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 "PENSARE UN MONDO": corso di filosofia per bambini
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 01/09/2003 :  18:27:13  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
SE I BIMBI STUDIASSERO PLATONE
di Umberto Galimberti
Repubblica 11 settembre 2004, prima pagina


Perché, oltre l'inglese, non si introduce anche la filosofia nelle scuole elementari? I bambini si pongono domande filosofiche intorno ai 4 anni, età che gli psicologi definiscono dei "perché". Sono dei perché a cui di solito gli adulti non sanno rispondere o liquidano nel repertorio delle ingenuità. Ma non è così, perché a 4 anni, quindi con 2 anni d'anticipo sull'età scolare, i bambini s'aprono allo stupore del mondo e, come Aristotele insegna: "La filosofia nasce dalla meraviglia" e perciò pone domande e interrogativi.
A scuola si trasmette un sapere strutturato che non sempre corrisponde all'interrogazione che ha sollecitato la curiosità del bambino, per cui tra il sapere impartito e la domanda iniziale inevasa si produce quella distanza che genera disinteresse. Infatti non si può avere una vera partecipazione a risposte che evadono le domande con cui il bambino cerca di orientarsi nel mondo, chiedendo chi l'ha fatto, e perché è così malvagio, e che necessità c'è di morire, e perché non tutti i bambini sono bianchi, e non tutte le parole si capiscono.
(...)
Il sospetto, inoltre, consente alla mente di ospitare il dubbio, che evita il dogmatismo e dispone alla ricerca, che non è un corto circuito di domanda e risposta, come la televisone ogni sera diseducativamente insegna con i suoi quiz, ma è un saper stare nella domanda, finché una risposta non si presenta come plausibile e, nella sua provvisorietà, superabile.
La scuola insegna risposte, spesso a domande che non ci siamo mai poste, ma è la domanda e non la risposta il vero motore della ricerca e della costruzione del sapere. Amiche della domanda sono sia la curiosità infantile, sia la condotta filosofica. E se l'infanzia genera l'interrogazione nella sua radicalità, la filosofia insegna a mantenersi nell'interrogazione, per non seppellire il cervello tra le opinioni diffuse, che rispondono non tanto alle nostre domande, quanto al desiderio di evitare il più possibile la fatica del pensiero.
(...) (Promuovere l'atteggiamento filosofico nelle scuole) Quando questo atteggiamento entrerà nelle nostre scuole? Se ciò non dovesse accadere dovremo dire che nelle nostre scuole, quando va bene, si impartisce solo istruzione, e non educazione della mente, con tutte le conseguenze disastrose in età adulta, come ogni giorno ci è dato constatare.

Dispiace, e non poco, che Galimberti, che nel lunghissimo articolo dichiara la quasi totale mancanza di materiale didattico filosofico per bambini in Italia, non abbia fatto un velocissimo giro in Internet, cercando sotto la voce "filosofia per bambini". Ci saremo stati noi, al primo posto.




Imparare l'italiano, l'aritmetica, le scienze, richiede l'esercizio del pensiero, ma solitamente si dà per scontato che per l'uso di questa facoltà non ci sia nulla da imparare. Il pensiero sarebbe una "dote naturale" che si sviluppa spontaneamente imparando, appunto, l'italiano, l'aritmetica, o, come sostengono alcuni, il latino o l'informatica.
Le cose purtroppo non stanno cosi. I nostri ragazzi immagazzinano una grande quantità di informazioni, ma hanno difficoltà ad avvalersi delle proprie conoscenze in maniera creativa, critica e argomentativa. Da più parti si afferma che la nostra epoca richiede giovani capaci di pensiero complesso e che il pensare "bene" dovrebbe essere una priorità intenzionale del processo educativo, già dalla scuola dell'infanzia.
Ma come educare il pensiero? La ricerca psicopedagogica, negli ultimi anni, ha aperto nuove strade interessanti, ma un valido contributo proviene da una disciplina vecchia di 2500 anni, la filosofia, che del pensiero fa la sua ragion d'essere e del dialogo socratico un potente strumento per promuovere il pensiero nelle nuove generazioni.

da: Altrascuola, Bambini e filosofia: educare il pensiero
Inviato Mercoledì, 28 gennaio 2004 ore 12:48:07



Quello della filosofia insegnata ai bambini delle scuole elementari è un metodo anglosassone. Io credo che i bambini siano molto adatti alla filosofia, perché hanno la meraviglia di fronte alle cose, lo “stupore” che deve essere proprio del filosofo di fronte al mondo. E’ una tradizione di pensiero che affonda lontano le sue radici, addirittura al Platone del “Teeteto".

Remo Bodei, Docente di Storia della Filosofia all’Università di Pisa. Da: www.filosofia.it





a) La domanda sulla filosofia nasce dalla costatazione della sua forza sulla persona e sulla società: se la filosofia è "presa sul serio", se è misurata con i problemi reali, è davvero uno strumento di formazione della persona e di indirizzo della vita. Chi lavora con la filosofia si trova quindi a possedere strumenti che si rivelano forti, ma non ha a disposizione le indispensabili conoscenze tecniche ed analitiche per utilizzarli con piena consapevolezza: la didattica teorica è il tentativo di comprendere a fondo la natura della filosofia - con ricerche a tutto campo - sotto il profilo della operatività, del lavoro filosofico da compiere con le persone (giovani e adulti). E' ricerca didattica, perché studia quali strumenti per quali obiettivi, quali strumenti su quale fondamento. Ed è quindi, innanzitutto, lettura del lavoro compiuto dai filosofi allo scopo di assimilarne la natura per riproporla secondo metodologie ben fondate.

b) La domanda sulla natura umana nasce dalla costatazione che le persone con cui l'insegnante compie il suo lavoro filosofico usano - ad un livello non strutturato né consapevole di sé - una serie di strumenti assolutamente analoghi a quelli utilizzati dai filosofi. Usano la metafora, il dubbio, la dialettica, usano il ragionamento induttivo e deduttivo, lavorano a tutti i livelli sulla loro esperienza, e così via. Il dialogo è dunque possibile, ma perché sia formativo questi strumenti devono divenire strutturati e soprattutto consapevoli di sé, anche da un punto di vista tecnico ed analitico. Questo ha spinto la didattica teorica a dare vita a ricerche sulle metodologie del lavoro collettivo in filosofia.

Di particolare rilievo è l'uso delle acquisizioni delle scienze cognitive, perché esse permettono di identificare con precisione alcuni processi cognitivi nel loro legame con i processi emotivi. Gli studi su questi legami nelle persone che studiano filosofia, connessi agli studi sugli stessi legami nelle opere dei filosofi sembrano aprire prospettive assai interessanti. Legato questo campo di studi è quello sulla valutazione, come problema teorico, cui prima accennavo.

Studi di didattica teorica della filosofia
Mario Trombino




PENSARE UN MONDO
un (per)corso tra i pensieri di 2500 anni fa
.
Insomma: un libro di filosofia greca!

Questa volta l'abbiamo scritto in due. Il mio amico Dario Leccacorvi ed io ci siamo messi a inventare e a scrivere un libro che, in effetti, in Italia non esisteva nemmeno (Sarà questo il Leitmotiv della collana, oltre all'approccio ludico dei vari temi). Ci abbiamo messo tutto il buonumore che potevamo, fattore indispensabile per sopravivere all'afa di Torino di quest'estate torrida.

Il libro spiega, in parole semplici e dolci, seguendo il metodo di "Se all'improvviso...", il pensiero dei primi filosofi greci. Parla delle loro tesi, delle teorie e anche un po' della loro vita, il tutto in sei capitoli. C'è un ricco apparato didattico-ludico per approfondire i temi svolti in classe, molti giochi situazionali e tantissimi inviti a discussioni.

Esempi di giochi? Questo è sul tema delle fonti:

Ora la maestra sceglierà un breve testo e uscirà dalla classe con due volontari. Leggerà il testo ai due prescelti. Poi il primo bambino dovrà rientrare e raccontare alla classe quello che ha sentito (l’altro deve rimanere fuori senza sentire). In classe potete prendervi nota delle parole chiave che dirà, per aiutarvi a ricordare. In seguito anche il secondo bambino entrerà e racconterà la “stessa” storia. Infine la maestra leggerà il racconto originale. Ci saranno differenze, sia tra i due racconti dei bambini, sia dall’originale. Cosa abbiamo visto? Una cosa molto importante: le fonti non sono sempre attendibili!"

Un'altro:
Volete fare un esperimento? Allora mettiamoci a giocare:
Avete presente il gioco del “telefono senza fili”? All’inizio, la maestra inventa una frase, e la sussurra nell’orecchio del primo bambino. Lui ascolterà, si girerà dall’altra parte e dirà al suo vicino quello che ha capito. E così via, fino a quando tutti nella classe hanno sentito e riportato quella frase ad un altro. L’ultimo bambino ripeterà ad alta voce quello che ha sentito. E ne sentirete delle belle, perché sicuramente, alla fine, la frase sarà totalmente diversa di come era all’inizio.

