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 classi III Dewey, To, corso di scrittura creativa
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antonella
piccolissimo scrittore


15 Messaggi

Inserito il - 30/10/2003 :  11:30:07  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Georg,
siamo i bambini delle classi 3^ della scuola "Kennedy" plesso "Dewey". L'anno scorso abbiamo letto la tua storia di Sibissibis e poi ti abbiamo incontrato. Abbiamo pensato dei finali diversi per la tua storia.

Eccoli:
...Sibissibis, ancora spaventato, perchè si sentiva strano con quella forma a M maiuscola (proprio come la M di Mac Donald!),pensò che era meglio andarsene dalla casa solitaria e ritornare tra i suoi amici. Ma...balzellava come una molla! e proprio a saltelli giunse ad un villaggio, dove incontrò un vecchio dalla schiena curva, con il viso nascosto da una gran barba, da cui usciva un naso a becco d'aquila.In testa aveva un copricapo a punta, adornato da un serpente d'oro. Sibissibis capì subito che era il gran mago Cabalone, famoso e temuto da tutti i serpenti. poichè, però, il nostro amico cominciava ad avere un gran mal di schiena per la posizione scomoda e un fiatone grosso, grosso per aver dovuto sempre saltellare, si fece coraggio e chiese al mago di aiutarlo. Cabalone pronunciò una formula: - Cabalun, cabalon, sngot Turan Lun! - passarono pochi secondi e il nostro amico sentì un formicolio nella spina dorsale, che cominciò ad allungarsi e a distendersi. la terribile colla era sparita e Sibissibis, tornato normale si diede alla pazza gioia si mise a ballare la famosa "danza del serpente" che tutti i bambini, fin dalla scuola materna, conoscono.

....Sibissibis dapprima aspettò, per vedere se la sua schiena si sarebbe liberata. aspettò, aspettò e venne notte. Sotto la luce pallida della luna il serpente decise di mettersi in cammino per tornare a casa sua. Ma si perse subito, perchè, non potendo strisciare, non toccava il terreno e non riconosceva la sua solita pista. Viaggiava già da molto, quando si trovò di fronte a un grande specchio dorato, liscio e luminoso. Era un lago, in cui si rifletteva la luminossissima luna che brillava tonda e piena in mezzo al cielo. Sibissibis non aveva mai visto tanta acqua tutta insieme e visto che la schiena gli dolorava, decise di farsi un bagno. Entrò in acqua con un buffo tuffo. E immediatamente la frescura dell'acqua gli diede sollievo. Stava a godersi quel senso di benessere, quando si spaventò molto. Stripp fsssss strapp fss sss ssss
La sua pelle si stava rompendo, si staccava dal suo corpo e lui si sbucciava come una mela! Alla fine Sibissibis si sfilò dalla vecchia pelle. Con un guizzo uscì fuori dal lago e si accorse che poteva di nuovo allungarsi e strisciare. Non era più incollato! tornò a casa e, da quell'anno in poi per ricordare l'avventura di Sibissibis, tutti i serpenti mutano la pelle.

Che ne pensi?
Quest'anno seguiamo il tuo corso di scrittura creativa e speriamo di imparare a scrivere delle storie tutte nostre.
Ti aspettiamo presto. Ciao!

admin
Forum Admin


846 Messaggi

Inserito il - 31/10/2003 :  07:09:10  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari bambini,
grazie mille per le vostre due storie, anzi, per i due "finali" di Sibissibis. Devo ammettere che ua è più bella dell'altra, e non saprei scegliere quale è la migliore. Forse sono belle uguali?!

Dato che quest'anno scolastico ci siamo anche visti a scuola per il corso di scrittura creativa, e durante la prima visita abbiamo parlato delle idee, e di farfalle, trote, e sassolini, chissà quante nuove storie vi saranno venute in mente..?

Mi piacerebbe anche sapere cosa vi è rimasto in testa, cosa vi ha colpito di più, o anche di meno, della mia visita. Insomma, se avete più idee di prima, o meno, o uguale, se avete ancora pensato su come catturare un'idea-farfalla o come sviluppare un'idea-pietra?

Ma tanto, tra pochissimi giorni ci vedremo in Biblioteca. Non vedo l'ora!
Un salutone a tutti!

Georg
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 06/11/2003 :  08:47:46  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari ragazzi della Dewey e della Kennedy!

Mi sono dimenticato una cosa importantissima. Dovevo dirvelo subito, quando eravate alla Biblioteca Pozzo Strada e quando inventavamo le nostre prime storie:
D'ora in poi, dovete promettermi una cosa: ogni sera, prima di addormentarvi, dovete pensare alla vostra storia. Inventate prima la storia, e poi, ogni sera, pensate due o tre minuti su come farla andare avanti. E ogni volta che avete un'idea su come migliorare o su come andare avanti, chiedetevi "Ma così funziona? Ha senso che succede questo? E' credibile?"
E se la risposta è sì, vuol dire che avete aggiunto un pezzo alla storia, e potete andare avanti a migliorarla, a svilupparla, a finirla.

Ma dovete farlo tutte le sere, promesso?

Ciao,

Georg

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antonella
piccolissimo scrittore


15 Messaggi

Inserito il - 12/11/2003 :  14:23:16  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
messaggio di prova. ciao
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 17/11/2003 :  18:10:56  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari ragazzi delle classi terze,

oggi è stato l'ultimo intervento in biblioteca. Devo dire che mi sono divertito un mondo con voi, e che sono certo che avete tutti (ma dico proprio tutti!) capito come si può giocare con le idee. Non vedo l'ora di leggere i vostri inizi, per non parlare delle vostre storie! Ma voi, oltre a pensare alla vostra storia, andate avanti nel libro con la maestra, pagina dopo pagina,. e tenete gli occhi aperti, perché ci sono ancora 1001 trucchi da imparare, e li ho messi tutti...
Però...però...però: oggi mi è venuta un'idea su come far nascere le storie, ed è questa:
avete qualcosa che vi sta antipatico, qualcosa nella giornata che spesso vi fa arrabbiare? Non so, per esempio avete un paio di scarpe che non vi piace? Allora srivete la storia del paio di scarpe antipatico che un giorno viene buttato via da un bambino e poi, per una ragione strana, arriva fino da voi...
C'è un piatto che vi prepara la mamma che proprio non vi va giù? Chenessò, gli spinaci? O la pasta con un sugo che vi fa schifo? Allora inventate la storia di come è nato quel piatto, o perché e nato, e come mai è finito proprio a casa vostra, e magari come siete riusciti a farlo arrivare a qualcun altro...
C'è un vicino che fa rumore? Scrivete la sua storia, buffa, dove trovate una spiegazione strana per i rumori che fa... (Magari è un marziano, che per uscire dalla uomo-tuta quando entra in casa deve fare delle contorsioni terribili e produce dei rumori fortissimi).
Insomma, avete capito?
Benissimo!
Aspetto il brusio delle idee nella vostra capoccia. Scuotetela per avviare il processo della fantasia! O fate due passi di danza. O grattatevi la nuca respirando profondamente. O andate in bagno, o...
Ciao
georg

Modificato da - Georg Maag in data 17/11/2003 18:19:07
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antonella
piccolissimo scrittore


15 Messaggi

Inserito il - 17/11/2003 :  19:10:05  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Georg,
desideriamo inviarti alcune nostre riflessioni sul tuo corso e i risultati delle votazioni degli incipit da noi ritenuti i migliori.

La cosa che mi ha colpito di più è quando siamo entrati in biblioteca e quando ci hai parlato del coccodrillo che si ingoiava la sveglia, e anche quando siamo tornati nell’aula per copiare l’inizio del libro prescelto. GIULIA C.

La cosa che mi ha colpita di più è quando abbiamo cercato negli scaffali gli inizi dei libri che ci piacevano di più.
Ho capito che ci consigli, quando scriviamo una storia, di mettere una cosa reale e una fantastica.
Ad esempio: se mia mamma mi vede volare con le ali si spaventa.
Io spero di diventare, da grande, una scrittrice. ROBERTA P.

Mi piaci perché mi aiuti a farmi venire le IDEE per scrivere una storia e mi hai fatto divertire quando io e i miei compagni siamo andati in biblioteca e abbiamo scelto l’inizio del libro che ci piaceva di più. CARMELO B.

Grazie di averci spiegato come diventare scrittori, come farci venire le idee in testa e poi come farci inventare le storie. Io spero che, a fine anno, potrò scrivere delle belle storie e chissaà, forse da grande, un libro. CHIARA D.

Quando siamo venuti in biblioteca, la cosa che mi ha colpita di più è quando siamo scesi a scegliere un libro. Questo lavoretto è stato molto bello. Ci hai dato dei consigli per scrivere le storie, molto belli. FRANCESCA

A me è piaciuto molto il tuo intervento a scuola perché ho imparato molte cose: cosa sono le idee e come si fa a cominciare le storie. ROBERTA R.

Io vorrei diventare scrittore perché vorrei diventare famoso come te. Mi piace ascoltarti perché mi insegni a farmi venire le idee: FABIO

Mi è piaciuto molto quando ci hai spiegato cosa sono le idee e come si fa a farle venire. ALESSIA A.

Quando sono venuta in biblioteca con te, mi sono divertita molto. Ci hai insegnato a diventare scrittori come te e ci hai fatto fare un gioco con le storie che ci siamo inventati. GIULIA M.

E’ stato interessante l’incontro con te perché mi hai spiegato cosa sono le idee, come si inizia una storia e come fare a finirla. RICCARDO V.

La cosa che mi è piaciuta di più è stata questa: cosa c’era nell’armadio? A me è piaciuto tanto perché l’abbiamo inventato noi. MICAELA

Quando sono venuto in biblioteca, mi sono emozionato perché ho visto tutti quei libri!!!
Poi mi hai dato un’idea di come si può diventare uno scrittore come te e io voglio diventarlo. LORENZO

Mi è piaciuto l’incontro in biblioteca perché ho imparato come si leggono i libri e mi è piaciuto anche quando ci hai spiegato come si inizia una storia. A me inventare le storie piace tanto ma se qualcuno come te mi insegna come fare l’inizio mi piace ancora di più.
Io e i miei compagni faremo delle storie e, se avremo bisogno di consigli, te li chiederemo attraverso internet o nei successivi incontri. ILARIA

E ora passiamo agli INCIPIT
Noi abbiamo scelto così:
1° “L’INVERNO DEI MONGOLI” di E. ANGELINO trovato da GIULIA C. voti 12
“ la neve era caduta abbondante in quella notte del tardo autunno del ’44 sull’ Appennino Ligure e
aveva ricoperto i boschi di faggi e i pascoli che si susseguivano lungo i fianchi di quelle montagne senza rocce.
Il paese, l’ultimo della valle, sorgeva a mezza costa, appariva all’improvviso, nascosto da una piega della montagna: una manciata di case di pietra con i tetti di coppi, addossate alla rinfusa lungo l’unica, ripida via, sembrava scivolare verso il fondovalle, trattenuto solo dal tozzo campanile piantato nel mezzo…”

2° “LA SFERA E LA CROCE” di G. K. CHESTERTON trovato da CARMELO voti 9
“ l’aereo del professor Lucifero passava attraverso le nubi fischiando come una freccia d’argento; e il suo scafo d’acciaio scintillava nel vuoto inazzurrato della sera. Dire che navigasse altissimo sopra la terra, non è dir tutto; chè ai due uomini che recava esso sembrava sorvolare addirittura le stelle.

3° “ANNA E IL RE” di M. LANDON trovato da GIULIA voti 4
“Il battello a vapore partito da Singapore gettò l’ancora all’imbocco del porto di Bangkok.
Gli artisti di un circo si sporgevano dal parapetto dell’imbarcazione per avere una visione migliore della città.
I loro cani addestrati abbaiavano furiosamente agli alteri e sprezzanti cani del capitano.
Lontano dal gruppo chiassoso, si notava una signora inglese con un abito di mussola color lavanda dal colletto alto e dalle maniche lunghe…”

Abbiamo visto ci offri nuovi stimoli...dacci un po' di tempo e vedrai che ...lapilli!!!!!!!!!!!!!!!!!Ciao



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antonella
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 17/11/2003 :  19:11:36  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Osservazioni di alcuni alunni della classe III B pl. “Dewey” riguardo al corso di scrittura creativa:

“Gli incontri con lo scrittore Maag mi piacciono tantissimo, soprattutto perché mi piace scrivere e leggere. Non m’importa di vincere il primo premio ma l’importante è che mi diverta anche a scrivere la storia. In questi giorni dobbiamo scrivere una storia e quello o quella che scriverà la storia più bella vincerà il premio di scrittore.”
ANIS

“In questi giorni io e la mia classe stiamo facendo un corso di scrittura creativa con lo scrittore Georg Maag. In questo laboratorio lo scrittore ci insegnerà a scrivere le storie.
Trovo che riesce a trovare modi divertenti, ma, nello stesso tempo, riesce a farci fare storie migliori delle nostre. Lui ci fa divertire iniziando una storia e noi le dobbiamo finire in modo carino. Mi piace molto fare questo laboratorio, proprio come scrivere testi.”
SILVIA C.

“Mi è piaciuto conoscere Georg Maag perché così imparo a scrivere delle storie. Anche mia mamma dice che è una fortuna aver incontrato lo scrittore, così imparo ad essere brava, a concentrarmi sulle cose.
Che fortuna averti incontrato!!!
Grazie per insegnarci delle cose!!!!”
ANDREA NICOLE D.

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antonella
piccolissimo scrittore


15 Messaggi

Inserito il - 17/11/2003 :  19:12:46  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Georg,
Lo sai che ci è piaciuta molto la visita alla biblioteca?
Più di tutto abbiamo trovato divertente provare ad inventare storie. Ci hai dato delle belle “ispirazioni!”. Venerdì abbiamo votato gli incipit e scelto il vincitore della corona trasparente.
Ma noi che siamo un po’ magici, la vediamo! E’ tutta d’oro e termina con 10 punte. In quella frontale con i diamante è scritto il nome del vincitore, circondato da pietre preziose di tutti i colori. Le altre punte contengono tutte dei buonissimi cioccolatini, che all’occasione, si possono “sbafare”.
Ti inviamo i risultati delle votazioni.
1° con 30 punti vince “SPIDER – MAN” di P. David, trascritto da LORENZO. (W il nostro campione!)
“ Peter aveva sentito un odore strano. Fu la prima cosa che Peter notò.
Nell’attimo stesso in cui varcò la soglia di casa, notò quell’odore caratteristico.
Era…asettico, in un certo senso. Non che il piccolo Peter, ritto là sulla soglia tutto agghindato in calzoncini blu, camicia bianca e gilè giallo, conoscesse il termine “asettico” . Quella era una parola importante, e difficile. La maggior parte dei bambini di quattro anni non l’aveva mai sentita pronunciare, non sapeva neppure da che parte cominciare a compitarla…”

2° con 28 punti “BIRDMAN” di M. Hayder, scelto da ILARIA.
“North Greenwich. Fine maggio. Alcune chiatte scure ondeggiano controcorrente e la marea primaverile sollevava dolcemente le prue dalle piccole imbarcazioni della fanghiglia.
Dall’acqua si levava una foschia che si diffondeva nell’entroterra, oltre i magazzini bui, sopra il millenium dome, avvolgendo lande desolate, strani paesaggi lunari, fino a scomparire, a circa cinquecento metri di distanza, tra i macchinari spettrali di un’area industriale fantiscente…”

3° con 15 punti “OPERE DI LUIGI PIRANDELLO ( autore sconosciuto, perché non è stato copiato”, scelto da MARIA
“Un’alba come mai fu vista. Una bimba venne fuori dalla nera capannetta, coi capelli arruffati sulla fronte e con un fazzoletto rosso – sbiadito in testa.
Mentre andava bottonando la dimessa vesticciola, sbadigliava ancora abbindolata dal sonno e guardava: guardava lontano con gli occhi sbarrati come se nulla vedesse…”

E adesso passiamo ad un altro argomento. Tutti insieme stiamo provando, col metodo che ci hai insegnato, a scrivere una storia per Natale. Pensiamo di intitolarla “IL REGALO INASPETTATO”, ti mandiamo il nostro schema:
A terra c’è un guanto di lana nero, tutto peloso (come è arrivato lì?)
E’ stato perso nella neve da una signora molto elegante (come ha fatto a perderlo?)
Le è scivolato dalla borsa quando è sobbalzata, perché una macchina, passata in una pozzanghera, l’ha schizzata tutta (dov’è finito il guanto?)
E’ svivolato in un tombino, vicino alla tana di una topolina ( cosa fa la topolina?)
La topina si avvicina, lo annusa, lo guarda, lo assaggia, lo tocca, lo infila (cosa vede dentro?)
La topina ci vede un bellissimo alloggio con una sala centrale e 5 belle camerette (cosa ne fa del guanto?)
Decide di usarlo per i suoi 5 cuccioletti e per sé (cosa ne fa?)
Lo considera un regalo inaspettato e lo trasporta nella sua tana, dove passerà un felice Natale coi suoi piccoli.

Piaciuta?
Dicci il tuo parere e dove faresti delle modifiche. GRAZIE. CIAOOOOOOOOOOOOOOO!
Tutti noi 19 della III C “Dewey”


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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 18/11/2003 :  08:56:10  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari ragazzi della IIIC,

grazie mille per avermi scritto le vostre impressioni e gli incipit. Sono stato contentissimo leggerli. Tra i vostri incipit, i primi due sono chiaramente del tipo "avventuroso", ma poi il buon Pirandello è uscito dallo scaffale e ha portato comunque un terzo posto inaspettato e più che decoroso. Se ci potese vedere, Pirandello, sono certo che sorriderebbe soddisfatto, che una III di Torino, nel 2003, abbia scelto un suo incipit. Complimenti a lui, complimenti a voi!
Bellissima la storia del guanto. E' semplicemente geniale! Così si fa a inventare una storia, e a renderla "logica". Non vedo l'ora di leggerla, mandatela qui appena finita, ok? (Poi, questo lo dico alle maestre, andate a vdere sul loro forumd ella Dewey, perché c'è un concorso di scrittura per metà dicembre per una storia che si svolge in biblioteca. Se siete già bravi a scrivere, potreste inventare una e partecipare. Chissà, magari vincete? Ma la maestra dovrebbe scrivere all'organizzazione del concorso per chiedere come si fa, e se costa, perché a volte bisogna pagare per partecipare, a volte no.)

Anche gli incipit della IIIB sono ben scelti, un po' meno avventurosi e più letterari, ma per questo non meno belli. Vedete quanti inizi diversi ci sono, e quanti belli ed interessanti, ma anche certi brutti e noiosi..? Da questo momento in poi sapete: scegliete voi i vostri libri! Fatevi portare in libreria e leggete gli inizi, e scegliete in base al vostro gusto. Ripeto: in una buona libreria per ragazzi c'è anche una persona a cui chiedere, e che dovrebbe conoscere tutti i generi di libri che vendono. Così chiedete magari subito se ha qualcosa sul genere giallo, o avventuroso, o storico, o di fantasy, o d'amore, e se è bravo, vi darà ottimi consigli e vi metterà davanti una sua scelta di libri. Ma potete anche stare lì due ore a sfogliare, leggere inizi, guardare disegni, e scegliere senza aver chiesto aiuto. Fate un po' come volete, ma scegliete voi.
Aspetto ora i vostri personalisimi incipit. Appena ne avete qualcuno, mandatelo su questo sito. E se avete amici di altre classi o altre scuole, date loro l'indirizzo di questo sito, così potranno leggere quello che fate.
A presto, e... leggete, leggete, leggete, e tutte le sere pensate... pensate...pensate...

Ciao Georg
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antonella
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 18/11/2003 :  11:24:37  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Georg,ti inviamo i risultati dei primi tre racconti votati dalla classe 3B.Questi i risultati:
1)LA VIA DEI LUPI di Carlo Grande con 42 punti (Alessandro)
"Francois scelse la via dei lupi.I lupi sono coraggiosi,inseguono gli stambecchi sui versanti più scoscesi della montagna,dove l'uomo rischia ad ogni passo di ammazzarsi.I lupi sono scaltri,risalgono le valanghe in cerca di animali uccisi e camminano in fila sulla neve,ricalcando le orme dei compagni per fare meno fatica."
2)UN CUORE DI TROPPO di Aldo Busi con 39 punti (Nicole)
"La lezione,gli insegnamenti che incidono indelebili nel tuo carattere che,data l'età avanzata e le poche novità nel senimento dell'esistenza,credi ormai inalterabile come una roccia in una teca...e che danno una vera svolta al tuo modo di pensare,di sentirti e di concepire le tue esperienze e tanto più tue quanto più sai di averle prese in affitto dagli altri....per esempio dal Monte di Pietà dell'amore che usuri....ti cadono in testa senza che te le aspetti."

3)SQUALO BIANCO di Peter Benchley con 38 punti (Mariem)
"L'acqua dell'estuario era rimasta immobile per ore,immobile come una lastra di vetro scuro,senza che neppure un alito di vento venisse a increspare la superficie.Poi , all'improvviso,cominciò a ribollire,come infranta da un enorme animale marino che stesse emergendo dal fondo,e si sollevò in un'onda che sembrava dovesse rompersi da un momento all'altro"
Un saluto da tutti noi,arrivederci a presto.
La classe 3B Dewey
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 18/11/2003 :  20:58:55  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari ragazzi della IIIB,
gran bei inizi, che altro dire. A me piace molto il primo, ma perché sa di avventura e vorrei essere lì a vedere camminare i lupi in fila. Il secondo è molto difficile, ma ci dev'essere ben qualcosa che vi è piaciuto, altrimenti non lo avreste votato! Il terzo è un classico inizio da racconti della paura, ma è comunque interessante.
Bravi. Ora non aspetto altro che i VOSTRI inizi. Mi raccomando, lavorate, inventate, pensate, giocate con le parole. Non arrendetevi: la decima volta che ci pensato potrebbe essere la volta buona, dove tute le idee cadono al posto giusto. Difficile che al primo colpo tutto fili liscio! Dunque resistete...

A presto,
Georg
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antonella
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 19/11/2003 :  08:28:32  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
caro Georg,
occorre fare una precisazione, poichè nella trascrizione dei messaggi non ho specificato le classi: il mex del 17/11 delle 10,10-05 era della III A. La tua risposta citava la III B e loro si sono un po' risentiti. Glielo dovevo
Ciao. Antonella
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 19/11/2003 :  09:07:55  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Tutto quello che ho detto dunque, vale automaticamente anche per la classe III A...
Chiedo scusa, ma con tutte e 7 le classi, un po' di qua (Dewey), un po' di la (Kennedy) ci si può veramente confondere di numero. Perdonato?
Buon lavoro a tutti, dalla "A" alla "Z",
Georg
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admin
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846 Messaggi

Inserito il - 25/11/2003 :  23:16:29  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Inserito il 25 nov. alle 19.45 da Gentinetta Anna (in una discussione sbagliata e dunque spostato nella discussione della III Dewey)
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Racconto di Davide e Giulia

LA DONNA CHE PERSE IL CUORE
(in rosso l'incipit dal romanzo"La donna che perse il cuore)

C'era una volta, in un futuro non molto lontano, una donna che perse il cuore; quando se n'accorse, in preda al panico si mise a cercarlo dappertutto. Lo cercò nell'armadio, sotto il letto, ma non lo trovò. Allora decise di andarlo a cercare fuori casa, all'ospedale.
Sulla strada fu arrogante con tutti e all'ospedale insultò i medici, che la mandarono via.
Dopo due giorni si accorse che nessuno la degnava di uno sguardo e allora, sconsolata, si mise alla ricerca del suo cuore e lo andò a cercare nel parco.
Lo trovò che passeggiava vicino al fiume e gli disse:
- Ritorna subito nel mio corpo !!! -
Il cuore non acconsentì; allora la donna gli raccontò quello che le era successo.
Il cuore si commosse e rientrò nel suo corpo.
Quando fu lì, la donna gli chiese perché se n'era andato. Il cuore rispose:
- Me ne sono andato perché tu non eri buona, quindi non eri degna di un cuore. Però adesso sei cambiata e puoi averne uno. -
La donna si scusò con tutti e da quel giorno fu sempre buona.

Giulia DELGROSSO, Davide LANZETTI, Scuola "J. Kennedy" - 3^ C


INVENTO UN RACCONTO


Una mattina di primavera del 1993, dopo essermi fermato alcuni giorni a Venezia e a Milano nel viaggio di ritorno da certe strane località oltre Isonzo dov’ero stato per quasi un anno, rimisi piede al mio paese…(da “Una spina nel cuore”di Pietro Chiara )

Il viaggio che ho fatto mi è sembrato lunghissimo e non aspettavo altro che rimettere piede a casa mia e rivedere i miei familiari: Riccardo il mio nipotino, Francesca mia figlia e Gina mia moglie .
Riccardo era un tipetto molto furbo, di tre anni che mi faceva sempre scherzetti , Francesca mia figlia sempre pronta a studiare e infine mia moglie Gina bravissima cuoca e bravissima insegnante di francese.
Arrivato in Corso Francia vidi a circa 500 metri di distanza la mia casa.
Parcheggiai la mia macchina nel garage in silenzio (volevo fare una sorpresa alla famiglia).
Suonai il campanello la porta si aprì, la casa era completamente buia.
Ad un certo punto le luci si accesero e …
“Tanti auguri!!!!!!”
Mi prese un colpo, ecco cos’ era: il mio compleanno, c’erano tutti: Riccardo, Francesca e Gina!
Ero proprio depresso durante quel viaggio, pensate non mi ricordavo che era il mio compleanno!!!
Comparvero le tre faccine: salutai con amore tutti e riuscimmo a fare una bellissima festa!
Sul tavolo da pranzo c’era una torta gigantesca : primo strato cioccolato, secondo strato liquore, terzo strato zucchero e infine un cuore di cioccolato bianco con su scritto: “Tanti auguri e bentornato”

Flavio Rossi, Classe III C Scuola Kennedy
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 29/11/2003 :  09:04:28  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Molto bella l'idea di continuare l'incipit della donna senza cuore. Mi è piaciuto, e trovo che abbia mantenuto bene anche lo stile e questa atmosfera surreale e strana delle prime frasi.
Se proprio devo dare un piccolo consiglio: quando la donna incontra il cuore che passeggia lungo il fiume (molto bello!), avrei ancora messo un dialogo tra i due, e avrei anche descritto con qualche breve frase lo stato d'animo dei due. (Sarebbe gustoso descrivere il cuore che cammina lungo il fiume: "con la faccia scura", o "con le mani in tasca e immerso nei suoi pensieri", o "quando il cuore vide arrivare la donne, fece un segno di stizza e si girò dall'altra parte".)
Ecco tutto. Ma sono finezze.
Come dicevo, il racconto aggiunto mi piace molto, e credo che sia stato divertente inventarlo. Bravissimi i due autori!


Il seguito di "una spina nel cuore", invece, ha un pregio un po' diverso: i due autori sono riusciti addirittura a inventare un finale a sorpresa! E questo non è da poco, ragazzi. Trovare un'idea valida per un finale sorprendente è spesso difficile, ma se si riesce, il risultato dà grandi soddisfazioni, e qualche volta aiuta persino a "salvare" un racconto altrimenti un po' zoppicante.
Qualche piccolo consiglio: nel elencare a famiglia, avrei messo nell'ordine: la moglie, la figlia e il nipotino.
Poi avrei scelto il trapassato (la maestra vi spiegherà meglio) per spiegare le cose che erano accadute prima del momento in cui il personaggio entra in casa. (Dato che il racconto è scritto nell'imperfetto, per staccare ancora di più le cose avvenute prima, si usa il trapassato.
Non metterei la frase "da 500 metri vidi già casa mia", perché non ha importanza per la storia ed è superflua. Tanto, nella frase dopo parcheggio già la macchina nel garage.
E per ultimo, un piccolo trucco su come mettere in ordine gli avvenimenti in una storia: avrei messo il fatto della torta di compleanno un po' prima nel racconto, subito dopo la sopresa di "buon compleanno!". Così sarebbe stato perfetto. Provate a rileggere il racconto nel nuovo ordine e discutete assieme se funziona meglio oppure no
Ma sono solo piccoli miglioramenti. Per il resto: bravissimi anche a voi! Soprattutto l'inizio è perfettamente in stile, ed il finale èpropro una bella sopresa per il lettore.
Continuate così!
E se avete domande, o suggerimenti, o qualcosa da dire su una delle mie storie del libro, scrivetele. (Fino a dove siete arrivati nella lettura?) Mi farebbe piacere.
Georg

Modificato da - Georg Maag in data 29/11/2003 09:17:46
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 02/12/2003 :  18:42:25  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari ragazzi, care maestre,

qui c'è troppo silenzio da parte vostra. Voi dovreste essere in piena lettura del libro, o addirittura già alla fine, e a questo punto spero che stiate già pensando ad una vostra storia.
E' così?
E se l'avete già in testa, l'avete anche discussa in classe, per vedere se "regge", se tutto funziona nel flusso del racconto?
Fatemi sapere, o pubblicate qualche inizio, o qualche idea ancora da sviluppare, ma pubblicate tranquillamente anche le cose che non vanno. Magari riesco ad aiutarvi.
Buon lavoro con le parole e con le idee!
A presto,
georg
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antonella
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 18/12/2003 :  10:58:37  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Maag,
ti inviamo la nostra storia di Natale e ti mandiamo tanti auguri di Buone Feste.
Arrivederci al prossimo anno, gli alunni della cl. 3^ A della scuola elementare “J. Dewey”, Direzione Didattica “J.F.G. Kennedy”

La stella

Un giorno, un bambino, mentre stava disegnando una stella da appendere davanti alla porta di casa sua, vide una scia luminosa, un bagliore accecante, come un razzo sparato verso terra, poi… sentì un boato fortissimo. I vetri della camera incominciarono a tremare, il pavimento sobbalzò e la sedia cominciò a traballare.
Il bambino cercò di urlare, ma la voce non gli uscì dalla gola, i capelli gli si rizzarono in testa. Cercò di alzarsi dalla sedia… inciampò…. E finalmente raggiunse la porta.
Il cuore gli batteva forte, forte, … girò la maniglia e … uscì dalla cameretta.
Cominciò a gridare:
“Mamma, mamma dove sei? Corri, vieni a vedere! Non hai sentito anche tu quel rumore!”
ma nessuno rispose.
Raggiunse il telefono e provò a fare il numero del cellulare della mamma, ma il cellulare era staccato; fece il numero del papà, ma la linea era occupata; chiamò allora la nonna che subito rispose:
- Pronto, … nonna … ascolta, ho visto una luce che scendeva, ho sentito un forte rumore … ho molta paura, sono solo in casa.. Nonna sono gli alieni! –
- Hai molta fantasia, avrai forse sognato! Stai tranquillo, non ti muovere, io adesso esco e vengo da te! – rispose la nonna.
Quando la nonna arrivò il bambino agitato le raccontò tutto ma la nonna gli disse:
- Calmati, calmati, ora andremo a vedere. –
La nonna prese per mano il bambino e andarono verso la piazza dove era caduta quella scia luminosa e videro, dentro un’enorme buco, una stella.
La stella era luminosa, brillante e …. Quasi sorridente.
Il bambino, ancora spaventato tirò per la mano la nonna e cercò di nascondersi dietro un bidone della spazzatura.
La stella però, vedendo che il bambino si allontanava lo chiamò:
- Perché te ne vai, non aver paura vieni vicino al buco dove sono caduta, ti racconterò la mia storia.-
Il bambino titubante si avvicinò e pensò:
- Una stella che parla? Sto forse sognando?-
La stella cominciò a raccontare:
- Il Sole, mio padre, re dell’Universo, e mia madre Luna, avevano deciso di organizzare una partita a palla-pianeta; la stella vincitrice sarebbe scesa sulla Terra a portare pace e amore nel cuore di tutti gli uomini. –
Il bambino pensò che doveva tirare su la stella, cercò una corda, si mise dei guanti, ma la corda si bruciò.
Proprio, in quel momento passò di lì un’enorme gru e il bambino chiese all’operaio se poteva aiutarlo.
Legarono alla gru una potente calamita di ferro, si avvicinarono al buco dove c’era la stella e riuscirono a tirarla fuori.
Era già buio, scendeva lentamente la neve che copriva ogni cosa e la stella splendente illuminava tutt’intorno.
La nonna e il bambino misero la stella in cima all’abete più alto della piazza e la luce che emanava era intensa.
Un po’ alla volta tutte le persone che si avvicinavano all’albero sentivano nel cuore un calore nuovo e un gran desiderio di pace.
Il bambino era felice, perché tutti lo erano e contento abbracciava la mamma e il papà che nel frattempo erano tornati a casa.
Quella fu una notte bellissima, quella fu la notte di Natale.

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antonella
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 18/12/2003 :  21:03:14  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Un regalo inaspettato.

Oggi è la vigilia di Natale e, in via Mozzarelle, dove abita la nobile ed elegante Sophie Formaggioni, comincia una nuova giornata.
Sophie è conosciuta da tutto il quartiere, perché è egoista e molto, molto ricca , più ricca di una contessa. Ha servitori, maggiordomi e anche tantissimi cuochi; ha addirittura un cameriere francese, di nome Michel, che lei chiama con un campanellino.
Stamattina si è appena alzata ed è ancora nella sua stanza, una camera molto grande con
al centro un letto a baldacchino, ricoperto da tendine rosa, un comò con la specchiera dorata, una parete a computer e un angolo per il trucco.
Sophie si avvicina alla finestra per vedere che tempo fa. Guarda fuori:nevica, nevica e cadono milioni di farfalle bianche, che scendono e risalgono nell’aria, come petali, spinti dal vento freddo.
Sophie osserva giù in strada. Vede tanta gente che trasporta pacchetti e pacchettini, pacchi, pacconi e pacchi ancora più grossi. Nella via passano furgoncini colmi di pini ed abeti, comioncini con sopra scatoloni di palline e addobbi di Natale.Le persone corrono a fare gli ultimi acquisti per il cenone : morbidi panettoni, pasticcini di tutti i colori, succulenti tacchini, zamponi e allegre melograne.
D’un tratto attraversa la strada e s’infila sotto il marciapiede un velocissimo topolino.
Sophie, scuotendo il campanello, strilla:”Michel !Qui, sotto il mio palazzo, c’è un orrendo topo. Chiama subito l’ accalappiatopi e ordinagli di portare del topicida. Bisogna farlo morire!”
Michel si avvia verso il telefono, ma viene fermato da un nuovo ordine.
“Oggi devo uscire per comperare regali e sorpresine per i miei nobili amici. Portami la maglia viola con le macchie a pelle di ghepardo, i pantaloni a zampa d’elefante, quelli neri brillanti, il cappotto azzurro col cappuccio bianco, E i guanti. Quelli con le piumette nere, mi raccomando!”
Dieci minuti dopo Sophie è truccata e si infila il cappotto per uscire. Dalla porta si rivolge alla cameriera : “Bada al mio gatto e anche ai miei uccellini! E fa che il gatto non se li mangi : sono molto rari e costosissimi!”
Scende poi lo scalone di marmo e supera il portone. In strada si avvicina al bordo del marciapiede, proprio nel preciso momento in cui arriva, a tutta birra, un auto che, sfrecciando su una pozzanghera, solleva grandi schizzi di fango e neve. Per evitare di essere bagnata , Sophie fa un balzo all’indietro e sposta di scatto il braccio destro.
Dalla borsa, da cui penzolano i famosi guanti neri con le piume, ne cade uno, ma lei non se ne accorge. Raggiunge il suo autista, che la aspetta sulla limousine nera, si accomoda dietro e ordina . “Partiamo! E’ già tardi e ci sarà molto traffico.”
Dopo alcuni minuti Sophie comincia a sentire il freddo pungente e vuole infilarsi i guanti. Cerca, cerca, ma ne trova solo più uno.
“Me ne comprerò un altro paio, questi, ormai, erano brutti e vecchi” sbuffa arrabbiata, mentre la sua auto si allontana nel traffico.
Noi, invece, torniamo indietro nel tempo .
Il guanto nero, scivolato fuori dalla borsa, scende lentamente a terra; il vento gli muove le piumette e lo fa assomigliare ad un uccellino.
Proprio allora la topina Formaggina, detta Gina, (Ve la ricordate ? E’ quella che stamattina aveva attraversato la strada con la velocità di un razzo.) si affaccia dal buchetto della sua tana e vede il guanto afflosciarsi sulla neve, poco distante da lei.
“Ehi! E’ un uccellino o che cosa è ?”
Con molto sospetto Gina osserva la “cosa”, aspetta che si muova, ma quella resta immobile. Decide di farsi coraggio e con circospezione si avvicina al guanto. Ma... una soffiata improvvisa di vento stacca e porta via una piuma. La topina raddrizza il pelo e scopre i denti, facendo un salto all’indietro. Poi arriccia il musetto e fiuta a fondo : non c’è pericolo e si avvicina di nuovo. Allunga la zampina e lo sfiora, prova a stuzzicarlo con piccoli graffi, ma quello non reagisce, allora lo morsicchia con i suoi dentoni, non ha gusto, ma è morbido, morbido. Alla fine si convince che non è pericoloso, ci gira intorno, scopre il buco del polsino ed entra.
E’ impaurita, ma sente un bel calduccio; si guarda intorno e... ”Mamma mia!”
Non crede ai suoi occhi.
Si trova in una vera casa con un gran salone centrale e cinque lunghe stanzette, una per ognuno dei suoi cuccioli. Ci staranno da principini.
Gina è così contenta che si rotola sulla superficie del guanto e le piumette le fanno sentire un gradevole solletichino dentro l’orecchio.
“E’ anche divertente questa nuova casa!” esclama la topina.
Poi si alza ed esce dal guanto : è decisa a trascinarlo nella sua tana, ma è molto preoccupata, perchè pensa che sia pesante. Prova a tirarlo : “Oooh... issa! Oooh... issa!” e in qualche minuto riesce a farlo scomparire nel buco.
Gina ora deve sbrigarsi e sistemare il nuovo alloggio prima che il marito e i figli, Tin, Ton, Tan, Gorgo e Mordicchio, tornino a casa.
E’ un vulcano di idee e non sa quale realizzare prima. Ci pensa un minuto, poi parte sicura. Trasporta il tavolo (una vecchia scatola di fiammiferi da cucina) nel centro del palmo del guanto e ci avvicina le sedioline, sette piccoli ditali; di lato mette la credenza che, nello spostamento, tintinna come un campanellino, perchè è piena di piattini, bicchieri e posate.
Ora che questo è fatto sistema i lettini nelle stanzette.
Infine appende fuori dal guanto un bel rametto di agrifoglio. La casa è arredata.
Bisogna inaugurarla con una bella festa : un cenone di Natale.
Gina parte per fare la spesa e si avvia al vicino bidone della spazzatura che è sempre ben fornito e costa poco. Quando torna è carica di ogni ben di Dio : pollo, tacchino, zucchine, formaggi e perfino qualche briciola di panettone.
Ha trovato anche un ciuffo di ramo d’abete e ne fa un bel albero di Natale.
Lo addobba con tante palline, fiocchetti e nastrini di tutti i colori.
Sul ripiano della credenza allestisce il presepe con statuine di mollica, la capanna di Gesù e del muschio fresco e profumato.
Ora è tutto pronto e Gina è molto soddisfatta del suo lavoro.
Non passa molto tempo e i piccoli rientrano accompagnati dal papà.
Che sorpresa per tutti! Entrano nel guanto per visitarlo e Gina si avvicina a Mordicchio, il roditutto di famiglia, per avvisarlo. “qui, non si morsicchia! E’ vietato!
A tavola deve più volte sgridare Gorgo, perché quel golosone si ingozza troppo e troppo velocemente.
Papà ride. “ A Gorgo daremo la stanzetta più grossa ( Il pollice diremmo noi.), se continua a rimpinzarsi così, nelle altre non riuscirà ad entrare.”
Tutti ridono felici, scherzano e parlano, mentre mamma mette, di sottofondo, l’allegra musica di Gingle Bells.
Dopo cena tutti si scatenano a ballare.
A mezzanotte sono ancora svegli e sentono tintinnare i campanelli della slitta di Topo Natale.
Lui sorride felice, perché, quest’anno, è riuscito a trovare davvero un bel regalo a sorpresa per quella simpatica famiglia di topini.

Fine

Caro Georg
Non eravamo scomparsi nel nulla!
Eravamo occupati a costruire una “storiona” di Natale, che ci ha super impegnati.
- Cervelli in fumo (per la ricerca delle idee, prima di dormire).
- Distorsioni di mani a furia di scrivere (4 lunghissimi temi).
- Spropositato consumo di cartucce e penne (grave danno economico)
- Accanite discussioni (meno male non siamo arrivati a tirarci per i capelli)
- Divertimento garantito (perché uscivano le soluzioni più strane)
- Entusiasmo al massimo (infatti siamo convinti di aver fatto una bella storia).
Speriamo che ti sia piaciuta.
Tanti auguroni di Buon Natale da tutti noi!
Classe 3^ C dalla scuola elementare “J. Dewey”
della D. D. “J.F.G. Kennedy” – Torino -
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 21/12/2003 :  11:32:12  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Che bella storia, quella della stella! Mi è piaciuta moltissimo. In fondo, chi l'ha inventata ha inventato anche un nuovo mito come lo si potrebbe trovare in libri che trattano storie attorno al Natale. Molto carina, veramente.
Non sarei uno scrittore vero se non avessi cose da dire o da migliorare, ma sono veramente poche:
avrei accorciato l'inizio della storia. Dopo la descrizione della caduta della stella, avrei subito detto: "in casa non c'era nessuno, così chiamò la nonna, che abitava di fronte e che arrivò in un attimo con un gran fiatone." Con questo trucco, la storia sarebbe diventata più "fiabesca", meno reale ancora. Tanto, la seconda parte è assolutamente irreale, e proprio per questo mi piace così tanto.
Del resto poco o niente da ridire: bravissimi, i nostri piccoli autori!

Un discorso simile vale per la storia del guanto e dei topolini. Ottima l'idea di partenza, la caratterizzazione della proprietaria del guanto è ben riuscita (anche se, forse, persino troppo dettagliata), bel sviluppo, e sicuramente la seconda parte, quella dove i topini arredano il guanto, è proprio bellissima.
Se devo trovare il "pelo nell'uovo", c'è solo questo: da "scrittore brevetto" avrei fatto riapparire la vecchia proprietaria alla fine della storia, che magari scopre il guanto, sta per riprenderlo, ma vedendo che ormai è utile per tutta una famiglia di topolini, lo lascia a loro. Avendo dato molti dettagli della donna prima che perde il guanto, non può poi scomparire dal racconto per non tornare mai più! Facendola tornare e diventare buona, alla fine, diventerebbe un personaggio del genere di Scrooge nel Canto di Natale di Dickens. Anche qui, nella versione del film degli Muppets, c'erano i topi!
Un messaggio per i bambini che capitano su questa discussione: fatevi regalare - e poi leggere ad alta voce - il Canto di Natale di Dickens. Se non lo fate ora, che è Natale..., quando mai?


