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 Piccoliscrittori a scuola
 Racconti III B Dewey, Torino, 2005 -2006
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Lella
piccolissimo scrittore


26 Messaggi

Inserito il - 07/06/2005 :  00:57:39  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Georg,
siamo i bambini della seconda B della scuola elementare "Dewey". Abbiamo scritto alcune storie che abbiamo piacere di farti leggere sperando che tu ci dica se ti piacciono.
Sono le nostre prime storie, perciò abbiamo sicuramente ancora tante cose da imparare, ma... ci siamo divertiti
ciao, a presto

NON TUTTI I DRAGHI SONO UGUALI
Tanto tempo fa in una grotta abbandonata dai primitivi viveva un dragone di nome Cicciolo.
Questo dragone era sempre ammalato perché dalla sua bocca non usciva fuoco per riscaldarlo.
Una sera Cicciolo prese una decisione e disse: - Non posso più essere sempre malato!-
Il mattino seguente Cicciolo decise di partire per la scuola di draghi.
Nel bosco Cicciolo si trovò davanti a due strade una che va verso il sole e l’altra che va verso la Luna.
Il drago ci pensò un po’ e poi disse: -Se vado verso la luna si farà prima buio invece se vado verso il sole ci sarà più luce.-
Cicciolo decise di andare verso il sole.
Strada facendo si trovò davanti ad un castello, in questo castello viveva un principe cattivo.
Cicciolo non sapeva che lì abitasse questo principe e mentre camminava gli era venuta fame perciò entrò nel castello e si diresse verso la sala da pranzo. Mentre mangiava sentì dei passi.
Il principe cattivo si era accorto dell’intruso e dichiarò guerra al piccolo Cicciolo.
Il drago per difendersi cercò di sputare fuoco, ma visto che non ci riuscì, scappò via veloce veloce, gridando:
- Tra un mese ritorno! –
Cicciolo uscì dal castello, continuò il suo viaggio verso la scuola e pensò: - Voglio essere il più bravo della scuola perché non mi voglio più trovare in un guaio come questo.-
Arrivato alla scuola, posò il cappotto e il cappello. Entrò nella classe e da quel giorno lavorò con impegno per risolvere il suo problema.
Nella scuola restò per diverse settimane e alla fine riuscì a sputare fuoco.
Tornò al castello lanciando fiamme, il principe spaventato se la diede a gambe levate.
Cicciolo tornò a casa e finalmente riuscì a riscaldarsi.
CHIARA

Una mattina Cicciolo si era svegliato in un castello. Voleva sputare fuoco ma non riusciva perché la sera prima aveva rosicchiato tanta tanta carne. Provò ad uscire. Dopo un po’ di tempo Cicciolo incontrò un folletto di nome Hobbit e passarono un po’ di tempo insieme. Cicciolo invitò Hobbit al suo castello e gli fece visitare tutte le stanze.
Hobbit rimase colpito dalla bellezza dei saloni, tutti pieni di specchi luccicanti, bicchieri a forma di coppe , piatti dorati ecc, ecc.
Hobbit decise di aiutare Cicciolo. Egli conosceva un mago che faceva magie, ed insieme decisero di andare da lui. Strada facendo finirono intrappolati in una rete e per liberarsi da quel guaio, Hobbit fischiò al mago.
Il mago lo sentì e andò ad aiutarli, con i suoi poteri li salvò e diede il fuoco al drago.
Il mago in cambio volle la sua protezione.
ALESSIO

In un bosco viveva un drago di nome Cicciolo che era un gran mangione di carne.
Un giorno Cicciolo aprì un po’ la porta della grotta per vedere se poteva sputare fuoco. Ma non riuscì e allora entrò di nuovo nella grotta ma sentì delle vocine. Si abbassò e vide uno gnomo che disse:
- Non riesci a sputare fuoco? Allora ti aiuterò io! –
- Grazie, gnomo Rosso –
Lo gnomo Rosso diede a Cicciolo delle medicine e dopo qualche mese Cicciolo riuscì a sputare fuoco. Cicciolo ringraziò lo gnomo e se ne ritornò nella grotta.
ILARIA


Tanto tempo fa c’era in una grotta un drago che si chiamava Cicciolo che non sapeva sputare fuoco .Un giorno incontrò un bimbo di dieci anni che gli insegnò a sputare fuoco e di colpo gli spuntarono le ali e fece a pezzi chi l’aveva canzonato
LUCA

Cicciolo era un drago che non sapeva sputare fuoco e viveva con altri draghi che invece sapevano sputare fuoco. Per questo motivo i draghi cacciarono Cicciolo dal gruppo.
Allora Cicciolo decise di andare al villaggio degli uomini ma purtroppo gli scappò uno starnuto e bruciò il villaggio. Così anche gli uomini lo cacciarono via.
Cicciolo era talmente arrabbiato che cominciò a uscirgli fumo dal naso e mentre attraversava il bosco bruciò tutti gli alberi . Era disperato, ma per fortuna incontrò uno gnomo saggio che decise di aiutarlo a controllarsi.
Lo gnomo disse a Cicciolo che sputare fuoco è facile basta prendere un respiro e soffiare forte.
Cicciolo ascoltò lo gnomo e dopo avere chiesto scusa agli abitanti del villaggio venne nominato guardiano dello stesso.
ROBERTO


Tanto tanto tempo fa, c’era Cicciolo un drago pasticcione, basso, ciccione, con la coda lunga lunga e grandi macchie sulla pancia. Cicciolo aveva due problemi: uno era che non sapeva sputare fuco l’altro che non sapeva volare. Una mattina Cicciolo incontrò un folletto con: un cappello rosso a punta, un paio di pantaloncini verdi, una maglietta gialla e due scarpette con la punta arrotondata. Cicciolo chiese: - Come ti chiami? - - Mi chiamo Gardenio, hai qualche problema? - -Sì, non so volare e sputare fuoco, mi aiuti? –Fatte tante prove una mattina Cicciolo riuscì a sputare fuoco.
Provarono anche a volare e finalmente riuscì. Diventò il più bravo drago del mondo.
Purtroppo il povero Gardenio se ne doveva andare via dal mondo dei draghi e ritornare nel suo piccolo mondo.
Cicciolo appena ebbe sentito che se ne doveva andare via si mise a piangere e piangere.
Pregò il povero Gardenio di rimanere.
Singhiozzando si voltò lanciando un lungo sospiro malinconico, a quel punto gli sfuggì una fiammatina che incenerì il cappello piumato da viaggio di Gardenio:- Come farò a partire senza il mio cappello?-esclamò il folletto.
Dovrò rimanere qua ancora un pò ,il tempo di ripararlo e trovare una nuova piuma da viaggio!-
Cicciolo ancora spaventato dalla sua fiammata non riusciva a credere a quanto era successo, però felice abbracciò l’amico
SIMONA

Tanto tempo fa in una villa abbandonata viveva un drago che però non era come gli altri perché lui non sapeva sputare fuoco. Allora decise di andare in gita a vedere se c’era qualcuno che poteva aiutarlo a sputare fuoco come gli altri. Lo trovò, era un vecchio signore di nome Mario. Il drago gli chiese se poteva aiutarlo. Il vecchio rispose: - Sì draghetto. – Da quel giorno il draghetto e il vecchio si aiutarono.
Il vecchio insegnò a sputare fuoco a Cicciolo e Cicciolo insegnò a volare al vecchio . Alla fine riuscirono tutte due a far quello che avevano sempre sognato.
STEFANO

C’era una volta un drago che si chiamava Cicciolo, quel drago non sapeva sputare fuoco. Un mattino Cicciolo incontrò un drago più serio e gli chiese, tremando di paura:
- Mi puoi aiutare a sputare fuoco?-
-No- rispose il drago serio e dispettoso.
Dopo un pò di tempo i draghi andarono alla loro riunione.
Cicciolo incontrò uno gnomo e gli chiese se poteva aiutarlo a sputare fuoco.
Lo gnomo acconsentì.
Alla fine Cicciolo riuscì a sputare fuoco, e tornò a giocare e a urlare con gli altri draghi.
Si fidanzò con una draga ed ebbero una draghetta, mentre lo gnomo incontrò una fidanzata e tutti tornarono a vivere felici e contenti.
CAMILA

Un lunedì mattina un draghetto di nome Cicciolo si aggirava dalle parti di Vulcanolandia dove incontrò lo gnomo Oscuritabrosa.
Cicciolo non sapeva sputare fuoco, perché non ne mangiava neanche un po’!
Oscuritabrosa provò ad insegnare a Cicciolo a sputare fuoco, ma non ci riuscì.
Quando Cicciolo passò vicino ad un villaggio fece delle prove, ma dalla sua bocca uscì solo bava molto umida, talmente umida che tutti gli abitanti si ammalarono.
Poi ritornò da Oscuritabrosa che provò ad insegnargli anche a volare, perché Cicciolo non sapeva farlo. Il giorno dopo Cicciolo provò a volare, ma ruppe tutte le casette del villaggio.
Gli abitanti corsero dal re e chiesero: ”Re, o caro re, dacci un po’ di denaro per comprare una casa nuova.”
Il re rispose: ”Sì, ve ne darò un po’!”
Così il re mandò tutti gli abitanti in una sala, dove una guardia attendeva il loro arrivo.
Quando gli abitanti del villaggio arrivarono, presero il denaro e scapparono via.
Oscuritabrosa andò dal drago che era disperato perché pensava di aver perso il suo amico.
Il drago Cicciolo lo abbracciò e insieme rimasero per tutta la vita.
DEIANIRA

C’era una volta un drago che si chiamava Cicciolo che non sapeva sputare fuoco e non sapeva volare e suo papà gli diceva:-Devi mangiare tanto legno e peperoncino e così potrai sputare fuoco –
Ma il drago andò via di casa e Cicciolo e disse ad un altro drago: - ehi, tu drago, vieni qua ! – e l’altro drago venne da lui: - Puoi farmi un favore? Vai in quella casa e sputa il fuoco.-
Il drago allora andò li e incendiò il giardino. Il papà credendo che fosse stato Cicciolo gli disse: - Bravo! –
Solo che dopo un po’ di giorni, Cicciolo gli confessò l’inganno e …. Pata pam! Il papà con un calcio sbattè il drago fuori dalla casa e chiuse molto forte la porta.
Cicciolo andò nel bosco e incontrò un folletto che gli disse: - C’è qualcosa che posso fare per te? –
- Sì, fammi imparare a sputare fuoco. –
- Allora questa pozione fa per te. –
Cicciolo la bevve, provò a sputare fuoco e ci riuscì. Lo disse a suo padre e vissero contenti e felici.
FRANCESCO

Un giorno Cicciolo decise di andare al parco a fare una gita . Quel giorno faceva molto caldo e ad un certo punto a Cicciolo venne tanta sete e corse al lago, bevve talmente tanto da lasciare i pesci senza acqua, facendo un pasticcio, così chiamò i pompieri per riempire il lago di acqua.
LORENZO

Cicciolo è un drago di statura alta ,di corporatura cicciottella, la sua criniera è verde e lucida ,i suoi occhi sono marroni, il suo naso è grande.Un giorno Cicciolo andò allo zoo e incontrò un amico di nome Edoardo. Dopo qualche ora Cicciolo si stufò e andò a casa, mangiò tanto tanto che sembrava scoppiare. Prima sputava fuoco adesso non lo sputava più e si domandava perché.
- Hai mangiato tante cose, ecco perché non riesci a sputare fuoco – Gli disse Edoardo.
Alla Cicciolo si riposò un po’pensando –Magari dopo sarò di nuovo capace di sputare fuoco-
Dopo una lunga dormita provò di nuovo.
All’ improvviso una fiamma uscì dalla bocca e Cicciolo tornò come gli altri draghi a sputare fuoco. MARTINA

Una mattina un draghetto di nome Cicciolo andò a passeggiare nel bosco ed incontrò due maghi cattivi,il draghetto scappò e si trovò in una foresta e litigò con un leone affamato. Per difendersi Cicciolo cercò di sputare fuoco ma purtroppo sputò solo saliva che bagnò la criniera del leone, spaventato, il draghetto corse via.
Corse, corse e si trovò in un lago. Cicciolo cominciò a lavarsi quando spuntò un terribile coccodrillo.
Era proprio finita!
Fortunatamente arrivò un folletto che con i suoi poteri magici trasformò le sue braccia in ali giganti, così portò Cicciolo sulla sua montagna e gli insegnò a sputare fuoco per potersi difendersi.
VIRGINIA

C’era una volta un drago di nome Cicciolo che non riusciva a sputare fuoco ma sputava ghiaccio. Lui era in compagnia di un ragazzo molto alto, robusto, con un’armatura arrugginita che da otto anni cercava di insegnargli a sputare fuoco. Ma quel drago il fuoco non lo sputava dalla bocca ma all’incontrario e per questo bruciò un villaggio. Gli abitanti andarono dal re e dissero: - Il drago ha distrutto il villaggio! -
Il re li ascoltò e rispose: - Quelle sono creature magiche, vi pagherò io per ricostruirlo-
Il drago buono lo combattè con il ghiaccio e lo gelò.
Il drago cattivo cadde giù dicendo: - Come hai fatto? – e si ruppe.
Cicciolo di colpo imparò a sputare fuoco.
RUBEN

Mancano ancora le storie di 3 nostri amici, te le spediremo domani. ciao

adele
Gran Capo tra i piccoliscrittori


1350 Messaggi

Inserito il - 07/06/2005 :  11:06:19  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Non so se posso intromettermi, ma le vostre storie sono davvero bellissime!
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Benny92
Capo tra i piccoliscrittori


824 Messaggi

Inserito il - 07/06/2005 :  13:27:13  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Concordo con Adele!
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 07/06/2005 :  14:46:07  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari bambini,
grazie mille per le vostre storie. Mi sono piaciute tutte quante moltissimo! Ho riso più di una volta leggendo le belle idee buffe che vi sono venuti.
Un grosso complimento, perché saper scrivere così bene già in seconda non è da tutti!
E, come vedete, anche agli altri lettori e scrittori del forum sono piaciute.
Vi auguro buone vacanze, e magari ci vedremo quando sarete in terza!?

georg
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Lella
piccolissimo scrittore


26 Messaggi

Inserito il - 08/06/2005 :  16:04:35  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
abbiamo letto i vostri messaggi e Vi ringraziamo per i complimenti che ci avete fatto.(perchè noi siamo golosi di fiabe)
la seconda B
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Nicco
Gran Capo tra i piccoliscrittori


2604 Messaggi

Inserito il - 11/06/2005 :  14:18:03  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Quoto con tutti(e come non farlo?)
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Lella
piccolissimo scrittore


26 Messaggi

Inserito il - 17/10/2005 :  16:46:28  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
che cos'è per te un'idea?
è il pensiero di quando potevi rimettere a posto tutto (Ilaria)
è risolvere un problema difficile (Chiara)
un'idea è una cosa che ti viene in mente (Virginia)
è raccontare una storia (Claudia)
creare un nuovo gioco perchè ripetere sempre lo stesso è noioso. (Deianira)
è aver pensato una cosa che poi farai ( Simona)
Un'idea potrebbe essere fare il killer (Roberto)
è quando ti inventi qualcosa ( Edoardo)
è una lampadina che si accende nella testa con un sacco di potenza (Ruben)
è una cosa bella (Alessio)
è costruire un'invenzione (Lorenzo)
è aiutare qualcuno (Emanuele)
è giocare a più non posso a carte (Stefano)
è un gioco (.....)
è una cosa che vorresti fare (Francesco)
è risolvere un problema difficile (CHiara)
non lo so (Luca)

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mariam3
Capo tra i piccoliscrittori


508 Messaggi

Inserito il - 17/10/2005 :  17:53:02  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
siete davvero tutti bravi ....anche se vi diro che nn sn tanto brava a scrivere fiabe
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Lella
piccolissimo scrittore


26 Messaggi

Inserito il - 17/10/2005 :  23:54:34  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Abbiamo risposto anche alla seconda domanda: Hai mai avuto un'idea veramente bella?
leggere in ogni momento libero che ho (Deianira)
quando siamo andati al ristorante, Mattia ed io abbiamo fatto un bel pasticcio... (Ilaria)
sì, volevo portare papà sulle montagne russe ma lui non ha voluto venire così sono andata con Carlotta. Mi sono tenuta stretta a lei perchè stavo cadendo e quando sono scesa sono scappata via perchè mi veniva da vomitare! (Claudia)
Nel giardino del mio condominio ci sono tanti alberi, così un giorno ho pensato che potevo arrampicarmi. Sono salita ramo per ramo fino a quando sono arrivata in cima e poi sono scesa.( Virginia)
Una volta, quando ero ancora all'asilo, ho avuto un'idea bellissima: mentre gli altri dormivano e le maestre erano in un'altra classe, con Laura e Silvia abbiamo pulito e sistemato la nostra aula (Simona)
Io ho l'idea di resuscitare i dinosauri e soprattutto i Tirannosauri... (Roberto)
Ho avuto un'idea veramente bella quando ho costruito una catapulta (Edoardo)
Con il mio amico Edoardo, abbiamo costruito,con gli attrezzi di mio papà, un robot e poi ci abbiamo giocato (Alessio)
Io ho avuto l'idea di costruire una moto con i lego (Lorenzo)
Io ho una bella idea quando suggerisco ai miei amici un gioco da fare (Emanuele)
Io ho avuto un'idea molto bella quando ho preso il mio cane, Rubi. (Stefano)
Era un pomeriggio di novembre molto nevoso, io non sapevo cosa fare, mi annoiavo molto ma, ad un certo punto mi si è accesa una lampadina ed ho detto ad alta voce: " Se voglio divertirmi devo giocare alla lotta dei cuscini e a saltare sul letto". Da quel giorno non mi sono più annoiata. Questa è un'idea! (Chiara)
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admin
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846 Messaggi

Inserito il - 19/10/2005 :  14:10:40  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari ragazzi,
oggi sono stato tre ore da voi in classe. E' stato un bell' incontro, e abbiamo parlato di tante cose interessanti.
Parlando della situazione del prigioniero nella sua cella: volevo solo darvi qualche altra situazione che potete discutere assieme in classe, sia voi che la III parallela, per trovare possibilità di uscita:
- siete al 50mo piano di un albergo di New York, fuori non ci sono balconi, e per qualche ragione non funziona né il telefono, né il telefonino e la porta della camera è bloccata. Ma voi dovete uscire a tutti i costi.
- siete su una barca a remi nel bel mezzo del mare, non avete telefono né acqua da bere e niente da mangiare. Come potreste attirare l'attenzione di qualche nave su di voi?
- siete un grande attore che la sera dovrebbe andare in scena al teatro. Ma avete la febbre e non potete muovervi dalla vostra camera d'albergo. Come o cosa potete fare per non dover annullare lo spettacolo al teatro (senza muovervi dalla stanza)?
- siete su un'isola deserta, naufraghi. C'è acqua dolce, ma dovete trovare da mangiare. Cosa fate per non morire di fame?
- camminate sul bordo del mare e trovate una bottiglia con dentro un messaggio di una persona che dice di essere triste e disperata, e avete paura che potrebbe farsi del male. Come potreste trovare o rintracciare questa persona per aiutarla?
- siete in tra amici a casa e volete fare un gioco. Ma non ci sono carte da gioco, nessuna Play, niente di niente. Solo della carta, delle penne e un vecchio dizionario. Quale gioco si potrebbe inventare?
- stessa situazione, ma avete solo un cestino della carta e una palla da tennis. Quanti giochi da fare vi vengono in mente? E con quali regole?

Ecco tutto. Buon lavoro e buon divertimento

Georg
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Lella
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 24/10/2005 :  21:13:25  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Georg, noi abbiamo provato a cercare una via di uscita a proposito di:
come attirare l'attenzione di una nave...
Abbiamo concordato, dopo lunga discussione, che avremmo attirato l'attenzione utilizzando le lenti degli occhialini che potevano riflettere i raggi del sole e sfruttare così il riverbero...
ciao...torniamo a discutere...a presto
III B
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admin
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846 Messaggi

Inserito il - 25/10/2005 :  08:00:33  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ottima idea, quella degli occhiali!
Un'altra idea poteva essere quella di utilizzare gli occhiali per accendere qualche indumento, tipo pantaloni o maglione, lasciandolo leggermente umido, così faceva un mucchio di fumo e magari qualche nave che passava lì vicino si sarebbe accorta e vi avrebbe salvato.
Tra oggi e domani ci incontriamo in biblioteca. Sarà un bellissimo incontro, vedrete!
A tra poco,

Georg
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Lella
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 25/10/2005 :  21:37:06  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
albergo di New York: porta bloccata
passare un biglietto sotto la porta con richiesta di aiuto (troppo facile eh!)
Allora legare ai lacci di una scarpa un messaggio di aiuto, incollare nella scarpa , in modo ben visibile, una banconota per attirare l'attenzione dei passanti e lanciare la scarpa dalla finestra...
siccome la porta è bloccata, potrebbero farmi scendere usando i "saliscendi" dei lavavetri, oppure i pompieri potrebbero rompere la porta e farmi uscire....

attore malato:
chiedo ad un collega di sostituirmi e poichè lui non può certo imparare la parte in poco tempo, con un auricolare suggerisco battute e movimenti. Non è facile ma si può fare!!!

