si passava dalle suore all'oratorio con tutte le ragazzine della borgata. Lì c'erano tanti giochi, come l'altalena e la palla canestro.


LA LIBERTA'



- libertà non ce n'era tanta, perché, essendo bambine, dovevamo essere serie e delle piccole donnine.
- libertà ne avevamo poca o nulla.


L'AMICIZIA


- l'amicizia era molto importante, però guardavano molto le persone con cui avevamo a che fare.
- non avevo amici. Tanti compagni di gioco, sì. Con alcuni avevo un’intesa migliore che con altri. Bisticciavamo di meno, ci facevamo piccole confidenze, ma l’amicizia vera, da bambina, non l’ho conosciuta.
- amici ne avevamo pochi, ma buoni. Alcuni ancora oggi, dopo 50 anni


PAURA


- eravamo venuti in città a trovare i miei nonni; era proprio il giorno in cui a Torino ci fu il più forte bombardamento sulla città. Mi trovavo con i miei genitori in un rifugio antiaereo. Fu una notte spaventosa. Ad un certo punto fuggimmo dal rifugio per paura che crollasse e ci trovammo circondati dalle fiamme e da muri che crollavano. Papà mi teneva in braccio avvolto in una coperta e poi trovammo un posto abbastanza sicuro ove ripararci. Ho avuto veramente paura.
- avevo paura dei tuoni e dei lampi.
- avevo paura dei maestri di scuola con i quali non c’era dialogo.
- c’erano varie paure: mio padre era molto severo, poi avevo paura di essere interrogato a scuola perché anche la maestra era molto severa. Credo che all’epoca fosse l’abitudine essere severi, per cui se non ero preparato mi metteva in castigo.
- da piccola ho sempre avuto tantissima paura del buio, dell’uomo nero e del lupo. Erano questi i metodi, oltre ai ceffoni, che i miei genitori e gli adulti in genere usavano per farsi ubbidire più in fretta, o per punirci di qualche marachella: ci chiudevano in qualche stanza al buio, o chiamavano l’uomo nero che ci doveva mangiare. Per anni mi sono portato dietro questo fardello di paure.


IL RAPPORTO CON IL CIBO


- la mamma era una brava cuoca, però erano tempi difficili anche per reperire il cibo. Non si trovavano tutti gli ingredienti e ci si doveva aggiustare. Ricordo sempre quale era la mia merenda preferita: una fetta di pane appena sfornato con una sottile fetta di lardo e un bicchiere di latte appena munto.
- a casa mia si mangiava molto semplice. Gli antipasti, il prosciutto crudo e il panettone (tanto per citarne qualcuno) sapevo che esistevano, ma non a casa mia.
- avevamo dei terreni agricoli, quindi il cibo era di nostra produzione (olio, vino, ortaggi, frutta, cereali, ecc.). Il nostro unico mezzo di trasporto era l’asino che per noi era molto importante, ma bisognava pensare anche al suo mantenimento e fare delle provviste anche per lui (paglia, avena). Per noi tutto quello che si produceva durante l’estate e l’autunno si metteva da parte per l’inverno. Eravamo una famiglia numerosa e le provviste da preparare erano tante, quindi la mamma si prodigava a preparare molti cibi conservati, come i pomodori secchi, conserve varie; si appendevano trecce di cipolle, peperoni e pomodorini.
- si ammazzava il maiale. Questo momento per noi era una grande festa, perché si preparavano delle salsicce, prosciutti, ecc., mentre altre parti si mettevano sotto sale.
- in tavola c’era “questo o niente”! Mia madre cercava, per quanto era possibile, di comperare e cucinare le cose che mangiavo più volentieri, ma si era in tempo di guerra e mancavano tanti generi alimentari. Il pane era duro e nero e ci mancavano i soldi per fare la spesa.


SCUOLA


- a scuola c’erano anche spettacoli. All’inizio si cantava sempre “Fratelli d’Italia” rigorosamente su due file; le femmine con grembiule bianco e fiocco blu, i maschi con pantaloni e maglione blu.
- tra i momenti emozionanti il sabato si svolgeva il rito delle medaglie (argento e bronzo più il fiocco tricolore), vissuto con molta attenzione da tutta la classe. La medaglia rimaneva appuntata al petto del bambino che ne era insignito per una settimana intera, ed era un grosso traguardo.


VESTITI


- andavo pochissimo nei negozi. Mia madre pensava a tutto, ma non per le scarpe, perché le dovevo misurare. Le prendeva sempre uno o due numeri più grandi, ma almeno nei modelli che piacevano a me.
- i tessuti dei miei vestiti erano quasi tutti riciclati, ma mia mamma era sarta e anche se la stoffa era vecchia, i modelli erano adatti ad una bambina.

Modificato da - Georg Maag in data 12/05/2005 12:55:05
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Inserito il - 02/05/2005 :  15:53:48  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Invece, lavorando sul testo del teatro, mi sono ancora venuti in mente alcune domande per voi bambini.
Non vi spaventate, non bisogna scrivere mille risposte. Bastano poche, magari dividendo le domande nelle classi.
Però sono importanti!
Ecco la lista:

- Sei felice? Se sì, perché (o quando)? Se no, perché (o quando)? Quanto spesso ti capita di essere felice/infelice? Cosa vorresti cambiare della tua vita, se potessi?
- Se non ci fosse la televisione, cosa cambierebbe nella tua vita? Cosa faresti con il tempo libero guadagnato?
- Quali compiti/lavori svolgi a casa? Ti occupi di qualcosa in particolare (piatti, tovaglia/stendere/ritirare la biancheria)?
- Se avessi la bacchetta magica per esaudire tre desideri, quali sarebbero?
- I nonni, secondo te, riescono a capirti? Meglio dei genitori o meno? O ci sono alcune cose che i nonni proprio non capiscono/riescono a capire? Quali?
- Secondo te, tua nonna o tuo nonno sanno benissimo chi sei, cosa pensi, cosa senti? O ci sono cose che loro non possono capire perché "sono vecchi"? Quali?
- Cibo. Puoi scegliere quello che si mangia a casa? Quante volte succede alla settimana? Mangi bene (cose sane e genuine, in quantità equilibrate), secondo te? Mangi poco, o mangi troppo? Hai mai veramente avuto fame? I nonni, secondo te, mangiavano come mangi tu oggi o mangiavano cose e quantità diversi? Cosa c'era all'epoca che oggi non c'è più, e viceverso?

Le domande sulla gioia e la felicità sono già state aggiunte la settimana scorsa.
Ecco tutto.
Lo so, lo so, ma ci vuole un'ultimo sforzo.
Un saluto
georg
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 04/05/2005 :  18:15:56  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ed ecco puntuali le vostre risposte, raccolte dalle maestre e battute in un certo ordine da me.
Siete stati bravi!

BAMBINI

GIOCATTOLI:
- i miei giocattoli preferiti sono le bambole, ma gioco anche con le biglie. Quando ero piccolina, io e mia sorella giocavamo sempre con le biglie. La biglia partiva, e… via!
- il mio tempo libero lo passo a leggere libri di avventura, sugli animali e sulla natura.
- mia nonna mi ha dato una bambola dei suoi tempi perché è molto ordinata e conserva tutto bene.


VESTITI:
- mi piace più vestire sportivo.
- non voglio vestirmi in modo elegante, non voglio essere uno snob, voglio essere normale!



LA FELICITÀ, COS’È, PER ME?


- la vita mi piace così com’è.
- sono felice quando sono in un posto pieno di natura da esplorare.
- sono infelice quando mi fanno o quando vedo un’ingiustizia.
- sono felice perché ho una famiglia che mi vuole bene, ho i miei animali e gli amici.
- sono felice quando sono in mezzo alla natura.
- sono felice quasi tutti i giorni, ma vorrei cambiare tutto lo stesso!
- sono felice sempre, ma mi rattristo quando qualcuno in famiglia sta male.
- sono felice quando esco all’aria aperta, quando vado in bici o quando pattino, quando sono a casa con mamma e la mia tartarughina o a casa con papà, anche se lì è un manicomio perché c’è un gran disordine.
- quando, un giorno, mia mamma mi ha portato un gattino in carne ed ossa, ho provato una felicità enorme. L’avevo atteso per così tanto tempo e me lo sono trovato lì, davanti al naso!
- la gioia più grande che ho avuto è di giocare con tutta la mia famiglia.
- rispetto ai bambini che sono in guerra noi siamo super felici. Sono felice quando vado fuori per giocare o al parco. Comunque sono sempre felice tranne che nei momenti che sono triste.
- sono stato felice e gioiosa quando mio padre è venuto a prendermi senza che lo sapessi prima.
- la felicità più bella è stato trovare un’amica che non ti tradisca e che ti capisca quando stai male e che ti aiuti a sfogarti e ad affrontare le difficoltà.
- le cose che mi rendono felici sono quando faccio tutti i compiti giusti così nessuno si arrabbia e quando ci sono le giornate di sole.



SE NON CI FOSSE LA TV:


- se non ci fosse la TV, si giocherebbe tutte le sere tutti insieme giochi da tavola e ci si risparmierebbe la vista!
- senza TV cambierebbe l’umore della gente, si giocherebbe all’aperto.