Se non ci sentiamo più:

buon Natale a tutti voi!

georg

Modificato da - Georg Maag in data 25/12/2003 07:45:08
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antonella
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 12/02/2004 :  09:40:00  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ciao Georg!
In questi giorni ci siamo divertiti un mondo.
Infatti, dopo aver inventato le nostre storie su Robert Duvall (“Quando Robert….), abbiamo letto la tua.
Ci è piaciuta moltissimo.
All’inizio la trovavamo un po ‘difficile e….da brividi. Mettevamo in ansia il posto sconosciuto e quei quattro….cadaveri!!
Poi la storia ci ha coinvolto, soprattutto dall’apparizione di Ptr .
Alla fine ci dispiaceva che il racconto terminasse.
Ehi!
Lo sai che abbiamo tradotto e sappiamo leggere la lingua di Ptr?
L’unica parola aliena ,di cui non abbiamo capito il significato , per quanto ci siamo impegnati, è SMTC.

Che vuole dire ?
Rispondici presto , perché siamo molto, molto, moooolto curiosi!!!
Ciao
Baciottoni
Noi della 3c
Dewey.

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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 12/02/2004 :  17:03:38  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari ragazzi della III C,
grazie per i complimenti. Sono contento che la storia di PTR vi sia piaciuta. Io, scrivendola, mi ero divertito un mondo!
La vostra domanda è giusta. Si tratta dell'unica parola "colta", ovvero: difficile. SMTC vuol dire "semantica", ossia sono quelle lingue del Medio Oriente dove, quando si scrive, non si mettono le vocali, per esempio l'Arabo o l'Ebraico.
Un po', l'idea dela storia mi è venuta da quelle strane lingue senza vocali, dove ognuno, quando legge, se li deve ri-inventare. Così l'ho messo insieme alla storia di Robert Duvall e dei suoi amici.
Bene, la risposta c'è. Ora, però, spero che il vostro percorso di piccoliscrittori continui, e sarete lì ad inventare inizi alle vostre storie, e da lì partirete per storie complete, belle, interessanti. Pensate sempre che quello che scrivete deve piacere, prima di tutti, a voi stessi. Dunque dovete essere voi stessi i critici più duri della storia. Se c'è qualcosa che non vi convince, cambiatela, riscrivetela, se qualcosa proprio non vuole funzionare, cambiate tutta la storia, o capovolgete la struttura, iniziando magari da un altro punto. Prima o poi, dovrebbe funzionare. Se proprio non ne vuole sapere, be', c'è sempre la bellissima opzione di scrivere una storia completamente nuova. Non costa nulla!
A presto,
Georg
P.S.: non so se avete fatto caso: a fianco della vostra discussione, cioè proprio questa che state leggendo ora, da oggi si trova una stella rossa. Questo significa che è diventta una delle discussioni più frequentate. Complimenti a voi, e anche complimenti alle maestre Antonella e Anna G.. Se insistete un po' con le vostre maestre, magari anche loro troveranno il coraggio di scrivere qualcosa in questa discussione? Sarebbe bello, ora che le vostre storie prendono forma!

Modificato da - Georg Maag in data 13/02/2004 07:47:55
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antonella
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 11/03/2004 :  09:47:36  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ciao Georg;
siamo qua tra tante idee che ci girano per la testa!
Come stai?
Presto ci vedremo, ma dicci un po’…come sei riuscito a inventarti quei nomi stranissimi e difficilissimi da leggere(che ti legano i denti) la storia “bradderbronkz?”
Intanto ti inviamo gli incipit delle nostre ultime storie.
Un assaggino!
Ciao
Gli scrittori della 3C
Dewey.

SUPER BIBA!

È la fine delle lezioni, sul pavimento ci sono un sacco di cartacce e altre cose.
La maestra mi prega di raccoglierle, io le raduno e le porto al cestino.
Lì vicino c’è la porta dell’aula.
Provo ad aprirla, ma non si apre!
Rimango, con i miei compagni, chiusa dentro l’aula, mentre fuori infuria il temporale.
Mi chiedo:
<<Forse saranno stati i bambini di quinta a rinchiuderci? Luca oggi aveva fatto loro un brutto scherzo!>>.
MADDALENA P.


UN SOGNO SPAVENTOSO.

Un giorno, tornata da scuola , voglio aprire la porta di casa , ma… vedo che qualcosa non va.
E cosa non va?
Al posto di esserci la porta c’è un albero.
Ora come posso entrare in casa?
Forse quest’ albero è solo uno scherzo, ma io devo riuscire ad entrare.
I compiti dove li faccio?
La merenda da dove la prendo?
Non ho nemmeno le scarpe da ginnastica. Per forza devo chiamare i pompieri, ma non ho neanche un telefono. Mi è venuta in mente una cosa: comprare una scheda telefonica ,ma purtroppo non ho i soldi.
Cosa posso fare? Vado a piedi fin dai pompieri?
DOINA I.

FATA CARTELLONA

Un giorno la porta dell’aula non si aprì più, noi urlammo da pazzi per un bel po’, poi sfiatati tacemmo.
In quel momento una voce ci disse:
- Aiutatemi, aiutatemi! – E subito apparve un fantasma.
Laura chiese molto arrabbiata :
-Sei tu quello che ci ha chiusi dentro?-
Il fantasma rispose:
-Certo! Se io entravo senza rinchiudervi, voi sareste scappati.-
Intanto il fantasma continuò a spiegare che una fata lo inseguiva e voleva appiccicarlo su un manifesto
SHARON.

IL MONDO INCANTATO

Sono le 4,30 e, uscendo nel corridoio per metterci i cappotti, troviamo una fata molto cicciottella e dall’aria dolce e allegra, che tocca i muri del corridoio per cercarvi il passaggio per il “mondo incantato”. Almeno, così ci dice!
Alle sue spiegazioni noi stiamo li’ impalati ad osservarla .
Ad un certo punto un passaggio si apre e vediamo, al di là, un prato con sfondo di montagne .
<Che bello!!>
<Possiamo?> chiediamo alla fata ed alla maestra.
Ci dicono di sì e noi andiamo .
Entriamo ma… appena siamo entrati il passaggio si chiude.
ANDREA CAROLINA.B.

IL TIREX FUORI DAL DISEGNO.

Un giorno di inizio estate, prima di partire per le vacanze, la maestra stava spiegando i compiti che ( purtroppo! ) assegnava. All’improvviso uscì dal disegno di Maddalena , attaccato al muro sopra la lavagna, il feroce Tirex .Aveva l’aria pronta ad attaccare ma era piccolo , in miniatura, misurava 5 cm e non faceva proprio paura.
Gianluca, che aveva vicino un sacchetto di plastica, glielo mise sulla testa e lo catturò.
Il poveretto si agitava e lanciava lamenti profondi.
LUCA P.

L’AVVENTURA DELLA 3 C.

C’era una volta un fantasmino di nome Pino, che era vestito con un lenzuolo bianco e al collo aveva un fiocco azzurro; viveva in un castello .
Nel castello comandava il re di nome Boldo, che quel giorno aveva un abito blu e un manto rosso.
Il re, che non sapeva che dentro il castello c’era pure un fantasma, quel giorno dovette accorgersene, perché di colpo lo intravide passare col suo lenzuolo e una palla di ferro al piede.
ILARIA C.

LA VISITA DI UN ALIENO.

Oggi c’è un sole bellissimo e, uscita da scuola, sono tornata a casa con mia mamma.
Appena sono andata in camera mia, non ho più ritrovato i miei cari peluche magici .
-Dove siete!!? –
Li ho cercati dappertutto, ma … niente da fare .
Poi a un certo punto ho sentito una strana voce che sillabava :
-A-e-i-o, mis-sio-ne im-pos-si-ble!-
Mi avvicino piano piano e vedo uno strano cosetto verde con delle macchie di tutti i colori.
-E’ un alieno !!!-
In un angolino, intanto, scorgo tutti i miei peluche; ridono :l’alieno fa loro il solletico

UN BEL SOGNO.

Quando è ora di uscire da scuola borbotto fra me e me:
-Che pizza , devo ritornare a casa, così dovrò rivedere mia sorella!!!
Stamattina mi ha fatto uscire dai gangheri ,poi mi ha fatto diventare la testa come un dirigibile. Tutto perché le ho nascosto un piccolo, miserabile, stupido orecchino!!! Mah! Se al posto di mia sorella trovassi Elisabetta Canalis?!
Sì, sì, come no! Se dovesse accadere mi darei un pizzicotto perché non ci crederei!!!-
Arrivato a casa chiamo mia sorella e non mi risponde nessuno; vado in camera sua e vedo una bella, anzi bellissima ragazza con gli occhi azzurri, i capelli biondi, un bel fisico, bellissime gambe.
ALBERTO B:

UN SOGNO TERRIBILE.

Oggi, alla fine delle lezioni ,non si apre più la porta dell’aula.
Chiediamo aiuto dalla finestra strillando:
-Aiutateci la porta si è chiusa e non riusciamo ad aprirla!-
Ma le persone in strada non ci sentono, perché alcuni operai stanno lavorando sul marciapiede con
un martello pneumatico.
Allora noi, per cercare di aprire la porta, le buttiamo i banchi contro, ma inutile, niente!
Tutti siamo preoccupati e ci lamentiamo a bassa voce:
-Non usciremo mai più da questo posto.-
La maestra per consolarci ci dice:
-State tranquilli andrà tutto bene.
ALESSANDRO.

AVVENTURA MISTERIOSA CON LA POLIZIA

In una città, a sud, c’era una casetta su cui splendeva sempre il sole.
Lì abitava una bambina di nome Beatrice. La bambina era bellissima e aveva il viso illuminato da un sorriso fantastico. Aveva dei begli occhi azzurri e i capelli lunghi e biondi.
Con lei vivevano la mamma, il papà e il fratellino.
Quel giorno si alzò e vide che, stranamente, intorno alla casa c’ era una gran foschia e aleggiava un insopportabile smog: gas delle macchine, fumo dei camini e scarichi delle fabbriche appestavano l’ aria.
Beatrice andò a fare colazione, ma in casa non vide nessuno. Di solito la mamma, di nome Barbara, si alzava sempre prima di lei, perché, puliva la casa, mangiava colazione e poi si preparava
per andare al lavoro.
MARIA P.


LA PORTA CHIUSA.

Siamo a scuola, ed è ora di uscire. La maestra cerca di aprire la porta,ma quella non si muove.
Qualcuno è contento, perché, così non andrà dal dentista. Qualcuno è scontento, perché doveva andare a casa di un suo amico .
Prova e riprova, ma la porta è sempre chiusa. Sembra anche che nessuno ci senta .
Luca dice: -Ho capito, è stato un fantasma ..-
E io gli rispondo ..-Cosa stai dicendo? I fantasmi non esistono, testa di rapa!.-
Si intromette un'altra mia compagna , che dice di non litigare perché il momento è serio.
ENZO P.


UN BRUTTO SOGNO…

Ero in camera mia, presi una macchinina e giocando la lanciai.
Ero solo, la mamma e il papà erano a comprare.
Sentii un sibilo ,come se un indiano avesse lanciato una freccia, che mi passasse davanti al naso.
Andai a guardare nella biblioteca e sentii altri due sibili, come gli altri. Poi tre, quattro, sette, e
di più , ancora di più! Mi guardai meglio attorno: uno stormo di matite volanti rosse, venivano in picchiata su di me.
ANDREA M.

AVVENTURA DI LUNEDÌ.

Di lunedì , in aula, accadde una cosa bruttissima.
All’improvviso il pavimento venne ricoperto di lava ribollente.
Io saltai sui banchi sino ad arrivare davanti alla porta.
Poi provai ad aprirla, si spalancò, ma invece di trovarmi nell’atrio, vidi davanti a me cinque porte.
Ognuna aveva scritto sopra cosa conteneva: fogna, oceano, Antartide, Tour Eiffel e serpenti.
Stavo decidendo dove mi conveniva andare, quando le porte si girarono su se stesse e si scambiarono di posto.
EDOARDO P.

I PESCI VIVI.

Una mattina mi alzai presto, dopo feci colazione e poi misi la pentola sul fuoco con dentro due belle orate .
Dopo un po’ sentii che l’acqua bolliva ,io sollevai il coperchio e vidi che i pesci , che avevo messo a lessare , erano ancora vivi: anzi giravano e sguazzavano felici e contenti.
–Che pauraaaaa!- Non sapevo che cosa fare. Sicuramente erano magici!
Subito richiusi il coperchio ,poi pensai e mi venne un’idea splendida.
MARIACHIARA S.

IL SOGNO ALLAGATO.

Io, un giorno ,quando il sole era alto, mi alzai e, vidi la mia nuova camera color melone piena d’acqua!
Anche fuori, strade, viali e marciapiedi erano sommersi.
Pioveva a catinelle, ma non vedevo nuvole, lassù in cielo c’era il sole e io non capivo cosa o chi avesse provocato questo disastro.
L’acqua continuava a salire.
Allora presi i pupazzi dagli scaffali e li misi sul letto con me.
Iniziai a remare, usando i pupazzi come remi.
Fortuna che la porta era aperta!
Il letto sfilò nel corridoio colpendola, e , come seguendo delle rapide, scese lungo le scale.
GIANLUCA B.

IL MARE MAGICO.

Un mattino mi svegliai e, al posto di camera mia, vidi il mare.
Che bello! Andai a fare un bel tuffo e poi mi misi a nuotare sotto l’acqua.
Il mare era limpido e calmo. Probabilmente ero alle Hawai! Il tempo era bellissimo, i pesci erano tutti colorati: uno blu, uno arancione…ed erano di molti tipi: un pesce pagliaccio, quello arcobaleno, il salmone, un tonno, degli squali mansueti e dei delfini che saltavano.
LETIZIA C.


ALLA RICERCA DEI GENITORI PERDUTI.

Mercoledì a Londra , nell’isole britanniche, Laura una bambina alta, con occhi azzurri molto grandi e con il nasino all’insù, si alzò dal letto, appoggiato al pavimento blu e giallo.
Aveva un cagnolino marroncino rossiccio di nome Paglia, che aveva chiamato così dopo che aveva
rotto la sedia di paglia a suo padre.
Laura aveva un bel carattere, era molto educata,e non aveva molto tempo per giocare con gli amici.
Quel mattino chiamò Paglia:
-Bello, vieni!-
FIONNUALA G.

LA RICHIESTA D’AIUTO

Un pomeriggio di inverno, di colpo incominciò a piovere e a fare dei lampi paurosi.
Era l’ora d’uscita da scuola e tutte le luci si spensero. Io e i miei compagni provammo ad aprire la porta per andarci a vestire , ma la porta era chiusa. A un certo punto io sentii una voce:
-UUUUUUUUUUUUUUU!-
Era agghiacciante e io e i miei compagni eravamo impauriti . Tutti noi cercammo di urlare, volevamo avvisare i genitori dalle finestre , però erano bloccate e non ci sentiva nessuno.
Forse era un brutto sogno ? Tutti provammo a darci dei pizzicotti, ma era vero. Eccome !
SAMUEL D’AGOSTINI

IL FALEGNAME LEGNINO.

C’era una volta un falegname che si chiamava Legnino.
Era povero ,magro come un chiodo, con la barba lunga un metro , aveva i vestiti laceri.
Legnino stava decorando un albero di Natale ,che era composto da palline di legno colorate , una stella fatta di legno e verniciata con l’argento.L’albero era bellissimo e profumato di resina , perché era vero !
Il giorno dopo un signore di nome Legnone busso alla porta del falegname..
Toc!Toc !
<C’è qualcuno ?>
Legnino rispose:
<Arrivo!>
LORENZO S.


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antonella
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 15/03/2004 :  09:15:39  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Georg,
Ti mandiamo gli incipit che abbiamo pensato per le nostre storie. Che ne pensi?
Ciao. A presto.
La terza B del plesso “J. Dewey”

IL TOTEM DEL TEMPO

In un pianeta di nome RAGNAROC, soprannominato il regno degli animali, successe un avvenimento chiamato il salvataggio del tempo.
Era una fresca mattinata di primavera e le foglie brillavano di gocce di rugiada .
Un dinosauretto, di nome Gon , dormiva su un albero : era alto sessanta centimetri , la pelle era arancione, aveva tre artigli .
Gon si svegliò , era circondato dalla banda dei furetti.
- Ecco lo zimbelletto del villaggio – disse il capo – armatevi di lance! –
Gon fuggì come una chiazza arancione.
Nel frattempo, nella città del tempo una voce parlò nell’ombra – Devo far finire il tempo,
e per impedire che i villaggi si ribellino, manderò i miei figli! –
Il congiurato del tempo mandò un orso dal pelo verde – La felicità verrà avvelenata. –
Poi il congiurato liberò un orso dal pelo blu – Il divertimento verrà infranto –
E infine fu liberato un orso dal pelo marrone - Ed il tempo verrà distrutto! –
ANIS


LA REGINA DI CUORI

Il 15 maggio del 2200 una bambina di nome Margie stava giocando al gioco della regina di cuori quando all’improvviso, lanciando le ultime carte, gliene scivolarono alcune di mano ,e sentì delle voci dire: - Aiutooo !!-.
Margie si accorse che erano le carte che stavano cadendo a terra che chiedevano aiuto, allora prese al volo tutte le carte tranne una; la carta cadde a terra e Margie se ne accorse e la curò.
Dopo essere stata curata, la carta ringraziò Margie e le disse :-Grazie Margie ,tu da oggi sarai la nostra regina di cuori-e Margie rispose:-Grazie,ma perché regina di cuori?-.Le carte risposero in coro:-Perché noi siamo delle carte di cuori. – Margie disse: - Vi va di giocare ancora alla regina di cuori? – Le carte risposero :-Sì,dai, su giochiamo!-.
Margie e le carte giocarono fino a sera a quel gioco e da quel giorno la bambina fu la loro regina.
ROBERTA FERRARA

COM’ E’ BELLO RITROVARSI!

Fabrizio e Roberta sono due bambini felici appena tornati dalle vacanze.
Sono stati in Tunisia, la mamma , il papà di Fabrizio e Roberta hanno deciso di andare trovare la nonna.
Sono tutti preoccupati: perché la nonna è parecchio anziana .
Arrivano a bussare.
La nonna apre la porta e Fabrizio le si gettò addosso: -Piano- lo rimprovera il papà – così farai male alla nonna!-
Poi la nonna dice –ma chi è questa ragazzina così abbronzata!.
La conosco? –la mamma rispose –ma è Roberta, mamma tua nipote –
-Ah ! la mia nipotina birichina.-aggiunge .
-Certo siamo andati al mare –risponde la mamma e la nonna la nonna l’abbracciò .
Parlano tutti insieme che la nonna non sa più a chi dare retta- e così la Tunisia è tanto bella dice la nonna sorridendo.
Il prossimo anno se Dio vuole vorrei venire con voi-.
SAMANTHA ANNALORO

IL TESORO INVISIBILE.

C’era una volta una truppa di pirati molto scatenati che navigava per tutte le isole caraibiche, ma pericolose.
Un giorno un pirata di nome Persian si buttò in mare, vide una cosa luccicare; subito pensò che fosse un pesce, poi però si avvicinò e si accorse che era una moneta d’oro. Allora chiamò tutti i pirati e disse:-Venite qui, c’è qualcosa d’interessante; prendete anche la pala!- Tutti si misero a scavare e videro un cofanetto ricoperto di alghe, poi lo portarono sulla barca-nave. Persian vide un’alga ricoperta di sale indurito, prese un coltello appuntito e la tagliò.
Così i pirati continuarono a navigare e portarono il cofanetto in un’isola vicino all’America; era il loro nascondiglio. Dopo tanto tempo i pirati morirono e lasciarono la loro impronta.
LARA

L’ ESERCITO DEI GATTI ASTRONAUTI E L’ ESERCITO DEI DROIDI
Tanto tempo fa, nello spazio, un gatto astronauta si muoveva con la sua astronave; mentre si stava
,avvicinando alla terra, pensò di dirigersi verso una banca perché voleva salutare un suo amico che
non vedeva da molto e lavorava lì come impiegato . Un droide proprio in qella banca stava compiendo una rapina il gatto accese la sirena ,il droide se ne accorse ,e scappò con il
bottino ,Il gatto lo inseguì con l’ astronave,poi il doide si avvicinò al finestrino dell’astronave ,puntò la pistola laser al serbatoio dell’astronave del gatto e sparò ; il serbatoio si bucò e il gatto disse: - Sto precipitando! –
ALESSANDRO



UN CARNEVALE SENZA COLORI
Mancavano pochi giorni a Carnevale e io non sapevo che costume indossare:
- Da cowboy o da giullare?- mi chiedevo.
Alla fine decisi di non indossarne nemmeno uno.
Uscii di casa per andare a trovare un vecchio amico. Arrivai a casa sua. Mi accolse molto calorosamente e, visto che era un investigatore un po’ pazzo, mi portò subito a vedere il suo rintracciafurfanti e poi mi offrì un pranzetto…
TOMMASO

OCCHI MISTERIOSI E UN…(leggete e lo saprete)
In un tempo lontano, lontano, lontano… due topi molto esperti di viaggi nelle foreste, andarono in una foresta buia, ma così buia che, quando si faceva un passo si pestava qualcosa, perché non si vedeva niente. Insomma erano degli investigatori segret… adesso mi sono ricordato che era un segreto, ma a voi posso confidarlo. Questi topi erano mandati a fare questa indagine da un tipo, anzi un topo di nome Torquato Travolgiratti (il loro nonno). L’indagine era: investigare su tracce piccole come una gomma di 5 cm; questi topi si chiamavano Gorgonzolino Stilton e Grovierone Stilton, erano fratelli.
GABRIELE B.



LA MAPPA DEL CAPITAN KIDD
Tommaso in un giorno di estate ,si avventurò nel bosco con Alberto; cammina cammina videro una capanna abbandonata .
L ‘usci era socchiuso e le finestre erano bloccate dalla polvere e dalla fuliggine.
Si guardarono e nel loro sguardo si capì che ebbero la stessa idea cioè entrare .
Si armarono di bastoni e pian pianino aprirono , la porta iniziò a scricchiolare.
All’interno era tutto abbandonato : scarafaggi topi erano gli ospiti fissi.
LUCA B.

IL MISTERO

In un giorno d’autunno degli studiosi di storia, dei paleontologi, cercavano dei fossili in una valle.uno studioso ne trovò uno : all’improvviso uscì una sauropode e tutti i paleontologi scapparono via per lo spavento.
Solo uno studioso restò ad osservare tentando di avvicinarsi a lui.
Il sauropode si voltò verso una pianta e cominciò a mangiare le foglie. Dopo se ne andò verso il fiume per dissetarsi.
Il paleontologo ritornò alla sua jeep con gli altri e disse: - Non trovo nulla di cattivo in quel dinosauro , lasciamolo libero. –
Poi chiese ai compagni di continuare nel loro lavoro.
MATTIA

GUERRE FANTASTICHE
Era estate, quando dei draghi si misero a costruire un paese. Alla fine della costruzione chiamarono il paese “Dragonaira”.
Poi costruirono monte chiamato monte Tonante :erano tante rocce una sopra l’altra che formavano il monte,si doveva anche essere silenziosi altrimenti il monte Tonante crollava.
C’era una pista d’atterraggio per draghi volanti .
Non tanto lontano da lìc’era un altro paese dominato da streghe con dei servi che erano dei troll ,la regina delle streghe si chiamava Stria e il capo troll si chiamava Pappaciccia .I draghi provarono a vedere se la pista d’atterraggio fosse liscia.
Il capo dei draghi il leggendario drago dell’arcobaleno ,disse di sì.
Un drago volante invase il territorio di Stria.
DANIELE

LA FATA SMEMORINA E IL CONIGLIETTO POLLINO

Una volta, in un castello, arriva la fata Smemorina che si dimenticava tutto. Aveva un coniglietto che si chiamava Pallino. Era primavera, la fata Smemorina voleva viaggiare con il coniglietto Pallino verso il lago dei cigni. Allora prese la bacchetta e incominciò a cantare una canzone perché era contenta di viaggiare. La fata Smemorina si incamminò, poi vide una luce splendida nel lago; erano splendidi cigni; la fata, guardò il lago sorridendo perché era primavera e le rose si aprivano.
Il coniglietto guardò in aria e scorse delle brutte nuvolacce, l’animaletto disperato non sapeva parlare e pianse.
MARIEM

IL MISTERO DELLO SQUALO

C’erano una volta tre piccoli investigatori che vivevano da soli nel castello di San Giuseppe e si chiamavano Josh, Derek, e Betty.
Un giorno Betty disse: - Andiamo al mare, ragazzi? –
Josh e Derek risposero di sì, prepararono le borse e si misero in viaggio.
Dopo un’ora sentirono un sole talmente caldo da togliere il vestito.
- Guardate che mare azzurro! – esclamò Betty meravigliata.
- I ragazzi si incamminarono verso il mare e subito decisero farsi un bagno; Derek disse: - Ah! Cha acqua calda! –
- Ahi! Qualcosa m’ha morso! – urlò Betty.
Josh andò a vedere sott’acqua e vide uno squalo con gli occhi rossi come il sangue, cercò di spaventarlo, ma lo squalo non mollò e continuò a mordere la gamba di Betty.
FRANCESCA

UNA BAMBINA AVEVA UNA CASA MATTA.

In un paese qualsiasi c’era una bambina che abitava in una casa matta. In quella casa arrivarono degli ospiti che erano anche loro matti. La bambina era sempre felice quando gli ospiti venivano perché la facevano ridere e divertire perciò le avevano dato il nome Divertirella. Quel giorno era il compleanno di Divertirella e la bambina si divertì molto; aveva invitato molti amici e una bambina le aveva regalato un coniglietto a cui Divertirella teneva molto.Un giorno Divertirella si era stufata di tutto quel caos,si urlava , si correva,si pasticciava con gli alambicchi,insomma non c’era un attimo di tranquillità.
DEBORA TOMASI


TOPOLINA LA GATTINA MOLTO AFFASCINANTE
C’era una volta una gattina molto ma molto affascinante che si chiamava Topolina. Quella gattina affascinava tutti i gattini, giocava con loro, gli dava loro consigli e soprattutto andavano insieme a cercare provviste.
Un giorno, quando la gattina era in giro per la strada, vide un gatto molto bello e gli chiese il suo nome. Lui rispose che si chiamava Silvestro e così si presentarono e divennero amici. Giocavano sempre insieme. Una volta per la strada, videro un’altra gattina e i due amici che si conoscevano da tanto tempo le chiesero:
- Sei sola non hai amici?- Ma la gatta non rispose. Ad un certo punto la gattina disse- Mi chiamo Stellina ma mi chiamano Stellerina perchè Stellerina e il mio cognome-. Allora i due amici presero anche l’altra gattina con loro, erano diventati tre amici inseparabili e si divertivano, mangiavano anche insieme ed erano felici. Appena vedevano altri gatti in difficoltà li aiutavano e presto formavano un gruppo numeroso.
VERONICA


LA MADRE DELLE ACQUE

In una notte d’estate, nelle acque profonde degli abissi , una madre delle acque , chiamata così dai pesci per aver salvato le acque dal petrolio, compì una grande impresa.
La madre delle acque era una sirena di 37 anni che abitava in una conchiglia con inciso il suo nome.
In quei giorni, il capo squalo pericolosissimo aveva fatto ricevere alla madre delle acque una lettera di minaccia: l’animale tentava di dominare l’oceano.
Erano tutti molto preoccupati tranne lei, la grande madre sorridente.
Ella aveva già avuto una minaccia del genere ed era pronta a perdere la sua vita.
SILVIA

IL RALLY

Gabriele ,Paolo e Daniele erano tre personaggi che facevano le gare di rally ,esperti di piste ( nel senso che conoscevano tutte le piste ,millimetro per millimetro). Paolo e Gabriele erano fratelli , Daniele invece non aveva fratelli ,ma era stato quattro volte campione del mondo ,mentre gli altri due solo una volta .Un giorno Daniele decise di andare da Gabriele Paolo per allenarsi ; giunto dai suoi amici ,vide come al solito che Gabriele e Paolo stavano giocando con il computer e urlò –Gabrieleeee! Paolooo! –I due fratelli spensero il computer e si voltarono , Daniele disse :- Domani c’è la corsa e voi non vi siete allenati !-…
ALBERTO CATANEO


I CUGINI DEL TROLL NORBERTO

C’era una volta Norberto, un troll che andava in giro per il mondo in cerca di parenti, perché non li aveva da quando era piccolo. Un giorno, nel bosco, Norberto trovò un cerbiatto e disse: - Ciao, sei tu un mio parente? - . Il cerbiatto paralizzato rispose: - N – no , io non ti conosco nemmeno, come p – posso essere un tuo p – parente- . Norberto allora s’incamminò verso un albero e trovò un gufo che ululava come un lupo: - Sei tu un mio parente? – Disse Norberto – Il gufo non sentì e continuò a ululare come un lupo.
Allora Norberto si arrabbiò perché gli sembrava di parlare con un muro e disse irritato: - Ti ho detto, sei tu il mio parente!?!? – Il gufo si spaventò e disse con la sensazione di svenire: - N- no, chi ti conosce in questo parco!! – Dopo quella risposta , Norberto decise di andare in un altro posto a cercare parenti…

ANDREA NICOLE


I FOLLETTI DISPETTOSI
Una volta, in un prato verdissimo vivevano dei folletti dispettosissimi che si chiamavano Trichi, Trachi, Trac e Traca; andavano in giro per il prato a trovare la gente e a fare scherzetti. I folletti avevano una casa bassa adatta a loro ed una fornita dispensa.
Un giorno trovarono tantissimi bambini con cui scherzare, ma i bambini erano un po’ troppi perché i folletti erano solamente in quattro. I bambini erano un po’ spaventati e scapparono subito, ma un bambino coraggioso di nome Giovanni si fermò a giocare con loro.
GABRIELE M.
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 15/03/2004 :  09:29:53  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari bambini,
grazie mille per avermi mandato i vostri incipit.
Non appena ho un po' più di tempo, mi ci metterò a rispondervi, ma ci vuole calma e tempo, perché sono tanti, tantissimi!
Una sola domanda: più che incipit, inalcuni casi mi sembra che si tratti di storie già finite! Non dovevate mandarmi gli incipit?
O siete già alla fine, e questi sono i racconti completati? Rispondetemi su questo punto, o diete alle maestre di scriermi sul loro forum. Grazie.
Per ora complimenti! Quelli che ho potuto leggere in fretta mi sono piaciuti moltissimo. Siete pieno di idee e di fantasia!
Ciao e a presto
Georg
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antonella
piccolissimo scrittore


15 Messaggi

Inserito il - 18/03/2004 :  14:52:24  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Georg,
siamo gli alunni della classe terza A del plesso "Dewey", ti mandiamo gli inizi delle nostre storie.
Cosa ne pensi?
Ci vediamo lunedì 22 marzo.
Arrivederci.

MARCO E LA SUA AVVENTURA
Marco era un bambino, bello, allegro, spiritoso, molto simpatico con un gran desiderio: andare in fondo al mare ad osservare gli animali che lo abitavano.
Il papà regalò a Marco un sottomarino e lui fu molto contento del regalo.
Un brutto giorno i
Il sottomarino si ruppe e Marco, molto triste, chiese al papà se poteva aggiustarlo.
Lorenzo classe 3 A



Il gatto pizzaiolo
Un giorno un gatto aveva deciso di fare il pizzaiolo perché pensava che in questo modo avrebbe avuto sempre il cibo assicurato perché era stanco di cercarlo nei bidoni della spazzatura.
Aveva il pelo grigio e morbido con le macchie nere due baffi lunghi come le antenne della televisione, ma soprattutto era molto furbo perché sapeva sempre cosa fare in qualsiasi situazione.
Arrivò vicino ad una pizzeria e si presentò al padrone:
- Miao, miao signor padrone sono un buon pizzaiolo vuoi mettermi alla prova?-.
Giulia C 3 A


Le scarpe parlanti
Sendi un giorno con la mamma entrò in un negozio e comprò un bellissimo paio di scarpe: erano bianche, rosse e azzurro chiaro.
Il giorno dopo mentre era a scuola la maestra chiese:
- Quanto fa 505x10-
Sendi sentì una vocina che disse:
-45050!-
Successe la stessa cosa anche in italiano :
non sapeva come si scriveva “liquore” una vocina glielo disse .
Incuriosita cominciò a guardarsi intorno, ma non sentì nulla.
Roberta p. 3 A

La pantera
Cik era una pantera
Felice che viveva nella giungla e di notte andava in una grotta ben nascosta .
Cik aveva un pelo nero e morbido e occhi gialli che sembravano due fari d’automobile .
Un giorno cik venne catturato da due uomini e caricata su un camion .
Cik si guardò intorno : era tutto buio ed era chiusa in una gabbia di ferro

Alessia 3 A.

Io e la strega.
Un giorno andai per un lungo sentiero fatto di sassi;poi mi accorsi di aver sbagliato strada,perché mi trovai davanti una casa diroccata,brutta e con le tegole che cadevano dal tetto.
Io subito pensai che fosse disabitata ,entrai spinta dalla curiosità,ma appena fui dentro,un paio di occhi giallo intenso mi fissavano.
Terrorizzata urlai,inciampai e alzando le mani per sbaglio accesi l’interruttore.
Roberta 3^ A

Giulia e il sogno.
Fuori stava piovendo,il cielo era scuro ,quasi nero,le gocce scendevano fitte e Giulia ,molto annoiata guardava fuori dai vetri.
Si sentiva molto sola con quella pioggia noiosa,non poteva certamente andare a giocare nel prato
vicino a casa.
Andò nella sua cameretta,prese un bel foglio bianco e cominciò a disegnare:
fece un bel prato pieno di fiori di tutti i colori,alberi con meravigliosi frutti,una casetta di legno le montagne e il cielo pieno di uccelli.
Giulia .M.3^ A

Il diavoletto cattivo.
Un giorno un diavoletto di nome Bibù decise di andare sulla Terra e di far diventare i bambini buoni
in bambini, perché lui era cattivo.
Bibù era proprio spaventoso : aveva sul capo due corna appuntite , due occhi neri come il carbone , un naso grosso come una patata, la faccia, le mani le gambe erano pelose rosso scuro e una coda lunga e attorcigliata che spuntava da sotto i pantaloni neri.
Quando apriva la bocca si vedevano i denti sporchi e giallastri e aveva un alito puzzolente.
Un giorno decise……
Giacomo 3 ^A


L’INQUINAMENTO
In una caverna buia e nera come un cielo senza stelle, viveva un mago di nome C.M.S.
C.M.S. era molto intelligente, non solo sapeva fare pozioni per curare le persone, ma la sua passione era di trovare nuovi pianeti nell’universo e andarli poi a visitare.
Un giorno, mentre stava facendo i suoi esperimenti, vide attraverso la sua palla di cristallo il pianeta Onipus avvolto in una nube tossica.
Riccardo 3 A


Il sogno di Jacopo.
Un giorno un bambino che si chiamava JACOPO andò a dormire e la mattina seguente si ritrovò alto una spanna.
Le cose che gli stavano intorno erano giganti; il suo pallone sembrava una mongolfiera, il suo letto sembrava un campo di calcio.
Ad un tratto il pallone iniziò a rotolare verso di lui e JACOPO corse fino alla porta, scappò e si perse nell’erba.
Fabio 3 A.

La scatolina magica.
Il sole alto nel cielo illuminava il giorno e io, camminando su una strada, scorsi sul marciapiede una scatolina rosa di madreperla.
Il coperchio era chiuso da un gancetto bianco e sopra aveva delle stelline argentate.
I raggi del sole si riflettevano sul coperchio facendo brillare la scatola.

Ilaria 3 a.

Il drago che voleva fare il pompiere.
C’era una volta un draghetto che voleva fare il pompiere, ma il papà drago gli diceva:
- Tu non puoi fare il pompiere, sei un drago e sputi fuoco! –
Il drago allora inventò un piano: andò al mare scese alla spiaggia e bevve l’acqua anche se era salata.
Chiara 3 A


LA STREGA MALVAGIA
In cima ad una montagna, in un castello vecchio e diroccato, circondato da un fitto bosco, viveva una strega brutta e cattiva.
La strega aveva i capelli nerissimi e in ogni ciuffo c’era un ragno attaccato; la faccia, le mani e i piedi erano verdi come la bile perché era sempre arrabbiata.
Quando si sedeva a tavola mangiava voracemente e si sbrodolava come un maialino anche perché non riusciva a chiudere bene la bocca perché aveva dei denti gialli, lunghi e sporgenti.
Francesca 3A



Un mondo di dolci e di frutta.
Un giorno, quando ero a scuola di colpo la porta si aprì e io andai a vedere cos’era, ma quando uscii non c’erano più le aule, ma un paesaggio con un fiumiciattolo marrone che fumava, ne assaggiai un po’ e sapeva di cioccolata calda e c’era anche un castello color bianco, lo toccai e mi restò appiccicato, allora lo assaggiai ed era fatto di panna montata.
Il castello era circondato da un recinto di caramello con qualche cespuglietto di gelato al pistacchio.
Entrai nel recinto e vidi tante cose di pannacotta ed il tetto di ciliegie e fragole , però ad un tratto qualcosa sbattè contro le mie gambe e così guardai in giù e a terra c’era una banana; la presi e cercai di sbucciarla però la banana si mise a strillare così arrivò una grossa banana vestita di rosa con una gonna verde che strillò ancora più forte:
- Lascia stare il mio bambino!-
Carmelo 3A

LA PORTA MAGICA
Geronimo arrivò a casa sua cercò l’interruttore delle luci, ma le luci non si accesero pensò che fosse
Soltanto l’interruttore centrale e andò in soffitta per ripararlo ma quando arrivò scivolò sui pattini,
da uno scafale gli caddero dei libri addosso, un rastrello e un cappello gli cadde in testa.
Geronimo finalmente riuscì a trovare l’interruttore e una cosa luminosa apparve davanti a lui,
allora la raccolse e trovò un carillon, l’aprì e si ritrovò davanti una ripida scalinata tutta d’oro.
Luca 3A


LA BAMBINA E L’AQUILONE
Un giorno una bambina decise di fare un aquilone a forma di drago ci mise la coda, e lo legò uno spago.
L’aquilone cominciò a volare in aria, la bambina si aggrappò e cominciò a volare.
La bambina vide tante cose che sembravano piccole e diceva la gente:
<<guardate una bambina che vola .>> La gente era molto sorpresa.
La bambina volò e volò ad un tratto un arcobaleno.
Micaela 3 A
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 19/03/2004 :  18:32:53  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari ragazzi,
grazie mille per avermi mandato tutti gli incipit che avete scritto. Li ho letti tutti quanti, e...
... sono rimasto affascinato dalle vostra fantasia. Moltissimi di voi hanno saputo inventare un bel inizio, con situazioni strane e piene di sorprese. Bravissimi!

Volevo solo darvi una "dritta" importante, che ancora vi manca, perché probabilmente non avete avuto tempo di mettere in pratica tutti i trucchi.
Sarà facile e breve:
La regola per scrivere meglio è anche quella di scrivere in blocchi logici. Cosa sono?
Be', i blocchi sono un certo numero di frasi che formano un paragrafo. Un paragrafo invece è diviso dal prossimo da un a capo. Con un a capo si segnala al lettore che qualcosa cambia all'interno della storia.
Dunque si tratta di formare paragrafi. In ogni paragrafo (possono essere pochi frasi, non abbiate paura!) si mette TUTTA l'informazione necessaria, per esempio sul protagonista, e nel paragrafo successivo si mette TUTTA l'informazione sull'antagonista.
Così, in due soli paragrafi, ci siamo tolti il dovere di dare le informazioni al lettore. Ma non bisogna mischiarle, o almeno evitarlo il più possibile.
Voi, ogni tanto, mischiate ancora.
E poi, se nella storia succede qualcosa di strano, dovete descrivere la reazione degli altri: saranno stupiti, si spaventeranno, o scapperanno a gambe elevate (dipende anche da che cosa succede).
Ecco, mettetevi sempre nei panni dei personaggi della vostra storia e chiedetevi:
"Che cosa farei io se succedesse questo in mia presenza/a me/a qualcuno vicino a me?"
E poi descricete la vostra reazione mettendola "adosso" al protagonista, o all'antagonista, o ai personaggi presenti nella vostra scena.
Così ci sarà più logica nel flusso della vostra storia.
Tutto chiaro? Spero di sì.
Tanto, tra pochissimi giorni ci vediamo, così potete farmi un gran numero di domande, ok?
Ciao a tutti
Georg
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 04/05/2004 :  11:35:40  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
ECCO LE STORIE DELLA TERZA A, DEWEY:


LE SCARPE PARLANTI


Sendy un giorno con la mamma entrò in un negozio e comprò un bellissimo paio di scarpe:erano rosse, gialle e verdi.
Il giorno dopo, mentre era a scuola la maestra chiese:
- Quanto fa 505 x 10 = ? -
Sendy sentì una vocina che disse:
- 5050!
Successe la stessa cosa in italiano: non sapeva come si scriveva “liquore” ma una vocina glielo disse.
Incuriosita incominciò a guardarsi intorno, ma non vide e non sentì nulla.
La sera, quando si levò le scarpe risentì le stesse voci del mattino:
- Ehi tu! -
- Chi parla? - chiese la bambina spaventata.
- Parliamo noi, le scarpe. -
- Sto forse sognando... Le scarpe parlano, da quando in qua! Vado a gettarmi l’acqua addosso, così mi sveglio, subito! -
La bambina fece come aveva detto e poi esclamò:
- Meno male era solo un sogno! -
- Non è vero, noi parliamo come parli tu! Ci senti? Non è un sogno, come dobbiamo fartelo capire! - gridarono - le scarpe.
La bambina non credeva alle sue orecchie, si avvicinò e loro dissero:
- Finalmente hai capito! Siamo proprio noi le tue scarpe: ora ti racconteremo la nostra storia: noi veniamo dallo spazio, da un pianeta dove le persone indossano le scarpe parlanti; noi però eravamo troppo chiacchierone, litigavamo sempre, tu scarpa destra mi rubavi i miei lacci puliti. -
- Non è vero, eri tu che me li portavi via! - urlò la scarpa destra e ricominciarono a litigare. La bambina gridò:
- Basta la volete smettere, finite di raccontare la storia! -
Continuò a raccontare la scarpa destra, la più prepotente, tirando un calcio a quella sinistra:
- Il nostro padroncino stanco di noi prese una piccola navicella ci mise dentro e ci lanciò nello spazio e così l’altro ieri siamo atterrate qua proprio nel giardino della padrona del negozio che poi ci ha messe in vendita! -
Subito Sendy pensò che quelle scarpe l’avrebbero potuta aiutare a scuola e a casa a fare i compiti.
Così Sandy e le scarpe vissero felici e contente.
ROBERTA P.