A domani. ciao ciao
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Inserito il - 26/10/2005 :  06:44:46  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ottime idee, bravissimi!
Quella della scarpa non sarebbe venuta nemmeno a me, complimenti.
A tra poco,

Georg
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Lella
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 29/10/2005 :  19:22:29  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
abbiamo votato gli incipit. La prossima settimana ti comunicheremo le nostre scelte.
ciao
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Inserito il - 03/11/2005 :  08:36:21  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Benissimo!
Sono proprio curioso sapere chi ha vinto!
E' stata dura votare gli incipit dell'altra classe? O ve la siete cavati senza problemi?
Avete anche discusso i "nuovi" problemi sulle idee che avevo dato alla maestra? E con quali risultati?
Un caro saluto a tutti voi

da
Georg

(mi raccomando: usate la testa... è vostra e non costa!)
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Lella
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 03/11/2005 :  15:55:27  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
ecco gli incipit che hanno scelto i nostri compagni di terza A...

1° L'ALVEARE di Camilo Josè Cela
trovato da Chiara

Non facciamo confusione, ormai sono stufa di dirlo, questa è la sola cosa che importi.
Dona Rosa va e viene fra i tavoli del Caffè, urtando i clienti con il suo enorme sedere.
Dona Rosa dice spesso "......" e "siamo .....", ama fumare e bere
.


2° I VEGGENTI DI PETRA di Ilaria Rattazzi
trovato da Claudia

La sabbia. Affondo le mani nella sabbia e lascio che assorba ogni mia stanchezza, la tensione di una giornata di lavoro. Sollevo le mani e faccio scivolare i minuscoli granelli tra le dita. Scorrono come tante cascate filiformi. Cascate asciutte, cascate che non bagnano...

3 SAID IL PESCATORE di Marmaduke Picktahall
trovato da Edoardo

La casa di Said il pescatore si annidava tra le dune della spiaggia a un trar di sasso dalla cittadina, alla cui ombra riposava al tramonto. all'interno era composta di un unica stanza molto sudicia, dimora di molti antichi odori; all'esterno di un tozzo cubo di pietra coperto da un tetto di terra cotta al sole e spinta da un rullo...


Noi siamo più d'accordo con la scelta dell'incipit di Claudia ed Edoardo mentre non condividiamo molto quello di Chiara.
Gli incipit dell'altra classe che abbiamo votato noi te lo comunicheranno i bambini di terza A.

Compatibilmente con il ponte dei Santi, abbiamo anche continuato il lavoro delle idee. Giusto stamattina abbiamo discusso del bambino che si trova solo in cortile con una matita ed una biglia.
Pierpiero potrebbe disegnare con la matita, nella terra (noi presumiamo che ci sia come c'è nel nostro cortile)una specie di biliardo, la matita potrebbe essere la stecca per la biglia/pallina.

scava un percorso, con l'aiuto della matita, magari con qualche tunnel e poi vi fa correre la biglia.

Con la matita, fa un buco, vi pianta la matita come bandierina , poi
fa correre la biglia con le dita affinchè entri nel buco (una specie di golf?)...

Ciao, senti come lavorano i nostri cervelli?

Modificato da - Lella in data 04/11/2005 23:11:24
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846 Messaggi

Inserito il - 09/11/2005 :  09:10:10  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari ragazzi,

grazie mille per avermi mandato il risultato delle votazioni. Non vedevo l'ora, e ho letto subito i vincitori (solo per questioni di lavoro non avevo tempo per rispondervi, scusate!)

Sono tutti e tre molto belli. Capisco che alla maestra il primo arrivato abbia dato qualche problema per le due parole usate, ma devo anche dire che me lo ricordo, l'avevo sbirciato durante la visita in biblioteca, e non mi dispiaceva affatto!
Dunque vi posso dire che sono d'accordo con le scelte. E' vero, il secondo in particolar modo, ma anche il terzo arrivato sono forse più "lirici" e "letterari", più fini. Ma la letteratura non vuol sempre dire che dev'essere fine o lirico. Ci sono generi per tutti i gusti, e se le parole usate hanno un senso nel racconto, possono anche far ridere o starci benissimo. Dunque non farei un grosso problema. L'importante che gli incipit vi siano piaciuti!

Ora avete da lavorarci sopra per un bel po' di tempo: continuare voi, ciascuno a casa o in classe, gli incipit, facendo finta di essere lo scrittore, e dunque seguendo possibilmente lo stesso stile, il tempo, i personaggi, i sentimenti di ciascuno degli incipit. E anche lì, se vi è piaciuto fare le votazione, potreste di nuovo votare il vincitore della continuazione e metterlo qui sul sito.
E' sempre un gran bel gioco scrivere in uno stile che non è nostro. Ci si diverte un mondo.
Il gioco nel cortile mi sembra che vada benissimo. Se non vi è venuto altro in mente può andare.
La regola è facile: pensate a qualcosa che piacerebbe a voi fare con la matita e la biglia. Se piacerebbe a voi, va bene. Vuol dire che è un'idea buona!
Vi mando un caro saluto da casa mia nella vostra classe,
e fate i bravi con la maestra, mi raccomando!
Ciao a tutti
e buon lavoro

Georg
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Lella
piccolissimo scrittore


26 Messaggi

Inserito il - 20/11/2005 :  17:43:35  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
I NOSTRI INCIPIT
1. Quando aprii la porta di casa le chiavi si bloccarono dentro, provai a ritirarle fuori e riuscii trovando anche un biglietto con su scritto (3 passi avanti…)
2. Quando entrai nella galleria nera persi il mio compagno. Lo dissi alla guida ma lui non mi ascoltò…
3. Quando finii di pennellare la mia stanza ero tutta sporca , non riuscivo neanche a piegarmi ma ero in ritardo per il concerto c’erano Mara e Luigi che mi aspettavano…
4. Quando guardavo un libro di colori , mi vennero delle visioni: vidi “Tanto sangue e veleno “e in quel momento mi sentii tirare i piedi e vidi… CHIARA

Ne mancano alcuni che la nostra maestra ha cancellato per errore.
Appena riusciamo te li manderemo.
Ciao

1. Quando io ero andato in campagna,in una mattina tempestosa, in una casa a tre piani,molto buia, sentii dei passi avvicinarsi. Erano molto pesanti
2. Quando mi ero addormentato sulla poltrona,la porta si spalancò un biglietto mi volò davanti. Neanche il tempo di leggerlo che mi sentii toccare le spalle
3. Quando io, una sera, ero andato ai giardinetti,la fontanella si aprì,il vento inizio a soffiare,io non riuscivo a muovermi. Sentii dei rumori e vidi delle ombre…
4. Quando ero andato in biblioteca,scelsi un libro e appena lo tolsi dal suo posto un passaggio segreto… EDOARDO

1. Susi un giorno entrò in una casa stregata. Era piena di ragnatele e c’erano ragni dappertutto, ad un certo punto sentì dei rumori andò a vedere e…
2. Quando ero nel letto, la tenda si mosse, un vaso cadde, la lampada si spense, il mobile traballò. Ero paralizzato dalla paura, andai a vedere…
3. Quando salii le scale per andare in casa, era tutto buio, cadevano pezzi di mattoni, c’era un rumore metallico e sentivo passi pesanti…EMANUELE

1. Quando siamo andati ai giardini mia sorella andava sulla macchinina di legno ad un certo punto non la vidi più. Mi preoccupai e iniziai a cercarla
2. Quando siamo andati in campagna dai miei nonni, abbiamo acceso una candela perché era saltata la luce. mia sorella aveva paura, sentivamo dei rumori in soffitta.
3. Quando siamo andati all’ acquario di Genova abbiamo visto tanti pesci; pesci palla, rane,coccodrilli, squali delfini..Alla notte mia sorella ha sognato che lo squalo la mangiava . MARTINA

1. Quando stavo a scuola la maestra aveva detto di mettersi in fila e io le chiesi se potevo andare in bagno. Al ritorno non trovavo più la mia classe. Mi sono detta di cercare da tutte le parti, e non li trovai: erano scomparsi tutti…
2. Quando ero a scuola io , i miei compagni e compagne stavamo lavorando. All’improvviso è saltata la luce e noi ci siamo spaventati, poi si riaccese e si rispense e avanti così … VIRGINIA
1. Quando ero in biblioteca stavo prendendo un libro, tutto ad un tratto vidi che nella banca di fronte c’erano dei ladri . Io e mamma abbiamo chiamato subito la polizia e…
2. Quando ero dai miei nonni, nonno mi ha detto: “ andiamo a fare un giro” . Nonno mi lasciò un attimo. Poi un mascalzone mi passò davanti, ma nonno è passato subito di là e ce ne siamo andati ma…ALESSIO

1. Quando ero a casa da solo perchè mia mamma era andata a prendere Alice , ero in cameretta con la porta chiusa, ad un certo punto si aprì…
2. Quanto ero ai giardinetti udii dei rumori dietro un cespuglio… ROBERTO

1. Quando ero in cucina, a mangiare il pollo che mi aveva preparato la mamma, sentii degli strani rumori: -Chic, coc, cuc!-. Mi venne un coccolone.
2. Quando ero in bagno, a lavarmi i denti, udii dei rumori assai strani: sembrava che qualcuno stava per aprire la porta di casa. Erano come passi sempre più forti:-Aiuto! Aiuto!- Avevo una grossa paura e, quando si aprì la porta… SIMONA

1. Quando ero in salotto seduta sul divano , sentii dei rumori e la porta si chiuse di colpo .Decisi di andare a vedere chi fosse .Ora tutto era silenzio,c’era un silenzio spaventoso…
2. Quando ero a casa , a cucinare , vidi un’ ombra sulle tende . Chissà chi era…
3. Quando ero in cortile, udii dei passi che venivano dietro di me mi girai e…
4. Quando ero in campagna , mentre facevo una passeggiata e mangiavo un succulento gelato, vidi volare un bigliettino davanti ai miei occhi sopra c’era scritto:-vai dritto gira a destra troverai una casa e…
DEIANIRA

1. Quando ero andata da sola ai giardinetti, vidi l’acqua aperta nella fontanella e un biglietto per terra. Lo lessi , c’era scritto; “ Stai alla larga da qui .” Sentivo dei rumori strani e leggeri . corsi veloce e i rumori mi inseguivano…
2. Quando gli amici entrarono in casa , la porta si chiuse , le finestre sbattevano forte . La luce si spense e c’erano delle ombre e dei rumori …
3. Quando ero in montagna che dormivo , sentii la porta sbattere ; Uscii e sulla neve c’erano delle gigantesche impronte di piedi . Segui le impronte , mi conducevano in una grotta piena di ossa e di scheletri .Di nuovo sentii altri rumori strani e vidi delle ombre . Mi avevano circondata… CLAUDIA

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claire bellina
Capo tra i piccoliscrittori


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Inserito il - 20/11/2005 :  18:46:06  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
non sono georg ma mi sembra che lavorino molto bene complimenti!!! a tutti i suoi alunni
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admin
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846 Messaggi

Inserito il - 21/11/2005 :  18:05:41  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari ragazzi della terza,
vi devo fare i complimenti, perché avete lavorato e vi siete impegnati molto. Si capisce che vi siete spremuti le meningi, che vi siete sforzati a pensare e a inventare, e questo già è moltissimo.
Ma...
C'è sempre un ma!
Nessuno dei vostri incipit mi ha veramente convinto.

Il trucco del “quando” (in genere della contemporaneità) è un grande aiuto per chi vuole iniziare un racconto avvincente. Non solo serve per rendere interessante l’inizio, ma spesso addirittura serve all’autore stesso per trovare idee su come andare avanti nella storia. Da un’idea nasce un’altra. È così per tutti.
Con il trucco del “quando” colleghiamo un fattore strano, inspiegabile, interessante, inquietante con un personaggio o un gruppo di persone (possono anche essere animali, pupazzetti, calze sporche o giocattoli).
Spieghiamo quello che succede dopo che è successo qualcosa di strano, e se siamo mediamente bravi, facendo così catturiamo l’attenzione del lettore.
Perché il trucco del “quando” funzioni, bisogna prima inventare qualcosa di strano, di affascinante, di quasi incredibile, a volte persino pazzo, ma poi, nel prosegue bisogna essere logici.

Ecco, a voi manca la seconda parte dell'incipit, e vi manca un po' di logicità.

Se faccio atterrare un’astronave sulla piazza di una chiesa la domenica mattina all’uscita della messa, la logica ci garantisce che gli abitanti si spaventeranno alquanto. Avranno paura, saranno affascinati da quello strano oggetto arrivato da chissà dove, scapperanno via ma poi sbirceranno incuriositi da dietro all’angolo della chiesa. Qualcuno chiamerà la protezione civile, altri i pompieri, altri la polizia. Qualcuno chiamerà il prete, chi si metterà a pregare, altri a gridare. Insomma, la reazione della gente dovrà essere logica. Non faranno magari tutti quanti i passi che ho appena descritto, ma qualcuno chiamerà la polizia. E tutti saranno impauriti e incuriositi.
Ecco, non bisogna dimenticare di essere logici. Solo così il lettore ci perdonerà la folle idea dell’astronave che atterra. Anzi, così si dimenticherà dell’improbabilità che una tale cosa possa accadere sul serio!

Vi faccio un esempio basato sui vostri incipit. Uno che contiene un'idea ottima è questo:
1. Quando stavo a scuola la maestra aveva detto di mettersi in fila e io le chiesi se potevo andare in bagno. Al ritorno non trovavo più la mia classe. Mi sono detta di cercare da tutte le parti, e non li trovai: erano scomparsi tutti

Contiene la stoffa per un bellissimo incipit. Ma bisogna ancora lavorarci sopra un po'.
Per esempio iniziando sì con "quando", ma mettendolo al punto giusto!:
"Quando tornai in classe dal bagno, già nel corridoio mi resi conto che qualcosa non andava per il verso giusto. Poi, avvicinandomi alla porta della mia classe, e rallentando a mano a mano sempre di più i miei passi, finalmente capii cosa non andava bene: dall'aula non usciva il minimo rumore!
Sbirciai col batticuore all'interno della classe. Con terrore vidi che non c'era nessuno: né la maestra, né i miei compagni. La classe era completamente vuota! E pensare che ero rimasta solo due o tre minuti in bagno, e che nessuno aveva parlato che saremmo usciti dall'aula quasta mattina
!
"
Forse così capite meglio quello che voglio dire.
Bisogna spostare il quando in modo che vi catturi l'attenzione, che aumenti la tensione.
Chiaro?
Il lavoro che vi propongo è quello di ripassare sui vostri incipit. In alcuni casi, se non vi viene nessuna idea su come migliorarlo, potete anche inventare uno nuovo di zecca. Nessun problema.
Tanto non costa!
E non sbuffate!!!
Voglio proprio vedere quanto riuscite a migliorare gli incipit con il prossimo tentativo...
Ciao
Georg
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Matt 75
Gran Capo tra i piccoliscrittori


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Inserito il - 21/11/2005 :  18:16:04  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Mi spegate una cosa? Cosa sono gli incipit? Votazioni? Vi prego rispondetemi!!
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admin
Forum Admin


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Inserito il - 21/11/2005 :  19:17:26  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Questi ragazzi della III usano tutti il mio libro di scrittura creativa in classe assieme alla maestra Lella.
Dunque è una discussione "di lavoro", dove aiuto ai ragazzi di migliorare durante il percorso di scrittura e insegno i trucchi che sono contenuti nel mio libro. E' anche la discussione dove commento per e con la maestra. Un percorso di lavoro, insomma.
Incipit vuol dire "inizio", tutto lì.
Georg
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Lella
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 22/11/2005 :  22:39:20  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Abbiamo preso atto delle tue osservazioni e ti invieremo altri incipit, intanto, però ti mandiamo quelli che mancavano della prima serie (quelli che la maestra ha cancellato!)

Quando ero in cucina con la mamma, saltò la luce: avevamo paura! Presi la pila e il telefono, ma questo non funzionava. Allora con la pila andai in soffitta e vidi...
Quando ero a letto, udii dei rumori, andai in cucina ma non c'era nessuno , andai in bagno e vidi un'ombra. Mi voleva aggredire ma io saltai perchè avevo le scarpe con la molla e l'ombra sbattè contro il muro...
Quando ero andato in cantina a prendre la coca, udii dei rumori. Vidi un signore senza testa, mi spaventai e gridai:"Aiuto!" LUCA

un giorno ero affacciato alla finestra con un cane che mi morsicò la caviglia. Caddì a terra e...
Ero in cucina, stavo facendo cena, sentii un fischio. Era la porta che sistava aprendo. Andai per chiuderla, quando un signore mi diede un puigno sulla schiena che mi tolse il respiro...
Era buio, stavo mangiando, sentii qualcosa, andai in cortile, la palla, i pattini e la bici non c'erano più... FRANCESCO

quando il miop cane scappò sotto il divano piangendo disperato, io mi avvicinai alla porta dl salotto per vedere cosa stava spaventando così Rubi...
Quando ero in campagna con mio fratello, sentii dei rumori tra l'erba, guardai giù e...
Quando ero in camera, si spense la luce. Andai a vedere cosa era successo. Aprii la porta per andare a riaccendere la luce e vidi...STEFANO

Quando sono andata all'acquario di Genova, ho visto i pesci di color giallo e gli squali. ad un certo punto uno squalo sembrava che mi venisse incontro, infatti spaccò un pò il vetro e poi...
quando andai nel bosco, sentii dei rumori molto forti:"Ambaradam magicabam" andai a curiosare e vidi...
Quando ero a scuola che stavo andando in bagno, sentii dei rumori molto pesanti:"Drin, drin!". Mi preoccupai... ILARIA

quando ero dentro una grotta buia, incomincia a sentire un rumore forte, forte. Cominciai a correre qua e là, non sapevo più dove andavo.
Ritornai indietro e dopo un pò, vidi una luce e mi ritrovai...
Quando ero a casa e stavo vedendo la televisione, la pasta si stava cucinando, all'improvviso la pentola cadde con un forte rumore.
Mi spaventai così tanto da non avere il coraggio di guardare...
Quando stavo nuotando vicino alla riva, il mare incominciò a muoversi forte, mi portava via, io cercavo con i piedi di andare dove ero prima, ma sempre più... CAMILA
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Lella
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 22/11/2005 :  23:29:00  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
di seguito ti inviamo gli incipit che abbiamo scritto dopo le tue osservazioni. E' stato difficile, speriamo vadano meglio...

