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 classe 4^D, V. DA FELTRE 2004: le nostre idee...
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antonellaa.
piccolissimo scrittore


15 Messaggi

Inserito il - 04/02/2004 :  13:12:49  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ti inviamo le nostre più belle IDEE ,
Per me l' idea è un pensiero che ti viene in mente quando meno te l'aspetti.
Ad esempio quando devi fare la verifica, il giorno prima, ti viene l'idea di scriverti su un foglietto tutte le cose che non sai o che non ti ricordi, anche se poi rifletti e concludi che è meglio non farlo.
Ma l'idea può anche essere una soluzione a qualsiasi problema.
Ad esempio non riesci a fare i compiti e ti viene un'idea : mi faccio aiutare da mia sorella o mio fratello più grande.

Metto il tipo di idea che serve a quella professione.
Medico, ricercatore: è un'idea da farfalla.
Inventore: è un'idea da uccellino.
Muratore: è un'idea da sasso.
Scrittore: è un'idea da farfalla.
Fotografo: è un'idea da farfalla.
Compositore: è un'idea da uccellino.
Taxista: è un'idea da sasso.
Maestra: è un'idea da farfalla.
Prete: è un'idea da trota.
Commessa: è un'idea da sasso.
Pittore: è un'idea da uccellino.
Anastasia

Un'idea per me può essere pensare a come mettere in ordine la mia cameretta.
Hai mai avuto un'idea?
Si ho avuto una bella idea quando ero nella vasca da bagno piena di bollicine, e ho avuto un'idea romantica.
Giulia Massaro

Secondo me un idea è la prima cosa che mi passa per la mente .
Mihoc Sergiu.

Un'idea veramente bella è stata quando mia mamma mi aveva chiesto se desideravo avere un cane e io naturalmente accettai.
Alessandro Cupri

Secondo me un' idea è un'immagine che ti viene in mente quando vuoi specificare una cosa o quando vuoi disegnare.

In vacanze ho avuto la bella idea di andare a Superga. Sono andata con il fratello di mia zia, con il mio zio, la mia zia e con la mia cugina Raluca. Mio zio ha detto che ho avuto un' idea bellissima .
Era la prima volta che andavo a Superga. E' stato stupendo! Abbiamo visitato le tombe dei principi Savoia, dei Re, delle Regine e le loro statue. Poi si è fatto notte e sono tornata a casa con il trenino.
E' stata una bellissima idea quella che ho avuto!
Diana

Un'idea può essere: una soluzione, un'invenzione, un proposito , un progetto, un'ispirazione della mente.

LA MIA PIU' BELLA IDEA...

La mia più bella idea è stata quella di costruire una cosa fantastica con dei pezzi di Lego.
Avevo un aereo, una macchina, una moto montati come illustrato nelle istruzioni, però non mi piacevano molto.
Così pensai :”Perché non invento qualcosa io?”
Mi misi a studiare un po' e… feci una cosa grandiosa!
Costruii un super-carro armato con doppio mitragliatore coloratissimo che poteva girare in tutte le direzioni.
Ecco la mia più bella idea, anche se la mia mamma mi disse allora, e mi dice sempre, che così sono pronto per la marcia della pace!
Giorgio Di Franco

Secondo me un idea è una cosa che ti passa nella mente.
La mia idea bella è giocare sui gommoni al mare.
Io ho trovato la lezione molto interessante, anche se io non ho partecipato tanto, perché non riuscivo a capire ciò che Georg spiegava.
Ci ha spiegato 4 idee, idea dell'uccellino, della farfalla, delle trote, della pietra.
Adesso mi sembra di aver compreso un po' di più la sua spiegazione.
Lorenzo Cannellone

Ho avuto un'idea per inventare un nuovo gioco.
La mia idea più bella è stata quella di inventare un sommergibile grande, colorato e perfetto perché voglio andare sott' acqua , ma protetto perché ho paura degli squali.
Mattia Bonino

Per me l' idea è un progetto che mi viene in mente in certi momenti.

Un Sabato, come al solito, sono andato a giocare all'oratorio; un quarto d'ora prima della chiusura mi venne l'idea di accompagnare a casa il mio amico Bogdan.
Presi dal gioco, non mi accorsi che erano passate le diciotto da un po'. Mio padre, dato che erano passate le diciotto (orario di chiusura dell'oratorio), mi venne a cercare e non mi trovò. Dopo un po' di disperazione da parte sua, J.B. gli disse che ero a casa di BOGDAN. Lui venne con la suora. E me le diede.

MORALE:

SONO IN CASTIGOOOO!!!!!!!!!!!!...
Emanuele


Per me un'idea ti viene quando ricordi una cosa.
Le idee mi vengono quando mi rilasso.

Mattia Fiore.

Per me l' idea è un pensiero che appartiene ad una sola persona al mondo, che però non si fa vedere e si nasconde per farsi prendere dal suo padrone, che con le sue capacità e con la sua intelligenza dovrebbe saperlo catturare. Ad esempio a me un giorno, è venuta l' idea di diventare una scienziata per aiutare la scienza.
Questo pensiero non si è ancora realizzato, ma siccome è una bella idea, ed è la mia idea, farò di tutto perchè si avveri.

Aida Kafai

Per me un idea é un pensiero che serve al cervello per produrre qualcosa di nuovo
Luca Bruno
La mia più bella idea
Sì una volta ho avuto una bella idea. Era una mattina d'estate e c'era un caldo terribile e i gelati erano finiti ( purtroppo! ) e il mare era agitato (che sfortuna! ).
Allora, con i miei amici, abbiamo costruito un "ripara -sole" un po' grezzo con: asciugamani, materassini e sdraio. Poco dopo un fresco "incredibile". Proprio un' idea... rinfrescante!
Luca Bruno

Mentre ero sotto la doccia mi è venuta un idea:
quella di tagliarmi i capelli corti per essere più carina
Sara


COME CI E' SEMBRATO LO SCRITTORE GEORG



Caro Georg, ti mandiamo anche le nostre impressioni su ciò che ci hai spiegato venerdì 30-1-2004 e ti salutiamo con affetto.
A presto.... la classe 4^D della scuola Vittorino da Feltre

Cosa penso dalla lezione a scuola dello scrittore “Georg”

Venerdì è venuto a trovarci in classe lo scrittore tedesco Georg.
Georg ci ha parlato di quello che ha scritto, cioè le idee.
Arrivati alla fine ci ha chiarito il vero senso della parola “idea”.
Come lezione è stata molto interessante ma in alcuni momenti anche un po' noiosa.
Lo scrittore accorgendosi di questo, in mezzo al suo discorso faceva alcune battute simpatiche così noi ridevamo e lui riceveva subito la nostra attenzione.
Noi tutti ci siamo dati appuntamento per la prossima volta in biblioteca.

Quando è venuto lo scrittore è stato un giorno davvero speciale. Nelle prime ore trascorse insieme io mi sono divertita molto. Parlava di come si può diventare scrittori, e scrivere storie. Ci ha spiegato che bisognava cominciare con un'idea di nostra iniziativa e poi andare avanti con altre idee fino a formare una storia.
In seguito invece, ci ha parlato di cose interessanti ma complicate ed io siccome non riuscivo a comprendere i suoi discorsi non stavo attenta e mi annoiavo , anche se sinceramente la lezione, da quel che ho capito era molto interessante.
Infine ci ha parlato delle grandi invenzioni, delle idee, dei loro tipi… Quella giornata era speciale come vi ho già detto, io mi sono divertita tantissimo anche se in certi momenti non sono stata tanto attenta. Nelle altre puntate cercherò di imparare cose nuove e di stare più attenta.


Georg è uno dei pochi che sa veramente scrivere, è simpatico a volte scherza e fa ridere per questo ci fa stare attenti e nello stesso tempo divertire.
Mi è piaciuta tantissimo la giornata in cui Georg è venuto a trovarci perchè ha spiegato un argomento nuovo è interessante: le idee
Ha saputo essere paziente con ognuno di noi facendoci esprimere quello che avevamo da dire, anche se sciocco o senza senso.
Secondo me Georg sapeva che prima o poi anche senza pensarci avremmo risposto correttamente.
In quella giornata mi sono divertita tanto, ma ho anche ragionato e usato il cervello molto bene perchè ho scoperto le idee.
Spero che il prossimo incontro sia ancora più bello e interessante.


Venerdi è venuto lo scrittore a insegnarci tante cose, ci ha fatto divertire molto, è molto simpatico.
Per me è uno scrittore coi "fiocchi" perchè è bravo e simpatico, posso dire in particolare che mi ha colpito il fatto che sia così alto e magro.
Ci rincontreremo molte altre volte e così lo potrò descivere meglio, dico solo che non è noioso, è bravissimo!

Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 05/02/2004 :  08:22:56  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cara maestra Antonella,
grazie per aver scritto sul sito. Come vedi, ho solo spostato la discussione nel forum giusto, perché il forum "scrivi allo scrittore" serve piuttosto per bambini che non seguono con me alcun corso, o in genere, piccoli scrittori di tutta Italia che vogliono scrivere ad un autore per bambini.
Ho trovato interessante quello che loro scrivono. Quasi tutti, a quanto sembri, ora sanno meglio che cosa sia veramente un'idea. Solo qualcuno ancora si confonde un po' tra una scelta o un desiderio e un'idea. Ma avrà presto le idee più chiare.
Cari bambini,
grazie per le vostre impressioni. Speravo di essere "più interessante" , per alcuni di voi (oltre ad essere alto), e anche più chiaro nelle mie parole per qualcun altro. Mi dispiace che qualcuno non abbia capito benissimo, e trovo un peccato che in quei casi non mi avete fatto delle domande in diretta, così avrei potuto spiegare meglio... Non posso entrare nelle vostre teste! Mi chiamo Maag, ma non sono un vero mago!
In sostanza, però, so che avete capito tutto. E so anche che da ora in poi ce la metterete tutta per migliorare, per catturare idee (dove li trovate, ormai lo sapete, vero? ), per giocare con le idee, per metterle assieme per inventarvi una bella storia. E non vedo l'ora di tornare da voi per insegnarvi i prossimi trucchi del mestiere!
A presto
Ciao!
Georg
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antonellaa.
piccolissimo scrittore


15 Messaggi

Inserito il - 11/02/2004 :  13:08:28  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Grazie Georg, per aver letto le nostre impressioni e i nostri pensieri.
ti promettiamo che la prossima volta ci impegneremo di più e cercheremo di capire meglio.
Arrivederci a venerdì in biblioteca!Saremo super bravi
La classe 4 D ti saluta Ciao!!!!
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admin
Forum Admin


846 Messaggi

Inserito il - 25/02/2004 :  15:33:21  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
(Inserito nella discussione sbagliata e spostata (col sudore della fronte) dall'amministratore nella discussione della Vittorino da Feltre



Caro Georg,
ti inviamo, come da accordi presi, i risultati della nostra graduatoria riferita agli incipit che avevamo scritto in biblioteca
I primi tre classificati sono: Dina con 100 p . Lorenzo con 93 p. e Mattia Fiore con 92 p.
Ecco qua gli incipit vincenti:


1) Georges Simenon
I fantasmi del cappellaio


Era il tre Dicembre, e continuava a piovere. Il numero tre spiccava, enorme, nerissimo, panciuto, sul bianco smagliante del calendario appeso, a destra della cassa, al tramezzo di legno scuro che divideva il negozio della vetrina scura.


2) Daniel Pennac
Il paradiso degli orchi


La voce femminile si diffonde dall'altoparlante, leggera e piena di promesse come un velo da sposa.
"Il signor Malausene è desiderato all'ufficio reclami."
Una voce velata, come se le foto di Hamilton si mettessero a parlare. Eppure, colgo un leggero sorriso dietro la nebbia di Miss Hamilton.
Niente affatto tenero, il sorriso...


3) Marguerite Yourcenar
Racconto azzurro e altre novelle


I mercanti venuti dall'Europa erano seduti sul ponte, davanti al mare blu, nell'ombra color indaco delle vele ampiamente rappezzate di grigio...



Fra pochi giorni ti arriveranno le storie che abbiamo inventato con il primo incipit. Ciao, a presto!

La classe 4^D della scuola Vittorino da Feltre
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antonellaa.
piccolissimo scrittore


15 Messaggi

Inserito il - 03/03/2004 :  12:05:31  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Georg,
ti inviamo i racconti che abbiamo continuato utilizzando l'incipi di Simenon. ognuno di noi vuole fartelo conosce ciao
4 D

Fantasmi del cappellaio.

..Era passata la mezzanotte...
Nessuno nelle le vie.
Silenzio assoluto.
Solo un leggero picchiettio di gocce cadeva sui vetri.
Tutte le luci erano spente.
Una sola, era rimasta accesa.
Quella di Ceronte.…il signor Rino Ceronte.
Alberto Lo Cerco,investigatore astuto, stava cercando indizi
sull'omicidio di Ceronte...
Il poveretto era stato trovato
pugnalato nella vasca!!!.
I lampi illuminavano a tratti le strade buie, le gocce di pioggia continuavano inesorabili a battere sui vetri delle finestre.
Il detective, nell'alloggio dell'assassinato cercava indizi.
Finalmente aveva trovato, un cappello! Scuramente non era di Rino Ceronte.
Troppo piccolo per il morto.
Alberto Lo Cerco, chiamato anche il “Falco” per la sua vista acuta, notò l'etichetta all'interno del cappello: la marca e l'indirizzo ne indicava la provenienza: “Cappello in testa!” via della Scarpa Rotta n°0.
Il giorno dopo il detective si recò andò dal trovò il proprietario in una preda ad una crisi di nervi
Appena li vide disse:
“Finalmente, sono disperato, non ne posso più di questi fantasmi!”
e iniziò a spiegare…
Lui aveva un giorno sfortunato, il 3 Dicembre di ogni anno. In quel giorno, invece delle persone, vedeva intorno a sé fantasmi, terribili fantasmi.
Il cappellaio, in quel giorno maledetto, teneva chiuso il negozio e lui stesso,si rintanava in casa, lontano da tutti, ma....
...Quel fatidico3 dicembre, il signor Rino Ceronte, suo cliente da tanti anni, l'aveva chiamato urgentemente a casa sua.
Doveva procurargli un cilindro nuovo da indossare partecipare , la sera stessa ad un ricevimento importante.
Il cappellaio non aveva avuto il coraggio di rifiutare.
Sperava di non incappare nella maledizione
Invece le cose erano andate diversamente.
L’uomo aveva scambiato Rino Ceronte per un fantasma.
Il cappellaio si fece arrestare.
Giorgio
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antonellaa.
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 03/03/2004 :  12:52:39  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

Continuo il testo:
Il fantasma del cappellaio
(…) Mi avvicinai alla vetrina.
Tra la gente che camminava in strada non vidi nessuna persona intenzionata ad entrare nel negozio.
Fu a quel punto che sentii degli strani rumori provenire dallo sgabuzzino.
Mi tremavano le gambe, un brivido mi percorse la schiena.
Mi diressi verso l'uscio dello sgabuzzino. Nello stesso istante, suonarono alla porta del negozio.
La tensione era al massimo.
Urlai.
Il rumore si fece ancora più intenso.
L’intensità del rumore si fece così insopportabile tanto da martellarmi il cervello.
Senza pensarci, come un automa, corsi ad aprire la porta di ingresso.
C'era semplicemente una donna. Voleva solo acquistare un cappello con la visiera per suo figlio.
Glielo diedi, lei mi pagò, mi salutò ed uscì.
Smise di piovere, ritornò il sole, le strade e il mio negozio si riempirono di nuovo di gente.
In un attimo si fecero le sei di sera: l'ora di chiudere.
Fu in quel momento che sentii di nuovo quel rumore provenire dallo sgabuzzino.
Questa volta mi feci coraggio, mi diressi verso la porta,l’ aprii di scatto e…
Vidi una cosa orrenda: c'era un fantasma, un enorme essere bianco che si dirigeva verso di me.
Richiusi subito la porta a chiave, corsi verso l'uscita del negozio, chiusi anche questa porta dietro di me, tirai giù la serranda e scappai a casa, dove mi aspettavano mio marito e mio figlio.
Il mio viso era talmente sconvolto che mi chiesero cosa fosse successo
così cominciai a raccontare.
Mio figlio si mise a ridere mi derise, era solo una mia immaginazione!
marito disse di pensarci dopo cena, con calma.
Fu così, che prima di metterci a letto riprendemmo l'argomento.
Decidemmo che il giorno dopo, lui sarebbe venuto al negozio, con me, per aiutarmi a scoprire qualcosa di più sul fantasma.
L'orologio del salotto suonò la mezzanotte ed entrambi ci addormentammo ormai esausti.
La mattina seguente,dopo aver accompagnato mio figlio a scuola, andammo al negozio, decisi ad arrivare ad una conclusione.
La mattina trascorse tranquillamente ed anche il pomeriggi.
Incominciai a pensare che quello che era successo fosse veramente frutto della mia immaginazione, quando si sentì di nuovo quello strano rumore provenire dallo sgabuzzino.
Mio marito afferrò il manico di una scopa
Avanzammo insieme verso quella porta.
Mio marito la aprì vide anche lui il fantasma; stava per colpirlo con il manico della scopa , quando….. una voce che sembrava venire da lontano pronunciò queste parole:
- Fermatevi, io sono il fantasma del cappellaio.Sono buono e non voglio far del male a nessuno….mi trovo in questo stanzino da almeno cento anni, e solo l'altro ieri mi sono svegliato.
Quando ero in vita, ero il proprietario di questo negozio, non ho più nessuno al mondo, ma qui è rimasto qualcosa di mio a cui tengo molto e che vorrei recuperare.”
Nel sentire quelle parole mi commossi.
La paura sparì e riuscii a pronunciare qualche frase:
-”Dicci cosa cerchi! E come possiamo aiutarti!”
Ed il fantasma:
- Voglio solo riprendere il mio cappello; è rimasto qui quando sono morto e vorrei riaverlo prima di tornare nella tomba.
In effetti, in un angolo del negozio c'era uno strano cappello che io avevo trovato in un armadio quando avevo rilevato questa attività e che avevo sempre conservato con cura, anche se non sapevo il perché, ma …mi suscitava strane sensazioni.
Io e mio marito ci allontanammo dalla porta, il fantasma uscì e si diresse proprio verso quel cappello, che all'interno recava , ormai sbiadita una scritta “TI VOGLIO BENE”, lo prese e scappò via svanendo nel buio dello sgabuzzino. L'unica cosa che riuscii a chiedergli fu:
- Chi ve l'ha regalato?
- Mia figlia.
Quelle furono le sue ultime parole.