GIULIA E IL SOGNO


Fuori stava piovendo, il cielo era scuro, quasi nero, le gocce scendevano fitte, fitte.
Giulia molto annoiata,guardava fuori dai vetri della finestra;
si sentiva molto sola con quella pioggia noiosa, non poteva certamente andare a giocare nel prato vicino a casa.
Andò nella sua cameretta, prese un bel foglio bianco e cominciò a disegnare: fece un bel prato pieno di fiori di tutti i colori, degli alberi con meravigliosi frutti, una
casetta di legno, delle montagne, il cielo pieno di uccelli e farfalle con ali variopinte.
Era davvero un bellissimo disegno.
Ad un certo punto Giulia stanca per aver lavorato tanto si addormentò sul foglio e si ritrovò in un bel prato fiorito dove tante bimbe giocavano facendo girotondi, ”strega tocca colore”, ”prendere” e altre invece giocavano a raccogliere i fiori e a buttarli in aria.
Giulia stupita chiese alle bimbe che mondo fosse quello e loro risposero:
-Questo è un mondo meraviglioso e colorato, è il mondo più magico che ci sia, è molto divertente stare qui, perché si può fare quello si vuole. -
Giulia allora cominciò a giocare con le bimbe e si divertì tantissimo e continuò fino a quando arrivò una fata che veniva dal bosco.
La fata aveva un bellissimo vestito verde e legata alla vita aveva una cintura lunga lunga, di mille colori come un arcobaleno: sembrava una scia luminosa. La fata chiese a Giulia se voleva scivolarci sopra. Giulia accettò e cominciò a scivolare sull’arcobaleno: andava su e giù, facendo capriole, spirali, discese ripide e giravolte.
Giulia ringraziò la fata, non era mai stata così felice e spensierata, ma come per incanto si risvegliò: era stato un bellissimo sogno.
GIULIA M.


SCHIZZO IL PESCE PAGLIACCIO


Un giorno Schizzo, un pesce pagliaccio, di colore bianco, arancione e nero decise di andare a fare una passeggiata ed eplorare l’oceano.
Schizzo era molto curioso e anche un po’ spericolato.
Nuotò, nuotò, incontrò tanti pesci: alcuni beati e felici, altri invece cercavano di acchiapparlo per fare un bel pranzetto.
Schizzo però non aveva paura e continuava la sua passeggiata.
Ad un tratto il mare si oscurò e apparve una grossa ombra nera: era lo squalo Michele che si stava avvicinando: ero lo squalo più crudele di tutti gli oceani.
Non si vedeva più niente, tutti gli altri pesci come per incanto erano spariti.
Schizzo non sapeva cosa fare, voleva fuggire, ma le pinne non si muovevano,
lo squalo che aveva una bocca grande come una casa, si avvicinava sempre di più
Il pesce si fece coraggio, chiuse gli occhi e schizzò via come una scheggia.
Lo squalo lo rincorse, ma era troppo lento per raggiungerlo.
Schizzo affaticato e con il fiatone proprio non ce la faceva più, si nascose dietro una roccia.
Lo squalo sempre più vicino stava per afferrarlo; quando al pesce pagliaccio venne un’idea: uscì dal nascondiglio e cominciò a fare boccacce, smorfie e un balletto.
Lo squalo incominciò a ridere, a ridere sempre di più e rise così tanto che alla fine scoppiò.
Schizzo tornò a casa e pensò che l’aveva scampata proprio bella per quella volta.
FABIO E.


LA SCATOLINA MAGICA


Il sole alto nel cielo illuminava il giorno e io, camminando, scorsi sul marciapiede una scatolina rosa di madreperla. Il coperchio era chiuso da un gancetto bianco e sopra aveva delle stelline argentate. I raggi del sole si riflettevano sul coperchio facendo brillare la scatola. La raccolsi e felice corsi a casa, sollevai il coperchio e uscì una ballerina che iniziò a danzare, ma, prima che la melodia finisse, la ballerina scese
dal piedistallo su cui danzava e venne da me.
Io rimasi a bocca aperta, poi la melodia iniziò di nuovo e, mi trovai vestita con un tutù rosa e la ballerina mi tendeva la mano invitandomi a ballare.
Insieme ballammo e ballammo per tanto tempo, finché la musica cessò.
Visto che ci eravamo tanto divertite, pensai che dovevamo presentarci.
Io dissi:
- Ciao, mi chiamo Ilaria e tu come ti chiami? - e lei rispose:
- Piacere, mi chiamo Alice, è stato bello danzare con te! -
Io dissi:
- Allora rimetti la musica che balleremo di nuovo-
La ballerina rispose:
- Mi dispiace, Ilaria, adesso devo ritornare nella mia scatola, ma ogni volta che vorrai sognare aprila pure e insieme balleremo ancora. -
Ilaria prese la scatolina, la nascose in luogo sicuro e quando era sola e malinconica l’andava a prendere.
ILARIA R.


IL MAGO SCIENZIATO


In una caverna buia e nera come un cielo senza stelle, viveva un mago di nome C.M.S..
C.M.S. era molto intelligente, non solo sapeva fare pozioni per curare le persone, ma la sua passione era di trovare nuovi pianeti nell’universo e andarli poi a visitare.
Un giorno, mentre stava facendo i suoi esperimenti, vide attraverso la sua palla di cristallo un pianeta sconosciuto e lo chiamò Onipus.
Onipus era avvolto da una nube tossica e attraverso la sfera vide che gli abitanti facevano gesti disperati e chiedevano aiuto: molti di loro si erano contagiati con un virus sconosciuto e non sapevano come curarsi.
Il mago guardò tra le sue carte, tra i suoi libroni; usò anche tutta la sua magia e il suo potere per progettare una navicella interplanetaria molto veloce per raggiungere il pianeta Onipus.
C.M.S. caricò tutte le pozioni perché non sapeva quale fosse quella giusta per curare gli abitanti di Onipus.
Nella parte anteriore della navicella scrisse in diverse lingue “PRONTO SOCCORSO PER PIANETI”
Poi entrò anche lui nella navicella e schiacciando il bottone “PAWER” partì.
Attraversò le nuvole, vide tantissime stelle avvolte da una luce color rosso bruciato, pianeti verdi, blu, rossi, arancione e viola.
Era veramente uno spettacolo meraviglioso.
Finalmente in lontananza apparve il pianeta Onipus.
Si preparò per l’atterraggio. Appena C.M.S. scese dalla navicella gli vennero incontro gli abitanti: lessero quello che c’era scritto sulla navicella e dissero:
- Chi sei? Sei venuto a salvarci? -
C.M.S. rispose di sì e prese le sue pozioni e le portò agli ammalati.
Dopo alcuni giorni gli abitanti guarirono e il mago con dei potenti ventilatori spinse via l’aria inquinata che si perse nell’universo e poi disse agli abitanti:
- Adesso io devo ritornare sul mio pineta, preparerò un antidoto per purificare l’aria che ancora circonda soprattutto il pianeta Terra. -
C.M.S. partì, ritornò nella sua caverna per preparare il rimedio, poi salì di nuovo sulla sua navicella, spruzzò l’antidoto sulla Terra e tutto l’inquinamento si dissolse nello spazio e scese sulla Terra e invitò tutti gli abitanti di aver cura della del proprio pianeta.
RICCARDO VICINO


L’AQUILONE E L’ARCOBALENO


Un giorno, un aquilone di carta colorata a forma di drago volava nel cielo azzurro.
L’aquilone aveva due grandi ali e una coda lunga, lunga, di tanti colori.
L’aquilone saliva sempre più in alto, lasciandosi a volte cullare, a volte spingere dal vento.
Ad un certo momento nel cielo apparve un arcobaleno: era bellissimo e i suoi sette colori splendevano nel cielo luminoso.
Comparvero nuvole nere, l’arcobaleno sparì e cominciò a piovere; dopo un po’ il cielo si schiarì, apparve il sole e ritornò l’arcobaleno.
La pioggia decise di vendicarsi di lui e lo cacciò via.
Il drago-aquilone allora prese l’azzurro dell’arcobaleno e nel cielo nuvoloso ritornò il sole.
La pioggia, molto arrabbiata chiamò in aiuto il temporale e insieme strapparono all’arcobaleno il rosso e il giallo.
Il drago di carta colorata, infuriato,diventò tutto nero, spaventò la pioggia e il temporale, che scapparono lontano dall’altra parte del mondo;poi dalla sua bocca fece uscire il colore rosso e giallo e, con la sua lunga coda, andò ad afferrare gli altri colori che si erano persi nel cielo.
L’arcobaleno ebbe così tutti i suoi colori e sorridente si rifletteva nel cielo luminoso e il drago tornò ad essere un bellissimo aquilone di carta colorata.
MIHAELA C.


LA STREGA MALVAGIA


In cima ad una montagna, in un castello vecchio e diroccato, circondato da un fitto bosco, viveva una strega brutta e cattiva. La strega aveva i capelli nerissimi e in ogni ciuffo c’era un ragno attaccato; la faccia, le mani e i piedi erano verdi come la bile, perché era sempre arrabbiata. Quando si sedeva a tavola mangiava voracemente e si sbrodolava come un maialino, anche perché non riusciva bene a chiudere la bocca, infatti aveva dei denti gialli, lunghi e sporgenti.
Un giorno, la strega decise di uscire dal castello e, si recò nel bosco intenzionata a catturare qualche bambino per poi trasformarlo in un gatto nero con gli occhi verdi e farlo diventare suo schiavo. Arrivata si sedette su un tronco d’albero e aspettò.
Poco dopo passò davanti a lei una bella bambina.
La strega, con una vocina sottile e dolce, invitò la bambina ad avvicinarsi e le disse:
- Ciao, graziosa bambina! Vieni vicino a me, ti racconterò una favola! -
La bambina si avvicinò, la strega l’afferrò per un braccio e recitò una formula magica trasformandola in un gatto nero con gli occhi verdi.
La strega era molto contenta, dalla felicità si mise a cantare, ma dalla sua boccaccia uscivano solo urla sgradevoli.
Sentendo quelle grida la fata Mirtilla si avvicinò silenziosa, vide la strega e una gattina che miagolava disperata e subito capì che quella malvagia aveva fatto un incantesimo.
Tirò fuori la sua bacchetta e pronunciò una formula magica: la gattina tornò ad essere una bella bambina.
La strega gridò con la bocca spalancata con quanto più fiato aveva, ma la fata soffiò così forte che la strega fu spinta fino al suo castello e quando entrò si chiusero tutte le porte e tutte le finestre e le chiavi volarono via.
Da quel giorno la strega non potè più uscire e rimase per sempre chiusa nel castello.
La fata riaccompagnò la bambina a casa dalla sua mamma che l’abbracciò forte, forte.
FRANCESCA C.


IL GATTO PIZZAIOLO


Un giorno un gatto aveva deciso di fare il pizzaiolo perché pensava che in questo modo avrebbe avuto sempre assicurato il cibo, era stanco di cercarlo nei bidoni della spazzatura.
Il gatto aveva il pelo grigio e morbido con le macchie nere e due baffi lunghi come le antenne della televisione, ma soprattutto era molto furbo perché sapeva sempre cosa fare in qualsiasi situazione.
Arrivò vicino ad una pizzeria e si presentò al padrone:
- Miao, miao, signor padrone sono bravo a fare le pizze, vuoi mettermi alla prova? -
Il padrone rispose:
- Non ho, mai, avuto un gatto come lavorante, ma se se così bravo proverò ad assumerti.-
- Non ti pentirai, vedrai, vedrai... miao, miao. -
Il gatto indossò un bel cappello da cuoco, prese la farina ma la fece volare da tutte le parti,
aggiunse l’acqua, il lievito, anche un pizzico di zucchero e per farla più soffice del bicarbonato. Impastò il tutto e lo mise dentro il forno, ma si dimenticò di aggiungere il pomodoro e la mozzarella.
Quando tirò fuori la pizza era bruciata e nera come la suola delle scarpe.
I clienti arrabbiati non la vollero perché faceva schifo e dissero al padrone che non sarebbero più venuti a mangiare in quella pizzeria.
Il padrone prese la scopa in mano e decise di cacciare via quel gatto maldestro.
Il gatto, che era furbo disse al padrone:
- Miao, non mi mandare via. E’ vero, non so fare la pizza, ma mi renderò utile in qualche altro modo. Io mi metterò fuori dalla pizzeria miagolando in modo tale che ti farò entrare tanti clienti e tu guadagnerai moltissimi soldi. Poi ogni sera mi preparerai una pizza buonissima con sopra pesci e una spalmatina di pomodoro. -
Il padrone accettò.
Il gatto ogni sera in questo modo aveva la cena assicurata e tanti clienti entravano nella pizzeria.
GIULIA C.


IO E LA STREGA


Un giorno mentre passeggiavo per un sentiero pieno di sassi, per andare a trovare la mia amica, mi accorsi di aver sbagliato strada e mi trovai davanti una casa diroccata, brutta, con le tegole che cadevano dal tetto.
Subito pensai che fosse disabitata, così entrai, spinta dalla curiosità, per vedere cosa c’era dentro.
Quando entrai, vidi un paio d’occhi giallo intenso che mi fissavano: terrorizzata urlai, cercai di fuggire, ma inciampai, alzai le mani che toccarono il muro e per sbaglio spinsi un interruttore e mi apparve una strega:
- Aiuto, aiuto, non farmi del male! Scusami, non volevo entrare, credevo non ci fosse nessuno,me ne vado via subito! -
La strega, ridendo in modo sguaiato, mi afferrò per un orecchio e mi portò in cucina.
Tentai di scappare, ma non ci riuscii, perché la strega aveva lanciato una potente magia: aveva sbarrato tutte le porte.
La strega mi disse di non muovermi, poi prese una corda e mi legò ad una sedia.
Era proprio brutta la strega, aveva un cappello nero, un vestito marrone e grigio, una cintura di cuoio da cui pendeva un mazzo di chiavi, delle calze color rosso scuro, le scarpe erano nere con delle toppe e da una le usciva il ditone del piede,ma aveva le unghie così lunghe e ricurve che assomigliavano agli artigli di un gatto.
Mi sentivo tutta indolenzita e le dissi:
-Mi fanno male le braccia, ti prego, slegami! - ma peggiorai solo la situazione perché, quella cattivona mi mise un pezzo di adesivo sulla bocca.
Intanto la strega prese un pentolone, lo mise sul fuoco pieno d’acqua.
Io avevo molta paura di venire messa dentro la pentola e non volevo fare quella brutta fine e, approfittando di un attimo di distrazione della strega, mi avvicinai saltellando vicino al tavolo dove c’era un coltello. Piano, piano tagliai la corda così riuscii a liberarmi.
La strega, nel frattempo, si era addormentata e io mi avvicinai le tolsi le chiavi che aveva nella cintura, aprii la porta e fuggii via e tornai di corsa a casa.
Avevo deciso: non sarei mai più entrata in una casa disabitata.
ROBERTA R.


MARCO E IL SOTTOMARINO


Marco era un bambino, bello, allegro, spiritoso, molto simpatico con un grande desiderio: andare ad osservare i pesci e le piante che abitavano il mare.
Il papà regalò a Marco un sottomarino e lui fu molto contento del regalo e ogni giorno guardandolo immaginava bellissime avventure in fondo al mare.
Un brutto giorno il sottomarino si ruppe e Marco, molto triste, chiese al papà se poteva aggiustarlo.
Il papà, che era un bravo meccanico, dopo tre ore arrivò con qualcosa che gli luccicava tra le mani: erano i pezzi che servivano per aggiustare il sottomarino.
Il sottomarino fu aggiustato e riverniciato per la gioia di Marco.
Il giorno dopo a Marco venne un’idea: aveva letto su un libro, che aveva nella sua libreria,
che esisteva una polvere che trasformava i giocattoli in cose vere.
Si mise a cercare i vari componenti:code di lucertole, ragni secchi, ossa di pollo, ragni, ali di mosche ecc., alla fine seguendo le istruzioni, mescolò il tutto e preparò la polverina; la sparse sul sottomarino e poi molto stanco si addormentò.
Si ritrovò dentro il sottomarino in fondo al mare e nell’acqua vide alghe, scogli, barriere coralline, balene, squali, delfini e tanti piccoli pesci che nuotavano insieme.
Marco aveva finalmente realizzato il suo desiderio: poteva osservare il mare i suoi abitanti e aveva riso come un matto quando aveva visto un pesce pagliaccio che volteggiava davanti all’oblò.
Ad un certo punto il mare diventò scuro, come per incanto tutti i pesci sparirono e apparve un enorme squalo nero che stava inseguendo un delfino.
Marco decise di intervenire: avrebbe salvato il delfino; lanciò un siluro. Lo squalo velocemente si allontanò e così il delfino fu salvo.
Marco era felice, navigava in fondo al mare assieme al suo papà, quando sentì una carezza leggera sul capo, era la sua mamma; si svegliò: il suo viaggio era stato solo un sogno.
LORENZO C.


IL DRAGO CHE VOLEVA FARE IL POMPIERE


C’era una volta, nella città di Dragonia, un draghetto che voleva fare il pompiere, ma il papà drago gli diceva:
-Tu non puoi fare il pompiere, sei un drago e sputi fuoco! -
Il drago, pensò, pensò e si inventò un piano: andò al mare e bevve l’acqua anche se era salata.
L’acqua nella sua pancia ribolliva poi cominciò ad uscirgli dalle narici il vapore acqueo e ben presto si formò una enorme nuvola bianca.
Dopo un po’ provò a sputare e vide che l’acqua salata gli aveva fatto uno strano effetto: non sputava più fuoco, ma uscivano dalla sua bocca potenti zampilli come una fontana.
Il drago felice di aver risolto il suo problema, poteva diventare un pompiere.
Ritornò al suo paese, ma nessuno lo voleva più, perché tutti sputavano fuoco e il papà e la mamma, molto dispiaciuti, lo mandarono via.
Il draghetto disperato cominciò a piangere calde lacrime e tristemente se ne andò.
Camminando, camminando, arrivò in una città,andò dal sindaco e chiese se aveva bisogno di un pompiere.
Il sindaco gli rispose:
- Tu non puoi certamente servirmi! Sei un drago! Sputi fuoco! Mi vuoi bruciare tutto il paese! Vattene! Mi spaventerai la gente. -
Il drago, molto mortificato se ne stava andando, ma proprio in quel momento in una fabbrica scoppiò un incendio.
Gli operai della fabbrica scapparono, le fiamme erano sempre più alte e i pompieri tardavano ad arrivare.
Il draghetto, come vide l’incendio, in un battibaleno arrivò alla fabbrica, aprì la bocca, sputò acqua e spense l’incendio.
Gli abitanti rimasero a bocca aperta, meravigliati e il drago felice di aver fatto una buona azione continuò a sputare acqua.
Nessuno ebbe più paura del drago e tutti decisero di tenerlo con loro e lo nominarono pompiere della città.
Ogni mattina il drago andava al mare e faceva la scorta d'acqua ed era sempre pronto in caso di pericolo.
CHIARA D.


LE LUMACHE “TECNOLOGICHE”


In un fungo, color rosso vivo, alto cinque centimetri, viveva una lumaca dal guscio color giallo, verde e blu con dei pallini neri.
Questa lumaca si chiamava Colour, proprio perché era di tanti colori.
La lumaca era l’assistente di un esperto di tecnologia che doveva costruire un orologio con l’antenna che faceva correre velocemente le lumache, perché erano lente.
Però, per costruire l’orologino servivano tre cose: una pallina di ferro, un po’ di spago e una gomma da masticare e poi Texas, l’esperto in tecnologia avrebbe potuto costruirlo.
Il compito di Colour era quello di trovare i pezzi così le lumache potevano diventare le creature più veloci del pianeta.
Quando Colour arrivò al lavoro Texas le chiese quanto tempo occorreva per averli e lei gli disse che le serviva ancora una settimana. Texas rispose:
- Colour, domani dovrò assolutamente avere quegli oggetti, perché ho invitato i miei amici cervelloni e vorranno vedere l’invenzione; se non sarà valida mi manderanno a fare dei corsi di aggiornamento! -
Colour si diede da fare: trovò per terra la pallina di ferro di un gioco magnetico, il pezzo di spago lo vide nell’erba e la gomma da masticare appiccicata sulla panchina del parco e portò il tutto a Texas.
Texas, dopo alcune ore di lavoro, riuscì a costruire l’orologino e pensò di chiamarlo “velociorologino”.
L’indomani arrivarono gli scienziati e furono molto curiosi di vedere l’invenzione ; poi Texas spiegò che per attivare l’aggeggio bisognava applicarlo alle lumache e schiacciare in rapida successione un bottoncino di gomma.
L’orologino fu appiccicato alle antenne delle lumache, che sfrecciarono via veloci come il vento, neanche si vedevano e quando si fermarono non erano per niente stanche….anzi, erano molto riposate e pronte per ripartire.
Gli scienziati applaudirono all’invenzione e si congratularono con Texas.
Ad un tratto due lumache cominciarono a bisticciare:
- Sono più veloce io di te! -
- No! Sono io la più veloce! -
- Dimostralo! -
- Ok! Ti sfido ad una gara, vincerà la più veloce! -
- Va bene, ci vedremo domani a mezzogiorno. -
Le lumache, il giorno seguente a mezzogiorno incominciarono la gara: partirono, ma per superarsi si scontrarono.
La troppa velocità le rendeva imprudenti, così si ruppero il guscio e andarono a finire all’ospedale.
Texas, pensò che la sua invenzione non rendeva felici e sicure le lumache, così tolse l’orologino.
CARMELO B.


IL DIAVOLETTO


Un diavoletto di nome Bibù, che viveva sul pianeta Diabolon, era molto dispettoso e il suo più gran desiderio era far diventare i bambini buoni in cattivi come era lui.
Bibù era proprio brutto, spaventoso: avava sul capo due corna appuntite, due occhi neri come il carbone, il naso lungo come un cacciavite, la faccia, le mani e le gambe erano rosso scuro e pelose, aveva una coda lunga e attorcigliata che spuntava da sotto i pantaloni neri.
Quando apriva la bocca si vedevano i denti sporgenti e giallastri e aveva un alito puzzolente ; aveva il terrore dell’acqua, infatti non si lavava mai.
Il diavoletto era sempre felice e soddisfatto quando riusciva a far diventare un bambino monello poi compiuto il misfatto correva sul suo pianeta e si scaldava vicino al fuoco.
Un giorno decise che era venuto il momento di scendere sulla Terra e scelse un bambino molto educato che non diceva mai le parolacce e lo trasformò in un birichino.
Il bambino quando era a tavola con i genitori cominciò a rispondere male, a dire parolacce allora i genitori lo mandarono a letto senza cena.
Quando il bambino andò nella sua cameretta il diavoletto gli si avvicinò e fregandosi le mani soddisfatto gli disse:
- Sono io che ti faccio dire le parolacce! -
Il bambino spaventato si mise ad urlare, non aveva visto mai un essere così brutto.
Improvvisamente arrivò un angioletto che disse al diavoletto:
- Guai a te se torni sulla Terra, lascia stare i bambini, se no ti butterò nell’acqua profonda di un pozzo. -
Il diavoletto scappò velocemente con la coda tra le gambe e non tornò mai più.
Il bambino tornò ad essere educato, fece i compiti studiò le lezioni e non disse più le parolacce.
GIACOMO A.


LA PANTERA


Cik era una pantera felice che viveva nella giungla e di notte andava a dormire in una grotta ben nascosta.
Cik aveva ilpelo nero e morbido e gli occhi erano gialli come due fari d’automobile.
Un giorno Cik venne catturata da due uomini e caricata su un camion.
Cik si guardò intorno: era tutto buio, era chiusa in una gabbia di ferro.
Finalmente il camion si fermò, gli uomini scaricarono la pantera: erano arrivati in un circo.
La pantera si guardò attorno e vide altri animali anche loro chiusi in gabbia.
Dopo un po’ di tempo due inservienti aprirono la gabbia di Cik e la fecero andare in mezzo alla pista dove si svolgeva uno spettacolo con gli animali.
Un domatore voleva fare vedere agli spettatori che cosa sapeva fare la pantera.
Un pagliaccio le tirò una palla però Cik rimase per un momento ferma immobile mostrò i denti e ringhiò, tentò di assalire l’uomo.
Gli spettatori spaventati cominciarono ad urlare, alcuni si alzarono e cercarono di scappare.
Cik fu presa e rimessa in gabbia e quando le portavano il cibo lei lo rifiutava, preferiva morire di fame, desiderava solo tornare libera.
Una notte, quando tutti dormivano un uomo che non sopportava di vedere gli animali chiusi, anzi pensava che sarebbe stato giusto metterci gli uomini, aprì le gabbie e liberò gli animali. Cik scappò dal circo e dopo molto tempo riuscì a tornare nella sua amata giungla.
ALESSIA A.


LUIGI E IL MUSEO DEI DINOSAURI


A Luigi piacevano molto i dinosauri e desiderava tanto andare al museo per vederli, ma il suo papà non poteva portarlo perché era sempre indaffarato.
Un giorno il papà chiese a Luigi che regalo volesse per il suo compleanno e lui rispose:
- Io non voglio nessun regalo, voglio solo che mi porti al museo dei dinosauri. -
Il papà, il giorno del compleanno, andò nella camera di Luigi e gli disse:
- Oggi si va al museo. -
Luigi non ci stava più nella pelle per l’eccitazione.
Scese le scale di corsa, aprì il cancello e si precipitò d avanti alla macchina del papà.
Finalmente entrarono nel museo.
Luigi per prima cosa corse nel reparto dove c’erano i dinosauri volanti, poi in quello dei carnivori infine in quello degli erbivori e in poco tempo aveva girato tutto il museo.
Ad un certo momento scivolò, battè la testa e di colpo i dinosauri incominciarono a muoversi.
Luigi e il papà si rifugiarono dietro uno scaffale e videro la coda del tirannosauro rex, che si muoveva velocemente e cercava di afferrarli.
Alcuni dinosauri aprivano la loro grande bocca ed emettevano urla spaventose.
I dinosauri volanti volavano per il salone del museo e con il loro becco cercavano di beccare Luigi.
Luigi si strinse al suo papà, aveva molta paura, ma nello stesso tempo era affascinato era uno spettacolo meraviglioso.
Poi, all’improvviso come era incominciato tutto tornò come prima e nel museo ci fu silenzio:i dinosauri erano tornati ai loro posti.
Luigi si risvegliò dal colpo, si ritrovò vicino al papà che lo accarezzava e poi felice tornò a casa.
LUCA M.

Modificato da - Georg Maag in data 04/05/2004 12:43:26
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ECCO LE STORIE DELLA TERZA B, DEWEY


IL TOTEM DEL TEMPO


In un pianeta di nome RAGNAROC, soprannominato il regno degli animali, successe un avvenimento chiamato il salvataggio del tempo.
Era una fresca mattinata di primavera e le foglie brillavano di gocce di rugiada.
Un dinosauretto di nome Gon dormiva su un albero: era alto sessanta centimetri, la pelle era arancione, aveva tre artigli.
Gon si svegliò, era circondato dalla banda dei furetti.
- Ecco lo zimbelletto del villaggio – disse il capo – armatevi di lance! –
Gon fuggì come una chiazza arancione.
Nel frattempo, nella città del tempo una voce parlò nell’ombra – Devo far finire il tempo, e per impedire che i villaggi si ribellino, manderò i miei figli! –
Il congiurato del tempo mandò un orso dal pelo verde – La felicità verrà avvelenata. –
Poi il congiurato liberò un orso dal pelo blu – Il divertimento verrà infranto –
E infine fu liberato un orso dal pelo marrone - Ed il tempo verrà distrutto! –
Ora torniamo a Gon che era circondato dalla banda dei furetti.Il capo ordinò; “Picchiatelo con la lana!” Arrivò la prima lancia, Gon chiuse gli occhi e all’improvviso i suoi artigli tranciarono la lancia come fosse paglia. Così Gon scappò dalla giungla e andò alle montagne di pietra, governate e popolate dai nani. Gon trovò i nani molto strani: le femmine avevano la barba come i maschi ed i vecchietti davano il nome ad ognuna delle loro rughe! Le uniche armi che avevano erano le asce. D’un tratto una voce urlò; “ Fate largo all’erede al trono di pietra!” Arrivò il principe dei nani che era alto un metro e trenta ed aveva una barba marrone scuro. “Mio popolo, ho una notizia buona e una cattiva!….Quella buona è che è arrivato un ospite dalla giungla!” E indicò Gon che non si era ancora spostato. “E quella cattiva è che stanno arrivando strani orsi!” Tutti i cittadini entrarono nelle case sotterranee pieni di panico. Gon e Frgenas (è così che si chiamava il principe) restarono fuori. Frgenas suonò l’allarme e dalle montagne scese, con degli skateboard di pietra, l’esercito nanesco. Arrivarono l’orso verde,l’orso blu e l’orso marrone liberati dal congiurato del Tempo. Gli orsi attaccarono a turno. Quello verde, notò Gon, avvelenò alcuni nani,quello blu mancò, l’esercito e quello marrone diede il colpo più forte; alzò la zampa in alto e lanciò un raggio bianco che fece andare all’indietro tutto l’esercito e, lanciando un secondo raggio, fece crollare i palazzi.
Il marrone disse: “Sono Parak, il figlio maggiore del congiurato...” L’orso blu lo interruppe con voce stridula: “Ma voi non sorridete mai alle feste? ( L’orso blu intendeva “festa” come “città distrutta”). “L’unica festa in cui sorrideremo – disse Frgenas - sarà quella in cui vi vedremo appesi ad una corda”. Frgenas prese l’ascia e la mise ad un millimetro dal muso di Parak e Gon mise gli artigli non molto lontano dal fondoschiena degli altri due orsi. Gli orsi si dimenarono e buttarono a terra i due e, d’un tratto, arrivò un riccio. Parak lo annusò nel sedere e alcuni aghi si infilarono nella guancia di Parak che urlò: “Aaaaaaaarg! Mi ha morso col sedere! Fratelli! Ritirata!”
Gli orsi scapparono via. Gon e Frgenas fecero un lunghissimo viaggio alla Foresta dell’Aria. All’entrata però bloccava la strada un gigante di pietra. Su di lui gli attacchi non funzionavano. Allora Frgenas si mise a cantare: sembrava che stesse per morire strangolato e a volte sembrava che parlasse giapponese con una voce roca ma stridula. Il gigante si contorceva, si tappava le orecchie e, alla fine, si sbriciolò.
Entrati nella foresta, trovarono un folletto con una malattia nelle corde vocali che disse: “Cia, m chiam Apocon, poss guidarv a far un git nel forest?” “Beh... - disse Frgenas - qual è il biglietto?” Gon fece la miglior battuta dell’universo. Dopo un’ora di risate il folletto scappò via dirigendosi verso un festone con sopra scritto: “Gara di Barzellette!”
“Ci ha fregati”- disse Gon deluso. D’un tratto un elfo sciò sugli alberi con sorprendente agilità, fece un triplo salto mortale, si attaccò ad una liana e fece un salto in un punto imprecisato della vegetazione. Uscì dalla vegetazione seduto sul dorso di Parak che scalciava e si scuoteva per farlo scendere. Alla fine urlò di nuovo ritirata. Ora i due videro bene l’elfo: era alto, aveva la pelle marrone chiaro, due baffetti magri e i capelli neri erano avvolti in un cignon.
“ Più che un elfo sembri un giapponese con le orecchie a punta”- disse Frgenas.
“ Salve maestà Frgenas, mi chiamo Owaen.Io ho una curiosità sui nani….” “Si?”-disse Frgenas. “Cosa avete di sviluppato voi nani?
“La testardaggine, e invece voi elfi?”
“La vista”
“Provalo”
“Porti le mutande con lo stemma dei Cuorsaldo?”
Irgenans fece un passo indietro a testa alta:sembrava offeso.
“Comunque ci servirai d’aiuto, visto che sei veloce e hai la vista da elfo”- intervenne Gon.
Owen gli fece visitare tutta Eria, la città degli elfi.
Per andare alla città del Tempo dovevano attraversare il posto più terribile di Ragnarok: il Valico Bianco.
Dopo dieci mesi di cammino sulla neve (profonda tre metri e mezzo), erano solo ad un quarto di strada!
Una notte,quando i tre si erano accampati, arrivarono Parak e i suoi fratelli che attaccarono.
Il blu ed il verde circondarono Owen cercando di dargli delle zampate.
Quando il verde cercò di dare una zampata, l’elfo si spostò in modo che l’orso diede una zampata al blu che fece un sorprendente volo indietro.
Mentre i due orsi litigavano tra di loro,Owaen riempì di frecce Parak che, dopo sembrava fatto di frecce.
Poi Irgenans infilò l’ascia nel fondo schiena dell’orso, così il capolavoro diventò un orso fatto di frecce che come coda aveva un’ascia!
Infine Gon pensò alla lancia del furetto,chiuse gli occhi e, i suoi artigli tagliarono l’orso in due,mentre gli altri due orsi, lottando, caddero in un burrone. Passarono altri due mesi e gli Eroi sfiniti,si trovarono davanti la Città del Tempo ormai distrutta.
Tutti si domandarono; Perché non era finito il Tempo?
Ecco la risposta; al centro della città c’era il famoso “Totem del Tempo” dimenticato dai tre orsi.
Il totem era lungo come Gon, ovale e aveva dei caratteri lucenti.
Gon,appena preso il totem, sprofondò nella terra insieme ai suoi amici.
Una voce nell’ombra disse: ”Bene, avete trovato Brakam-Mu?”
Irgenans disse: ”Cosa!? Brache e mutande!?”
Dall’ombra spuntò il congiurato:un drago di ferro con un cannone sulla schiena.
Tutti sapevano già chi era. Il congiurato rispose: ”Ti faccio vedere io che vuol dire brache e mutande!”
Irgenans schivò l’artigliata infuocata del congiurato,dopo tutti e tre lanciarono il Totem ed il congiurato esplose di luce e poi sparì, lasciandosi dietro il Totem.
I tre ancora stupiti scorsero una gabbia, Gon mise davanti il Totem che lanciò una luce e la gabbia si aprì,ne uscì una volpe di luce. Il Tempo disse: “Il vostro dovere é compiuto!” - disse. La volpe entrò nel Totem e sparì. Da quel giorno il Totem continuò e la natura governo’.
ANIS O.

LA REGINA DI CUORI


Il 15 maggio del 2200 una bambina di nome Margie stava giocando al gioco della regina di cuori quando all’improvviso, lanciando le ultime carte, gliene scivolarono alcune di mano, e sentì delle voci dire: - Aiutooo !! -
Margie si accorse che erano le carte che stavano cadendo a terra a chiedere aiuto, allora prese al volo tutte le carte tranne una; la carta caduta fu raccolta e curata dalla bimba.
Dopo le cure, la carta ringraziò Margie e le disse: - Grazie Margie, tu da oggi sarai la nostra regina di cuori- e Margie rispose: -Grazie, ma perché regina di cuori? - Le carte risposero in coro: -Perché noi siamo delle carte di cuori. – Margie disse: - Vi va di giocare ancora alla regina di cuori? – Le carte risposero: - Sì, dai, su giochiamo! -.
Margie e le carte giocarono fino a sera a quel gioco e da quel giorno la bambina fu la loro
regina.
Un giorno, però, una carta fece bere una pozione a Margie e lei diventò cattivissima con le carte: le frustava, le picchiava,non le curava più quando si facevano male e quando non stavano bene e le buttava persino giù dalla finestra della sua camera. Le carte non riuscivano a capire che cosa le fosse successo.
Dopo una settimana, le carte videro che nella gola di Margie c’era una spina e capirono che a dare la pozione a Margie era stata la loro vecchia regina di cuori; allora, mentre la piccola dormiva, le carte le tolsero la spina.
La mattina seguente, Margie si svegliò e disse; “Mi ricordo di essere stata cattiva con voi, scusatemi”. Le carte risposero: ”Non sei tu che ti devi scusare regina,ma è la nostra vecchia regina di cuori perché è lei che ti ha dato la pozione da bere in cui c’era una spina, noi, però, te l’abbiamo tolta”.
Margie allora rispose; “Grazie amiche, vi prometto che da oggi non vi farò più del male”.
La regina di cuori da quel giorno fu Margie.
ROBERTA F.


IL CASTELLO INCANTATO


In un castello incantato viveva una fata che non sapeva fare magie. Un giorno chiese ad un mago come si facesse ad avere le magie, il mago disse” Io ti aiuterò solo se tu farai qualcosa per me!” Il mago le spiegò cosa gli serviva e lei andò in cerca di un bastone legato con una pietra, un bastone con il fuoco e un altro bastone ricoperto di ghiaccio. Quando li trovò tutti e tre andò di nuovo dal mago che le disse: “Vai nel castello incantato e chiudi gli occhi in un sonno profondo. La fata andò e si addormentò per un lungo periodo. Al risveglio era tutto cambiato, tutto era meravigliosamente bello e tutto quello che toccava si trasformava. Ogni oggetto diventava un fiore immerso in una luce fortissima.La fata poi andò dal mago, l’abbracciò e lo ringraziò ma si ricordò della richiesta del mago e chiese: ”Scusa, a cosa ti serviva tutto quello che mi hai fatto cercare? - Beh! Tutto serviva per aiutarti e come vedi ci sono riuscito”.
Poi il mago aggiunse: ”Adesso ci possiamo divertire insieme a fare incantesimi e magie”. Vissero felici e contenti nel castello fatato ed insieme rallegrarono e allietarono con i loro poteri magici le persone tristi e sconsolate.
SAMANTHA A.


IL TESORO INVISIBILE


C’era una volta una truppa di pirati molto scatenati che navigava per tutte le isole caraibiche, ma pericolose.
Un giorno un pirata di nome Persian si buttò in mare, vide una cosa luccicare; subito pensò che fosse un pesce, poi però si avvicinò e si accorse che era una moneta d’oro. Allora chiamò tutti i pirati e disse: - Venite qui, c’è qualcosa d’interessante; prendete anche la pala! - Tutti si misero a scavare e videro un cofanetto ricoperto di alghe, poi lo portarono sulla barca-nave. Persian vide un’alga ricoperta di sale indurito, prese un coltello appuntito e la tagliò.
Così i pirati continuarono a navigare e portarono il cofanetto in un’isola vicino all’America; era il loro nascondiglio. Dopo tanto tempo i pirati morirono e lasciarono la loro impronta.
Passarono tanti anni fino ad arrivare ai giorni nostri. Nel 2002,un ragazzo quattordicenne di nome Josè,trasferitosi in America, vuole andare sull’isola dove molto tempo prima c’erano stati i pirati.
La mamma gli raccomanda tantissime cose e lo lascia andare.
Josè va a chiamare la sua amica Susanna e tutti e due si recano sull’isola.
Susanna si mette a fare i castelli di sabbia e trova un’alga, allora chiama Josè che si precipita e tutti e due si mettono si mettono a tirare;trovano il cofanetto e lo portano a casa.La mattina dopo,Josè si sveglia e vede il cofanetto senza alghe;poi lo apre e non vede nulla,prende un martello,lo spacca e trova tante monete d’oro; Josè è diventato il bambino più felice del mondo.
LARA T.


L’ESERCITO DEI GATTI ASTRONAUTI E L’ESERCITO DEI DROIDI


Tanto tempo fa, nello spazio, un gatto astronauta si muoveva con la sua astronave; mentre si stava,avvicinando alla terra, pensò di dirigersi verso una banca perché voleva salutare un suo amico che
non vedeva da molto e lavorava lì come impiegato. Un droide proprio in qella banca stava compiendo una rapina il gatto accese la sirena, il droide se ne accorse,e scappò con il
bottino, il gatto lo inseguì con l’astronave, poi il droide si avvicinò al finestrino dell’astronave,puntò la pistola laser al serbatoio dell’astronave del gatto e sparò ; il serbatoio si bucò e il gatto disse: - Sto precipitando! –
Per fortuna,atterrò vicino ad un meccanico che riparava le astronavi.
Il meccanico disse: - Posso esserle d’aiuto? -
Il gatto disse di sì e il meccanico si mise al lavoro.
Quando ebbe finito, il gatto tornò alla base 3184.
Un gatto sentinella,dalla torre disse: - Chi va là -
Il gatto astronauta rispose: - Sono il comandante supremo dell’esercito -.
La sentinella aprì il cancello, poi il comandante salì le scale e arrivò alla sala del trono.
Il re gli disse: - Perché così in ritardo? -.
Il gatto rispose: - Un colpo di sfortuna -.
Il re disse al jolly di radunare le guardie ed egli obbedì.Il re disse: - Siamo addestrati molto bene, sappiamo distruggere molti eserciti, ma dobbiamo stare attenti perché domani all’alba, ci verranno ad attaccare -
Il sovrano aggiunse: - Tutti ai propri posti di combattimento, bisogna aspettare il loro arrivo -.
I druidi arrivarono e iniziarono a bombardare i gatti che si difendevano con degli scudi magnetici;il re disse: -Rispondiamo al fuoco-.
Finalmente colpirono dieci druidi con il cannone laser.
La guerra continuò; alla fine, i druidi si arresero, i gatti vinsero la guerra ed il re disse: - Abbiamo vinto! -
Così vissero per sempre in pace e tranquillità.
ALESSANDRO A.