Quando mi avvicinai ai serpenti dello zoo safari dove mi trovavo in gita scolastica, rimasi ipnotizzata dai loro occhi.
Cercavo di allungare le mani per tirare loro una pietra ma non riuscivo, allora provai ad aprire la bocca per chiedere aiuto.
Finalmente vidi delle persone che stavano venendo verso di me... ILARIA

Quando vidi spegnarsi le luci e sentii dei rumori provenire dal salone, mi alzai dal letto ma andai subito a sbattere contro qualcosa di duro. Riconobbi il mio armadio e mi tranquilizzai...
CAMILA

Quando ero piccolo, mio nonno mi raccontava di come venivano costruite le case e i condomini.
Per me erano momenti emozionanti. ero affascinato dal modo in cui spuntavano anche nella mia immaginazione le costruzioni più assurde.
Un giorno decisi di chiamare mio zio che era più esperto di altri per realizzare uno dei miei progetti.
Mio zio era sorpreso, non mi aveva mai visto così agitato...FRANCESCO

Quando la mamma si buttò in mare per una nuotata, io mi appisolai sulla nostra barca in mezzo al mare, facendomi accarezzare dai raggi del sole. Mi risvegliai di colpo: era passato molto tempo perchè il sole era basso sull'orizzonte, ma di mamma nessuma traccia.
Cominciai a chiamrla ma il silenzio del mare mi travolgeva. Ero solo, disperato e non sapevo cosa fare... LUCA

Quando mi girai non vidi più Gloria, la mia sorellina.
Mi sopaventai tantissimo. Eravamo nella nostra cameretta, la cercai sotto il letto, negli armadi, sotto la scrivania, dietro la porta, guardai fuori sul balcone. La chiamai prima sommessamente per non allarmare la mamma e poi sempre più forte. La mamma accorse spaventata. Gloria non si trovava... MARTINA

Quando sentii dei rumori strani provenire dal salotto, mi agitai molto. Non sapevo cosa fare: se uscire dalla mia camera per vedere cosa era successo o se nascondermi sotto il letto aspettando che tornasse il silenzio. Il rumore continuava così decisi di chiamare la polizia ma...ALESSIO

Quando andai in biblioteca, eron ansioso di trovare un bel libro per riempire le mie serate un pò noiose. Tanta gente affollava il locale e rumoreggiava. Incurabile della lloro presenza, mi avvicinai deciso allo scaffale dei libri di avventure. Ne presi uno e...si aprì una porta. Il cigolio attirò l'attenzione delle persone presenti, io guardavo il passaggio con la bocca spalancata, le mani tremavano e le gambe sembravano cedere da un momento all'altro. Chiamai a raccolta il mio coraggio ed entrai...EDOARDO

Quando accesi la TV, esplose, io caddi a terra tramortito. Mi alzai con la testa che mi girava.
Non potevo stare senza TV perciò cercai di ripararla ma non ci riuscii.
Ero nervoso perciò, per rilassarmi un pò, andai a fare una passeggiata.
Al mio ritorno la TV funzionava benissimo. Cos'era successo?!?! RUBEN

Quando stavo andando a scuola, sentii un ruggito e dei passi pesanti, talmente pesanti che fecero rimbombare tutta la strada sulla quale camminavo. Decisi di scappare e correre. Dopo un pò, non ebbi puiù fiato, mentre i miei passi rallentavano sempre di più. Mi fermai, mi girai e vidi lo sguardo di uno sconosciuto. Ripresi fiato e ricominciai a correre inseguita dall'uomo.
La paura mi stringeva lo stomaco e non riuscivo a pensare una soluzione. Quando, all'improvviso...DEIANIRA

Qiando le cascate aumentarono il loro getto d'acqua offrendo uno spettacolo meravigliso, mi girai per richiamare L'attenzione dei miei familiari ma loro erano scomparsi!
incomincia a correre, a chiedere alla gente se avevano visto lòa mia famiglia, ero preoccupato. Pensai che erano in macchina ma sentii dei rumori che attirarono la mia attenzione. Provenivano da una cascina, entrai e... EMANUELE

Quando chiesi alla maestra il permesso di andare in bagno, i miei compagni stavano pranzando in mensa.
La maestra mi disse di tornare presto che mi avrebbero aspettata.
Invece, uscita dal bagno, non trovai nessuno.
Andai in palestra e sentii degli strani rumori, mi avvicinai alle scale e salii. Andai nel salone e i rumori si sentivano più forti. Sbirciai nella classe e vidi... VIRGINIA

Quando andai in biblioteca a prendere un libro, mi successe un fatto strano. Appena entrata, vidi proprio il mio libro preferito "Il camaleonte dalla lingua azzurra". Era sull'ultimo ripiano in alto,. Presi una scaletta per raggiungerlo, allungai la mano e cercai di prenderlo ma il libro, misteriosamente, si spostò. Rimasi a bocca aperta. Non avevo mai visto un libro "volante". Spostai la scaletta... SIMONA

Quando mi dondolavo sull'altalòena in giarfdino, sentii dei rumori provenire dalla finestra. Mi fermai, scesi dall'altalena, aprii la porta della mia casa, salii le scale e andai in cucina.
Vidi la credenza aperta e le pentole erano tutte per terra!
Pensai ad un ladro e,con passo felpato, mi accinsi a perlustrare la casa... LORENZO

Quando, comodamente seduta in poltrona, aprii il libro illustrao che avevo preso in biblioteca, fui assalita da allucianti visioni: fiumi di sangue e mostri che ci nuotavano dentro.
In quell'istante la luce si spense, la porta sbattè. Rimasi al buio, sentii che qualcuno entrò e qualcosa mi strinse la caviglia.
Le visioni ricominciarono a scorrere davanti ai miei occhi...CHIARA

Qando sentii un rumore forte mi precipitai, in mutande, fuori dalla tenda del campeggio dove stavo trascorrendo le vacanze insieme ai miei genitori e ad alcuni amici. Mi scontrai cojn qualcuno e, solo dalla voce, riconobbi Alessio. Si aggiunsero i nostri genitori anhe loro morti dalla paura provocata dal boato che aveva squarciato la notte...ROBERTO

Quando mi voltai non vidi più la zia.
Stavamo passeggiando in centro e non capivo dove potesse essere finita. Un secondo prima era accanto a me e guardavamo ammirate le vetrine addobbate per il Natale che si stava avvicinando. Ls neve mi circondava e vicino a me, vidi delle impronte. Pensai fossero della zia e le seguii.
All'improvviso vidi un'ombra di fianco a me. Non sapevo cosa fare.
Decisi di camminare.Ora c'erano dei rumori " Puc, Pac, Pec, Pic" Mi girai... CLAUDIA

A presto
III B


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admin
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Inserito il - 23/11/2005 :  09:45:34  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari ragazzi,
adesso sì che state andando bene!
Ho letto di getto tutti i nuovi incipit, e sono tutti belli, alcuni addirittura bellissimi!
Sì, credo subito quello che ha scritto la maestra, ossia che è stato più difficile. Ma è valsa la pena impegnarvi. Perché adesso ho visto tante idee prendere forma, stanze, situazioni, libri magici e libri terrificanti, insomma: state entrando anche voi in una nuova dimensione: quella della creatività!
Complimenti, un bel passo in avanti!
Tra quelli che più mi sono piaciuti (ma ripeto: sono tutti belli) per l'idea di partenza è l'incipit di Simona con il libro che si sposta.
Lo nomino perché è uno dei pochissimi incipit che non gioca con il terrore, o con lo spavento. Mentre siete tutti quanti più spostati verso le storie dello spavento e di paura, di mamme che si buttano in mare o passi che rimbombano nella notte, Simona ha saputo togliersi da questo genere e inventarsi un incipit senza violenza e senza tremarella, con solo il fatto strano ed interessante di un libro che si sposta da solo. E' un'idea carina, che attira l'attenzione e l'interesse del lettore.

Dunque, volendo potreste ancora giocare per qualche giorno lo stesso gioco (tanto, quando si migliora in qualcosa non è più difficile, ma diventa divertente! ) e inventarvi un'ultimo gruppo di incipit.
Questa volta tassativamente senza paura, senza terrore, senza genitori spariti e mari di sangue.
Ciascuno si inventi un inizio dove succedono cose strane (meglio dire quali sono, non lasciare fuori la descrizione di quanto sta accadendo di strano dall'incipit come qualcuno ha fatto), stavolta con protagonisti che potrebbero essere oggetti o animali, oppure anche persone, ma dove le cose strane che accadono non implicano violenza o paura (almeno non tanta).
Vi faccio solo due esempi per aiutarvi: potrebbe essere un incipit della pecorella piccola che una mattina, senza sapere il perché, parla in francese!
O quello dell'apriscatole che è stufo di dover aprire le solite brutte e dure lattine e decide di sposare la caffettiera e scappare.
Come vedete, basta che un oggetto, o animale o una persona decidono di fare qualcosa di strano, o loro accade qualcosa di strano.
Basta che sia strano per loro, e di conseguenza lo diventa anche per noi. Diventa anche buffo, come nell'esempio dell'apriscatole.
Chiaro?
Credo di sì.

Lella, conto alla rovescia, si inizia:

Tre...
due...
uno...

VIA!


Ciao
Georg
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Lella
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 25/11/2005 :  16:59:11  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Abbiamo scritto ancora una tornata di incipit "avventurosi" ma non troppo ma non abbiamo avuto tempo di inserirli nel forum. Lunedì partiremo per Loano, perciò ci rileggeremo al ritorno, cioè lunedì 5.
A presto
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claire bellina
Capo tra i piccoliscrittori


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Inserito il - 25/11/2005 :  18:45:18  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
buon viaggio
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Lella
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 17/01/2006 :  00:38:54  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Georg,
abbiamo continuato la lettura del tuo libro e abbiamo prodotto delle storie. Che ne dici?

L’astronauta
Quando Robert Duval atterrò su un pianeta lontanissimo disse:” Su quale pianeta mi trovo? Su Marte, Giove, Plutone, Saturno, Mercurio, Venere, Nettuno, Urano?”
Robert Duval, atterrando, perse il controllo dell’astronave e non fece una caduta morbida. Scendendo dall’astronave, tutto acciaccato, vide un mostro. Robert Duval disse: “Io vengo in pace”. Il mostro rispose:” Siaca paca auga” Robert Duvall non capiva che cosa diceva, ma lo aveva chiamato Auga. Il mostro disse: “ Attiti ca tuca” L’astronauta si tolse la tuta perché aveva caldo, il mostro sembrava buono. Robert Duval dopo un po’ aveva freddo e si rimise la tuta. Il mostro si trasformò, diventò enorme e spiaccicò con quel enorme sedere la sua astronave. Doveva combattere? Gli diede un pugno, niente da fare, prese un sasso e glielo tirò in testa. Il mostro morì e Duvall, con la sua forza, lo spostò, cercò di aggiustare l’astronave.
“Mi serve una chiave inglese, dentro la navicella c’è” e la prese. Così tornò sulla Terra.
VIRGINIA

Nnpcmmaq e Robert Duval
Quando ero nello spazio con la mia navicella con missili a raggi infrarossi, vidi un pianeta. Lo guardai attentamente, era molto grande, io chiesi a Robert Duvall: “Che pianeta è?” Lui ripsose:”Quello è Marte.” Ci avvicinammo. Vidi da lontano che su Marte viveva un mostro che camminava con due zampe a forma di stivale con i tacchi, dietro la schiena aveva tre mitragliatrici e un becco per ogni braccio.
Io chiesi a Robert Duvall: “Andiamo su Marte?” Robert Duvall ci pensò un po’ e rispose allegro:”Ma sì, andiamo.” Atterrammo piuttosto bene. Appena atterrati, Robert Duvall mise i motori in stand-by. Ci mettemmo le tute pressurizzate e il casco, poi scendemmo dall’astronave e perlustrammo il pianeta Marte. Robert Duvall prese una pistola dalla navicella che analizzò il mostro e scoprì che il mostro si chiamava Nnpcmmaq, Nnpcmmaq ci sparò con la sua mitragliatrice.
Io corsi subito alla navicella per prendere due pistole laser, una la lanciai a Robert e l’altra la tenni iio. Duval sparò dieci colpi al mostro che morì. Io presi il microcip dalla testa dell’extraterrestre e lo portai nella navicella. Duvall accese i motori e ritornammo sulla Terra.
LORENZO

Mostri infermieri
Quando Robert Duvall partì con la navicella spaziale per andare a visitare Saturno, un vortice lo risucchiò nello spazio infinito e la navicella sbattè contro un meteorite. Robert Duvall svenne.
Quando si svegliò, vide una grotta molto stretta e intanto si ricordò che aveva dimenticato di mettere la tuta e la bomboletta di ossigeno. Robert Duvall si avventurò nella caverna gattonando sempre più lentamente. Dopo qualche passo, ognuno sempre più lento e debole, non ce la faceva più e morì. I mostri appena lo videro morto, preoccupati, gli diedero una specie di pappetta verde. Dopo qualche secondo si risvegliò e si spaventò. Intanto sulla Terra le persone incominciavano ad ammalarsi. I mostri gli ridiedero la tuta e l’ossigeno, lui con molta difficoltà, disse loro che doveva tornare sulla Terra. I mostri gli diedero le medicine e Robert Duvall tornò a casa e diede le medicine ai malati, così fu riconosciuto salvatore della Terra.
EDOARDO

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admin
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846 Messaggi

Inserito il - 17/01/2006 :  15:01:39  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ciao ragazzi,

grazie per le prime tre storielle, che ho letto con interesse!
Comincio con la storia di Virginia, L’astronauta:

"Quando Robert Duval atterrò su un pianeta lontanissimo disse:” Su quale pianeta mi trovo? Su Marte, Giove, Plutone, Saturno, Mercurio, Venere, Nettuno, Urano?”
Robert Duval, atterrando, perse il controllo dell’astronave e non fece una caduta morbida. Scendendo dall’astronave, tutto acciaccato, vide un mostro
."
Allora: l'idea è molto carina. Mi piace che non sa dove si trova. Dà sempre un po' di brividi.
Però c'è qualche problemino con la logica dell'incipit. Nella prima frase atterra sul pianeta. Nella seconda dici che atterrando, perse il controllo dell'astronave.
Direi che sarebbe meglio iniziare con lui che durante l'atterraggio perde il controllo. Qualche descrizione di quello che succede? Starebbe benissimo! Poi magari spieghi in una o due frasi cosa si è fatto, o in quale stato è l'astronave, e poi lui si chiede dove è finito.
Così sarebbe un incipit più gustoso e logico. Non avrei paura di mettere qualche frase di più, perché puoi dare dettagli carini, interessanti, puoi creare tensione o far ridere, l'astronave può ruzzolare, inclinarsi, scivolare, rimbalzare, rotolare... insomma: potresti mettere un po' di vita nel racconto senza faticare troppo.
Per il resto devo dire che come inizio è buono! Brava!

La storia di Lorenzo, Nnpcmmaq e Robert Duval:

L'inizio mi piace molto, è logico, segue passo per passo quello che è logico durante un volo interstellare. Avrei forse messo qualche dettaglio in più, magari far discutere i due se atterrare oppure no, e poi farli scegliere per il sì (Chiaro, per mettere un dettaglio del genere bisogna inventarselo, questo è vero! Però uno potrebbe dire che è troppo rischioso, l'altro poterebbe dire che magari incontrono strane creature interessanti, e così te la saresti cavato con due frasi! )
Manca poi la logica nella parte che ho copiato qui:
Robert Duvall prese una pistola dalla navicella che analizzò il mostro e scoprì che il mostro si chiamava Nnpcmmaq, Nnpcmmaq ci sparò con la sua mitragliatrice.
Io corsi subito alla navicella per prendere due pistole laser, una la lanciai a Robert e l’altra la tenni iio. Duval sparò dieci colpi al mostro che morì. Io presi il microcip dalla testa dell’extraterrestre e lo portai nella navicella. Duvall accese i motori e ritornammo sulla Terra
.
Se esiste uno strumento per analizzare credo non sarebbe una pistola. Basterebbe chiamarlo "analizzatore" o qualcosa di simile. Con la pistola si spara, in generale... Poi mi manca qualche spiegazione sul mostro e perché comincia a sparare ai nostri due eroi? Forse perché vedendo l'analizzatore pensava a sua volta di essere attaccato? Sarebbe una risposta logica, e potrebbe entrare nel racconto!
Come finale te la sei cavato un poì troppo velocemente. Perché non gustarti tre frasi del combattimento? Basta immaginarselo e poi descriverlo, senza perdere troppe parole. Ma qualche descrizione della sparatoria sarebbe interessante.
Se ci fate caso, nei libri come Harry Potter i combattimento durano sempre un po', perché sono i punti "interessanti", dove facciamo il tifo per i nostri eroi. Di idee ci sarebbero sicuramente tantissime!
Se te la senti, rielabora il racconto seguendo le mie indicazioni, e poi la maestra lo rimanda in versione "lunga", ok?

La terza storia, Mostri infermieri di Edoardo:
Robert Duvall si avventurò nella caverna gattonando sempre più lentamente. Dopo qualche passo, ognuno sempre più lento e debole, non ce la faceva più e morì. I mostri appena lo videro morto, preoccupati, gli diedero una specie di pappetta verde. Dopo qualche secondo si risvegliò e si spaventò. Intanto sulla Terra le persone incominciavano ad ammalarsi. I mostri gli ridiedero la tuta e l’ossigeno, lui con molta difficoltà, disse loro che doveva tornare sulla Terra. I mostri gli diedero le medicine e Robert Duvall tornò a casa e diede le medicine ai malati, così fu riconosciuto salvatore della Terra.
L'inizio mi piace molto, e non ha nessun problema di logica. Però sarebbe carino sapere poi qualche dettaglio dell'incidente!
Dovete sempre pensare che a chi legge piace leggere cose belle ed interessanti. E siete voi a scrivere, dunque potete immaginarvi tutto quello che volete, e se vi piace molto, scriverlo! Non costa nulla!
Se ha dimenticato la tuta e la bombola, allora devi descrivere che gli viene una paura nera di morire (vatti a rileggere il passaggio che ho scritto in PTR: sulla paura di Duvall di morire senza ossigeno ho scritto una pagina intera, con molta tensione)...
Poi dice che si risveglia e si spaventa. Ma non basta dire che si spaventa per farci spaventare! Meglio immaginarti cosa fa quando si spaventa, come reagisce, se gli batte forte il cuore, se ha dolori ecc.
L'idea che nel frattempo, sulla Terra, c'è una malattia inguaribile è molto, molto bella. Bravissimo!
Ma avrei cominciato proprio da questo punto il racconto: di lui, astronauta, che deve volare nella profondità dello spazio alla disperata ricerca di una medicina, di una salvezza per l'umanità. E poi, dopo tre o quattro frasi che spiegano lo stato disperato sulla Terra, fai un paragrafo nuovo ed inizia la storia dell'astronauta. Così avrebbe una logica più bella ed accattivante.

Comunque, per essere le vostre prime vere storie, vi faccio i complimenti.
Potreste anche pensare tutti insieme come riempire i vuoti di cui ho scritto prima, cosa mettere per creare paura, per trasmettere i sentimenti dei personaggi dei racconti.
Un caro saluto

Georg
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Lella
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 18/01/2006 :  21:48:32  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
LA METEORITE FULMINANTE
Quando Robert Duval decise di andare nello spazio si chiese:<sarà pericoloso?>. Così decise di andare. All’improvviso sul computer di bordo vide che stava venendo una meteorite dritta alla navicella: Robert mandò l’unico robot al mondo super tecnologico, che aveva un quadratino sulla pancia con i codici.
Il robot schiacciò i numeri sbagliati, che sono z 980 e la meteorite diventò un imbattibile mostro e lanciò fuoco, tenebre, fulmini e tuoni, Robert Duvall svenne. dopo dieci ore si risvegliò in un laboratorio dove c’erano bevande speciali. Robert Duvall guardò la pozione adatta a distruggere la meteorite : era una pozione d’acqua. Arrivato alla casa dove si stava dirigendo la meteorite, mancavano 800secondi all’impatto, Robert Duvall buttò la pozione sopra la spalla di fuoco e la spense. Gli abitanti ringraziarono Robert Duvall..ALESSIO

Il nome del pianeta sconosciuto
Quando Robert Duvall arrivò su un pianeta di cui non sapeva il nome apri lo sportello della navicella sul terreno che improvvisamente lo risucchiò. Davanti a sé comparve un mostro strano che aveva l’aria di essere bravo, si trovava dentro una grotta con dei cupoloni e c’erano altri mostri. Robert Duvall non sapeva cosa dire. Il mostro si presentò “Io mi chiamo Pc1”. Robert pensò che gli dovesse dire una cosa importante.Tre mesi dopo,Robert si era affezionato ai mostri ma Pc1 gli disse: “Tu devi tornare nel tuo pianeta”.
Robert rispose al suo nuovo compagno che mancavano dei pezzi dell’astronave e non avrebbe potuto ripartire. Pc1 glieli procurò ma prima di andarsene Robert volle scoprire a che cosa servivano i cupoloni: custodivano le provviste di cibo.
Robert Duvall doveva andarsene dal pianeta di cui ormai aveva scoperto anche il nome: era Plutone. Robert sali sulla astronave e salutò i suoi amici e se ne tornò sulla Terra.
CLAUDIA


Quando Robert Duvall scese dalla navicella percorse una scala di metallo.
Era un mattino, il sole stava sorgendo, per il momento il pianeta era deserto, Robert vide tanti crateri, decise di andare a esplorare questo pianeta e a vedere se c'era qualche vita intelligente.
Al suo ritorno non trovò più l'astronave e pensò che forse era caduta dal pianeta o che l'avesse mangiata un mostro.
Appena si girò vide un mostro nero, gigante, con i denti affilatissimi e rimase immobilizzato dalla paura.
Il mostro si arrabbiò ma non vedeva l'astronauta perchè era cieco.
Robert Duvall scoprì che il mostro era innocuo, ma aveva una rabbia immensa. Dopo un pò di tempo diventarono amici.
Robert decise di chiamarlo KONG.
Robert e KONG si facevano il bagno nei crateri.
Venne il momento per Duvall di tornare a casa ma non aveva più la navicella.
KONG aiutò Duvall a ricostruirla con i ferri trovati nei crateri.
Duvall era riuscito a ricostruire la navicella, ma nel viaggio incontrò molti pericoli ma li superò tutti e tornò sano e salvo sulla Terra.
ROBERTO


ROBERT DUVAL E IL MOSTRO SOLO SOLETTO
Quando un’astronauta di nome ROBERT DUVAL venne mandato nello spazio per scoprire cose nuove, che gli studiosi dovevano studiare, la navicella ebbe qualche danno. ROBERT DUVAL improvvisamente atterrò su un pianeta, guardò fuori alla navicella ma non vide niente. Cercò di uscire , ma la porta non si aprì. Ad un certo punto sentì dei rumori: Bum, bum, bum, bum!
Si spaventò ma dopo qualche istante, vide una strana creatura entrare nella sua navicella. Lo prese in braccio e lo portò in una grotta un po’ speciale, bassa, larga. Si ritrovò su un lettino fatto di fiori e foglie, tanti piccoli indiani che danzavano intorno al suo letto e il mostro seduto sopra una specie di trono fatto di pietra. Il mostro si alzò e gli disse: "Mug, mug, mug!"
Non riusciva a capire che cosa stava dicendo. Provò a scappare. Appena fuori la grotta, corse veloce e entrò nella navicella ma non si accendeva. Il mostro stava arrivando, ROBERT si spaventò e svenne. Appena sveglio accese il motore e la navicella si accese. Decise do tornare sulla terra. Arrivò, scese dalla navicella, si allontanò, ma dopo un po’ rigirò e vide il mostro seguirlo, l’astronauta andò a casa e il mostro gli disse: "Voglio stare con te! Nel mio pianeta non c’è nessuno!"
"Va bene ma nessuno deve saperlo!"
Il mostro e ROBERT DUVAL stettero insieme per tutta la loro vita. SIMONA


Robert e la sua età
Quando Robert Duvall passa attraverso al buco nero nello spazio ed esce non ha più 25 anni ma ne ha 3. La navicella non ha più il controllo del pilota che è troppo piccolo per governarla e cade in un pianeta sconosciuto con tre cerchi che le girano intorno. Robert viene accolto da tre simpatici mostriciattoli, due piccoli di nome Frinck e Frenck e uno grande di nome Frienck. Lui prende Robert e lo porta nelle loro grotte. Robert cresce per una seconda volta in armonia con Frinck e Frenck.
Passano 22 anni e Robert e pronto per riandare sulla Terra, ma i mostri non sono felici. Fanno di tutto per non farlo partire ma Robert riesce a partire con un piano. Va nel laboratorio di Frienck per teletrasportare la navicella Robert ritorna sulla Terra con 25 anni.
CHIARA
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Inserito il - 22/01/2006 :  14:53:06  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari ragazzi,

grazie per il secondo gruppetto di storie vostre. Le ho letto con interesse, e ora vi dico quello che, secondo me, va bene e quello che si potrebbe migliorare.
Ma voi dovete promettermi di ascoltarmi bene e di mettervi con impegno per provare a capire quello che vi dico per poi metterlo in pratica.
Ma so che la maestra è bravissima, e vi aiuterà nel compito!
Un'altra cosa: potreste fare queste lezioni di controllo assieme, a voce alta. Sono sicuro che se la maestra vi chiederà: "cosa si potrebbe fare qui, o aggiungere, o togliere, per mettere a posto o per m,igliorare?" voi avrete tante idee belle, e se lo fate tutti assieme ciascuna storia uscirà molto migliorata.
Voi seguite sempre questo consiglio: quello che scrivete non dev'essere un compito, o un dovere, e tantomeno non dev'essere noioso! Dovete rendervi conto che quando si scrive ci si può divertire: divertire con le parole, col suono che producono quando leggete ad alta voce, divertente il contenuto, perché potete far capitare praticamente tutto, nelle storie.
Basta che sia logico il collegamento, e che non ci siano strappi.
E proprio questi collegamenti, o questi strappi saranno la parte importante dei miei commenti!