Anastasia

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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 03/03/2004 :  21:32:46  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari ragazzi,
avete fatto un bel lavoro, un gran bel lavoro. Avete non solo continuato l'incipit per le poche frasi che avevo proposto, no!, avete praticamente scritto una storia finita, con tanto di logica interna, di svolgimento e persino di finale. Complimenti!
Avete sicuramente trovato uno stile molto carino, in linea con l'inizio (bisogna dire che Simenon è il più "semplice" tra tutti i grandi scrittori, e il suo stile si presta veramente al massimo a questo gioco.)
Bravi. Avete fatto qualche piccolo errore, qualche scena magari troppo lunga, troppo calcata. Ma sono piccolezze, che si imparano a togliere dopo aver scritto, in un passaggio successivo. Tutti gli scrittori ripassano sul loro lavoro per togliere, migliorare, rendere più fluido, ecc. Dunque, se lo fanno loro, lo possiamo fare anche noi, nessun problema.
Bravi. Bel lavoro.
Ciao
Georg
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antonellaa.
piccolissimo scrittore


15 Messaggi

Inserito il - 08/03/2004 :  17:08:43  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Georg,
continuiamo ad inviarti i nostri lavori sugli incipit.
Ciao
4D

...Nel negozio,entrò una distinta signora che voleva acquistare quel bel cappellino bianco con la veletta, in mostra nella vetrina.
Il negoziante glielo vendette. La signora, soddisfatta, tornò a casa.
Quando apri la confezione, il capello era sparito!!!
Cerca di qui, svuota di là, aprì tutti gli armadi ma, il cappello non si trovava.
La figlia, che sopraggiunse in quel momento chiese:
- Mamma, ma che bel capello hai in testa!
La mamma tutta sconvolta esclamò:
-Ecco dov'era! L'ho cercato dappertutto! Sono proprio un po’ distratta.
Diana
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antonellaa.
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 08/03/2004 :  17:39:10  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
I FANTASMI DEL CAPPELLAIO
(…) Il pomeriggio di quello stesso giorno, mentre la pioggia cadeva fitta, fitta, una signora anziana passò di lì, vide un cappello nerissimo, enorme, a forma di tre. La vecchia rimase colpita, perché il cappello era identico a quello che il negoziante indossava da anni. Di quel cappello ce n’era una sola copia, il negoziante non voleva venderlo per nessuna cifra, era unico.
Diceva sempre:
- Questo cappello apparterrà a una persona, che se lo deve meritare!
Il giorno seguente il negoziante, chiamato da tutti “Il Cappellaio”, chiuse il suo negozio molto presto, perché pioveva e nevicava.
Mentre percorreva il sentiero che lo portava a casa, un forte vento portò via il suo cappello .
Corse per prenderlo.
Il cappello, travolto dal vento, volò via.
Andò a posarsi sul ramo di un albero.
Proprio lì, sotto giocava un bambino. Vide l'oggetto strano, verso di esso. Riuscì a prenderlo.
Lo riconobbe a prima vista :
-Questo è il famoso cappello del “Cappellaio”!
Si guardò intorno, ma non vide nessuno. Ad un certo punto, come per magia, apparve davanti ai suoi occhi il cappellaio che lo ringraziò, prese il cappello e se ne andò.
Il bambino, imbarazzato, ritornò a casa e raccontò il fatto a sua madre.
Lei, gli disse che era stata una gran fortuna la sua. Peccato non aver avuto il tempo di provare il cappello.
Eric raccontò l’ accaduto anche ai suoi due amici.
I tre, allora decisero di andare dal cappellaio per chiedergli il permesso di provare il cappello.
Il loro desiderio, si avverò proprio mentre percorrevano il sentiero in direzione del negozio.
Infatti incontrarono il negoziante,il “Cappellaio”, riconobbe in Eric il bambino che aveva ritrovato il suo cappello.
Lo invitò, con i suoi amici, a casa sua.
Mentre si avviavano, con curiosa timidezza , i tre chiesero al “Cappellaio” perché portasse sempre con sè quel cappello.
Cosa aveva di così speciale.
Egli rimase in silenzio.
I bambini non osarono più parlare.
Giunti alla dimora del negoziante, entrarono nel salone.
I tre amici notarono che le pareti del salone erano circondate da dipinti di fantasmi.
In silenzio, si sedettero e incominciarono ad ascoltare il racconto dell’uomo.
Alla fine del racconto, soddisfatto, il Cappellaio decise di premiarli per averlo ascoltato con tanta attenzione. Non era facile trovare bambini così attenti.
Decise di regalare loro il cappello magico. Poteva essere utilizzato da Eric e dai suoi amici.
L’ultima cosa che i bambini chiesero al cappellaio fu:
-Quale potere possediamo mettendoci in testa questo cappello?”
Lui rispose:
- Solo se voi deciderete di credere nei fantasmi, di non avere mai più paura di loro, il cappello vi permetterà di comunicare con loro che non sono esseri malvagi come tutti credono!!.
I tre amici, da quel giorno in poi, nei sogni, di giorno di notte… riuscirono a parlare con i fantasmi e a capirli.
AIDA

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antonellaa.
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 08/03/2004 :  17:53:10  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Continuo il testo:”Il fantasma del cappellaio(…) Si intravedeva appena una macchia bianca.
Coraggiosamente entrai e... vidi un fantasma che sgozzava una persona.
Svenni.
Quando mi ripresi, mi accorsi che non c’era più nulla.
Per fortuna, davanti al negozio, c’era un commissariato. Entrai velocemente e avvisai la polizia dell’accaduto.
La polizia mi disse che UNA TROuPE TELEVISIVA AVEVA APPENA TERMINATO LE RIPRESE DI UN NUOVO FILM SUI FANTASMI. Avevano girato alcune scene nel negozio del cappellaio.
Si misero a ridere, ed io con loro!!
Sara


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antonellaa.
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 08/03/2004 :  17:59:27  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Continuo
...Dietro quelle vetrine scure, si trovava un cappellaio.
Teneva chiusa la porta a chiave solo in una notte particolare.
Quando c’era il plenilunio.
Infatti, ogni luna piena, si levavano tutti i fantasmi per spaventare ladri e uomini malvagi che facevano birbonate nella notte.
Il cappellaio che era un briccone, aveva una paura matta dei fantasmi!.
Nelle altri notti, i fantasmi, non potevano fare nulla, e il cappellaio teneva chiusa la porta ma non la chiudeva a chiave.Il
JOHN BERNARD
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Inserito il - 10/03/2004 :  11:33:17  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Mi alzai alle sei e mi recai al negozio. Quando entrai, trovai tutti i cappelli per terra.
Li raccolsi, ma caddero di nuovo.
Chiesi, allora, se ci fosse qualcuno.
Nessuno rispose.
Pensai che ci fosse un fantasma.
Entrò un cliente, mi chiese dove fosse quel cappello che aveva comprato e si era dimenticato di ritirare.
Glielo stavo porgendo quando...mi scomparve dalla mano!!!!
Il signore mi chiese cosa fosse questa magia.
Gli risposi che non sapevo cosa stesse accadendo.
Il giorno dopo, mi accorsi che quella “apparizione” continuava a non farsi vedere ma continuava a farmi gli scherzetti
Decisi, però, di lasciar perdere, sperando che prima o poi la smettesse. Najoua
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antonellaa.
piccolissimo scrittore


15 Messaggi

Inserito il - 10/03/2004 :  12:04:42  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

...Il negoziante stava servendo una signora quando, ad un tratto, sentì dei rumori nel magazzino.
Decise di mandare via i suoi clienti.
Appena non ci fu più nessuno, spense tutte le luci e abbassò anche la serranda.
Il negoziante si diresse in magazzino e trovò... tutta la sua roba in disordine e spaccata, la sua giacca tra gli scatoloni, il lampadario rotto...
Si mise a cercare dentro e sotto gli scatoloni, sotto il tavolo, dentro ai mobili, ai cassetti, dove metteva carta, sacchetti e nastri.
Non trovò niente.
Allora, andò in soffitta e qui trovò un enorme fantasma spaventoso e trasparente.
Il negoziante, terrorizzato, chiese al fantasma:
- Cosa ci fai qui ?
Il fantasma rispose:
-Sono venuto qui perché è inverno, fa molto freddo e avevo bisogno di scaldarmi.
Quando ero in vita, io ero il proprietario di questo negozio, per questo motivo mi trovo qui.
Allora, il negoziante decise di diventare suo amico.
Il fantasma ne fu contento.Da quel giorno divennero ottimi amici!!
Lorenzo
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 10/03/2004 :  12:10:43  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cara Antonella,
grazie mille per il grande e proficuo lavoro che i tuoi ragazzi stanno svolgendo. Mi sto divertendo come un pazzo! Vi dirò di più: anche Georges Simenon si sarebbe divertito un mondo, se fosse ancora in vita. Quello che so di lui, sarebbe stato rapito vedere cosa una "banda del buco" di Torino riesce a produrre su un suo incipit! Sono persino un po' geloso. Magari metterò prossimamente un mio incipit...?!
Non ho visto niente di veramente sbagliat, o di brutto. Ho solo visto che tutti avete una gran fantasia, che la vostra testolina ha cominciato veramente a girare a mille, e che state persino correndo dietro ad una moltitudine di idee (Cosa vi avevo detto, durante il nostro primo incontro? Non era proprio questo?!). Chi ha idee è forte! Chi ha tante idee, ha tanta scelta! E sappiamo che SCEGLIERE è importante per ciascuno di noi. Solo chi ha scelta può scegliere, e voi ora ne avete, di scelta.
Bravi. Sul serio!
Solo qui e la usate un po' più di logica, con l'aiuto della maestra. Se accade qualcosa di molto strano, le persone a cui capita devono essere molto stupite. E lo dovete descrivere, o con parole che dicono, o con le loro reazioni. Basta una frase per esprimere i sentimenti.
Ma questo sono finezze, e la maestra vi aiuterà di sicuro.
Per ora grazie, e buon lavoro
Georg
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antonellaa.
piccolissimo scrittore