UN CARNEVALE SENZA COLORI


Mancavano pochi giorni a Carnevale e io non sapevo che costume indossare:
-Da cowboy o da giullare? - mi chiedevo.
Alla fine decisi di non indossarne nemmeno uno.
Uscii di casa per andare a trovare un vecchio amico. Arrivai a casa sua. Mi accolse molto calorosamente e, visto che era un investigatore un po’ pazzo, mi portò subito a vedere il suo rintraccia-furfanti e poi mi offrì un pranzetto.
Mentre mangiavamo, mi disse che aveva scoperto un furfante chiamato pagliaccio senza colori che voleva ridare i colori al Carnevale; io pensai: - Ho fatto bene a non mettermi nessun costume -. Salutai il mio amico e tornai a casa.
Il giorno dopo, andai al parco dei divertimenti,trovai di nuovo il mio amico e insieme andammo sulle montagne russe,sugli autoscontri ecc...
Mentre andavamo a prendere lo zucchero filato,vidi un pagliaccio tutto bianco e nero,lo inseguii con il mio amico, ma lo perdemmo di vista,così lasciammo perdere e tornammo a casa.
Io e il mio amico c’eravamo dati appuntamento a mezzanotte al lunapark.
Io avevo sono, ma non potevo oppormi perché ciò che diceva il mio amico bisognava sempre farlo,anche se,avevo cercato di cambiare orario.
Quando finalmente arrivai al lunapark, era già passata mezzanotte perché, per la stanchezza,avevo avuto un incidente con l’auto.
Mi misi in cerca del mio amico e quando lo trovai vidi che era riuscito a salire in cima ad uno scivolo;riuscii a salire anch’io,vidi che stava guardando una torre che al posto dei merletti aveva tante teste di pagliacci bianche e nere. Quando il mio amico si accorse che ero dietro di lui, mi salutò e mi disse che nella torre abitava il pagliaccio senza colori e mi disse anche che per catturarlo bisognava andare lì. Allora scivolammo giù dallo scivolo e corremmo all’entrata della torre, spingemmo il portone che per fortuna era aperto, salimmo una lunga scalinata che portava ad una stanza dove c’era una finestra, un cannone acchiappa-colori e una ciotola gigantesca collegata al cannone con il tubo. Ad un tratto saltò fuori il pagliaccio senza colori che ci spiegò il suo piano: - Con il cannone acchiappa-colori risucchierò tutti i colori del Carnevale che finiranno nella ciotola e sarà tutto bianco e nero. Ah! Ah! Ah! Aha! – Mi accorsi che i colori erano già stati risucchiati e il pagliaccio senza colori era davanti alla ciotola, così lo buttai velocemente dentro e diventò un pagliaccio colorato e dove passava restituiva i colori al Carnevale.
E così il Carnevale fu salvo!
TOMMASO T.

OCCHI MISTERIOSI E UN... (leggete e lo saprete)


In un tempo lontano, lontano, lontano… due topi molto esperti di viaggi nelle foreste, andarono in una foresta buia, ma così buia che, quando si faceva un passo si pestava qualcosa, perché non si vedeva niente. Insomma erano degli investigatori segret… adesso mi sono ricordato che era un segreto, ma a voi posso confidarlo. Questi topi erano mandati a fare questa indagine da un tipo, anzi un topo di nome Torquato Travolgiratti (il loro nonno). L’indagine era: investigare su tracce piccole come una gomma di 5 cm; questi topi si chiamavano Gorgonzolino Stilton e Grovierone Stilton, erano fratelli.Torquato era il presidente della città (Topazia). I due fratelli si inoltrarono nella foresta cupa e Grovierone (il più mangione ed il più grande) disse: - Dove siamo,ho fame!!!!!! - Gorgonzolino rispose: - Siamo nella palude del fuoco! - Grovierone si grattò la testa e domandò e domandò: - Guarda,proprio là, dietro il cespuglio pieno di more, secondo te quelli, sono occhietti? -
Gorgonzolino che era solo la sua immaginazione, ma Grovierone era certo che quelli fossero occhi. Dopo qualche ora, Torquato telefonò e disse: - Avete finito la missione? - Grovierone rispose di sì e Torquato alzò il tono: - Vi avevo detto di telefonarmi quando avevate finito la missione!!!!! - Grovierone disse che qualcosa di piccolo,giallo, furbetto che sembrava un occhio, anzi due occhi, li perseguitava, ma non erano sicuri che fossero occhi… Poi gli disse che stavano bene e bla... bla... bla...
Cinque ore erano passate e gli occhietti misteriosi…
Gorgonzolino strillò: -Aiuto! Un piccolo esserino verde mi ha attaccato alle gambe! -
Grovierone lo calmò e disse che era solo un … Aiuto! Un f... Gorgonzolino gli tappò la bocca,perché se si pronunciava la parola f… Grovierone gli tappò la bocca e così se la tapparono a vicenda,le mani s’incrociarono e non si capiva più nulla.
Era sera e le lucciole brillavano e il f… se ne andò senza dar nell’occhio.
Il caso era risolto,le impronte erano del… Va bene! Adesso ve lo dico! Erano del folletto (non si diceva la parola folletto,perché ai folletti non piaceva quella parola altrimenti li avrebbe perseguitati fino all’anno successivo).
Con il treno ritornarono a Topazia e proprio lì, nell’ufficio Torquato disse: - Perché siete tornati a casa? -
Gorgonzolino e Grovierone non riuscirono a rispondere: - Perché... (non volevano spiegare il motivo, perché lo sapevano che quando era di buon umore aveva una missione da compiere, loro non volevano tornare indietro)perché... ehm...
Torquato alzò la voce: - Perché? Guardate che se non lo dite…vi faccio a fontina! -(Modo di dire,la fontina è il formaggio che puzza di più! Bleah! Per i topi vuol dire “Vi faccio morire dalla puzza!!)
I due fratelli risposero che avevano portato a termine la missione e Torquato, come sempre, portò avanti una nuova indagine, s’intitolava: “Perché la cascata certe volte si spegne?”
Andarono nel parco di Yellowstone.
C’erano giraffe, scimmie, rinoceronti, leoni, tigri... Era molto bello.
Un orso!!! Sembrava che ci volesse attaccare forse perché... Ah! Forse c’eravamo! Era lui che faceva chiudere e aprire la cascata! Sarà magico? (Magari era la sua casa, forse...)
Con un foglio pieno d’informazioni ritornarono a casa a Topazia.
GABRIELE B.


GUERRE FANTASTICHE

Era estate, quando dei draghi si misero a costruire un paese. Alla fine della costruzione chiamarono il paese “Dragonaira”.
Poi costruirono monte chiamato monte Tonante:erano tante rocce una sopra l’altra che formavano il monte,si doveva anche essere silenziosi altrimenti il monte Tonante crollava.
C’era una pista d’atterraggio per draghi volanti.
Non tanto lontano da lì c’era un altro paese dominato da streghe con dei servi che erano dei trolls, la regina delle streghe si chiamava Stria e il capo trolls si chiamava Pappaciccia. I draghi provarono a vedere se la pista d’atterraggio fosse liscia.
Il capo dei draghi, il leggendario drago dell’arcobaleno, disse di sì.
Un drago volante invase il territorio di Stria.
Volò vicinò a Pappaciccia che agitò la clava, la tirò, ma il drago si spostò appena in tempo.
Passò vicino a Stria che si avvicinò all’orecchio del drago e disse a bassa voce: - Scusa draghetto mah…Te –ne –de-vi an-da-reeeeeee-dal-no-stro ter-ri-to-rio!!! -
Gli urlò nell’orecchio e gli danneggiò il timpano.
Il drago scappò quando la strega disse una parola strana, stranissima, in un alfabeto fantastico: - nhkriooddxvjiwz -
Significava: -Te la sei cercata-
Dal dito medio della strega uscì un raggio fortissimo e abbagliante che finì sul povero drago senza più chance,lo disintegrò e in un secondo,precipitò su un burrone che portava a Dragonaira.
Il leggendario drago dell’arcobaleno se ne accorse e dichiarò guerra alle streghe ed ai trolls.Poi s’incontrarono al confine dei due regni.
Le streghe e i trolls erano 20400000 e i draghi 30800000.
Le streghe, con cinquantasette magie supermalvagie, uccisero quasi tutti i draghi e i draghi uccisero tutte le streghe e i trolls, ma il leggendario drago dell’arcobaleno uccise Stria che, con una potentissima fiammata al profumo di rosa,s’incenerì.
Infine il territorio delle streghe e dei trolls diventò la capitale di Dragonaira.
DANIELE D.

LA FATA SMEMORINA E IL CONIGLIETTO POLLINO


Una volta, in un castello, arrivò la fata Smemorina che si dimenticava tutto. Aveva un coniglietto che si chiamava Pallino. Era primavera, la fata Smemorina voleva viaggiare con il coniglietto Pallino verso il lago dei cigni. Allora prese la bacchetta e incominciò a cantare una canzone perché era contenta di viaggiare. La fata Smemorina si incamminò, poi vide una luce splendida nel lago; erano splendidi cigni; la fata, guardò il lago sorridendo perché era primavera e le rose si aprivano.
Il coniglietto guardò in aria e scorse delle brutte nuvolacce, l’animaletto disperato non sapeva parlare e pianse.
Ma la fata non sentiva niente,perché lui era ancora piccolo e la sua voce era troppo debole.
Il coniglietto prese un bastone e lo tirò forte verso la fata.Lei finalmente si accorse che qualcosa era successo. Smemorina guardò il cielo, era pieno di nuvole color cenere.
Allora tornò al castello,portò con sé la formula.
Povera Smemorina! Doveva ripetere quattro volte la formula.Dopo aver pronunciato le parole magiche, il cielo diventò azzurro come il turchese, i cigni nuotavano nel lago tranquilli e da quel momento la fata e il coniglietto vissero felici e contenti.
MARIEM O.


IL MISTERO DELLO SQUALO


C’erano una volta tre piccoli investigatori che vivevano da soli nel castello di San Giuseppe e si chiamavano Josh, Derek, e Betty.
Un giorno Betty disse: - Andiamo al mare, ragazzi? –
Josh e Derek risposero di sì, prepararono le borse e si misero in viaggio.
Dopo un’ora sentirono un sole talmente caldo da togliere il vestito.
- Guardate che mare azzurro! – esclamò Betty meravigliata.
- I ragazzi si incamminarono verso il mare e subito decisero di farsi un bagno; Derek disse: - Ah! Cha acqua calda! –
- Ahi! Qualcosa m’ha morso! – urlò Betty.
Josh andò a vedere sott’acqua e vide uno squalo con gli occhi rossi come il sangue, cercò di spaventarlo, ma lo squalo non mollò e continuò a mordere la gamba di Betty.
Josh,poi, emise un urlo,così un ragazzo corse subito a vedere cosa stava succedendo e sentì Betty che urlava come un’aquila;egli si buttò nell’acqua e spaventò lo squalo. Betty era spaventatissima e non riusciva a camminare, quindi Josh e Derek l’aiutarono ad uscire dall’acqua.
Giunse sulla spiaggia anche quel ragazzo che aveva salvato la vita a Betty.
- Grazie per avermi salvato,come ti chiami?- disse Betty ringraziandolo.
-Io mi chiamo Tiziano Ferro-rispose.
Josh, Derek, Betty e Tiziano Ferro fecero amicizia e dopo un po’, Tiziano Ferro disse: - Voi la conoscete la storia dello squalo? -
- No,ce la puoi raccontare? - domandò Josh incuriosito.
Allora Tiziano Ferro cominciò a raccontare che lo squalo andava in giro solo di giorno, ma aveva anche detto che c’era un mistero irrisolto.
- Se dici di quale mistero si tratta, forse, potremmo aiutarti! - disse Betty con tanto entusiasmo.
Tiziano Ferro spiegò: - Lo squalo si nasconde in una grotta e chissà perché porta là dentro delle conchiglie,degli anelli... -
Derek,Josh,Betty presero una barca e andarono a vedere perché lo squalo prendesse tutte quelle cose, infatti trovarono nella grotta conchiglie,anelli forchette...
- Abbiamo capito cosa voleva fare lo squalo!Voleva sposarsi! - dissero.
I tre ragazzi rimasero sbalorditi,per l’idea dello squalo che chiese a Betty: - Mi puoi dare i tuoi anelli piccolina? -
Betty rispose di sì e glieli diede.Poi Josh, Derek e Betty uscirono dalla grotta, raccontarono tutto a Tiziano Ferro, si salutarono e vissero per sempre felici e contenti.
FRANCESCA P.

UNA BAMBINA AVEVA UNA CASA MATTA


In un paese qualsiasi c’era una bambina che abitava in una casa matta. In quella casa arrivarono degli ospiti che erano anche loro matti. La bambina era sempre felice quando gli ospiti venivano perché la facevano ridere e divertire perciò le avevano dato il nome Divertirella. Quel giorno era il compleanno di Divertirella e la bambina si divertì molto; aveva invitato molti amici e una bambina le aveva regalato un coniglietto a cui Divertirella teneva molto.Un giorno Divertirella si era stufata di tutto quel caos,si urlava, si correva,si pasticciava con gli alambicchi, perché in quella casa ci si interessava anche di magia; insomma non c’era un momento di tranquillità. Un giorno Divertirella disse ai genitori: -Mamma,papà posso andare nel bosco? Ve lo giuro,starò molto attenta!
La mamma rispose: - Sì,va bene,ma stai all’erta perché ci sono bestie feroci, mi raccomando! -
Così Divertirella si mise in cammino e trovò un albero parlante al quale si rivolse dicendo:
-Albero, lo sai che io ho una famiglia matta? -
E l’albero rispose: - Sì, lo so, se vuoi ti posso dare un aiuto; visto che hai una casa e una famiglia matta, tu, adesso vai a casa e alla tua famiglia puoi dire che non ce la fai più e così loro capiranno e si comporteranno meglio. Ora vai, altrimenti farai tardi! -.
Allora Divertirella tornò a casa sua e riferì tutto ciò che le aveva detto l’albero parlante.
Infine andò tutto alla perfezione e così la famiglia si trasformò in una famiglia normale come tutte le altre.
DEBORA T.


TOPOLINA LA GATTINA MOLTO AFFASCINANTE


C’era una volta una gattina molto ma molto affascinante che si chiamava Topolina. Quella gattina affascinava tutti i gattini, giocava con loro, gli dava loro consigli e soprattutto andavano insieme a cercare provviste.
Un giorno, quando la gattina era in giro per la strada, vide un gatto molto bello e gli chiese il suo nome. Lui rispose che si chiamava Silvestro e così si presentarono e divennero amici. Giocavano sempre insieme. Una volta per la strada, videro un’altra gattina e i due amici che si conoscevano da tanto tempo le chiesero:
Sei sola non hai amici? - Ma la gatta non rispose. Ad un certo punto la gattina disse - Mi chiamo Stellina ma mi chiamano Stellerina perché Stellerina è il mio cognome -.
Allora i due amici presero anche l’altra gattina con loro, erano diventati tre amici inseparabili e si divertivano, mangiavano anche insieme ed erano felici. Appena vedevano altri gatti in difficoltà li aiutavano e presto formarono un gruppo molto numeroso.
C’erano giorni in cui facevano un bel banchetto:insalata,latte e arrosto.
Topolina era molto affascinante e invitava tutti nel loro gruppo; non si separavano mai perché erano amici del cuore ed avevano una bella culla dove potevano permettersi di mangiare,chiacchierare e dormire la notte.
Una notte ci fu un temporale terribile e una tempesta fortissima;i tre amici avevano paura della tempesta, così lasciarono la culla e dopo un lungo percorso,si ripararono molto bene nelle caverne, in montagna.
Più tardi uscì il sole e i tre ritornarono a giocare.Restarono in montagna quattro giorni per cercare il cibo per l’inverno.
Ritornarono a casa stanchi morti, si misero nella culla e dormirono tantissimo.
Un gatto cattivo si avvicinò alla loro culla con cattive intenzioni, così fecero una battaglia e i tre amici vinsero! Quello cattivo morì e non vennero più minacciati da nessuno.
GIULIA VERONICA B.


LA MADRE DELLE ACQUE


In una notte d’estate, nelle acque profonde degli abissi, una madre delle acque, chiamata così dai pesci per aver salvato le acque dal petrolio, compì una grande impresa.
La madre delle acque era una sirena di 37 anni che abitava in una conchiglia con inciso il suo nome.
In quei giorni, il capo squalo pericolosissimo aveva fatto ricevere alla madre delle acque una lettera di minaccia: l’animale tentava di dominare l’oceano.
Erano tutti molto preoccupati tranne lei, la grande madre sorridente.
Ella aveva già avuto una minaccia del genere ed era pronta a perdere la sua vita.
Intanto gli squali non erano soli,con loro c’era un signore molto strano e avevano in mente una cosa molto pericolosa. Il lunedì 16 febbraio del 1801 si lanciò la sfida.
Lo squalo (capo) disse: - Dovrete affrontare tre prove. Se le supererete,sarete salvi e ve ne ritornerete a casa. Altrimenti dovrete stare in un acquario e noi ci prenderemo il nostro e il vostro posto e un po’ d’acqua sarà consegnata a lui -. Lo squalo indicò un uomo...
La madre pensò: - Quello è un uomo e quelli sono dei pesciolini cattivi e allora l’oceano non può finire nelle loro mani! -
Intanto il piccolo pesce palla tremava dalla paura e si andò a nascondere nei capelli della madre.
Lo squalo capo disse: -La prima prova sarà passare tra gli scogli spinosi e stare lì per un’ora. Allora accettate? -chiese lo squalo capo.
-Sì, secondo te? - rispose la sirena; così entrò tra gli scogli spinosi e stretti con il piccolo pesce palla pauroso.
Era molto difficile, ma almeno lei era molto magra!
Si era avvicinata all’uscita ed era passata mezz’ora, poi le toccava tornare indietro.Una volta superata la prova, lo squalo spiegò anche la seconda prova che consisteva in questo:si doveva uscire dall’acqua e stare fuori cinque minuti, dopodiché si doveva fare un tuffo dal grande scoglio e tornare al punto di partenza.Tutti i pesci protestavano dicendo:
-Rischia di morire, non può farlo! -
Ma lei non rifiutò e salì con il piccolo pesce palla Frix.
Dopo un po’ di tempo stava per soffocare, ma con gran fatica riuscì a tuffarsi e a tornare nel luogo di partenza.
Lo squalo non ci poteva credere.
Allora, nella terza prova, lo squalo decise di sfidare la sirena e disse: -Faremo una gara-
Poi dichiarò ancora: -Anche se le prime due prove fossero state superate,sbagliando nell’ultima prova avrebbe perso tutto. -
Tutti i pesci rabbrividirono…
Il piccolo ippocampo li fece partire.
La sirena stava perdendo,ormai era senza speranze quando,all’improvviso,superò lo squalo e vinse anche la terza prova.
Lo squalo allora capì che l’oceano non era suo,ma di tutti,così disse: -Scusate amici miei,mi dispiace davvero e vi prego,ditemi se mi perdonerete-
I pesci gli andarono addosso abbracciandolo e perdonandolo.
Così più nessuno minacciò l’oceano.
SILVIA C.


IL RALLY


Gabriele,Paolo e Daniele erano tre personaggi che facevano le gare di rally, esperti di piste (nel senso che conoscevano tutte le piste, millimetro per millimetro). Paolo e Gabriele erano fratelli, Daniele invece non aveva fratelli, ma era stato quattro volte campione del mondo,mentre gli altri due solo una volta. Un giorno Daniele decise di andare da Gabriele Paolo per allenarsi; giunto dai suoi amici,vide come al solito che Gabriele e Paolo stavano giocando con il computer e urlò – Gabrieleeee! Paolooo! –
I due fratelli spensero il computer e si voltarono, Daniele disse: - Domani c’è la corsa e voi non vi siete allenati ! -…Paolo e Gabriele dissero in coro: - Ci siamo dimenticati -.
L’allenamento fu duro,ma riuscirono a terminarlo. Il giorno dopo partirono per la gara.
I partecipanti erano sulla riga di partenza, si sentì uno sparo, e via. Erano partiti tutti ad altissima velocità, Paolo tentò subito lo scatto; un partecipante che guidava una macchina insignificante lo inseguì, Daniele accelerò, andava così veloce che non riusciva a vedere bene, Gabriele lo imitò. Erano tutti vicino a Paolo: le gomme si erano consumate, quindi si fermò, Gabriele finì la benzina, Daniele e l’altro partecipante erano fianco a fianco, ma Daniele accese il turbo. Usciva fuoco dalla marmitta, Daniele si sentiva male perché andava troppo veloce, per fortuna tagliò subito il traguardo e così vinse il suo quinto titolo mondiale. Il giorno dopo la gara, Daniele andò a consolare i fratelli dicendo: - Andrà meglio la prossima volta – e gli regalò le due medaglie vinte.
ALBERTO C.



I CUGINI DEL TROLL NORBERTO


C’era una volta Norberto, un troll che andava in giro per il mondo in cerca dei suoi genitori che erano morti in un incidente d’auto quando era piccolo,ma lui non sapeva nulla.
Un giorno,nel bosco, Norberto trovò un cerbiatto e disse: - Ciao, sei tu un mio papà? -
Il cerbiatto paralizzato rispose: - N...no, io non ti conosco nemmeno, come posso essere il tuo papà? -
Norberto allora s’incamminò verso un albero e trovò un gufo che ululava come un lupo,così gli chiese: - Sei tu il mio papà? -
Il gufo non sentì e continuò ad ululare come un lupo.
Allora Norberto si arrabbiò perché gli sembrava di parlare con un muro e disse irritato: - Ti ho chiesto se sei tu il mio papà!? -
Il gufo si spaventò e disse con la sensazione di svenire: - N...no, chi ti conosce in questo parco? -
Dopo quella risposta, Norberto decise di andare in un altro posto a cercare i suoi parenti.
Camminò e camminò, trovandosi in un prato tutto fiorito con degli alberi pieni di frutti d’estate.
Il troll disse fra sé e sé: -Chissà se qua ci sarà qualcuno, ma meglio provare -.
Andò in questo meraviglioso prato e incontrò una farfalla beata su un fiore azzurro con sfumature rosa e le disse: -Sei tu la mia mamma? -
La farfalla alzò le antenne, vide una cosa più grossa di lei e pensò: - M...ma t...tu s...sei u...un t...troll, io sono una farfalla, come posso essere la tua mamma? -.
Norberto vide in lontananza degli esseri più o meno alti come lui e pensò: - Forse sono loro i miei parenti, chissà,meglio provarci.
La creatura arrivò vicino a quegli esseri, notò che erano uguali a lui e disse rallegrandosi: - Siete voi i miei genitori? -.
Aveva trovato i suoi cugini.
Quegli esseri riconobbero subito la voce del loro cuginetto Norberto e dissero in coro: - Norberto, non ci riconosci, siamo i tuoi cugini? -
Norberto non credette ai propri occhi e rimase bloccato per la felicità di aver trovato qualcuno che gli facesse compagnia e,soprattutto,per aver trovato la sua famiglia.
Il giorno dopo,andò a giocare con i suoi cuginetti che avevano scoperto un posto adatto ai trolls,cioè un parco giochi dove c’erano ampi giardini al posto di quelli normali che, quando ti siedi si rompono.
Da quella settimana,il piccolo troll si sentì di nuovo felice,con la sensazione di vivere serenamente con i suoi cugini.
Tutti insieme, incluso Norberto, vissero per sempre felici e contenti.
ANDREA NICOLE D.


I FOLLETTI DISPETTOSI


Una volta, in un prato verdissimo vivevano dei folletti dispettosissimi che si chiamavano Trichi, Trachi, Trac e Traca; andavano in giro per il prato a trovare la gente e a fare scherzetti. I folletti avevano una casa bassa adatta a loro ed una fornita dispensa.
Un giorno trovarono tantissimi bambini con cui scherzare, ma i bambini erano un po’ troppi perché i folletti erano solamente in quattro. I bambini erano un po’ spaventati e scapparono subito, ma un bambino coraggioso di nome Giovanni si fermò a giocare con loro. Egli rincorse le ombre dei folletti nel prato e seguendole trovò una casetta: era accogliente e comoda; c’erano un tavolo piccolo, dei quadretti, piccole sedie, un lettino, un divano, una cucina ed anche una libreria con tanti libri interessanti,pieni di immagini, spessi e impolverati. Giovanni mise la mano nella casetta piccola,trovò un folletto, lo prese tra le dita e gli disse di non fare più scherzetti.
GABRIELE M.



I CAVALIERI SALVA-NATURA


Quella che vi sto per raccontare è la storia di quattro cavalieri che vogliono salvare la natura. I loro nomi sono: Jerry, Anis,Tommaso, Daniele.
È notte, i quattro cavalieri coraggiosi si avventurano nella foresta oscura.
Si accorgono che c’è uno strano movimento e decidono di scoprire cosa sta succedendo.
Ma la notte è profonda e non si vede molto bene, tuttavia i quattro hanno dei poteri magici e,prendendo dei rami secchi raccolti dal terreno, li fanno diventare degli occhiali che,indossati,riescono a far vedere anche al buio.
Si accorgono così che ci sono dei balordi che con alcune seghe tagliano alberi ancora giovani e pieni di frutti.
Anis, che era tra i quattro il più sensibile,sentiva il pianto degli alberi e si dispiaceva.
Doveva fare qualcosa, così decise, insieme agli altri tre cavalieri, di fare un incantesimo:trasformare gli alberi in uomini e i rami in tanti scorpioni,in modo che ogni volta che segavano un albero,questi diventavano degli uomini imbattibili che rompevano le seghe e gli scorpioni assalivano gli uomini iniettando il veleno, facendoli morire.
Gli uomini incominciarono ad aver paura,così si rivolsero ad un vecchio stregone.
Gli raccontarono tutto e lo stregone,in cambio di mille monete d’oro,fece una contromagia, interrompendo l’incantesimo e pietrificando i cavalieri.
Gli uomini tornarono a distruggere la foresta e fecero talmente rumore che svegliarono un grosso drago che dormiva indisturbato insieme al suo piccolo.
Il traghetto era molto curioso e incominciò a guardare tutto intorno.Vide quattro figure di uomini e incominciò a leccarle.
All’improvviso,i cavalieri ritornarono ad essere umani e capirono tutto ciò che stava succedendo.
Un falegname fece una magia allo scudo di Jerry, però la magia ritornò indietro e così si pietrificò il falegname.
I cavalieri si unirono e dissero la frase magica: - Solo i buoni vincono -.
Dicendo così,gli uomini cattivi e lo stregone si trasformarono in fiori e alberi.
Il bosco divenne meraviglioso e tutti i bambini che vanno a giocare in quel posto non staccano più fiori e rami,ma rispettano la natura perché sanno che è preziosa e che senza di essa non si potrebbe respirare poiché sono gli alberi che ci danno l’ossigeno.
Questa storia ci insegna a rispettare ed amare la natura.
LUCA B.


IL MISTERO


In un giorno d’autunno,alcuni studiosi di storia,per la precisione dei paleontologi, cercavano dei fossili in una valle.
Uno di loro ne trovò uno; all’improvviso uscì un sauropode e tutti i paleontologi scapparono via per lo spavento.
Solo uno studioso restò ad osservare,tentando di avvicinarsi a lui.Il sauropode si voltò verso una pianta e cominciò a mangiarne le foglie.Dopo se ne andò verso il fiume per dissetarsi.
Il paleontologo ritornò alla sua jeep con gli altri e disse: - Non trovo nulla di cattivo in quel dinosauro,lasciamolo libero -.
Poi chiese ai compagni di continuare a lavorare.
Ad un tratto,il paleontologo chiese ai suoi colleghi: - Volete seguirlo per vedere com’è sopravvissuto in tutti questi anni? -
Poi osservarono che il dinosauro aveva dei cuccioli,quindi i paleontologi se ne andarono e il dinosauro e i suoi piccoli continuarono a vivere felici e contenti.
MATTIA S.

Modificato da - Georg Maag in data 04/05/2004 12:36:38
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 04/05/2004 :  13:03:20  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
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ECCO LE STORIE DELLA III C, DEWEY!



LA PRINCIPESSA INDIANA


In una terra lontana, in America, abitava una famiglia di indiani.
La tribù era numerosa. C’era Aquila Volante, che era il capo, c’erano tre suonatori di tam-tam: Gro-Gro, il più grosso e grasso, Pighi, gentile e magro, Chicing, basso e furbo, c’erano Mascia, la cucitrice di maglie, Nana, la stregona, e Tiko, il più piccolino.
C’era anche Raggio di Luna, la piccola principessa indiana, molto gentile e bella.
Questi ultimi due giocavano sempre fra loro, perché erano bambini e per questo erano poco considerati dal resto della tribù.
Questi indiani vivevano felici in libertà, ma correvano un immenso pericolo, perché certi brutti ceffi americani volevano rapire a tutti i costi Raggio di Luna.
Il peggiore tra loro era Roncon, un tipaccio grasso, cattivo e brutto.
Un giorno Raggio di Luna chiese al padre:
- Posso andare nella foresta a raccogliere i frutti del bosco? -
Il papà rispose:
- Va bene. Ma fai attenzione, mi raccomando! -
Raggio di Luna partì.
Intanto Roncon e i suoi compari erano già alla ricerca della principessa ed erano entrati nella foresta dalla parte opposta alla sua.
- Forza, ragazzi! Dobbiamo attraversare tutto il bosco per giungere in vista del villaggio. -
disse il capo.
- Arriveremo di sorpresa, cattureremo e legheremo al totem tutti gli indiani e ci porteremo via la principessa. Eh, eh! - Aggiunse un altro.
Raggio di Luna, che era nascosta tra le piante, sentendo quella voce, corse più veloce della luce al suo villaggio. Ma Roncon udì i suoi passi e ordinò ai suoi uomini di seguirla.
Raggio arrivò al villaggio col fiatone, ma era troppo tardi.
Roncon entrò con la sua banda fra le tende e, agendo di sorpresa, imprigionò tutti.
Solo Raggio di Luna corse e corse e riuscì a fuggire.
Nel villaggio i malvagi legarono tutti gli abitanti, meno il piccolo Tiko, che giudicarono inoffensivo.
Solo dopo un po’ di giorni, mentre giravano per la foresta, Raggio e Tiko si incontrarono. Insieme progettarono un tranello e, quando andarono al villaggio, misero al tappeto Roncon e gli altri. Poi liberarono i genitori e gli amici.
Da quel giorno furono finalmente rispettati e ben trattati da tutti.
ANDREA CAROLINA B.



GRANDI BRIVIDI


Quando la navicella si fermò, Robert scese sul pianeta Muostrous.
Sembrava tutto tranquillo, ma, ad un certo punto, sentì un rumore terrificante rimbombargli nelle orecchie. Si spaventò.
Si girò da tutte le parti, ma non vide niente. Guardò in alto e un orribile mostro alato lo coprì con la sua ombra.
Il mostro scese sul terreno, aveva due teste spaventose; con quella di sinistra si avvicinò a Robert e aprì una bocca piena di denti affilati e cariati.
Robert si girò di scatto per scappare sull’astronave, ma l’altra testa mostruosa gli sbarrò la strada.
Le due teste lo avevano incastrato!
Visto che aveva con sé delle armi, lanciò una bomba a gas.
Il mostro irritato cominciò a tossire e Robert ebbe il tempo di nascondersi dietro una grossa pietra.
Quando il gas svanì, il mostro lo cercò. Annusò e sentì il suo odore.
Da un tubicino a ciuffo, posto tra le due teste, sputò fuoco. Colpì la pietra dietro la quale si nascondeva il terrestre e la polverizzò.
Robert ora era allo scoperto e così riprese a fuggire, ma il mostro lo rincorse.
All’improvviso la bestia volò, lo superò e gli atterrò davanti. Stava per divorarselo, quando lui tirò un’altra bomba a gas e il mostro scomparve di nuovo in una nuvola di fumo.
L’astronauta ebbe il tempo di infilarsi in una grotta e là si nascose.
Fuori, quando si riprese, il mostro fiutò a lungo l’aria, ma non rilevò l’odore della preda; credette di averla persa e rientrò nella sua grotta, la stessa in cui si era rifugiato Duvall.
Per fortuna era molto buia e la belva non lo vide e neanche lo sentì, perché a causa del gas continuava a tossire e a starnutire.
Robert pian piano cercò di uscire fuori, ma il mostro, che aveva buone orecchie, udì i suoi passi e lo inseguì.
L’uomo allora prese il suo fucile e incominciò a sputare fuoco sul mostro.
Il drago, contorcendosi per il dolore, unì le sue teste e Robert ne approfittò per tagliargliele in un sol colpo con la sua accetta.
Era salvo, ma gli ci vollero alcune ore per superare lo choc.
Ripresosi dalla brutta avventura, Duvall ritornò sulla Terra. Lì, fino a che fu vecchio, raccontò la sua storia, spiegando a tutti quanto era stato fortunato a sopravvivere
ALBERTO B.


LO SPAZZOLINO MAGICO


Quando entrò in bagno per lavarsi i denti, Manuel era ancora mezzo addormentato.
Mise il dentifricio sullo spazzolino e di colpo sentì una voce urlare:
- Ancora impiastri? Sono stufo! -
Si guardò intorno, ma non vide nessuno, a parte se stesso.
- Chi è che parla? - chiese con un filo di voce.
Offesa la creatura rispose.
- Ma come, non mi riconosci? -
A Manuel batteva il cuore a…mille!
C’erano i fantasmi in quel bagno, oppure stava sognando?
Per esser sicuro di esser sveglio, si diede un pizzicotto.
Era sveglio, eccome!
Si guardò intorno ancora una volta e risentì quella voce, ancora più arrabbiata.
- Sei un primitivo, Manuel! Mi tratti come il tuo servo! E cosa non trovo tra i tuoi denti!
Chewingum, zuccheri, caramelle, qualsiasi porcheria!
Mi strapazzi, mi schiacci tutti i peli, mi mordi.
Sono arcistufo!
Mettimi ancora una volta in bocca e ti strizzerò le gengive, così tanto da fartele venire rosse e piene di bolle! -
A quel punto il ragazzo capì che era il suo spazzolino a parlare.
Ne ebbe paura, lo prese, aprì la pattumiera e lo gettò dentro, poi portò subito il sacco della spazzatura in strada.
Alle 4,30 del pomeriggio spiò l’arrivo del camion della spazzatura e vide con soddisfazione che portava via il sacco.
Sapeva che sarebbe stato scaricato al porto, su una nave pattumiera. Si era liberato di quello spazzolino impertinente, che aveva fatto la fine che si meritava.
Questo lo credeva Manuel! Ma la storia non andò così.
Seguite lo spazzolino insieme a me.
Il poveretto, buttato fra il pattume, svenne per la puzza e si risvegliò solo alla discarica.
Aprì gli occhi e vide davanti a sé una bellissima spazzolina. Si innamorarono subito l’uno dell’altra, si sposarono, traslocarono e vissero felici e contenti.
GIANLUCA B.


IL MARE MAGICO


Ehi! Non potete avere idea di che cosa mi è successo stamattina.
Apro gli occhi e... niente più letto, niente più pareti, finestre, soffitto, scrivania e scaffale dei peluches.
Per poco non svengo, perché al posto di camera mia, vedo…il mare!
- Che bello! - penso.
Il tempo è magnifico: sole dorato, aria tiepida, leggero venticello.
Senza perdere tempo vado a fare un bel tuffo e poi mi metto a nuotare sott’acqua.
Il mare è limpido e calmo.
Probabilmente questa è l’acqua stupenda e invitante delle Haway!
I pesci sono tutti colorati: uno blu, uno arancione… e ce ne sono di molti tipi. Un pesce pagliaccio, quello arcobaleno, il salmone, un tonno, degli squali mansueti e dei delfini, che saltano.
Io non capisco come mai gli squali non sono aggressivi, ma poi ho un lampo: sono immersa in un mare magico!
Le meduse parlano tra loro con uno strillio acuto, che fa:
- Iiiii, ooooo, uuuuu, aaaaa, eeeee. -
Praticamente usano tutte le vocali.
Mentre le ascolto, mi si avvicina un delfino femmina, che mi dice:
- Non dar loro ascolto, sono delle pettegole e scherzano su di te, perché non hanno mai visto un essere umano. -
Io le spiego:
- Mi chiamo Letizia e non so come sono capitata qua. -
Lei mi risponde:
- Mi chiamo Azzurra. E lui è Blu, il mio piccolo. Benvenuta a Maremagico! -
- Com’è carino, è proprio bellissimo! - esclamò.
Blu è davvero delizioso, il suo corpo ha tutte le sfumature dei blu, dall’azzurro cielo, colore della madre, al blu più scuro, quasi vellutato.
Guardando in giro con attenzione, scopro che il nome degli abitanti di questo luogo dipende dal colore o dai disegni della pelle. Per esempio, se un delfino si chiama Macchia, è tutto a macchioline.
Beh, ora ho voglia di farmi un bel giro sott’acqua. Faccio un respiro profondo e mi immergo.
Passano diversi secondi, un minuto, più minuti. Mi accorgo che respiro tranquillamente!
Chiedo ad Azzurra come mai io, un essere umano, riesco a respirare sott’acqua. Lei mi risponde che sto diventando una sirena, con una vistosa e allegra coda rossa e un reggiseno a conchiglie rosa sfumate.
Presto, anzi, non mi chiamerò più Letizia, ma Rossana.
Io ora sono una sirena. Sono contentissima di vivere a Maremagico, dove faccio capriole e giravolte tra le onde, con i miei amici delfini.
LETIZIA C.


LA FORESTA INCANTATA

In una terra molto lontana esisteva la Foresta Incantata, abitata da gnomi, fate, nanetti, draghi, fantasmini, maghi e lupi. Gli abitanti della foresta erano tutti amici fra loro e andavano molto d’accordo.
L’unica nemica era la strega Viperaccia, che era molto vecchia, brutta, con il viso pieno di rughe, cattiva, ed era sempre vestita di nero, con un cappellaccio a punta e scarpe lucide col tacco a spillo. La strega possedeva un grande libro di magia nera e viveva in una grotta buia, piena di pipistrelli e ragnatele.
Una notte la strega decise di andare dal draghetto, che abitava in una grotta al centro della foresta, per fargli un dispetto. Portò con sé una bibita che conteneva un filtro magico e, mentre lui dormiva, gliela posò accanto.
Al mattino Salterello, il drago, si svegliò e disse:
- Chi sarà stato a farmi questo scherzo così malvagio? Proprio a me che, a vedermi così enorme sembro feroce e cattivo, ma in verità sono dolce e buono come un bignè! -
Per fortuna Salterello era anche molto coraggioso; decise così di riuscire a riprendersi il suo potere ad ogni costo. S’incamminò nella foresta, dove incontrò un fantasmino suo amico, che gli disse:
- Per riavere il tuo potere è meglio che tu vada dal saggio maghetto Cabalun, che ti spiegherà cosa devi fare. Sai? Io sospetto che ci sia lo zampino della strega! -
Dopo lunghe ore di cammino, il drago raggiunse il castello del mago e bussò al portone.
- Avanti! -
- Ah, sei tu! Accomodati qui accanto a me. -
Salterello si guardò attorno: il castello era molto bello e accogliente, le pareti erano dipinte di blu, illuminate da luci diffuse e colorate. Cabalun stava di fronte a lui, seduto su un trono scintillante, che aveva davanti un tavolino di cristallo.
Il mago ascoltò Salterello e, osservando la sfera, scoprì che la colpevole era Viperaccia.
Così disse:
- Per riavere il tuo potere, dovrai uccidere la strega con una pietra magica, che troverai nascosta sotto la grande quercia. Però dovrai stare molto attento! Lì vicino c’è di guardia un grande orco. Ti conviene andarci di giorno, quando lui dorme, perché di notte è sempre sveglio. -
Siccome Salterello era molto stanco, il mago lo ospitò per la notte.
Il giorno seguente il draghetto andò a chiedere ad alcuni suoi amici se lo aiutavano a trovare la grande quercia. La bellissima Fata Lucente, con uno splendente abito azzurro a stelle argentate, e il Nanetto Verdolino, che teneva sempre in testa un cappello verde, decisero di accompagnarlo.
Dopo lunghe ricerche trovarono la pianta.
Mentre Lucente e Verdolino controllavano che l’orco non si svegliasse, Salterello velocemente scavò e trovò la pietra magica. Poi di corsa i tre si allontanarono e raggiunsero la caverna della strega; Salterello entrò e, mentre quella dormiva, la colpì negli occhi, l’unico suo punto debole. La strega di colpo sparì e, al suo posto, comparve una giovane fatina, che ruppe l’incantesimo di Viperaccia.
Il draghetto tutto felice ritornò nella sua grotta. Ora non era più buia, perché finalmente la poteva illuminare con il suo fuoco.
Riunì in casa sua tutti gli amici della foresta e Fata Dolcina. Insieme organizzarono una grande festa. Cantarono e ballarono tutta la notte attorno a un grande fuoco.
Acceso da chi? Indovinatelo voi!
ILARIA C.


BELL E BRUTT


Tanto e tanto tempo fa, in un abisso dell’oceano tra Africa e America, c’era una famiglia di squali; erano tre: il papà, la mamma e un figlio piccolino. Lo squaletto era tutto bianco con gli occhi azzurri, pulito e lindo; si chiamava Bell.
Un giorno degli squali bianchi prepotenti entrarono nelle acque dei nostri amici; anche loro erano una famiglia, composta da mamma, papà e figlio. Il cucciolo era tutto grigio, aveva gli occhi rossi, era sporco e puzzolente e si chiamava Brutt.
I nuovi arrivati cominciarono ad aggredire gli abitanti del luogo.
I genitori di Bell iniziarono allora a combattere i due adulti; dopo un po’ caddero tutti e quattro sul fondale e morirono.
I due squaletti si misero a piangere:
- Tu hai fatto morire i miei genitori! - strillò Bell.
- No, tu sei stato a far morire la mia famiglia! - rispose Brutt con le lacrime agli occhi.
I due erano così tristi, che non avevano neanche la forza di combattersi.
Si girarono schiena contro schiena e ognuno se ne andò per la sua strada.
Passarono degli anni e i due divennero adulti: avevano ormai venti anni ed erano forti e robusti.
Un giorno si incontrarono e Bell esclamò.
- Tu sei quel prepotente che ha fatto morire i miei genitori! -
Brutt rispose arrogantemente:
- Sì, e allora? -
Bell si innervosì e si buttò sull’altro squalo.
Incominciò una battaglia all’ultimo sangue.
Spruzzi, battute di coda, morsi, vortici d’acqua e violente pinnate attrassero tantissimi animali marini, che si riunirono e fecero un cerchio intorno ai duellanti.
La battaglia durò a lungo e, alla fine, Brutt cadde morto sul fondale.
Bell e tutti i pesci dell’abisso, da allora, poterono vivere felici e sereni nelle acque oceaniche.
SAMUEL D.