LA METEORITE FULMINANTE
Quando Robert Duval decise di andare nello spazio si chiese:<sarà pericoloso?>. Così decise di andare.

Se uno è deciso di andare nello spazio, è deciso. Non ci sono storie, ragazzi! Se siete decisi di andare in mensa, andrete in mensa! Ecco perché non mi piace l'ultima frase. Tanto aveva già deciso...
All’improvviso sul computer di bordo vide che stava venendo una meteorite dritta alla navicella:
Da quando ha deciso sarebbe meglio mettere un "collegamento" prima di questo passaggio. Ha deciso, dopo qualche dubbio, di partire. E allora metti che firma come astronauta, o che aspetta che sia il suo turno per partire nello spazio. Metti anche che, quando finalmente è il suo turno, è contentissimo (Come lo metti dipende da te). Ma immaginati la situazione, Alessio, pensa cosa sentiresti tu al suo posto, ok? E poi metti una frase o due sulla partenza. Così, quando sul computer vede arrivare il meteroite, noi lettori sappiamo già qualcosa su di lui, sappiemao che è partito e che viaggia da solo nello spazio. Qui è uno di quei strappi di cui parlavo sopra. Tu ricuci con qualche frase che porta noi lettori dalla situazione iniziale fino all'incontro con il meteroite.
Robert mandò l’unico robot al mondo super tecnologico, che aveva un quadratino sulla pancia con i codici.
Buona idea. Però metti perché lo manda. Lo manda perché altrimenti muore? O per capire cosa c'è sul meteroite? O per studiarlo?
E poi metti qualche dettaglio gustoso sul robot. Puoi descriverlo come meglio ti piace, puoi lasciarti andare e renderlo buffo, o stupido, o cattivo, o distratto. Basta una frase dove spieghi quanto sia cattivo, o stupido, o distratto, magari con un esempio (era così distratto che spesso si dimenticava... e metti qualcosa di buffo).
Il robot schiacciò i numeri sbagliati, che sono z 980 e la meteorite diventò un imbattibile mostro e lanciò fuoco, tenebre, fulmini e tuoni, Robert Duvall svenne. dopo dieci ore si risvegliò in un laboratorio dove c’erano bevande speciali.
Siccome schiaccia bottoni sbagliati, sarebbe logico che il robot è distratto. Così questa scelta ormai è quasi obbligatoria, perché serve ora per la tua storia: il robot è un pasticcione!
Poi, però, metti altre frasi (anche corte) sulla battaglia. Noi lettori vogliamo gustarci la guerra nello spazio! Non è giusto rimanere così breve che non ci sono dettagli.
Se volete, la maestra o qualcuno di voi potrebbe portare un qualsiasi libro di Harry Potter in classe e leggere ad alta voce un passaggio dove c'è un combattimento, o qualcosa di teso che fa paura. Così fateci caso ai dettagli dell'autrice, quante informazioni mette sui personaggi, sulla situazione, sui sentimenti di Harry ecc. Provate, e vedrete che è importante!
Robert Duvall guardò la pozione adatta a distruggere la meteorite: era una pozione d’acqua. Arrivato alla casa dove si stava dirigendo la meteorite, mancavano 800 secondi all’impatto, Robert Duvall buttò la pozione sopra la spalla di fuoco e la spense.
Qui vale lo stesso discorso di sopra. Come fa a sapere che serve una pozione? Potrebbe servire un ago, o una palla di neve, o un uovo marcio o una puzzola col fiocco rosa sulla testolina... Quello che ci serve dipende da te e dalla tua inventiva, ma poi devi spiegare perché solo quella pozione serve a scacciare il mostro, e non un'altra. Devi spremere le meningi, e ce la farai. Se no, gli altri in classe magari ti aiutano a inventare quello che serve e perché serve.
Gli abitanti ringraziarono Robert Duvall.
Gli abitanti di quale posto??? Della Terra? Della luna? Di un pianeta lontano?
Devi dire prima a noi lettori perché èimportante che Duvall vinca contro il mostro!
Insomma, è la vecchia storia del cavaliere contro il drago, che altrimenti mangia tutti gli abitanti del villaggio e lui sconfigge il drago e diventa il nostro eroe.
Ma nelle fiabe, questa situazione grave di partenza viene spiegata all'inizio! Dunque, a questo punto, ti invito a scrivere la situazione iniziale e di metterla all'inizio del tuo racconto. Se vuoi, puoi anche iniziare con "c'era una volta...". Ma non è necessario. Devi invece farci capire in quale pericolo sono le persone, cosa potrebbe succedere loro se nessuno li salva dal meteroite, ok?
Spero di essere stato chiaro!

Forza! Ancora un piccolo sforzo! Poi sarà una bella storia!
Georg
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Inserito il - 22/01/2006 :  19:21:06  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ho risposto molto a lungo alla storia di Alessio, perché vale anche come esempio per le altre vostre storie. D'ora in avanti sarò più breve e vi scriverò soltanto le dritte più importanti. Ma non vuol dire che non valgono i miei suggerimenti di sopra anche per le altre storie!!!
La storia di Claudia:
Il nome del pianeta sconosciuto
Quando Robert Duvall arrivò su un pianeta di cui non sapeva il nome apri lo sportello della navicella sul terreno che improvvisamente lo risucchiò.

Ci vuole qualche informazione di più. E' vero che a volte essere brevi e secchi è un vantaggio per scrittori, ma qui esageri e non va bene. Dai qualche informazione sul pianeta, o sui sentimenti del pilota. E solo poi fagli aprire lo sportello.
Davanti a sé comparve un mostro strano che aveva l’aria di essere bravo, si trovava dentro una grotta con dei cupoloni e c’erano altri mostri.
Se lui apre lo sportello vuol dire che il razzo è su una pianura. Dunque non può essere vicino ad una grotta. Si atterra sempre lontano dalle montagne, per il rischio di toccare e sfracellarsi.
E poi: cosa vuol dire "aveva l'aria di essere bravo"? Qui devi prima descrivere lo spavento (ovvio) del pilota, fare una descrizione del mostro (se no non è mostruoso - non basta chiamarlo "mostro" per far paura al lettore!) e poi spiegare atraverso una descrizione del mostro perché sembra essere bravo: non attacca, non spara, non gli corre incontro, non mostra i denti, magari fa solo piccoli rumori. In qualche modo devi trovare una spiegazione per quello che hai scritto, è chiaro?
Robert Duvall non sapeva cosa dire. Il mostro si presentò “Io mi chiamo Pc1”. Robert pensò che gli dovesse dire una cosa importante.
Non basta "far pensare" il protagonista. Anche qui deve uscira da una descrizione con qualche dettaglio su cosa dice il mostro, cosa fa, in modo che noi lettori capiamo che tenta di dire qualcosa. Ma tu, facendolo parlare con la nostra lingua, ti sei tolta questa possibilità. Se parlava strano era più facile, perché il pilota non capiva le parole ma capiva che il mostro voleva dirgli qualcosa.
Tre mesi dopo, Robert si era affezionato ai mostri ma Pc1 gli disse: “Tu devi tornare nel tuo pianeta”.
Non può finire così la scena e riprendere subito tre mesi dopo. Qui dovresti scrivere un paragrafo con tre o quattro frasi almeno dove spieghi che andavano d'accordo, dove il pilota dormiva, cosa mangiava, insomma: prima di "staccare" di tre mesi noi lettori dobbiamo essere certi che il pilota nel frattempo non veniva mangiato vivo o moriva di fame!
Robert rispose al suo nuovo compagno che mancavano dei pezzi dell’astronave e non avrebbe potuto ripartire.
Quando si fa uno stacco del tempo di tre mesi, difficile riprendere subito con un discorso diretto. Quello serve per descrivere scene senza tagli di tempo, che si svolgono in tempo reale (nostro). Dopo un salto di tre mesi ci vuole qualche parola dove si spiega cosa è cambiato, come si trovano i due protagonisti, cosa fanno, ecc.
Robert Duvall doveva andarsene dal pianeta di cui ormai aveva scoperto anche il nome: era Plutone. Robert sali sulla astronave e salutò i suoi amici e se ne tornò sulla Terra.
Perché doveva andarsene? Bisogna trovare una ragione per cui se ne va. Se non la metti, il racconto "zoppica". Piuttosto inventatevi, tutti assieme, qualche buona ragione per cui il pilota doveva tornare alla terra. E poi, come finale, sarebbe bello che mettessi qualche parola di saluto scambiato tra loro due. Così il finale fila liscio.
Tutto chiaro?
Georg
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Inserito il - 22/01/2006 :  20:50:25  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
La storia di Roberto, invece, ha bisogno solo di pochissimi ritocchi! E' già bella così, è abbastanza logica e fila liscia.
Cambierei qualcosa in questo passaggio:
Il mostro si arrabbiò ma non vedeva l'astronauta perchè era cieco.
Robert Duvall scoprì che il mostro era innocuo, ma aveva una rabbia immensa. Dopo un pò di tempo diventarono amici.

Se il mostro si arrabbia, perché si arrabbia? Dopo dici che diventano amici, il che vuol dire che non è poi così cattivo. Dunque, per logica, si deve arrabbiare per qualcosa di serio. Ma non succede niente di serio.
O inventi qualcosa che Duvall fa (senza volere) al mostro, ma poi si spiega e diventano amici, oppure spieghi con due o tre frasi come diventano amici col tempo. Altrimenti c'è uno spacco troppo netto nel racconto.
Il resto va bene!

La storia di Simona:
ROBERT DUVAL E IL MOSTRO SOLO SOLETTO
Quando un’astronauta di nome ROBERT DUVAL venne mandato nello spazio per scoprire cose nuove, che gli studiosi dovevano studiare, la navicella ebbe qualche danno.
Qui devi scrivere di più. Hai cominciato con il "quando", ma non basta (e poi evitate di fare altre frasi incise se utilizzate il quando. Meglio rimanere con due sole frasi, come avevo insegnato io). Che danno aveva la navicella? Cosa è successo? Dove? Perché? Devi mettere almeno una di queste spiegazioni, meglio due, e dire anche se Duvall aveva paura, se si è spaventato, ecc.
ROBERT DUVAL improvvisamente atterrò su un pianeta, guardò fuori alla navicella ma non vide niente.
Non si può atterrare "improvvisamente" su un pianeta. Bisogna dare gli ordini all'astronave, fare i calcoli per la fase di atterraggio... insomma, così non funziona. Potrebbe essere che è costretto ad atterrare, per qualche guaio (che potresti aver messo se hai seguito i miei consigli sopra).
Cercò di uscire , ma la porta non si aprì. Ad un certo punto sentì dei rumori: Bum, bum, bum, bum!
Si spaventò ma dopo qualche istante, vide una strana creatura entrare nella sua navicella
.
Entrare come? Con la forza? Ha buttato giù lo sportello? E Duvall si è fatto semplicemente prendere in braccio' Se un mostro entrasse in cameretta tua e ti prendesse in braccio, non urleresti dalla paura? Queste cose sono succose per scrivere! Devi immaginarti la scena, pensarla bene, e poi scrivere la versione più gustosa che ti è venuta in mente.
Lo prese in braccio e lo portò in una grotta un po’ speciale, bassa, larga. Si ritrovò su un lettino fatto di fiori e foglie, tanti piccoli indiani che danzavano intorno al suo letto e il mostro seduto sopra una specie di trono fatto di pietra. Il mostro si alzò e gli disse: "Mug, mug, mug!"
Non è niente male questo passaggio. Ma mi manca sempre il sentimento di Duvall. Sembra che nella tua storia non esiste nemmeno, che sia un pupazzo senza anima. Devi dargli vita con le tue parole!
Non riusciva a capire che cosa stava dicendo. Provò a scappare. Appena fuori la grotta, corse veloce e entrò nella navicella ma non si accendeva. Il mostro stava arrivando, ROBERT si spaventò e svenne.
Qui finalmente ha una reazione che noi lettori possiamo condividere. Ma quanto tempo era rimasto su quel letto strano con gli indiani? Vorremmo saperlo, vero ragazzi?
Appena sveglio accese il motore e la navicella si accese. Decise do tornare sulla terra.
Se era svenuto, il mostro lo avrà acchiappato! Se si è ripreso in tempo, devi scrivere che si è ripreso giusto in tempo. Sono dettagli importantissimi, da non dimenticare. E poi è logico che vuole tornare sulla terra, e probabilmente anche dalla mamma! Ma l'astronave non era rotta?
Arrivò, scese dalla navicella, si allontanò, ma dopo un po’ rigirò e vide il mostro seguirlo, l’astronauta andò a casa e il mostro gli disse: "Voglio stare con te! Nel mio pianeta non c’è nessuno!"
"Va bene ma nessuno deve saperlo!"
Il mostro e ROBERT DUVAL stettero insieme per tutta la loro vita
.
Non male, ma non era partito con l'astronave e arrivato già sulla terra? Non capisco dove siano: su quel pianeta o sono tornati sulla terra? Potresti migliorare questo aspetto con qualche dettaglio, e anche con qualche sentimento. Se si decide di stare insieme per tutta la vita, è un po' come sposarsi: ci si vuole bene...

La storia di Chiara: Robert e la sua età
Quando Robert Duvall passa attraverso al buco nero nello spazio ed esce non ha più 25 anni ma ne ha 3
.
A parte il titolo, che non mi convince del tutto (puoi inventarti qualche titolo più interessante? O fatti aiutare da tutta la classe, una volta riscritta e migliorata la storia. Magari a qualcuno viene un'idea che ti piace?) mi manca, o prima dell'inizio o subito dopo, una breve descrizione di Duvall. Di norma questo vale per tutti voi (ne parleremo durante la mia prossima visita in classe, state tranquilli, spiegherò TUTTO!): il personaggio principale del racconto, chiamato anche protagonista, diventa tale solo se l'autore dà qualche riga di caratterizzazione. Insomma, gli conferisce un po' di vita, un carattere, qualche dettaglio che serve ai lettori per capire meglio, per fare il tifo per lui...
La navicella non ha più il controllo del pilota che è troppo piccolo per governarla e cade in un pianeta sconosciuto con tre cerchi che le girano intorno.
Qui ti sei persa un po', o non avevi voglia di pensare fino in fondo prima di scrivere. Cosa vuol dire "che è troppo piccolo per governarla"? Se vuoi dire che lui ha di colpo 3 anni, devi gustarti la scena del suo improvviso cambiamento, e farci partecipe di questa scena. Che farebbe un bambino piccolo piccolo in un'astronave? Piangerebbe, spingerebbe tutti i bottoni a casaccio, chiamerebbe la mamma, gli scaperebbe la pipì... insomma: tante belle cose da inventarti!
Robert viene accolto da tre simpatici mostriciattoli, due piccoli di nome Frinck e Frenck e uno grande di nome Frienck. Lui prende Robert e lo porta nelle loro grotte. Robert cresce per una seconda volta in armonia con Frinck e Frenck.
Anche qui ci vuole qualche dettaglio. Se hai scritto delle frasi sull'astronauta piccolo piccolo, il suo arrivo su un pianeta deve a) essere abbastanza "morbido", se no muore durante l'impatto; b) puoi inventarti qualche gustoso dialog tra i tre mostriciattoli e lui bambino piccolo piccolo. E immaginati la scena di loro che si chiedono come un bambino così sia mai riuscito ad arrivare fino da loro!
Passano 22 anni e Robert e pronto per riandare sulla Terra, ma i mostri non sono felici. Fanno di tutto per non farlo partire ma Robert riesce a partire con un piano. Va nel laboratorio di Frienck per teletrasportare la navicella Robert ritorna sulla Terra con 25 anni.
Anche qui, l'idea di base è buona, ma sei stata troppo frettolosa (o stanca di pensare). Spiega che loro si sono affezionati a lui con qualche piccolo esempio di vita quotidiana. Se ti ci metti con impegno, ti verrà un'idea buona. Se no, fatti aiutare da tutti quanti della classe!
Starei attento all'ultima frase, quella dell'età. Una volta ringiovanito, quando torna sulla terra avrebbe l'età dei sui figli! I suoi genitori sarebbero vecchissimi, o forse già morti (non avendo "guadagnati 22 anni come lui). Questo ti obligherebbe a lunghe spiegazioni e molte frasi, che forse non avresti voglia di affrontare. Potresti invece farlo ripassare dallo stesso buco del tempo da dove era passato all'inizio, e così ritona all'età giusta. Che ne diresti?

Georg
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Inserito il - 23/01/2006 :  16:35:02  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ragazzi, mi prendo cinque minuti ancora per:
- salutarvi... Ho visto che fino ad adesso avete lavorato sodo, e vi siete impegnati. Sono molto contento di questo, e vi garantisco che non avete buttato via il vostro tempo! Vedrete, ancora qualche sforso, e poi di colpo... "pluff!"... vi accorgerete che d'incanto tante cose che prima vi sembravano difficili non lo sono più, vi riescono facilmente!
- dirvi questo: per ora è giusto che la maestra Antonella vi abbia fatto lavorare su queste storie di Duvall. Così avevate una traccia, e non dovevate inventarvi tutto, ma solo una parte della storia.
Ma d'ora fino al 21 febbraio che verrò da voi potreste fare un passo in più! Potreste (oltre che andare avanti nel libro e leggere una nuova storia) anche pensare di inventarvi un personaggio, un protagonista. E con l'aiuto della maestra Antonella potete, magari tutti assieme, descrivere questo personaggio. Dargli un volto, delle abitudini, un carattere. E magari descrivendo il suo volto o carattere vi esce una storia tutta da sola!
Di norma succede così anche ai grandi scrittori!
Che ne dite?
Se invece il personaggio non vi sveglia nessuna idea, nemmeno se siete tutti assieme, lasciatelo stare e prendete un altro.
Le scelte non sono solo ristrette a persone umane! Potete scegliere tra umani, animali, fiori, pietre, frutta, verdure e cose inanimate... Anche con un paio di clazini si può inventare una bella storia.
Ora torno a dare il bianco nella mia nuova casa. Scusate che vi ho fatto attender un po' con le mie correzioni, ma sono in un momento di tanto lavoro e di corse.
Un caro saluto a voi, e qualcuno passi un mio saluto anche alla classe parallela.
Georg
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Lella
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 24/01/2006 :  16:56:13  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ora mancano solo le storie di Ruben e Francesco che non trovano più i quaderni!