15 Messaggi

Inserito il - 10/03/2004 :  12:34:12  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Il negoziante aveva letto il suo oroscopo, era un fanatico della previsioni astrologiche.
SEGUIVA FEDELMENTE LE INDICAZIONI DELL’OROSCOPO
Proprio quel giorno gli era stato predetto: “…incontri pericolosi, attenzione!!”
Il negoziante sentendo strani rumori provenire dal magazzino, si impaurì.
Chiamò subito la centrale di polizia.
Al commissario, riferì DI AVER UDITO INQIUETANTI RUMORI
L‘ufficiale chiamò i suoi agenti per aiutarlo.
Si appostarono attorno al negozio.
Tesero le orecchie.
Nessun rumore.
Aspettarono.
All’improvviso un urlo!
Entrarono.
Non c’era niente di niente. Per prudenza fecero una perquisizione.
All’improvviso, da una colonna, spuntò un fantasma.
TUTTI TERRORIZZATI SCAPPARONO!!
Solo il giorno dopo, il negoziante, rientrando nel suo negozio, alla luce del giorno, scoprì il mistero.
Il fantasma, in realtà, era un lenzuolo volato via PORTATO vento e, attraverso la finestra rimasta aperta del negozio, era rimasto appeso accanto ai cappelli .
Mai dare retta agli oroscopi.
Giulia

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antonellaa.
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 15/03/2004 :  11:01:51  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ciao Georg, ti mandiamo altre storie:
Continuo il testo: “I fantasmi del cappellaio”.
Il giorno dopo il cappellaio entrò e trovò tutti i cappelli fuori posto e la cassa aperta.
Con pazienza rimise tutto a posto.
Il giorno seguente successe di nuovo, e per tre giorni fu così.
Il cappellaio stufo, decise di nascondersi nello sgabuzzino ad aspettare chi fosse questo dispettoso.
La sera stessa trovò due manti bianchi che buttavano giù tutti i cappelli.
Il cappellaio urlò e disse:”Chi siete? dispettosi!”
I lenzuoli si girarono e dissero:”Sono Casper”
“e io Jerry, siamo i fantasmi dispettosi”.
Il cappellaio rispose:”Si vede!!!”
Fra una battuta e l’altra divennero amici.
Ogni sera, invece di disordinare i cappelli, facevano una partita a carte e divennero amici per sempre.
Alessandro
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antonellaa.
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 15/03/2004 :  11:09:41  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Proseguo la storia.
(…)Il cappellaio, infatti, ogni 3 dicembre, notava che dal suo negozio scomparivano i cappelli a causa di un fantasma:
Per questo evidenziava quel giorno, facendo spiccare in vetrina il calendario.
Il cappellaio stufo chiamò il detective che arrivò poco dopo.
Gli spiegò tutto quello che accadeva ogni 3 dicembre.
Il detective tornò di notte a vedere cosa succedeva.
Si nascose nel retro del negozio e aspettò.
Dopo qualche ora vide un ombra nera fuori dal negozio.
Aveva un lenzuolo, sembrava proprio un fantasma!
Entrò e rubò dei cappelli.
Il detective spuntò fuori e nel cercare di acciuffare l’ombra, gli restò in mano il lenzuolo.
Non gli sembrava vero: era il cappellaio!
Ma allora perché l’aveva assunto?
In quell’istante arrivò il vero cappellaio.
Il detective sbalordito chiese informazioni.
Il vero cappellaio affermò che quello era il suo gemello.
Il caso, finalmente, era risolto, non sarebbero mai più spariti i cappelli dal negozio, il TRE dicembre!
MATTIA FIORE
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 15/03/2004 :  17:31:55  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cara Antonella,
grazie per avermi mandato le prossime storie inventate dai bambini. Mi fa un certo effetto pensare che, mentre ero proprio da voi in classe a spiegare le scatole magiche, voi mi avete mandato altre storie dalla sala computer!
Vorrei soltanto dire due parole sulle ultime storie arrivate (Diciamo che sono tutte belle, come ho già scritto, e da oggi, con i trucchi che vi ho spiegato oggi, scrivere le storie dovrebbe essere più facile di prima, ma avete tutti lavorato molto e mi sembra giusto perdere qualche tempo per spiegare le poche pecche):

La storia di Mattia:
Il cappellaio, infatti, ogni 3 dicembre, notava che dal suo negozio scomparivano i cappelli a causa di un fantasma:
Per questo evidenziava quel giorno, facendo spiccare in vetrina il calendario.
Il cappellaio stufo chiamò il detective che arrivò poco dopo
.
Non mi convince l'ordine in cui hai messo i fatti. Avrei messo un ordine diverso: Dopo alcuni anni, il cappellaio si accorse che i furti nel suo negozio avevano un denominatore comune: erano tutti stati compiuti lo stesso giorno: il 3 dicembre! Puntuali, inesorabili, sempre in quella data! Finalmente aveva un appiglio!
Allora assunse un detective, che la notte tra il 2 ed il 3 dicembre si appostò fuori dal negozio. Il cappellaio stesso, invece, si nascose nello sgabuzzino...

Non so, va meglio così?

La storia di Alessandro:
Il cappellaio stufo, decise di nascondersi nello sgabuzzino ad aspettare chi fosse questo dispettoso.
La sera stessa trovò due manti bianchi che buttavano giù tutti i cappelli


Mi è piaciuto molto laparte prima di queste frasi, dove spieghi il passare del tempo ed il ripetersi dei fenomeni. Ottimo. Dopo le frasi riportate sopra, invece, avrei lasciato un po' di spazio per lo stupore, o la paura iniziale del cappellaio. Se io vedessi una scena così, come minimo svengo, o me la faccio addosso dalla paura! Lui, invece si mette subito a urlare. Forse, lasciarli il diritto di spaventarsi prima, almeno un po', lo avrebbe reso più umano e comprensibile. Altrimenti la storia va benissimo.


Ecco, va bene così?
Non vedo l'ora di leggere le vostre storie finite...
Grazie per la bella lezione che mi avete permesso di fare in classe,
ciao
Georg
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 05/05/2004 :  07:13:16  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
ECCO LE VOSTRE STORIE!



Il foglio magico


Quando Marco andò dal cartolaio, non poteva sapere come sarebbe andata a finire.
Aveva da molto tempo un problema. Il paio di forbici che aveva trovato abbandonato sotto un banco si era rivelato magico.
Da quel momento gliene combinava di tutti i colori.
Così un giorno, decise di andare dal cartolaio che tutti in paese ritenevano un mago.
Non credeva che il cartolaio fosse davvero un mago, se ne rese conto non appena fu vicino al negozio.
Aveva visto dalla vetrina l’uomo gesticolare con una bacchetta magica.
Marco si fece coraggio ed entrò.
Gli raccontò le sue forbici tagliavano i fogli cui scriveva i compiti.
- Non ne posso più, me ne voglio liberare!- Spiegò Marco al mago cartolaio.
Il mago gli rispose che lui conosceva fin troppo bene quelle forbici si mettevano in moto quanto vedeva compiti errati., per ovviare a questo problema e distrarre le forbici gli consegnò un foglio.
Il pezzo di carta aveva il potere di rivelargli l’esattezza della risoluzione o meno.
Intanto il mago, forse aveva quasi trovato l’incantesimo giusto per eliminare la magia alle forbici.
Ma quando il foglio venne messo vicino alle forbici queste si misero ridurlo in brandelli.
Finalmente il mago aveva trovato l’incantesimo giusto.
Dopo aver recitato la formula magica, forbici persero tutti i poteri magici, diventarono delle comunissime forbici, e il foglio si ricompose.
Ora, Marco, quando faceva i compiti, aveva l’aiuto del suo preziosissimo foglio che, in anticipo, gli rivelava se la consegna fosse giusta o meno.
BOGDAN S.


Lo zaino


Luca era un bimbo dalle numerose qualità, ma tra queste, però, vi era anche un difetto: il disordine.
Luca metteva nello zaino di tutto, lo zaino era costretto a sostenere pesi eccessivi, soprattutto il venerdì!
Infatti per la fretta di uscire da scuola, metteva dentro tutto quello che trovava.
Un venerdì, all’ uscita si ruppe la bretella dello zaino.
Luca andò a casa tolse i libri siccome era ricco decise di buttarlo nel bidone dell’immondizia e di comprarsene uno nuovo.
L’indomani vennero gli spazzini con il camion caricarono la spazzatura, compreso lo zaino.
Il camion trasportò lo zaino fino alla discarica e lo abbandonò lì.
Un giorno, un povero bimbo che viveva in una roulotte andò a giocare a nascondino con i suoi fratellini nei pressi della discarica.
Il bimbo si accorse di una cosa colorata tra i rifiuti ma, proprio quando stava per scoprire che cosa fosse, la mamma lo chiamò dicendogli che era tardi e così se ne andò con il dubbio su che cosa fosse.
Il giorno seguente tornò, ma era tutto coperto di polvere e non riuscì a vedere i colori di quella cosa Pensò che non ci fosse più e tornò a casa anche perché il cielo era molto scuro e sembrava volesse piovere.
Infatti, pochi minuti dopo scoppiò un terribile temporale e quando cessò il bimbo uscì e in cima alla piramide di rifiuti c’era lo zaino colorato come l’arcobaleno.
Il bimbo lo prese e felice lo portò a casa.
Diversamente dal primo proprietario che aveva posseduto lo zaino, questo era povero, quindi non possedendo molto non riempiva lo zaino e così lo rendeva felice e leggero e vissero per anni scolastici sempre uno sulle spalle l’uno dell’altro!
DINA T.