SQUITTI E L’UNICORNO VOLANTE


In un boschetto di castagni, querce e noccioli, viveva uno scoiattolino di nome Squitti, sempre allegro e in movimento.
Aveva un morbido pelo rossiccio, occhietti azzurri come il cielo e orecchie appuntite.
La sua coda era un lungo batuffolo di pelo e lui ne era molto orgoglioso.
Squitti aveva una famiglia, ma a lui piaceva girovagare per il bosco da solo; cercava ghiande, castagne e nocciole e spesso si cacciava in qualche guaio.
Un giorno, il 24 dicembre, invece di starsene al calduccio nella sua tana insieme ai familiari assonnati, decise di cercare pigne e ghiande per decorare l’albero di Natale.
Cercava anche un regalo speciale per i suoi fratellini Cippi, Cioppi e Ciappi.
Era sicuro che loro gli avrebbero preparato un bel pacchetto di noci sgusciate, sapendo quanto era goloso!
Si allontanò molto dalla sua tana. Per terra c’era già un po’ di neve e sentiva freddo alle zampine; trovò delle impronte di volpe, si spaventò, incominciò a correre tra i cespugli e… si perse.
Ormai il sole era tramontato. Si sentiva il verso del gufo… e lui sapeva che i gufi sono golosi di scoiattoli!
Tremando si nascose sotto un cespuglio di pungitopo e si rovinò anche un po’ la coda.
Ormai era scesa la notte e lui guardava il cielo scuro, puntinato di stelle. Gli sarebbe piaciuto averne una da mettere in punta all’albero di Natale, che i suoi genitori preparavano ogni anno nella radura davanti alla loro tana!
Improvvisamente vide una stella cadente che si avvicinava proprio a lui e che, nella caduta, prendeva la forma di un unicorno azzurro con la criniera dorata.
La creatura, giunta al suolo, si appoggiò con gli zoccoli davanti a lui, ma rimase impigliata nel cespuglio di pungitopo.
Squitti, che era piccolo e veloce, cominciò a spostare rametti e foglie spinose e velocemente liberò l’unicorno.
Questo gli disse:
- Sei stato coraggioso e mi hai salvato. Esprimi un desiderio e io lo realizzerò.
Vuoi un quintale di ghiande?
Vuoi diventare lo scoiattolino più bello del bosco?
Vuoi l’amore di Nocciolina, Miss Scoiattolina? -
Ma Squitti rispose:
- No, no, no! Sai cosa vorrei, se ti fosse possibile? Una stellina da mettere sull’albero di Natale. -
L’unicorno volò altissimo nel cielo e intanto Squitti pensava:
E se non torna più?
E quanto peserà una stella?
Ce la farò a portarla, io che sono così piccolo?
E quale sarà la via di casa?
Chissà come sono preoccupati per me nella tana! -
Ed ecco arrivare l’unicorno che gli consegnò la stella più brillante del cielo e inoltre gli chiese.
- Vuoi un passaggio sulla mia groppa? -
Lo scoiattolino non credeva ai suoi occhi e alle sue orecchie! Accettò subito.
Fece il viaggio più bello della sua vita, cavalcando nel cielo pieno di stelle, la notte di Natale, il nobile unicorno.
Intanto la famiglia di Squitti era molto preoccupata: lo avevano cercato per tutta la vallata, ma avevano solo trovato le sue improntine sulla neve.
Tutto la tana era illuminata, ma loro erano tristi.
Forse era stato inghiottito da una volpe o da un gufo.
Chissà dove si trovava adesso?
Proprio quando la mezzanotte scoccò, sentirono un rumore sconosciuto, come un battito di grandi ali… e un piccolo scoiattolo saltò giù dalla groppa di un grande cavallo alato.
Era Squitti! E teneva in mano una bellissima stella luminosa.
Il piccolo si arrampicò veloce in cima all’albero di Natale e andò a sistemarla proprio sulla cima.
Tutti lo abbracciarono e rientrarono nella tana a sgranocchiare ghiande e castagne e a brindare con vino frizzante di more.
Passarono il più bel Natale della loro vita: la stella illuminava tutta la radura; tutti gli animaletti del bosco si radunarono insieme per festeggiare: c’erano topini, scoiattoli, ghiri sonnacchiosi, uccellini, lepri…e anche un gufo amico.
La scoiattolina Nocciolina si avvicinò a Squitti e gli sorrise e lui fu lo scoiattolino più felice del bosco.
LAURA D.



ILARY, NICOLO’ E IL PAPA’


Una signora di nome Ilary ogni mattina, quando si alzava, accendeva la prima sigaretta della giornata.
Fumava tantissimo e la casa aveva preso dappertutto l’odore del fumo.
Il figlio di nome Nicolò, un giorno che non ne poteva più di quell’ odoraccio, le disse che doveva cercare di smettere, perché altrimenti intossicava se stessa e lui.
Queste discussioni tra mamma e figlio erano abituali, ma Ilary non smetteva.
Arcistufo di questa storia, Nicolò si inventò un piano per convincere la mamma.
Scese in cantina e cercò lo scatolone che conteneva le cose del mare.
Rovistò a lungo, sbuffando, e alla fine la trovò!
Prese la mascherina subacquea e ritornò in casa.
Da quel momento si avvicinava alla mamma solo dopo averla indossata.
Passarono alcuni giorni, ma alla fine il piano funzionò e la mamma decise di smettere.
Nicolò era contento, Ilary non fumava più, anche se girava sempre col pacchetto delle sigarette in mano, così almeno ne sentiva l’odore.
Una settimana dopo, arrivò il papà, che era stato all’estero per lavoro. Vide che la moglie non fumava più ed esclamò:
- Che sorpresa! Tu non fumi più. -
La mamma rispose orgogliosa:
- E’ stato tuo figlio a convincermi! - (ma non raccontò in che modo)
Da allora i tre vissero felici e contenti nel loro alloggio che profumava di fresco.
SHARON G.



DA BIANCA A NERA


A Ciocla, la città dei cioccolatini, situata sulle coste del Mar Latteo, c’erano più di quattrocento famiglie.
Lì i tetti delle case erano di gianduja, le finestre di cioccolato molto sottile e trasparente, le persone di cioccolati tra i più vari: nocciolato, mandorlato, variegato, bianco e nutella.
Gli abitanti di Ciocla andavano assai raramente in spiaggia, perché non potevano stare al sole per abbronzarsi, altrimenti si scioglievano; ma non era un guaio, perché erano già tutti neri, tranne qualcuno.
Tra questi c’era Dina Cioccolatina, tutta di un paglierino cioccolato bianco. Lei ci teneva ad abbronzarsi, voleva avere una bella tintarella a tutti i costi!
Così, quell’estate, si preparò un programma di esposizione al sole, che le permettesse di scurirsi senza squagliarsi.
La cura cominciava a fare effetto, quando Dina dovette bruscamente interromperla.
In paese era arrivato il gigante Puzzonino, proprio come era previsto da una profezia, che diceva:
“Quando sarà estate, lui arriverà e divorerà tutti! “
Dina si chiuse in casa, si procurò del cibo e attese, col cuore in gola.
Ad un tratto sentì: PAMPUM – PAPUM!
Il gigante stava passando in strada; Dina sentiva urla strazianti e pensava:
- Aiuto! Mangerà anche me! -
Spiando fuori dalla finestra poteva vedere il gigante che ingoiava case, panchine, alberi e persone.
- Devo far qualcosa. – pensò – Trovato! Userò lo spray di Carnevale! -
Afferrò nell’armadio la bomboletta e, dal balcone, saltò sul naso di Puzzonino.
Dina riuscì a mirargli gli occhi e spruzzò.
Il gigante, accecato, si mise a piangere forte e a lamentarsi.
- Non ci vedo più! Come farò a spostarmi, a procurarmi del cibo ….
Ora avrò sempre bisogno di qualcuno che mi guidi. -
Così Dina, che era molto buona, decise di aiutarlo e di rimanere a vivere sulla testa del gigante. Si fece un posticino fra i suoi capelli e lì si sistemò.
Non lo credereste, ma fu così che realizzò il suo desiderio.
Dopo qualche mese nessuno l’avrebbe riconosciuta!
Stando così in alto, aveva preso molto sole, senza danno, perché era un po’ riparata dai capelli di Puzzonino, e finalmente era nera e abbronzata come un pezzo di carbone.
FIONNUALA G.


IL CAVALIERE ORLANDO


Una sera tanto tempo fa, in un bosco illuminato dalla luce della luna, si sentì lo scalpitio degli zoccoli di un cavallo al galoppo.
Dalla curva di una stradina di terra spuntò un cavaliere, la cui armatura metallica, colpita da un raggio di luna, sembrava d’argento.
Sul suo scudo spiccava il disegno di un drago. Era grande, tutto verde fosco, con le ali spalancate e gli occhi con lo sguardo morente, a causa di una grossa ferita nel ventre, da cui usciva molto sangue.
Il cavaliere uscì dal bosco e si lanciò sul ponte levatoio del castello di Bosco Scuro. Si fermò alla guardiola.
Orlando, detto l’Ammazzadraghi, salutò tutti i soldati.
Subito una guardia gli chiese:
- Quanti draghi ha ucciso in questi tre mesi, messere? -
E intanto strizzava l’occhio ai compagni, perché tutti sapevano che Orlando era un po’ bugiardo e sbruffone.
Il cavaliere saltò giù da cavallo, lo affidò allo stalliere e cominciò a raccontare con la sua forte erre moscia:
- Ho peRcoRso tante stRade peRicolose e finalmente sono aRRivato nel lontano e teRRibile paese dei dRaghi.
LoRo, tutti e tRecento, mi hanno ciRcondato con aRia minacciosa. -
- Che paura! - esclamò una guardia sogghignando - Cosa le hanno fatto,messere? -
- Cosa ho fatto io a loRo!
Il pRimo che ho ucciso eRa gRande come una montagna, il secondo eRa feRoce e fuRbo come il diavolo, il teRzo ho faticato ad acchiappaRlo, perché eRa più veloce del vento… -
- Messere, se ci racconta di tutti e trecento, finiremo domani! - lo fermò la terza guardia.
- VeRo, veRo! Sappiate peRò che alla fine li ho distRutti tutti. Sono un eRoe, io!
ORa, Raccontatemi voi del castello. E’ successo qualcosa duRante la mia assenza?
E della pRincipessa Romualda, che mi naRRate? -
La prima guardia, che sapeva quanto Orlando fosse innamorato della principessa, lo rassicurò su di lei. Ora dormiva, ma l’indomani, sicuramente avrebbe potuto incontrarla.
Orlando, stanco per il viaggio, salutò e si avviò alla sua camera, dove cominciò a togliersi l’armatura: l’elmo rotolò sul pavimento, i bracciali e le ginocchiere finirono sotto il letto, il pettorale rimase in bilico sullo sgabello e lo scudo giacque per terra.
Il cavaliere in quattro e quattr’otto si infilò sotto le coperte, si addormentò e sognò la sua bella principessa.
Il mattino dopo Orlando si svegliò, perché un raggio di sole lo colpì negli occhi. Subito si ricordò di Romualda e si vestì in fretta. Prese dal baule una calzamaglia candida, le babbucce nere, una camicia ben stirata e la casacca azzurra coi bordi dorati. Quest’ ultima
la strinse in vita con un luccicante cinturone nero, a cui appese la spada d’argento.
Si guardò allo specchio e si mise il berrettino, da cui partiva una lunghissima piuma bianca
Si infilò il mantello e uscì dalla porta.
Raggiunse a passi veloci la sala della regina e lì trovò la madre di Romualda, che stava ricamando.
-BonjouR, Madame! SpeRo che abbia tRascoRso gioRnate seRene in mia assenza. E Romualda? Come sta, la sua dolce figliola?-
La dama lo guardava severa senza rispondergli, ma Orlando si fece coraggio e aggiunse
un po’ imbarazzato:
- SaRei felice se mi concedesse la sua mano. -
La regina lo fissò e disse:
- Dovrai parlarne con suo padre, re Ruggero; ma ora è a caccia nel bosco coi suoi amici. Tornerà stasera. -
Orlando andò nella sua camera e aspettò, aspettò, aspettò.
Finalmente sentì gli zoccoli dei cavalli che battevano sui ciotoli del cortile. Si affacciò alla finestra e vide il padre di Romualda.
Lo raggiunse.
- Oso chiedeRle la mano di sua figlia, SignoRe! - gli disse inchinandosi.
- Prima dovrai dimostrarmi il tuo coraggio. Cattura un drago e portalo qui da me, perché possa esporlo in una grande gabbia. -
Orlando rispose subito di sì, ma si sentiva molto male, perché catturare e uccidere un drago, non è cosa facile.
- PeRò, - pensò fra sé - neanche chiedeRe la mano di Romualda è stato una scheRzo, eppuRe ce l’ho fatta. -
Il mattino dopo, all‘alba, partì, mentre la principessa lo guardava di nascosto dalla finestra.
Era trascorsa una settimana e di draghi neanche l’ombra. Stava calando la sera dell’ottavo giorno, quando Orlando ne incontrò uno.
Era così arrabbiato di aver perso tutto quel tempo, che non ebbe pietà: gli trafisse il cuore, lo legò con una corda al suo cavallo e lo trascinò fino al castello, dove lo consegnò a Ruggero, il quale, come promesso, gli concesse la mano della figlia.
Si sposarono un mese dopo, invitarono più di trecento persone e fecero un pranzo così colossale che ancora oggi se ne parla, nel reame di Bosco Scuro.
DOINA I.


LA STRANA VISITA GUIDATA


Quel giorno la formica Zigli uscì dal formicaio con un completo blu e una camicia bianca, su cui era annodata una bella cravatta granata.
Era il suo primo giorno di lavoro come cicerone e doveva guidare i visitatori al formicaio Mucchio Grosso. Zigli era pronta ad affrontare i suoi turisti e, quando il gruppo gli si presentò, subito lo accolse con belle parole:
- Ciao amici, vi voglio accompagnare nel mio formicaio. Nella visita saremo precisi e veloci, cosa tipica di noi formiche, perché il tempo è denaro e abbiamo solo pochi minuti a disposizione. Dopo di voi, c’è altra clientela!
Io mi chiamo Zigli e, se avrete qualche curiosità, potrete farmi delle domande. Capito? -
Poiché nessuno rispose, il cicerone esclamò:
- Oh, oh, se non avevate la lingua potevate anche dirmelo! -
Poi cercando di essere ironico aggiunse:
- Aspettate! Se non l’avete, come fate a dirmelo? -
Finalmente un turista piccato rispose:
- Qui, di lingua, c’è chi ne ha persino troppa! -
Zigli allora riprese:
- Ritorniamo a noi. Ahimè, ho perso il filo del discorso e s’è fatto pure tardi!
Non abbiamo più tempo per soffermarci nel formicaio, faremo un giro extra-veloce e poi vi racconterò la storia di una nostra famosa antenata: la grande Robustona, la superformica che tutti noi vorremmo essere! -
E Zigli, dopo la visita-lampo, radunò i turisti in una grande sala e incominciò:
- C’era una volta una formica, che, stanca di lavorare, se ne andò dal suo formicaio; camminò, camminò e trovò casa in un buco di una parete di un laboratorio sotterraneo, dove lavorava uno scienziato di nome Dottor Hamsterville. Questo passava interi giorni a tentare di inventare una bibita, che produceva dei poteri soprannaturali in chi la beveva.
La formica pensò fra sé che quella bevanda era simile alla pozione di Asterix. Si fermò incantata a guardare per molte ore il lavoro del dottore, fino a quando lo scienziato soddisfatto versò una bibita giallognola da una caraffa in una boccetta. Improvvisamente una grossa goccia di pozione cadde addosso all’animaletto, che si sentì subito pieno di forze, come Superman. Capì di essere imbattibile e decise di diventare all’istante un supereroe!
Andò così a sfidare tutti i formichieri e nessuno ebbe scampo!
Divenne la beniamina di tutte le formiche e venne ribattezzata Robustona.
Tutti l’adoravano, tutti l’applaudivano ed ella divenne troppo orgogliosa e alla fine ascoltò il cattivo consiglio della sua vanità e decise di sfidare addirittura un…elefante!
La tenzone era in corso; la formica attaccò per prima, ma, nello stesso istante in cui si lanciava contro il rivale, fu aspirata dalla proboscide del pachiderma. -
E qui il racconto di Zigli si concluse.
- Bene, Signori, il vostro turno è terminato! Per uscire passate di qua. Forza, forza, che tocca al gruppo seguente! E’ gradita la mancia! -
E Zigli, molto soddisfatta della sua prima esperienza, si affrettò ad accogliere i nuovi turisti.
ANDREA M.



TOPO 007: MISSIONE GATTAFIRA


Un topo agente segreto, che si chiama 007, è in attesa nell’anticamera del gran capo.
E’ vestito con una giacca nera, una camicia bianca, una cravatta a strisce diagonali e porta degli occhiali neri.
Passeggia nervoso per la camera, quando finalmente il capo lo chiama. Gli fa subito sapere dove dovrà andare in missione e gli dice:
- 007, devi partire immediatamente per Parigi. -
Poche ore dopo 007 sale sull’aereo e incontra una topolina, che è pure lei una 00… famosa.
Parlano e 007 scopre che anche la topina è stata mandata in missione a Parigi.
- Che missione? - chiede lui.
- Missione GATTAFIRA. - risponde lei.
007 rimane sorpreso, perché è la sua stessa missione e il capo non gli aveva detto che con lui ci sarebbe stata la topolina!
L’aereo atterra a Parigi e gli agenti 007 e 0010 sbarcano.
- Che bella città è Parigi! - esclama 007- Ha bellissimi parchi e giardini, castelli e chiese, caffè e viali, la Torre Eiffel e Disneyland! -
007 e 0010 iniziano ad investigare; 0010 spiega che la loro missione consiste nello scacciare tutti i gatti dalla città.
- Non ho idea di come fare…- sospira 007, ma 0010 ha un’idea luminosa.
- Qui a Parigi conosco un inventore bravissimo. Potremmo farci aiutare da lui a costruire una macchina SPAZZAGATTI ! -
007 e 0010 cominciano intanto a raccogliere informazioni sulle abitudini dei gatti parigini e scoprono che all’ora di cena si riuniscono sempre in vicolo Saint Maxime.
Ora che sanno dove trovare i gatti, non rimane loro che andare dallo scienziato per costruire la macchina.
E’ primo pomeriggio, quando l’inventore e i due agenti si mettono all’opera per creare la spazzagatti. Usano un vecchio aspirapolvere, un grosso tubo, una botte,un motore di una vecchia auto, delle ruote prese da carretti, chiodi e viti, filo di ferro e…voilà: la macchina è pronta!
Intanto i gatti, che avevano ricevuto una soffiata, stanno preparando una controffensiva e costruiscono una spazzatopi.
All’ora di cena gatti e topi trasportano nel vicolo le loro apparecchiature e danno inizio alla battaglia.
I topi sono più veloci, accendono la loro spazzagatti, che è molto potente, e in un lampo aspirano tutti i gatti della città.
I poveretti non hanno scampo, risucchiati, vengono radunati nella botte, che viene caricata su una nave e verrà trasportata su un’isola lontana.
La sera tutti i topi di Parigi festeggiano e 007 e 0010 partecipano alla festa.
Lontano, in un’isola in mezzo all’oceano, i gatti, ormai usciti dalla botte, sono pieni di rabbia, ma devono rassegnarsi a rimanere lì, perché… non sanno nuotare!
MADDALENA P.



ROBERT SUL PIANETA MOSTRUS


QUANDO Robert Duvall arrivò al pianeta Mostrus, scese dall’astronave, si guardò intorno e vide solo nebbia. Così tanta nebbia che si sentiva come avvolto in una ragnatela.
I rumori erano attutiti, ma ogni tanto gli arrivava alle orecchie un inquietante verso.
- Rugrrrrrd!! -
A Robert il cuore batteva a 3000 al minuto!
Ma era coraggioso e vinse la paura. Si spostò allla cieca insieme al suo robottino Opportunity, al quale Robert chiese:
- Riveli qualcosa di vivente? -
Il robot rispose:
- Sì... GR GR... rivelo qualcosa…GR GR… a ovest…GR GR! -
Poi partì velocissimo, guidando Robert verso il luogo dove aveva individuato la forma vivente.
Lì Robert vide una grotta e sentì quello stesso rumore che già conosceva.
- Rugrrrrrd!! -
Duvall entrò e i suoi occhi atterriti videro un mostro a due teste, forse una specie di uccello
L’astronauta dalla paura prese la pistola disintegratrice-laser e sparò: ZZSSsssss.
Il mostro schivò in parte il colpo e, invece di scomparire, rimase paralizzato.
Robert ebbe così il tempo per pensare.
Lui era stato mandato lì dalla Nasa, che gli aveva ordinato di catturare il mostro, vivo, quindi ora doveva tornare all’astronave e prendere le attrezzature standard per la cattura dell’uccello galattico. E così fece.
Poi Robert ritornò alla grotta, ma successe qualcosa.
Scoprì che quel mostro era una… mostra!
Infatti, al ritorno, vide intorno a lei tre bellissimi cuccioli, che cercavano di becchettarla e di darle piccole testate di conforto.
Robert intenerito pensò che non era giusto distruggere quella bella famiglia.
Prese la sua decisione.
Telefonò alla Nasa e raccontò che, purtroppo, aveva disintegrato il mostro.
Poi, al contrario, fece amicizia con lei.
Seppe così che la povera bestia su quel pianeta non trovava cibo.
La trasportò su Dolcestrus, un pianetino molto fertile, dove avrebbe potuto trovare ciò che le occorreva, per sé e i suoi cuccioli. Poi la salutò e tornò sulla Terra.
Alla Nasa si scusò e narrò di una terribile lotta tra lui e il mostro.
Aveva dovuto ucciderlo, se non voleva morire a sua volta!
E la sua storia fu così convincente che Robert passò per un eroe!
LUCA P.



PAURA IN SOFFITTA


Stavo dormendo, quando sentii dei rumori e, di colpo, balzai seduto nel letto.
I rumori venivano dalla soffitta.
Ero molto preoccupato, così salii a vedere.
Passai dalle scale, ma prima presi la pistola ad acqua.
Provai ad accendere la luce, ma non funzionava. Provai ancora, ma nulla da fare!!!
Di colpo sentii un ruggito dietro di me.
Sobbalzai e corsi a nascondermi dietro il vecchio baule.
Subito mi venne da tossire, perché era ricoperto di polvere.
Lì rannicchiato cercavo di non far rumore e quasi quasi, di non respirare.
Solo dopo un po’ feci capolino e vidi la punta di una coda, che si muoveva poco davanti ai miei occhi.
Sparai, ma l’acqua la mancò.
- Mannaggia! - esclamai.
Con gli occhi spalancati cercavo di intravedere nel buio della soffitta.
E vidi.
Vidi un ragno gigante!!! Ero immobilizzato dalla fifa!
Scoprii poi che il ragno era l’ombra, proiettata sul muro di fronte,
dei miei capelli dritti sulla testa.
Avevo la fronte sudata e ghiacciata allo stesso tempo e, chi mi avesse visto, si sarebbe spaventato, talmente ero pallido.
A quel punto sentii uno striscio alle gambe: già mi vedevo attorcigliato e stritolato dalle spire di un terribile boa.
Abbassai gli occhi atterriti e lo vidi.
Era il mio gatto Nerone!
VINCENZO P.


UNA BAMBINA SOGNATRICE


A Ceriale, un paesino di mare della Liguria, vive una bambina di nome Clementina. Ha otto anni, è alta e magra, con lunghi capelli biondi, occhi azzurri ed un piccolo naso all’insù.
Clementina è molto intelligente e sensibile; è figlia unica, anche se ha chiesto tante volte a sua mamma Beatrice una sorellina, come compagna di giochi.
La sua mamma fa la fotografa e viaggia molto e le ha detto che non ha tempo per un’altra bimba. Se ha bisogno di un compagno di giochi, può avere un animale.
Clementina è quindi andata al negozio in piazza e si è scelta un tenerissimo gattino, che ha chiamato Flaffi.
Il micetto è grigio, con un pelo lungo e liscio ed è molto giocherellone.
Clementina e Flaffi, tutti i giorni, fanno lunghe passeggiate in spiaggia, davanti la loro villa, che si trova proprio sul mare.
La bambina è felice in compagnia del suo gattino, ma c’è un piccolo problema.
Il suo papà Roberto, purtroppo, è allergico al pelo di gatto
Lui viaggia molto per lavoro. È un giornalista famoso. Quando però è a casa, Flaffi non può stare nella stessa camera del papà, quindi, se Clementina vuole stare col babbo, deve tenere Flaffi chiuso nella sua cameretta, da solo.
Il gattino non è molto contento, ma è comunque disponibile; sapendo che alla sua padroncina fa piacere stare ogni tanto con suo padre, si adatta alla situazione e si fa lunghe dormite.
Tanto recupererà il tempo perduto.
Clementina infatti non va a scuola come tutti i bambini, perché i suoi genitori preferiscono che un’insegnante privata la segua a casa. Conosce già due lingue: inglese e francese.
E’ più brava in matematica, perché ha sempre giocato volentieri con i numeri.
Anche se non è bravissima, in italiano se la cava bene; tutti i giorni scrive sul suo diario segreto un pensiero importante della sua giornata.
Lì c’è anche scritto il suo più bel sogno: diventare fotografa, come sua madre, viaggiare per il mondo e riprendere tutte le bellezze della natura.
MARIA P.


IL CASTELLO INCANTATO


Seimila anni fa, in un castello della Finlandia, circondato da un grande lago dalle acque paludose e scure, viveva un drago tremendo.
Era cattivo e pericoloso, per cui tutti gli stavano alla larga!
La terribile creatura visse millecinquecento anni, durante i quali fece cose terrificanti e crudeli, servendosi anche dei grandi poteri magici che possedeva.
Solo quando fu vicino ad esalare l’ultimo respiro, capì quanto era brutto non avere famiglia ed amici, così, grazie alla sua magia, espresse il suo ultimo desiderio.
Voglio, voglio, voglio, che questa casa sia un giorno piena di cuccioli di drago!
Voglio, voglio, voglio, che qui abiti un dì un’allegra famiglia!
Se ciò accadrà, tutto il castello in oro si trasformerà!-
Detto questo il poveretto mandò un ultimo piccolo sbuffo di fumo e morì.
Trascorsero mille anni e il castello rimase sempre abbandonato, ma un giorno, finalmente, si addentrò nel maniero un piccolo draghetto, che decise di rimanervi.
Gli anni trascorrevano veloci e il cucciolo era ormai diventato grande, un giovanotto.
Era alto quattro metri e novanta e largo due metri e ottanta: pesava sei tonnellate! Come tutti i draghi maschi aveva al centro della pancia una macchia a forma di cerchio giallo e sulla testa una cresta arancione.
Era molto solo e desiderava tanto che qualcuno gli tenesse compagnia.
Il suo nome era Arckanine e, nonostante l’aria temibile, era buono come il pane; era così buono che non avrebbe mai dato neanche uno schiaffo ad una mosca, figuriamoci se l’avrebbe ammazzata!
Al suo cinquantesimo compleanno (età molto giovane per un drago) conobbe una draghessa di nome Lullu, che era venuta al castello per aiutarlo nei lavori domestici e per tenergli compagnia. Lullu era molto attraente, grazie alla sua cresta color rosa, sempre ben pettinata e adornata da fiocchetti.
Spesso la sera dopo cena parlavano tra loro, tranquillamente seduti sulle poltrone accanto al caminetto.
Una volta Arckanine le raccontò della leggenda che si narrava sul castello, del suo terribile primo abitante e del desiderio che aveva espresso prima di morire.
Quando terminò, Lullu battè le mani per dimostrare quanto avesse gradito la storia. Arckanine, soddisfatto dell’attenzione ottenuta,le propose di visitare il castello.
- Qui ci sono cento saloni, millequattrocentoquarantaquattro stanze, cinquecento bagni e altrettante cucine. -
Lei esclamò curiosa:
- Cominciamo subito, se no si farà tardi! - Lo prese sottobraccio e si avviarono verso il primo scalone.
La sera a letto, Lullu ripensò alla storia e alla visita: non era niente male quell’Arckanine! Se si fossero sposati, avrebbero potuto avere tanti figli ( cosa che lei desiderava moltissimo) e chissà...chissà se davvero il castello si sarebbe trasformato in oro!
Il giorno dopo a colazione Lullu chiese decisa al buon drago:
- Mi vuoi sposare? -
Lui fu così contento della proposta che per poco non si soffocò col boccone, che aveva appena addentato. Poi pieno di gioia si lasciò sfuggire una gran fiammata, che incenerì un vecchio divano. Alla fine rispose:
- Certamente, non aspettavo altro! -
Arckanine si affrettò ad organizzare il matrimonio: il giorno, la cerimonia con il prete, i testimoni, i vestiti, gli anelli, gli addobbi e persino il viaggio di nozze.
Si sposarono il giorno del suo cinquantunesimo compleanno e quando il prete disse:
- Vi dichiaro marito e moglie! -, il castello si tramutò in oro vero.
Gli sposi partirono poi per il viaggio di nozze. La loro meta fu il lago di Lochness in Scozia, dove vivevano molti dei parenti di Arckanine.
La loro vita da sposi fu bellissima, lunghissima e felicissima, ebbero tantissimi figli e tanto oro per allevarli senza problemi.
EDOARDO P.



LA FARFALLINA MAGICA


In un bosco dove c’erano tanti animali, volpi,conigli, scoiattoli, uccellini, tassi e talpe, viveva anche una bellissima farfallina di nome Lili.
Essa aveva un sogno: diventare magica, per essere più utile ai suoi amici e ammirata da tutti gli abitanti del bosco, perché, essendo così piccina, non veniva mai notata.
Decise di partire alla ricerca della magia.
Si mise in posizione sopra un fiore, allargò le ali, aspettò un alito di vento e... via!
Volò, volò, fino a quando non fu stanca.
Allora decise di atterrare.
Planò su un ramo, dove incontrò un ghiro, al quale chiese:
- Lei sa qual è e dov’è l’isola della Magia? -
Il ghiro rispose:
- Sì, è Tupan Paperon. Hai scelto la persona giusta per chiederlo, io sono Cliffi, il genio dell’isola; sono fuori per lavoro.
Per giungere là dovrai volare a sud e, quando sarai sul mare, dovrai puntare a est. Vedrai subito l’isola.
Ma, come ti chiami? -
- Io sono la farfallina Lili - rispose lei.
Dopo le presentazioni Lili decise di fermarsi lì tutta la notte e il mattino dopo partì per l’isola.
Passò da Carscè a Migl e alla fine, seguendo le istruzioni del ghiro, arrivò a Tupan Paperon, un isolotto vicino al fiume Nilo.
Atterrò e vide molte piramidi e su una di queste c’era un’iscrizione: ”Piramide della magia“.
Lili volò più veloce che poteva, entrò nella costruzione e subito non trovò nessuno, ma poi scorse un mago.
Lo salutò e gli domandò:
- Sei tu il gran mago, che può offrirmi la magia? -
Lui rispose di sì e la farfallina gli raccontò cosa desiderava e perché ne aveva bisogno.
Il mago ascoltò e poi disse:
- Te la concederò, ma prima dovrai superare tre prove:
1°) Superare il fiume della paura;
2°) Affrontare il verme-robot;
3°) Attraversare un labirinto. -
Lili partì subito e si trovò davanti al Fiume della Paura.
Si fece coraggio, anche se il fiume aveva onde altissime e spumeggianti, c’erano rumori da tutte le parti e un gran vento, misto a goccioline d’acqua, raffreddava le ali della povera Lili.
Volò con un grande sforzo e sentiva una voce che le diceva di andare a destra, perché lì avrebbe trovato tranquillità e felicità. Era convincente, ma Lili non le diede ascolto e continuò ad andare dritto.
Dopo tanti sforzi arrivò dall’altra parte del fiume.
E la prima prova era superata!
Non ebbe il tempo di respirare, che si trovò subito davanti il verme-robot.
Lui si lanciava verso l’alto per acchiapparla e cercava di colpirla con un grosso pungiglione.
Lili, mentre lo schivava, si guardò intorno e vide un rovo. Da lì prese uno spino e, con gran coraggio, si avvicinò alla bocca del mostro e gli infilzò la gola. Poi velocissima si allontanò.
Lo spino era andato a colpire i circuiti elettrici e fermò il verme uccidendolo.
La seconda prova era terminata!
Ora c’era da superare il labirinto, Lili prima lo guardò dall’alto, poi memorizzò i movimenti che avrebbe dovuto fare e partì.
Sinistra, destra, sinistra, sinistra ancora, destra, dritto avanti, il tutto per sedici volte. Felicemente concluse anche quella difficile prova!
Volò quindi più veloce che poté per rientrare nella piramide e raggiungere il mago.
Lo trovò e non dovette neppure raccontargli la sua avventura.
- So tutto! Sei stata coraggiosa, prudente, attenta e meriti il premio. -
Così regalò il potere della magia alla farfallina, che poté tornare felice a casa e servirsene all’occasione.
ALESSANDRO S.



IL BAMBINO RICCO E IL BAMBINO POVERO


Era la vigilia di Natale ed Enrico, un bambino ricco, che credeva sempre di essere il più bello, il più forte e il più furbo, giocava tutto solo con i suoi giocattoli.Era nella sua stanza, grande e pulita, dove aveva un letto a castello, un armadio pieno di giocattoli e una scatola con il suo pallone di cuoio.
Dall’altra parte della strada viveva un bambino povero; lui pensava di essere solo un buono a nulla e giocava sempre con l’unico gioco che aveva: un pallone di carta.
Il bambino ricco e il bambino povero quel giorno andarono ai giardinetti. Enrico, accompagnato dalla dama di compagnia, giocava col suo bel pallone di cuoio, mentre Nicolò si divertiva a fare tiri con quello di carta. Giocando,però, adocchiava con desiderio il pallone vero, così si fece coraggio e chiese al bambino ricco: - Posso giocare con te, col tuo pallone? -
Ma Enrico, che era viziato, rispose: - No! Perché sono sicuro che me lo romperesti. -
Nicolò andò via triste.
Quella sera i bambini andarono a dormire presto in attesa di Babbo Natale, che avrebbe portato loro i regali richiesti nella letterina. Il bambino ricco aveva compilato una lunga lista:una Ferrari telecomandata, giochi spaziali ed elettronici e un mucchio di altre “ciarabattole“. Il bambino povero aveva domandato cibo, vestiti e coperte per riscaldare sè e la sua famiglia e, se Babbo Natale poteva, un piccolo pallone di cuoio. Tutti e due si addormentarono subito. La notte passò e al mattino si alzarono prestissimo e agitatissimi.
Enrico corse a cercare sotto l’albero, ma, con grande tristezza, vide solo un biglietto scritto da Babbo Natale in persona.
“ I miei regali sono un premio per i bambini educati, bravi e gentili, soprattutto generosi con gli altri. Pensaci, rifletti! Un caro saluto, Babbo Natale. “
Il bambino capì.
Nicolò invece, con grande sorpresa, aveva trovato sotto l’albero tanti pacchi colorati.
Li aprì e trovò cibo, bevande, coperte e vestiti, una luccicante macchinina e, infine, il bel pallone di cuoio, che aveva tanto desiderato. Era contento come una Pasqua!
In tutte e due le case, quel giorno, si fece un bel pranzo di Natale, ma Enrico non potè mangiare con grande appetito.
Dopo pranzo Enrico e Nicolò andarono ai giardinetti. Enrico,quando vide l’altro bambino si avvicinò e disse: - Ti chiedo scusa per la brutta cosa che ti ho detto ieri. Vuoi lo stesso giocare con me? -
- Ma certo! -Si divertirono tanto e da quel momento divennero grandi amici.
Proprio questa amicizia fu in realtà il più bel regalo che, tutti e due, ricevettero per Natale.
LORENZO S.


LA STELLA


In campagna viveva una povera famiglia composta da quattro persone: mamma, papà e due bimbi.
Una sera la mamma disse:
- Andate a letto bambini, è già tardi! -
Laura e Gianni ubbidirono subito.
Dopo essersi messi il pigiama, Laura guardò fuori dalla finestra e fissò una stella.
Come avrebbe voluto prenderla!
Senza accorgersene allungò il braccio, ma purtroppo sapeva di non potercela fare!
Subito dopo vide un’altra stella,che correva nel cielo come un razzo e sembrava scendere a terra. Era una stella cadente.
Laura riallungò il suo braccio, nell’inutile tentativo di afferrarla, poi, assonnata e un po’ delusa, s’infilò sotto le coperte e si addormentò.
In cielo, intanto, la prima stellina, che aveva osservato tutta la scena, si domandava:
- Come mai quella simpatica bambina vorrebbe con sè una di noi? -
Non trovando la risposta, si rivolse a un gran conoscitore di bambini: Babbo Natale.
Egli, che ogni sera gironzolava dietro le finestre delle camerette per osservare i bimbi e capire i loro desideri, la notte successiva si nascose dietro la finestra di Laura. Osservandola e ascoltando le sue parole nel sonno, capì che il suo desiderio era di poter toccare, accarezzare e tenersi vicina una bella stella luminosa ed elegante.
Felice di poter accontentare quella bimba buona, partì per il suo studio. Lì subito si mise all’opera e preparò una stellina, lucente come oro e morbida come un peluche, poi la depose in un pacchetto di carta piena di colori.
La notte di Natale andò nella casa di Laura e, di nascosto, mise il regalo accanto al presepe, insieme ad un pacchetto per Gianni.
La mattina seguente i due bambini si vestirono con i migliori abiti che avevano, perchè a pranzo sarebbero venuti i cugini, gli zii ed altri parenti. Dopo aver fatto colazione, corsero al presepe e videro i loro doni.
Gianni trovò un diario nuovo e Laura la sua stellina accompagnata da un biglietto.
Cara Laura,
le stelle non si possono togliere dal cielo,
rovineremmo la sua bellezza!
Accontentati di questa!
Babbo Natale“

Certo che Laura era contenta!
Passò un Natale bellissimo, giocando con tutti i cugini e con la sua stellina.
MARIA CHIARA S.

Modificato da - Georg Maag in data 04/05/2004 13:10:26
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Georg Maag
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Inserito il - 11/05/2004 :  15:02:59  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
ECCO LE STORIE DELLA III A KENNEDY

I GIOCHI ALLA RISCOSSA


In una bella villa viveva un bambino che distruggeva tutti i giochi. Un giorno i giochi si stufarono di essere trattati in quel modo e fecero una riunione per decidere come combattere quel bambino. Lo volevano combattere perché era disordinato, li distruggeva sempre, ne staccava i pezzi sparpagliandoli dappertutto e soprattutto li faceva sempre combattere fra di loro: loro erano amici e non volevano scontrarsi sempre e farsi del male!
Il giorno seguente alla riunione era un sabato ed il bambino rimaneva a casa da scuola così, quando la mamma fu uscita per andare al lavoro,mentre il bambino dormiva ancora, essi si prepararono e cercarono le armi. Quando un soldatino diede il segnale di inizio battaglia, dall’armadio caddero e presero volo degli areoplanini che colpirono il bambino sganciandogli palline rinsecchite di cicles, che lui aveva attaccato ai muri, sul viso ancora addormentato; le macchinine gli salirono sulle braccia e con le ruote gli fecero il solletico; i soldatini,in posizione d’attacco,gli spararono palline di carta. Marco,svegliatosi di soprassalto, cercò di ripararsi nascondendosi da tutte le parti:sotto il letto, in cucina,nella vasca da bagno, ma tutto era inutile perché i giocattoli lo seguivano dovunque e lo colpivano. Nella casa c’era un gran baccano anche perché Marco gridava a squarciagola!
Continuò così fino a quando la mamma mise la chiave nella porta ed entrò. Vedendo tutto il disordine che Marco aveva fatto correndo qua e là e sentendo già dalle scale tutto quel baccano gridò: ”Basta!!!!! Cos’è tutto questo chiasso???!!”
I giocatoli si fermarono immediatamente dov’erano, immobilizzandosi.
La mamma si guardò intorno esterrefatta ed esclamò: ”Marco,cos’è tutto questo disordine? Come hai potuto ridurmi la casa in questo stato i poco più di un’ora? Riordina tutto e poi vai in camera tua fino a questa sera!!!”
Marco cercò di spiegare:”Ma mamma... i giocattoli si stavano movendo e mi hanno anche fatto male!!!”
La mamma, che non credette ad una sola parola del figlio, lo guardò severamente e gli indicò con il dito la sua camera. Da quel giorno Marco non ruppe mai più un gioco e divenne anche più ordinato: la lezione gli era servita!!
Raffaele H.


CECILIA E LE PERLE DELLA SAGGEZZA


Cecilia, una bambina piuttosto ingenua e credulona, un giorno partì per andare a cercare le perle della saggezza che avevano il potere di far diventare sagge le persone che non lo erano. Cecilia non sapeva dove si trovavano le perle, ma il suo papà, prima di morire,le aveva detto che si trovavano sicuramente al di là del bosco di castagni che circondava la loro casetta. Cecilia s’incamminò. Strada facendo incontrò una vecchia che la pregò di andare a riprendere il suo mantello che le era stato rubato dal signore della notte.Il signore della notte era un orco piccolo, ma brutto, nero, pelosissimo e con due terribili occhi di fuoco; aveva rubato il mantello perché era fatato e con quello riusciva a volare e a spaventare ancora di più la gente del paese. Egli viveva nel buco di una grossa quercia alla fine del bosco.La vecchina diede alla bimba uno specchio dicendole come usarlo e Cecilia s’incamminò. Arrivata alla grande quercia,prese lo specchio e lo mise nel buco.Poiché era una bella giornata di sole,un raggio colpì lo specchio che illuminò il buco.Il signore della notte gridò: ”Noooo!!!” e uscì stingendosi addosso il mantello per ripararsi dalla luce del giorno. Cecilia riuscì a strappargli il mantello di dosso e vide che l’orco si dileguò urlando nel bosco. La bimba riportò il mantello alla vecchina che la ringraziò e le disse che quello che stava cercando si trovava in fondo al lago al di là del bosco. La bimba riprese la strada, trovò il lago, si tuffò e vide le perle brillare in una conchiglia. Le prese e ritornò in superficie. Ritornò a casa e andò a dormire mettendo le perle sotto il cuscino. Queste, nella notte, emanarono un delizioso profumo che diede la saggezza a Cecilia.
Sara B.