Quando ero sulla mia navicella spaziale , che era parcheggiata sulla superficie di un cratere , la luna tremava. Misi in accensione la navicella spaziale , indossai la tuta pressurizzata ed il casco. Purtroppo, la mia bombola di ossigeno si ruppe , a causa di un forte colpo. Io non potevo ripartire, stavo per perdere il respiro, quando all’improvviso mi ricordai che nella stanza Chiavebombola avevo sei bombole di scorta perciò corsi nella stanza, afferrai una bombola e me la posizionai nel buco della tuta. Dopo un po’ di tempo, dalla mia navicella, vidi un buco, rimasi sconvolto, mi precipitai dentro. Era tutto buio, più lontano vidi una fiaccola, corsi subito a prenderla e continuai l’avventura. Uscì dalla navicella e , mentre camminavo, udii delle parole che indicavano qualcosa, mi fermai ad ascoltare, mi avvicinai. Le parole dicevano:”Sao Sono S.T.R Se sengo sallo spazio”!Io mi misi a ridere, ma subito dopo chiamai Via radio l’agente PROTUS CORDICCHIOLI. L’ agente, siccome era senza la navicella, con un po’ di problemi , se ne costruì una, e cercò di raggiungermi. Quando arrivò catturò con un grande sacco S.T.R.. Caricammo S.T.R sulla navicella e lo portammo nella stanza di un giudice. Lo misero nella gabbia dove c’era stato per ventitrè anni. Così l’agente ed io ROBERT DUVALL furono famosi per la cattura di un mostroS.T.R. Deianira


Quando Robert Duvall che era un astronauta famosissimo con la sua navicella atterrò su un pianeta che a lui sembrava deserto scese dalla navicella e si avventuro alla scoperta de pianeta . Camminò e camminò finche non vide una luce che gli abbaio gli occhi e svenne . Si risvegliò in una gabbia con altri prigionieri . Si avvicinò un mostro con unghie lunghe cinque cm.,e gambe lunghe un metro e aprì la gabbia e lui scappò alla navicella però vide che il motore era in tilt e allora prese la pistola e lo uccise e aggiustò la navicella e torno sulla Terra. Stefano Esposito

IL MOSTRO IMBATTIBILE
Quando ero alla gara di astronavi andavo più in alto per superare gli altri, ma ad un certo punto le navicelle andarono in tilt e noi andammo fino a un pianeta lontano e atterrammo a testa in giù. Mi stava venendo il mal di testa ma con fatica uscii. Non sapevamo dove eravamo allora preoccupati esplorammo il pianeta. Ad un certo punto trovammo una grotta stranissima, era tutta buia. Entrammo e la illuminammo con una pila. Incontrammo un mostro che aveva:tre orecchie, il collo taurino, le braccia lunghe, spine nei polsi, quattro dita e artigli nei talloni. Rimanemmo un po’ a guardare il mostro. All’ improvviso ci attaccò e mangiò i miei amici. Io non mi scoraggiai presi una pietra e gliela lanciai addosso ma il mostro era troppo potente e non si mosse. Gliene lanciai un’ altra ma era imbattibile. Il mostro mi tirò un pugno.Io ero debole. Con fatica, presi un masso lo lanciai, finalmente il mostro cadde a terra. Gliene lanciai un altro e lo uccisi. Ero felice mi precipitai alla navicella. L’aggiustai e finalmente ripartii alla volta della terra.
Emanuele

I MOSTRI NON SONO CATTIVI
Quando vidi una navicella atterrare sul mondo degli umani, nel mezzo del bosco corsi veloce per andare a vedere, e vidi solo quattro mostri con delle lunghe braccia, le unghie appuntite, e senza testa. Mi spaventai ma loro non fecero neanche un passo, mi avvicinai e capii che non erano, come pensavo cattivi.
Temetti che distruggessero il mondo, ma non era così.
Io imparai a parlare la loro lingua. Pensai di portarli in Argentina, videro le scuole, le case di un piano, c’erano pochi giardini, i negozi piccoli con tate cose, i gelati erano tutti buoni soprattutto il puffo e mi dissero che volevano rimanere là. Io risposi di sì e feci loro vedere altre cose. CAMILA

ROBERT DUVAL E IL MOSTRO
Quando Robert Duval scese dall’ astronave c’erano le scale sporche e arrugginite perché il viaggio era durato tantissimi anni. Era su Saturno, mise una bandierina piccolissima e incominciò ad esplorare il pianeta. Mentre stava esplorando incontrò un mostro spaventoso. Robert Duval scappò subito sulla navicella. Ma non riuscì a salvarsi perché la navicella non partiva. Il mostro assalì l’astronave e alla fine riuscì a prendere Robert Duval. Il mostro portò Robert Duval in una grotta.
Robert Duval aveva un po’ paura ma il mostro era bravo perché lo ospitò, gli diede da mangiare e giocarono insieme. Alla fine diventarono amici. MARTINA

Quando Robert Duval scese dalla navicella spaziale andò avanti. All’improvviso sentì dei passi: era un gigante, aveva un occhio iniettato di sangue e tante braccia. Aveva paura, corse velocissimo. All’improvviso finì in un paese. Il Trol lo seguì fino al paesino, poi si scontrarono faccia a faccia. Robert Duvall vinse e la città lo ringraziò. LUCA

Robert Duvall e l’ avventura del mostro William
Quando un’astronave guidata da un pilota di nome Robert Duvall tentava di attraversare un tunnel sotterraneo, si udirono dei passi e si videro dei bagliori strani che sembravano arancione. Robert Duvall provò ad accendere i fari dell’astronave, che era fatta di metallo lucido colorato di blu con delle righe verdi. Alla fine del tunnel vide quel mostro arancione con dei peli lunghissimi tutti marroni. Robert rimase impalato e impaurito, però dopo un po’ accese di nuovo il motore dell’astronave e cercò di investire il mostro. I mostro si fermò e trasportò Robert e l’astronave nel pianete Mercurio che significava mercoledì. Robert pensava che il mostro fosse cattivo, ma in effetti non lo era affatto, perché il mostro gli fece mangiare carote e frutta un po’ disgustosa. Il mostro che si chiamava William voleva fare amicizia con Robert, così imparò la sua lingua e Robert quella del mostro. Per William era stata una giornata interessante perché non aveva mai visto in vita sua uno strano uomo come Robert Duvall.
ILARIA
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claire bellina
Capo tra i piccoliscrittori


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Inserito il - 24/01/2006 :  17:13:53  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
siete proprio dei bravi bambini
complimenti
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admin
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Inserito il - 30/01/2006 :  17:18:59  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari ragazzi, tra un pennello di bianco, una martellata, una segata e l'impianto elettrico tento di darvi le ultime correzioni. Se sono un po' breve non è sicuramente per pigrizia, o perché non mi interessa, ma solo per mancanza totale di tempo.
Ma ormai avrete già capito come sono le mie correzioni, e ci scommetto l'ultimo chiodo storto nel mio muro che non avreste nemmeno bisogno, lo spareste fare da soli in classe!
Vero?

Ma veniamo alla prima storia dell'ultimo gruppo:

Deianira
Quando ero sulla mia navicella spaziale, che era parcheggiata sulla superficie di un cratere, la luna tremava
.
Devi dirci un po' di più, così non basta. Sei parcheggiata per partire, sei lì perché sei appena arrivata? In base alle risposta, la situazione cambia totalmente! Dai una riga in più di spiegazioni, e descrivi anche la paura che avrà l'astronauta nel sentire tremare la luna sotto di se...
Misi in accensione la navicella spaziale, indossai la tuta pressurizzata ed il casco. Purtroppo, la mia bombola di ossigeno si ruppe, a causa di un forte colpo.
Perché accende la navicella? Dovresti spiegare. E' perché così, in caso di pericolo, riesce a sfuggire in fretta? Se è questa la ragione, devi spiegarla. Bastano 5 parole! E poi dovresti "goderti" (da scrittrice) il "forte colpo". Non basta dire questo, ma potresti inventarti una situazione in cui accade il fattaccio. Cade dalla scaletta durante la discesa? Inciampa su una banana lunare? Accende i razzi direzionali della tuta senza volerlo? Vedi, ci sarebbero alcune idee da inventarti per questa situazione, ed il racconto ne guadagnerebbe in gusto.
Io non potevo ripartire, stavo per perdere il respiro, quando all’improvviso mi ricordai che nella stanza Chiavebombola avevo sei bombole di scorta perciò corsi nella stanza, afferrai una bombola e me la posizionai nel buco della tuta.
L'ultima parte, quella della bombola che viene posizionata, non mio convince. La parte prima è bella. Come fa a posizionare una bombola nel buco? Immagino che nemmeno tu hai un'idea, perché se ti fossi immaginato per bene la scena avresti scritto qualcosa di più dettagliato. Se ha un buco nella tuta, questo lo devi dire prima, e dare importanza al dettaglio! Un buco nella tuta è una quasi sicura causa di morte su un pianeta sconosciuto! Dunque va spiegato meglio, e poi inventati un modo comprensibile su come risolvere il problema.
Dopo un po’ di tempo, dalla mia navicella, vidi un buco, rimasi sconvolto, mi precipitai dentro.
Questo passaggio proprio non va. Prima c'è un buco nella tuta, poi vede un buco e ci si butta dentro. Ma che buco è? Dov'è? Un buco è dentro qualcosa, ma non lo dici. Dentro una montaga, dentro un immenso budino alla vaniglia, dentro una mela, dentro un bruco, dentro una scarpa da tennis? Vedi quanti buchi potresti inventarti! Ma devi mettere qualcosa di interessante e un po' logico, altrimenti l'astronauta non si precipiterebbe dentro il buco.
Era tutto buio, più lontano vidi una fiaccola, corsi subito a prenderla e continuai l’avventura.
L'idea della fiaccola è pericolosa. Difficile che uno trovi una fiaccola su un altro pianeta. Non sarebbe più logico che nella tuta ci fossero delle luci per muoversi al buio nello spazio?
Uscì dalla navicella e, mentre camminavo, udii delle parole che indicavano qualcosa, mi fermai ad ascoltare, mi avvicinai. Le parole dicevano:”Sao Sono S.T.R Se sengo sallo spazio”!
Ma non era già fuori dalla navicella? Non si era precipitato in un buco? Non aveva trovato una fiaccola? Allora non può più essere dentro alla navicella, e poi, dentro non ci sarebbe di certo una fiaccola!
Io mi misi a ridere, ma subito dopo chiamai Via radio l’agente PROTUS CORDICCHIOLI. L’ agente, siccome era senza la navicella , con un po’ di problemi, se ne costruì una, e cercò di raggiungermi.
Devi spiegare chi è questo Protus. Noi non sappiamo nulla. Lo sai solo tu, dentro la tua testa, mentre scrivevi. Ma se non ce lo spieghi meglio (chi è, dov'è, da dove viene, se è in una navicella di sicurezza vicino allo stesso pianeta...?) noi lettori rimaniamo spiazzati. Chiaro?
Quando arrivò catturò con un grande sacco S.T.R.
Se si riesce a catturare questo essere, dovresti averlo descritto prima. Ma non ne hai parlato. Si è sentito solo la sua voce (e non basta per renderci partecipi alla storia). Dovresti dunque tornare più su e spiegare, nel capoverso della voce, anche l'aspetto dell'essere. Altrimenti qui non regge la storia.
Caricammo S.T.R sulla navicella e lo portammo nella stanza di un giudice.
Ma come? Ha un giudice sull'astronave? Mi sembra veramente poco logico. I giudici sono sulla Terra. Se è sulla Terra, dovresti almeno scrivere che fanno il viaggio di ritorno in astronave. Ed è un viaggio lungo! Dunque devi dire anche questo, che passano i mesi. Ma poi, il mostro, durante il viaggio, che fa? Rimane chiuso in una gabbia? Vedi, ogni passo logico del racconto si tira dietro altri passi logici!
Lo misero nella gabbia dove c’era stato per ventitrè anni.
Ma era stato in una gabbia? Non l'hai scritto prima. E non possiamo saperlo se non lo scrivi o descrivi. Ma dove era stato in gabbia per tutto questo tempo? E perché ci era stato così a lungo? Domande su domande, ma sono domande che ogni lettore si pone se legge la storia così come l'hai scritta adesso...
Così l’agente ed io ROBERT DUVALL furono famosi per la cattura di un mostro S.T.R.
C'è molto da rielaborare, ma la storia potrebbe uscire bene e diventare carina!
Brava!

Storia di Stefano Esposito:
Quando Robert Duvall che era un astronauta famosissimo con la sua navicella atterrò su un pianeta che a lui sembrava deserto scese dalla navicella e si avventuro alla scoperta de pianeta.
Fin qui niente di sbagliato. Solo un po' lunga la frase, e senza dettagli.
Noi lettori vogliamo dettagli!!! Prendi gli incipit che avete scelto in biblioteca e rileggi con attenzione. Leggi anche altri incipit. Male non fa, tanto ti bastano 3 o 4 frasi, e non consumi energia e non fondi il cervello (anzi: fa bene! ). Vedrai che quasi sempre uno scrittore scende un po' negli dettagli, spiega di più, tenta di farci partecipi. Nella tua prima frase questo non succede. Poi c'è questo "che" un po' bruttino. Una virgola sarebbe stato meglio.
Camminò e camminò finche non vide una luce che gli abbaio gli occhi e svenne.
Ma allora basta una luce accecante per svenire? Se ti fanno la foto con il flash svieni? Se esci da casa nel sole d'estate, svieni? Non basta scrivere "svenne" perché noi lettori siamo rapiti dalla storia. Potrebbe veder qualcosa di strano, di interessante, di schifoso, di mai visto. Ma devi pensarci un po', girarti le frasi in bocca e nella testa e poi scriverle come più ti piaciono.
Si risvegliò in una gabbia con altri prigionieri.
Chi sono? Da dove vengono? Parlano come noi? Fanno strani versi? Hanno paura? La barba lunga? Stanno male, stanno bene, giocano a carte, piangono, ridono, si fanno il solletico?
Si avvicinò un mostro con unghie lunghe cinque cm.,e gambe lunghe un metro e aprì la gabbia e lui scappò alla navicella però vide che il motore era in tilt e allora prese la pistola e lo uccise e aggiustò la navicella e torno sulla Terra.
Non basta così. Un mostro, solo perché ha le unghie lunghe, non fa paura. Descrivi lo stato d'animo dei prigionieri e del nostro eroe quando vedono arrivare il mostro. Perché il mostro è mostruoso? Solo per le unghie? Non basta!
E poi non sembra nemmeno un mostro intelligente! Apre la porta della prigione e fa scappare il prigioniero? Sembra scemo, piuttosto che mostruoso. Inventati un trucco per scappare. Persino Hensel e Gretel si sono inventati un trucco niente male per ingannare la strega, no?


La storia di Emanuele
IL MOSTRO IMBATTIBILE
Quando ero alla gara di astronavi andavo più in alto per superare gli altri, ma ad un certo punto le navicelle andarono in tilt e noi andammo fino a un pianeta lontano e atterrammo a testa in g
iù.
Bella idea, ma dovresti spiegare meglio come è la gara. Pensa come è spiegato bene la gara di Quiddich di Harry Potter! Poi sembra che tutte le bavicelle andassero fuori controllo (non in tilt, quello si dice solo per il flipper). Invece sembra che è solo la "tua" astronave. Dunque descrivici con gusto e inventiva la paura, lo spavento, i tentatici di rimetterla sulla rotta, quello che succede e i sentimenti di chi è a bordo!
Mi stava venendo il mal di testa ma con fatica uscii. Non sapevamo dove eravamo allora preoccupati esplorammo il pianeta.
Non è logico. Se atterro su un pianete sconosciuto farei di tutto per tornare indietro al volo. Altro che esplorare! Se vanno ad esplorare, allora è perché l'astronave non ne vuole sapere di muoversi e di ripartire. Allora, se è così, devi descriverlo in qualche frase.
Ad un certo punto trovammo una grotta stranissima, era tutta buia.
Se è tutta buia non può essere stranissima, perché non si vede niente. Al buio tutte le grotte sono uguali! Se è stranissima, devgi descrivere in cosa è diversa da quelle della Terra, cosa c'è di strano, o di inquietante.
Entrammo e la illuminammo con una pila. Incontrammo un mostro che aveva: tre orecchie, il collo taurino, le braccia lunghe, spine nei polsi, quattro dita e artigli nei talloni.
Lo stesso discorso che ho fatto svariate volte per le altre storie. Non basta elencare quante dita e nasi ha. Non fa paura solo perché ha tre occhi. E' quello che sentiamo, o quello che fa di strano il mostro a farci paura. (Sarebbe carino leggere qualche fiaba un po' "accesa" per scoprire assieme come vengono descritti i mostri e come la descrizione della paura del protagonista ci fa partecipare alla sua paura.)
Rimanemmo un po’ a guardare il mostro. All’ improvviso ci attaccò e mangiò i miei amici.
Tutti assieme? Uno alla volta? Se mangia un mio amico (ma quanti siete, non l'hai scritto) io o intervengo per salvarlo o scappo. Ma non rimango lì ad aspettare che mangi anche me.
Io non mi scoraggiai presi una pietra e gliela lanciai addosso ma il mostro era troppo potente e non si mosse. Gliene lanciai un’ altra ma era imbattibile. Il mostro mi tirò un pugno. Io ero debole. Con fatica, presi un masso lo lanciai, finalmente il mostro cadde a terra.
Se la pietra non gli fa male, nemmeno la seconda pietra fa niente. Dovresti trovare un modo, un trucco, per sconfiggere il mostro.
Gliene lanciai un altro e lo uccisi. Ero felice mi precipitai alla navicella. L’aggiustai e finalmente ripartii alla volta della terra.
Era contento? Era triste per la perdita degli amici? PER TUTTI: VOGLIO SENTIMENTI, NON SOLO DATI SECCHI!

Georg
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Inserito il - 31/01/2006 :  09:41:21  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ciao ragazzi, come va? Vi state applicando? Spero solo una cosa: che non lo prendete come lavoro! Guardate che non è un lavoro, è un gioco che si fa con la testa, e se lo fate tutti i giorni per mezz'ora in classe, tutti assieme (magari prendete sempre una storia con i miei commenti e ci lavorate su, la maestra legge un passaggio e il mio commento e dopo ognuno, a turno, dice la sua. E poi valutate quell'idea che vi è piaciuta di più e tentate di capire insieme perché vi è piaciuta di più) scoprirete che tutto d'un colpo vi piacerà.
Pensate quando eravate piccoli e che siete saliti per la prima volta sulla bici: appena saliti vi sembrava una cosa difficile, pericolosa; avevate forse paura di cadere, muovevate il manubrio a scatti, perdevate i pedali, avevate bisogno del papà o delle ruotine. E poi, dopo poco tempo, non c'era più bisogno di aiuto, e un certo momento eravate capaci di andare tutto da solo e vi divertivate come bambini ?
Ecco: inventare storie è la stessa cosa. Solo che non si corre con le gambe e le mani, ma con le idee e con la testa.
Chiaro il concetto?