SE AVESSI LA BACCHETTA MAGICA:


- dalla vita vorrei cambiare tutte le cose brutte che hanno combinato gli uomini.
- con la bacchetta magica farei in modo che gli animali non fossero in pericolo d’estinzione, che l’uomo fosse in sintonia con la natura; che non ci fosse l’inquinamento.
- non vorrei cambiare nulla della mia vita.
- se avessi la bacchetta magica vorrei cambiare tante cose: più natura rigogliosa, meno litigi fra le persone, più rispetto verso gli animali.
- c’era più verde, e c’erano meno auto. Quanto vorrei che tornasse tutto come era una volta!
- vorrei una sorella maggiore, diventare una persona ordinata e provare la felicità.
- vorrei che tutti stessero sempre bene e poter visitare i posti più belli o andare su una nave.
- vorrei poter mangiare tutte le cose che possono mangiare gli altri, ma sono allergica al glutine.



I NONNI… CHE RUOLO HANNO NELLA TUA VITA?


- mi diverto tanto quando vengo dalla nonna perché lì ci sono tanti cugini.
- i nonni sono molto comprensivi perché hanno più esperienza e perché sono vissuti in tempo di guerra.
- la mia nonnina mi capisce benissimo, anche meglio dei miei genitori.
- i nonni mi capiscono quando sono triste e preoccupata.
- sono più pazienti e hanno voglia di ascoltarti. Sono molto prottetivi.
- per i nonni sento amore e il mio amore per loro che mi ricambiano.
- i nonni riescono a capirmi meglio dei genitori e capiscono tutto, sanno chi sono io e che cosa sento.



IL CIBO: HAI MAI CONISCUTO LA FAME? IL TUO RAPPORTO CON IL CIBO:


- qualche volta posso scegliere quello che voglio mangiare, ma devo comportarmi bene.
- i nonni, di certo, mangiavano meno di noi, c’era povertà e guerra in tutto il mondo.
- non so cosa sia la fame; a volte mi fanno scegliere e altre volte il cibo a tavola mi viene imposto. I nonni invece sì che l’hanno conosciuta: c’era la guerra e figuriamoci se c’erano le pizze o i McDonald’s!
- io non ho mai conosciuto la fame perché i nostri genitori ci viziano sempre! Un tempo non c’erano le merendine, le cioccolate e quello che esiste adesso.


PAURA:

- la mia paura più grande è la morte; un mantello nero che porta via le persone più care. Io di questo problema preferisco non parlarne con nessuno perché mi vergogno. Se ci penso, so che non c’è soluzione e allora comincio a preoccuparmi molto, soprattutto per mamma e papà.
- la paura è un brivido che sento quando sono spaventato da qualcuno o da qualcosa, come lo strisciare sul pavimento di una scarpa bagnata. In quel caso ti può sembrare un grido inquietante.
- le notizie al telegiornale sugli attentati kamikaze nel Medio Oriente mi impressionano sempre e io ho una buia, buia paura, una paura folta e spessa come la notte. Penso che possa accadere la stessa cosa qui, davanti a casa mia. Temo anche che dei terroristi possono prenderci in ostaggio. Sogno di vedermi in TV mentre faccio delle richieste allo Stato, che, se non pagherà, spingerà i criminali ad uccidermi.
- ho paura di diventare povero come certe persone che fanno vedere in alcuni servizi o nei documentari. Se ci penso mi sento già morire di fame!
- la paura è una cosa che ti terrorizza. Faccio dei sogni brutti, ho paura delle tarantole o delle vedove nere, ho paura di morire, ho paura quando la maestra mi mette una nota o di mio padre che mi sgrida, ho paura dell’elettricità, dei calabroni, dei lampi, di rimanere al buio senza nessuno e dei terremoti. Io le paure che avevo da piccolo le ho ancora adesso!
- mi terrorizza sapere che da un momento all’altro un mio parente o mia mamma o mio papà stiano per morire e ho paura quando vedo la guerra in TV. Quando penso a queste cose ho voglia di urlare tutti i miei dolori che tengo nel mio cuore. Se non si ha nessuno con cui sfogarsi non puoi liberarti da questi dolori immensi.
- ho paura degli uomini che rapiscono i bambini, quelli che bevono o si drogano o quelli che fanno male alle persone. Ogni giorno sento alla TV che hanno rapito qualcuno o commesso degli omicidi.
- ho paura di rompermi braccia e gambe, di essere sfrattato, di essere menato da qualcuno, ho paura di perdere la TV, di prendere un’insufficienza ed essere sgridato, fare temi tutti i giorni per sempre e di alcuni film.
- ho paura della morte perché non so cosa c’è dopo: rimarremo chiusi per sempre nella tomba o andremo in un paradiso?
- ho paura di fare poi un lavoro brutto e faticoso come quello di mia madre che ha male alla schiena.
- ho paura di far sapere a mio papà cosa penso del nostro rapporto e che gli vorrei stare più vicino.
- ho paura delle cose che possono succedere: terremoti o onde gigantesche che allagano tutto e trascinano con sé persone, cose e altre cose. Mi spaventa quando alla TV dicono che potrebbe succedere anche a me.
- la morte mi fa più paura e mi angoscia. Infatti, quando ho visto mia nonna nella bara ho pensato che quando sarei diventato vecchio avrei anch’io fatto la stessa fine, e allora mi ha preso il terrore.
- oggi la paura è tanta, la paura della morte. È un argomento che non ho mai approfondito. La morte è una cosa atroce, anche se non l’ho mai vissuta sulla pelle, credo che sia una cosa bruttissima. Quest’oggi si può morire per una sciocchezza oppure per una malattia. Al pensiero della morte il mio cuore batte fortissimo.
- la volta che ho avuto molta paura è stato quando sono stato operato all’orecchio destro.
- ho paura quando mia mamma mi porta in un supermercato di quelli grandi e poi, ad un tratto, non la vedo più e mi metto a cercarla, però l’ho sempre trovata. Ma non si sa mai!
- ho paura di tante cose, però mi rassicuro dicendomi che la paura è fatta di niente.
- ho avuto paura quando ero piccolo perché un giorno mio papà si è messo una maschera da vecchio ed è entrato nella stanza e ha fatto boccacce. Mi sono spaventato molto e ancora oggi ricordo con terrore quel momento.

Ora tocca a me di nuovo...
a presto
georg
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 12/05/2005 :  08:26:17  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Allora,
la piéce teatrale è praticamente finita, dopo due settimane di scrittura e un'ulteriore raccolta di testimonianze con i nonni. (Purtroppo non ho potuto fermarmi tanto, l'ultima volta, e so che qualcuno dei nonni è rimasto un po'... Ormai i nostri incontri sono diventati piacevoli chiacchierate sul passato e sull'oggi)
Vi metto qui di seguito tutto quanto lo spettacolo - ormai chi l'ha visto, l'ha visto, ma chi non c'era, può almeno leggerlo.
Vediamo se vi piace:

TEATRO CLASSI IV DEWEY 2004-2005

I BAMBINI DI OGGI INCONTRANO I BAMBINI DI IERI

(Sul palco entrano una bambina, un bambino, una nonna, un nonno)
Bambino: Ecco i nostri nonni! Voi non li conoscete e vorremmo presentarveli.
Bambina: Sono allegri, hanno l'aria giovane, sono compagnoni, affettuosi e gentili. Ma...
Bambino: ... hanno un piccolo difetto. Voi non lo sapete, ma spesso i loro discorsi cominciano con "Ai miei tempi..."
Bambina (recita una cantilena): Ai miei tempi non si dava del tu alle maestre...
Bambino (recita una cantilena): Ai miei tempi non si stava sempre chiusi in casa davanti alla TV...
Bambina (recita una cantilena): Ai miei tempi il mondo era migliore...

Vladimiro: Ai miei tempi i nipotini almeno avevano più rispetto per i loro nonni! Mah! Il tempo corre, passa veloce e con esso tutto cambia. A volte sembra che cambi anche troppo in fretta! Oggi i bambini…
Milena: … ecco, hanno tutto, troppo.
Vladimiro: … stanno troppo bene.
Milena: Ai miei tempi, avevamo poche cose.
Vladimiro: Ai miei tempi, libertà ne avevamo poca o nulla, non avevamo nemmeno giocattoli...

Bambina (scocciata): ecco, ci risiamo, hanno ricominciato con la solita frase: “Ai miei tempi…”
Bambino: Ma sarà poi proprio così? Sono davvero cambiati i tempi… o i nonni sono diversi da noi perché non sono più bambini?
Bambina: Come facciamo a saperlo? Ci vorrebbe una macchina del tempo per tornare indietro e vedere come erano loro alla nostra età…
Bambino (dopo una breve pausa di riflessione): Non c’è bisogno della macchina del tempo per sapere quello che ci interessa!
Bambina (Lo guarda stupita): Ma cosa dici!? E come si fa?
Bambino: Facilissimo: basta chiedere ai nonni.
Bambina: vedi, sono già qui, accanto a noi.

Nonni (tutti insieme): ciao, bambini!
(Il gruppo dei bambini arriva sul palco dall’altra parte, occupando il lato libero)
Bambini: ciao nonne, ciao nonni!