GLI GNOMI E L’ORCO


Un giorno, in un paese molto lontano, viveva un popolo di gnomi che abitavano in graziose casette in un bosco di querce. Erano buoni e sempre sereni, cordiali e avevano un orto dove coltivavano delle fragole gigantesche.
Da quelle parti però, in una grotta sporca e buia, viveva un orco puzzolente che aveva i piedi talmente grandi che con uno solo riusciva a schiacciare un intero orto. Era molto cattivo perché mangiava gli animali del bosco, ma era anche molto, molto goloso di fragole.Per questo quattro gnomi stavano quotidianamente a guardia dell’orto; però quando arrivava l’orco, chiamavano il loro capo perché avevano paura. Il capo però, non riusciva a fare niente contro l’enorme orco e tutte le volte gli doveva dare almeno sei fragole: solo così l’orco se ne andava e li lasciava in pace.Un giorno il capo si stufò di strappare le fragole, chiamò tutti gli amici del bosco e cercarono insieme una soluzione.
Un timido coniglietto bianco si fece avanti e raccontò che un giorno, mentre brucava l’erba vicino alla grotta, aveva sentito da due folletti dei fiori che sulla cima della montagna c’era l’unico rimedio per sconfiggere l’orco: un fiore i cui petali erano perle che, puntate negli occhi dell’ orco, lo facevano morire. Il coniglietto disse: “Se tu prenderai il fiore che si trova sulla montagna dove vive l’ orco, con quello potrai sconfiggerlo”.
Gli animali del bosco se ne andarono e gli gnomi, tutti felici, esclamarono: “Andiamo, andiamo”.
Il capo rispose: “Sì, però dobbiamo stare attenti all’orco perché se si accorge che gli passiamo davanti, siamo morti!”.
Dopo che furono saliti sulla montagna, senza farsi sentire, tutti si sparsero in posti diversi; dopo un po’ uno gnomo gridò: “Eccolo, eccolo!“
Il capo andò a vedere: era proprio il fiore con le perle. Lo gnomo lo prese e tutti andarono davanti alla grotta dell’orco; il capo e lo gnomo che aveva visto per primo il fiore, presero una perla per uno e la puntarono negli occhi dell’orco. L’orco, che non si era accorto della loro presenza, con un vocione urlò: “No! No! Aiuto! Aiuto!”.
Ma gli gnomi ormai gliel’avevano puntate sugli occhi e lui cominciò a barcollare e a piegarsi su se stesso: cadde sulla schiena con un grosso sussulto ed, emettendo una puzza terrificante, morì.Gli gnomi, contenti, scesero dalla montagna e fecero una grande festa a cui parteciparono anche gli amici del bosco. Da mangiare c’erano frullati di fragole, crostate di fragole, succhi di fragole e marmellata di fragole per tutti.
Sara R.


LA MATITA ARRABBIATA CON LA GOMMA


C’era una volta una matita che scriveva bene. Era lunga, colorata ed appuntita e scriveva da sola. Scriveva come voleva: corsivo, stampatello maiuscolo e minuscolo e faceva anche dei magnifici disegni.
Un giorno una gomma, invidiosa per i bei disegni che faceva la matita, iniziò a cancellare tutto quello che la matita scriveva o disegnava.
La gomma era molle, bianca e aveva un buco sulla parte superiore ed era orgogliosa di quel foro che le permetteva di essere usata anche come portacolore. La matita vide quel buco, si mise dentro e la gomma disse che le faceva il solletico. Allora la matita continuò a farle solletico e la gomma si arrabbiò. La matita andava di qua e di là; scriveva sui fogli, sui banchi, sulle sedie e persino sulla cattedra e la gomma continuava a cancellare tutto ciò che la matita faceva, ma cancella e cancella... si stancò e non riuscì più a cancellare perché si era tutta consumata. Allora la gomma, tristemente, disse:
- Hai vinto tu! –
E la matita fu contenta e continuò a fare magnifici disegni.
Lidia D.


LA SCONFITTA DEL SIGNORE DELL’OMBRA


Tanto tempo fa, in una casetta tutta diroccata, vivevano due ragazzi con il loro nonno; erano molto poveri e ogni giorno andavano a zappare nel giardino del re per guadagnare un po’ di soldi per vivere. Marco era il maggiore e Sandro il minore.
Una sera, mentre i due ragazzi uscivano dal castello con la sacca in cui c’era la loro ricompensa settimanale, un uccello nero con un mantello nero e un naso brutto e bitorzoluto, gliela strappò di mano e volò verso le montagne: era il signore dell’ombra.
I ragazzi tornarono a casa tristi raccontando al loro nonno l’accaduto, poi decisero di partire alla ricerca della sacca. Prima partì Marco che salì sulle montagne, ma dopo un po’ smise di camminare perché era stanco ed era notte. Il signore dell’ombra arrivò e, rapidamente, lo prese e lo portò nella sua grotta; lo mise dentro ad un profondo fossato dicendogli: “Tu sarai il mio cibo di riserva;quando non riuscirò a trovare carne fresca, mi ciberò di te!”
A Marco vennero i brividi. Non vedendo tornare il fratello, Sandro decise di partire e si incamminò verso le montagne. Diventò notte e il signore dell’ ombra, che usciva solo di notte, andò nella foresta a cercare cibo. Intanto Sandro arrivò nella grotta e, visto suo fratello prigioniero, prese una corda che trovò nella grotta, la gettò nel crepaccio e disse al fratello di aggrapparsi.Il signore dell’ombra ritornò nella grotta e si arrabbiò molto nel vedere che la sua preda era sparita. Vide i due fratelli che scappavano e decise di mangiarli,ma Sandro gli puntò uno specchio negli occhi e, poiché proprio in quel momento spuntava l’alba, un raggio di sole colpì lo specchio che si rifletté nella grotta illuminandola. Il signore dell’ombra, abbagliato dalla luce, cadde sbattendo il suo nasone bitorzoluto sulla parete della grotta e morì. Sandro e Marco ritornarono dal loro nonno con la sacca. Tutti seppero che avevano sconfitto il signore dell’ ombra e divennero famosi. Il re fece sposare sua figlia Marta a Sandro e così tutta la sua famiglia divenne ricca e vissero tutti felici e contenti.
Federica G.


IL RISCATTO DEI GIOCHI


Un bambino trattava male i suoi giochi, li buttava dall’ armadio, ne perdeva dei pezzi: era proprio una disgrazia per i poveri giochi! Un giorno si ammalò e per un po’ non giocò più. Uno di questi disse:
- Ragazzi, il nostro padrone ci ha maltrattato: è ora che noi ci ribelliamo! Dobbiamo combatterlo!!! -
I Bionicle di Lego uscirono dalle loro scatole e prepararono un piano d’attacco. I pupazzi, non potendo tutti combattere perché certi erano di pezza e di peluches, pensarono a fare le barriere e a sorvegliare il bambino che era a letto febbricitante. Invece i pupazzi che potevano combattere si unirono ai Lego. All’ inizio non concordavano perché i Lego potevano fare più cose ed erano più forti, ma i pupazzi riuscirono a fare le muraglie e le difese; però il problema era che il bambino si stava sfebbrando. I Lego prepararono un piano veloce: due pupazzi entrarono nelle ciabatte. I pupazzi riempirono i bicchieri e bagnarono il pavimento in modo che le ciabatte scivolassero. I Lego presero le loro scatole e con la catena di montaggio e le portarono sulle mensole per avere più spazio. Per fortuna il bambino era andato in cucina a bere, così, quando sarebbe tornato, avrebbe avuto una bella sorpresa. Gli omini dentro le macchinine e quelli sulle moto accesero il motore e radunarono tutti i pupazzi e i giochi con i Lego. Tutto era pronto; solo un Lego doveva ancora legare una corda al di sopra della porta, salire sul lampadario, legarsi alla corda in modo che quando il bambino fosse entrato, lui si sarebbe sganciato contro il bambino. I pupazzi andarono a caricare le pompette delle medicine, poi le portarono in camera e quelli che non potevano combattere ne presero una ciascuna e si sistemarono sui comodini vicino alla porta per spruzzare l’acqua al bambino, invece quelli che non avevano gli spruzzini lanciavano i CD-ROM. Si sentirono i passi del bambino e tutti si sistemarono per combattere. Il bambino aprì la porta, i pupazzi spruzzarono l’acqua, il Lego si sganciò e colpì sul petto il bambino che urlò. Un pupazzo gli spruzzò l’acqua nel naso, lui lo scaraventò contro la finestra, due Lego salirono sulle ciabatte e da veri rinforzi aiutarono i loro compagni. Il Lego sul lampadario lasciò la presa e la sua corda colpì il bambino in pieno viso. Tutti i giochi si lanciarono sul bambino torturandolo. Poi il gioco che aveva dichiarato guerra gridò:- Basta - e, rivolto al bambino, disse: - Tu ci hai maltrattato e hai meritato questa punizione. Se d’ora in poi ci tratterai bene, noi resteremo, sennò continueremo a farti guerra e poi ce ne andremo! -
- Diventerò più bravo con voi - disse il bambino dispiaciuto, e da quel giorno li trattò bene e con cura.
Lorenzo L.

IL POPOLO DEGLI GNOMI E L’ORCO

In un bosco molto fitto viveva un popolo di gnomi che coltivava bacche, fragole, ciliegie e uva. Lì vicino viveva un orco che aveva a sua disposizione 3 grotte, la più piccola della quale era chiusa da un grande masso; al suo interno c’era una cosa che solo l’orco conosceva. Egli inoltre sapeva che gli gnomi coltivavano squisiti frutti con i quali preparavano una bevanda che a lui piaceva molto. Un giorno, mentre il succo veniva fatto cuocere, il profumo giunse fino alla grotta dove l’orco dormiva. Esso si svegliò e capì che la bevanda era pronta. Pensò fra sé: <<Domani andrò al paese degli gnomi e farò una bella scorpacciata di succo.>>
Intanto nel paese, lo gnomo saggio disse: <<Nascondiamo questo succo, altrimenti l’orco verrà e ce lo ruberà tutto, come fa sempre tutti gli anni.>>
Il giorno dopo l’orco giunse al paese e cercò di rubare il succo, ma gli gnomi, pronti a difendere la loro bevanda, gli tirarono addosso tante pietre. L’orco, che non se lo aspettava, si arrese e tornò nella grotta.Ci riprovò però il giorno seguente, ma anche quella volta gli gnomi riuscirono a difendere la loro bibita facendo ruzzolare l’orco in un burrone. Anche questa volta l’orco tornò a casa senza bere il succo di cui era tanto ghiotto.Si sedette su un sasso e si mise a pensare; pensò, pensò e pensò fino a quando capì di dover ricorrere alla furbizia. Lo gnomo saggio disse: <<Caro popolo io devo dirvi che dobbiamo raggrupparci per andare a sconfiggere l’orco; le nostre gnomette e i nostri figli rimarranno a casa, noi andremo alle grotte.>>
Divenne notte e gli gnomi si trovarono davanti a un grande albero vicino alle grotte; lì si accamparono.Ad un certo punto l’orco arrivò e spostò il masso che chiudeva la grotta.
Infilò la mano, prese una pietra e disse: << Per le mosche sui miei capelli e per i miei calzini puzzolenti.>>La pietra prese vita e chiese cosa mai volesse l’orco.
Questo gli rispose che voleva la bibita degli gnomi che da solo non riusciva a prendere; la pietra disse che il mattino seguente lei avrebbe fatto venire una nebbia fittissima e lui avrebbe potuto rubare la bevanda. L’orco rimise la pietra al suo posto, richiuse la porta e andò a riposare rincuorato dalla promessa della pietra.Nel frattempo gli gnomi provarono a spostare il masso, ma non ci riuscirono; si rivolsero allora allo gnomo saggio che disse: << Possiamo chiedere aiuto all’orso, dopotutto è nostro amico.>>
Così fecero. L’orso li aiutò a spostare il masso e gli gnomi presero la pietra; la portarono dietro l’albero e pronunciarono la formula che avevano sentito dall’orco. Quando la pietra prese vita chiese agli gnomi cosa volevano; loro gli risposero che volevano che l’orco, durante il suo sonno, diventasse buono per sempre. Rimisero la pietra al suo posto, l’orso richiuse la caverna e gli gnomi tornarono al paese dove i figli e le mogli li aspettavano ansiosi.
Il giorno dopo c’era una nebbia talmente fitta che non si vedeva ad un palmo dal proprio naso. L’orco tornò al villaggio e chiese gentilmente allo gnomo saggio se poteva dargli un po’ del loro ottimo succo in cambio di un aiuto nei campi. Lo gnomo glielo diede.
L’orco, quindi, chiese se poteva vivere con loro e lo gnomo saggio accettò. L’orco divenne un contadino e aiutò per sempre gli gnomi a coltivare.
Asia D.


NON TUTTO CIO’ CHE E’ BELLO E’ BUONO


Marco era un ragazzo che faceva il contadino e il pastore di una mucca e una pecora. Era povero, laborioso e viveva in un piccolo tugurio fuori da un paesino. Viveva solo, non aveva genitori perché purtroppo erano morti. Lui portava al pascolo le sue bestiole e poi tornava nell’orto per coltivare le verdure. Un giorno andò al mercato a vendere i suoi prodotti: latte, formaggio, carote, spinaci e cavolfiori. Voleva comperare del grano per seminarlo nel campo che aveva appena arato. Trovò un mercante che vendeva la sua stessa merce e poiché aveva quasi venduto tutto, Marco gli chiese se aveva bisogno di altro latte, formaggio e verdure fresche.
Il signore rispose: ”Altro che, ho quasi finito tutto!”. Marco allora gli diede la merce e il signore lo ricambiò con del denaro e un sacco di semi di grano. Marco lo prese ed andò a casa. Prese i semi e li seminò.
Passò l’inverno e a primavera il grano cominciò a spuntare bello e rigoglioso. Marco era felice: avrebbe fatto un buon raccolto. Tra il grano vide una pianta con un magnifico fiore rosso, ma non ci fece caso, anzi, pensò di raccoglierlo e di regalarlo alla sua vicina.Una mattina Marco andò a prendere la mucca e la pecora per portarle al pascolo sul monte. Al ritorno non vide più il suo magnifico grano: vide solo la pianta con quel bel fiore rosso: era grossa con un fusto largo e spinoso e grandi foglie verde scuro. La pianta, anche se fissa al suolo, si stava sinuosamente movendo e Marco capì che gli aveva mangiato tutto il grano: era una divoratrice di piante.Prima che facesse altri danni, facendogli sparire anche le verdure, prese un coltello ed abbatté la pianta. Il bel fiore rosso chinò il capo e mori, e insieme a lui la pianta.
Simone P.


LO SCONTRO DEL DRAGO E DEL SOLDATO


Tanto tempo fa in un lontano paese c’era un soldato di nome Ensel che era valoroso e coraggioso ed era appena tornato dalla guerra. Aveva saputo che quel paese era terrorizzato da un enorme drago con sette teste, che sputava fuoco dappertutto e aveva delle ali enormi; esso si divertiva ad incendiare tutti i covoni di paglia che i contadini preparavano per l’inverno,così i loro animali rimanevano sempre senza cibo. Il soldato decise di aiutarli.
Un giorno, andando nel bosco a far legna,vide delle impronte enormi che si dirigevano verso un monte. Ensel le seguì e giunse vicino al monte, si guardò intorno, ma non vide nessuno. Egli non si muoveva mai senza il suo scudo e la sua spada e anche in quell’occasione li aveva con lui. Stava per andare via, quando udì un verso strano di uccelli. Il soldato guardò indietro e vide il drago enorme. Ensel prese subito la spada e la rivolse verso il drago, ma il drago sputò fuoco e una fiammata quasi investì Ensel che però riuscì a difendersi con lo scudo. Il fuoco che aveva battuto contro lo scudo, si riflettette contro il drago che cadde bruciacchiato. Ensel gli andò vicino e gli infilzò la spada nel cuore e il drago morì. Prese la sua spada e ritornò nel bosco dove si sdraiò per terra vicino ad un albero per riposarsi. Saputa la notizia,gli abitanti del villaggio gli prepararono una bella festa e quando lui tornò lo accolsero con tutti gli onori: finalmente erano liberi dal drago.
ANTHONY M.

I FOLLETTI ED IL TROLL


Un giorno il re e la regina dei folletti dissero al loro popolo che avrebbero dovuto andare via dal luogo in cui abitavano perché il giorno seguente non sarebbe più spuntato il sole nel loro bosco.Infatti la sera prima era andato lì il troll,il loro nemico amico dell’ombra e dell’oscurità, ed aveva messo un grosso telo nero su tutte le chiome degli alberi impedendo al sole di penetrare:sarebbe stato per sempre tutto buio e loro senza la luce del sole non potevano vivere. Partirono. Cercando un posto soleggiato,uscirono dal bosco e si sistemarono in un grande prato senza accorgersi che erano proprio vicini alla buia tana del troll. Poiché il posto era pieno di alberi puzzolenti e spogli,i folletti iniziarono a far diventare gli alberi profumati e ricoperti di tenere foglioline e delicati fiori spruzzandoli con un concime particolare di loro produzione.Tra gli alberi costruirono belle casette multicolori e decorarono il prato con primule e margheritine.Prepararono anche un orto coltivando fragole, peperoni, peperoncini piccantissimi, uva e melograni. In breve tempo il luogo diventò bellissimo e pieno di profumi che si spandevano nell’aria. Disgustato da quei dolci profumi,una sera il troll uscì dalla sua tana e vide tutto ciò che avevano fatto i folletti. Arrabbiatissimo pensò: <Domani darò battaglia ai folletti!Rivoglio la mia puzza,io!!>
Tornato nella sua grotta,cominciò a costruire uno strumento sparapuzze e il mattino seguente andò per il prato a spargere cattivi odori. I folletti,tappandosi il naso e richiudendosi velocemente in casa gridarono: <C’è il troll,c’è il troll!!>
Alla fine il re dei folletti disse a cinque folletti cavalieri: <Mettete in bocca al troll i peperoncini piccanti in modo che la bocca gli bruci e sia costretto a scappare:> I folletti,tappandosi il naso con enormi fazzoletti ubbidirono.Presero i peperoncini e, appena il troll aprì la bocca per ridere divertito,gli lanciarono i peperoncini nella bocca aperta. Per un attimo il troll rimase come paralizzato poi gridò: <Brucio, brucio, aiuto, brucio!> E corse di qua e di là cercando di raffreddare la povera lingua ustionata: Vide una sorgente d’acqua e ci si buttò dentro. Quando la gola e la bocca non gli bruciarono più,uscì: era tutto pulito e si sentiva bene. Si guardò intorno e vide che al posto della solita immondizia e del solito caos, c’era tutto pulito e profumato. Non gli dispiacque e disse al re dei folletti:
<Posso far parte del vostro popolo? Mi piace quest’ordine e questa pulizia!!>
Il re acconsentì. Insieme pulirono la tana del troll che buttò via tutte le sue fiale puzzolenti e si fece profumare la grotta.
Simone M.

LA PENTOLA MAGICA


In un paese molto lontano,in una vecchia baracca di legno,abitava una signora che amava cucinare.Tutti gli abitanti del paese andavano da lei a mangiare,perché i suoi pranzi erano sempre squisiti.La signora non sapeva di avere una pentola magica che le permetteva di preparare sempre pranzi stuzzicanti e credeva di essere proprio una brava cuoca.Un giorno la pentola si stufò di non essere valorizzata e chiese al fuoco di bruciarla.La signora fu costretta a buttarla via e la gettò nel canale.La pentola viaggiò per giorni e giorni,dal canale passò in un torrente e dal torrente in un fiume. Mentre stava viaggiando vicino alla sponda destra di un fiume, fu vista da un cuoco che era andato a piangere perché bruciava sempre le sue pietanze. Il cuoco la raccolse e la portò al ristorante. La lavò e la lucidò per bene fino a farla splendere come uno specchio e poi iniziò a cucinare. Iniziò con un tacchino arrosto e in men che non si dica quello diventò croccante e dorato; poi fece la pasta ai cinque formaggi e anch’essa divenne filante e deliziosa senza neppure un filo di bruciatura. Appena il cuoco metteva i cibi crudi nella pentola, quelli cuocevano alla perfezione. In breve si sparse la notizia che il cuoco che non sapeva fare che cibi bruciacchiati finalmente aveva imparato a cucinare ed il ristorante ebbe sempre più clienti. Il cuoco che sapeva che il merito non era suo,ma della pentola,la tenne sempre lucida e perfettamente pulita e così lei non si stancò mai di cucinare per il cuoco.
Simone N.


IL SOLDATO ED IL DRAGO


Un giorno Paolo, un coraggioso e valorosissimo soldato tornato dalla guerra,aveva saputo che in un paese c’era un drago con due enormi teste nere e pelose che ogni giorno uccideva due persone per cibarsene. Paolo decise di andare a sconfiggerlo; egli possedeva una spada magica ed un’armatura di metallo che lo rendeva invisibile che gli erano state regalate dal padre che era stato un potente mago. Arrivò al villaggio ed aspettò. Non dovette aspettare a lungo perché proprio quella notte il drago venne per prendere le sue vittime.Il soldato infilò l’armatura, impugnò la spada ed iniziò a colpire il drago. Questi, sentendosi colpito,vedendo che il sangue usciva dalle sue ferite,ma non vedendo nessuno che lo combatteva nonostante i suoi quattro occhi,impaurito,lanciò due grosse fiammate, ma se ne andò senza prendere nessuno. Quella notte nessun abitante del villaggio era stato ucciso! La gente era felice. il mattino dopo Paolo decise di andare nella grotta dove viveva il drago.Indossando lo scudo che lo rendeva invisibile,entrò nella caverna e vide che in una grossa gabbia di ferro c’erano parecchie persone: sicuramente gli abitanti del villaggio precedentemente catturati. Il drago russava in un angolo della caverna; le sue due teste erano appoggiate su due pietre che fungevano da cuscino.Senza pensarci neppure un momento,Paolo si avvicinò all’animale e lo colpì al petto; subito dopo gli accecò i quattro occhini modo che non potesse vendicarsi sui prigionieri.Si sentì un grido inumano ed il drago, tra mille spasimi e contorcimenti morì. Paolo allora posò l’armatura,ritornò visibile e liberò gli abitanti prigionieri. Insieme ritornarono al villaggio e tutti fecero una grande festa in onore del coraggioso soldato che li aveva liberati:ormai potevano vivere tranquilli senza che nessuno volesse più ucciderli!!
Stefano R.

LE GROTTE DELLA PAURA


Tanto tempo fa,in una lontana città viveva un principe che si chiamava Eric.Vicino alla città c’era un folto bosco dove c’erano due grotte molto belle,piene di fiori dai colori smaglianti e dal profumo delicato,ma sicuramente c’erano degli ostacoli troppo pericolosi da superare perché tutti gli uomini che erano andati fin là,non erano più tornati.In una grotta c’erano tre perle:quella della saggezza,quella della felicità e l’ultima della salute;nell’altra grotta era imprigionata una principessa. Eric era molto ansioso di arrivare alle grotte per liberare la principessa e prendere le tre perle.Un giorno decise di andare. Camminò e camminò finchè arrivò ad una palude;per attraversarla bisognava sconfiggere il grande ragno peloso che ne era il guardiano. Eric riuscì ad ucciderlo perché possedeva un anello fatato che gli aveva regalato un mago suo amico.Poiché l’anello materializzava tutto ciò di cui aveva bisogno, Eric chiese una spada invincibile e con essa colpì il ragno al cuore. Oltrepassò la palude e si trovò davanti alle grotte. Stava per entrare quando vide un magnifico fiore rosso. Pensò di regalarlo alla principessa, ma quando fece per strapparlo,questo si allungò smisuratamente e lo avvolse nel suo gambo stringendolo al collo. Eric cadde all’indietro e con un filo di voce riuscì a chiedere all’anello una falce tagliente.Con le poche forze che gli restavano, riuscì a liberarsi un braccio e con la mano impugnò la falce e tagliò il gambo del fiore. Riuscì così a liberarsi e andò a prendere la principessa e le tre perle. Il principe riportò la principessa al padre che era anche il proprietario delle perle. Il re, felice di aver ritrovato la figlia, diede ad Eric la mano della principessa.
Karelia Moore E.

LA SPADA MAGICA


Tanto tempo fa,in un lontano paese arrivò un cavaliere sul suo cavallo bianco. Era appena tornato da numerose avventure in cui aveva dimostrato il suo coraggio ed aveva proprio voglia di riposarsi; per questo stava cercando un albergo che l’ospitasse per la notte. Mentre cavalcava sentì una voce che gli chiese: ”Mi daresti la tua borraccia d’acqua?”
Il cavaliere sobbalzò sorpreso, si girò,vide un uomo curvo e lacero e gli chiese:”Chi sei?” “Sono un fabbro assetato. Mi dai dell’acqua per favore?”
“Sì” disse il soldato e gli porse la borraccia.
“Grazie”, disse il fabbro, “in cambio ti regalo la mia spada”.
Il cavaliere prese la spada, ringraziò e se ne andò. Più tardi trovò un albergo, entrò e pagò per mangiare ed avere una stanza. Mentre stava cenando sentì due signori che parlavano della principessa del regno in età da marito. Il mattino seguente il cavaliere andò al castello e chiese al re se poteva sposare sua figlia. Il re, vedendo quel bel cavaliere si dispiacque per la sua morte certa, ma come a tutti gli altri pretendenti della figlia che non erano più tornati, disse: ”Per sposare mia figlia devi dimostrarmi il tuo valore: uccidi l’enorme uccello a sette teste e portarmi le sue lingue; esso, che vive nelle caverne nere al confine del mio regno, si ciba di tutti i nostri frutti. Nessuno è mai riuscito ad attraversare quelle caverne perché sono le più buie che esistano.”
Il cavaliere salì sul suo cavallo, attraversò il regno,si inoltrò nella foresta, la oltrepassò e finalmente raggiunse le caverne. Smontò da cavallo ed entrò:era tutto buio,più buio di una notte senza stelle, più buio di un pozzo senza fondo. Iniziò a camminare cercando di tenersi alle pareti, ma dopo un po’ si accorse che girava sempre in tondo e non arrivava mai da nessuna parte.Ad un tratto, la spada che aveva nel fodero, iniziò a fumare e a fare scintille.Intimorito la sguainò e questa emise una scia luminosa che gli indicò il percorso. Attraverso stretti cunicoli,scale a chiocciola, strettoie e passaggi sotterranei arrivò al luogo dove dormiva l’uccello.Era spaventoso:aveva sette teste,sette lunghi colli e alle zampe grossi e forti artigli. Il cavaliere gli saltò sopra la schiena, ma una delle teste si svegliò e chiamò le altre. Arrabbiatissimo, l’uccello iniziò a volare. Il cavaliere riuscì a rimanere sulla schiena dell’uccello aggrappandosi alle sue penne. Volarono per un lunghissimo tempo finché l’uccello, stanco, abbassò il suo volo. Erano proprio sulla foresta spinosa e l’uccello rimase impigliato ai rami di un grosso rovo. Velocemente il cavaliere tagliò le teste al volatile e ne raccolse le lingue. Con la possente spada,che era anche magica, si fece largo tra i grossi arbusti e riuscì ad uscire dalla foresta. Trovò il suo cavallo e corse al galoppo verso il castello del re. Il re, stupito di rivederlo, ma felice perché era riuscito nell’impresa, gli concesse la mano della figlia. Il giorno seguente fu festeggiato il matrimonio tra il cavaliere coraggioso e la bella principessa.
Andrea S.

LA GROTTA SCURA


C’era una volta un popolo di gnomi che viveva in un bosco vicino alla grotta scura.Gli gnomi erano laboriosi, allegri, amavano fare le feste e coltivare frutti giganti. Avevano un re ed una regina;il re si chiamava Gnumino e la regina Gnumolina. Essi erano giusti con il loro popolo e per questo erano molto amati. Nella grotta vicino al loro bosco viveva un orco:era nero,gigantesco e soprattutto aveva due bocche sempre affamate. Era cattivissim0o ed ogni mattina,al suo risveglio,per colazione mangiava uno gnomo ed un frutto gigante.Quando era sazio tornava nella sua grotta a dormire. Per fortuna in tutto quel tempo non aveva mai mangiato né il re né la regina, ma gli gnomi erano disperati perché il loro popolo si stava estinguendo. Una mattina l’orco si svegliò,andò verso le casette degli gnomi e con una zampata catturò una gnometto che stava raccogliendo fiorellini. Ella non era una gnometta qualsiasi:era Gnumolina. Il re corse a prendere la spada, ma quando arrivò l’orco era già scappato. Tutto il popolo decise di andare verso la grotta scura e tutti gli gnomi presero le loro spade. Ad un tratto sentirono tremare il terreno e videro una sagoma scura:era l’orco! Cercarono di non farsi vedere nascondendosi dietro un masso per loro gigantesco. Aspettando che l’orco passasse,a Gnumino venne un‘idea: avrebbero fatto rotolare il masso molto lentamente in modo che l’orco non lo sentisse e si inciampasse in esso. Così fecero. Cominciarono a spostare il masso facendo una faticaccia enorme: sudavano e grossi goccioloni cadevano dalle loro fronti come pioggia battente. Alla fine riunendo tutte le oro forze riuscirono a smuovere il masso che rotolò. L’orco se lo trovò all’improvviso tra le gambe, inciampò e cadde con il naso per terra rimanendo immobile. Gli gnomi si diressero verso l’orco che sembrava morto. Gli andarono vicino e senza perdere neppure un minuto sguainarono le spade e lo infilzarono tutti nello stesso istante. L’orco lanciò un grido e morì. Con le spade gli aprirono la pancia; come da una scatola saltò fuori Gnumolina e molti altri gnomi: per fortuna l’orco li aveva inghiottiti sempre tutti interi. Si abbracciarono e tutti insieme tornarono al paese dove si svolse una festa in loro onore. Vissero felici e contenti e contenti senza più pura di essere mangiati dall’orco cattivo.
Martina B.

MARCO E IL SIGNORE DELLA NOTTE


Tanto tempo fa in una casetta di campagna, viveva un ragazzo di nome Marco. Marco faceva il contadino, ed era molto furbo. Un giorno il padre scomparve dalla casa. Marco aveva due fratelli e lui era il più piccolo e il più coccolato dal papà. I suoi fratelli lo sbatterono fuori di casa. Il povero ragazzo disperato andò a rifugiarsi nel bosco e alla fine arrivò ai piedi di una montagna e in lontananza sentì: “Aiuto, aiuto! Tiratemi fuori di qui!”
Il ragazzo corse verso la voce che sentiva sempre più vicino. Alla fine vide chi era: era proprio suo padre imprigionato in una gabbia di ferro all’interno di una caverna. Marco disse: “Papà pensavo che fossi morto!!! Che ci fai qui? Ti libero subito.”
“No, Marco stai lì, sennò il signore della notte ti prenderà” gli rispose il padre preoccupato, ma ormai era troppo tardi. Il signore della notte, un pipistrello con quattro mani e le ali lunghissime lo catturò e lo mise in una gabbia e disse: “Se vuoi che liberi te e tuo padre devi battermi in una partita a scacchi: io sono un bravo giocatore.”
Il ragazzo accettò. Il pipistrello prese una scacchiera tutta impolverata e mise al posto gli scacchi. Così cominciarono la partita.All’ inizio il pipistrello cercava di ingannarlo facendo mosse false ma Marco lo scopriva. Alla fine Marco fece scacco matto e vinse. Il pipistrello stupito disse: “No, non è valido!”
“Si che è valido, io ho giocato lealmente e ho vinto: adesso libera mio padre”
“Mai!!” gli gridò il pipistrello, ma nel frattempo era arrivata l’alba e un raggio di sole aveva colpito il pipistrello che,per giocare, non si era accorto dell’ arrivo della luce:la sua mortale nemica. Si rintanò così velocemente nell’ angolo più buio della caverna e si coprì con le lunghe ali nere. Marco riuscì a liberare il padre ed insieme tornarono a casa dove i due fratelli, che erano stati in pena per loro, capirono di essere stati cattivi e li accolsero calorosamente.
Ilaria Coero B.

LA CAFFETTIERA E IL FUOCO DISPETTOSO


Un giorno una caffettiera, lucida e nuova, perché era stata appena comprata, decise di fare un caffè.Il problema, però, era che ogni volta che tentava di mettersi sul fuoco, aveva paura.Il fuoco dispettoso avendo capito la paura della caffettiera, si prendeva gioco di lei.
Infatti mentre la caffettiera stava per mettersi sul fuoco quest’ultimo aumentava la fiamma.
La caffettiera un giorno si arrabbiò e disse al fuoco: “Sei proprio un fuoco dispettoso e arrogante, ora ti farò vedere io.”
Il fuoco rispose: “Non mi fai paura perché io sono più forte e più intelligente.”
La caffettiera allora decide di bagnarsi, così al momento di mettersi sul fuoco l’acqua avrebbe spento il fuoco. Il fuoco, non aspettandosi questo scherzo dalla caffettiera, rimane sorpreso e nello stesso tempo impaurito nel pensare che l’acqua lo avrebbe spento e implorò la caffettiera di perdonarlo per tutto quello che aveva fatto.
La caffettiera che era buona, decide di perdonarlo.
Kevin D.

MAGO DISORDINELLO


C’era una volta un mago,si chiamava Disordinello perché non trovava mai i suoi vestiti e la bacchetta magica perché non si ricordava mai dove li metteva. Allora si arrabbiava. Quando non trovava più la bacchetta magica era molto triste, chiamava la moglie, la maga Trovatutto e chiedeva il suo aiuto. La moglie diceva:” Ma basta perdere tutto!!! Un giorno perderai anche la testa!” Però poi lo aiutava e gli trovava la bacchetta. Un giorno la trovò addirittura in un armadio, in mezzo a tutte le sue medicine.
Luca A.


IL PRINCIPE ERIC


In un castello viveva un principe di nome Eric che era bello, bravo e coraggioso; insieme a lui viveva sua sorella, la principessa Elena. Una notte un pipistrello, che da quelle parti tutti chiamavano il signore della notte perché si muoveva solo quando era buio e non c’era la luna, entrò dentro al castello e vide la fanciulla che dormiva. Con i suoi grossi artigli rugosi la prese e con le grandi ali viola volò fuori e la portò nella sua caverna su un’ alta montagna. La mattina dopo Eric andò nella stanza di sua sorella, ma vide che era vuota: sua sorella era sparita. Il principe preoccupato, prese il cavallo e andò da tutte le parti per cercarla. Cercò cercò e cercò, ma non la trovò. La principessa Elena, intanto che si era svegliata, si trovò in un posto orribile, vide che era legata ad un tronco ed iniziò ad urlare. Il signore della notte sentì galoppare e vide arrivare il principe.La sorella urlò ancora più forte ed Eric disse. “Ridammi mia sorella!!” Ma il signore rispose di no, allora Eric uccise il pipistrello riuscendo a piantargli la spada nel cuore. Slegò la sorella e con lei tornò al castello. Il giorno dopo ci fu una grande festa per il principe Eric, per onorare il suo coraggio.
Sara L.

IL CONTADINO RE


Tanto tempo fa tre ragazzi vivevano in montagna e facevano i contadini. Un giorno il loro padre morì e loro rimasero soli. Dopo un po’ di giorni sentirono che il re di quel paese avrebbe dato in sposa la propria figlia a chi avrebbe superato tre prove imposte dal re del paese confinante che voleva sposare la principessa. Egli, anche se era potente e ricco, era brutto e cattivo e la principessa non voleva sposarlo. Il fratello maggiore tentò le tre prove. La prima era di andare in riva al mare e prendere l’anello d’oro custodito dal delfino bianco e verde. Il ragazzo cominciò il suo cammino. Ad un certo punto incontrò un vecchietto che chiedeva l’elemosina,ma lui non lo guardò nemmeno in faccia e proseguì. Arrivato vicino al mare si tuffò in acqua, ma non riuscì a trovare il delfino e ritornò a casa. Il giorno dopo tentò la prova il secondo fratello; anche lui incontrò quel povero vecchietto, ma non gli diede niente e anche la sua prova fallì. Il giorno seguente ci provò il fratello minore. Durante il cammino incontrò il vecchietto e gli diede un soldo di elemosina. In cambio il mendicante gli diede un flauto dicendogli che gli sarebbe servito per superare la prima prova. Quando il ragazzo arrivò vicino al mare,suonò il flauto. A quel suono melodioso uscì il delfino e gli diede l’anello. Il ragazzo tornò dal re che gli diede la seconda prova: doveva prendere la spada che si trovava nella palude tenebrosa dove c’era talmente tanto fumo che nessuno era mai riuscito neppure ad entrare. Mentre camminava incontrò una vecchietta che gli chiese la sua giacca perché aveva tanto freddo.Il ragazzo gliela diede; in cambio la vecchietta gli diede una maschera che gli sarebbe servita per respirare nella palude tenebrosa. Grazie alla maschera il ragazzo riuscì a prendere la spada e la portò al re che gliela lasciò e gli donò anche l’anello d’oro. Nella seconda prova doveva prendere uno scudo magico che era sopra ad un albero altissimo e, grazie alla sua abilità, ci riuscì. Ad un certo punto vide un’ombra che lo sovrastava e che gli disse che,anche se aveva superato le prove,per sposare la principessa doveva sconfiggerlo.Il contadino prese la spada, l’anello e lo scudo. Lo scudo gli serviva per non farsi male e l’anello lo rendeva invisibile. Si mise l’anello e con la spada uccise il cattivo. Arrivato al castello raccontò tutto al re il quale, felice, gli fece sposare sua figlia.
Nicol B.
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 18/05/2004 :  08:51:05  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
CLASSE III B KENNEDY


La conchiglia Conny


Mentre passeggiavo su una lunga e dorata spiaggia di un’isola sperduta nell’oceano tra tante conchiglie adagiate sulla riva del mare ne trovo una che mi fa un sorriso.
E’ una conchiglia con dei colori bellissimi ma soprattutto è una conchiglia parlante. Mi dice subito che le sono simpatico e vuole sapere il mio nome, lei mi dice che si chiama Conny ed io le dico che mi chiamo Simone. Mi chiede se sono capace di nuotare perché vuole portarmi a conoscere il suo mondo marino. Mi metto il costume da bagno e ci tuffiamo nel mare blu.
Per prime incontriamo le amiche alghe che si muovono flessuose nel mare e poi un’infinità di pesciolini colorati, di rossi gamberetti, di scarlatte stelle marine e di piccoli cavallucci marini. Non avevo difficoltà a capire i loro dialoghi perché la conchiglia mi traduceva il loro linguaggio. Mentre stavamo per andare a trovare gli squali marini venivamo inghiottiti dalla balena di Pinocchio che trovandoci senza sapore per i suoi gusti ci risputa e ci ritroviamo di nuovo scaraventati sulla spiaggia addormentati. Mi sento scuotere ed una voce lontana lontana dice: “Simone, svegliati è ora di andare a scuola”.
Che delusione, era solo un sogno! Penso: Però che strano, in mano ho ancora la conchiglia Conny.
Simone N.


Flip e il drago


C’era una volta un villaggio dove la gente viveva felice perché non c’erano mai battaglie. Un brutto giorno però il capo del villaggio si accorse di un vulcano in cui abitava un gigantesco drago verde che sputava fuoco. Il capo villaggio ordinò di sconfiggere il drago per evitare la distruzione della sua gente. Gli uomini che avevano cercato di distruggere il drago non avevano più fatto ritorno perché il drago li aveva mangiati.
Passavano i giorni ed il drago continuava a distruggere sempre più case. Anche se sfiduciato il capo villaggio continuava a mandare altri uomini che potessero riuscire nell’impresa, ma senza alcun successo. Un giorno nacque Flip, il figlio del capo villaggio. Flip crebbe e quando venne a conoscenza della storia del drago cattivo volle andare a sconfiggerlo. Il padre non voleva ma Flip partì comunque... voleva che i bambini crescessero sani e forti per giocare con lui. Flip portò il drago in un posto isolato attirandolo travestendosi da draghetta. Quando il drago meno se lo aspettava Flip si smascherò e iniziò un duro combattimento. Aveva una paura terribile ma al solo pensiero che il drago potesse fare ancora del male al suo villaggio cominciò a combattere come un valoroso guerriero. Senza rendersene conto vide il drago a terra ferito mortalmente, finalmente erano tutti salvi. Flip tornò al villaggio esausto e ferito. Suo padre lo attendeva alle porte del villaggio insieme a tutti gli altri abitanti. Flip si sentì un eroe e quel giorno non lo avrebbe mai più dimenticato.
Davide M.


L’amicizia


C’era una volta in una bellissima foresta un coniglietto dolce, tenero, bianco e giocherellone di nome Fiocco di Neve. Nella foresta però non c’era solo lui, c’era anche un draghetto dispettoso, rossiccio, antipatico e grasso di nome Dradrà. Fiocco di Neve e Dradrà non andavano d’accordo perché Fiocco di Neve era più bello e Dradrà era geloso di lui.
Un giorno Dradrà iniziò a sputare fuoco ma Fiocco Di Neve non fu colpito da neanche una fiamma.Dradrà vedendo tutto ciò iniziò a tirare degli spintoni. Poi fiocco di Neve che si era proprio arrabbiato pensò: “Se sono gentile con lui chissà se riesco ad essere suo amico?!” Dradrà continuava. Poi vide che Fiocco di Neve non si arrabbiava più allora smise. Poi Fiocco di Neve disse: “Vuoi diventare mio amico?”
Dradrà rispose: “Va bene.”
Così vissero felici e contenti.
PS: ”Ehi, bambini, sono Fiocco di Neve volevo dirvi di usare anche voi il mio segreto: con la vostra gentilezza anche i nemici diventano amici!”
Cecilia L.


La macchina dei compiti e il vento


C’era una volta una macchina che faceva sempre i compiti per i bambini. Un giorno la macchina stava lavorando tranquilla quando arrivò il vento che per dispetto le fece volare via tutti i fogli. La macchina si arrabbiò, ma il vento rideva cattivo: era geloso perché tutti i bambini erano amici della macchina ed il vento era sempre solo e senza compagni di gioco. Decisero di fare una sfida per vedere chi era il più forte. Cominciarono a contendersi dei fogli: il vento cercava di strapparli via e la macchina si sforzava di trattenerli... ma da sola era troppo debole contro la furia del vento.
Poiché era un periodo che la macchina non faceva più il suo lavoro per i bambini e a scuola loro prendevano dei brutti voti, stanchi, decisero di aiutare la macchina per fare i compiti e trattennero con lei tutti i fogli e vinsero la gara. Il vento se ne andò per sempre via.
Elisa Z.


L’ape Giulia


C’era una volta un’ape di nome Giulia. Quest’ape era bravissima perché aiutava le larve e altri insetti del villaggio. Aiutava le larve a mangiare e gli insetti anziani ad attraversare il giardino. Giulia si dava davvero tanto da fare, arrivava la sera sfinita e non riusciva neanche a mangiare perché si addormentava sul tavolo e la mamma la prendeva in braccio e la portava in camera sua.
Una mattina successe che Giulia non si svegliò in tempo per dare da mangiare alle larve e tutte le mamme si arrabbiarono con lei e vollero che Giulia non si avvicinasse più all’alveare. Gli anziani l’accusarono di essere un’irresponsabile quindi neanche loro la volevano più vedere.
Passarono i giorni e Giulia si sentiva sola le mancavano tanto i suoi compiti per aiutare gli altri. Un giorno si sentì un gran baccano nell’alveare, tutti gridavano: era scoppiato un incendio e l’unica via di salvezza era il passaggio attraverso una ragnatela dove abitava un grosso ragno che non aspettava altro che mangiarsi chiunque fosse rimasto imprigionato. Giulia ebbe un’idea: disse a tutti di prendere delle foglie e di riempirle nelle riserve d’acqua dell’alveare. Una volta piene d’acqua le avrebbero dovute buttare sul fuoco. Tutti la ascoltarono e l’incendio fu domato.
Tutti gli abitanti del villaggio festeggiarono il coraggio di Giulia e si scusarono per aver dubitato della sua bontà!
Francesca C.