Ecco, ognuno di voi in questo gioco fa la parte di un secolo. Ciascun bambino fa alla frase quello che cento anni hanno fatto alle informazioni che ci sono arrivate da oltre due millenni. Dunque possiamo dirlo: “sicuro è morto”! Meno male, però, che tante cose ci arrivano sotto forma di scrittura. Così le possibilità di cambiare il contenuto sono di meno che con voi in classe, ma non è comunque sicuro nemmeno la carta!



Ogni capitolo contiene un buon numero di regole, chiamate "pezzo di puzzle". Spiegano in modo semplice concetti come, appunto, le fonti, o le parole senso stretto - senso lato, fare domande è divertente, ecc...

Un esempio?

Eccolo:
Pezzo di puzzle n. 1: Si può parlare in tanti sensi (stretti e lati)
Se dico “calcio”, possono venirti in mente diverse cose. Strettamente parlando, “calcio” è un gesto della gamba. Ma è anche uno sport, e a ben vedere abbiamo persino del calcio nelle ossa! Sempre strettamente parlando, “piatto” è un oggetto di forma rotonda in cui si mangia. Ma può anche essere una pietanza che si mangia. Che le parole possano avere significati diversi, già lo sappiamo. Qui volevamo parlarvi di come certe parole vogliano innanzitutto dire una cosa, e per somiglianza ne possano dire altre. “Immagine”, in senso stretto, è qualcosa che possiamo vedere: una foto, un disegno, un quadro. In senso lato è anche qualcosa di invisibile che abbiamo nella nostra mente quando pensiamo a una persona o a una situazione.


Alla fine del libro c'è una guida per l'insegnante e una bibliografia per chi, tra i piccoli filosofi, vorrà approfondire il tema attraverso la lettura di libri, storie e altre fiabe. Insomma, un libro pensato come accompagnatore di un intero anno scolastico, tra il gioco, lo stupore e la voglia di approfondire.

Se vi interessa sapere di più, scrivete. Ora c'è la possibilità di scaricare l'introduzione, passando attraverso la pagina dei libri.: http://www.piccoliscrittori.it/sez_lib/pensare.asp

Sappiamo benissimo che non diventeremo ricchi con un libro per bambini che parla dei filosofi greci! Vale però la pena tentare di migliorare qualcosa nel offrire agli insegnanti nuovi strumenti per la scuola diversa, appunto: "L'Altra Scuola", come si chiama la collana didattica.
Ci auguriamo che qualcuno di voi accetti la sfida, o che si senta solleticato e stuzzicato, o che semplicemente si dirà che, sì!, perché non leggere un libro che spiega in modo divertente e semplice qualcosa che per antonomasia è sempre stato considerata una materia noiosa e lontano dalla realtà...?!

Finalità - area formativa per gli alunni

• Educazione dell’ascolto
• Educazione al pensiero
• Educazione della prassi democratica
• Descrittori
• l’alunno ascolta il pensiero altrui
• esprime le proprie opinioni rispettando il turno
• comunica esperienze
• trova le parole per esprimersi
• individua parole sempre più precise per spiegare i fatti
• formula domande, s’interroga
• dà senso alle esperienze
• è consapevole che la sua conoscenza della realtà è parziale
• verbalizza i percorsi fatti


Valutazione - area alunni

• motivazione
• interesse
• autostima
• maggior attenzione agli interventi dei compagni
• voglia di interrogarsi
• approfondimento del discorso filosofico



Aspettiamo le Vostre risposte e lettere! Se siete del Piemonte e volete che veniamo da voi in classe a tenere uno o due interventi assieme ai bambini, contattateci. Il primo ciclo di interventi è partito alla di fine novembre in una scuola elementare della Circoscrizione IX.
Se volete comprare il testo, basta scrivere qui: georg@piccoliscrittori.it

Georg e Dario

Modificato da - Georg Maag in Data 13/09/2004 17:51:18

Georg Maag
Georg


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Inserito il - 15/11/2003 :  16:28:54  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ah, già...

IL 14 DICEMBRE 2003 c'è stata una presentazione (più una festa, direi) per l'uscita del libro nella libreria "Zero in condotta" di via Po 18 bis, a Torino.

C'erano più di una bottiglia di vino, molti salami, e persino la panna cotta (ma senza cucchiaini, così me la sono dobuto portare a casa e mangiarla da solo!!!).
C'era qualche filosofo in sala, ma non ha disturbato, almeno non Dario, che per tutto il tempo ha sgranocchiato patatine e bevuto qualsiasi bicchiere di vino che gli si è presentato davanti... Così ho dovuto parlare con questo rumore leggermente fastidioso di patatine nelle orecchie, ma per il resto, così ci dicono, è stata una bellissima festa. Se avete testimonianze, scrivete. Noi due, almeno, non ci ricordiamo moltissimo! Sappiamo solo che la prima tiratura del libro è praticamente esaurita e che la seconda dovrebbe arrivare a metà gennaio, con una postfazione di Gianni Vattimo.

Sempre più persone mi scrivono per sapere come trovare il libro.
Non è facile. Non sono nelle mani di un editore, anche per scelta mia (Questioni di libertà). Può darsi che un giorno darò la collana nelle mani di un Editore, ma solo a patti che le scelte (contenuti, prossimi libri nella collana, co-autori) rimangano totalmente le mie.

Per ora non rimane altro che scrivere a me per ordinarle.


Se invece siete di un'altra città, e conoscete una buona libreria con un proprietario giovane e intraprendente, magari segnalatela a noi. Altrimenti siamo e restiamo introvabili. Grazie!


Modificato da - Georg Maag in data 13/09/2004 08:19:39
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 19/01/2004 :  09:46:44  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
E' uscita la seconda edizione di "Pensare un mondo" completata da una postfazione di Gianni Vattimo.

Ovviamente siamo contenti di essere stati "scoperti" da lui. Come sia venuto a sapere dell'esistenza del nostro libro, non lo sappiamo, sta di fatto che il libro gli è piaciuto a tal punto da offrirci un suo gradito commento da inserire...

Modificato da - Georg Maag in data 20/02/2004 10:41:44
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 29/01/2004 :  07:48:17  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ormai abbiamo capito che non si può parlare di filosofia per bambini senza fare riferimento a Lipman.
Facendo un giro ri ricognizione, sono andato a scovare una bella intervista fatta al Prof. Lipman da parte di Maura Striano.
Se vi interessa, ecco il link:

http://www.sophia.unical.it/crif/P4C/Intervista.htm


un altro link con una recensione del libro di Lipman lo trovate qui:
http://www.rescogitans.it/ita/scenari/scuola/contributi2.htm


qui invece c'è un bel sito di filosofia con esercizi sul pensiero greco fino ai sofisti e... le soluzioni e approfondimenti:
http://mondodomani.org/mneme/s1sh1.htm

Per il resto aspettiamo tuttora qualche vostro intervento, qualche critica, qualche suggerimento.

Modificato da - Georg Maag in data 21/02/2004 15:23:12
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michele_re
Piccoloscrittore appena arrivato


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Inserito il - 24/09/2004 :  16:32:40  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Salve,
sono il genitore di una bambina iscritta alla prima classe elementare di una scuola di Pisa. Ieri ci e' stato chiesto di indicare temi per un laboratorio annuale per i bambini. Il tema trattato sia nell'articolo de la Repubblica, che avevo gia' letto con interesse, che nel libro di Maag, mi sembra estremamente interessante e mi piacerebbe poter proporre al consiglio di classe della scuola di mia figlia un laboratorio di questo tipo gia' da quest'anno. Sapete consigliarmi come potrei procedere o chi contattare per cercare di organizzare questo 'esperimento'?
Grazie Mille,
Michele Re
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 25/09/2004 :  20:25:38  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Gentile Michele,
ho letto con piacere la Sua lettera qui sopra, ma anche con un leggero stupore.
Stupore semplicemente perché non ci era ancora capitato di avere richieste (nemmeno per aver sentito) per un corso di filosofia per bambini della prima Elementare.
Di norma, da quando è uscito il nostro libro, abbiamo richieste dalle classi terze, quarte o quinte. Ma mai delle prime.
Questo non significa affatto che non si possa fare un corso di filosofia con i bambini di Prima. Significa semplicemente che il corso dovrà essere impostato tutto sul dialogo, visto che i piccoli filosofi non sanno ancora né leggere né scrivere!
Noi due autori siamo abbastanza certi che - scegliendo con la dovuta perizia e cautela - si possa affrontare con grande profitto una buona parte degli esercizi. Soprattutto vorrà dire che la maestra dovrà leggere le parti introduttive ad alta voce e poi mettere in mano ai piccoli, guidandoli con saggezza, i giochi, gli esercizi e i giochi di ruolo. Di buoni risultati ne usciranno, anche più di quanto ci si possa aspettare.
Credo anche che potrebbe essere utile che i genitori si prestino ad aiutare la maestra, leggendo magari a casa qualche piccola parte del libro e discutendo con i propri figli, rispondendo alle mille domande che indubbiamente verranno fuori.
Ha già scaricato il primo capitolo? Da questo sito è possibile, ed è gratis. Basta andare sulla pagina "i libri di Georg Maag" e da lì alla pagina su "Pensare un mondo".
C'è anche una pubblicazione su questo stesso forum dove i bambini e la maestra raccontano i loro risultati e le loro discussioni, basati sul testo. La scuola in questione è è la Vittorino da Feltre di Torino (anno scolastico 2003/4).
Ovviamente sono a Sua disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento.
Mi tenga informato su come pensate di andare avanti, e come lo farete, indifferentemente dall'utilizzo o meno del mio libro.
Grazie
e buon inizio!
Georg Maag

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michele_re
Piccoloscrittore appena arrivato


2 Messaggi

Inserito il - 05/10/2004 :  17:25:08  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ciao Georg,
ti ringrazio (possiamo darci del tu?) per la tua risposta e scusa se mi faccio vivo solo adesso. Ma la mia domanda e' anche pratica: come faccio a proporre alla scuola di mia figlia un corso di questo genere? Tu forse mi puoi dare una mano o meglio ancora potresti essere interessato a farlo tu in prima persona? Se non tu, a chi potrei rivolgermi?
Come ti dicevo, vorrei proporre al consiglio di classe questo laboratorio esterno (cioe' bisogna decidere cosa far fare ai bambini, con personale esterno, nelle due ore pomeridiane del Venerdi'), ma vorrei avere qualche elemento in piu' sulla fattibilita' pratica della cosa.