Prossimo gruppo:
Storia di CAMILA: I MOSTRI NON SONO CATTIVI
Quando vidi una navicella atterrare sul mondo degli umani, nel mezzo del bosco corsi veloce per andare a vedere, e vidi solo quattro mostri con delle lunghe braccia, le unghie appuntite, e senza testa.
Solito mio commento (scommetto che sapete già cosa sto per scrivere, vero?): Se la navicella atterra sulla Terra, non c'è bisogno dire "sul mondo degli umani". E' la Terra, e basta. Potresti dire un luogo: davanti alla chiesa una domenica mattina, sul campo da calcio mentre gioca la Juve, nel cortile di casa tua, nel giardino della casetta di campagna... di posti e idee ne avrai ben altre! Ma dai qualche dettaglio: cosa vedi? Cosa senti mentre osservi l'astronave? Avrai ben paura! Allora, se scrivi di avere paura, devi anche scrivere che un certo punto la curiosità e talmente forte che vinci la paura e decidi di andare a vedere. Ma poi, immaginati la scena: se vai a sbirciare un'astronave che atterra, non corri mica davanti alla navicella a guardare! Starai dietro ad un cespugli, ti nasconderesti da qualche parte per non essere vista! Questo sarebbe la scelta logica. Ma se ti nascondi, devi poi inventarti come i marziani ti scoprono! Magari trovi anche un modo interessante per descrivere la scena (fatti aiutare da tutti: immaginate la scena, siete nascosti ad osservare i mostriciattoli che escono. Come vi potrebbero scoprire? Usano strani raggi verdi? Vedono attraverso gli alberi? Fanno sparire tutta la vegetazione con una strana macchina a raggi?)
Mi spaventai ma loro non fecero neanche un passo, mi avvicinai e capii che non erano, come pensavo cattivi. Temetti che distruggessero il mondo, ma non era così.
Anche qui il solito discorso: Se ti spaventi nel vederli arrivare, quale sarebbe la prima reazione? Cosa faresti? Cosa farebbero gli altri compagni di classe al tuo posto?
Io imparai a parlare la loro lingua. Pensai di portarli in Argentina, videro le scuole, le case di un piano, c’erano pochi giardini, i negozi piccoli con tate cose, i gelati erano tutti buoni soprattutto il puffo e mi dissero che volevano rimanere là. Io risposi di sì e feci loro vedere altre cose.
Qui hai fatto un po' la furbetta! Come hai fatto ad imparare la loro lingua? In un minuto? Non è possibile! Una lingua si impara in mesi e mesi, in anni. Dunque significa che sei stato con i marziani per mesi e mesi. Ma se è così, devi scrivere che tenti di parlare con loro, vi capite magari a gesti, e decidi di stare con loro, dormi in astronave, mangi con loro, insegni loro cose sulla Terra e loro ti insegnano cose che fanno loro. Diventerebbe un po' lungo da scrivere, vero? Allora puoi inventarti un modo per imparare la lingua marziana al volo. Quale potrebbe essere? Dai, forza? Ragazzi, aiutate Camila. In un racconto fantastico si può inventare di tutto, anche per imparare una lingua in tre minuti. Quale potrebbe essere?
E poi ancora: perché li porti in Argentina? Se non ci dai una ragione, non è logico. Sarebbe logico fare veder loro le case attorno alla zona dove sono atterrati, dove abiti tu. Chiaro?


Storia di MARTINA: ROBERT DUVAL E IL MOSTRO
Quando Robert Duval scese dall’ astronave c’erano le scale sporche e arrugginite perché il viaggio era durato tantissimi anni.

Bello. Mi piace l'idea dei scalini sporchi.
Era su Saturno, mise una bandierina piccolissima e incominciò ad esplorare il pianeta.
Qui devi mettere due o tre frasi in più, spiegare perché è su Saturno, chi è, cosa ci dovrà fare, se è solo o con altri astronauti.
Mentre stava esplorando incontrò un mostro spaventoso.
Solito discorso: dai dettagli, raccontaci qualcosa di interessante. Se ti impegni, puoi vedere la scena nella tua testa, puoi cambiarla, migliorarla, inventarti le sensazioni e le paure dell'astronauta. Noi lettori li vogliamo conoscere! Così il racconto vive.
Robert Duval scappò subito sulla navicella. Ma non riuscì a salvarsi perché la navicella non partiva. Il mostro assalì l’astronave e alla fine riuscì a prendere Robert Duval. Il mostro portò Robert Duval in una grotta.
Tutto bene con il scappare via. E' logico! Ma poi spiega meglio come è "l'assalto" all'astronave! Cosa fa per entrare? Cosa fa l'astronauta per salvarsi? Grida? Piange? Spara? Si nasconde? Il mostro vale ben la pena di descriverlo, anche atraverso quello che fa, come parla, come entra nell'astronave...
Robert Duval aveva un po’ paura ma il mostro era bravo perché lo ospitò, gli diede da mangiare e giocarono insieme. Alla fine diventarono amici.
Non basta descrivere la paura di Duvall con una sola frase. Qui ci vogliono un bel po' di frasi che fanno capire che il tempo passa, che Duvall a mano a mano capisce che il mostro non è cattivo. Questa scelta tua richiede spazio per svilupparla, un po' come ha preso a me nella storia di PTR per spiegare come, alla fine, siano diventato amici. Non capita in un attimo diventare amici sulla Terra, tra ragazzi. Fuguriamoci tra un astronauta e un alieno!
Volendo potresti comunque lasciare la storia così, ma alla fine metterei una frase finale nella quale Duvall, dopo qualche mese, decide di tornare a casa (solo che in quel caso deve aggiustare l'astronave... il mostro, entrando con la forza, l'avrà ben distrutto almeno un po'...?)
Tutto chiaro?
Ciao
Georg
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Inserito il - 04/02/2006 :  08:54:53  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Storia senza nome di LUCA
Quando Robert Duval scese dalla navicella spaziale andò avanti. All’improvviso sentì dei passi: era un gigante, aveva un occhio iniettato di sangue e tante braccia. Aveva paura, corse velocissimo. All’improvviso finì in un paese. Il Trol lo seguì fino al paesino, poi si scontrarono faccia a faccia. Robert Duvall vinse e la città lo ringraziò.

Caro Luca, devi fare e dare di più. Non ti sei impegnato, e non hai immaginato cose molto interessanti da far accadere nella storiella.
Se leggi con attenzione i miei commenti sulle storie di prima (credetemi, ragazzi, ho passato ore e ore a scrivervi) dovrtesti capire dove migliorare, dove aggiungere dettagli, come far venire la paura. Ok?
Dai, forza, impegnati un po' di più! Guarda quantre pagine ho scritto io, quanto lavoro ho messo per aiutarvi. Dunque devete mettere an che voi dell'impegno. Senza impegno non si fa nulla di bello al mondo. Vedrai che se ti impegni un po' tutto andrà meglio...

Robert Duvall e l’ avventura del mostro William di ILARIA
Quando un’astronave guidata da un pilota di nome Robert Duvall tentava di attraversare un tunnel sotterraneo, si udirono dei passi e si videro dei bagliori strani che sembravano arancione.

Qui ho le solite critiche: devi spiegare meglio. E poi, cosa fa un'astronave in un tunnel sotterraneo? Un astronave vola nello spazio. La metrò va sotto terra...
Robert Duvall provò ad accendere i fari dell’astronave, che era fatta di metallo lucido colorato di blu con delle righe verdi.
A questo punto del racconto non è importante di che colore è l'astronave. Servono dettagli su quello che succede e quello che sente Duvall!
Alla fine del tunnel vide quel mostro arancione con dei peli lunghissimi tutti marroni.
Se sopra metti più dettagli, questa scena potrebbe diventare interessante. Fatti aiutare dagli altri e dalla maestra. Dovreste passare un'ora o quasi su ogni mia correzione di ogni storia, e così capite meglio come intervenire sulle singole scene. Buttata lì le vostre idee e discutete assieme. Verrà fuori qualcosa di molto bello!
Robert rimase impalato e impaurito, però dopo un po’ accese di nuovo il motore dell’astronave e cercò di investire il mostro.
Perché? Gli è passata la paura? Ha cambiato idea? Devi spiegare!
I mostro si fermò e trasportò Robert e l’astronave nel pianete Mercurio che significava mercoledì.
I nomi sono poco importanti. I dettagli sul mostro e le reazioni del pilota invece sì!
Robert pensava che il mostro fosse cattivo, ma in effetti non lo era affatto, perché il mostro gli fece mangiare carote e frutta un po’ disgustosa.
Bello, ma da sviluppare un po'. La prima volta delle carote potrebbe essere una bellissima scena!
Il mostro che si chiamava William voleva fare amicizia con Robert, così imparò la sua lingua e Robert quella del mostro. Per William era stata una giornata interessante perché non aveva mai visto in vita sua uno strano uomo come Robert Duvall.
Più che una giornata interessante questa storia potrebbe raccontare un'avventura bellissima. Impegnati un po', allunga, spiega meglio, gustati dentro quello che accade per renderlo gustoso a chi legge, e funzionerà!
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Lella
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 05/02/2006 :  12:01:30  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Georg,
sappiamo che hai dovuto dedicare alla correzione delle nostre storie,
e te ne siamo grati.
In classe stiamo leggendo tutto e commentando le tue correzioni.
Non abbiamo ancora avuto tempo di inventarci un personaggio e di caratterizzarlo come ci hai suggerito. Speriamo di riuscire a farlo prima della tua prossima visita.
Ciao
la Terza B
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Lella
piccolissimo scrittore


26 Messaggi

Inserito il - 23/03/2006 :  19:14:18  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Abbiamo scritto alcune fiabe, eccole:
Nel paese della musica il re Re e la regina Fa avevano una bellissima figlia, la principessa La
che cantava con una voce così melodiosa da incantare tutti gli abitanti del paese. Un triste giorno, il perfido mago Do, invidioso della bella La, con un incantesimo le fece sparire la voce. La era diventata improvvisamente muta.
II re e la regina Fa si infuriarono con il mago Do che viveva in un flauto e chiamarono le guardie
che lo punzecchiarono .Ma il mago Do li fece andare nel fossato. Il mago Do cantò: “Li ho fregati,li ho fregati, li ho fregati”. Arrivò al flauto, preparerò una pozione per uccidere il re Re e la regina Fa. I due reali intanto lo raggiunsero e gli chiesero di rifar tornare la voce a La. Il mago Do rispose “No”. Il re disse:”E e e e e ! !” “No no no e poi no !! “ insistette Do. Allora il re e la regina tornarono al castello, andarono a fare un pisolino ma quando si alzarono non videro la principessa. La era andata nel flauto del mago Do. La principessa muta si mise in ginocchio per pregarlo di farle tornare la voce. Do le disse di sì e gliela fece ritornare. ( LUCA)

Nel paese della musica il re Re e la regina Fa avevano una figlia, la principessa La che cantava con
una voce cosi melodiosa da incantare tutti gli abitanti del paese.
Un triste giorno, il perfido mago Do, invidioso dalla bella La, con un incantesimo le fece sparire la voce. La era diventata improvvisamente muta.
Il re Re va nella stanza di La per vedere che cosa è successo a La che non ha cantato mai più. Quando entra in stanza, La era muta e Re le chiede:”Che cosa è successo!” Il re Re dice:
“Chi ti ha fatta muta?”
La scrive sul un foglio che il mago cattivo le ha fatto male.Il re RE va a casa del mago cattivo e dice:
“ Perché hai fatto la mia figlia La muta ?”
“ Non ho fatto io tua figlia muta. Chi ti ha detto questa cosa?”
“ Mia figlia!”
“ Come tua figlia? Io mi ricordo che ho fatto un incantesimo!”
“ Allora tu hai fatto l’incantesimo perché La fosse muta.”
“ Non l’ho fatto io!”
“ Come non sei stato tu, l’hai detto adesso!”
“ Ho sbagliato!”
“ Dimmi come faccio a far parlare mia figlia La!”
“ Aspetta, guardo sul libro dei maghi. Ti do una pozione e tu mi dai trenta monete d’oro.”
“ Vado a casa a prenderle e tu mi prometti che non farai più incantesimi.”
“ Va bene, mi prometti anche tu che tua figlia non canterà più?”
Il re Re portò i soldi e il mago gli diede la porzione magica.
La bevve la pozione e le tornò la voce ma non cantò mai più. FLORIN (è arrivato da poco dalla Romania, è il suo primo testo in Italiano)

Nel paese della musica: il re Re e la regina Fa avevano una bellissima figlia, la principessa La
che cantava con una voce così melodiosa da incantare tutti gli abitanti del paese. Un triste giorno, il perfido mago Do, invidioso della bella La, con un incantesimo le fece sparire la voce. La era diventata improvvisamente muta.
Il re Re e la regina Fa erano disperati. Il re Re chiamò le sue guardie, le mandò dalla principessa La che correva di qua e di là disperata, ma non combinarono niente.
La regina Fa intanto, pensava ad una soluzione, ci pensò e ci pensò, finchè trovò una soluzione: chiamò il re Re e lo mandò dal mago Si, quello buono, che sapendo l’accaduto diede una pozione al re Re.
Il re Re corse immediatamente al paese, laddove la regina Fa attendeva il suo arrivo.
La regina Fa esclamò: “ Che cosa ti ha dato il mago Si?”
Il re Re rispose:” Mi ha dato una pozione! Servirà alla nostra figlia!”
Il re Re e la regina Fa corsero insieme dalla principessa La che, ormai stanca di andare di qua e di là, si era sdraiata nel parco pieno di fiori dorati.
Il re cercò di far alzare la principessa La, le diede la pozione, la bevve subito e d’incanto… la principessa e la regina Fa svennero.
Il re Re disperato chiamò le guardie che, con forza, trasportarono la regina e la principessa in infermeria. Con cure a base di erbe preziose, fecero riprendere le due donne.
Ma non sapevano ancora come far ritornare la voce della principessa!
Il re Re andò dal mago Do e gli disse: “ Dammi la voce di mia figlia o te ne pentirai amaramente!”
Il mago lanciò un incantesimo sul re Re.
La regina Fa cercava il re Re che era caduto a terra, lo aiutò a rialzarsi.
Il re Re bisbigliò all’orecchio della regina Fa: “ Combatti al posto mio, io invece vado a riprendere la voce di nostra figlia!”
La regina Fa tirava la corteccia degli alberi addosso al mago Do, per distrarlo.
La regina Fa urlò: “ Arrivano i rinforzi!”.
Arrivarono le guardie che aiutarono la regina Fa. Il re Re cominciò a cercare la voce di sua figlia insieme alle guardie.
“ Ah!” esclamò il re Re quando ebbe trovato la voce di sua figlia La e corse della principessa!
Così la principessa riuscì di nuovo a cantare con la sua voce melodiosa.
In quel giorno al mago venne tagliata la testa.
Il re Re e la regina Fa con la loro figlia La e il loro paese, vissero felici e contenti fino alla fine dei loro giorni. DEIANIRA
Nel paese della musica il re Re e la regina Fa avevano una bellissima figlia, la principessa La
che cantava con una voce così melodiosa da incantare tutti gli abitanti del paese. Un triste giorno, il perfido mago Do, invidioso della bella La, con un incantesimo le fece sparire la voce. La era diventata improvvisamente muta.
II re e la regina Fa si infuriarono con il mago Do che viveva in un flauto e chiamarono le guardie
che lo punzecchiarono .Ma il mago Do li fece andare nel fossato. Il mago Do cantò: “Li ho fregati,li ho fregati, li ho fregati”. Arrivò al flauto, preparerò una pozione per uccidere il re Re e la regina Fa. I due reali intanto lo raggiunsero e gli chiesero di rifar tornare la voce a La. Il mago Do rispose “No”. Il re disse:”E e e e e ! !” “No no no e poi no !! “ insistette Do. Allora il re e la regina tornarono al castello, andarono a fare un pisolino ma quando si alzarono non videro la principessa. La era andata nel flauto del mago Do. La principessa muta si mise in ginocchio per pregarlo di farle tornare la voce. Do le disse di sì e gliela fece ritornare. ( DEIANIRA)


Nel paese della musica:il re Re e la regina Fa avevano una bellissima figlia, la principessa La che cantava con una voce melodiosa da incantare tutti gli abitanti del paese. Un triste giorno, il perfido mago Do,invidioso della balla La, con un incantesimo le fece sparire la voce. La era diventata improvvisamente muta. Il re disperato ordinò ai suoi cavalieri di andare a catturare il mago Do dicendo”chi mi porterà il mago sposerà mia figlia .” I cavalieri si misero in cammino finchè videro una casa tutta rotta. Il messaggero disse:” Per ordine del re dovete uscire fuori!” Il mago rispose:”E se non esco cosa mi fate?” “ Vi uccideremo” rispose il messaggero. Il mago Do uscì e con una magia uccise tutti i cavalieri. Solo un cavaliere si era salvato e di sorpresa lo catturò il mago Do. Tornato al castello il cavaliere diede al re il mago Do. Il re disse. “ Visto che tu mi hai portato il colpevole sposerai mia figlia come avevo promesso” “Grazie”rispose il cavaliere. Il re disse al mago”Se libererai mia figlia dall’ incantesimo Ridaremo ottanta monete d’oro.”Il mago rispose” Va bene però mi date anche una casa nel vostro paese” “D’accordo” ripose il re. Il mago fece un’ altra magia e così la principessa potè ricantare e il cavaliere si sposò la principessa e vissero felici e contenti.
(STEFANO)
Nel paese della musica il re Re e la regina Fa avevano una bellissima figlia, la principessa La che cantava con una voce così melodiosa da incantare tutti gli abitanti del paese. Un triste giorno, il perfido mago Do, invidioso della bella La, con un incantesimo le fece sparire la voce. La era diventata improvvisamente muta. Un giorno dal telefono reale il re e la regina chiamarono dei dottori. I dottori provarono tutte le cure del mondo. Un giorno il mago Do fece un incantesimo anche alla regina e la trasformò in una ranocchia però lasciò un avviso:” Solo il e può farla tornare come prima”. Riguardo alla principessa La, il re doveva pagare 800 monete doro. Il re disse:” Va bene, ci vediamo tra due giorni vicino al burrone di Macedonia Krik.” “Va bene” disse il mago Do
“alle ore 9,00 in punto.” Il mago Do ridiede la voce della principessa al Re,ma tradendo il re, gli fece di nuovo l’incantesimo. Appena in tempo arrivò un medico con la pozione per uccidere il mago Do. Aveva anche la pozione per la regina e la principessa così loro tornarono normali e il mago Do fu sconfitto grazie al medico. IL re e la regina e la principessa tornarono a palazzo reale felici e contenti.
(ROBERTO)



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Inserito il - 30/03/2006 :  08:26:39  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari ragazzi, cara maestra Antonella,
grazie per avermi mandato ancora qualcuno dei vostri nuovi racconti.
Noi ci vediamo martedì prossimo in classe. Quello scorso, quando avrei dovuto venire da voi, l'ho poi passato a letto con l'influenza .
Commento brevemente la prima delle "nuove" storie:

Nel paese della musica il re Re e la regina Fa avevano una bellissima figlia, la principessa La, che cantava con una voce così melodiosa da incantare tutti gli abitanti del paese.
Fino qui perfetta!
Un triste giorno, il perfido mago Do, invidioso della bella La, con un incantesimo le fece sparire la voce. La era diventata improvvisamente muta.
Meno perfetta! Se lui è invidioso, devi spiegare perché lo è! Perché è bella? Ma lui è un uomo. Nessun uomo invidia una donna per la sua bellezza. Per la voce? Probabilmente è quella la ragione, ma la devi spiegare. Allora inventa due righe con esempi di quanto lei è più brava a cantare di lui. Questi esempi, anche pochi ma ben inventati, danno gusto alla storia!
II re e la regina Fa si infuriarono con il mago Do che viveva in un flauto e chiamarono le guardie che lo punzecchiarono.
Dove il mago cattiva abita dovevi scriverlo all'inizio, quando parli la prima volta di lui. Tutte le caratteritische del cattivo vanno messe all'inizio. Solo dettagli o azioni nuove possono seguire più avanti nel racconto. Chiaro?
Ma il mago Do li fece andare nel fossato.
Come? Li ha tatto cadere? Ci sono andati in macchina? Non si capisce cosa fa di cattivo il mago e cosa capita di brutto alle guardie. Invece varrebbe la pena pensarci meglio: in queste scene si riesce a far ridere, a far divertire il lettore!
Il mago Do cantò: “Li ho fregati, li ho fregati, li ho fregati”. Arrivò al flauto, preparerò una pozione per uccidere il re Re e la regina Fa. I due reali intanto lo raggiunsero e gli chiesero di rifar tornare la voce a La. Il mago Do rispose “No”.
Il re disse:”E e e e e!!”
“No no no e poi no!!“ insistette Do
.
Anche qui devi spiegar un po' meglio quello che succede. Per farlo devi pensarci bene prima, nella tua testa, scegliere poi l'idea migliore e spiegare con parole gustose la scena.
Allora il re e la regina tornarono al castello, andarono a fare un pisolino ma quando si alzarono non videro la principessa. La era andata nel flauto del mago Do. La principessa muta si mise in ginocchio per pregarlo di farle tornare la voce.
Come sopra: intuisco che avevi una bella idea, ma non hai avuto voglia di pensarla fino in fondo, o di migliorarla. Così il lettore non capisce bene quello che succede.
Do le disse di sì e gliela fece ritornare. (LUCA)
E perché, di colpo, il cattivo mago diventa buono? Devi inventare una ragione per cui lui cambi idea, o si pente. Così, senza ragione, non ha senso.