Il boscaiolo e la sua invenzione


Tanto tempo fa, viveva in un paese freddo del nord Europa un boscaiolo.
Ogni mattina si svegliava e come al solito andava a procurarsi la legna per riscaldarsi durante l’inverno e per venderlo, a pochi centesimi, al mercato.
Un fine settimana, mentre si riposava dal duro lavoro, gli venne un’idea.
Sarebbe stato meglio cambiare mestiere per poter guadagnare qualche euro in più!
Ebbe l’ispirazione di progettare delle matite colorate e su questo incominciò a lavorare.
Dopo molti giorni di lavoro riuscì a realizzare il suo sogno: aveva fatto, a suo parere, delle belle matite.
Si recò al mercato per venderle.
Era lì e aspettava, aspettava, e aspettava… aveva perso quasi tutte le speranze di mangiare, quando un bambinetto che a mala pena arrivava all’altezza della bancarella chiese:
- Quanto costano?
Subito il boscaiolo piazzò le matite e poté mangiare.
Il bimbetto non appena giunse a casa si mise subito al lavoro: le sue stupende matite colorate avevano un tratto morbido e preciso.
Il bimbo portò il lavoro in classe e venne subito lodato anche dalle insegnanti: era così bello che fu esposto nella bacheca della scuola.
Tutti chiedevano all’autore dove avesse comprato le matite, perché tutti le volevano per fare anche loro degli splendidi disegni.
Così il bimbo indicò dove aveva comprato le sue matite, all’uscita della scuola tutti andarono a comperarle.
Tutti li volevano!
La notizia delle matite si diffuse in tutta la città ed altri paesi.
Fu così che il boscaiolo aumentò la sua produzione, addirittura con una fabbrica.
Il sindaco ricompensò il boscaiolo per aver aumentato il benessere delle città dando lavoro a tanti operai e gli diede sua figlia in sposa.
L’ex boscaiolo, ricco e famoso, ebbe tanti figli.
E così, vissero tutti felici e contenti.
GIULIA M.


Il foglio e l’anziano pennarello


C’era una volta un giovane foglio.
Giocava felice ogni volta che il cartolaio abbassava la saracinesca del negozio. Purtroppo per il foglio, in quel negozio vivevano anche dei pennarelli anziani. Tra questi ce n’ era uno dormiglione e, a causa dei rumori del foglio, non poteva mai riposare in pace. Un giorno l’ anziano pennarello cercò di far sì che il foglio la smettesse di “rumoreggiare”. Pensò così di radunare tutti gli anziani pennarelli e di discuterne l’eliminazione:
- Dobbiamo liberarci di quel giovane foglio -
Tutti risposero:
- Sì, dobbiamo togliercelo dai piedi!- il pennarello proseguì spiegando che quella notte gli avrebbe raccontato il piano. Quando scese la notte, gli anziani pennarelli si svegliarono e si radunarono verso la camera del capo e sussurrando “capo,”lo svegliarono. Il capo disse loro il piano, ma anche il foglio aveva capito i progetti malefici ed aveva riunito i suoi amici. I due gruppi prepararono le armi, le munizioni nei loro accampamenti: il portapenne e la risma di carta i primi ad attaccare furono i fogli. Gli anziani pennarelli usarono le spade,in questo caso le matite appuntite, mentre i fogli usarono le pistole ad acqua, prese dalla vetrina del cartolaio. Nella battaglia non ci furono vincitori. Era ormai mattina quando il cartolaio aprì la saracinesca e trovò tutto a soqquadro e disse tra se “che disastro! Dovrò rimettere tutto a posto!” Cercando di scoprire il mistero di tutto quel caos! La guerra fra i due gruppi proseguì al grido: “All’arrembaggio!” Nessuno però si arrese. E la battaglia incominciò.
I fogli colorati e il foglio giovane usavano addirittura le pietre che trovarono nella pianta sul bancone e… alle otto del mattino, quando il cartolaio aprì nuovamente il negozio trovò i pennarelli e i fogli colorati e strappati. Decise di telefonare alla polizia per scoprire chi avesse fatto tutto quanto perché era anche stanco di riordinare i fogli. I pennarelli persero e, così, il fogliò continuò a giocare ed il povero pennarello continuo a sopportare i rumori che il foglio continuava fare.
ANDREA O.


Il bicchiere allergico e le sue bollicine


Come dopo ogni pasto, nell’acquaio si trovavano alcuni bicchieri in “ammollo” nel detersivo.
Uno di questi era allergico proprio al detersivo.
Iniziò a starnutire, a starnutire producendo bolle, bolle e ancora bolle.
Man mano che starnutiva, il detersivo lo sospingeva verso l’alto…
Ad un certo punto, gli sembrò di volare.
Ma a poco, a poco, le bolle scoppiavano e il bicchiere si trovava in grosse difficoltà riscendeva in basso, rischiava di cadere e di infrangersi.
Per fortuna, atterrò nell’acqua saponata.
Il bicchiere appena vide il detersivo ne fu terrorizzato, sapeva già cosa lo avrebbe aspettato.
Il bicchiere, decise di affrontare il suo problema, non voleva fare più bolle soprattutto non voleva cacciarsi, più, nei guai.
Il bicchiere capì che per evitare le bolle doveva saltare sopra la schiuma e trattenere il respiro. Intanto,i suoi amici bicchieri lo avrebbero dolcemente lavato.
Così il bicchiere capì che l’unione fa la forza.
Il bicchiere visse felice e contento, senza fare altre bolle per colpa di quel maledetto detersivo e con il sostegno dei i suoi amici bicchieri, naturalmente.
JHON BERNARD P.


Vita da lupi


Sono un lupo e sto andando a caccia.
Vivo in una foresta molto bella che, in questo periodo dell’anno, è coperta dalla neve.
Devo stare alquanto attento, perché il capogruppo Sally è molto antipatico, ma non solo, in inverno la foresta è piena di cacciatori e dobbiamo cercare di evitarli, per non essere presi, come è successo a nove compagni di cui quattro erano miei carissimi amici.
Dopo parecchio cammino, un lupo di nome Charlie ha avvistato un gruppetto di cervi selvatici e lo comunica a Sally.
All’improvviso si sente uno sparo.
Cacciatori!
Il branco di lupi scappa subito verso casa e io li seguo.
Dopo una lunga corsa, torniamo a casa sani e salvi.
La nostra preoccupazione maggiore è il non sapere se i cacciatori sono ancora sulle nostre tracce.
Il branco rimane sveglio tutta la notte, pronto a scappare al minimo rumore.
Non succede nulla, ma la mattina seguente si sentono delle voci: i cacciatori sono vicini!
Tutto il branco si schiera in fila e, all’arrivo dei nostri inseguitori, ringhiamo tutti.
I cacciatori non si fermano.
Avanziamo tutti insieme, compatti, contemporaneamente, ringhiando, abbaiando e digrignando continuamente i denti.
I cacciatori ormai senza più coraggio scappano via, correndo a gambe levate.
Da allora nessun cacciatore si fa più vedere da quelle parti e io e il mio branco viviamo felici e contenti.
MATTIA B.



Il falegname e la dea natura


C’era una volta, un alberello che viveva in una maestosa foresta.
Un giorno, però, scoppiò un temporale e un fulmine bruciò tutti gli alberi tranne l’alberello, le fiamme miracolosamente non l’avevano raggiunto.
L’alberello, sopravvissuto all’incendio, fu trovato da un falegname che a tutti i costi voleva tagliarlo per costruirsi una mensola.
Stava iniziando a dare i primi colpi d’accetta all’alberello, quando dal tronco cavo uscì la dea natura.
Era bellissima! Aveva capelli color oro, occhi azzurro e scintillanti come i ruscelli di montagna, e labbra rosse come le fragoline selvatiche.
Il suo vestito era fatto solo di fiori.
Il falegname la guardò e sul suo volto si leggeva lo stupore e la meraviglia: non aveva mai visto una fanciulla così bella!
Rimase imbambolato da così tanta bellezza.
Lei disse al falegname di non abbattere quell’albero, perché era la sua dimora.
Il falegname promise che non lo avrebbe fatto purché lei avesse passato del tempo con lui.
Il falegname sperava che la ragazza si innamorasse di lui!
Riuscì a condurla nella sua misera, ma ospitale abitazione.
Lei rimase affascinata dai lavori che l’uomo aveva realizzato con il legno.
Lui talmente teneva a lei,che prese un ceppo di legno e incominciò a scolpire una copia della giovane donna.
Dopo aver finito il suo meraviglioso lavoro decise anche di inciderci sul retro questa scritta:
“mi vuoi sposare?”
Lei appena letta l’incisione, restò un attimo in silenzio, e poi diede la risposta negativa.
Lei non poteva sposarlo perché era una dea.
La dea scomparì e non tornò più.
Il falegname piangeva, era triste.
Il suo cuore era spezzato.
Per distrarsi e per ricordare prese un quaderno e scrisse la storia d’amore che aveva vissuto.
Si recò poi da un editore, al quale piacque la love-story e decise di pubblicarla.
Il libro “La fine di un amore vero”ebbe un enorme successo e il falegname diventò ricco, famoso, ma rimase solo ripensando alla dea-Natura.
SARA I.


L’acqua e il fuoco


Una mattina, mentre l’ acqua dormiva distribuita in tante goccioline, avvolte tranquillamente nella morbida e ovattata nuvola che le custodiva quando…
Vide un bambino correre in prato sotto a lei, incuriosita, lo vide che si avviava, con un fiammifero acceso verso l’ interno del bosco.
Capì il pericolo, cercò di chiamare a raccolta tutte le gocce e spruzzare un po’ d’acqua per spegnere la fiamma perché quell’ habitat stava correndo un grosso rischio.
Purtroppo non ci riuscì e si rassegnò.
Qualche minuto dopo annusò l’ odore del fumo acre che si stava diffondendo, preoccupata cercò di escogitare un piano.
Ad un certo punto, si ricordò dei poteri che aveva da giovane.
Le venne in mente la formula per riunire insieme tutte le gocce e far scoppiare un vero temporale a dirotto sul fuoco.E riuscì a spegnere l’incendio.
Il bambino fu trovato con i fiammiferi in mano e venne severamente punito.
La pioggia, bella e tranquilla, si mise a dormire tutto il giorno, nella sua nuvola.
EMANUELE A


Chi ha rubato la mia cioccolata?