Il fantasma di nome Steve


Ciao, sono Steve
…un fantasma. Lo sapete che faccio veramente paura! Faccio così tanta paura che le donne, appena mi vedono, svengono anche se io non voglio, io vorrei giocare con loro, già... perché non ho neanche un amico.
Dopo tanti anni di solitudine una notte ho aperto gli occhi, erano le due. Mi sono svegliato con la sensazione che stesse accadendo qualcosa di straordinario. Da qualche tempo dormo poco e mi capita spesso di svegliarmi con questa sensazione. Quella mattina bussarono alla porta, aprii. A terra trovai solo un catalogo di cagnolini abbandonati. Telefonai al numero che c’era scritto: 011720093 e dissi: “Salve! Vorrei un cagnolino del catalogo” e mi risposero che me lo avrebbero dato al più presto. Abbassai la cornetta e dopo circa un’ora qualcuno depositò un cagnolino, un piccolo pastore tedesco, davanti alla mia porta. Era un pochino nero, bellissimo. Lo chiamai Iros. Da quel giorno anch’io finalmente avevo un inseparabile amico con cui giocare per tutta la vita.
Simone F.


Lo squalo senza denti


C’era una volta in un mare lontano, lontano, caldo e blu mamma squalo che aspettava la nascita del suo piccolo. Finalmente arrivò il momento della nascita e mamma e papà squalo erano molto felici. Mamma e papà squalo chiamarono il loro piccolo Paolino. Paolino iniziò subito a nuotare tranquillo e sereno nel mare splendido in cui viveva e iniziò anche a fare amicizia con tutti gli altri pesci come lui.
Man mano che Paolino cresceva però si rese conto di essere differente dagli altri squali! Cosa c’era di differente?…Non aveva neanche un dente! Poverino! Mentre i suoi amici addentavano qualsiasi cosa, lui era costretto a mangiare solo alghe tritate che la sua mamma gli preparava con tanto amore. Paolino soffriva e si sentiva diverso dai suoi amici squali, finchè un giorno prese una decisione: quella di andare dal dentista!
Il dentista, lo squalo più anziano del branco, si chiamava Dottor Dentix. Non appena il Dottor Dentix vide Paolino lo rassicurò dicendogli che lui avrebbe risolto il suo problema. Da quel giorno Paolino andò in giro mostrando la grande dentiera che gli aveva costruito il dentista. Così anche Paolino, come gli altri squali, iniziò ad addentare qualsiasi cosa, finchè un brutto giorno la dentiera gli rimase attaccata ad un pezzo di carne staccandosi dalla sua bocca! Che figuraccia!
Tutti i suoi amici si misero a ridere e lui si sentì di nuovo triste come quando era senza denti. Nuotando andò piangendo dalla sua mamma che lo consolò dicendogli che uno squalo poteva anche vivere senza denti! Paolino allora si sentì meglio e si rese conto che la sua mamma aveva ragione: lui poteva mangiare, giocare e stare con i suoi amici lo stesso: non era così importante avere i denti!
Andrea R.


Il re del territorio


C’era una volta un leone di nome Robert, era il re del suo territorio ed era il più veloce di tutti gli animali dell’Africa, pesava più di trecento chili. Nonostante la sua potenza era molto generoso con tutti tranne che con una tigre cattiva, brutta e invidiosa: Daniela, la tigre più puzzolente dell’Africa. Un giorno la tigre andò dal leone e gli disse: “Se non lotti con me, sarò io la regina del tuo territorio!”
Robert rispose: “Lotterò fino alla morte, questo è il mio territorio!”
La tigre si sforzava, ma non riusciva a colpire il leone che si difendeva coraggioso. Dopo pochi minuti la tigre cadde a terra ferita mortalmente.
Robert visse contento per tutta la vita perché non c’era più quella tigre cattiva.
Robert P.


Un libro pallone


C’era una volta un libro che ricordava di essere stato un pallone perché la sua copertina era stata ricavata da un vecchio pallone di cuoio. Un giorno un bambino di nome Matteo prese il libro dallo scaffale di una biblioteca. Dopo pochi istanti al libro spuntarono le mani, gli occhi, i piedi e le orecchie. Matteo rimase a bocca aperta, il libro si era trasformato in un bambino con il corpo di un pallone. I due fecero amicizia e si misero insieme a giocare a calcio. Incuriosito dal baccano il bibliotecario andò a controllare cosa stesse accadendo e quando vide i due giocatori si arrabbiò molto e li cacciò dalla biblioteca! Il libro pallone e il suo nuovo amico, uscirono fuori dalla biblioteca, incontrarono altri bambini e fecero insieme una bella partita di calcio.
Enrico F.


Il principe ed il drago


C’era una volta un castello in mezzo ad una fitta foresta. Il padrone di quel castello era un drago. Il drago era: forte, malvagio, cattivo e brutto e teneva prigioniera una principessa. La principessa era carina , gentile e cordiale. La sua prigione era così buia, silenziosa e brutta che lei era sempre tanto triste. Un giorno un principe venne a sapere di questa principessa e la volle in sposa. Il principe era coraggioso, gentile e intelligente. Per liberare la principessa il principe doveva superare una prova e la prova era quella di scavalcare i due alti muri che circondavano il castello del drago.
Mentre il principe andava verso il castello sbucarono dai cespugli i più strani animaletti del bosco: erano tutti blu e rosa. Stanchi della cattiveria del drago gli dissero: “Quando era libera la principessa veniva sempre a giocare con noi!... ci manca tanto!” Decisero così di aiutare il principe svelandogli che era impossibile scavalcare le mura... L’unica soluzione era quella di sconfiggere il drago, solo così i muri sarebbero crollati.
Il principe aspettò che il drago uscisse, lo uccise con la sua spada, i muri crollarono, lui entrò, liberò la principessa e la sposò.
Valentina B.


Terminator 4, il terminatore di compiti


Max è un bambino di nove anni, simpatico, intelligente ma un po’ svogliato: infatti non riesce mai a finire i compiti assegnati. Il suo diario pesa tre chili a causa dell’inchiostro usato dagli insegnanti per scrivere le note cattive. Max vive in California al quarantesimo piano di un grattacielo di ben novantasette. La sua camera è strapiena di giocattoli di ogni tipo, ma il suo preferito era un marziano che lui aveva chiamato Saturnino. Giunta la fine del primo quadrimestre Max sapeva di star per collezionare una sfilza di insufficienze. Così il suo maestro il venerdì gli assegna ben centottantadue esercizi.
“Voglio guardare la televisione!” piagnucola Max. Ricordate Saturnino? Non appena il giocattolo sentì le parole di Max mise in funzione la sua radio spaziale e si mette in contatto con Terminator. Intanto Max si era addormentato sui libri: come al solito non avrebbe finito i compiti. Ma ad un tratto ecco un forte bagliore. “E’ arrivato Terminator!” esclama Saturnino. Questo robot spaziale viene dal futuro ma non è chi pensate voi: Terminator non è arrivato sulla Terra per eliminare la razza umana, ma la sua missione è semplicemente quella di portare a termine tutto ciò che gli altri lasciano a metà: le pulizie di casa, la spesa, badare ai neonati e, cosa più importante: terminare i compiti. Terminator fece tutti i compiti di Max, mentre il pigrone dormiva.
Quando il ragazzo si svegliò vide i suoi compiti finiti. Poi guardò il suo pupazzo preferito e notò in lui qualcosa di strano; il giocattolo aveva un’espressione soddisfatta. Max andò a scuola e quando il suo maestro volle vedere i compiti gli mise un bell’ottimo.
“Bravo”” disse il maestro al ragazzo.
E così tutti furono fieri di lui.
Quando tornò a casa di sera vide una stella allontanarsi. Dopo Max disse: ”Spero di cavarmela da solo d’ora in poi!”
Marco O.


Il righello monello


Tra un po’ comincia la scuola.
Andrea va a comprare con la mamma il portapenne nuovo con il materiale necessario. Ha scelto il più piccolo che però aveva una bellissima matita con i colori dell’arcobaleno.: era snella, brava, intelligente e molto gentile. C’era anche un righello viola che sembrava bravo ma in realtà disturbava continuamente. Un giorno Andrea voleva fare delle belle righe sul suo quaderno, ma il righello dispettoso, andava su, giù, di qua, di là e le righe venivano tutte storte. La matita era disperata. Allora di nascosto prende un foglio e scrive una letterina.
Caro righello aiutami a fare le righe dritte! Senza di te non ci riusciremo mai e Andrea non potrà fare dei lavori ordinati e non riuscirà a prendere dei bei voti. Invece se mi aiuti Andrea sarà contento e tu ed io felici come pasque. La tua amica matita.
Ricevuta la letterina il righello la legge, subito si commuove tantissimo e ubbidisce. Così Andrea prese un bellissimo voto e il righello e la matita si sposarono felici e contenti. Questa storia ha una morale: per fare le righe dritte usate il righello.
Irene C.


I due cavalli innamorati


C’era una volta una foresta incantata nella quale vivevano i cavalli. Due di loro erano cavalli principi, uno si chiamava cavallo Bianco e l’altro Cavallo Nero. I due cavalli erano innamorati di una bellissima cavalla di nome Principessa. Erano amici da tanto tempo ma da quando si erano innamorati della stessa cavalla non andavano più d’accordo. Un giorno Cavallo Nero invitò Cavallo Bianco in un posto solitario della foresta incantata per una sfida. Si scontrarono a colpi di testa e di zoccoli. Cavallo Bianco vinse e fece scappare Cavallo Nero, poi sposò Principessa e nacquero dei bei puledrini.
Vlada R.


L’uccellino Canterino


C’era una volta in un parco giochi un uccellino che si divertiva a volare da una parte alll’altra e canticchiava sempre. Un giorno l’uccellino svolazzando si appoggiò sulla spalla di una bambina di nome Diana. Diana decise di portare l’uccellino a casa e dargli un nome: “Lo chiamerò Canterino perchè canta sempre!”disse la bambina. Diana e Canterino andavano molto d’accordo, lui volava e lei gli correva dietro. Un giorno Canterino si ammalò e perse la voce e così non potevano più cantare insieme. Diana fece di tutto per curarlo, passò molto tempo ma con le sue amorevoli cure Canterino guarì, gli ritornò la voce e si mise di nuovo a cantare felice e contento con la sua inseparabile amica Diana.
Erika Di M.


L’uomo senza ombra


In un laboratorio scientifico c’era una dottoressa che stava facendo un esperimento per vedere se un uomo normale poteva diventare invisibile. Mancava un minuto all’inizio dell’esperimento, ma la dottoressa non aveva mai fatto un esperimento di questo tipo, quindi per sicurezza decise di preparare un antidoto per l’uomo nel caso in cui avesse voluto tornare come prima. Dopo l’esperimento l’uomo divenne invisibile, nessuno poteva vederlo... e all’inizio si divertiva a buttare tutto giù per terra. Ma un giorno l’uomo senza ombra si accorse che non aveva più amici, probabilmente perché nessuno lo vedeva. Andò dalla dottoressa e le chiese: “Fammi tornare com’ero prima!”
“Ok, domani lo faccio.” L’uomo voleva che la dottoressa lo accontentasse subito e così cominciò a farle un sacco di dispetti. La dottoressa esasperata lo accontentò. Dopo aver bevuto l’antidoto l’uomo senza ombra tornò come era - con la sua ombra e con i suoi amici.
Riccardo S.


Il principe Riccardo


Tanto tempo fa in un regno lontano venne al mondo un piccolo principe carino di nome Riccardo. Una volta diventato grande Riccardo sarebbe divenuto il principe del mondo perché era ricchissimo. Un brutto giorno all’improvviso quando il neonato era ancora in fasce, si sentì bussare alla porta del palazzo: era il mago Pippo, il mago più cattivo dell’universo e portò via il re, Matteo, e la regina, Scuretta, i genitori del piccolo Riccardo. Pippo rapì il re Matteo e la regina Scuretta perché voleva impadronirsi del palazzo del principe Riccardo per occupare lui stesso il trono e diventare re di tutti. Il mago cattivo rinchiuse i genitori di Riccardo nella torre più bassa e più buia del castello; la regina urlava, piangeva e si disperava per il suo piccolo principe rimasto solo a palazzo. Come avrebbe fatto un neonato a sopravvivere? La povera mamma si disperava senza sapere che alcuni suoi familiari si erano presi cura di lui. Passarono gli anni e Riccardo faceva tante domande.
Un giorno chiese agli zii dov’erano i suoi genitori e gli zii raccontarono al nipote che i suoi genitori erano stati rapiti dal mago Pippo. Riccardo decise di affrontare il mago Pippo. Prese la spada più forte del mondo che era in suo possesso e dopo ore di combattimento sconfisse il mago. Riccardo raggiunse la prigione dei suoi cari e li liberò. La regina quasi non riconobbe suo figlio, era commossa e piangeva come il re. Il principe felice decise di andare via prima che il mago si svegliasse, così andarono a casa e vissero felici e contenti.
Sara A.


Inkiostrik, l’uomo pesce


Arr... arr... sono Inkiostrik, il pesce uomo... grr
Il mio corpo è composto da una testa a forma di squalo e ho il corpo di uomo. Sono molto scontento di essere un pesce uomo, perché tutti mi prendono in giro. Una notte ho aperto gli occhi, sicuro che stesse accadendo qualcosa di incredibile. Erano le due. Vado nell’acqua e mi sento male. Esco dall’acqua e mi guardo allo specchio: mi sentivo davvero strano. Allora decisi di andare dal mio minuscolo vecchio amico saggio: attraversai mari, fiumi, oceani e laghi. Poi arrivai dal pesciolino saggio e gli raccontai quello che mi stava succedendo: il pesciolino saggio mi ascoltò attentamente e mi disse.”Questo, caro mio, è un miracolo! Ti stai trasformando: fra una settimana sarai completamente uomo!”
Tornai a casa e quando arrivai ero stanco morto. Dovetti ammetterlo il saggio aveva proprio ragione. Una settimana dopo mi svegliai, mi guardai allo specchio e mi resi conto che ero un uomo. Da quel giorno più nessuno mi prese in giro.
Stefano T.


Il coniglio fortunato


Salve, io mi chiamo Camomillo e sono un bel coniglio. Ho la bocca tutta rossa e ho la pelle tutta marrone. Vivo a Milano. Un giorno mi è capitato di essere notato da un bambino di nome Fabio e ho avuto paura perché mi portò via da quel posto familiare in cui vivevo…insieme a tanti coniglietti come me. Fabio mi portò a casa sua e nonostante la paura iniziale diventammo amici per la pelle. Io dormivo nella stanzetta insieme a lui: avrei dato tutto per difenderlo! Una notte accadde qualcosa di terribile! Cercai di chiamare Fabio, ma lui dormiva di sasso. Non c’era modo di attirare la sua attenzione. Nella nostra cameretta si era introdotto un ladro e vidi che stava rubando ventitré panini alla mortadella, un miliardo di denaro e sette raccoglitori. Non potevo permettere una cosa simile! La rabbia mi fece diventare tutto rosso e non so come mi trasformai in un Super-coniglio! Decisi di inseguirlo! Presi la mia Ferrari e iniziò l’inseguimento. Correvamo sulle nostre macchine e fu peggio perché avevo la polizia alle calcagna: superavamo i limiti consentiti. La corsa fu breve perché mi trovai davanti un posto di blocco. La polizia fermò sia me che il ladro. Il giorno dopo fui interrogato e ascoltarono le mie spiegazioni, constatarono che dentro la macchina del ladro c’era la refurtiva che avevo detto e mi liberarono. Il giorno dopo sentii il telegiornale che diceva che il ladro era fuggito dal carcere, ma per fortuna era già stato riacciuffato da un Super-coniglio. Fabio fu fiero di me e per premio mi regalò una carota gigante!
Fabio C.


Draco e le macchine


C’era una volta un ragazzo di nome Draco che cercava da tanto una macchina perché era un collezionista di macchine. Un bel giorno lesse su un giornale un annuncio che diceva che un signore voleva vendere una macchina ”Eleonor”, un modello introvabile per Draco. L’annuncio riportava anche l’indirizzo del proprietario, Via Giulietti,14. Draco vi si recò, suonò e disse “Buongiorno, sarei interessato all’acquisto di Eleonor”.
Il signore al citofono gridò:”Io non vendo la mia macchina!”
Draco era sorpreso, eppure aveva letto bene... e ripetè: “Sul giornale però c’era scritto proprio così!"
Il signore riattaccò il citofono. Il proprietario dell’auto aveva deciso di tenere la macchina per sé. Draco decise di rubarla: voleva Eleonor a tutti i costi! La sera dopo ritornò in Via Giulietti per prendersi quel gioiello di macchina. Aprì lo sportello, salì, accese il motore e se ne andò. Il giorno dopo il padrone dell’auto rubata si accorse del furto e chiamò la polizia. Immediatamente la polizia si mise sulle tracce del ladro e lo arrestò.
Mentre era in prigione Draco pensò: ”Sono stato proprio uno sciocco. Avrei potuto chiedere di poter fare un giro su quella macchina, magari il proprietario mi avrebbe accontentato e avrei avuto la fortuna di guidare Eleonor almeno una volta!”
Daniel T.


Malcon il detective


C’era una volta a Torino Malcon. Malcon era alto aveva i capelli lunghi e portava sempre un cappello, una lunga giacca, delle scarpe nere e una lunga maglia blu scura. Un giorno passeggiando Malcon sentì un botto che proveniva da Via Pacchiotti, Malcon prese la bici ed in un momento arrivò sul posto ma non vide niente. Subito pensò che quel botto poteva essere un petardo, ma subito dopo vide uscire da una casa una donna che piangeva. Malcon si avvicinò alla signorina e le chiese: “Perché piangi?”
“Piango perché lì, nel palazzo da cui mi ha vista uscire hanno ucciso mia zia.”
Malcon si precipitò dentro la casa e vide una donna stesa sul pavimento. Questa donna aveva sulla sua testa un grosso buco e in mano teneva una pistola..Malcon fece analizzare la pistola per rilevare le impronte digitali…quando ebbe i risultati li osservò ma non capiva, qualcosa non gli era chiaro. Una cosa era certa: la donna era stata uccisa da un mancino.. Muovendosi nell’appartamento Malcon notò fuori dalla finestra del sangue e chiese alla ragazza: “Chi è venuto a trovare sua zia per ultimo?”
”La zia mi aveva detto che sarebbero venuti l’idraulico e l’elettricista”.
Malcon chiamò l’idraulico e l’elettricista. Quando i due furono davanti a lui li interrogò. Durante l’interrogatorio cercò di capire perché erano stati chiamati dalla signora. Nel raccontare la sua versione dei fatti l’elettricista cadde in contraddizione e fece una mossa falsa. Usò la sinistra per prendere un posacenere. Malcon capì che forse l’uomo era il colpevole. L’elettricista si muoveva come se fosse di casa. Gli preparò un tranello, gli chiese di aprire la finestra perché faceva caldo, l’elettricista eseguì la richiesta e sulla finestra vide delle macchie di sangue e cercò di pulirle senza farsi notare. Malcon lo teneva sotto controllo e si accorse di quel gesto e gli fece dire la verità. Costretto raccontò di aver ucciso la donna per gelosia.
Matteo P.


Eric e Merlino


C’era una volta un bambino di nome Eric. Eric era un bimbo bravo, aveva tanti amici, era fra i migliori della sua classe ma non sapeva andare sui pattini a rotelle. Imparare a pattinare era per lui di fondamentale importanza poiché era l’unico della sua scuola che non poteva gareggiare. Soffriva moltissimo nell’ascoltare i racconti dei suoi compagni ogni volta che rientravano negli spogliatoi al termine di una gara…lui non poteva intervenire! Eric aveva provato e riprovato ad indossare i bellissimi pattini a rotelle che gli avevano regalato i suoi genitori per il suo compleanno, ma appena li metteva ai piedi, non faceva in tempo a muovere un passo che ruzzolava a terra riempendosi di bernoccoli. Passarono tanti giorni ed Eric era inconsolabile, la sua paura era ormai invincibile, tanto che la notte non riusciva a prendere sonno. Ogni sera allora la sua mamma Stella gli raccontava una favola per farlo addormentare. Una sera toccò alla favola di Re Artù. Eric rimase affascinato dal personaggio di Mago Merlino, quel minuscolo uomo poteva compiere qualsiasi magia. Merlino gli tornava sempre in mente e lo pensò così fortemente che quando si addormentò lo sognò. Nel sogno mago Merlino agitò la sua bacchetta magica ed esclamò:
“BIDIBIBODIBIBU’ DI QUESTI PATTINI PAURA NON AVRAI PIU!
BIDIBIBODIBIBU’ IL MIGLIORE SUI PATTINI SARAI TU!”

Quando al mattino si svegliò Eric ripensò al sogno..sembrava tutto così vero! Decise di provare di nuovo i suoi pattini sicuro della potenza della magia di Merlino. Non potè credere ai suoi piedi! Si muoveva sulle rotelle con disinvoltura e andava più veloce della luce!
Da quel giorno dimenticò le sue paure, entrò nella squadra di pattinaggio e visse felice e contento!
Eric G.


Dodo l’invisibile


Tanti e tanti anni fa esisteva un piccolo paese ai confini del mondo: Gongolandia.
Gongolandia era un posto meraviglioso, sembrava una cartolina: c’erano verdi prati, colline fiorite, azzurrissimi laghi, argentei fiumi, foreste incontaminate. Un vero Paradiso! Purtroppo in questo posto incantevole viveva un terribile Mega Topo. Mega Topo era un cattivissimo topo e abitava in un enorme castello lontano dal paese. Era diventato un topo malvagio perché da piccolo tutti lo avevano sempre preso in giro per il suo nasone e da allora aveva accumulato talmente tanta rabbia che aveva dimenticato di essere un buono e passava la vita a fare dispetti.Un giorno il terribile topo aveva rinchiuso una famiglia di orsetti in una casetta a forma di barattolo di miele. Era stufo di preparare quel delizioso alimento per poi farselo mangiare tutto dai golosi orsetti. Gli aveva teso una trappola e, oplà, li aveva catturati tutti…tranne uno.La povera famigliola era prigioniera..e non riusciva proprio a liberarsi da quella prigione. Solo la chiave magica in possesso del terribile Mega Topo poteva liberarli... L’orsetto che era rimasto senza famiglia si chiamava Dodo. Anche lui come gli altri era sempre stato un gran golosone di miele, ma da quando era rimasto solo non aveva più neanche appetito. Un giorno, attirato dai lamenti del piccolo orsetto, giunse a Gongolandia Mago Tito. Mago Tito era un piccolo ometto buffo e paffutello sempre pronto a far magie con la sua bacchetta magica. Impietosito dal racconto di Dodo decise di aiutarlo, gli diede il potere dell’invisibilità. Dodo era felicissimo, poteva finalmente liberare i suoi cari. Si alzò di buon mattino e raggiunse il castello di Mega Topo. Il cattivone stava riposando e russava sonoramente. Vide che attaccata alla cintura del perfido topo c’era la chiavetta della per aprire la porta della prigione dove erano rinchiusi i suoi genitori. Dodo non esitò, prese delicatamente la chiave e... corse dalla sua famiglia. La liberò in fretta e tutti vissero felici e contenti. Quando Mega Topo si svegliò si accorse dell’accaduto e per la rabbia sprofondò sotto terra.
Erica C.


Alice va in soffitta


C’era una volta una bambina di nome Alice. I suoi genitori erano bravi con lei. Avevano entrambi gli occhi azzurri e i capelli biondi. Anche Alice aveva i capelli biondi e gli occhi azzurri.
Alice aveva otto anni e frequentava la terza elementare. Tutti insieme vivevano in una villetta molto accogliente e calda che comprendeva anche una soffitta. Un giorno Alice chiese al papà:” Cosa c’è in soffitta?”
Il papà le rispose: “Niente di speciale!”
Alice non era convinta, spinta dalla curiosità, decise che quella stessa notte sarebbe andata a vedere cosa c’era. Infatti quella stessa notte prese la torcia di suo papà e vi andò! Le tremavano le gambe, ma comunque salì le scale. Aprì la porta e con suo stupore vide Harry Potter in persona che sorridendo le disse:” Ciao Alice, come va?” e lei rispose: “Benissimo, grazie Harry e tu?”
“Anch’io, a parte l’incidente che mi è capitato! Credo proprio di aver sbagliato formula!”
“Non preoccuparti mi fa molto piacere che tu sia finito qui, vieni nella mia camera a giocare!”
Da quel momento Harry e Alice divennero amici, talmente amici che Harry pur ricordando la formula per tornare a casa non la pronunciò mai più!
Giada Di G.
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 18/05/2004 :  09:06:57  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RACCONTI III C KENNEDY


IL GATTO CHE ERA ALLERGICO AI TOPI


Sono il gatto Totò e ora mi presento: ho il pelo nero e bianco e vivo a New York.
Oggi è il mio primo giorno di scuola (sono molto preoccupato) e ho tanta paura che i miei compagni di classe mi prendano in giro e scoprano un mio difetto: sono allergico ai topi.
Arrivato a scuola c'era la maestra di difesa canina, poi venne quella di adattamento a vita randagia, dopo ancora arrivò quella di miagolio e fusa "attira uomini" e infine quella di caccia al topo. A quel punto la maestra ci spiegò come si faceva e poi disse: “Ora faremo le prove pratiche. Andremo nell'aula dove ci sono tanti topi, per addestrarvi”.
Arrivati davanti all'aula disse: “Ora mettetevi in fila indiana e, quando sarà il vostro turno, stanate il topo. Poi lo inseguirete e lo mangerete”.
Il topo uscì alla velocità della luce dalla tana, venendo verso di me. Incominciai a starnutire così forte che ad ogni starnuto tornavo indietro di un metro. Intanto i miei compagni ridevano e ridevano. Io starnutivo e mi vergognavo. I miei compagni dissero in coro: ”Sei allergico ai topi, sei allergico ai topi! “
In quel momento suonò la campanella. Uscimmo dalla scuola. La mamma mi aspettava e le raccontai che i miei compagni mi avevano preso in giro. La mamma disse: “Domani andremo dal dottore”.
Al dottore la mamma chiese se c'era un rimedio per la mia malattia. Il dottore rispose: ”Queste compresse non lo guariranno, riuscirà solo a non starnutire per un'ora a contatto con il topo. Basta mangiare una pillola prima di cacciare ogni topo e una dopo averlo mangiato”.
Il giorno dopo, alla lezione di caccia al topo, ci rimettemmo in fila e, quando fu il mio turno, mangiai una compressa. I miei compagni erano pronti a ridere. Io presi il topo e lo mangiai accompagnandolo con una compressa. E non starnutii. I miei compagni erano esterrefatti.
Passarono gli anni, io mi laureai in caccia al topo con il massimo dei voti e vinsi le Olimpiadi Gattose nello sport inseguimento toposo. Da allora nessuno mi prese più in giro.
DAVIDE L.


LA FATA DEI GHIACCI


Tanto tempo fa nell’isola ghiacciata viveva una bellissima principessa chiamata Linda: aveva 25 anni, i capelli biondi, ali cristalline e una corona d’oro con perle e brillanti. Viveva in un bellissimo castello di colore rosa con perline celesti. Nel suo castello vivevano con lei i suoi genitori e molti servi e domestici.
Da come la guardavano e bisbigliavano mentre lei passava, Linda cominciò a sospettare che le nascondessero qualcosa. Man mano che passava il tempo diventò sempre più sicura che c’era qualcosa che la riguardava. Quando vedeva qualcuno che parlottava, Linda si avvicinava di nascosto e origliava. Dopo moltissimo tempo scoprì il segreto, era veramente molto importante. Scoprì di essere la fata dei ghiacci. Linda ripeteva e diceva tra sé e sé: “Come faccio ad essere una fata se non mi riesce alcuna magia?”
Andò da una fata maestra e dopo due anni di esercizi su filtri magici, formule e incantesimi diventò più brava della maestra.
Andò in Africa per fare del bene: rinfrescò l’ aria del deserto.
Gli africani al suo arrivo fecero una grandiosa festa perché da quel giorno non soffrirono più il caldo.
TERESA R.


IL VECCHIO TOSTAPANE


Io sono inutile, sono stanco e vecchio, ho già lavorato tanto; io non voglio più funzionare perché mi sto arrugginendo. Lavoro in questa casa da più di cinque anni. La signora Caito per fortuna mi usa solo per la colazione, il bimbo Emi invece mi usa tantissimo: fa sempre merenda con tanti amici e io faccio lo straordinario!!
Il giorno 17/ 7/04 ho deciso di scappare quindi...
1° REGOLA: salutare la forchetta Beatrice che mi ha detto “Stai attento alla pioggia!“, e il cucchiaio grassottello che ha sospirato ”Addio ragazzo!“ Non parliamo dell’ apribottiglie che si è attorcigliato il più in fondo possibile nel cassetto per non provare dolore nel vedermi andare via.
2° REGOLA: di sera lucidarsi ben bene.
3° REGOLA: scappare di notte.
A mezzanotte mi buttai giù dal ripiano del cucinino, ma mi sentii tirare la schiena, oh no!!! C’era la spina della corrente che mi teneva attaccato al muro. Mi tirai con uno strattone e finalmente ci riuscii a liberarmi. Aprii la porta, ne aprii un’altra, ruzzolando scesi le scale aprii il cancello e…
Vidi tante “cose” con 4 ruote che andavano avanti e indietro, altre “cose” con 2 ruote con sopra un omino con un casco, e uomini uguali ai miei padroni che camminavano frettolosamente sul marciapiede. Tutto felice girai la città, ma mi stancai tantissimo allora chiusi gli occhi e mi addormentai sotto una panchina. Quando mi svegliai, decisi di tornare a casa perchè mi mancavano le posate, l’ apribottiglie, la cucina di casa Caito e capii che era bello invecchiare in mezzo a gente che conosci e ti vuole bene.
EMANUELE C.


SCHIZZINOSO


“Sono un bidone dell' immon...
veramente mi e' proibito parlare con gli umani! Farò un'eccezione per una volta...
Sono il cestino dell'immondizia di color rosso-arancione della III C.
Odio quando i bambini (e anche le maestre) mi usano per buttare bucce di banana, scatolette di succhi di frutta, cartucce vuote, colla terminata e fazzoletti usati...
Io vivo a scuola accanto a quell'elegantone giallo del bidone della carta che si dà tante arie. Se fossi in lui non mi vanterei come fa tutti i giorni: ”Io sono elegante, pulito e tutti mi ammirano”.
Dice “I fogli di carta mi rispettano e dicono: sei un'utile invenzione per riciclarci”.
Quando c'è l'intervallo è ancora peggio!!! Le maestre Gentinetta Anna e Cecchini Daniela mi buttano dentro il bicchiere del caffè che è ancora umido e sul fondo ha ancora la schiuma mista a zucchero. A volte sul bordo c'è ancora la macchia del rossetto,
BLE, CHE SCHIFO!!!
Per non parlare di quando i bambini si soffiano il naso, e mi buttano il fazzoletto dentro.
Però c'è una cosa che mi diverte: è quando gli alunni mi usano come canestro e provano a fare centro (magari col fazzoletto o con la carta stagnola).
Vorrei spostarmi per aumentare la loro difficoltà; perchè dalla prima alla terza sono diventati veri campioni nel fare canestro.
Mi sono rassegnato, non sarò mai pulito, sono un bidone dell'immondizia e sono fatto per la spazzatura, ma i bambini scelgono me come canestro perché sono più piccolo e con me è più divertente fare centro.
GIORGIA B.


LA SFORTUNA IN PERSONA


Sono un tipo molto ma molto sfortunato e vi dico perché….
Era un sabato mattina e la mia sveglia suonava da tre minuti e io con gli occhi ancora chiusi tentavo di spegnerlo ma orrore! misi la mano nel bicchiere d’acqua che era sul comodino, dentro c’era una sostanza schifosa e bavosa: “la dentiera” di mio zio che vive con me.
Sono uno scrittore e di mattina scrivo a letto, su fogli di brutta e se quello che scrivo non mi piace accortoccio il foglio e lo butto. Quando scrivo non mi accorgo del tempo che passa: mangio a letto e dormo tra i fogli di carta, non rispondo al telefono, non faccio la spesa, ( non vado a guidare quel rottame di macchina), non vado a salutare la mia zia cicciotta che mi pizzica le guance. Se esco e mi viene un’idea strabiliante devo rientrare.
Raramente apro la porta del palazzo, ma un giorno mi avviai all’edicola.
Da alcuni giorni stavano rifacendo l’asfalto caldo e io, che sono sempre distratto e cammino col muso per aria, rimasi incollato con le scarpe al marciapiede. Così un cane mi fece i suoi bisogni sulle gambe. Guardando e scuotendo il piede, sbattei contro un lampione, caddi a terra come un babbeo.
Mi alzai frastornato e mi accorsi che mi stava arrivando addosso una bici. Il ciclista gridò impaurito, per fortuna girò in tempo e mi prese solo i pantaloni che si impigliarono nei raggi. Mi guardai le gambe: erano nude, avevo solo i mutandoni.
Rosso dalla vergogna rimisi a posto i pantaloni.
Sul balcone del primo piano c’era un vaso di fiori ormai secchi, la finestra era aperta, arrivò un cane gigantesco abbaiando per la voce del ciclista: temevo già che cosa sarebbe successo.
Il cane avrebbe scosso la testa, avrebbe urtato il vaso di fiori che sarebbe precipitato sulla mia testa.
Non avevo finito di pensare al guaio, che avevo il vaso in testa.
Avanzai con le orecchie sanguinanti fino a casa: con tutto quello che mi era capitato adesso avevo un’idea per il mio libro!
ANNA V.


IL SOLE DISPETTOSO


C’era una volta un sole che faceva tanti dispetti, quando al parco arrivava tanta gente si nascondeva dietro una nuvola, le dava un calcio nel sedere senza farsi vedere, così la nuvola si bucava e subito iniziava a piovere: la gente scappava a casa e i bambini si mettevano davanti alla tv.
Un giorno una bambina disse al sole “Mi sono accorta che fai i dispetti, smettila!! Io e le mie amiche vogliamo uscire fuori a giocare e non vogliamo stare tutto il giorno a muffire in casa!”
Il sole per dispetto fece subito piovere e la bambina correndo al riparo piena di rabbia strillò: ”Mi vendicherò, vedrai, te lo prometto!”
Poco dopo la bambina armata di fionda e sassolini andò al parco e tirò tanti, tanti sassolini verso il sole. Altri bambini guardarono il suo gesto e pian piano tutti tirarono dei sassolini verso il sole, talmente tanti che il giorno sembrava buio.
Il sole prima si offese per il loro brutto gesto, poi capì che non si otteneva niente a far dispetti, se i bambini non gli volevano bene, era proprio una brutta idea.
E da allora in poi il sole cercò di rendere le giornate più calde e luminose che poteva!
YLENIA R.


GLI GNOMI DEI BOSCHI


In un bosco vivono tanti gnometti buffi e allegri amici di tutta la natura.
Tutto il giorno lavorano, lavorano e lavorano senza stancarsi.
La sera invece, si nascondono nei cespugli e sembrano macchie di colore tutte diverse.
Quando escono si incontrano con le streghe e i maghi dei boschi, parlando di magie, filtri e incantesimi per rendere felice la gente.
Loro sono amici di “babbo natale”. Ogni anno (il 25 dicembre) lavorano e fabbricano regali per tutti bambini e quando arriva Natale gli gnomi accompagnano Babbo Natale a portare i regali. Un giorno una bambina di nome Giulia ando’ in quel bosco per raccogliere fichi, ( un certo punto) si perdette e improvvisamente vide gli gnomi si spavento’ perche’ non aveva mai visto questi esseri!!!...
Con molta paura Giulia chiese se la potevano aiutare. Gli gnomi che conoscevano molto bene tutte le vie del bosco, la condussero al paese e lei individuo’ la sua casa. Fecero così amicizia e ogni giorno Giulia andava nel bosco a trovarli senza avere piu’ paura.
ISABELLA F.


IL TOPOLINO E IL GATTINO


Squit, buondì! Sono il topino dei denti in versione "El Topo", sono spagnolito, vivo in Messico! Ho una bellissima moto che persino George Clooney, mi invidierebbe.
Era una notte di mezza estate, ero n vacanza al mare, per la precisione in quel momento stavo pulendo la mia bellissima moto nel garage di casa, quando sentii... un miagolio!!
Affannato misi piede in casa, mi rifugiai sotto il letto, sentivo ancora miagolii e sempre più vicini, capii che il gatto stava entrando in casa. Che fifa felina! Anzi topina!! Da sotto il letto corsi nuovamente nel garage con il gatto che mi seguiva al buio. Mi rintanai dietro la mia moto e accesi gli abbaglianti... il gatto scappò impaurito. Il nemico era di color bianco, e con una zampa nera, era carino e con due occhietti e un musetto che facevano tanta tenerezza, la zampina sanguinava.
La sera dopo stessa scena, il gattino si ripresentava a casa mia. Siccome pioveva il micino era tutto bagnato, non si poteva resistere ad avvicinarsi e accarezzarlo, anche per me che lo considero il nemico numero uno.
Lo feci entrare in casa. Cosa non si fa per la tenerezza! Ricordavo però che c' è una barzelletta che dice: "Cosa ci fa un gattino davanti all' edicola? Aspetta che esca Topolino." Magari mentre io ero gentile con lui, lui stava pensando ad un piano per mangiarmi!
Gli medicai la zampina, gli asciugai il pelo con il phon, gli diedi latte e formaggio,
Stanco morto anch’io mi addormentai.
Il mattino seguente il gattino aveva l'influenza io mi misi le zampe fra i capelli pieni di gel (sì pieni di gel, perchè stavo per uscire ed io quando esco voglio essere ordinato, senza un pelo fuori posto), per la precisione volevo andare a fare una visitina al nuovo negozio che avevano aperto in città " Il mondo di formaggio". Quando lo sentii starnutire sette otto volte di seguito dissi addio città e rimasi a consolare il mio nuovo amico. A fine giornata ero conciato davvero male anch’io: mi aveva attaccato l’influenza!
ELEONORA C.


IL FANTASTICO MONDO DI MARCO


Marco era un bambino sveglio e vivace di circa otto anni, giocava benissimo al game boy, pensate: era così bravo che lo volevano sfidare anche dall’America!
Un giorno tornando a casa da scuola, come al solito giocando al game boy, inciampò in qualcosa e cadde.
Si rialzò, si scosse i pantaloni dallo sporco, guardò per terra e vide una matita: la prese, la osservò, pensò che poteva sempre servire, quindi se la mise in tasca e riprese la strada di casa. Arrivato a casa si mise a scrivere con la matita trovata per strada un testo che la maestra gli aveva assegnato per il giorno dopo.
Scrisse una storia ambientata in una navicella spaziale.
A metà del testo Marco si sentì stanco, stanco, stanco, si sdraiò sul divano e non aveva ancora chiuso occhio che…
Si trovò davanti uno strano essere verde con delle enormi orecchie a sventola e delle lunghissime antenne con in cima due grandi occhi gialli…. era un alieno!
Marco cercò di alzarsi per scappare, ma si accorse di essere legato come un salame.
Si guardò attorno per cercare una via di fuga e scoprì di essere in una navicella spaziale! Quando l’alieno si avvicinò Marco si impaurì perchè nel testo che aveva inventato per la scuola c’era un alieno che usava un umano per un esperimento. Meno male che ricordò un gioco del game boy ”Battaglia tra umani e ufo” nel quale era bravissimo; morsicò la corda che lo teneva legato, si liberò e come nel suo gioco avanzò contro l’alieno e gli fece il solletico. L’alieno si accasciò a terra e morì.
Dopo la battaglia, però Marco aveva nostalgia di casa, andò vicino all’ oblò della navicella e vide che fuori c’era un pianeta, pensò che sul pianeta magari c’era qualcuno che lo poteva aiutare. Si scaraventò fuori e voleggiando nello spazio senza peso trovò una mucca volante e le chiese se sapeva dove era la Terra. La mucca rispose di sì, gli chiese però in cambio un gioco, dato che era sola e non sapeva cosa fare e Marco glielo promise. La mucca lo fece salire in groppa e in un batter d’occhio lo portò vicino alla finestra di camera sua. Marco entrò, prese il suo game boy e lo regalò alla mucca. L’aveva aiutato in una circostanza difficile, ma ora serviva alla sua nuova amica.
GIULIA D.


IL BIDONE DELLA SPAZZATURA CHE NON VOLEVA SPORCARSI


Sono un bidone della spazzatura e non sopporto di essere sempre sporco, unto e puzzolente.
Una sera che ero già sporchissimo, arrivò una signora che conoscevo, era la signora del palazzo elegante che mi stava proprio di fronte: la signora Marta.
Con quattro, dico quattro sacchetti pieni di immondizia si stava dirigendo verso di me!
“Non voglio altro pattume” esclamai. Ebbi voglia di fuggire, ma come fare?
Le persone che passavano davanti a me tutti i giorni si muovevano, correvano o saltellavano: mai ferme stavano! Se ci riuscivano loro potevo riuscirci anch'io.
Chiusi forte forte il coperchio, pensai fortemente di spostarmi...e ci riuscii.
Si sentì un gran rumore di ferraglia...Marta lasciò cadere i sacchetti a terra, fece un balzo indietro perchè le parve che io mi fossi mosso. Poi se ne tornò a casa: “Avrò lavorato troppo,vedo il bidone che si muove!”
REBECCA M.


IL DRAGO CHE NON SPUTAVA FUOCO


Teo un drago verde e giallo si preparava alla gara degli sputafuoco.
Facevano le prove tutti i draghi aprendo la bocca accendevano un falò e dal naso facevano cerchi di fuoco.
Anche Teo provava a sputare fuoco, ma non ci riusciva, niente da fare.
Andò a parlare alla mamma draghessa del suo problema e lei lo accompagnò dal dottore a far vedere la gola. Il dottore gli diede una medicina e Teo se ne tornò a casa tutto contento.
La provò subito e cominciò a sputare fuoco all’istante.
Andò scuola a fare le prove, le maestre gli fecero i complimenti.
Giunse il momento della gara di fuoco. C’erano tutti i genitori, così cominciò la gara con i vari tipi di esercizi di fuoco. Il premio fu vinto da Teo.
Tutti i genitori erano felici e anche la mamma draghessa. Tornarono tutti a casa e per festeggiare la rivincita del drago, la mamma gli preparò la sua torta preferita e passarono una notte fantastica.
SILVIA M.