Chiaro?
E' solo un esempio, ma credo valga la pena, così capite tutti quello che c'è ancora da migliorare.
Ciao a tutti
Georg
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Lella
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 30/03/2006 :  22:06:24  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Aggiungiamo nuove storie.
Nel paese della musica:il re Re e la regina Fa avevano una bellissima figlia, la principessa La che cantava con una voce melodiosa da incantare tutti gli abitanti del paese. Un triste giorno, il perfido mago Do,invidioso della balla La, con un incantesimo le fece sparire la voce. La era diventata improvvisamente muta.
Il re Re e la regina Fa, dopo aver saputo che la principessa La non aveva più la sua incantevole voce, si disperarono. Giorno e notte Il re Re e la regina Fa pensavano a come ridare l’incantevole voce alla principessa La.
Un giorno i due genitori chiamarono il mago di corte.
IL mago MI fece magie ed incantesimi alla principessa La per farle ritornare la voce ma senza successo.
Un triste giorno, arrivò il mago Do che disse al re Re e alla regina Fa che la principessa La avrebbe riavuto la sua incantevole voce solo se un principe di un regno lontano l’avesse presa in moglie.
Il re e la regina chiamarono tutti i principi dei regni lontani ma nessuni volle prendere in moglie la principessa muta.
Un brutto giorno di pioggia, qualcuno bussò alla porta. Il re e la regina corsero ad aprire e videro un ragazzo vestito di stracci. Lo fecero entrare e gli diedero vestiti maestosi.
La mattina dopo, mentre facevano colazione, il re Re e la regina Fa, chiesero al ragazzino chi fosse. Il ragazzo spiegò ai reali che si chiamava Sol, aveva ventidue anni, veniva dal regno di Ballerilandia…Era un principe.
Il re Re e la regina Fa saltavano dalla gioia.
La mattina dopo il principe Sol incontrò la principessa La e fecero amicizia.
Dopo un po’ che stavano insieme il principe Sol chiese alla principessa LA se lo voleva prendere come marito
Così si sposarono e alla principessa LA tornò la voce e vissero felici e contenti.
Alle loro nozze tutti cantavano: “SOL, LA, SOL,LA, SOL, LA si son sposati!” SIMONA

Nel paese della musica:il re Re e la regina Fa avevano una bellissima figlia, la principessa La che cantava con una voce melodiosa da incantare tutti gli abitanti del paese. Un triste giorno, il perfido mago Do,invidioso della balla La, con un incantesimo le fece sparire la voce. La era diventata improvvisamente muta.
Per far ritornare la voce il consigliere Sol dovrebbe andare dal mago Do, entrare nel suo nascondiglio di nascosto e prendere il controincantesimo, ma lui, da solo non riusciva a far niente dunque la principessa La doveva andare.
Cercarono da tutte le parti ma non trovarono il controincantesimo.
Quando arrivò il mago Do disse con parole strane:
”State cercando questa?”
La principessa La e il suo consigliere Sol se ne andarono tristi, ma il mago si ricordò un episodio di quando era piccolo cioè quando suo padre gli fece una magia e lo fece diventare cattivo.
Così si spezzò l’incantesimo sia di quello del mago sia quello della principessa e così il mago Do e la principessa si sposarono e vissero felici e contenti. VIRGINIA

Nel paese della musica:il re Re e la regina Fa avevano una bellissima figlia, la principessa La che cantava con una voce melodiosa da incantare tutti gli abitanti del paese. Un triste giorno, il perfido mago Do,invidioso della balla La, con un incantesimo le fece sparire la voce. La era diventata improvvisamente muta.
Un giorno dal telefono reale, il re e la regina chiamarono dei dottori. I dottori provarono tutte le cure del mondo.
Un giorno il mago Do fece un incantesimo anche alla regina e la trasformò in una ranocchia però lasciò un avviso:
”Solo il re Re può farla tornare come prima”
Riguardo alla principessa La , il re doveva pagare 800 monete d’oro. Il re disse: “Va bene, ci vediamo tra due giorni vicino al burrone di Macedonia Krik.” “va bene” rispose il mago Do “alle ore 9.00 in punto.”
Il mago Do ridiede la voce della principessa al re Re, ma, tradendo iol re, gli fece di nuovo l’incantesimo. Appena in tempo arrivò un medico con la pozione per uccidereil mago Do.
Aveva anche la pozione per la regina e la principessa così loro tornarono normali e il mago Do fu sconfitto grazie al medico.
Il re , la regina e la principessa tornarono a palazzo reale felici e contenti. ROBERTO

Nel paese della musica:il re Re e la regina Fa avevano una bellissima figlia, la principessa La che cantava con una voce melodiosa da incantare tutti gli abitanti del paese. Un triste giorno, il perfido mago Do,invidioso della balla La, con un incantesimo le fece sparire la voce. La era diventata improvvisamente muta.
Gli abitanti erano molto tristi anche il re Re e la regina Fa. Il re ordinò alle guardie di andare a cercare la principessa La. Le guardie andarono a cercare la principessa ma non si trovava.
Dopo aver cercato da tutte le parti videro un castello e entrarono un po’ impauriti.
In quel castello c’era un drago ma le guardie del re.
Il drago non le conosceva, allora sputò fuoco e le guardie morirono. Per milioni di anni non tornarono più. Il re conosceva un principe che si chiamava Si. Il re lo chiamò e gli disse che doveva andare a prendere la sua figliola. Il principe fece come gli aveva detto.
La principessa stava nella torre più alta del castello del drago.
Il principe affrontò il drago ma nessuno vinse. Il principe, essendo coraggioso, non si arrese e fece un grosso salto in alto e si liberò dal drago che l’aveva preso nelle sue mani.
Il principe vide il mago Do.
Di Lì stavano passando tre fatine che sentirono un urlo. Andarono a vedere. Era il principe Si. Le tre fatine incantarono il mago Do con una magia. Le fatine aprirono la porta dove Do teneva rinchiusa La. Il principe e la principessa scapparono via mentre le fatine tenevano sotto controllo Do.
Il paese tornò felice.
La principessa eil principe risposarono e nacque una figlia di nome Lasi.
Do fece il servo delle fatine per il resto dei suoi giorni. Così vissero felici e contenti. MARTINA

Nel paese della musica:il re Re e la regina Fa avevano una bellissima figlia, la principessa La che cantava con una voce melodiosa da incantare tutti gli abitanti del paese. Un triste giorno, il perfido mago Do,invidioso della balla La, con un incantesimo le fece sparire la voce. La era diventata improvvisamente muta.
n Nel paese della musica:il re Re e la regina Fa avevano una bellissima figlia, la principessa La che cantava con una voce melodiosa da incantare tutti gli abitanti del paese. Un triste giorno, il perfido mago Do,invidioso della balla La, con un incantesimo le fece sparire la voce. La era diventata improvvisamente muta.
Nel castello nessuno riusciva a farla ridere, nemmeno il giullare di corte Mi. Il re e la regina ogni giorno preparavano spettacoli, gare a cavallo e addirittura c’erano sbandieratori che arrivavano dal paese delle Sillabe per fare di nuovo sorridere la principessa La, ma non c’era niente da fare: la principessa voleva solo la sua voce.
Una notte la principessa La sognò che un bel principe la liberava dal suo incantesimo ma per sua fortuna era solo un sogno.
La mattina dopo la principessa provò a chiedere il suo doppio cappuccino ma dalla sua bocca non uscì neanche un filino di voce.
Alla regina FA dispiaceva vedere la sua bellissima figlia così triste, quindi cercò di convincerla ad uscire dal castello ma la principessa non voleva perché si vergognava.
Passarono molti mesi e il re e la regina si stufarono, volevano che la loro figlia ricominciasse a parlare perché avevano provato di tutto per togliere la magia al mago Do: bere tanto, non respirare per 10 secondi oppure tenere la gola coperta per tutto il giorno ma la voce non usciva dalla bocca.
Un giorno la regina uscì dal castello e comprò una bibita chiamata Doemifasollasido, la regina pensò: “Questa andrà bene per mia figlia?”
Quando arrivò a casa preparò un bicchiere con il caffè e ci mise anche un goccino di quella bibita. La principessa LA appena finito il caffè disse: “Che schifo!”
La regina in quel momento abbracciò la figlia.
Però la principessa LA non sapeva ancora cantare, allora chiamò l’esercito del papà e anche quello del paese delle Sillabe così tuitti insieme sconfissero il mago Do leggendo la formula magica del bene e quella che faceva cantare di nuovo la principessa LA. CHIARA

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mariam3
Capo tra i piccoliscrittori


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Inserito il - 11/04/2006 :  16:03:50  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
carina...
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Lella
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 18/04/2006 :  17:31:07  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ti inviamo la storia che abbiamo pensato per la drammatizzazione di fine anno che sarà giovedì 1 alle 17,30.

Nel paese della musica vivevano Il Re Re e la regina Fa che avevano una figlia, la principessa La che era così bella che tutti i principi si innamoravano di lei.
Ma, soprattutto, La sapeva suonare così bene il flauto da incantare tutti gli abitanti del regno.
Tutte le settimane, a corte, La, con alcuni amici, teneva un concerto e la sala era sempre gremita di persone che amavano ascoltare la magica melodia.

(concerto di flauti)

Nel regno viveva anche un mago.
Tutti avevano paura di lui. Quando passava per strada, la gente lo evitava e i bambini al solo vederlo scoppiavano a piangere.
In realtà il mago Do era un gran pasticcione. Succedeva spesso che sbagliava formula magica. Come quella volta che voleva fare una magia per coprire i suoi capelli bianchi, ma sbagliò formula e i suoi capelli divennero arancioni. Da allora tiene sempre un grosso cappello in testa per nascondere il pasticcio.
Il mago era invidioso del successo di La e voleva anche lui suonare il flauto ma dal suo strumento uscivano soltanto degli stridii simili a quelli emessi dal fischietto del vigile.

(mago suona)

Il mago, indispettito, pensò di fare una magia perché La non sapesse più suonare e invece lui suonasse divinamente e potesse così essere finalmente guardato con simpatia e rispetto dai cittadini del paese della musica e che i bambini smettessero di piangere al suo passaggio ma gli si sedessero attorno per ascoltarlo suonare.

Andò così nel suo laboratorio e cercò il suo libro di magie.
Ma, non abbiamo detto che il mago Do era anche molto disordinato, il libro era ormai soltanto un’accozzaglia di fogli sparsi qua e là per la stanza.
Il mago dovette cercare a lungo. Cerca, cerca finalmente trovò la pagina con scritto “principesse e flauti”
Lesse le istruzioni e…fece l’incantesimo…
Ora si sentiva in forma, la magia aveva funzionato! Buttò il foglio della magia, prese il flauto e iniziò a suonare…
Sì, sì ora dallo strumento usciva una splendida melodia.

Il mago Do uscì subito dalla sua casa per far sentire a tutti quanto era bravo.
Ma…al sentire il suono del flauto, la gente incominciava a camminare dietro al mago come imbambolata anzi…ipnotizzata…

Il mago non si rese subito conto di quello che stava succedendo ma, più la fila alle sue spalle si allungava, più capì che qualcosa non aveva funzionato!

Tornò nel suo laboratorio, seguito dai cittadini e si rimise alla ricerca della pagina con l’incantesimo ma…al solito…la pagina non si trovava. Immaginate che confusione, là dentro! Un vero disastro.

Intanto, a corte, la principessa La si accingeva a fare i suoi esercizi quotidiani di flauto ma…che fischi…che fiaschi…
La non riusciva più a suonare e tutti si tappavano le orecchie per non sentire.
Corse in lacrime dai genitori ma nemmeno loro sapevano spiegare ciò che era successo.
“Forse si è rotto il flauto” suggerì il re Re e fece portare un flauto nuovo…Niente da fare
“Forse La ha l’asma” disse la regina Fa. Ma i medici di corte esclusero problemi di salute della principessa.
Tutta la corte era in subbuglio

Solo in cucina tutto continuava come sempre e il cuoco Mi si accingeva a cucinare il pesce acquistato alla mattina al mercato.
Tolse il pesce dalla sporta e srotolò la carta nel quale il pescivendolo l’aveva incartato.
Il pesce fece l’occhiolino al cuoco che rimase sbalordito! -Ma come, il pesce è vivo? Eppure non si muove.- Mi lo prese in mano, lo girò e lo rigirò…-mah, forse è stata una suggestione!- pensò.
Mentre osservava il pesce gli cadde l’occhio sul foglio nel quale era arrotolato e vide delle formule…
Il cuoco prese gli occhiali e lesse con attenzione: “libro delle magie” “principesse e flauti”.
“Di sicuro è un foglio di quel pasticcione del mago Do” pensò Mi e si avviò verso la sala del trono per consegnare il foglio al Re.
Giunto sulla porta vide un gran eccitamento tra tutti i presenti, guardie comprese.
Sentì piangere la principessa La e si preoccupò perché la sua principessa era sempre gioiosa e felice, solo una grave sciagura avrebbe potuto turbarla.

Ammesso alla presenza del re, Mi spiegò quanto era successo in cucina e consegnò il foglio ai reali che lessero con attenzione e capirono subito di aver trovato la soluzione al problema della loro figliola. Ecco spiegato cosa era successo!
Viene chiamato subito il mago di corte, un buon uomo, che seguendo le istruzioni riuscì a rimettere a posto le cose…a corte!

Il mago Do intanto era sempre più agitato e infastidito dalle persone che lo seguivano ovunque e affollavano casa sua impedendogli di trovare il benedetto foglio ma lo fu ancora di più quando le persone si svegliarono dall’incantesimo e iniziarono a rumoreggiare chiedendosi come mai fossero in quella casa poco amata e in compagnia di quel magaccio malvagio.
Il mago prese paura e riuscì a sgattaiolare tra le gambe della gente e a fuggire.
Correndo spaventato non si accorse di andare verso il castello fino a quando sentì uscire dalle finestre della reggia la solita soave melodia.
Come aveva potuto La, rompere l’incantesimo?
Una rabbia infinita lo possedeva, ma…che dolce suono!
Come si può nutrire sentimenti cattivi quando le orecchie odono sì tanta bellezza e armonia?
L’invidia che l’aveva accecato cominciò piano piano a sparire dal suo cuore e dai suoi pensieri.
Si sedette sotto a una quercia e rimase a lungo ad ascoltare.
Forse chiedendo aiuto a La, avrebbe potuto anche lui imparare a suonare così come avevano fatto gli amici della principessa che suonavano con lei.

La intanto uscì nel parco e il mago Do, messa da parte la sua malvagità, la avvicinò timidamente.
La principessa era molto buona e non aveva paura del mago perciò rimase ad ascoltarlo e fu ben felice di insegnare anche a lui a suonare il flauto.

Ci volle molta pazienza, il mago pasticcione, faceva tanta confusione con gli spartiti e le note ma con la sua dolcezza La riuscì nell’intento.

Quando Do riuscì finalmente a suonare con tutti gli altri in perfetta sintonia, a corte ci fu una grande festa e il mago Do si commosse fino alle lacrime circondato dai bambini del paese che suonavano a festa, triangoli, nacchere e tamburi.



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Lella
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 18/04/2006 :  19:24:18  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ti inseriamo ancora qualche storia che avevamo scritto individualmente.
Nel paese della musica, il re Re e la regina Fa avevano una bellissima figlia , la principessa La che cantava con una voce così melodiosa da incantare tutti gli abitanti del paese. Un triste giorno, il perfido mago Do, invidioso della bella La, con un incantesimo le fece sparire la voce. La era diventata improvvisamente muta. Il re Re e la regina Fa una notte sentirono la porta scricchiolare. Accesero la luce e videro un principe , che si chiamava Sol allora gli chiesero se aveva tanto coraggio da andare dal mago Do e catturarlo. Il principe accettò la proposta e partì. Il principe , arrivato al castello del mago Do,il entrò furtivamente e catturò il mago con una rete. Mentre il mago era intrappolato nella rete il principe cercò tra i libri di magia la formula per ridare la voce a un muto. Quando la trovò tornò dal re portando il mago Do tutto legato, solo lui poteva spezzare l’ incantesimo. Il re minacciò di far tagliare la testa al mago se non avesse ridato la voce alla principessa La. Il mago Do disse che avrebbe rotto l’ incantesimo solo se lo nominava mago di corte. Il re accettò la proposta :così il mago Do diede di nuovo la alla principessa facendo contenta la regina Fa e facendo innamorare il principe Sol. Da quel giorno il mago Do ebbe anche l’ onore di stare davanti al re Re durante i cortei reali, vissero felici e contenti.
Francesco

Nel paese della musica il re Re e la regina Fa avevano una bellissima figlia la, principessa La che cantava con una voce così melodiosa da incantare tutti gli abitanti del paese. Un triste giorno, il perfido mago Do, invidioso della bella La, con un incantesimo le fece sparire la voce. La era diventata improvvisamente muta. La,era disperata perché non poteva più cantare allora si chiuse in camera sua. Re da fuori cercò di tranquillizzarla dicendole:” La non potrai più cantare ma potrai suonare il basso, il violino o la chitarra” ma La rispose:” A me fanno schifo quelli strumenti!” allora il Re se ne andò. Un giorno sereno La uscì dal castello e nel giardino incontrò una bacchetta magica. La bacchetta chiese a La:” Cosa è successo?” La rispose con i gesti:” Un mago cattivo mi ha tolto la voce tu mi potrai aiutare?” La bacchetta disse di sì, ma doveva trovare il mago Sol che era molto bravo. La andò in giro per tutta la città ma non lo trovò. Allora tornò dalla bacchetta e sempre con i gesti le chiese:” Ma dov’è mago Sol?”la bacchetta le rispose:” Mi son dimenticata di dirti che è partito per il paese degli antenati perché solo tu eri intonata.” Allora La partì con un cavallo per il paese degli intonati. Il mago Sol da un cip capì che qualcuno lo seguiva, e accelerò. La accelerò e si affiancò. Il mago Sol capì che pensava a qualcosa allora si fermò e allo stesso tempo si fermò anche La. Mago Sol le mise un cappello in testa e il cappello gli disse: Si chiama La ed è muta perché il mago Do gli ha tolto la voce.”
Allora mago Sol fece una magia per prendere la bacchetta e con quella le lanciò una magia, ma arrivò mago do che la ruppe. Mago Do lanciò un duello per chi prendeva La. Mago Sol disse:”Mortus”. Mago do rispose:” Imprigionus” e via così.
Alla fine mago sol disse: “ XX Mortus”
Mago Do morì e mago Sol con un incantesimo fece ritornare la voce a La che tornò contenta dal padre e dalla madre.
( Emanuele ) Nel paese della musica, il re Re e la regina Fa avevano una bellissima figlia,la principessa La che cantava con una voce così melodiosa da incantare tutti gli abitanti del paese. Un triste giorno, il perfido mago Do, invidioso della bella La, con un incantesimo le fece sparire la voce. La era diventata improvvisamente muta. Corse dal Re facendo dei versi, Re non la capì. Ma Fa la capì, chiamo tutte le guardie ordinò “Cercate quell’ incosciente Do!” Nessuno lo trovò. Allora La rimase per sempre muta. Non c’ era scampo. Allora la regina le regalò una lavagnetta così poteva scrivere quello che doveva dire. “Mg” che voleva dire “so dov’è il mago” era nel suo guardaroba. Re al mago ordinò di far ritornare la voce a la come era prima ma il mago non voleva. Allora il re sapeva che esisteva una pianta che chi la mangiava poteva riavere la sua voce ma era rara nel suo paese della musica quindi doveva percorrere tanti pericoli di morte. ( Ruben )

Nel paese della musica; il re Re e la regina Fa avevano una bellissima figlia, la principessa La che cantava con una voce così melodiosa da incantare tutti gli abitanti del paese. Un triste giorno, il perfido mago Do, invidioso della bella La con un incantesimo le fece sparire la voce. La era diventata improvvisamente muta. Gli abitanti gli abitanti del paese della musica erano tutti disperati, perché non sentivano la voce melodiosa della bellissima La che li intratteneva durante il lavoro . Ma un giorno dall’ orizzonte, mentre tutti gli abitanti piangevano ,apparve uno straniero con un bellissimo cavallo nero, che aveva saputo della principessa La. Il Ma il mago Do però aveva un aiutante di nome Gandal Mi che aveva visto tutto ed era andato a dirlo al mag. Quando arrivarono, il mago era preparato a sconfiggerli. Lo straniero col suo mantello dell’invincibilità scomparve e andò nella torre più alta del castello dove c’era mago Do. Lo straniero gli diede un calcio nella gamba e iol mago cadde dalla torre.
Gli abitanti cercarono disperatamente il libro delle magie e lo trovarono dentro un forziere, cercarono l’inacantesimo e dopo aver portato la principessa nel castello, pronunciarono la formula magica che era: ” Cistemnaferyunna”.
Così alla principessa ritornò la voce e tutti furono contenti di sentire di nuovo la principessa cantare.
Alessio


Nel paese della musica:il re Re e la regina Fa avevano una bellissima figlia,la principessa La che cantava con una voce cosi melodiosa da incantare tutti gli abitanti del paese.Un triste giorno,il perfido mago Do,invidioso della bella La,con incantesimo le fece sparire la voce La era diventata improvvisamente muta. La principessa La sapeva che era stato il mago Do perché aveva fatto altri incantesimi nel paese. La regina Fa e il re Re però non sapevano ancora chi era stato. La principessa La andò in camera sua chiudendo la porta piano, si sedette in una sedia e pensava, pensava, finchè le venne un’idea. Il re Re e la regina Fa stavano cercando La per chiederle se sapeva qualcosa. La principessa La era andata nel paese a comperare verdure, frutta e altre cose buone per il castello. Il mago dei maghi era il capo del mago Do, il mago dei maghi era il più forte del mondo, per questo e stato chiamato “ Il mago dei maghi “.
La principessa La era andata in un posto dove non era mai andata prima d’ora, dalla sua nascita. La regina Fa stava cercando nel paese la principessa La.
La principessa La era ritornata al castello con il pensiero del posto. Anche la regina Fa stava ritornando al castello pensando che venerdì era il compleanno della principessa La. Il re Re e la regina Fa stavano preparando tutto e avevano intenzione di farla sposare con il principe. Mentre la principessa la non se ne ricordava neanche. La principessa era andata dal mago Do, e gli disse:- Se tu mi dai la mia voce io non canterò più- il mago lo fece. La principessa La si sposò con il principe incominciarono a ballare nella festa.
CAMILA GUARDIA




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Inserito il - 18/04/2006 :  19:40:33  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari ragazzi,
grazie mille per aver mandato la seconda stesura della vostra storia. Devo dire che sta prendendo forma, ed è in buona parte molto, ma molto carina. Si capisce proprio che cominciate a capire qualcosa della scrittura, che state diventando "piccoliscrittori", perché il gusto della storia esce spesso da dietro alle parole!
Nel primo capoverso non starebbe male qualche parte un po' buffa: pensate solo quante battute possono venire se un re si chiama Re. Potrebbe essere qualcuno che balbetta, o altri che non capiscono. Stesso discorso per La. ("Dov'è è La?" chiese il papà. "La è là", rispose la mamma regina. Ma il papà non capiva... Perché non vi ci mettete ad inventare qualche dialogo tra re Re e La là? )
Toglierei il "soprattutto" all'inizio del secondo capoverso. Un "inoltre" starebbe forse meglio. Ma sono finezze.
Manca, inoltre (vedete che sta bene?), qualche ragione per cui La non era ancora sposata. Il mago Do, siccome è geloso, dovrebbe essere un po' migliorato quando lo presentate. Se volete imparare un trucco ottimo: inventate un dialogo tra Do e sua moglie, così riuscite a spiegare mille cose senza essere pesanti ("Non ne posso più di La!" sospirò Do, mettendosi le pantofole. Era appena tornato a casa, con ancora la bachetta magica infilato nella tasca della giacca.)