Grazie ancora,
Michele Re
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 07/10/2004 :  09:12:22  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Michele,
si, diamoci tranquillamente del "tu"...
Mi chiedi lumi su qualcosa che non ho mai capito fino in fondo, figuriamoci ora, con la Moratti, quando ogni scuola e ogni DD interpreta le nuove regole in modo diverso e quando tutto è diventato estremamente difficile e, a quanto pare, quasi mai fattibile. La nuova regaloa della Moratti, quella dei 200 Euro circa per ogni classe per un anno scolastico (non accumulabili e senza poter, per legge, chiedere integrazioni ai genitori per progetti più costosi) ovviamente ha avuto come risultato che nessuno fa più nulla, o poco più. Con 200 Euro una classe a malapena fa una gita con panino e visita al Museo in tutto l'anno!
Questo lo noto a Torino, ma nelle tantissime lettere di maestre ed insegnanti è il tema riccorente: non si riesce più a portare avanti un progetto, se non con trucchi ed escamotages finanziari.

Nel tuo specifico caso il problema non è tanto quello finanziario: non potendo leggere e scrivere i bambini, non è necessario comprare il libro. (Dunque non c'è il problema delle spese-extra di cui scrivevo sopra). Forse qualche genitore vorrà comprarlo lui, per seguire a casa qualche traccia, o per sapere quello che il figlio fa nel corso di filosofia - farebbe persino bene. Ma non è necessario.
Il problema sarebbe quello di istituire il corso sotto forma di progetto. Dovrebbe andare nel POF. Qualche aiuto lo troverai in questo stesso "forum delle maestre" in una discussione diversa, mi sembra "Inserimento POF e svolgimento del corso."
Quello che leggi lì è ovviamente tagliato ad hoc per il corso di scrittura, ma basterebbe trascriverlo abbastanza a pari passi, sostituendo il titolo del corso e cambiando i contenuti in base a quello che vorreste fare durante il corso di filosofia.
Questo però mi porta al prossimo problema che avrai: trovare un insegnante o una maestra disposta a "mettersi in gioco" con un corso del genere.
Faccio una promessa: Tenere un corso del genere, in Prima come in Terza, non è un gran che difficile. Non richiede nemmeno una preparazione specifica in filosofia! Però bisogna conoscere i bimbi delle Prime e avere la capacità di adeguarsi al loro ritmo, alle loro domande, alle loro risposte. Con i piccoli non si può affrontare delle ore come fossero vere lezioni all'Università, ma riuscire ad essere flessibili, saper ascoltare, a scovare risposte, a invogliare discussioni. Ripeto: non è difficile.
Chi ha letto il libro (anche solo i primi tre capitoli, direi che basta, o al massimo con l'aggiunta dell'ultimo capitolo sulla felicità - una vera chicca per impostare due o tre lezioni e assolutamente da non perdere!) dovrebbe poi riuscire a cavarsela egregiamente. Non c'è bisogno di essere filosofo!
Un'altra possibilità sarebbe quella di coinvolgere qualche studente o obiettore, da affiancare alla maestra o all'insegnante. Mi spiego meglio: a Torino, per esempio, c'è un "osservatorio letterario giovanile", dove giovani studenti o neolaureati danno un certo numero di ore per andare nelle Scuole Medie inferiori e leggere, assieme agli allievi, certi libri. Così hanno utilizzato per due anni di seguito i miei due testi, uno nelle Elementari e quest'anno la filosofia nelle Medie (tracce di questo corso sono in tutti e due i forum di questo sito, firmate Luca Angelone).
Immagino che anche a Pisa ci siano professori dell'Università che manderebbero laureandi o studenti bravi ad affiancare una maestra ad un corso del genere. Ne sono certo. Però bisognerebbe avere voglia di perdere un po' di tempo per trovarli. Andrebbe bene sia Scienze delle Formazione che Lettere o Pedagogia. Magari qualcuno tra i conoscenti frequenta l'Università e può dare qualche mano. Nel peggiore dei modi basta andare lì e bussare alle porte del dipartimento e parlare con qualche professore, o mettere dei biglietti con la descrizione del progetto in bacheca. Se funziona, qualche studente verrebbe anche gratis, perché sarebbe una bella esperienza per lui, oppure, se appoggiato dal suo professore, potrebbe servire per imbastire persino una tesi in Pedagogia e/o diventare una consuetudine negli anni, come a Torino. Ovvio che poi questi studenti avranno un punteggio superiore per dottorati, vista l'esperienza accumulata in classi delle Elementari.
Ultimo passo: Sicuramente Dario Leccacorvi, il mio amico e co-autore del libro, vi aiuterebbe ad imbastire un corso a grandi linee e anche a seguirvi passo passo durante il corso, tramite una apposita "vostra" discussione che potreste aprire in questo forum e in quello per i bambini. Questo forum (delle maestre) servirebbe per la didattica, l'altro per i genitori dei bambini coinvolti, a patto che la maestra che segue il corso abbia voglia di trascrivere (anche brevemente) quello che succede durante le varie lezioni, cosa si è detto, dove si è giunti nelle discussioni, i problemi che sono nati e le soluzioni trovate parlando in classe. Se nasceranno domande didattiche, Dario vi risponderà direttamente sulla "vostra" discussione del forum. Lui ne sarebbe contento.
Non sempre le maestre hanno voglia e/o tempo e/o la necessaria capacità di lavorare on-line. In tal caso sarebbe carino che uno dei genitori, oppure il tutor (se ne trovate uno studente dell'Università) si prenda questo compito. Potrebbe anche essere un corso con una copresenza, magari prendendo anche l'insegnante di informatica, che poi aiuterà alla maestra per le questioni di internet, pubblicazioni on-line, ecc.
Anche se questo lavoro sarebbe un po' noioso (si perde ovviamente del tempo per trascrivere) diventerebbe però estremamente interessante per i genitori e i bambini coinvolti, perché vi permetterebbe di seguire da casa o dal lavoro quello che i vostri bambini combinano con le "grandi questioni della nostra vita"!
Ecco, spero di essere stato abbastanza di aiuto.
Fammi sapere cosa ne pensate, magari discutete in una riunione dei genitori assieme alla maestra. A questo punto non si tratterebbe di una spesa grossa, piuttosto di dare la disponibilità di tempo e voglia per collaborare e non lasciare sola la maestra.
Aspetto fiducioso,
ciao
Georg
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 07/10/2004 :  10:03:30  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ho notato solo ora, rileggendo questa discussione, che - forse - c'è un colpo di fortuna notevole nel "tuo" caso, dato che sei di Pisa!
Nella prima pubblicazione di questa discussione ho trascritto una bella esternazione di un professore che parla della filosofia per bambini.
Si chiama Remo Bodei, ed è Docente di Storia della Filosofia all’Università di Pisa. E' coordinatore del dottorato di ricerca!
Direi che dovrebbe essere la prima persona da contattare. Se non si rimangia le proprie parole (non vedo assolutamente perché), potrebbe esservi di enorme aiuto. Potrebbe trovarvi in due minuti anche uno studente e sguinzagliarlo sul vostro corso!

Altrimenti c'è un corso di perfezionamento in filosofia all'Università di Roma. Anche loro collaborano con Pisa, dunque si potrebbe contattare per chiedere lumi: Dipartimento di Filosofia - Via Ostiense 234 – 00146 Roma – tel. 06/54577338-339 – fax 0654577340 – e-mail sdipphil@phil.uniroma3.it

A Pisa ho trovato anche la Scuola Sant'Anna, dove tengono seminari su temi filosofici. Potrebbe essere una via per farvi aiutare. Ho trovato una Mail di Don Severino Dianich: sdianich@libero.it tel: 050-560215. Ovviamente hanno una chiave teologica, ma non credo che un corso di filosofia per bambini di Prima non sia nel loro interesse.
Poi, sempre nello stesso ambito filosofico, ho trovato questo indirizzo E-mail- gustavomicheletti@tiscalinet.it
Un filosofo che insegna alle Superiori potrebbe essere un contatto interessante. Il relatore della sua tesi era Remo Bodei.

Altro contatto da provare: GIANPASQUALE SANTOMASSIMO Università di Siena. Si occupa del sistema scolastico italiano e potrebbe essere interessato.