IL CERCHIETTO E IL FERMACAPELLI


In una vetrina c’era un cerchietto rosso con sopra un disegno a forma di farfalla. Un giorno il negoziante acquistò tre scatoloni con dentro dei fermacapelli. Il negoziante prese un fermacapelli e lo mise nella vetrina, era simile al cerchietto: era dello stesso colore rosso con sopra una farfalla. Una sera arrivò nella vetrina una fata fece una magia. Vedendo i due oggetti così simili, ma uno da una parte e uno dall’altra parte della vetrina, mise a tutti e due una bocca, perché potessero comunicare.
I due oggetti parlarono fra di loro per tutta la notte.
Al mattino quando arrivò il negoziante sentì parlare,si guardò attorno, ma non vide nessuno, allora mise alla porta un cartello con la scritta “CHIUSO PER POCO”.
E se ne andò al bar per bere qualcosa di forte perché credeva di avere le visioni.
Il cerchietto raccomandò: ”Stai zitto perché non voglio che il negoziante ci senta di nuovo!”
Quando il negoziante tornò tolse il cartello, si sedette alla scrivania ad aspettare che entrasse qualche cliente.
Alle 16,30, all’uscita da scuola arrivò una mamma con una bambina. Voleva dei cerchietti e dei fermacapelli. La bambina scelse proprio il fermacapelli rosso e il cerchietto della vetrina.
A casa li posò sul letto, andò in cucina a prendere la cartella, e sentì delle voci che sembravano proprio arrivare dalla sua cameretta. La bambina sbrirciò in camera, piano piano senza far rumore, per scoprire cosa stava succedendo. Da una fessura della porta vide il cerchietto e il fermacapelli che si raccontavano le loro impressioni sulla nuova casa. La bambina entrò in camera e disse: “Ciao! Mi chiamo Laura e sono contenta di avervi comprato al negozio! Vi terrò qui con me, ma non vi userò per le mie pettinature. Vi voglio custodire come cari amici.”
Era contenta e per niente spaventata perché credeva nelle magie
Da quel giorno nacque una nuova amicizia e ogni giorno, dopo la scuola, Laura correva a casa volentieri per ritrovare i suoi oggetti parlanti.
ELENA D.


I GIRASOLI


1888
Sono uno strano girasole dipinto su tela. Davanti a me c’è un tizio che si chiama…Van…Van…lasciamo stare: so che ha un nome straniero. Io devo fare proprio impressione a chi mi vede... infatti molti dicono che sono impressionista!?!
Magari faccio paura? Sono colorato un po’ a tratteggio con un arancione marroncino, sono solo soletto proprio in mezzo al quadro. Adesso vedo avvicinarsi a me il pennello. Il pittore sta disegnando qualcosa che mi somiglia: è un girasole, sono contento così avrò un nuovo amico! Il gambo,i petali e il cuore! Finito. “Niente male come quadro” esclama l’autore.
Con la coda dell’occhio vedo che di fianco a me c’è un bel girasole tutto arancione.
Muto come un pesce!
Van riprende il pennello e uno... due... tre... quattro... cinque, sei e sette, dico SETTE girasoli!! Siamo un groppone di amici e non siamo capaci di scambiarci neppure una parola. Che dico? Basterebbe un buongiorno, un buonasera!! Chissà forse non ci parliamo perché siamo un po’ timidi.
Van riprende il pennello. “Così: riga... cerchio... ecco fatto” esclama il pittore con un sorriso.
Adesso stiamo belli e comodi dentro un bel vaso con strisce bianche e blu.
Poi l’autore mette la firma sul vaso: Van Gogh.
Mi stacca dal cavalletto e mi porta in un negozio peno zeppo di quadri, Van prova a vendermi, ma il negoziante dice che non mi vuole perché non ho valore!!!
Van sconsolato riprende la via di casa, sale le scale, apre la porta, piano piano mi trascina nello sgabuzzino e mi appoggia ad altri quadri. Questo buio dentro lo sgabuzzino mi fa venire un gran sonno...
1890
Dormo nello sgabuzzino da due anni.
Un giorno sento delle voci in lontananza: “Dobbiamo demolire la casa del pittore morto da poco. Forse troveremo qualche quadro!”
Davanti a me c’è un omone con il pizzetto ed un vocione: “Ragazzi questo quadro mi piace. Portiamolo al negozio di quadri”
Nel negozio c’è lo stesso negoziante che due anni fa ha detto che non valevo niente! Quel mascalzone adesso ha cambiato idea e dice: “Questo quadro è talmente bello che vorrei esporlo al Museo di Amsterdam”
Ora sono diventato famoso, sono protetto da tanti allarmi e davanti a me ci sono sempre tante persone che mi ammirano affascinate.
FLAVIO R.


UN FRATELLO DISPETTOSO


Marco era un esperto di geografia e stava cercando una città sul mappamondo.
Sapeva benissimo dove cercarla, ma con grande stupore vide che tutte le scritte, cioè i nomi delle nazioni, delle città, dei fiumi e dei laghi non c’erano più e il mappamondo sembrava un pallone scolorito.
Marco andò dalla mamma a chiederle perché tutte le scritte erano scomparse dal mappamondo, la mamma disse che era uno scherzo del fratello che era geloso di lui, perché prendeva tutti dieci in geografia.
JACOPO M.


IL DIAVOLO BUONO


Nell’Inferno, sì proprio là dove ci sono fiamme e fuoco, c’era un piccolo diavolo che non era malefico e cattivo, ma buono e gentile.
I suoi amici che si credevano veri e valorosi diavoli perché sapevano fare scherzi e cattiverie lo prendevano sempre in giro.
Tutte le sere prima di addormentarsi “Perché tutti ce l’hanno con me e sono antipatici e cattivi?” chiedeva alla mamma.
La mamma non sapeva rispondergli, sospirava e gli dava soltanto la “CATTIVANOTTE” (così si dice all’inferno!).
Un giorno il nostro diavoletto, ancora un po’ assonnato, mentre entrava a scuola incontrò un piccolo angelo che gli sbarrò la strada. Gli angeli erano i suoi peggiori nemici e soprattutto quello perché era molto importante: era il guardiano della porta del Paradiso
Il diavolo (che non aveva voglia di andare a scuola) gli chiese di farlo entrare solo per un po’ nel Paradiso. L’angelo lo accontentò.
Quel posto era davvero speciale: c’erano degli adulti che bevevano il Caffè Lavazza, c’erano angioletti che si dondolavano su nuvolette bianche e altri che stavano immobili a farsi fare il ritratto per le statuette del presepe.
Il diavoletto tornò dalla mamma a raccontargli quale bel posto aveva visitato, ma la mamma lo sgridò, gli disse che non doveva avere per amico un angelo e soprattutto non doveva mette più piede nel Paradiso.
Prese il telefono e chiamò lo psichiatra. Il dottore disse che suo figlio non poteva diventare un vero diavolo perché era di natura buono e gentile. Così la mamma lo lasciò far trasloco in Paradiso. Dopo di lui molti diavoletti lo seguirono e l’Inferno fu quasi vuoto.
GIANLUCA G.


LA CASA VOLANTE


Un giorno d’autunno Carlotta, Paolo e Giacomo giocano a nascondino nel bosco.
All’improvviso comincia a piovere. Paolo: “Dove ci possiamo nascondere?”
Giacomo: “Guardate c’è una vecchia casa!”
Carlotta: “Andiamo a bussare, forse c’è qualcuno che può ospitarci”
I bambini entrano nella casa: tutto è scuro. Giacomo nel buio vede degli occhi gialli, poi all’improvviso si accende la luce e davanti a loro si presenta un robot blu e rosso: “Io sono la guardia di questa casa!”
Arriva anche il padrone di casa: è uno scienziato.
I bambini chiedono il permesso di ripararsi e lo scienziato dà loro tre asciugamani e offre una cioccolata calda.
Poi li porta nel suo laboratorio, è pieno di pulsanti: chissà a che cosa serviranno?
“Servono a far volare questa casa in qualunque posto si desideri.” Lo scienziato conta... cinque... quattro... tre... due... uno... zero... sono in partenza per la Romania, diretti a Zalau, una piccola città di mare: meno macchine e meno ristoranti, ma tanti alberi e due campi da calcio, insomma il più bel posto del mondo!
RAZVAN N.


GATTI, TOPI E CANI


In una casa vivevano due topolini: Robbi e Saimon. Non potevano mai uscire dalla tana perché in casa c’era un gatto che li cacciava, potevano uscire in strada solo attraverso il tubo di scarico dell’acqua, quindi salire e scendere dal tetto.
Tutte le volte che Saimon andava a fare una passeggiata il gatto lo inseguiva anche per la città, Saimon correva, correva e scappava.
Molto seccato cercò un cane adatto a far scappare il gattaccio. Un giorno, appena svoltato l’angolo del giardino, trovò un cane che accettò l’offerta.
Quando nella casa arrivò il cane, il gatto scappò impaurito, ma stranamente anche il cane scappò alla vista del gatto, si nascose addirittura in uno scatolone.
Raccontò a Saimon che era l’unico cane della città allergico ai gatti, il gatto sentite queste parole esclamò: “Che bello, d’ora in avanti potrò spaventare ben TRE bestie!”
RICARDO M.


UN VIAGGIO LUNGO MOLTI MESI


Cari amici,
questa storia racconta di un viaggio, il mio viaggio nello spazio.
Stavo per vedere in lontananza Marte, ma di colpo sentii degli strani rumori provenire al serbatoio di benzina. Andai a vedere che cosa era successo, dal finestrino vidi tanta benzina che volava. Il pulsante diceva che ero in riserva.
Ero disperato, cadevo sempre più in giù e stavo per morire, però sentivo che non tutto era perduto, cercai se erano rimaste riserve di benzina, le trovai per fortuna!
Ripresi i comandi della navicella in modo che smise di scendere. Guardai in alto e vidi un pianeta tutto rosso, era forse Marte?
Scesi dalla navicella con la tuta spaziale ma di colpo non riuscii più a respirare, corsi ai generatori dell’aria e vidi che erano tutti guasti.
Non avevo scelta dovevo togliermi la tuta spaziale e vedere se questo pianeta aveva aria che potessi respirare. Che meraviglia! L’aria era pulita e ricca di ossigeno, sembrava addirittura di essere in montagna.
Subito volevo perlustrare la zona per vedere se c’erano esseri viventi ma non trovai nessuno. Io sentivo tuttavia che c’era qualcuno che mi osservava, forse mi spiava.
Guardai per terra e vidi delle strane impronte: le impronte erano a tre dita lunghe e senza unghie.Le seguii in fretta e mi trovai davanti un alieno: verde, con tre dita, senza unghie, la bocca verde, un naso verde, insomma era tutto verde.
Lui subito disse: - No, ti prego! Non farmi del male, sconosciuto-
Gli risposi: - Non aver paura - Subito lui si tranquillizzò. Quando gli dissi che dovevo tornare sulla Terra, mi disse che voleva venire con me. Arrivammo a casa insieme e tutti mi acclamavano come un eroe.
Sono passati due mesi dal mio ritorno a casa. So che presto dovrò riaccompagnare il mio amico marziano sul suo pianeta perchè ha tanta nostalgia di casa.
STEFANO M.
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 18/05/2004 :  09:28:13  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RACCONTI III D KENNEDY


LE LACRIME DEL DRAGO


Tanto tempo fa nacque un drago, si chiamava Garod
Quando la mamma lo rimproverava Garod piangeva, ma le sue lacrime erano magiche:
facevano crescere fiori dove non ce n’erano.
Garod si esercitava a sputare fuoco, ma non ci riusciva.
La mamma si accorse di questa diversità solo dopo alcuni mesi, ebbe molta paura e cacciò via di casa drago Garod.
Egli, rimasto solo, pianse e la terra si riempì di fiori.
Arrivò in un luogo con poche piante: piangendo lo arricchì di margherite, gigli, girasoli.
Un giorno nel prato dove abitava Garod venne una draghessa uguale a lui: Miss Ombretta.
Garod si innamorò, la sposò e vissero felici.
Dopo qualche anno la mamma di Garod lo andò a cercare e gli disse: “Scusa mi sono comportata male con te, vuoi ritornare a casa?”.
Garod rifiutò esclamando: ”Non ti perdono, mi hai cacciato e io non ti accetto più, non vedi ho trovato una moglie ora voglio vivere la mia vita!”
Garod non lo sapeva, ma lui era la prima specie di drago buono.
Ecco perché nel ventunesimo secolo i draghi sputafuoco non esistono più.
LAURA N.


SIMONE E L’ORO


Simone era stato condizionato dalla lettura di Topolino, nel quale c’era lo Zio Paperone che aveva tantissimi soldi, un deposito d’oro grosso come una piscina. C’era persino un trampolino per tuffarsi dentro i soldi!
La mamma gli diceva: - L’oro, Simone è solo nei castelli di maghi e streghe!!! Qua in città ci sono solo le collane e gli anelli nei negozi degli orefici.-
Un giorno Simone alle 5,00 di mattina, di nascosto da mamma e papà, si alzò e partì...
Alla stazione prese il treno per un paese lontano.
Arrivò ad un castello sperduto in mezzo ad una radura.
La porta era aperta…. Simone salì fino alla torretta dove c’era una porticina, spiò dal buco della serratura: nella stanza c’era un mago dall’aria cattiva e di fronte a lui una cassaforte aperta piena d’oro.
Simone non poté resistere alla tentazione di rubarlo.
Prima di entrare pensò e ripensò... aveva portato con sé una spada, di plastica, ma robusta e la prese...
Aprì la porta e si scagliò contro il mago! I due incominciarono a rincorrersi e a combattere!
Con la spada di plastica Simone non riuscì a vincere il mago e allora...
scappò a gambe levate, prese il treno e ritornò con la lingua di fuori per la fatica.
Abbracciò la mamma e le chiese scusa perché era scappato di casa.
Si rese conto che doveva essere contento di quello che aveva se voleva vivere felice.
VALENTINA C.


UN SOGNO MERAVIGLIOSO


In una casetta di un piccolo paese viveva una bambina di nome Giulia. Giulia amava molto leggere storie di maghi da quando era piccola e la mamma gliele leggeva prima che si addormentasse. Un giorno mentre era seduta sull’ altalena vide davanti a sé un piccolo ometto con un cappello a punta ed una veste azzurra decorata con stelle e lune, in mano teneva una piccola bacchetta... Aveva proprio l’aria di essere un mago!!
Giulia, stupita, si guardò attorno per vedere se gli altri si erano accorti di quell’ ometto. Ma intorno non c’ era più nessuno.
Giulia sempre più stupita chiese al piccolo ometto: “Chi sei tu?”
“Sono il mago dei giardini di tutto il mondo.“
“Ma allora puoi fare delle magie?!"
“Certo, ma solo per i bimbi buoni e generosi che non chiedono mai per sé, ma anche per gli altri.”
Giulia allora disse: ”Caro mago, in questo paese ci sono moti bambini ma purtroppo, c’è un solo giardinetto, molto piccolo, con una sola altalena ed io vorrei...”
”Ferma! Ho capito che cosa vorresti per te e per i tuoi amici!“ Adesso, però, chiudi gli occhi, conta fino a venti, poi riaprili!
Giulia aprì gli occhi e si ritrovò nel suo letto. Quindi era stato solo un sogno!!!
Un po’ delusa, si vestì, fece colazione e visto che era domenica chiese a mamma e papà di andare ai giardini. Quando arrivò rimase con gli occhi spalancati e la bocca aperta, vide davanti a sé uno spettacolo stupendo. Non c’era più un piccolo giardino, ma un enorme PARCO GIOCHI pieno di alberi e fiori e tutti i bambini del paese giocavano felici.
Allora, non era stato un semplice sogno, era stato un SOGNO MERAVIGLIOSO!
VIVIANA C.

IL PESCO DEL PAESE PICCOLO


Il pesco di un piccolo paese, era molto triste perchè, nessuno lo guardava, era inverno, era spoglio e non aveva i fiori.
Dopo tre mesi di inverno e di freddo arrivò la primavera e il pesco sorrise.
Alle dieci di mattina del 21 marzo tutte le persone si alzarono, guardarono dalla finestra e videro il pesco fiorito. “Che bello!!!” esclamarono in coro.
Da quel giorno lo ammiravano, i bambini facevano il girotondo intorno al suo tronco.
I bambini andavano volentieri sotto le sue foglie a confidarsi tutti i segreti e si raccontavano le barzellette, parlavano di libri, di cantanti e di film...
Dopo la primavera arrivò l’estate e con l’estate il compleanno di Angelica. Angelica aveva 9 anni. Che gioia festeggiare con amici, parenti e genitori all’ombra del pesco!
Il pesco si divertì molto alla festa di Angelica e ne fu entusiasta.
A sera, tutti i bambini andarono a dormire invece il pesco non chiuse foglia.
Finalmente ho degli amici, pensava, ho un’idea, farò un biglietto con sopra scritto: ”Da oggi in avanti le feste a sorpresa si faranno qui sotto il pesco, sempre se volete ovviamente!”
Il pesco da quel giorno non fu più solo.
ARIANNA M.


INDIETRO NEL TEMPO


Laggiù, sì proprio laggiù in un paesino di campagna viveva un bambino di nome Andrea.
Andrea sognava tanto di vivere nel passato e vedere dinosauri, gli Egiziani antichi e i primi esseri viventi. Si doveva invece accontentare delle sue enciclopedie, dei libri di storia, dei documentari della televisione.
Per addormentarsi, tutte le sere prendeva un libro che la mamma gli aveva regalato da piccolo che parlava di maghi e streghe: gli piaceva sfogliarlo e leggere e rileggere la storia del mago Zac e della strega Morgana.
Un giorno Andrea andò a passeggiare in un prato.
Si fermò di scattò, sentiva dei rumori provenire dall’ altra parte del giardino, sbirciò tra le foglie: nel cespuglio si nascondeva un nonnino con la barba lunga e tutta bianca, gli occhi azzurri come il cielo, un sorriso gentile, un cappello e una tunica azzurra.
Ma era proprio Zac il mago del suo libro!
Andrea rimase a bocca aperta, il mago disse:”Ho sentito il tuo desiderio Andrea, so che vorresti vivere nel passato e se vuoi posso avverarlo.”
Andrea gridò subito:”Sì per favore sì”.
Il mago disse: ”Allora dammi la mano e tieniti forte.”
Andrea fece così e si trovò in mezzo a dinosauri.
Per fortuna c’era il mago a proteggerlo dai dinosauri perché quegli esseri grandi e grossi sembravano pericolosi e Andrea aveva tanta paura!!
Andrea non ebbe neanche li tempo di godersi le novità che vedeva li intorno che arrivò la strega Morgana, sua pericolosissima nemica che strillava”Voglio distruggerti una volta per tutte!”
Andrea spaventatissimo chiese a Zac: ”Per favore riportami a casa, questo posto non fa al caso mio”, allora Zac strinse la mano di Andrea e disse: ”Ci rincontreremo” e il bambino si ritrovò nel prato del suo paese.
Alzò la testa e vide una nuvola.
Quella nuvola non era uguale alle altre perché aveva la forma del suo caro amico mago.
FRANCESCA T.


I VESTITI FREDDOLOSI


C’era un bambino che si chiamava Gabriele, gli sarebbe piaciuto andare in montagna, però i vestiti che aveva addosso non erano d’ accordo perché pativano il freddo, facevano di tutto perché Gabriele non andasse in montagna quando il bambino camminava diventavano pesanti e lo facevano cadere, così il bambino tornava a casa a cambiarsi. I vestiti speravano che Gabriele cambiasse idea e rinunciasse alla gita.
Gabriele chiese al papà se lo portava un giorno al mare infatti in un luogo al sole i vestiti erano contenti perché rimanevano al caldo.
E Gabriele era solo in parte soddisfatto in realtà lui voleva vedere com’era fatta la montagna.
Andò a comprare vestiti degli Eschimesi che sono abituati al freddo, al gelo e al ghiaccio.
Questi vestiti erano contentissimi di andare in montagna perché assomigliava al paese dal quale erano arrivati.
MARCO M.


I FIORI CANTERINI


Un giorno Gianni un bambino di nove anni, che aveva una casa in una grande prateria, decise di andare nel bosco da solo, per raccogliere qualche fiore per la mamma.
Mentre passeggiava vide un fiore che strano: si muoveva e cantava! Aveva attorno altri fiorellini forse i suoi otto figli. Gianni voleva raccoglierli per la sua mamma, chissà come sarebbe stata contenta, li avrebbe messi nel vaso più bello della casa, e forse avrebbe invitato anche le sue amiche. Gli facevano troppa tenerezza allora li lasciò nel prato.
Continuò la passeggiata e raccolse degli altri fiorellini forse più belli, ma non canterini.
Il giorno dopo Gianni ritornato nel bosco vide un gatto vicino a quei nove fiorellini canterini: forse voleva solo giocare, voleva accarezzare i petali, perché erano morbidi, ma Gianni lo mandò via. Lo vide però tornare tutti i giorni, gli sembrava strano che tornasse sempre ad accarezzare quei fiori. Gianni allora andò da un biologo e gli disse: “Ci sono dei fiori che mi sembrano un po’ strani” e il biologo provò ad analizzarli.
“Ma questi fiori sono fatti di pelo di gatto!!” esclamò. “In realtà questi non sono veri fiori, sono delle trasformazioni fatte da uno stregone malvagio.”
Gianni si recò da un mago potente. Con una magia e pronunciando una formula segreta trasformò i fiorellini... ecco comparire una mamma gatto e i suoi otto micini.
Gianni capì che il gatto che andava ad accarezzare sempre i fiori canterini era il papà di quella famigliola.
CIERVO L.


LA DIETA DI PAOLO


Paolo era un ragazzo tranquillo e goloso quando doveva far merenda non finiva più di mangiare. Mangiava sette pacchi di biscotti, un barattolo di marmellata e beveva tre bicchieri di aranciata. La mamma gli nascondeva tutto, Paolo però riusciva sempre a trovare qualcosa… Quando andava a scuola mangiava tutto quello che le dava la mamma e in più chiedeva ai compagni un po’ della loro merenda. Paolo però era troppo grasso e allora decise di fare la dieta e chiuse a chiave nella dispensa cioccolatini, brioches, caramelle e dolciumi vari. La mamma era molto contenta che suo figlio non mangiasse più tutta quella roba. Dopo qualche mese Paolo non era più grasso ed era soddisfatto di se stesso, da allora in poi mangiò solo cibi sani e nutrienti per tutta la sua vita. Ogni tanto, faceva qualche eccezione e mangiava ancora qualche golosità, ma non ingrassava più.
FEDERICO MAURO


I DUE CERVI


In montagna il cervo salta tra le rocce. E dice al suo compagno cervo: “Vuoi giocare con me?-
-Sì, va bene. –
Arrivano gli altri cervi e tutti insieme decidono di fare una partita.
Le mamme e i papà gridano “Forza!” ai piccoli cervi.
La partita finisce 5 a 1, con molto divertimento per tutti
FRANCESCO P.


LA BATTAGLIA DEL GRANO


Sul pianeta Oys vivevano omini verdi: i Booys, avevano corpi ovali, una faccina simpatica, piccolissime orecchie e bellissimi occhi azzurri, mangiavano solo grano ed erano molto esperti nel coltivarlo. I Booys erano nemici degli Zenzeros: zanzare che al fondo della braccia avevano terrificanti chele appuntite. Un giorno gli Zenzeros attaccarono i Booys per rubare il raccolto di grano seminato in estate.
Gli Zenzeros appena toccata terra... si misero a riempire sacchi e sacchi senza pietà mentre i Booys cercavano di cacciarli via. Gli Zenzeros attaccavano e i Booys si difendevano. Così nacque una grande guerra! Gli Zenzeros con la chela davano pugni e i Booys guerrieri venivano atterrati.
La guerra continuò a lungo e gli Zenzeros non sapevano come cucinare il grano quindi si indebolirono molto mentre i Booys si ripresero in fretta.
Gli ultimi sopravvissuti, cinque Zenzeros si arresero e se ne andarono via senza più tornare. Finalmente i Booys potevano seminare e raccogliere il loro grano in pace!
LUCA S.


IL PAESE DELLE STREGHE


Sara, una ragazzina di circa tredici, anni adorava la pallavolo.
Un giorno andò al campo per allenarsi a giocare.Durante il gioco Sara vide rotolare la palla in un buco, era largo circa novanta centimetri e la ragazzina vi si infilò dentro per riprendere la palla. l buco in realtà era un tunnel sotterraneo. Di colpo Sara si ritrovò in un posto strano: aveva paura, una paura bruttissima.
Nessuno poteva aiutarla a tornare indietro. In quel posto c’ erano delle brividosissime grotte, sulle pareti stemmi con scritto brividosa grotta, più avanti c’era un cartello con scritto: Rabbrividite in questa grotta e poi ancora una targa più avanti: Stanza dei brividi dell’ orrore.
In un angolo con il naso lungo appuntito, lo smalto nero sulle unghie a uncino, con un mantello scuro c’ era una strega.
A quel punto Sara capì che era il paese delle streghe.
Sara la supplicò di farla tornare a vedere la luce del sole, la strega le rispose che doveva chiederlo alla sua padrona, la Regina delle streghe, perché solo lei poteva farla tornare indietro.
Sara si avviò al castello della Regina salì le scale con 1125 gradini (ovviamente la regina veniva portata in braccio dai servi)
Salite le scale Sara cercò la sala del trono, ma ci mise due ore per trovarla, perché il castello aveva 400 stanze!! Quando arrivò alla sala del trono era stanca morta.
La regina era abbastanza paziente, perciò non chiuse Sara in una prigione, ma la ascoltò con molta attenzione. Sara le raccontò tutto, poi la regina con un tocco di bacchetta la rimandò su.
Sara di colpo si ritrovò di nuovo nel campo di pallavolo.
Era tutto vero o aveva immaginato tutto?
GIULIA V.


LA PANCHINA


Tanto tempo fa, in un piccolissimo villaggio viveva una bambina di nome Gina, un giorno andò ai giardini, vide una panchina e si sedette.
Neanche il tempo di sedersi la panchina cominciò a tremare, Gina pensò che c'era un terremoto! Urlò, si alzò di scatto, si guardò intorno ma era tutto normale: i bambini giocavano, le nonne chiacchieravano, i cani giocavano con altri cani, Gina pensò che forse era una sua allucinazione.
La bambina si sedette ancora una volta, e ancora una volta la panchina le tremò sotto il sedere, questa volta era sicura che la panchina traballava Si guardò intorno nuovamente ma era tutto normale: gli anziani che giocavano a carte, le mamme passeggiavano.
Poi la bambina guardò in basso e vede un libro lo raccolse, era un libro di barzellette allegro e divertente.
Gina capì che era la panchina che gli tremava sotto il sedere: aveva letto le barzellette e rideva “a crepalegno” che è come dire “a crepapelle”
GIULIA C.


L’OROLOGIO CHE ANDAVA ALL’ INCONTRARIO


In una grande città viveva uno scienziato di nome Simone.
Un giorno mentre passeggiava vide in una vetrina un orologio con le lancette che andavano al contrario, entrò nel negozio e lo comprò.
In quel periodo Simone studiava i dinosauri e pensava spesso che gli sarebbe piaciuto tornare all’era dei dinosauri! Anche quella notte aveva quel desiderio, mentre leggeva un libro sulla preistoria. All‘ improvviso l‘ orologio, che era al suo polso, si illuminò, la luce colpì alla testa Simone ed egli fu come risucchiato in un vortice, si trovò nell’ era dei dinosauri proprio in mezzo a uova di tirannosauro. Pensò che nelle vicinanze ci fosse la mamma, scappò subito prima di diventare il contorno del pranzo del dinosauro.
Si nascose velocissimo dietro a un cespuglio e sbirciò, vide “mamma dinosauro” un dinosauro alto come gli alberi: era proprio quello che c’era alla pagina 102 del suo libro sulla preistoria, si avvicinò all’esserino e lo guardò meravigliato perché si accorse che non era pericoloso.
Nella foresta scura sentì un ronzio, sembrava il ronzio di un enorme gruppo di mosche, ma si ricordò che era nel passato, quindi le mosche non c’ erano ancora.
Si mise a correre senza neanche guardare che insetto fosse, corse, corse e inciampò, e un enorme insetto preistorico lo oltrepassò.
“E’ piena di pericoli quest’ era!“
Dopo aver camminato un po’, uscì dalla foresta, si ritrovò in una grande prateria nella quale stava passando un grande branco di brontosauri!!!
“Devo spostare le lancette dell’ orologio o rimarrò per sempre qui!“
Con molta fatica riuscì a spostare le lancette.
Si ritrovò sulla poltrona di casa sua con l’ orologio in mano, lo mise nella cassaforte e disse:“ Quando mi servirai ti tirerò fuori! Per il momento ho visto abbastanza del passato!”
MATTEO M.


IL TEMPIO GRECO


Ciao! Sono una bambina greca di nove anni e vi voglio raccontare di quando sono andata a visitare un antichissimo tempio: il tempio FATICACCIA. Mi avevano raccontato che in pochi erano riusciti ad ammirarlo ed io non capivo la difficoltà di andare a visitare un monumento. La sera precedente il viaggio mi addormentai con il sorriso sulle labbra pregustandomi la bella gita.
Il viaggio in auto fu lungo, eravamo quasi davanti al tempio quando come per magia... si spostò. Proprio così: più noi ci avvicinavamo più il tempio si spostava.
Io ed i miei genitori rimanemmo con la bocca spalancata e gli occhi fuori dalle orbite!
Provammo a ripartire, il tempio in lontananza sembrava fermo, ma come gli fummo quasi davanti…si allontanò, noi avanti e lui si spostò ancora e ancora e ancora…
Stavamo per fare dietro front e tornare a casa, quando ci venne un’idea: il nome del tempio era FATICACCIA, quindi per poterlo ammirare bisognava fare qualche fatica e qualche sforzo.
Procedemmo e piedi sotto il sole cocente per un chilometro e quando ci trovammo davanti al tempio stanchi morti finalmente potemmo salire le scale che portavano all’ingresso.
GIULIA C.


IL TUFFO NEL MARE


Faceva molto caldo e Sara, una bambina di 9 anni, si tuffò nel mare.
Si allontanò dalla riva senza paura. Trovò due delfini e giocò insieme a loro: si tuffava a delfino, li seguiva fino a un certo punto e ritornava alla riva.
Chiuse gli occhi e si attaccò alla pinna del delfino più forte che la portò lontano dalla costa. Quando Sara aprì gli occhi si accorse che era in mare aperto.
Sara aveva un po' di paura, sapeva che i delfini erano buoni ma.... gli squali no!! Ne vide uno dietro alle sue spalle!! I delfini scapparono via subito e Sara rimase lì da sola, spaventata, davanti a quella pinna che si avvicinava.
Si mise a nuotare come una sirena, ma lo squalo era più veloce di lei. Sara si fermò perché era stanca, si voltò e lo squalo aprì la bocca. Era senza denti!! Sara si mise a ridere e disse: " Ma tu sei uno squalo senza denti!! Non posso aver paura di te."
E lo squalo si mise a ridere insieme a Sara.
ILARIA M.


MATTIA CHE NON SAPEVA FARE LE MAGIE


Un bambino di nome Mattia voleva imparare a fare le magie.
Una sera Mattia andò a dormire.
Di notte comparve nella sua stanza una persona vestita di nero, maglietta verde e cappello azzurro, in una mano aveva una bacchetta d’oro. Quando fu mattino Mattia si alzò e vide ancora vicino al letto quello strano personaggio. Quella persona era un mago.
Mattia gli disse che voleva imparare a fare le magie e il mago gli diede una bacchetta verde. Mattia usò la bacchetta mille volte, ma non fece nessuna magia. Il mago allora portò Mattia nella scuola di magia che durò 8 anni.
MATTIA C.


IL SOGNO DI MARIA


Maria era una ragazzina di 13 anni.
Aveva i capelli gialli, gli occhi azzurri, era simpatica, andava bene a scuola e prendeva sempre ottimo, ma…….
Ma purtroppo non era molto educata: al parco calpestava fiori e aiuole, durante le gite in montagna raccoglieva i funghi e li distruggeva (sia buoni sia velenosi!), nel giardino di casa sua buttava cartacce e bucce di banana, faceva cadere foglie dagli alberi con un bastone, scriveva il suo nome sugli alberi.
Una domenica sera fece un sogno: era nel suo giardino, vide una luce che brillava e la seguì. Alla fine del percorso vide…….una fata. Per cinque minuti Maria restò a bocca aperta, poi la fata iniziò a parlare:” Sono la fata della natura, Maria, tu stai distruggendo il mio mondo e quello di tutti gli animali che vivono nei boschi! Dovresti vergognarti!”
Maria rispose” E perché mai? Ci sono così tanti alberi!!”.
La fata molto seria le disse: “Ah! È così che la pensi? Ti darò la giusta punizione!!” Trasformò Maria in un microscopico esserino volante: un’ape.
L’ape Maria vide il fiore che aveva calpestato qualche ora prima e dato che aveva tanta fame, andò a succhiare il nettare, ma il nettare non c’era. Il fiore disse: “Guarda come mi hai ridotto!!! Sei cattiva!.” Alzò un petalo e la riempì di sculaccioni.
L’ape Maria andò da un altro fiore, da un altro ancora, ma tutti facevano la stessa cosa del primo. Passò davanti all’albero su cui aveva scritto il suo nome e aveva tolto le foglie. L’albero bacchettò con i suoi rami la “povera” ape Maria che stanca di prendere botte, andò dalla fata e le disse: ”Ti prometto che non tratterò più male la natura, ma tu, per favore, fammi tornare bambina! Ti prego,” e si mise a piangere, piangere, piangere…
Si ritrovò nel suo letto. Anche se era stato un sogno, Maria da quel giorno cambiò del tutto il suo comportamento: non calpestava più fiori e funghi, lasciava le foglie sugli alberi. Diventò la bambina più brava del mondo, e da grande difese la natura.
M. CHIARA L.


IL RE TOR E LA STREGA ZARA


Nell'epoca dei re delle regine e delle streghe c' era un re di nome Tor, una regina di nome Lena, una strega di nome di nome Zara.
Zara era gelosa di Lena perché voleva Tor in marito.
Il castello di Lena e Tor aveva un salotto enorme, cento camere da letto e una meravigliosa sala da pranzo luminosa e lussuosa.
La strega Zara, invece viveva in una piccola mansarda che aveva solo un letto sgangherato e due poltroncine.
Una mattina Tor si svegliò e vide che Lena non era più nel suo letto, la cercò in tutte e cento le camere del castello, ma non la trovò allora pensò che Lena fosse stata rapita.
Sapete chi aveva rapito Lena? Era stata Zara e stava per ucciderla nel bosco. Nel frattempo Tor stava ancora cercando sua moglie, poi gli venne per fortuna in mente di cercarla nel bosco. Uscì dal castello e corse affannato in quella direzione e vide una donna con in mano un pugnale e un' altra donna legata ad un albero.
(La donna con in mano il pugnale era Zara e la donna legata all'albero era Lena).
Allora Tor in fretta saltò addosso alla donna col pugnale e la uccise.
Tor slegò Lena e tornarono al castello e da quel giorno vissero sempre felici e contenti.
UMBERTO P.


LADRI NELLA SCUOLA!


Una mattina entrata a scuola vidi la maestra Daniela De Siano vicino alla porta che diceva: "Venite, venite, venite in classe, è successa una tragedia, guardate gli armadi sono vuoti non ci sono più neanche i disegni di GOLIA, di ARLECCHINO e anche dei GRECI!"
Ci accorgemmo anche che i soldi della gita erano spariti, e li cercammo da tutte le parti.
Ci sedemmo per terra e Tirreno disse "Cosa farà il ladro della roba che ha rubato?"
La maestra rispose: "Forse la rivenderà e si comprerà qualcosa."
Per prima cosa andammo in giardino e a fare le prove del teatro: in classe non c' era nulla da fare senza quaderni e senza libri, poi andammo nelle altre classi a chiedere per favore che ci prestassero fogli e pennarelli. Il pomeriggio tornammo a casa.
Quella notte il ladro riportò tutto: dai disegni ai soldi. E sapete chi era?
Pensate erano stati i nostri genitori a chiedere alla bidelle di nascondere le cose della nostra classe in un altro posto, perché volevano insegnarci a trattarle bene!
ELISABETTA A.


UN’ AMICIZIA PER CASO


Io abito in un paesino di montagna. Il mio papà fa il falegname e io ho imparato da lui, infatti ogni giorno dopo la scuola mi aspetta per istruirmi nel suo mestiere. Vicino al paesino c’è una grande foresta, mio papà la conosce come le sue tasche. Sa che non c’è nessun pericolo e mi lascia andare a fare passeggiate anche da sola. Oggi ho chiesto di poter andare da sola nel bosco per un picnic solitario. Nello zainetto che mi sono preparata c’è un impermeabile, un po’ di cibo e una bottiglia di acqua fresca del fiume. Io penso di conoscere bene il bosco, quindi senza paura mi sono inoltrata.
E’ sera e io mi sono persa, sono stata troppo presuntuosa, in realtà conosco solo una parte del bosco. Non so dove dirigermi. Un brivido mi scende lungo la schiena: è buio e incomincia persino a nevicare! Tremo dalla paura e il cuore mi batte forte, mi sto mettendo a piangere, quando mi viene un’ idea! Prendo 2 tronchi abbastanza leggeri, li appoggio ad un albero e costruIsco una specie di capanna. Mi rifugio lì dentro e aspettando che la notte finisca. La notte porta: neve, buio, paura e strani rumori. Riesco a dormire per un po’ e quando mi sveglio mi guardo attorno, tutto è silenzioso, poi sento dei passi. Vedo una faccia pelosa infilarsi in mezzo ai 2 tronchi. Mi spavento a morte, grido di paura – Allora esistono i mostri! Ne ho appena visto uno! – penso.
Invece è solo una scimmiotta e mi tranquillizzo un pochino. Passano i giorni e io sono sempre intrappolata in quel bosco. Però la scimmia vive con me, non ho più paura e incominciamo a capirci meglio. Purtroppo le provviste che mi ero potata sono finite e io non so cosa mangiare, decido allora di raccogliere alcune erbe che al villaggio avevo sentito dire che facessero bene. E’ passato solo qualche giorno: mi nutro di erbe e bevo acqua del fiume e la mancanza di casa si fa sentire.
- Qua in città ci sono solo le collane e gli anelli nei negozi degli orefici. -
E’ un’altra sera, mi rifugio nella capanna…
Quando mi sveglio mi ritrovo nel mio letto. Papà mi spiega che mi aveva trovata e mi aveva riportata a casa. Io sono felicissima. E la scimmia? Chiederete voi. La scimmia ha preferito rimanere nella foresta, ma viene spesso a trovarmi.
BARBARA F.


ALLARME ROSSO


Sul pianeta Zimilia a milioni di anni di luce dalla terra vivevano in una stranissima civiltà dei mostri robot che si chiamavano Coki, erano tutti uguali.
Avevano una testa verde, un’armatura d’acciaio al posto del corpo e i piedi palmati.
Un giorno uno di loro trovò una scatola con un bottone, decise di entrare nella scatola e schiacciare il bottone.
Coko non sapeva che quella non era una scatola normale: era una macchina del tempo e da lì iniziò la sua interessante avventura.
Dopo un bel viaggio Coko arrivò su un pianeta sconosciuto.
Incontrò abitanti con faccia di colore rosa, avevano mani con cinque sporgenze e capelli colorati di marrone, giallo o nero.
Il robot vide cose che nel suo pianeta non si vedevano: alberi, cespugli, fiori, piante e case e tutto aveva colori diversi. Nel suo pianeta di Coko era tutto grigio:case, scuole, edifici e palazzi erano di cemento, quando i Coki passeggiavano non riuscivano a distinguere una casa dalle altre e per riconoscere la loro casa (senza confondersi ed entrare nelle case dei vicini) dovevano leggere i nomi sui campanelli. Quando facevano le foto di famiglia dicevano:”Peccato questa foto è venuta male” perché non si distinguevano uno dall’altro.
Solo dopo un mese scoprì di essere arrivato sul pianeta degli Umani e decise di trascorrere molto tempo sul nuovo pianeta sconosciuto sul quale era arrivato e che gli piaceva molto. Divento l’abitante più famoso del pianeta degli Umani.
Quando si mise in viaggio nella navicella per ritornare a casa tutti lo applaudirono.
DAVIDE E.
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 04/06/2004 :  06:52:53  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari bambini della Kennedy/Dewey,
ieri è stata la nostra festa di fine corso, e volevo scrivervi due parole.
Parole di lode, perché avete tutti lavorato molto, vi siete impegnati e avete dato tutto quello che potevate. E quando si dà tutto, alla fine ci si sente soddisfatti e contenti. E' una sensazione molto bella, sapere di aver dato tutto quello che si può! Fa sentire bene e si ha la coscienza a posto. Proprio il contrario di quando ci si ferma a metà lavoro perché non si ha più voglia! D'ora in avanti ricordatevi questa bella sensazione, e quando dovrete affrontare qualche nuova impresa, ci penserete e magari vi viene voglia nuovamente di impegnarvi tanto, e... chissà?, probabilmente arriveranno di nuovo dei risultati così belli come quelli che avete raggiunti quest'anno con me. Le cose più belle non sono quelle che ci cadono dal cielo, ma quelle per le quali abbiamo lavorato e abbiamo dovuto superare dei momenti di crisi, di svogliatezza.
Parole di ringraziamento, perché se la festa ieri sera è stata così bella, il merito è tutto vostro! Avete fatto vedere tante cose, non solo a voi stessi, ma anche alle maestre, a me e ai vostri genitori: avete fatto vedere che siete capaci di lavorare, di divertirvi, di sapere essere seri e di sapere anche ridere, e di avere dentro di voi tante, tantissime idee belle, che grazie alle vostre storie sono diventate visibili agli altri. Avete tirato fuori dalle vostre teste e dai cuori storie belle, dolci, buffe, tristi, interessanti, lunghe, corte... storie che prima non esistevano al mondo, storie vostre che hanno preso corpo e che ora i vostri genitori possono leggere con orgoglio.
BRAVI!
Mi sono divertito un mondo! Non appena sarò capace, metterò anche una foto della festa su questa discussione.
Per ora non mi resta che salutarvi e augurarvi buone vacanze! Se ogni tanto vi viene voglia di scrivere qualche frase, o una piccola storia, non perdete l'attimo" Scrivete! Ormai siete dei "piccoli scrittori"...
Un abbraccio a tutti,
e grazie di cuore
Georg
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