In realtà il mago Do era un gran pasticcione. Succedeva spesso che sbagliava formula magica.
Non mi convince "in realtà". Date via un trucco troppo presto nella storia. Inizialmente dipingete il mago più cattivo che potete. Date qualche esempio di quello che ha fatto. Solo poi, dopo, potete iniziare a spiegare che è un pasticcione. Dirlo troppo in fretta vi toglie un asso dalla manica dello scrittore!
Magari date qualche esempio buffo di quel che succede quando il mago si esercita col flauto a casa!
Un'idea per farlo diventare cattivo potrebbe essere una gara di flauto nel reame. Con questa idea aprite delle porte per far sembrare la storia più verosimile. Da qui in avanti il mago diventa un vero antagonista, non tanto perché suona peggio, ma perché il fatto di suonare male diventerà visibile o udibile a tutti!

Il mago, indispettito, pensò di fare una magia perché La non sapesse più suonare e invece lui suonasse divinamente e potesse così essere finalmente guardato con simpatia e rispetto dai cittadini del paese della musica e che i bambini smettessero di piangere al suo passaggio ma gli si sedessero attorno per ascoltarlo suonare.
Perfetto. Se mettete qualcosa in più come ho spiegato sopra, tutto filerà liscio!
Il mago dovette cercare a lungo. Cerca, cerca finalmente trovò la pagina con scritto “principesse e flauti”
Lesse le istruzioni e…fece l’incantesimo…
Ora si sentiva in forma, la magia aveva funzionato! Buttò il foglio della magia, prese il flauto e iniziò a suonare…
Sì, sì ora dallo strumento usciva una splendida melodia.

Anche qui nessun problema! Bravi!
Ma... al sentire il suono del flauto, la gente incominciava a camminare dietro al mago come imbambolata anzi…ipnotizzata…
Dovreste spiegare un po' di più, magari partendo da un esempio (un primo bambino per strada) e poi far sì che alla fine tutti lo seguono.
Tornò nel suo laboratorio, seguito dai cittadini e si rimise alla ricerca della pagina con l’incantesimo ma…al solito…la pagina non si trovava. Immaginate che confusione, là dentro! Un vero disastro.
Perfetto. Ma intanto, la gente è rimasta fuori? Non dimenticatevene! Noi lettori vogliamo sapere, ci interessa sapere cosa succede fuori dalla casa del mago!
Quello che segue a corte va benissimo.

Tutta la parte del cuoco va benissimo!

Viene chiamato subito il mago di corte, un buon uomo, che seguendo le istruzioni riuscì a rimettere a posto le cose…a corte!
Non era tutto al passato prima? Mi sembra di sì...

Il mago Do intanto era sempre più agitato e infastidito dalle persone che lo seguivano ovunque e affollavano casa sua impedendogli di trovare il benedetto foglio ma lo fu ancora di più quando le persone si svegliarono dall’incantesimo e iniziarono a rumoreggiare chiedendosi come mai fossero in quella casa poco amata e in compagnia di quel magaccio malvagio.
Vedete: se spiegate prima meglio quello che succede con la calca davanti alla casa del mago, qui funziona tutto meglio.

Come si può nutrire sentimenti cattivi quando le orecchie odono sì tanta bellezza e armonia?
L’invidia che l’aveva accecato cominciò piano piano a sparire dal suo cuore e dai suoi pensieri.

Bello questo passaggio. Bravissimi.
La intanto uscì nel parco e il mago Do, messa da parte la sua malvagità, la avvicinò timidamente.
La principessa era molto buona e non aveva paura del mago perciò rimase ad ascoltarlo e fu ben felice di insegnare anche a lui a suonare il flauto.

Ci volle molta pazienza, il mago pasticcione, faceva tanta confusione con gli spartiti e le note ma con la sua dolcezza La riuscì nell’intento.

Quando Do riuscì finalmente a suonare con tutti gli altri in perfetta sintonia, a corte ci fu una grande festa e il mago Do si commosse fino alle lacrime circondato dai bambini del paese che suonavano a festa, triangoli, nacchere e tamburi.

Ecco, niente da dire. Mi sembra proprio una bella storia.
Forse metterei, qui e là, qualche dialogo. Secondo me potrebbe essere un po' allungata la storia, e se mettete qualche dattaglio bello ed interessante, dialoghi tra re e regina, tra cuoco e sguattera, tra mago e moglie, tra mago e la calca, la storia sarà...
... semplicemente perfetta!

Un caro saluto,

Georg
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Lella
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 21/05/2006 :  22:59:22  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ecco la stesura definitiva della storia che abbiamo scritto tutti insieme e che rappresenteremo l'1 giugno presso la tensostruttura della Tesoriera a Torino.

IL Paese della musica
Nel paese della musica vivevano il re Re e la regina FA.
Il re Re era più largo che lungo, aveva i piedi piccini e inciampava spesso, ma siccome era molto basso, quando cadeva rimbalzava come una palla. Infatti vinceva tutte le gare di rimbalzo del reame.

La regina FA non era solo sorda come una campana e bisognava sempre ripetere le cose mille volte per fargliele capire, ma era anche alta, magra e così leggera che, quando il re starnutiva, lei volava indietro per finire a terra lunga e distesa. Quando passeggiavano nel parco, al minimo soffio di vento la regina si alzava in volo. Perciò il re la teneva sempre per mano quando uscivano in autunno e d’inverno.
Il Re RE e la regina FA avevano una figlia, la bella principessa LA, ed era ormai in età da maritarsi.
La principessa LA non era né alta né bassa, né troppo grossa, né troppo magra. Insomma, era una principessa come tutte le altre, ma, invece di pensare al principe azzurro come le altre principesse, pensava solo a suonare il suo dolce flauto.
I genitori erano molto preoccupati. Cercarono di convincere la principessa a frequentare qualche principe.
Ma ad ogni tentativo LA scuoteva la testa e tornava al suo dolce “regno musicale”. Insomma: un bel problema!

Un giorno al re RE venne una grande idea.
“Organizziamo una festa per principi e principesse così LA magari troverà marito!” suggerì un giorno alla moglie.
“Come? LA ha perso lo spartito?” chiese preoccupata la regina. Si era dimenticata di infilare il cornetto acustico nell’orecchio.
“No, cerchiamole un marito!” urlò il re.
“Sì, ho capito, cerchiamo lo spartito! Non occorre gridare!”
“ Va bene , cerchiamo lo spartito,” disse il re sconsolato, “ma tu infilati il cornetto quando ti parlo!”
“Ah! Vuoi cercare un marito per LA!”
“Sì, finalmente hai capito! Organizziamo una festa, invitiamo i principi dei reami vicini e lontani.”
“Ma caro, sai che LA è innamorata della sua musica. Non degnerà neanche di uno sguardo i principi.”
Il re fu fulminato da un’altra idea:
“Ebbene, organizziamo una gara di flauto nel reame, chissà, magari LA potrebbe innamorarsi del vincitore!”
“Che cosa centra il pittore? LA vuole un musicista!”
“Povero me!” esclamò il re alzando gli occhi al cielo e poi corse via rimbalzando.

LA, che non sapeva nulla di tutto questo, stava sempre sulla torre del castello e suonava il flauto
LA suonava così bene da incantare tutti gli abitanti del regno.
Tutte le settimane, a corte teneva un concerto con alcuni amici e la sala era sempre gremita di persone che amavano ascoltare la magica melodia.

(concerto di flauti)

Così LA fu ben felice di sapere che il suo padre aveva bandito una gara di flauto e che molte persone vi avrebbero partecipato.

Nel reame però viveva un mago chiamato DO. Il mago era veramente cattivo, una volta aveva trasformato in pietra un uomo che aveva raccolto più funghi di lui e un'altra volta aveva trasformato in un mostro un cagnolino che giocava ai giardinetti solo perché abbaiava festoso
Tutti avevano paura di lui.
Quando passava per strada, la gente lo evitava e i bambini al solo vederlo scoppiavano a piangere

Il mago DO avrebbe voluto suonare il flauto ma non aveva un gran talento.
Quando suonava i gatti scappavano sui tetti miagolando disperati, il latte, nel frigorifero diventava yogurt, le rose appassivano e i ragni si infilavano tutte le zampe nelle orecchie.
Anche il mago DO voleva partecipare alla gara e voleva fortemente vincerla.
Finalmente arrivò il grande giorno.
Immaginate che spavento quando i partecipanti alla gara videro il mago DO pronto per la sua esibizione!
Nella sala del trono calò il silenzio. Tutta la gente trattenne il respiro perché dal flauto del mago uscirono tremendi stridii e fischi. A stento trattennero le risate per non farlo arrabbiare di più.
Il mago venne eliminato per primo dalla gara. Ma nessun dei principi presenti seppe suonare degnamente lo strumento e, peggio ancora, nessuno seppe attirarsi le simpatie di LA. Così LA, per rimettere di buon umore gli ascoltatori nella sala da ballo del castello, dovette suonare il flauto dolce. Tutti rimasero incantati ad ascoltarla, dimenticando fischi e stridii.

Il mago invece se ne tornò a casa pieno di rabbia, rimuginando vendetta. L’eliminazione non gli era andato giù.
“Non ne posso più di LA” sospirò DO mettendosi le pantofole. Era appena rincasato, con la bacchetta magica infilata nella tasca della giacca.
“ Che succede, figlio mio” chiese la sua anziana madre.
“Perché lei riesce ad incantare il popolo ed io invece sono evitato e deriso? Non suono forse come lei? Ascolta madre!” E si mise a suonare.
Lungo la schiena della donna corse un brivido ma, siccome temeva di far arrabbiare suo figlio DO, dovette dire che era veramente bravo mentre le sue orecchie gridavano vendetta.
“Quanto sei bravo… ma potresti migliorare ancora! Perché non usi la tua bacchetta magica?”
“Ah si certo, se solo sapessi dov’è, è da tempo che la cerco”
“Semplice, è nella tasca!”
“Potevi dirmelo prima, sei la solita sbadata!”
“Ma… veramente…sì, sì, hai ragione, IO sarò anche distratta ma a te converrebbe leggere la formula magica per non dimenticarti qualcosa come quella volta che…” Non finì la frase.
Dovete sapere che quella volta, DO voleva fare una magia per coprire i suoi capelli bianchi, ma sbagliò formula e i suoi capelli divennero arancioni. Da allora tiene sempre un grosso cappello in testa per nascondere il pasticcio perché non trovò mai la contromagia.
Il mago diede ragione a sua madre. Corse nel suo laboratorio e cercò il suo libro di magie.
Più che un libro era ormai soltanto un’accozzaglia di fogli sparsi qua e là per la stanza.
Il mago dovette cercare a lungo. Cerca, cerca, finalmente trovò il capitolo con scritto “principesse e flauti”.
Seguì le istruzioni passo passo e… fece l’incantesimo…
Sentì un formicolio nelle sue dita e una strana sensazione. Aveva uno strano benessere, la magia aveva funzionato!
Buttò il foglio della magia, cercò il flauto, lo trovò e iniziò a suonare…
Sì, sì l’incantesimo aveva funzionato! Ora dallo strumento usciva una splendida melodia.

Concerto di flauti melodia mago

Il mago DO corse fuori dalla sua casa per far sentire a tutti quanto era bravo.
Ma… al sentire il suono del flauto, un bimbo cominciò a seguirlo, la madre cercò fermarlo ma anche lei finì per mettersi in coda, così anche il marito, il nonno, la nonna, l’amico del bimbo, la sua mamma, il suo papà, il cane.. E piano piano tutta la gente del paese incominciò a camminare dietro al mago come imbambolata anzi…ipnotizzata…
Il mago non si rese subito conto di quello che stava succedendo ma, più la fila alle sue spalle si allungava, più il paese appariva deserto e allora il mago colse che c’era qualcosa di strano e girandosi capì che qualcosa non aveva funzionato!

Tornò nel suo laboratorio, e dietro a lui si infilarono in casa anche i cittadini fino a riempirlo. Gli altri rimasero davanti all’uscio. Il mago cercò di cacciare la gente da casa con le buone e le cattive ma loro, assolutamente indifferenti restavano lì.
A DO non rimase altro che mettersi alla ricerca della pagina con l’incantesimo, passando tra le gambe della gente, spingendo qua e là bambini e adulti imbambolati, maledicendo la sua sbadataggine e il suo disordine
Ma, come al solito, la pagina non si trovava.
Immaginate che confusione, là dentro! Un vero disastro.

Intanto, a corte, la principessa LA si accingeva a fare i suoi esercizi quotidiani di flauto ma… che fischi… che fiaschi…!
LA non riusciva più a suonare e tutti si tappavano le orecchie per non sentire.
Corse in lacrime dai genitori ma nemmeno loro sapevano spiegare ciò che era successo.
“Forse si è rotto il flauto” suggerì il re RE e fece portare un flauto nuovo. Niente da fare.
“Forse LA ha l’asma” disse la regina FA. Ma i medici di corte esclusero problemi di salute della principessa.
Tutta la corte era in subbuglio

Solo in cucina tutto continuava come sempre e il cuoco Mi si accingeva a cucinare il pesce acquistato alla mattina al mercato.
Tolse il pesce dalla sporta e srotolò la carta nel quale il pescivendolo l’aveva incartato.
Il pesce fece l’occhiolino al cuoco che rimase sbalordito! “Ma come, il pesce è vivo? Eppure non si muove!” Mi lo prese in mano, lo girò e lo rigirò… “Mah, forse è stata una suggestione!” pensò.
Mentre osservava il pesce gli cadde l’occhio sul foglio nel quale era arrotolato e vide delle formule.
Il cuoco prese gli occhiali e lesse con attenzione: “libro delle magie”, “principesse e flauti”.
“Di sicuro è un foglio di quel pasticcione del mago DO” pensò Mi e si avviò verso la sala del trono per consegnare il foglio al Re.
Giunto sulla porta vide un gran eccitamento tra tutti i presenti, guardie comprese.
Sentì piangere la principessa LA e si preoccupò perché la sua principessa era sempre gioiosa e felice, solo una grave sciagura avrebbe potuto turbarla.

Ammesso alla presenza del re, Mi spiegò quanto era successo in cucina e consegnò il foglio ai reali che lessero con attenzione e capirono subito di aver trovato la soluzione al problema della loro figliola. Ecco spiegato cosa era successo!
Venne chiamato subito il mago personale del re che seguendo le istruzioni riuscì a rimettere a posto le cose… a corte!

Il mago DO intanto era sempre più agitato e infastidito dalle persone che lo seguivano ovunque e affollavano casa sua impedendogli di trovare il benedetto foglio ma lo fu ancora di più quando le persone si svegliarono dall’incantesimo e iniziarono a rumoreggiare chiedendosi come mai fossero in quella casa poco amata e in compagnia di quel magaccio malvagio.

Il mago prese paura e riuscì a sgattaiolare tra le gambe della gente e a fuggire.
Correndo spaventato non si accorse di andare verso il castello fino a quando sentì uscire dalle finestre della reggia la solita soave melodia.
Come aveva potuto LA, rompere l’incantesimo?
Una rabbia infinita lo possedeva, ma…che dolce suono!
Come si può nutrire sentimenti cattivi quando le orecchie odono sì tanta bellezza e armonia?
L’invidia che l’aveva accecato cominciò piano piano a sparire dal suo cuore e dai suoi pensieri.
Si sedette sotto a una quercia e rimase a lungo ad ascoltare e qualche lacrima di commozione scese sulle sue guance.
Forse chiedendo aiuto a LA, avrebbe potuto anche lui imparare a suonare così come avevano fatto gli amici della principessa che suonavano con lei.

LA intanto uscì nel parco e il mago DO, messa da parte la sua malvagità, la avvicinò timidamente.
La principessa era molto buona e non aveva paura del mago, perciò rimase ad ascoltarlo
“Principessa LA, so di essere stato un uomo malvagio ma la tua musica ha toccato il mio cuore, Vorrei tanto sapere suonare come te!” disse il mago
“Ti insegnerò volentieri a patto che tu non usi più la tua magia per fare del male agli altri” rispose la principessa.
E così fu.

LA fu ben felice di insegnare anche a lui a suonare il flauto.
Ci volle molta pazienza, il mago pasticcione, faceva tanta confusione con gli spartiti e le note ma con la sua dolcezza LA riuscì nell’intento e non solo… il mago si accorse che oltre ad essere dolce, LA era molto bella, non lo evitava, anzi non perdeva occasione per stare con lui…

Vuoi vedere….che abbiamo trovato lo sposo!!!!!!

Fu duro far capire al re RE che la sua principessa voleva sposare un ex mago cattivo e ancor di più alla regina FA.
“LA vuole sposare un lago? Non basta andarci qualche volta?” Si era di nuovo dimenticata il cornetto per l’orecchio.

DO si impegnò molto per offrire alla sua principessa un concerto in cui anche lui si trovasse in perfetta sintonia con gli altri, e lo fece proprio durante la grande festa di nozze che si tenne a corte. Il mago DO si commosse quando, con la sua sposa, fu circondato dai bambini del paese che suonavano a festa, triangoli, nacchere e tamburi.




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Inserito il - 22/05/2006 :  11:03:36  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Complimenti, ragazzi, è proprio una gran bella storia. E poi, considerato che siete una classe Terza, devo proprio dire che siete bravissimi!
Ci vediamo alla festa finale le settimana prossima!
E se la maestra vuole, può mettere qui sotto il luogo e la data dello spettacolo, chissà, magari qualche iscritto di Torino avrà voglia di venire a vedervi...!
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Lella
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 22/05/2006 :  22:23:01  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
LA festa si terrà giovedì 1 giugno alle 17.30 presso la tensostruttura al Parco della Tesoriera in Corso Francia.
Come dice bene Georg, siamo una terza perciò dovrete perdonarci se non saremi bravissimi ma ci siamo impegnati molto!!!!
Vi aspettiamo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
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Lella
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 23/05/2006 :  17:34:49  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Sono la mestra Antonella, ho notato che da quando Georg ha spostato i lavori delle classi in una sezione loro dedicata,non ci sono più commenti degli altri bambini. Questo mi ha fatto pensare che, ritendola una pagina dedicata ad "addetti ai lavori" non susciti l'interesse dei "piccoliscrittori". Peccato! mi piacevano i loro commenti, lusinghieri o magari spietati ma sicuramente sinceri e disinteressati.
Ciao a tutti i piccoliscrittori

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Inserito il - 23/05/2006 :  19:02:22  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ciao Antonella,
no, non credo che coincida affatto. Tanto, chi si connette al sito ha la lista dei nuovi messaggi, inclusi anche quelli degli forum diversi. Il numero dei visitatori della tua discussione è cresciuto, il che significa che ci sono tanti che leggono.
Probabilmente non hanno avuto tempo rispondere.
Allora ragazzi: vi piace questa storia?
Qualche commento?
Grazie
Georg
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Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03