L'ultima via sarebbe quella di contattare Gianni Vattimo. Possiede una sua homepage con mail. In tal caso spiega il "tuo" caso. Gianni Vattimo è da sempre interessato alla filosofia per bambini. Per quello che ha scritto la sua postafazione al mio libro.

Ecco, di più non mi viene in mente. Spero che basti!

Modificato da - Georg Maag in data 07/10/2004 10:06:41
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paola
Georg


111 Messaggi

Inserito il - 09/10/2004 :  22:18:44  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Mi permetto di intromettermi in questo forum, per incoraggiare il sig. Michele a dar vita e a sostenere a questa tipo di attività.
Come insegnante, sono convinta che sia fattibile, dal punto di vista didattico, ragionare sulla filosofia.
Ho provato a ripensare al percorso che i miei alunni, in quarta, hanno seguito con Dario e Georg.
Quindi ho riletto i primi tre capitoli del testo scritto da loro. nell'ottica di una prima.
Mi sono accorta che sono innumerevoli gli spunti di riflessione utili per svolgere lavori "filosofici" e non, con bambini così piccoli.
Se questo laboratorio partirà, glielo auguro di tutto cuore, mi farebbe piacere sapere come siete riusciti a organizzalo didatticamente.
Grazie per l'attenzione e complimenti per la vostra iniziativa.
Paola Oggero -To

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pattyluc
Piccoloscrittore appena arrivato


3 Messaggi

Inserito il - 10/10/2004 :  18:05:34  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Salve! Sono Patrizia, un'insegnante di Roma. Quest'anno ho una prima elementare ed ho deciso di provare un laboratorio di filosofia con i miei alunni.Vorrei rispondere a Michele Re. Navigando, ho trovato un percorso consigliato che si sviluppa dalla scuola dell'infanzia alla media. Si tratta di libri e relativi manuali d'uso scritti da Lipman ed altri: "L'Ospedale delle bambole" (per la materna), "Elfie" (per la prima) e così via. Non si trovano a Roma e li ho ordinati tramite una famosa libreria alle ed. Liguori di Napoli.Vi mando l'indirizzo dove mi sono documentata http://utenti.romascuola.net/piccinini/mappa.htm
Mi piacerebbe iniziare questa avventura scambiando le esperienze con voi. Fatemi sapere. Auguri!!!!!!!
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 10/10/2004 :  19:20:39  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cara Patrizia,
grazie per la segnalazione. Ho fatto un bel giro sul link che dai sopra e lì ci sono sicuramente alcune scalette molto carine alle quali aggrapparsi durante un corso di filosofia per bambini.
Sarà perché sono tedesco, ma preferisco sempre, anche con i piccolissimi (qualche esperienza con le Prime, un po' di più con le Seconde) dare sempre i due lati dell'argomento: la pratica e la teoria.
Le scalette date nel sito sono sicuramente estremamente pratiche. Daranno risultati facili e immediati. Come tali sono mezzi di communicazione e di "spinta" perfetti.
Mi manca però ogni minimo aspetto teorico.
Prima di svenire dalla paura (sapere le basi della teoria non significa essere professore all'Università, e nemmeno uno studioso con la barba bianca), vorrei dirti che prima di iniziare a scrivere "Pensare un mondo", almeno per qualche tempo durante le discussioni sulla forma, eravamo tentati di rimanere fortemente ancorati all'aspetto pratico. Proprio per ragioni inerenti a quanto ho scritto sopra. La paura di avvicinarsi alla filosofia era forte anche in me, ma era, allo stesso tempo, anche la vera e profonda spinta per farmi iniziare il libro! Avessimo optato per un libro tutto pratico, sarebbe stata una passeggiata. Bastava mettere una serie di scalette per discussioni e una sfilza di domande, raggrupparli per ordine e tema, e basta.
Invece volevamo fare di più. Volevamo proprio coniugare questi due aspetti, perché pensiamo che i bambini siano piccoli, ma non stupidi. E che, se si trova una chiave d'ingresso giusta, si può insegnare loro mille e una cosa, per difficile che sembra.
E così abbiamo scoperto assieme, Dario ed io, che si può spiegare la teoria. Era un lavoro abbastanza lungo e duro, è vero, ma visto ora, con l'ottica di maestre e di insegnanti vi assicuriamo: sarà sempre più duro scriverlo che utilizzarlo con i bambini.
Ecco, mi sembrava un punto da buttare nella discussione.
Sappiamo dei libri di Lipman, ma francamente non ne ho mai letto uno. Erano scritti negli anni '70 e risultavano introvabili a Torino. Se esistono da qualche parte, fammi sapere.
Ciao
e tienici al corrente delle correnti filosofiche!

Georg
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pattyluc
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Inserito il - 11/10/2004 :  22:00:09  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Grazie per l'immediata risposta! Ancora non mi sono addentrata nella difficile impresa di rendere facili e comprensibili ai bambini degli argomenti che solo la filosofia può trattare, e certamente non posso riuscirci da sola. Debbo far tesoro delle esperienze altrui.Vorrei provare fin dalla prima classe (dove attualmente insegno) ma i bambini di questa età vengono calamitati solo da esempi pratici e poi,una volta interessati,possono gradualmente essere avvicinati alla teoria. Ho trovato da poco questo sito, che reputo interessantissimo, cercando argomenti per la scrittura creativa e mi hai illuminato circa la possibilità di avviare i più piccoli alla conoscenza della filosofia.Riuscirò a trovare "Pensare un mondo" a Roma? Altrimenti come posso fare?(non amo usare la carta di credito via internet). Grazie! A presto! Patrizia
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 12/10/2004 :  08:38:59  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cara Patrizia,
Dario ha iniziato da pochissimo due classi alle Elementari. Farà cinque incontri di due ore per ogni classe.
Mi ha detto che metterà poi qualcosa dell'esperienza in questa discussione, così potete anche chiedere direttamente a lui, semplicemente continuando su questa discussione.
Per il libro: a Roma non c'è ancora nessuna libreria. Però non è un problema così grave.
Ti scriverò una lettera a parte su come ricevere in fretta una copia del libro, e senza utilizzare la carta.
Ciao
Georg
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 04/07/2005 :  10:12:29  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Poco dopo le due lettere qui sopra, Patrizia Rossini ha usato "Pensare un mondo" per una ricerca, basata sull'esperienza in una classe V. Ho copiato la prima parte dal Web (ma invito Patrizia Rossini di volerci scrivere qui sul forum sulle esperienze!):

CORSO DI FILOSOFIA PER BAMBINI: PERCHE’? di Patrizia Rossini
Un’esperienza di apprendimento della filosofia in una classe V di scuola primaria


Il termine filosofia è sempre stato accompagnato da un alone di mistero e di astrazione ed è sempre stato un termine dal significato irraggiungibile e affascinante allo stesso tempo.
Il progetto è nato quasi come una sfida: cosa può la filosofia per bambini? Fare della filosofia con i bambini è, come direbbe André Comte-Sponville, insegnare al bambino "a pensare la propria vita e a vivere il proprio pensiero".
Il pensiero del bambino, senza alcuna sovrastruttura di sorta, è di per sé un pensiero filosofico. Già da piccolo egli si pone tutte quelle domande che Georg Maag chiama “speciali”, quelle domande che non si possono rivolgere al primo sconosciuto. Sono quelle domande che i bambini pongono a raffica intorno alla vita, alla morte, all'amore, al tempo, al pensiero, alle grandi questioni esistenziali della filosofia, «poiché la filosofia non è altro che la questione, riproposta senza fine, del senso e dell'Essere» (Jaspers).
Noi adulti spesso blocchiamo questi interrogativi, e a poco a poco il bambino smette di porli. Egli non pensa più come ricercatore di risposte e si chiude dando per scontato il mondo, dal momento che non lo comprende. In questo modo non lo si aiuta a dare un senso alla propria esperienza quotidiana, in particolare all'esperienza scolastica, e un senso alla propria vita. La filosofia intesa come questione, e non come sapere, dà invece la possibilità di sostenere e incrementare la meraviglia e lo stupore di fronte al mondo. L'apprendere a filosofare, quale metodologia per lo sviluppo di abilità di ragionamento, migliora anche le abilità emotive, affettive e sociali in genere, ponendosi a pieno diritto come strumento di educazione civile e morale.
È mia convinzione, che queste domande non vadano tralasciate e, anzi, vadano sollecitate perché danno il potere di mettere in dubbio qualcosa, poi il potere di voler sapere, di voler capire e magari di capire veramente.
Il corso di filosofia con i bambini non è inteso come storia della filosofia o esposizione della teoria platonica, ma un luogo dove si cerca di impegnare i bambini a porre le loro domande, a svilupparle ed a riferirle al mondo per poter raggiungere quattro tipi di competenze:

Logiche: ragionare correttamente imparando a concettualizzare cioè a fornire la definizione essenziale di concetto( per esempio, che cos'è l’affetto?); problematizzare cioè mettere in discussione un’opinione che altrimenti si accetta in modo scontato); argomentare cioè riuscire a fornire delle ragioni sensate.
Etiche: emettere dei giudizi etici e mettere in atto dei comportamenti coerenti con le proprie idee.
Estetiche: riconoscere il bello interiore, consapevole che il bello aiuta a vivere.
Socio-affettive: sviluppare il proprio pensiero con gli altri in rapporti affettivi e sociali armoniosi e costruttivi.