Mr. Pencil, di solito, sabato mattina, si sveglia alle undici, ma oggi è un giorno speciale.
Sua moglie prepara le lettere al cioccolato.
Mr. Pencil ne è così ghiotto che farebbe di tutto per gustarsela!
Quando miss Pencil apre il frigo e vi guarda dentro, emette un urlo:
- AAAAAAAAAAAAAAAAH!!!
Mr. Pencil fa un salto, alto mezzo centimetro.
E’ una matita dal carattere molto temperato, alta più o meno 115 millimetri, in nove milioni di giorni ha scritto romanzi gialli, è un asso nel fare la settimana enigmistica e, nel tempo libero, si diverte a investigare.
Insomma, è una brava pers... hem matita.
- Che c’è, cara? domanda Mr. Pencil.
- Abbiamo finito le uova e... ci hanno rubato la cioccolata!, risponde la moglie. Mr. Pencil, persa per un attimo la serafica calma, dice, stizzito:
- Il furto non può che essere opera di Jack Sharpner e Ben Fel-Tip-Pen, due supercriminali famosi anche per la loro fama e... fame di cioccolata!
Mr. Pencil si documenta, deve assolutamente trovare il covo dei supercriminali!
Il compito non si rivela difficile.
I due furbacchioni hanno lasciato tracce di cioccolata fresca.
Si limita a seguirle e individua il loro covo nella speranza di riavere la sua cioccolata.
I misfatto ha avuto luogo nell’abitazione dove vive c’è un bambino alquanto disordinato.
Un giorno ha perso sotto il divano due macchinine, una Ferrari e una Porche.
Proprio lì i due criminali hanno trovato il nascondiglio adatto, ma…
Guarda caso, proprio lì, terminano le tracce di cioccolata.
Mr. Pencil va al loro covo e si nasconde dietro la Porsche dei criminali.
Sente dei rumori, uno strano cigolio proviene dalla Ferrari.
Uno dei briccono si accorge della presenza della matita e dice:
- Ehi! Tu! Questa è zona privata! Keep out, smamma, o sono guai!
L’altro gli dice:
- Ma non ti ricordi?! E’ quello a cui abbiamo rubato la cioccolata, babbeo!” e così detto scappano... swisch più veloce di un una gomma lanciata a 10 metri orari.
Ma Mr. Pencil salta sulla gomma posteriore, insegue i criminali.
Per la troppa velocità la Ferrari si schianta contro un mobile in barocco veneziano dell’ottocento.
Ben Fel-Tip-Pen, con una piroetta, finisce nel cestino mentre il compare finisce direttamente davanti alla P.P - polizia pennicipale -.
Mr. Pencil accompagna l’altro criminale alla P.P e...
...finalmente torna a casa.
Ora può gustarsi le sue lettere al cioccolato. Quanta fatica per assaporare quella delizia!
P.S.
Slurp!!
LUCA B.



Il coniglio e la volpe


In una fattoria viveva un coniglio. Bax, questo era il suo nome, era molto vivace.
Non si accontentava di ciò che aveva.
Un giorno, decise di superare i confini della fattoria e andare nella foresta.
Nella foresta era tutto più bello: c’erano alberi, fiori e cibo a sazietà.
Tutto era sereno, luminoso, accogliente.
Arrivò la sera. Bax sentì il bisogno di riposarsi.
Cercò un luogo adatto, ma non trovò un bel posto caldo, con la paglia fresca come aveva nella conigliera, alla fattoria. Per dormire doveva accontentarsi di stare all’aperto, al vento e al freddo.
Bax decise di tornare a casa, ma si accorse di essersi perso.
Tutto infreddolito e tremante, vide un albero cavo, si rifugiò lì.
All’improvviso, sentì un rumore di zampe, sbirciò fuori per vedere chi fosse.
Era una volpe che si distese proprio sotto l’albero cavo.
La volpe si addormentò subito, e Bax ne approfittò per scappare.
Cercò di fare in silenzio e corse molto veloce, ma l’astuta volpe era molto sensibile ai rumori e si svegliò.
Incomincio a correre dietro al coniglio stava per raggiungerlo.
Bax vide davanti a se il fiumiciattolo e riconobbe che era quello che vedeva sempre dalla fattoria.
Il fiumiciattolo si poteva superare solo saltando.
La volpe stava per acciuffarlo.
Bax fu costretto a saltare l’ostacolo, nonostante la sua paura tremenda.
Riuscì a superarlo finendo con le zampette sul margine del ruscello.
La volpe si bagnò tutta, cadendo in acqua con un sonoro” Splash!!!!”
Bax tornò dai suoi fratelli e la volpe si prese un gran raffreddore!
Da quel giorno, gli animali erano avverti dell’ arrivo della volpe perché a forza di starnutire era il vigore degli starnuti della volpe. Era diventata la barzelletta di tutto il bosco e soprattutto era così magra che sembrava un insetto Stecco e perciò non faceva più paura a nessuno.
Il coniglio invece, capì la lezione e si accontentò di ciò che aveva, non si avventurò più nella foresta.
Visse felice e contento con i suoi fratellini,
E’ sempre meglio condividere il cibo da vivi, che averne tanto e tutto a disposizione da morti!!!!
VIVIANA S.


La matita e la gomma


Un giorno, come al solito, Enrico stava svolgendo i compiti.
Per distrazione, forse, commise un errore.
Prese la gomma per cancellare.
Era giunto un momento importante.
Per Enrico? No, ovviamente, ma per la gomma!
Ogni volta, che questa,veniva usata si sentiva importante, veramente importante!
Gli errori di Enrico non era dovuti solo alla sua distrazione.
Quando il bambino scriveva, infatti, la gomma, dall’astuccio, con i suoi poteri lo faceva sbagliare.
Era una gomma, dispettosa oltre che magica!
Così, Enrico doveva scrivere di nuovo, perfezionare, rifare!
Le matite, le penne, i colori, non ne potevano più, si stavano “esaurendo!”.
Diversamente, la gomma più veniva usata, più si “allungava!”
Al bambino sembrava un po’ strano quel fatto e non ne era affatto contento.
Voleva comprare una nuova gomma, colorata, come quelle dei suoi compagni, ma fino quando la sua non si fosse consumata non lo avrebbe potuto fare.
Le matite, le penne, dal canto loro, volevano dare una lezione a quella maledetta gomma!
Così si misero d’accordo.
Aspettarono il buio.
A notte inoltrata, la attaccarono di sorpresa mentre dormiva beatamente nel suo astuccio.
Iniziarono a pasticciarla senza pietà. Conciata “per le feste” la gomma non avrebbe più svolto il suo compito, anzi avrebbe macchiato!.
Il giorno seguente, Enrico guardando l’ astuccio si accorse della gomma ridotta in mal modo
Non si chiese neanche il perché, ma approfittò della situazione, corse subito dal cartolaio.
Finalmente poteva acquistare una gomma nuova, bella, alla moda.
L’ altra gomma, invece, finì nel bidone della spazzatura.
Le matite e le penne ne furono soddisfatte e non si posero più domande sulla fine della poveretta
Ma la nostra amica, però, dov’era finita!?
Malridotta e sporca, stava viaggiando nel camioncino che trasportava i rifiuti.
Per fortuna, essendo molto piccola, riuscì a scivolare dall’ultimo sacchetto che era bucato.
Rimbalzò più volte sulle macchine e finì in un campo di calcio dove stava svolgendo una partita.
Un giocatore tirò un calcio al pallone.
La palla, sulla sua traiettoria, incontrò la gomma la travolse e fecero un pezzo di tragitto insieme, poi, il loro cammino si divise.
La gomma, quasi magicamente, con un volò, finì nel giardino della casa di Enrico.
Proprio in quel momento, il bambino si affacciò al balcone per chiamare i suoi amici, e… la vide. Era seminascosta tra l’erbetta.
Corse giù a prenderla. Emanava un odore così sgradevole ed era così sporca che decise di buttarla nuovamente, quando...
Gli vennero in mente le parole della mamma:
- Tutto può essere utile!.
Allora, la lavò, la asciugò, sembrava quasi nuova. Così, decise di deporla in un cassettino della sua scrivania, dove conservava il materiale di riserva. L’ avrebbe utilizzata coma scorta.
La gomma si sentì nuovamente valorizzata. Era giunto il momento di cambiare comportamento. Tra sé e sé pensò che un’occasione simile non le sarebbe più capitata!
Divenne più socievole con gli altri materiali e cominciò a farli divertire.
Si era così trasformata che, né le matite e né le penne, si erano resero conto di chi, in realtà, fosse ritornata tra loro.
AIDA K.


La caffettiera dispettosa


Un giorno nella cucina di una casa stava succedendo una lotta senza fine tra la caffettiera e le tazzine.
Questa voleva spaccare tutte le tazzine, ma la teiera le proteggeva.
La caffettiera decise di escogitare un piano: di notte quando la teiera dormiva, avrebbe attaccato le tazzine.
La notte stessa, mentre tutti riposavano, lo realizzò intrappolando le tazzine nel lavandino.
Tutte le tazzine si lamentavano, ma la teiera non sentiva perché era nell’altro mobile, davanti alla cucina ed era beatamente assopita.
Dopo due ore la teiera si svegliò e sentì urlare le sue protette: raggiunse subito il lavandino, le fece uscire dall’acquaio portandole al sicuro, infine chiuse la caffettiera nello scolapiatti, dopo avergliele suonate.
La teiera era stufa e decise di eliminare quell’antipatica caffettiera.
Ragionò per molte ore e arrivò ad un accordo con le sue complici tazzine.
Nel pomeriggio, quando la caffettiera riuscì ad uscire dallo scolapiatti e stava passeggiando per la cucina, le tazzine attirarono la sua attenzione.
Essa disturbata, incominciò ad avvicinarsi a quelle che definiva “commari di tazzine”.
All’improvviso, si trovò dinanzi la teiera, uscita dalla credenza con una rete ricavata da una vecchia calza trovata nel bidoncino della cucina.
La teiera la lanciò, la caffettiera, spaventata, perse l’equilibrio e cadde giù dal mobile.
Si sentì un rumore metallico fortissimo.
A quel punto, arrivarono i proprietari della casa.
La caffettiera giaceva a terra, con il manico staccato.
La signora era dispiaciuta. Era un regalo di sua madre, che era morta da poco.
Il marito la rassicurò, le disse che avrebbe provato a saldare.
La mattina seguente, il marito doveva andare al lavoro e portò la caffettiera con sé.
La fece saldare e, a mezzogiorno, quando arrivò a casa, la caffettiera era come nuova.
La teiera e le tazzine, dopo aver ragionato a lungo sul misfatto, si resero conto della cattiveria compiuta.
Tutti, in coro, chiesero scusa alla caffettiera.
Questa le perdonò.
Diventarono tutti amici.
La caffettiera, la teiera e le tazzine da quel giorno…presero sempre il caffè insieme!!!
ALESSANDRO C.