Bambino (va in centro al palco): vorremmo sapere come eravate voi quando avevate la nostra età, e, per fare questo, ci siamo posti delle domande su come siamo noi e come eravate voi.
Bambina: Per rendere questo incontro più interessante, abbiamo pensato di chiamare un “vero” scrittore, Georg Maag, che ci ha aiutati a mettere un po’ di ordine nelle nostre idee, insieme alle nostre insegnanti.
Bambino: non è stato semplice. Abbiamo lavorato molto, abbiamo discusso, scritto temi su temi!
MA (va in centro al palco): Anche noi ci siamo incontrati tante volte con lo scrittore, che ci ha posto strane domande su cosa pensavamo e cosa facevamo quando avevamo nove o dieci anni!
Bambina: quello che abbiamo scritto è tutta farina del nostro sacco!
Ivana: guarda che quel modo di dire c’era già ai miei tempi…!
Bambina: (la interrompe, rivolgendosi al pubblico): vedete, sempre la stessa frase!
Ivana (risentita): ma ci sarà una ragione se cominciamo sempre così le nostre frasi!
Maestra (calma le acque): ecco perché abbiamo chiamato questo spettacolo: I bambini di ieri incontrano i bambini di oggi! Direi che a questo punto possiamo cominciare con il primo tema:

IL GIOCO

Bambina: io gioco a palla molto spesso con mia sorella nel parco sotto casa mia. La faccio vincere spesso, altrimenti lei si mette a frignare per il resto del giorno. Però è anche molto bello giocare con lei.
Costa: quante volte giocavamo alla settimana? Dipendeva. La mamma, quando ci lasciava uscire, prima ci diceva di aiutarla a fare i lavori di casa (lavare i piatti, pulire le verdure, andare a prendere l'acqua alla fontana, ecc.) In casa eravamo sette figli, mia madre andava in campagna per aiutare mio padre, per cui lei aveva bisogno della collaborazione di tutti.
Bambino: il gioco che mi piace di più si chiama TEKKEN; in questo gioco i giocatori si picchiano, si uccidono. Io gioco sempre da solo, e per questo sono molto contento quando viene il mio migliore amico.
Giacomo: a nascondino di ritorno da scuola, con i compagni di scuola. Però poche volte. Giocavamo per la campagna. Giochi ne facevamo, mentre di giocattoli non ce n'erano proprio.
Bambina: io gioco spesso da sola: o con le bambole o con la Play-Station. Un gioco che mi piace fare con mia cugina è quello di truccarci e così prendiamo i trucchi di mamma e cominciamo a pasticciarci la faccia. Però mi annoio perché sono sola. A volte vorrei giocare con i miei genitori, ma loro sono sempre impegnati.
Davico: giocavo con una bambola di stoffa, oppure a nascondino. Con un pezzo di gesso scrivevamo per terra i giorni della settimana e ci si divertiva a saltare insieme a delle amiche vicine di casa.
Bambino: il mio gioco preferito è XFA2oo5. Nel gioco si possono creare dei giocatori come uno vuole, farli giocare in una squadra del campionato. A volte gioco con mio fratello, ma quando perde mi dà calci e pugni e visto che lui è più piccolo la mamma mi sgrida e mi fa spegnere il gioco. È più bello giocare con gli amici. A volte gioco prima di andare a letto. Ho solo il problema della scelta: giochi elettronici, giochi di società, pupazzi, ecc. La mia camera, dice sempre mia mamma, sembra un negozio di giocattoli!
MA: per quanto mi sforzi, non ho ricordi di giocattoli tranne una bambola con la testa e le mani di gesso. Mia madre, che era sarta, le aveva confezionato alcuni vestitini, e io la vestivo e svestivo giocando con lei per tanto tempo. Alla prima caduta per terra perse il naso ed alcune dita… fu una tragedia!
Bambina: mi piace molto giocare quando sono in vacanza, perché nel paese dove vado in estate posso andare a spasso dove voglio, anche da solo. Una volta io e mio fratello e i miei cugini abbiamo preso una lattina e nella piazza deserta sul palco dei cantanti abbiamo giocato a palla. È stato molto divertente.
Franco: giocavamo tutti i pomeriggi. Scendevamo tutti insieme in strada per giocare, perché quando eravamo ragazzi c’erano pochissime macchine, e non era pericoloso. Se pioveva si giocava negli androni. Di solito qualche adulto veniva a sedersi su una vecchia sedia, le donne per lavorare a maglia o gli uomini per chiacchierare, e dopo un po’ erano tutti riuniti, gli adulti da una parte, i bambini dall’altra a giocare.
Bambina: oggi nei cortili non si può più giocare, perché sono pieni di macchine parcheggiate.
Milena: quando andavo a scuola, la domenica pomeriggio si passava dalle suore all'oratorio con tutte le ragazzine della borgata. Lì c'erano tanti giochi, come l'altalena e la palla canestro. Vivevo in campagna e la mia amichetta più vicina era divisa dal mio cortile da una rete metallica, quindi quasi tutti i giorni ci trovavamo una di qua e l’altra di là con le bambole e varie scatolette recuperate, tipo quelle delle sardine. Si raccoglievano fiori e frutti e si preparavano e si scambiavano diversi piatti.
Bambino: io ho un robot telecomandato che può fare tantissime cose; è alto circa 50 cm, ma io vorrei giocare con i miei amici, perché chi trova un amico trova un tesoro.
Prioglio: si giocava prevalentemente in gruppo, e specialmente a palla all’oratorio o al di fuori dell’oratorio nei campi, ecc., con una palla di fortuna fatta di stracci legati con la corda.
Bambino: il gioco che più mi piace è giocare a calcio con i miei compagni. Non solo a scuola ma anche quando vado ai giardini.
Ivana: i miei giocattoli li inventavo al momento del gioco. In inverno per il freddo si giocava in casa. Così con una mia amica prendevamo degli stracci e facevamo delle bambole, e si giocava a fare le mamme. Oppure, d'estate, arrivava una mia amica da Torino, poi venivano altre bambine e si giocava a nascondino, a mosca cieca e al gioco della settimana, e altri giochi ancora.
Bambina: mia nonna mi ha dato una bambola dei suoi tempi perché è molto ordinata e conserva tutto bene.
Nonna Costa: anche se l’Italia era in guerra, per noi bambini erano anni spensierati. Una mia amica ed io eravamo circondate da una banda di maschiacci più o meno della nostra età e scorrazzavamo felici per tutto il paese facendo i più svariati giochi: nascondino, guardie e ladri, battaglie con le palle di neve, pupazzi di neve immensi, discese su piste innevate con uno sgangherato slittino. Facevamo tantissime risate.
Bambino: di solito gioco a scuola con i miei compagni e i giochi che facciamo sono "prenderci" "nascondino", però c'è un piccolo problema: la maestra ci dice sempre di correre piano e quando ci nascondiamo lei vuol vedere dove siamo. Non è giusto!
Vladimiro: ricordo che raccoglievamo i bossoli delle pallottole dei fucili e pistole lasciati a terra dai soldati (tedeschi prima, partigiani poi). Chi ne aveva di più e più belli diventava un piccolo leader! Una volta, mentre in piazza un soldato giocava a tirassegno con la mitragliatrice, mi chinai per raccogliere i bossoli. Pericolosissimo! Infatti, mi presi punizioni dai miei genitori per una settimana. Però, i miei amici mi fecero molti complimenti per i coraggio che avevo dimostrato.
Bambina: I giochi che preferisco sono quelli all'aperto con i miei compagni di scuola o con i miei fratelli. Un altro gioco è quello di immaginare di creare una famiglia e io faccio sempre la mamma, una mia amica fa il papà e il mio fratellino il figlio.
Franco: con le canne di bambù si costruivano fucili, archi e raganelle e chi aveva più manualità, anche i flauti. Con i rami invece era facile fare delle cerbottane e con le foglie di fico d’India costruivamo le navi con relativa vela; il varo erano i ruscelli. Ogni bambino esprimeva il suo talento e la sua creatività anche nella creazione dei giocattoli.
Bambina: io penso che tutti i giochi siano belli se si gioca correttamente e servono per svagare la mente e ci fanno sentire liberi da tutte le cose che ci fanno star male.
Milena: dopo essere stata a teatro con la nonna ballavo in cucina con lo scandire del battimani dei nonni. Il nonno attizzava la stufa perché volevo vestirmi come le ballerine. Mi facevo raccontare molta vita vissuta dai miei genitori e dalle nonne, che venivano da due regioni, e dunque da due mondi molto diversi.
Bambino: a Natale mi hanno regalato un cane e con lui passo tutto il mio tempo libero. E' il mio migliore amico. con lui corro, salto, gioco, gli parlo e lui mi segue. Da quando c’è lui non sono più solo.
Franco: abitavo nell’allora periferia di Torino e accanto al nostro palazzo vi era un’area libera da costruzioni. Avevamo fatto, scavando nella terra, un circuito a forma di stivale; appunto, l’Italia; con relative montagne, nella parte nord, gallerie e percorsi difficili. Eravamo una bella combriccola ed ognuno aveva la propria biglia alla quale si abbinava un nome di un corridore ciclista di quei tempi: Coppi, Bartali ed altri. Il gioco consisteva nel fare correre la biglia con un colpo del pollice nel circuito e cercare, ovviamente in base all’abilità di ognuno, di arrivare primo. La gara era suddivisa in diverse tappe e ogni giorno si variava il percorso. Vinceva “Il Giro d’Italia” chi alla fine della gara totalizzava più punti. Ricordo che attendevo con ansia il momento in cui ci si trovava per giocare, di solito il pomeriggio avanzato dopo avere fatto i compiti. Era il momento più bello della giornata che ancora adesso ricordo con estremo piacere e nostalgia.
Bambina: io gioco con una bambolina. È molto preziosa, e ho sempre paura che si rompa. Me l'aveva regalata mio nonno. È la mia migliore amica, e quando sono triste piango accanto a lei e mi sento sollevata, anche se non può fare un solo gesto. Io vorrei tanto una volta giocare con i miei genitori.
Maestra: e ora passiamo al prossimo tema:

LA SCUOLA

Nonna Costa: a scuola c’erano anche spettacoli. All’inizio si cantava sempre “Fratelli d’Italia”. Eravamo rigorosamente su due file: le femmine con grembiule bianco e fiocco blu, i maschi con pantaloni e maglione blu.
Bambina: so che andare a scuola migliora le idee e la mente.
Giacomo: non ho vissuto questo periodo con grande entusiasmo. Gli insegnanti erano molto severi, la disciplina quasi ferrea, con regole precise da rispettare: per esempio il fermarsi, quando si passava davanti alla cattedra dell’insegnante, e battere i tacchi come un militare in segno di saluto e di rispetto.
Bambino: questo è il bello della scuola: puoi trovarti con tanti altri bambini, farti degli amici, ridere, litigare, fare pace. A casa non sempre si riesce ad organizzare di trovarsi. Dipende tutto dai nostri "super impegni" e da quelli di mamma e papà. A scuola, però, bisogna anche lavorare. Imparare è un nostro diritto, perché si imparano tante cose, che ci saranno utili nella vita e che ci permetteranno di crescere più preparati. Ma qualche volta studiare è duro!
Ivana: la scuola era tutto, la prendevamo molto sul serio. Dovevamo imparare a memoria tantissime cose, dalle tabelline alle poesie: “La cavallina storna”, di Pascoli, “il passero solitario” di Leopardi e tanti altri ancora. Ma era anche pesante. Se non si facevano i compiti, la maestra ci metteva dietro alla lavagna, a volte un’ora e mezza. E a chi capitava il castigo si vergognava per giorni e giorni.
Bambina: e ben vengano gli intervalli! Quello del mattino è troppo breve: dobbiamo lavarci le mani, far merenda e ci rimane solo un quarto d'ora per giocare. A volte penso che dovremmo protestare e sogno che, in delegazione, andiamo nell'ufficio della direttrice e portiamo le nostre ragioni: ”Otto ore a scuola sono lunghe, senza contare che qualche bambino ne fa dieci col pre e il post-scuola! In tutte queste ore ogni nostra attività è controllata, come nei viaggi organizzati! Abbiamo bisogno di più momenti in cui sentirci liberi di scegliere cosa fare e con chi stare."
Vlad.: tra i momenti emozionanti il sabato si svolgeva il rito delle medaglie (argento e bronzo più il fiocco tricolore), vissuto con molta attenzione da tutta la classe. La medaglia rimaneva appuntata al petto del bambino che ne era insignito per una settimana intera, ed era un grosso traguardo.
Bambino: la rabbia mi prende quando guardo i muri della scuola perché sono freddi, spogli e con quel cemento grigio di rivestimento sono veramente squallidi.
Milena: chi andava nella scuola pubblica aveva lezione dal lunedì al sabato dalle 8.20 alle 12.40, con una pausa di un quarto d’ora. Chi invece andava dalle suore, restava fino a otto ore al giorno. In classe noi bambine indossavamo il grembiulino nero con il colletto bianco con calzettoni sino al ginocchio e mai le maniche corte. Non esistevano classi miste. I pantaloni lunghi da uomo non si indossavano proprio e, per fare ginnastica, dovevamo infilarci dei mutandoni neri sotto alla gonna.
Bambina: la mensa! Voi credete sicuramente che la mensa sia tranquilla. Macché! Ti sommergono gli urli di tutte le classi: ti trapassano le orecchie!
Franco: le classi erano molto numerose, si arrivava oltre i quaranta bambini! Eravamo bambini molto semplici, culturalmente meno preparati dei nostri nipoti di oggi. Mio padre era molto severo, poi avevo paura di essere interrogato a scuola perché anche la maestra era molto severa. All’epoca erano tutti molto severi, per cui se non ero preparato l’insegnante mi metteva in castigo. Non si usciva mai per fare delle passeggiate istruttive e le gite fuori città erano rare. I voti erano dal 4 al 10, e non esistevano valutazioni, né consigli di classe. Non potevo mai esprimere le mie opinioni.
Bambino: vorrei avere più tempo per me.
Nonna Davico: mi ricordo lo scappare precipitoso nel rifugio antiaereo durante le lezioni, perché suonava l’allarme che annunciava l’avvicinarsi di aerei nemici che venivano a bombardare Torino. Il giorno dopo le incursioni la scuola iniziava con un’ora di ritardo. Se un bambino stava male, doveva rimanere in classe, perché non c’era il telefono per avvisare i genitori. Ci insegnavano a fare fioretti e piccole penitenze: un sassolino nella scarpa o le spine delle rose strette forte nel pugno della mano. Insomma la scuola l’ho vissuta abbastanza negativamente.
Bambina: le inservienti, a cicli, offrono sempre lo stesso cibo. Lunedì : bla, bla, bla, Martedì : bla, bla, bla, e così per cinque anni. Come vorrei poter scegliere fra cibi diversi!
Ci sono giorni in cui scendo in mensa, mi siedo a tavola, guardo il cibo e vorrei urlare : “ORRORE! La pasta è di nuovo piena di olio. I fagiolini nuotano annacquati! Beati quei bambini che vanno a pranzare a casa!” Altre volte, invece, abbiamo fortuna, come il giorno delle lasagne; sono ottime, piene di strati ben farciti, ricoperti da una cremina rosa e gustosissima.
Nonno Prioglio: nella scuola pubblica non c’era la mensa. Finita la scuola ognuno tornava a casa sua, da solo, a piedi, qualcuno faceva anche cinque chilometri.
Bambino: e arriva l’intervallo del pomeriggio. Ma anche lì ci sono regole da rispettare:
“NON CORRERE!”
“NON ALLONTANARTI!”
“NON URLARE!”
“NON DEVI SALIRE SULL’ALBERO!”
“VIA DALLA CANCELLATA!”
“NON PARLARE COI PASSANTI!”
Ivana: i pomeriggi, nel tempo libero, aiutavo la mamma nell’orto. Mi piaceva molto coltivare e fare per me dei piccoli orti con intorno i fiori più belli, portavo da mangiare ai pulcini e ai conigli e mi piaceva quando mi mandavano a raccogliere le uova anche se sovente ne spaccavo uno arrampicandomi sulle scale del pollaio.
Maestra: ma quante differenze! Chi l’avrebbe mai detto! Ma ora passiamo al prossimo tema:

GLI ADULTI E IL LORO MONDO

Giacomo: gli adulti li vedevo come persone molto più in alto di me. Persone da rispettare, a cominciare dai miei genitori, dai nonni, dalle maestre, dai preti e così via. Non c’era grande comprensione nei nostri confronti. Eravamo… come dire?... molto lontani dagli adulti.
Bambina: a Torino il “non parlare con chi non conosci!” me lo sento ripetere ovunque: a casa, a scuola, dai genitori, dai maestri. Me lo dicono così spesso che mi hanno messo paura. La serie dei pericoli e delle cose che mi preoccupano è lunga: sconosciuti malintenzionati, malattie, droga, rapimenti, calamità naturali, violenze, traffico, inquinamento, morte, guerre! Nella mia mente a volte ci sono scene peggiori di quelle di un film dell’orrore!
Milena: non avevo quasi nessun rapporto con gli adulti. La frase ricorrente era: “Tu non puoi capire, sei ancora troppo giovane”, oppure: “non parlare con gli sconosciuti!”
Bambino: trovo gli adulti buoni e gentili con i bambini ma non sono generosi con i poveri.
Da grande, se non studierò, penso proprio che farò il contadino (anche se guadagnerò poco)
Franco: pensavo che gli adulti fossero proprio fortunati: facevano e dicevano tutto quello che passava loro per la testa senza essere sgridati o che qualcuno mettesse in discussione le loro idee. Volevo diventare grande in fretta per poter fare come loro.
Bambina: gli adulti non si fidano dei bambini e non li ascoltano pensando agli affari propri.
Nonna Costa: pensavo che avrei voluto fare un lavoro qualsiasi che fosse stato però redditizio, perché da bambina non ho mai avuto una Lira.
Bambina: gli adulti hanno troppe responsabilità, devono sempre lavorare e poi… si cresce, si invecchia e si muore! Gli adulti però hanno anche dei lati positivi: guidano l’automobile, decidono cosa fare, non devono chiedere permessi a nessuno, escono di sera.
Per fortuna i miei, almeno al sabato e alla domenica, hanno momenti più tranquilli. Allora io me li godo. Mi alzo presto, vado in cucina, preparo il caffè e poi lo porto alla mamma, che è ancora a letto. Lei mi fa salire nel lettone e mi fa le coccole. E’ il momento più bello; niente più mi preoccupa!
Nonno Prioglio: il rapporto con gli adulti era molto ridotto per le grosse preoccupazioni che la guerra causava loro. Mi trattavano con benevola severità e provavo più rispetto e timore nei riguardi degli adulti che non un sentimento di confidenza. Era più facile fare le confidenze tra amici piuttosto che con i nostri genitori.
Bambino: gli adulti mi sembrano ingiusti perché dicono sempre: "Non si interrompe qualcuno parla!" Io mi metto a parlare con qualcuno e subito un adulto mi interrompe. Devo dire che non so ancora cosa mi piace degli adulti. Da adulto sarò gentile con i bambini e li tratterò bene perché mi ricorderò come sono stato trattato da piccolo.
Nonna Davico: mi è sempre piaciuto cucire e ho realizzato il mio sogno, facendo la sarta.
Bambino: vorrei che non ci fossero più lo smog, le discariche di immondizie abusive e tutto quello che inquina la natura. Vorrei anche che non ci fossero violenze e guerre.
Vorrei che tutti noi potessimo leggere il futuro per poter vedere come si trasformerà il mondo, se non ci decidiamo a rispettare la natura. Sicuramente ci decideremmo a cambiare molti comportamenti.
Franco: volevo fare l’aviatore. Infatti, quando sentivo il rombo dei motori di un aereo che passava mi precipitavo fuori della casa e lo ascoltavo finché non era sparito all’orizzonte.
Bambina: da grande vorrei diventare un capo di Stato. Darei una casa a tutte le persone, del cibo a sufficienza, delle medicine a chi ne ha bisogno, un lavoro ad ognuno. Tutti i bambini dovrebbero andare a scuola e nessuno avrebbe il diritto di far del male agli altri. Ascolterei i pensieri e le idee delle persone per trovare nuovi modi per cambiare in meglio la vita.
Carolina: non era possibile per noi scegliere cosa avremmo fatto da grande; ci facevano subito imparare un mestiere: o da sarta, o ricamare, o altro. Questo serviva a preparare noi bambine per quello che sarebbe stato il nostro futuro: sposarci e avere una famiglia nostra.
Bambina: mi guardo attorno e vedo cose brutte: edilizia selvaggia: palazzoni enormi, case come formicai, strade, superstrade e chi più ne ha, più ne metta. Io farei costruire più giardini e piantare più alberi. Perché ci sia davvero la libertà bisogna saper ascoltare e aiutare gli altri e considerarci tutti uguali.
Carolina: i genitori non erano troppo affettuosi, anche perché eravamo in quattro sorelle e papà e mamma avevano sempre altro da fare e non ci davano nessuna libertà tranne quelle che erano all’interno dei nostri spazi.
Bambina: io vorrei cambiare, anzi far sparire la cosa più brutta al mondo: la guerra. Si combatte per motivi mai abbastanza importanti da giustificare gli orrori che la guerra porta.
Vorrei far parte di una squadra di persone che giri il mondo, vada a conoscere la gente e ne diventi amica.
Giacomo: non mi consolavano quasi mai. In compenso mi inculcavano le regole di comportamento così come a loro volta le regole erano state inculcate a loro.
Bambino: gli adulti sono misteriosi. Mi piace quando si preoccupano per noi; senza genitori si vivrebbe malissimo, si andrebbe all’orfanotrofio. Non vorrei mai dire addio ai miei genitori, ma so che prima o poi capiterà... Cercano sempre il meglio per noi e io, da grande, vorrei essere un po' speciale per i miei figli; assolutamente non vorrei essere odiato, vorrei essere più che un padre.
Maddalena: mi hanno fatto crescere abituandomi ad avere il massimo rispetto e la massima obbedienza verso loro e gli altri. Forse era un po’ esagerato, ma forse va bene anche così..?
Bambina: i miei genitori mi dicono sempre di studiare perché così da grande non avrò problemi. Vorrei diventare una dottoressa per aiutare gli altri, ma queste cose si ottengono con studio e fatica.
Franco: eravamo molto più semplici in tutto e forse era anche più facile fare amicizia. Una cosa però non mi piaceva: sentivo molte le differenze fra ceti sociali, tra ricchi e poveri.
Bambino: penso che gli adulti siano in gran parte cattivi con l'ambiente naturale e perfino tra loro facendosi la guerra. Ci sono però anche adulti buoni, generosi e altruisti, ma senza difetti non c'è nessuno. Da grande vorrei essere buono con tutti, ma non so se sono sulla strada giusta.
Milena: ho passato la mia adolescenza con i nonni. Grazie al loro aiuto sono riuscito ad affrontare varie circostanze della mia vita.
Bambina: per i nonni sento amore e il mio amore per loro è ricambiato. I nonni riescono a capirmi meglio dei genitori e capiscono tutto, sanno chi sono io e che cosa sento.
Giacomo: per i nostri nonni non provavo un grande sentimento, perché li vedevamo molto di rado, a volte solo una volta l’anno, e non c’era rapporto né regali, mai abbracci o confidenze, solo un rapporto molto severo e distaccato.
Bambino: non mi piacciono tutte le severità degli adulti e quando non hanno tempo per stare con te. Ciò che di loro apprezzo è che ti danno utili consigli quando ne hai bisogno perché hanno più esperienza di noi avendo già passato momenti difficili.
Milena: penso di essere stata una bambina molto fortunata avendo conosciuto due “nonne” speciali che mi hanno trasmesso, in maniere molto diverse, tutta la loro creatività ed il loro entusiasmo per la vita, nonostante i momenti fossero molto difficili. Ma ero, appunto, “fortunata”.
Bambina: allora mi rifugio nei grandi: mi danno sicurezza. Proprio per questo vorrei stare più spesso con mamma e papà, ma i grandi sono sempre occupati. È per questo che io non vorrei crescere.
Vladimiro: ero convinto che sia i genitori che i nonni mi volessero bene, però quelle parole che fanno molto bene ad un bambino, come: “ti voglio bene” o “ti amo” non le ho mai sentito dire.
Bambina: gli adulti sono insopportabili talvolta! Loro ci amano ma non ce lo dicono mai! Invece noi ce l'abbiamo nel profondo del cuore ma non lo tiriamo fuori! Questa è la vita di oggi.
Maestra: qui nessuno sembra essere rimasto molto contento. Forse è meglio se passiamo al prossimo tema, dove abbiamo trovato nuovamente tantissime differenze. Ma sentite voi stessi:

IL CIBO

Maddalena: a casa mia si mangiava in modo molto semplice. Gli antipasti, il prosciutto crudo e il panettone (tanto per citarne qualcuno) sapevo che esistevano, ma non li ho mai visti a casa mia.
Mangiavamo tante minestre e pastasciutta, risotto e tanto pane, d’inverno sempre la polenta. Il secondo non c’era sempre, semmai c’era una fetta di formaggio, le uova. La carne non la mangiavamo quasi mai, al massimo una volta la settimana.
Bambino: io non ho mai conosciuto la fame perché i nostri genitori ci viziano sempre! Un tempo non c’erano le merendine, le cioccolate e quello che esiste adesso.
Giacomo: ricordo sempre quale era la mia merenda preferita: una fetta di pane appena sfornato con una sottile fetta di lardo e un bicchiere di latte appena munto.
Bambina: la mamma mi dà una merenda “industriale” da mangiare durante la pausa: brioss al cioccolato, biscotti dolci o salati, o un panino con salame.
Franco: la mamma era una brava cuoca, però erano tempi difficili anche per reperire il cibo. Non si trovavano tutti gli ingredienti e ci si doveva aggiustare. Un modo per farlo era il mercato nero con le tessere per il cibo. Lì si scambiavano le tessere per riuscire a trovare del burro, o qualche prodotto raro. Ma era rischioso.
Bambino: se sono a casa, per merenda posso scegliere: pane e noci o nutella, yogurt, budino, gelato, frutta, toast e bevo succhi di frutta.
Milena: non mi ricordo di aver mai mangiato un dessert tranne nei giorni di festa, quando la mamma preparava una crema con uova sbattute con lo zucchero e il vino. A tavola bevevamo sempre solo acqua. Qualche volta avevamo delle bustine da versare nella caraffa per rendere effervescente l’acqua.
Bambina: non so cosa sia la fame; a volte mi fanno scegliere e altre volte il cibo a tavola mi viene imposto. I nonni invece sì che l’hanno conosciuta: c’era la guerra, e figuriamoci se c’erano le pizze o i McDonald’s!
Carolina: avevamo dei terreni agricoli, quindi il cibo era di nostra produzione (olio, vino, ortaggi, frutta, cereali, ecc.). Il nostro unico mezzo di trasporto era l’asino che per noi era molto importante, ma bisognava pensare anche al suo mantenimento e fare delle provviste anche per lui (paglia, avena). Per noi tutto quello che si produceva durante l’estate e l’autunno si metteva da parte per l’inverno. Eravamo una famiglia numerosa e le provviste da preparare erano tante, quindi la mamma si prodigava a preparare molti cibi conservati, come i pomodori secchi, conserve varie; si appendevano trecce di cipolle, peperoni e pomodorini.
Bambino: andiamo qualche volta a fare la spesa assieme. Quasi sempre andiamo al supermercato, qualche volta però anche al mercato rionale.
Vladimiro: a tavola valeva la regola “questo o niente”! Mia madre cercava, per quanto era possibile, di comperare e cucinare le cose che mangiavo più volentieri, ma si era in tempo di guerra e mancavano tanti generi alimentari. Il pane era duro e nero e ci mancavano i soldi per fare la spesa.
Bambina: qualche volta posso scegliere quello che voglio mangiare, ma devo comportarmi bene.
Carolina: stavamo al Sud, in campagna, e una volta all’anno si ammazzava il maiale. Questo momento per noi era una grande festa, perché si preparavano delle salsicce, prosciutti, ecc., mentre altre parti del maiale si mettevano sotto sale.
Bambino: la domenica andiamo spesso al ristorante o in pizzeria. Tra le cose che mi piacciono di più ci sono le lasagne, la carbonara, i salatini, le crêpes, gli gnocchi alla romana e le lumache.
Franco: In quel periodo, causa la guerra, il cibo scarseggiava soprattutto nelle città. Vi erano le cosiddette “tessere annonarie” costituite da un cartoncino con vari tagliandini i quali davano diritto alla propria quota giornaliera, scarsa, di pane, pasta ed altro. Il pane, nei tempi più duri quando non vi era più farina di frumento, era fatto con farina di riso, sicché una piccola pagnotta pesava tantissimo e quando si deglutiva, il boccone lo si sentiva andare giù lungo tutto il percorso sino allo stomaco. Lo zucchero era quasi introvabile e si suppliva con il sale per dolcificare il latte, dico latte, perché il caffè proprio non esisteva.
Maestra: certo che i bambini di oggi stanno decisamente meglio dei “bambini di ieri”! Ma passiamo subito al prossimo tema, ma temo che i nonni avranno ben poco da dire:

LA TELEVISIONE/PUBBLICITA’

Bambino: è mille volte più bello giocare all’aperto una partita di calcio anziché vederla alla televisione. A me non me ne “frega” niente di guardare la T.V.
Giacomo: la televisione non esisteva ancora; c’era solo la radio. La radio non l’ascoltavo mai perché proprio non mi interessava.
Bambina: beh, io dico: meno male che hanno inventato la televisione! Cartoni animati, documentari, giochi, film e i reality-show divertono e fanno sognare prima di andare a letto. Io mi immedesimo nei personaggi e divento il protagonista.
Maddalena: senza la televisione avevamo una sola scelta: uscire di casa, inverno e d’estate, fino all’ora di cena. Col buio si andava a letto, e basta.
Bambino: Io mi scelgo i programmi da solo, però se vedo cose stupide, spengo la T.V. e mi metto a leggere.
Ivana: quando ero piccola non c’era proprio la televisione. Non esisteva.
Bambino: Sì, ma col TG ti tieni informato su cosa succede intorno a te. È vero, vedi scene terribili, ma conosci anche certe verità e, in alcuni casi, puoi aiutare chi è in difficoltà.
Milena: il ritmo del pendolo in cucina dava il via ad inventare storie fantasiose dove ero la protagonista e i mobili diventavano personaggi come in una favola.
Bambina: uno dei pochi momenti in cui la famiglia è riunita è la cena. A tavola arrivano i miei cibi preferiti, si parla, si racconta della giornata, ma ecco che arriva subito l’ora del TG. Odio il TG, perché non è un bello spettacolo e perché mi impedisce di parlare con i miei genitori.
Bambino: la tele fa sempre da contorno ai miei pasti casalinghi. Tv a colazione e a cena!
Nonna Costa: quando siamo con i nipoti loro si dimenticano spesso della TV, poiché le attività da svolgere insieme sono sempre molte.
Bambino: i miei genitori guardano sempre il telegiornale e io mi annoio e incomincio a “insistere”, finché non mi fanno vedere il programma da me preferito.
Giacomo: a cena si mangiava, senza parlare troppo. Dopo si aiutava a pulire la verdura, si sgranava il granturco, si diceva il rosario. Alle nove eravamo a letto, e senza discutere.
Bambina: i film della sera sono troppo violenti e vengono trasmessi quando siamo ancora svegli.
Bambino: mi piacciono molto i film gialli, che spesso sono di sera e col simbolo per soli adulti. Io li guardo e non mi fanno paura, perché so che i “cadaveri” non sono nient’altro che pupazzi o attori truccati.
Franco: oggi guardo poco la televisione. Non mi piace quasi niente di quello che danno.
Bambina: c’è in TV un programma bellissimo che si chiama Art-Attak. È dedicato ai bambini e insegna in modo semplice a costruire oggetti graziosissimi, utilizzando cartoncini, penne, gessetti, ecc. Il bello è che con le tecniche che impari puoi in seguito inventare cose nuove e “tue”.
Bambino: i miei preferiti sono i film d’avventura e d’azione. Io mi immedesimo nel personaggio principale (che è sempre buono) e vivo davvero le sue avventure sentendomi un eroe.
Maddalena: si andava al cinema, qualche volta anche a vedere i documentari assieme alla maestra. Prima dei film c’era sempre la propaganda fascista. Anche con i genitori qualche volta si andava a vedere un film, era l’unico svago culturale che avevamo.
Bambino: le pubblicità cambiano a seconda delle trasmissioni del momento. Se è l’ora dei cartoni e gli spettatori sono bambini, vi sono pubblicità di giochi, zaini, scarpe per ragazzi... Alla sera, visto che il pubblico è adulto, ecco comparire auto bellissime e potentissime, cucine superaccessoriate, creme cosmetiche dagli effetti poco meno che magici.
Nonno Prioglio: mio papà invece ascoltava i bollettini di guerra ed i radiogiornali. Ovviamente c’era parecchia propaganda.
Bambina: le pubblicità sono davvero troppe! Il loro scopo è influenzarci a comprare i prodotti presentati, perciò gli spot sono piacevoli e divertenti; a volte sono molto strani, così tu li guardi fino in fondo per scoprire cosa reclamizzano. Non tutte le pubblicità sono negative. Quando ti invitano ad adottare un bambino a distanza o a telefonare per una raccolta di fondi per combattere una malattia o aiutare chi è in difficoltà o a non abbandonare gli animali, possono essere utili.
Bambino: a me disturba che la pubblicità interrompa i programmi e mi spezzi i film. Nel periodo di Natale, però, le pubblicità dei giocattoli sono veramente invitanti e tu ne sei attratto come il ferro dalla calamita.
Carolina: la pubblicità era molto ridotta al confronto con quella di oggi. E compravamo anche molto meno cose di quante ce ne siano oggi nei negozi.
Bambino: “Ti convinco io! Senza quest’oggetto non sarai mai felice” E così la pubblicità ti tenta e ti spinge a comprare merci che non ti servono, di cui non conosci il prezzo fino all’acquisto. Per attrarti meglio ingaggiano modelli, modelle, o vip molto conosciuti. Ti dicono che pagherai fra un anno... ma i soldi dovrai tirarli fuori tu!
Vladimiro: la pubblicità esisteva solamente sui quotidiani e sulle affissioni murali. Ricordo ancora un manifesto con una grossa testa d’uomo trafitta da molte matite e penne: mi faceva una certa impressione! Era la pubblicità di una casa produttrice di cancelleria.
Bambina: le pubblicità sono una perdita di tempo e non dicono quasi nulla di intelligente, a parte quelle che dicono di adottare un bambino a distanza o messaggi simili. Le altre dicono un sacco di bugie sui prodotti molto difettosi dicendo che fanno di tutto o che costano poco.
Nonna Davico: c’erano dei contadini con grossi cesti che passavano a giorni prefissati sotto casa nostra, nella cintura di Torino, e noi compravamo i pochi prodotti come uova e burro o insalata da loro. Non serviva nessuna pubblicità!
Bambino: la pubblicità disturba, a volte è simpatica, ma spesso ce ne sono di sciocche o di volgari che non dovrebbero essere trasmesse nelle ore in cui i bambini sono ancora svegli.
Vladimiro: abitavo in città e andavo spesso in biblioteca a prendere i libri. I libri in casa erano tutti solo per adulti, e non m’interessavano. Ma anche in biblioteca non c’era ancora il settore di libri per bambini come ci sono oggi. C’erano pochissimi libri scritti appositamente per bambini.
Bambina: i programmi migliori sono i documentari sul mondo di ieri e di oggi. Le pubblicità che sostengono il rispetto degli animali e dell’ambiente sono molto valide, ma il resto serve a poco dato che bastano già tutti quei cartelli che si mettono in giro per le città e per le strade. Con la pubblicità viene anche interrotto il ritmo del programma e si trasmette due volte di seguito lo stesso messaggio. Una cosa intelligente è dire di non bere prima di mettersi alla guida per noi e per gli altri. Troppa tv fa male al cervello e alla vista ed è meglio stare fuori all’aperto.
Maestra: E ora passiamo ad un tema molto, molto bello:

L’AMICIZIA/ I SENTIMENTI

Bambina: L'amicizia viene dal cuore; con un amico bisogna essere simpatici e capire i suoi sentimenti per poi sollevargli il morale, ascoltarlo e rispondergli con sincerità. E' una delle più belle cose che esista avere un amico perché chi non ha amici è triste e solo e non gioca mai con nessuno.
Franco: pietra angolare e fondamento di tutto quello che il nostro futuro, all’epoca, ci avrebbe portato, in positivo o in negativo. Piccoli amici che lentamente emergono dal gruppo dei bambini della classe e che conquistano a mano a mano che passavano gli anni lineamenti sempre più profondi. Capitoli paralleli tra la scuola, il banco, tra piccoli interessi che avevamo, tutto nell’ambiente della casa e nel vicinato.
Bambino: l'amicizia è per me una specie di legame che unisce due o più persone (ad eccezione di quando sono arrabbiato e parlo con me stesso). A scuola, senza amici, avrei già il cervello in poltiglia e sarei troppo nervoso.
Giacomo: sapevamo che eravamo bambini, ma non ci chiedevamo se eravamo felici oppure no.
Bambina: di amici ne ho tanti.
Vladimiro: di amici ne avevamo pochi, ma buoni. Alcuni lo sono ancora oggi, dopo 50 o 60 anni.
Bambino: gli amici sono metà del motivo per cui mi piace vivere. L'amicizia, per me, è una meraviglia che aiuta nel momento del bisogno.
Ivana: non avevo amici. Tanti compagni di gioco, sì. Con alcuni avevo un’intesa migliore che con altri. Bisticciavamo di meno, ci facevamo piccole confidenze, ma l’amicizia vera, da bambina, non l’ho conosciuta.
Bambina: l'amicizia vera si vede dal comportamento: quando vedi una persona amica che ti si avvicina ti batte forte il cuore e poi dici: "Glielo dico o non ...?" Poi, alla fine, esplodi davanti a lei e tutto ciò che pensavi si sparpaglia nel vuoto...
Vladimiro: l’amicizia, quella vera, è una delle cose più grandi e più importanti della nostra vita, ma forse lo si capisce solo crescendo. Vi era nel nostro gruppo di amici un bambino che tutte le volte ci chiedeva, quando mangiavamo quella poca merenda che la mamma ci dava, un pezzo di pane per lui. Noi glielo davamo con una certa riluttanza anche perché la cosa si ripeteva tutti i giorni. Possibile, pensavo, che non abbia mai nulla e che debba tutti i giorni scroccarci un po’ di merenda? Mi era veramente antipatico! Un giorno mi invita a casa sua a giocare. Facciamo tardi e giochiamo sino all’ora di pranzo. Vedo la mamma che ha apparecchiato la tavola e mi invita a fermarmi per mangiare con loro non appena arriva il papà con l’altro fratellino. Sul tavolo vedo un piccolo pezzo di pane, un piatto con pochi spaghetti appena rosati da un cucchiaino di conserva e un altro con tre patate lesse. Naturalmente dico che la mamma mi aspetta e che sono già in ritardo e vado a casa. Però, da quel giorno siamo diventati amici per la pelle.
Bambino: per me l'amicizia è una sensazione affettuosa che ti rende felice quando ne hai bisogno. E' una parola che passa nel profondo del cuore e lascia il segno. L'amicizia non è solo il desiderio di avere un amico, ma è anche una valvola di scarico per sfogarti dicendo tutte le cose su di te. L'amicizia ti permette di avere una persona sempre vicina a te che ti capisca e che ti aiuti in ogni cosa, a superare i momenti più difficili, con cui confidarsi e condividere tutte le nostre piccole esperienze.
Maestra: E ora andiamo avanti. Vi sembrerà un tema un po’ strano e difficile, ma ci ha fatto piacere poterne parlare!

LA LIBERTA’

Bambina: libertà non è fare tutto quello che vuoi, perché ci sono dei limiti: le leggi, il rispetto degli altri, la propria coscienza.
Maddalena: ovviamente c’erano regole da rispettare e cose da fare insieme, ma nonostante tutto per me era anche molto gratificante. Si conoscevano le poche regole, e non si discuteva. In cambio avevamo anche delle libertà molto belle, come giocare da soli, senza macchine e nella natura ancora intatta.
Bambino: la libertà è un bene per tutti: ti limita coi doveri, ma ti protegge coi diritti. A noi sembra strano, ma andare a scuola rappresenta una libertà. Impari tante cose che servono a far crescere le tue conoscenze e i tuoi pensieri.
Franco: stavamo spesso in cortile e non in strada, perché già allora esistevano limiti e raccomandazioni per la nostra incolumità, come per esempio non parlare con sconosciuti e il dover fare attenzione ai pericoli.
Bambina: anche i bambini godono di libertà. Io ho quelle di giocare, di sognare, di avere cibo, cure, aria pura e tutto quello che mi serve per crescere. Ho anche la libertà di avere, nella mia testa, tutte le idee che voglio.
Ivana: non avevo libertà. Tutto era stabilito e programmato dai grandi: dove dovevo andare, con chi, quando, che cosa dovevo e non dovevo fare. Decidevano tutto i miei genitori. Se mi ribellavo erano ceffoni da parte di mia madre. Ne ho presi tanti, perché mi ribellavo spesso. Gli adulti avevano sempre ragione, e non si discuteva.
Bambino: ancora oggi non tutti sono liberi; molti bambini vengono sfruttati e fatti lavorare oppure non hanno a disposizione i cibi e le cure per poter crescere. Ci sono bambini della mia età che, invece di andare a scuola, già lavorano o devono avere grosse responsabilità nei lavori in casa. Spesso vedo in TV delle scene impressionanti, tipo bambini che fanno lavori pesanti o pericolosi, alcuni vengono anche “usati” per chiedere l’elemosina e per spacciare droga.
Franco: essendoci il periodo di regime fascista il sabato pomeriggio si doveva ubbidire alla chiamata e mettersi in divisa da “figlio della lupa”, altrimenti potevano sorgere guai seri.
Bambina: la guerra, più di ogni altra cosa, è contro la libertà. A molti bambini toglie il diritto di vivere sereni, anzi spesso toglie il diritto di vivere.
Milena: devo ringraziare i miei genitori che mi hanno concesso parecchia libertà, seppure con le dovute cautele e con il dovuto rispetto. Dovevo loro ubbidienza, e i miei doveri erano un impegno che avevo verso di loro. Eravamo troppo piccoli per capire la mancanza della libertà durante il regime. Intuivo però dai discorsi degli adulti che ciò pesava a tutti loro. E la guerra portava con se estremi disagi e dolori per tutti noi.
Bambino: Infine vado a letto. E penso: oggi è... allora domani uscendo da scuola andrò...
Lunedì: pianoforte, Martedì: catechismo, Mercoledì: tennis... Sono tutte belle attività, ma alla sera sono proprio distrutta! Sarà anche questa la libertà?
Giacomo: la libertà era quasi sempre ancorata a questioni di lavoro. Ci divertivamo quando eravamo invitati dai vicini di casa a raccogliere la frutta, in autunno a sgranare il granoturco sotto il porticato cantando e raccontando barzellette. Alla mietitura del grano arrivavano tante persone e si preparavano lunghissime tavolate. Questo, per noi, era un gran divertimento. Ma eravamo molto umili, e non c’era superbia o egoismo in nessuno di noi…
Maestra: E ora passiamo al penultimo tema. Questo è molto speciale:

LA PAURA

Bambino: la paura è una cosa che ti terrorizza. Faccio dei sogni brutti, ho paura delle tarantole o delle vedove nere, ho paura di morire, ho paura quando la maestra mi mette una nota o di mio padre che mi sgrida, ho paura dell’elettricità, dei calabroni, dei lampi, di rimanere al buio senza nessuno e dei terremoti. Io le paure che avevo da piccolo le ho ancora adesso!
Franco: avevo paura dei tuoni e dei lampi.
Bambina: ho paura degli uomini che rapiscono i bambini, quelli che bevono o si drogano o quelli che fanno male alle persone. Ogni giorno sento alla TV che hanno rapito qualcuno o commesso degli omicidi.
Maddalena: eravamo venuti in città a trovare i miei nonni; era proprio il giorno in cui a Torino ci fu il più forte bombardamento sulla città. Mi trovavo con i miei genitori in un rifugio antiaereo. Fu una notte spaventosa. Ad un certo punto fuggimmo dal rifugio per paura che crollasse e ci trovammo circondati dalle fiamme e da muri che crollavano. Papà mi teneva in braccio avvolto in una coperta e poi trovammo un posto abbastanza sicuro ove ripararci. Ho avuto veramente paura.
Bambino: ho paura di rompermi braccia e gambe, di essere sfrattato, di essere menato da qualcuno, ho paura di perdere la TV, di prendere un’insufficienza ed essere sgridato, fare temi tutti i giorni per sempre e di alcuni film.
Giacomo: avevo paura dei maestri di scuola con i quali non c’era dialogo.
Bambina: ho paura di fare poi un lavoro brutto e faticoso come quello di mia madre che ha male alla schiena.
Milena: da piccola ho sempre avuto tantissima paura del buio, dell’uomo nero e del lupo. Erano questi i metodi, oltre ai ceffoni, che i miei genitori e gli adulti in genere usavano per farsi ubbidire più in fretta, o per punirci di qualche marachella: ci chiudevano in qualche stanza al buio, o chiamavano l’uomo nero che ci doveva mangiare. Per anni mi sono portato dietro questo fardello di paure.
Bambino: ho paura delle cose che possono succedere: terremoti o onde gigantesche che allagano tutto e trascinano con sé persone, cose e altre cose. Mi spaventa quando alla TV dicono che potrebbe succedere anche a me.
Giacomo: i nostri genitori ci facevano spesso delle minacce: ci sarebbe successo questo o quello se non avessimo ascoltato loro. Mi faceva un po’ di paura, per dire la verità.
Bambina: ho paura quando mia mamma mi porta in un supermercato di quelli grandi e poi, ad un tratto, non la vedo più e mi metto a cercarla, però l’ho sempre trovata. Ma non si sa mai!
Maddalena: avevo una paura terribile dei bombardamenti.
Bambino: ho paura di diventare povero come certe persone che fanno vedere in alcuni servizi o nei documentari. Se ci penso mi sento già morire di fame!
Vladimiro: la paura durante la guerra era quella che venisse colpita la nostra casa.
Bambina: ho avuto paura quando ero piccolo perché un giorno mio papà si è messo una maschera da vecchio ed è entrato nella stanza e ha fatto boccacce. Mi sono spaventato molto e ancora oggi ricordo con terrore quel momento.
Ivana: avevo paura della morte perché nelle favole era rappresentata sempre con delle forme spaventose.
Bambino: ho paura della morte perché non so cosa c’è dopo: rimarremo chiusi per sempre nella tomba o andremo in un paradiso?
Carolina: non pensavo proprio a cosa mi sarebbe successo dopo la morte. Eravamo molto legati alla vita pratica, ai compiti da fare, ad obbedire.
Bambina: oggi la paura è tanta. Però la paura della morte è un argomento che non ho mai approfondito. La morte è una cosa atroce, anche se non l’ho mai vissuta sulla pelle, credo che sia una cosa bruttissima. Quest’oggi si può morire per una sciocchezza oppure per una malattia. Al pensiero della morte il mio cuore batte fortissimo.
Bambina: mi terrorizza sapere che da un momento all’altro un mio parente o mia mamma o mio papà stiano per morire e ho paura quando vedo la guerra in TV. Quando penso a queste cose ho voglia di urlare tutti i miei dolori che tengo nel mio cuore. Se non si ha nessuno con cui sfogarsi non puoi liberarti da questi dolori immensi.
Nonna Costa: non sapevo nulla del fatto che ci si possa liberare delle paure parlandone con i genitori. All’epoca queste cose non esistevano ancora.
Bambino: le notizie al telegiornale sugli attentati kamikaze nel Medio Oriente mi impressionano sempre e io ho una buia, buia paura, una paura folta e spessa come la notte. Penso che possa accadere la stessa cosa qui, davanti a casa mia. Temo anche che dei terroristi possono prenderci in ostaggio. Sogno di vedermi in TV mentre faccio delle richieste allo Stato, che, se non pagherà, spingerà i criminali ad uccidermi.
Bambina: la paura è un brivido che sento quando sono spaventato da qualcuno o da qualcosa, come lo strisciare sul pavimento di una scarpa bagnata. In quel caso ti può sembrare un grido inquietante.
Bambino: la mia paura più grande è la morte; un mantello nero che porta via le persone più care. Io di questo problema preferisco non parlarne con nessuno perché mi vergogno. Se ci penso, so che non c’è soluzione e allora comincio a preoccuparmi molto, soprattutto per mamma e papà.
Maestra: ora che abbiamo parlato delle nostre paure, tocchiamo l’ultimo tema. Credo che vi piacerà molto:

LA FELICITÀ

Bambino: la felicità, per me, sono i bei voti a scuola, ma di solito è la natura che conquista i miei occhi e il mio cuore. Invece soffro quando vedo soffrire altre persone...
Giacomo: i momenti felici non erano molti. Si era felici quando si poteva giocare con gli amici senza l’assillo dei compiti o l’incombere dei genitori che ti controllavano.
Bambina: la mia vita di bambina è un passaggio per poter provare dei momenti felici con i compagni, per poter credere a Babbo Natale, alla Befana, alle fate e credere ancora ai sogni.
So che quando si è adulti non si è più capaci di sognare come i bambini, e non si crede ai sogni.
Milena: sono stata una bambina felice: felice per avere avuto dei genitori che mi volevano veramente tanto bene; felice per avere avuto tanti amici; felice quando potevo suonare il pianoforte; quando avevo la possibilità di giocare liberamente; quando potevo andare a vedere un film; quando partecipavo ad una recita o, meglio ancora, quando potevo cantare; quando giocavo con i miei cani e quando ero in attesa del giorno in cui si partiva per una vacanza al mare
Bambino: la vita mi piace così com’è. Non so se sono veramente felice, è difficile saperlo, ma mi va bene così.
Franco: penso di non avere mai provato una grossa felicità, ma forse semplicemente non riesco a ricordarmi. So che ero contento quando potevo fare una scampagnata con gli amici, ma succedeva di rado.
Bambina: sono felice quando sono in un posto pieno di natura da esplorare, ma sono infelice quando mi fanno o quando vedo un’ingiustizia.
Nonna Davico: non erano molti i momenti in cui provavo grande felicità e gioia. Ero felice quando mia mamma mi prendeva sulle ginocchia e mi faceva le coccole, ma poi è nato mio fratello, e lei ha avuto poco tempo da dedicarmi.
Bambino: sono felice perché ho una famiglia che mi vuole bene, ho i miei animali e gli amici.
Franco: era una grande gioia quando, due volte all’anno, andavamo a Verona. Lì c’erano i nonni, gli zii e tanti cugini e la famiglia si riuniva.
Bambina: sono felice quasi tutti i giorni, ma vorrei cambiare tutto lo stesso! Sono felice quando esco all’aria aperta, quando vado in bici o quando pattino, quando sono a casa con mamma e la mia tartarughina o a casa con papà, anche se lì è un manicomio perché c’è un gran disordine.
Nonno Prioglio: ho provata una grande felicità nell’aprile del 1945. Era finita la guerra e tutti sembravano impazziti per la gioia di essere usciti finalmente da questo tremendo incubo. Si sa la gioia è contagiosa; quindi anche noi bambini, pur non rendendoci pienamente conto della enorme portata di questo felice evento, ridevamo, cantavamo, ballavamo, insomma eravamo inconsapevolmente felici!
Bambino: le cose che mi rendono felici sono quando faccio tutti i compiti giusti così nessuno si arrabbia e quando ci sono le giornate di sole.
Carolina: ero felice di poter stare nella natura.
Bambina: Sono molto felice quando ricevo carezze, quando mi sento dire: "Ti voglio bene", quando mi abbracciano, mi baciano...
Giacomo: non ho quasi mai ricevuto baci o carezze. Sotto questo punto di vista bisogna però dire che non essendoci abituata, non ero infelice per la mancanza di affetto.
Bambino: sono stato felice e gioiosa quando mio padre è venuto a prendermi senza che lo sapessi prima.
Ivana: andavamo a casa sempre da soli, al massimo in piccoli gruppi. Mia madre non veniva quasi mai a prendermi, perché lavorava a casa.
Bambina: la felicità più bella è stato trovare un’amica che non ti tradisca e che ti capisca quando stai male e che ti aiuti a sfogarti e ad affrontare le difficoltà.
Franco: difficile dire se eravamo più spesso infelici o felici. È passato tanto tempo da allora!
Bambino: rispetto ai bambini che sono in guerra noi siamo super felici. Sono felice quando vado fuori per giocare o al parco. Comunque sono sempre felice tranne che nei momenti in cui sono triste.
Vladimiro: noi nonni, a volte sembra quasi che ci dimentichiamo di essere stati felici alla vostra età. Ma non credo che dipenda dal periodo di guerra. Avrà a che fare con l’invecchiare? Se fosse così, mi raccomando: non dimenticatevi dei bei momenti che state vivendo adesso!



Modificato da - Georg Maag in data 10/06/2005 18:30:15
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 12/05/2005 :  09:07:19  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Importante messaggio per le "mie" tre maestre:
Mi mancano ancora due o tre cosette da parte dei bambini.
Sul cibo:

nonna:ricordo sempre quale era la mia merenda preferita: una fetta di pane appena sfornato con una sottile fetta di lardo e un bicchiere di latte appena munto.
Bambina: qui manca una piccola lista delle merende “classiche”


E poi mi manca una piccola lista dei cibi a tavola: quante volte la carne, quante volte il pesce alla settimana, se mangiano spesso verdura e frutta, ecc. Insomma. due o tre frasi le dovrei scegliere tra quello che potete mandarmi.

Delle domande sulla spesa sapete tutto, e anche del menu classico della domenica vi avevo già parlato martedì sera.

Ecco tutto
con questo le vostre fatiche "raccatta-testimonianze" sono finite!
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Lella
piccolissimo scrittore


26 Messaggi

Inserito il - 10/06/2005 :  15:13:28  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
mercoledì 1 giugno: ultimo atto dello spettacolo teatrale: la rappresentazione.
Nonni emozionati fino alle lacrime, ragazzini orgogliosi del lavoro svolto, Georg e maestre "stanchi" ma felici.
E' stato un percorso lungo, faticoso ma molto, molto interessante.
E' stato bello avvicinare nonni e nipoti suggerendo loro riflessioni e ricordi su temi comuni.
Grazie Georg per il tuo grande lavoro, grazie alle maestre, ai bimbi e non ultimi ai nonni.
Anto
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 10/06/2005 :  18:26:50  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Sono io che devo ringraziare!
In primis le tre maestre: bravissime, toste quando c'era bisogno e dolci quando il caso lo richiedeva. Tre modi diversi di affrontare lo stesso tema: la scuola. E tre modi vincenti, ciascuno a modo suo. Un grande grazie a tutte e tre (sì, anche a te, Imperia, anche se sei del Leone, e si sa che carattere avete... )
Un grande grazie ai bambini, perché avete lavorato tantissimo e bene, avete saputo gustarvi il risultato durante la recita finale, e si capiva che vi piaceva. E' importante saperlo fare! Siete tre classi meravigliose!
Un grande grazie ai nonni. Rare volte mi sono divertito come con voi durante i nostri incontri. Ed è stato anche una prova di quanto siete importanti: per i bambini, vostri nipoti; per i genitori, vostri figli, e per la Società, che dovrebbe darvi lo spazio che vi compete, perché avete da insegnare a tutti. E con questa iniziativa lo avete fatto in modo meraviglioso. (Spero che riusciamo a prenderci una pizza assieme!)
Ad Antonella, perché come sempre ha aiutato, invisibile o quasi, dietro le quinte e dietro alla tastiera. Grazie mille, sei preziosa!
Alla DD (anche se non ha potuto vedere la rappresentazione perché "in alto mare" ... un peccato enorme!) per rendere possibile il tutto.
E alla Circoscrizione. Penso che rare volte il rapporto prezzo-qualità di un'iniziativa sia stato così favorevole ai partecipanti!
In fondo non dimentichiamo i genitori. Credo che tutti loro si siano resi conto quanto sia importante ascoltare i bambini, per piccoli che possono sembrare agli occhi di noi genitori. Hanno sempre qualcosa da insegnarci!
Auguro a tutti un buon riposo, e vacanze felici,
georg
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Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03