Partendo da queste convinzioni e dalle relative considerazioni, sono stati individuati gli obiettivi formativi da inserire nella prima UA.

OBIETTIVI FORMATIVI DI FILOSOFIA PER BAMBINI
Classi V sezz. C-D a.s. 2004-05


CONOSCENZE

sigla identificativa: TI con.

1. Conosce l’importanza di riflettere, concettualizzare, problematizzare, argomentare su comportamenti che sono alla base della vita
2. Conosce l’importanza di mettere in atto comportamenti corretti
3. Conosce l’importanza di confrontare le opinioni degli altri per, eventualmente, rivedere le proprie.


ABILITA’

sigla identificativa: TI abi.

Logiche :
1. Sa ragionare e concettualizzare motivando i propri enunciati, fornendo una definizione essenziale ( es. cos’è un amico).
Etiche:
2. Sa mettere in atto comportamenti coerenti con le proprie idee.
Estetiche
3. Sa riconoscere il bello interiore, consapevole che il bello aiuta a vivere.
Socio-affettive:
4. Sa sviluppare il proprio pensiero con gli altri in rapporti affettivi e sociali armoniosi e costruttivi.
5. Sa concepire ed esternare delle idee personali, senza paura e senza vergogna.
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pati
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Inserito il - 07/07/2005 :  23:04:52  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
salve a tutti, sono Patrizia Rossini. Dopo un anno Georg mi ha ripescata quando il mio (per)corso era già bell'e concluso!!! Ma devo dire con molto piacere da parte mia! Il percorso svolto con i miei 51 alunni delle due classi V del II circolo di Rutigliano(BA),è stato davvero stimolante, soprattutto per me e ha portato gli alunni al raggiungimento di competenze inaspettate... mi dispiace solo di non aver avuto quest'idea negli anni precedenti in modo da avere il tempo di consolidare gli apprendimenti....sarà per il prossimo ciclo!!!Le tappe del lavoro si possono visionare dettagliatamente nell'unità di apprendimento presente sul web (chi avesse frequentato il corso dell'INDIRE sostegno ai processi innovativi, la trova tra i laboratori di italiano.) Comunque per maggiori ragguagli il mio indirizzo di e-mail è narbore@tin.it
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clod
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Inserito il - 10/02/2006 :  17:19:49  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Sono un insegnante elementare. Da anni mi interesso di filosofia con i bambini, argomento della mia tesi di laurea.
A proposito riporto qui di seguito quanto ho scritto nella tesi su "Pensare un mondo".

Un’interessante proposta del 2003 è quella di Dario Leccacorvi e Georg Maag. Il loro libro, “Pensare un mondo. Un (per)corso di pensieri di duemila anni fa per le scuole elementari e medie”, vuole essere un vero e proprio corso di storia della filosofia greca per bambini e ragazzi, dove i nomi dei filosofi sono tutt’altro che taciuti.
La didattica della filosofia tende oggi a preferire all’esposizione storica quella “per problemi”. A maggior ragione quando si ha a che fare con i giovani. Lipman ritiene che la filosofia debba essere aggredita e ricostruita per essere trasmessa ai bambini, e per questo sceglie la mediazione narrativa. La proposta di Maag e Leccacorvi appare quindi in controtendenza.
In realtà non è così, perché in “Pensare un mondo” la mediazione narrativa è la storia stessa della filosofia greca. I vari Eraclito, Democrito, Protagora e Zenone sono resi con tale maestria narrativa da risultare personaggi avvincenti, a cui appassionarsi. Le loro vicende sono intervallate da “esercizi” curiosi e divertenti, che mirano a far nascere discussioni e dialogo, stimolare l’espressione dei sentimenti, insegnare come sia importante poter dire la propria, ma anche ascoltare gli altri e accettare opinioni diverse.
Il corso aggiunge a tutto ciò la conoscenza dei filosofi greci che quindi non sono personaggi di fantasia, ma veri e propri protagonisti della storia. Del resto, così come gli scolari studiano Alessandro Magno e Giulio Cesare, non si vede perché non debbano conoscere l’esistenza di Platone e Aristotele.
Il testo risulta molto godibile e promette risultati interessanti.


E in seguito, mettendo a confronto le diverse proposte:

La proposta di Leccacorvi e Maag è senza dubbio interessante e originale. La quantità del materiale non è paragonabile all’abbondanza di esercizi offerta dalla Philosophy for Children, ma la qualità letteraria del testo ci sembra decisamente più brillante, avvincente e adatta ai bambini in “Pensare un mondo”, che non nei racconti di Lipman (Maag, del resto, è autore di numerosi libri di successo per l’infanzia e l’adolescenza). Consideriamo pertanto tale materiale un importante supporto, alternativo o integrativo a quello di Lipman, al fine di praticare la filosofia con i bambini.
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clod
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Inserito il - 10/02/2006 :  17:32:53  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Di recente la rivista "L'educatore" sul n. 3 dell'annata 2005/06, pagg.15-18, ha pubblicato un mio contributo sulla filosofia con i bambini. Ne inserisco copia, sperando possa essere di interesse.

La filosofia, i bambini e il dubbio
Claudio Calliero


“Fare filosofia” in classe permette di accogliere le domande fondamentali dei bambini (spesso trascurate dagli adulti) mediante un’attività dialogica che stimola la capacità di ricerca e il senso critico. Ma è opportuno esporre i bambini al dubbio filosofico?
La filosofia continua a suscitare in molti una certa diffidenza; dai più è considerata una disciplina inconcludente e superflua, di chi cammina guardando il cielo e cade nel pozzo; ed è ancora diffusa una mentalità scientista che oppone filosofia e scienza. Ma proprio questa dicotomia tende ormai ad essere superata: i due ambiti non sono più visti come contrastanti, bensì complementari. Il concetto di scientificità si apre a significati analogici che ammettono altri modelli di lettura del reale oltre a quello matematico; la filosofia, dal canto suo, torna a connotarsi socraticamente come sapere che ha valore in quanto elemento costitutivo della ricerca che l’uomo deve compiere per essere pienamente uomo, “ragione” colta nell’insieme dei suoi aspetti logici, intuitivi, creativi, spirituali, al fine di dare significato all’esistenza.

Il “bisogno di filosofia” e l’infanzia
Si è sviluppata così nei confronti della filosofia una progressiva rinnovata attenzione, che si è estesa al di là dell’interesse specifico degli studiosi. Sostiene Remo Bodei presentando il suo ultimo libro: «La gente non ne può più di chiacchiericcio televisivo, di talk show in cui si improvvisano spiegazioni del mondo assolutamente inattendibili. Si cerca di dare un senso più meditato alle cose. E la filosofia può essere d’aiuto». A dire il vero le “chiacchiere” raccolgono tuttora una notevole audience, ma è altrettanto avvertito un “bisogno di filosofia” che si manifesta in vari modi, nelle piazze, nei teatri, tra gli scaffali delle librerie. Il rischio che anche questo “bisogno” si risolva in un banale fenomeno mediatico, superficiale e consumistico, è consistente. La filosofia in effetti mal si presta ad essere dispensata “in pillole”. Tuttavia tra i difensori di una filosofia per professionisti, barricata nella sua turris eburnea, ed i sostenitori di una filosofia accessibile a tutti, calata nella concretezza delle scelte quotidiane, sembrano ormai prevalere questi ultimi.
Non ci addentriamo nel dibattito. A noi interessa cogliere un singolare aspetto che in questa dinamica si inserisce: l’apertura della filosofia verso i bambini ed i ragazzi. Il “Festival filosofia” di Modena-Carpi-Sassuolo sin dalla prima edizione del 2001 dedica eventi ai piccoli dai 3 ai 12 anni. In campo editoriale si segnalano numerosi testi, da “Aristotele e il dinosauro” di Hösle al recente “Giardino delle idee” nel quale Salvatore Veca spiega la filosofia alla nipotina Camilla. Sono casi sicuramente degni di nota (sebbene venga da chiedersi quante copie, ad esempio, del “Mondo di Sofia” siano state effettivamente lette da ragazzi) ma ancor più promettente, a noi pare, è il risvolto educativo di questo tendenza, ovvero l’introduzione della filosofia direttamente nella scuola di base. Tale prospettiva può apparire una stravagante provocazione, oppure suscitare fin troppo facili entusiasmi. Con tutta la dovuta prudenza comunque non si può ignorare che da tempo ormai esperienze di questo tipo, pur ancora piuttosto di nicchia, stanno circolando e diffondendosi in molte scuole primarie e sin anche dell’infanzia.
Diversi pensatori hanno sottolineato nei secoli l’affinità tra gli interrogativi dei piccoli e le questioni di fondo della filosofia. Sull’opportunità di spingere i bambini alla speculazione, però, i giudizi si dividono. Da Epicuro a Montaigne c’è chi considera la filosofia indispensabile per cogliere la vera gioia ad ogni età. Kant raccomanda espressamente di abituare per tempo le giovani menti alla riflessione (in "Che cosa significa orientarsi nel pensiero2). Per contro grossi calibri come Platone e Schopenhauer sono di parere negativo. Il primo perché ritiene che i giovani facciano cattivo uso della disputa ("Repubblica", Libro VII, 539); Schopenhauer perché i bambini si troverebbero a ragionare su cose che non hanno realmente capito e gli errori, così presto formati, sarebbero poi ineliminabili. Oltre a ciò si aggiunge il rischio di saccenteria al quale i “bambini filosofi” sarebbero esposti.
Tali riserve pesano tutt’oggi e sono senza dubbio da tenere in giusto conto. Ma per valutare senza pregiudizi le attuali iniziative di filosofia con i bambini occorre ben comprendere come con esse si intenda proporre l’attività filosofica. Innanzitutto l’obiettivo non è insegnare nozioni sulle principali correnti di pensiero e neppure ragionare in astratto sulle tecniche della logica formale. Non si tratta di far assimilare passivamente le “giuste risposte” della filosofia, bensì proporre esperienze dialogiche che non forzano affatto il bambino con pretese eccessive ed innaturali, anzi lo accompagnano in un esercizio che gli è congeniale: porre domande, chiedere perché, escogitare soluzioni plausibili.