Frutta... fruttata


C’erano una volta un kiwi, due mele e una fragola che, poverini, venivano sempre presi in giro da due alte, gialle, lucidissime banane americane. Queste banane si vantavano perché, venendo dal Brasile, sapevano danzare benissimo e conoscevano tutti i balli Latino-Americani.
Erano alte, magre e flessibili perciò riuscivano a muoversi sinuosamente, mentre gli altri frutti essendo piccoli e cicciotelli non ci riuscivano; erano goffi e impacciati e facevano morir dal ridere chiunque li vedesse ballare.
Un giorno, i piccoli frutti tutti insieme passeggiavano sopra il tavolo, quando incrociarono le due banane che dicevano in coro:
-Levatevi dai piedi,dobbiamo passare, brutti ciccioni! Ah,ah,ah,ah!!!!!!
Il kiwi, ormai abituato alle loro prese in giro, non ci faceva più caso, anche se era un po’ dispiaciuto; mentre la fragola e le mele, che erano rimaste molto male, stavano piangendo disperatamente e sembrava non volessero smettere più.
Intanto si era fatto buio ed era giunta l’ora di andare a dormire, ma i frutti invece di chiudere gli occhietti, si recarono tutti nella cassetta del kiwi per escogitare un piano e mettere finalmente a tacere quelle vanitose banane.
-Ragazze dobbiamo escogitare un piano per fargliela pagare a quelle brutte giraffe!- diceva il kiwi.
-Sììì- rispondevano tutti in coro gli altri frutti.
Passarono così tutta la notte a parlare, a confabulare e a fare ipotesi. Era ormai l’alba quando il kiwi sentenziò:
-Il piano è perfetto! Domani lo metteremo in atto. Buona notte, adesso potete andare a riposare.
Il giorno dopo, il kiwi, le mele e la fragola erano lì, sul posto dell’agguato: il kiwi aveva portato dei diavoletti, la fragola la marmellata, la prima mela il miele e la seconda la gelatina.
Queste cose le avevano prese la notte precedente, salendo su una scala fatta di canne di bambù fin sulla credenza.
Intanto le banane, come al solito, li prendevano in giro.
Fu allora che il kiwi lanciò il suo grido di guerra: - All’attacco!!!!!!!!!!!!!!
Le mele, il kiwi e la fragola iniziarono la battaglia finale.
La fragola lanciò la marmellata e le banane si ritrovarono tutte impiastricciate e appiccicose.
La prima mela sparse sul tavolo il miele e le banane scivolarono; la seconda mela le inondò di gelatina!!
Le banane, nel tentativo di scappare, caddero dal tavolo. Il kiwi per completare l’opera riversò su di loro i diavoletti e un po’ di maionese che trovò sotto mano:
-Che ridere! Ah,ah,ah!! Vi sta bene! - Esclamo il kiwi affacciandosi al bordo del tavolo.
Quando riuscirono ad alzarsi non erano più belle, alte e lucenti, ma erano tutte piene di bolli neri e sembravano anche più curve e più basse.
Così, in quelle condizioni, si abbandonarono senza forza.
A mezzogiorno quando rientrò la padrona di casa e vide le banane a terra esclamò:
-Oh, guarda queste banane! Non m’ero accorta che fossero così mature. Che peccato, ormai sono da buttare!!-
Fu così che le banane finirono nella spazzatura e gli altri frutti poterono finalmente continuare la loro, seppure breve, vita prima di essere mangiati.
ANASTASIA M.



La strega Clonza e il bel domestico Arnold


C'era una volta una signora cattiva, come purtroppo ce ne sono tante in Romania.
Lei amava suo marito, però i bambini non le piacevano, anzi, li odiava.
Questa donna, insoddisfatta, diceva di non volere il bimbo che aspettava. Pensava di abbandonarlo, non appena fosse nato.
Passò del tempo. La donna si trovava un giorno vicino ad un fiume, provò dolori alla pancia, capì che doveva partorire!
Vicino al fiume, c'era una casa nella quale abitava una donna molto buona e disponibile che, non appena sentì le urla della donna, corse a prestarle aiuto.
Questa signora, il caso volle che fosse una dottoressa, aiutò la gestante a partorire una bella bimba.
Ma ecco, dopo essere stata aiutata, non appena rimase da sola, la donna malvagia portò a termine il progetto di abbandonare la piccolina.
La mise in un cestino con una copertina e la abbandonò sulla riva del fiume dicendole:
- Ti lascio qui e se qualcuno ti vede e ha voglia di prenderti, ti porta a casa e ti cresce!
La bimba crebbe cattiva anche perché non sapeva chi fossero i suoi genitori e non aveva avuto il loro amore.
Era una strega e poteva fare diverse magie che utilizzava per fare i dispetti ai contadini.
Un giorno, si trovava nella piazza del paese quando arrivarono un principe con una principessa dai capelli biondi, lunghissimi.
La strega fu invidiosa del loro amore e decise di ostacolarlo con le sue stregonerie. Seguì i due giovani innamorati fino al castello e vi si intrufolò aspettando il momento opportuno per fare i suoi misfatti, chiusa in uno spogliatoio.
Non appena fu all'interno, il chiavistello dello stanzino si ruppe e a nulla valsero i suoi sforzi per liberarsi: neanche la magia riuscì a farle aprire la porta.
La strega chiusa in quel luogo angusto, si sentiva soffocare e stava per svenire quando iniziò, allora a gridare:
- Aiuto! Aiuto!
Un domestico, un giovane alto e bello, forte, coraggioso e intelligente, sentì le urla.
Incuriosito, si avvicinò allo sgabuzzino.
Con la sua forza calcò sulla maniglia, che si sbloccò!
Arnold, così si chiamava il giovane, vide davanti a sé, la ragazza ormai esanime sul pavimento.
Si procurò subito dell'acqua della regina d'Ungheria o, semplicemente acqua di rose, e cercò di farla rivenire.
Clonza, così si chiamava la strega, appena aprì gli occhi vide il bellissimo Arnold e si innamorò.
Anche Arnold non poté resistere agli occhi neri, come la notte buia, di Clonza.
Fu amore a prima vista.
Arnold prese per mano Clonza e, silenziosamente, la condusse nella sua umile abitazione, per curarla.
Fu così che Clonza, per la prima volta nella sua vita, sentì di essere amata e di essere rispettata.
Si pentì di tutta la sua cattiveria e decise di cambiare vita amando, di un amore ricambiato, Arnold.
I due si sposarono, vissero per sempre insieme felici e contenti.
Ebbero due bellissime bambine tanto amate che non abbandonarono mai, perché Clonza aveva capito che è solo l’amore che trionfa nella vita.
DIANA P.


Dondon e il tarlo


Dondon era molto robusto ed anche accomodante.
Riusciva a prendere in braccio persone di cento e più chili. Non si lamentava mai.
Tutti dicevano che era un duro, duro come il legno.
Amava molto il bosco: per Dondon era il suo habitat naturale.
Lo guardava sempre dalla finestra e gli sembrava di tornare indietro nel tempo fino a quando era un piccolo e tenero germoglio e la terra morbida lo circondava.
Ma un giorno, l’avevano preso con la forza e l’avevano trasferito prima in una segheria e poi in un bel negozio di sedie.
Infatti, Dondon era una sedia, ma non una qualsiasi, era a dondolo e aveva tanti amici.
Nel negozio conosceva tutti: armadi, comodini, sedie, letti, divani...
Erano tutti molto spiritosi e simpatici, fra tutti, il suo migliore amico era, senz’altro, il tavolino dell’800 a fianco a lui.
Al tavolino, infatti, raccontava i suoi sogni e le sue speranze future.
Purtroppo aveva anche dei nemici: i tarli!
Dondon diceva spesso:
- I tarli sono esseri piuttosto odiosi e antipatici perché ripetono sempre le stesse parole
“Legno! Cibo! Cibo! Legno!... gnam, gnam, gnam...”
I tarli, al contrario, pensavano che il legno fosse un cibo delizioso e prelibato.
Un giorno, il negoziante vendette Dondon.
La sedia andò a finire in una casa arredata con mobili in legno pregiato.
Non mancava niente! Neanche i tarli!
Infatti in quell’abitazione, viveva Tarlbuk, il famigerato tarlo, terrore di tutta la mobilia.
Quando aveva fame, usciva dal suo nascondiglio e incominciava a girare tra i mobili, mettendo in moto la sua arma potente.
Tutti gli oggetti di legno, allora incominciavano a scricchiolare dal terrore.
La sedia Luigi XII gemeva, e dalle gambe uscivano dei rumori inquietanti.
La cristalliera in noce si metteva a tremare a tal punto che le antine di vetro vibravano paurosamente.
Si teneva, però, lontano da uno scaffale di pino, cibo che non amava molto, l’avrebbe mangiato solo in occasione di carestia.
Ogni volta che Dondon si rilassava, arrivava Tarlbuk e zac, lo colpiva.
Gli faceva un bel buco e Dondon si lamentava:
- Ahi, ahi!!!
Ormai, dopo anni e anni, Dondon aveva gallerie dappertutto.
Quando, in inverno, c’era la finestra aperta, un vento gelido lo attraversava da “spalliera a gambe”. Non ne poteva proprio più!
Aveva cercato più volte di parlare con Tarlbuk per convincerlo ad andare nella legnaia.
Ma Tarlbuk, furbo, non ci andava.
Sapeva di correre il rischio di essere bruciato nel camino di casa nel momento in cui il padrone avesse utilizzato i ciocchi di legno per accendere il fuoco.
Ma non passò una settimana dall’ultima volta che Dondon lo aveva pregato di lasciarlo stare che, mentre Dondon stava dondolando il suo padrone, Tarlbuk scivolò per sbaglio fuori dal suo ultimo buco che aveva fatto e…finì schiacciato dalle gambe del dondolo.
E così, da quel giorno Dondon, fini il supplizio.
- Evviva!- esultò in coro la mobilia nominando la sedia loro eroe.
GIORGIO D.