Accogliere i “perché” per coltivare la curiosità
Genitori e insegnanti sanno per esperienza che i bambini pongono un’infinità di domande, portando a volte fin quasi all’esasperazione: perché bisogna obbedire, perché esistono le guerre, chi c’era prima dei nonni, perché si muore e dove si va dopo, perché ci sono tanti esseri viventi diversi tra loro, come possiamo essere sicuri che non sia tutto un sogno, perché alcuni nascono malati, chi è Dio, dove comincia e finisce l’universo… Gli adulti spesso scoraggiano figli ed allievi dall’interrogarsi su tali questioni: li trattano con sufficienza, cercano di destreggiarsi frugando tra le varie conoscenze e finiscono col fornire, senza convinzione, risposte sbrigative e parziali. Occorre invece superare questo atteggiamento difensivo. Un insegnante potrebbe sentirsi in imbarazzo se fosse trovato in fallo su una questione prettamente disciplinare ma non ha motivo di vergognarsi nell’ammettere di non avere una risposta sicura alla domanda: “Dove si trovano i sogni?”. In tal caso è conveniente chiedere la collaborazione del bambino per cercare insieme una soluzione soddisfacente. La risposta più opportuna si trasforma così in una contro-domanda del tipo “Secondo te?”. Eva Zoller cita l’esempio di una nonna: «Un giorno il nipotino le chiede: “Perché tutti gli uomini hanno un ombelico?”. Colta alla sprovvista, dopo essersi sforzata di trovare le parole giuste per rispondere, la nonna decide di chiedere al nipotino: “Secondo te, perché è così?”. Pronto e con grande sicurezza, il bambino replica: “Ma è chiaro! Perché così tutti sanno dov’è il centro!”». Poco importa se la soluzione non è esaustiva dal punto di vista scientifico. Dietro domande apparentemente scientifiche il bambino cela dubbi più profondi: oltre che alla spiegazione del fenomeno è interessato al “senso”. Ciò che conta è che egli con la sua risposta riesca in qualche modo a dare un perché, seppur provvisorio, alla questione. «Se si è disposti ad ascoltarli, a lasciarli parlare», scrive Anna Oliverio Ferraris, «se non li si schiaccia con le nostre spiegazioni, ci si accorge che molti bambini filosofeggiano; pongono cioè quesiti sui principi della vita, sul loro significato, e danno risposte non molto dissimili da quelle che diedero i primi filosofi dell’antichità».

Filosofare dialogando
Portare la filosofia nella scuola di base significa così accogliere gli interrogativi fondamentali dei fanciulli, sintonizzarsi con le loro riflessioni spontanee ed accompagnarli in un cammino di ricerca. L’insegnante deve porre le condizioni affinché gli allievi comunichino tra loro e si scambino i punti di vista, riservando per sé il delicato ruolo di facilitatore. L’obiettivo è trasformare la classe in una “comunità di ricerca” che sappia discutere ed argomentare al fine di trovare soluzioni condivise a problemi complessi. L’importante è che ciò avvenga in un’atmosfera di vero dialogo, senza scadere cioè nella semplice conversazione che in genere segue direzioni casuali, e neppure nella disputa dove l’atteggiamento è chiuso e distruttivo perché ognuno è convinto di aver ragione. Nel dialogo invece la verità è un ideale regolativo e nessuno può mai dire con certezza di averla stretta tra le mani. Il dissenso è importante perché anima e fa muovere il ragionamento, ma tutte le parti in causa devono poter crescere grazie al contributo degli altri, senza lasciarsi alle spalle né vinti né vincitori. Ciò che rende il dialogo un potente metodo di scoperta e cambiamento cognitivo è il suo procedere in continua dialettica tra opposizione e condivisione. Se ad un certo punto si crea consenso tra i partecipanti allora si può ragionevolmente supporre di essere sulla strada giusta, nonostante l’intuizione raggiunta rimanga sempre aperta a successive revisioni. Aderire a questa idea di “verità intersoggettiva” significa passare dalla concezione unilaterale di “razionalità”, che a lungo ha caratterizzato la cultura occidentale, all’idea di “ragionevolezza”. La prima, riferita a una rigida deduzione da principi autoevidenti mediante criteri normativi espliciti, diventa così strumento per la seconda, intesa come attività socialmente determinata che coinvolge ideali, valori, sentimenti e considerazioni pragmatiche. Il concetto di ragionevolezza in questo modo prende finalmente in seria considerazione il pensare “solo probabile” che, lungi dall’essere illogico, osa inventare e costruire ancor più che dimostrare. In questo senso il dialogo filosofico aiuta a sviluppare equilibrio e flessibilità di giudizio; permette di superare la tendenza ingenua e grossolana a risolvere i problemi in forma dicotomica (bianco/nero, buono/cattivo), abituando invece a vagliare posizioni intermedie e sfumature.

Valorizzare il dubbio
Certamente il filosofare è più che l’arte del dialogare, ma è pur vero che il dialogo è il mezzo filosofico per eccellenza perché rende familiare la molteplicità di posizioni diverse che non si possono respingere dogmaticamente, ma nelle quali occorre anzi immedesimarsi prima di accettarle o confutarle. Si può però obiettare che le pratiche dialogiche sono già ampiamente presenti nella scuola primaria italiana e non si vede la necessità di introdurne altre con specifico riferimento alla filosofia. In effetti, grazie soprattutto ai lavori di Pontecorvo e collaboratori, il fatto che “discutendo si impara” è cosa risaputa. Riteniamo però che la particolarità dell’argomento filosofico non sia irrilevante. I problemi filosofici difatti sono per loro natura “aperti”: si sa già in partenza che non si perverrà ad una soluzione unica e incontrovertibile. Ma proprio questa consapevolezza (che è poi il socratico “sapere di non sapere”) fa sì che si tentino di esplorare le possibili alternative, soppesando i pro e i contro di ciascuna, con lo scopo essenziale e non fatuo di accrescere la comprensione del problema. La filosofia, in questo senso, serve a capire sempre meglio le domande più che a fornire risposte. A scuola invece si punta generalmente a raggiungere risposte definitive, per poter dire ai bambini “le cose stanno così”. Il discorso filosofico per contro insinua il sospetto che potrebbero anche essere diversamente. Umberto Galimberti, che ha portato la filosofia coi bambini sulla prima pagina de “La Repubblica”, scrive al riguardo: «Questo sospetto, che non sigilla la domanda in una risposta, ma la tiene aperta a un ventaglio di possibili risposte, tutte giustificate dalle rispettive argomentazioni, apre il campo alla pluralità delle opinioni, quindi alla tolleranza, quindi alla democrazia, figlia della tolleranza. Il sospetto, inoltre, consente alla mente di ospitare il dubbio, che evita il dogmatismo e dispone alla ricerca, che non è un corto circuito di domanda e risposta, ma è un saper stare nella domanda finché una risposta non si presenta plausibile e, nella sua provvisorietà, superabile». (*)
Ma è opportuno esporre i bambini al dubbio o non è forse più prudente fornir loro certezze, anche se fittizie? Gli adulti in genere sono timorosi nell’affrontare le questioni di fondo proprio perché non osano dire che non sanno, che stanno ancora cercando, come se il dubbio e la ricerca non fossero profondamente educativi. Secondo la psicologa Oliverio Ferraris invece ammettere di non sapere è un atteggiamento saggio, segno di maturità ed equilibrio, ed è bene che sin da piccoli si comprenda che non per tutto esiste una spiegazione definitiva. Ciò non significa far passare l’idea che una risposta vale l’altra, registrando solo la relatività dei punti di vista, bensì far partecipe anche il bambino della nostra comune condizione di uomini, a cui lo spettacolo del mondo è assegnato senza accompagnamento di didascalie. È vero che i bambini hanno bisogno di sicurezza e che nel loro domandare esprimono più che altro la necessità di essere tranquillizzati e incoraggiati, ma questo bisogno è più la richiesta di un mondo amico e comprensivo, che non di verità perentorie. Per essere sicuri di sé non occorre avere necessariamente le “idee chiare” su tutto e la certezza assoluta di essere nel giusto. Anzi, come scrive Marina Santi, «la stima di sé implica la consapevolezza della propria fallibilità e dei propri limiti, in rapporto anche a quelli degli altri e, più in generale, a quelli intrinseci ai processi di conoscenza». Pensare non significa fondarsi su idee indiscutibilmente certe, bensì dialogare con l’incertezza. Lo sviluppo dell’intelligenza richiede di legare il suo esercizio al dubbio. «Che, non men che saver, dubbiar m’aggrada» (Dante, Inferno, XI, 93).


G.D. Neri, La metafisica dei bambini paragonata a quella degli adulti, in A. Cosentino (a cura di), Filosofia e formazione, Liguori Editore, Napoli 2002.
A. Oliverio Ferraris, Le domande dei bambini, Rizzoli, Milano 2000.
M. Santi, Ragionare con il discorso, La Nuova Italia, Firenze 1995.
E. Zoller, I nostri piccoli filosofi, RED, Milano 1996.
++++++++
(*) Stralci dell'articolo di Galimberti sono riportati all'inizio della discussione. N.d.Amministratore
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clod
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Inserito il - 10/02/2006 :  18:03:36  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Su "L'educatore" n. 6, annata 2005/06, pp. 21-23, è uscito un mio secondo articolo sulla filosofia con i bambini. Ne allego il testo, nel caso possa dare spunti di riflessione. Faccio anche cenno a "Pensare un mondo".

La filosofia come paradigma per un’educazione “ecodisciplinare”
Claudio Calliero


Stimolare la sensibilità filosofica nei bambini a scuola può far meglio cogliere la relazione tra le parti e il tutto nei vari campi del sapere.
Abbiamo fatto cenno nell’articolo precedente alle potenzialità della filosofia introdotta come attività dialogica sin dall’inizio del percorso scolastico. Il riferimento originario risale a Socrate, alla maieutica, al concetto di autoeducazione. Con tale proposta, infatti, non si vuole insegnare la filosofia, bensì “farla”, praticarla insieme ai bambini. È evidente perciò che la filosofia con i bambini abbia trovato terreno fertile in quei paesi dove la filosofia è maggiormente intesa come attività di pensiero che chiunque può/deve esercitare, mentre abbia incontrato resistenza in Italia dove è ancora considerata disciplina di élite, assimilata alla sua storia. Comunque anche nel nostro paese ultimamente sempre più scuole primarie, ed anche dell’infanzia, stanno sperimentando programmi di filosofia rivolti ai bambini.

Il curricolo di Lipman: Philosophy for Children
Le prime esperienze didattiche di questo tipo si sviluppano in area tedesca sin dagli anni Venti secondo il metodo di Leonard Nelson, rimanendo però confinate in ambiti piuttosto ristretti. A determinare invece la diffusione internazionale del fenomeno, a partire dagli anni Settanta, è il programma Philosophy for Children dello statunitense Matthew Lipman.
Interessante notare come tra i motivi che spingono l’autore a ideare il curricolo ci sia la reazione al conflitto in Vietnam, allora in corso. Lipman, come molti, è sconcertato dall’assurdità della guerra; ma anche i contestatori gli appaiono spesso sopraffatti da un cieco azionismo. Di fronte a tali incomprensioni, irrigidimenti, intemperanze egli si chiede come mai la società produca tanta irrazionalità di comportamenti. Ritiene che il sistema educativo abbia la sua parte di responsabilità e che per crescere generazioni future più ragionevoli la filosofia possa fare molto, purché la si cominci a praticare per tempo, il prima possibile. Inizia così a scrivere una serie di racconti che offrono spunti continui e progressivi di riflessione filosofica, accompagnati da manuali ricchi di esercizi. Inizialmente, in ottemperanza alle indicazioni di Jean Piaget, che ritiene impossibile filosofare prima del periodo ipotetico-deduttivo (Piaget si pronuncia espressamente al riguardo nell’articolo "Children’s Philosophies"), Lipman si rivolge a ragazzi di undici anni. In seguito il superamento del modello piagetiano in direzione socio-costruttivista lo spinge a indirizzarsi verso bambini sempre più piccoli, sino alla scuola per l’infanzia.
I positivi risultati sperimentali del programma ne promuovono la divulgazione in varie parti del mondo. I primi paesi ad assimilarlo sono Messico, Brasile e Argentina che lo accolgono come strumento di emancipazione, secondo l’insegnamento di Paulo Freire. Non mancano poi sorprendenti traduzioni in arabo, ebraico e cinese, a dimostrazione del valore transculturale del pensiero filosofico. In Europa, a partire dagli anni Ottanta, la Philosophy for Children si innesta dapprima sulla preesistente esperienza tedesca, diventando Kinderphilosophie, per poi estendersi a tutto il continente. In Italia abbiamo la traduzione nel 1981 di un testo di Gareth B. Matthew; poi un’occasionale contributo di Raffaella Borasi sulla rivista “L’insegnamento della matematica e delle scienze integrate”, vol. 7, n. 1 del 1984. Nell’87 il congresso internazionale tenutosi in Austria sull’argomento crea l’occasione per un paio di articoli sul "Bollettino della Società Filosofica Italiana" (n. 131-132), ai quali fanno eco “L’Espresso” del 9/8/1987 e “Famiglia Cristiana” n. 50. Intanto si realizzano le prime pionieristiche esperienze in classe ad opera di Renza Bertuzzi in una quinta elementare bolognese (relazione in A.Colombo, "I pro e i contro", La Nuova Italia) e di Stefano Stefanel in Friuli-Venezia Giulia. Ma è solamente dagli anni Novanta che la filosofia con i bambini inizia a essere più diffusamente conosciuta e praticata a livello nazionale. Ciò avviene soprattutto grazie al lavoro di Marina Santi, Antonio Cosentino e Maura Striano, che curano la traduzione dei testi narrativi e dei manuali di Lipman (editi da Liguori), fondano centri per la diffusione del programma, avviano diverse sperimentazioni e promuovono la pubblicazione di numerosi articoli e contributi (perlopiù raccolti in A.Cosentino, "Filosofia e formazione", Liguori; ma il testo più organico è M.Santi, "Ragionare con il discorso", La Nuova Italia). Nel settembre del 2003 si svolge a Padova un convegno internazionale dal titolo “Philosophy for Children: un curricolo per imparare a pensare” che coinvolge centinaia di docenti (gli atti sono in corso di pubblicazione a cura di Santi). Sempre presso l’Università di Padova dal 2004 si tiene un corso di perfezionamento post-laurea mirato alla formazione di insegnanti-mediatori capaci di applicare professionalmente il programma di Lipman.

Non solo potenziamento cognitivo
La Philosophy for Children è da alcuni annoverata tra le emergenti “pratiche filosofiche”, insieme ai “Café Philo” e al “Counselling filosofico” (N.Pollastri, "Il pensiero e la vita", Apogeo). Per la didattica della filosofia è un originale metodo di insegnamento “per problemi” (M.De Pasquale, M.Furieri, E.Ruffaldi). In pedagogia viene spesso inserita tra i programmi di potenziamento cognitivo. Howard Gardner, in "Educare al comprendere", cita Lipman che “ha messo a punto un materiale didattico stimolante per guidare i fanciulli ad affrontare i problemi secondo un approccio filosofico-esistenziale”, particolarmente “congeniale a persone che amano porsi interrogativi radicali del tipo di quelli che ricorrono sulle labbra dei bambini e dei filosofi”. Occorre però precisare che la Philosophy for Children presenta peculiarità che la distinguono nettamente da altri programmi per l’educazione del pensiero (Feuerstein, De Bono…). Questi infatti operano direttamente sulle abilità di pensiero in modo formale, slegato dai contenuti. Lipman invece ritiene che proprio dai contenuti si debba partire per innescare processi dialogici di ricerca, in quanto all’incremento delle capacità di pensiero non corrisponde necessariamente una migliore qualità del pensare se manca la capacità di giudicare quando queste devono essere applicate. Il filosofare, inoltre, non può coincidere con il mero ragionare. Il filosofo non è un tecnico della ragione, né semplicemente un esperto di logica e teorie dell’argomentazione: non esiste un ragionare filosofico senza contenuti filosofici. Fare filosofia in classe quindi promuove varie abilità cognitive e il loro uso consapevole, ma non può essere considerata un’attività finalizzata alla loro acquisizione specifica, sebbene ciò si possa ottenere come probabile conseguenza. Scrive efficacemente Marina Santi: “Col filosofare si agisce indirettamente sul pensiero pur avendoci direttamente a che fare; si opera per le abilità di pensiero lavorando con esse”. Ma il potenziamento cognitivo è solo un tramite per realizzare un obiettivo più ampio che mira alla qualità globale della vita individuale e sociale dell’allievo. In quest’ottica la filosofia nella scuola primaria non deve essere intesa come una materia aggiuntiva in un curricolo già oberato di “extra”, ma piuttosto come una sensibilità trasversale che si lascia “impregnare” dei normali contenuti scolastici e al tempo stesso li permea (D.Maccario, "Educare al senso critico", Utet). Afferma Lipman nell’intervista concessa a Santi: “Invece di rendere la filosofia sempre più simile alle altre discipline, per omologarla entro un tradizionale curricolo, credo che esse debbano divenire più simili alla filosofia, imparando dal filosofare ad uscire dallo standard e a riconoscere il fascino del ‘possibile’”. Filosofia dunque come riferimento paradigmatico: una sorta di metafora del processo formativo inserita direttamente nella pratica scolastica.