Jack e lo scarafaggio


Jack era seduto su un ramo di una grande quercia, si dondolava.
Aveva una fame pazzesca e quando era affamato gli restava solo la voglia di suonare il suo flauto per non sentire i morsi della fame.
Era un orfano nullatenente e per questo viveva in un bosco, mangiava bacche e dormiva su un grosso albero cavo.
Jack, mentre stava suonando il flauto, vide passare davanti ai suoi occhi un piccolo scarafaggio.
Jack stava per schiacciarlo, quando sentì una voce:
- Perché mi vuoi pestare, non ti ho fatto niente!
Jack tolse il piede giusto in tempo e lo scarafaggio si salvò.
La bestiola gli fu riconoscente e gli disse che quando ce ne fosse stato bisogno, avrebbe dovuto chiamarlo.
Lui sarebbe arrivato: lo conoscevano tutti come terribilino.
Era un insetto magico e per questo sarebbe subito comparso.
Jack ritornò a suonare il suo flauto, quando ad un certo punto, passò in lontananza una vecchia signora.
Appena vide il bambino, la vecchina pensò subito di fargli zappare l’orto e poi di mangiarselo ed allora gli si avvicinò.
Jack si spaventò della sua bruttezza perché aveva il naso lungo, bitorzoluto e una bocca storta da cui usciva un alito pestilenziale.
La signora costrinse furbescamente Jack ad andare nella sua casetta, gli offrì un bicchiere d’ acqua e una coscia di pollo.
Dopo pranzo, la vecchia mandò subito Jack a zappare l’orto e a seminare.
Alla sera Jack, esausto, si addormentò, senza cenare.
Il mattino dopo, Jack si svegliò presto a causa della fame e scese piano, piano le scale.
Sentiva la voce della vecchia che diceva tra sé:
- Appena scende il bambino lo butterò subito nella pasta dei biscotti e poi ci metterò un po’ di latte per ammorbidirlo.
La strega dopo aggiunse:
- Chiamerò i biscotti: “i pasticcini alla coscia di bambino”.
Jack, appiattito più che poteva dietro alla porta, aveva le gambe che facevano “Giacomo, Giacomo”.
Il bambino non sentiva più i morsi della fame, ora, era in preda alla paura.
Jack si ricordò, allora, di“ terribilino” e della promessa fattagli.
Al suo richiamo, apparve una piccola nube gialla.
Dalla nuvola uscì lo scarafaggio.
Jack spiegò l’accaduto e la bestia tirò fuori un sacchettino con una polvere blu a strisce verdi, la prese in mano e la buttò su di loro.
Jack si sentì subito forte.
Il bambino andò in cucina e, prima che la strega si girasse, le tirò addosso il pentolone con la pasta di biscotti e con il latte bollente.
La strega, ustionata e dolorante, si arrese a miti consigli.
Indirizzò Jack verso il sentiero che portava ad un villaggio.
Al margine del bosco, a tre giorni di cammino, c’era un paesino.
Jack era talmente stanco e affamato, che chiese ancora una volta aiuto allo scarafaggio per arrivare in breve tempo al villaggio.
La bestiola naturalmente acconsentì alla sua richiesta
Era diventato il suo migliore amico e lo seguiva costantemente.
Inoltre gli rivelò che il bambino era nato proprio in quel villaggio.
Giunti al paese lo scarafaggio gli indicò la casa dove era nato.
Jack entrò nella casa e trovò i suoi genitori. A lungo lo avevano cercato.
Jack era stato perso da piccolo nel bosco.
La loro gioia fu così grande che non finivano più di coccolarlo e di ringraziare il cielo di aver potuto riavere il loro figliolo.
LORENZO C.


Il mortaio e il pestello


C’era una volta, in una cucina di un casolare di campagna, un pestello.
Questo attrezzo aveva l’abitudine di prendere sempre a pestate il mortaio.
In difesa del mortaio, c’erano alcuni amici, il pepe, il prezzemolo, la cipolla e l’aglio.
Loro cercavano di ostacolare in tutti i modi il birbone.
Il pestello credeva di essere più forte, bello e robusto di loro che erano così piccoli.
E si divertiva a pestarli!
Loro, però, continuavano a difendersi; ad esempio, una volta, la cipolla aveva deciso di farsi pestare e far uscire il suo succo irritante per causare il pianto agli uomini.
Quel piano sarebbe stato perfetto, se non fosse stato per un piccolo dettaglio non trascurabile.
Il pestello era senza naso!
Quindi il piano fallì.
Venne un’ idea al pepe che disse:
- Se ci rivolgiamo al peperoncino, un mio amico, molto piccante, gli potremo chiedere di aiutarci a risolvere questa situazione!
Saltarono giù dalla ciotola situata sul tavolo e scivolarono fino all’orto, lì trovarono la spezia nella sua casetta di foglie.
Il peperoncino ascoltò la richiesta di aiuto, e accettò di collaborare.
Voleva, in cambio, come ricompensa, solo, un seme di peperoncina.
Una volta cresciuta gli avrebbe fatto compagnia.
Così, il pepe portò il peperoncino dal pestello.
Iniziò la battaglia.
Il peperoncino fu colpito dal pestello
Dalla spezia, uscì un liquido piccantissimo che avvolse il pestello, ormai usurato, e gli bruciò la lingua tagliente.
Per il dolore scivolò giù dal mortaio, cadde e rotolò fino a una buca profonda
Il pestello rimase nella buca dell’orto.
Fu coperto dalla terra smossa dal contadino per seminare i pomodori..
Il mortaio non venne più preso a pestate
Al peperoncino fu dato il seme e non fu più solo.
MATTIA F.


La gomma la penna e le forbici


Gerardo era un bambino diligente, ogni pomeriggio, svolgeva, con cura, i compiti che la maestra gli assegnava.
Ma come capita a tutti, quando Gerardo scriveva, qualche volta sbagliava.
Così cancellava l’errore con la gomma.
La situazione era diventata insostenibile per la penna, che ormai si considerava un essere incapace e buono a nulla.
Accadde un giorno, che Gerardo dimenticò il suo astuccio a casa.
Fu in quel momento che la penna escogitò un piano di vendetta per eliminare la sua rivale.
Si accordò con il signor “Tagliatutto”, al secolo le Forbici. Gli spiegò tutto il piano, in cambio, le forbici chiedevano carta nuova da tagliare.
Il patto venne stipulato e la gomma subì la vendetta, venne tagliata a pezzi.
Quando Gerardo tornò a casa si mise a fare i compiti.
Mentre scriveva sbagliò e così dovette cancellare.
Fu in quel momento che vide la sua gomma ridotta a pezzettini.
Gerardo diede la colpa al cane, pensando che fosse stato lui a mangiucchiarla.
Lo inseguì con la pantofola per tutta la camera
- Ti faccio vedere io!..- diceva alla povera bestiola.
Dopo aver ingiustamente punito il cane, andò a comprare una gomma nuova.
Per sicurezza la ritirò nel cassetto della sua scrivania dove teneva le cose più importanti: le lettere della fidanzata, il Game Boy;…
Temeva che il cane se la pappasse nuovamente!
Le Forbici e la Penna non potevano più far danni.
Non solo, dovettero convivere in un astuccio striminzito.
Di questa situazione, non fu contento il signor Tagliatutto, che tagliò il cappuccio alla signora penna.
Fu così che questa capì il famoso, detto: ”Chi la fa, l’aspetti!”
SERGIU M.


La stampante e il foglio


Un giorno un signore decise di comprare un computer con la stampante.
Mise un foglio dentro la stampante, che si rifiutò di stampare, non ne aveva proprio voglia!
Aveva lavorato tutto il giorno ed ora era stanca.
Un giorno il signore trovò un lavoro: il maestro, il primo giorno quando entrò fece la lezione poi quando rientrò a casa trovò tutti i fogli per terra.
Li mise dentro alla stampante, lui voleva fare le fotocopie per i suoi alunni, mise un foglio dentro alla stampante ma la stampante non volle allora il maestro la portò ad aggiustarsi, poi quando si aggiustò, il maestro quando volle fare le fotocopia la stampante la fece ma il giorno dopo non le fece perché quando non si era accorto che aveva stampato il foglio che lui odiava.
Ma c’ era il fratello del foglio che la stampante non conosceva.
Il foglio andò dalla stampante e li disse che non doveva fare così agli altri fogli.
La stampante si scusò e disse che non lo farà mai più.
La stampante non fece più dispetti così dispettosi e brutti, e da li la stampante e i fogli vissero felici e contenti.
NAJOUA E.

Modificato da - Georg Maag in data 05/05/2004 07:24:24
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Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03