L’educazione filosofica secondo Edgar Morin
L’impostazione di Lipman si avvicina molto per spirito all’educazione “filosofica” promossa da Edgar Morin al fine di affrontare la sfida della complessità. Le caratteristiche della società attuale tendono infatti ad esasperare un limite connaturato all’uomo: l’inadeguatezza del suo sapere frazionato e disgiunto rispetto alla realtà globale e trasversale. L’insegnamento tende a privilegiare l’analisi a discapito della sintesi e proprio per bilanciare questo squilibrio sarebbe auspicabile un recupero della funzione originaria della filosofia. Essa difatti, sin dagli esordi, si contrappone alla polimathía: il filosofo deve raccogliere sì molte esperienze ma non per semplice erudizione, bensì allo scopo di arrivare al principio unitario di tutte le cose. Non si tratta mai di un semplice sapere su una certa categoria di oggetti o di idee, ma di tale sapere accompagnato da un ritorno critico su se stesso, nel tentativo di situarlo in rapporto a tutto il resto del sapere. L’insegnamento dovrebbe quindi fare la spola tra le conoscenze parziali e una comprensione globale per cogliere l’unità nella diversità. A tal fine, secondo Morin in "La testa ben fatta", sin da bambini occorre incoraggiare la propensione spontanea all’indagine orientandola verso i problemi fondamentali dell’esistenza. “Piuttosto che reprimere le curiosità naturali, quelle di ogni coscienza che si risveglia, si dovrebbe partire dalle prime domande: cos’è l’essere umano? La vita? La società? Il mondo? La verità? […] Così si realizzerebbe, a partire dalla scuola primaria, un processo che legherebbe le domande sulla condizione umana alle domande sul mondo”. E proprio “la filosofia deve eminentemente contribuire allo sviluppo dello spirito problemizzatore... estendere il suo potere riflessivo e interrogativo alle conoscenze scientifiche come alla letteratura e alla poesia, e nello stesso tempo nutrirsi di scienza e di letteratura”. Si attuerebbe così quella “ecodisciplinarietà” capace di radicare le scienze umane in quelle biologico-fisiche, e viceversa.
Il principio è quello dell’ologramma dove gli obiettivi delle singole discipline, per quanto specifici e analitici, non sono mai richiusi su loro stessi, ma rimandano gli uni agli altri in continuo riferimento al tutto.

Promuovere una corrente educativa
La Philosophy for Children pare così delinearsi come qualcosa di più di un semplice programma. Secondo Santi “chi è venuto a contatto con essa si è presto reso conto di avere a che fare con un vero e proprio ‘Movimento educativo’ di dimensioni, prerogative e finalità molto ampie» ("Rassegna di pedagogia", n. 1-2, 2002). Minimizza invece Raffaele Laporta: “La riforma dell’educazione richiede oggi, più che nuovi obiettivi didattici, persone convinte a porre in atto quelli su cui non esistono più dubbi e che lo stesso Lipman condivide” ("Paradigmi", n. 40, 1996). In effetti le singole istanze della filosofia con i bambini, prese una ad una, non sono particolarmente originali. La vera originalità sta nel riuscire a coinvolgerle contemporaneamente mediante il riferimento paradigmatico alla filosofia. Proprio questa capacità di catalizzare tutta una serie di esigenze educative particolarmente attuali fornendo loro una “casa comune”, un senso unitario, ci fa ritenere che esistano le potenzialità affinché si sviluppi come corrente educativa. A tal fine però crediamo occorra svincolarsi da quella che Alessandro Volpone definisce “lipman-mania”, altrimenti si rischia di ridurre il fenomeno a “programma con copyright”, come se fosse impossibile fare filosofia con i bambini al di fuori del materiale strutturato di Lipman. Non è così. In Italia abbiamo l’attività friulana di Kinderphilosophie (rivista "Edizione" n° 13/’96, 15/’97, 17/’98 e 29-30/’04); le esperienze originali di Francesco Valentino ("Poesia, fantasia, filosofia", Armando) e Pina Montesarchio ("Vedi alla voce dialogo", Morlacchi), oltre che le iniziative del tutto autonome di Giuseppe Ferraro ("La filosofia spiegata ai bambini" e "La scuola dei sentimenti", Filema) e Iacono-Viti ("Le domande sono ciliege" e "Per mari aperti", Manifestolibri), con risultati interessanti anche se limitati proprio dalla loro autoreferenzialità. Ci sono i manualetti dei francesi Labbé e Puech tradotti nella collana “Piccoli filosofi” di APE, che però più che stimolare un dialogo aperto sembrano indirizzare la discussione verso posizioni precostituite e pertanto vanno impiegati con oculatezza. Interessante poi la sezione “Grandi domande” della neonata Enciclopedia dei ragazzi Treccani (volume 1), nella quale il filosofo Stefano De Luca si occupa dei misteri affascinanti che ci circondano, da cui nascono i miti, le religioni, la filosofia, la scienza. Passando a proposte didattiche più strutturate citiamo "Pensare un mondo" di Leccacorvi e Maag nel quale è la storia stessa della filosofia greca a fungere da mediazione narrativa, resa in maniera così brillante da far apparire i vari Pitagora, Democrito e Aristotele personaggi avvincenti (la seconda edizione ha una postfazione di Gianni Vattimo). Infine ricordiamo "Creature variopinte" di Mirella Napodano, edizioni ANICIA, percorso laboratoriale che realizza l’approccio filosofico attraverso attività di scrittura creativa, di animazione teatrale, suggestioni musicali e psicomotricità relazionale.
Il moltiplicarsi di proposte alternative o complementari alla Philosophy for Children fa ben sperare, seppure siano ancora poche, disomogenee, limitatamente sperimentate e non paragonabili per estensione e completezza al curricolo più noto. Riteniamo auspicabile che aumentino in futuro. Non certo per esautorare Lipman, che anzi è un riferimento imprescindibile, ma perché da un’offerta maggiormente plurale la filosofia coi bambini non potrebbe che trarne vantaggio, guadagnandone in visibilità e credito al fine di permeare la scuola della sua sensibilità.
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clod
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66 Messaggi

Inserito il - 10/02/2006 :  18:14:04  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ho curato un'ampia bibliografia di quanto pubblicato in italiano sulla filosofia con i bambini, ordinata cronologicamente, consultabile sul sito fabbriscuola:
http://www.tramontana.it/system_upload/files/5386/5386_Bibliografia%20filosofia%20bambini.doc

Ho raccolto diverso materiale al riguardo. Per scambi di informazioni, contattatemi: c.calliero@tin.it . Grazie!
Un saluto a tutti.

Claudio
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admin
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846 Messaggi

Inserito il - 10/02/2006 :  19:19:41  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Gentile Claudio,
grazie mille per il contributo, sia al forum, sia perché è un bel passo per far conoscere il testo di filosofia!
Spero che qualcuno tra i visitatori ne possa trarre vantaggio!
Buon lavoro,
Georg
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clod
piccoloscrittore impegnato


66 Messaggi

Inserito il - 28/06/2007 :  17:20:46  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
A chi fosse interessato alla filosofia con i bambini comunico che sono aperte le iscrizioni per il 9° Corso nazionale residenziale di formazione per l'esercizio della pratica filosofica nella "comunità di ricerca" del CRIF - CIREP ad Acuto dal 19 al 28 luglio.
Per informazioni
http://www.filosofare.org/p4c/p4c/Formazione/Corsi%20Nazionali/Acuto2007/corso2007.htm

Claudio
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clod
piccoloscrittore impegnato


66 Messaggi

Inserito il - 04/10/2007 :  11:20:28  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Agli insegnanti interessati a "fare filosofia con i bambini" comunico che sono aperte le iscrizioni alla quinta edizione del corso di perfezionamento post-lauream "Philosophy for Children: costruire comunità di ricerca in classe e in altri contesti educativi" diretto dalla prof.ssa Marina Santi. Il bando è consultabile seguendo questo percorso:
www.unipd.it - studenti - dopo la laurea - corsi di perfezionamento - philosophy for children.

Claudio

Modificato da - clod in data 04/10/2007 11:21:41
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 20/01/2008 :  18:44:16  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Grazie mille per la segnalazione!
Georg
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 05/08/2008 :  09:51:22  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Purtroppo a gennaio la visita poco gradita di un hacker ha fatto chiudere il sito fino all'inizio di luglio. Ora è ripristinato, ma abbiamo dovuto utilizzare un salvataggio di gennaio, dunque sono andati persi alcune testimonianze nuove di insegnanti che hanno utilizzato "Pensare un mondo" nelle loro classi.
Mi spiace molto, perché già ci sono poche testimonianze su questo testo, sicuramente perché scrivere sull'esperienza in classe non è un intervento da 5 minuti ma richiede un grosso impegno da parte di chi scrive.
Peccato.
Speriamo almeno che gli hacker risparmiano il sito in futuro...
Georg Maag
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il sito della Scrittura Creativa e della filosofia per bambini. © 2003 Georg Maag Torna all'inizio della Pagina
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