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 RODARI, Torino, 2003/2004
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lina lista
piccolissimo scrittore


32 Messaggi

Inserito il - 13/02/2004 :  11:55:25  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Georg,

l'inizio di TEO è molto interessante perchè ci fa conoscere anche un lato del tuo carattere e poi ci affascina la figura di TEO ,ci piace tornare con te al passato e vorremmo conoscere la vita privata di TEO.
CARI SALUTI DAI pirati della 3G della Rodari

Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 15/02/2004 :  08:40:41  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cara Lina,
ringrazio i bambini per il loro giudizio di "Teo corre veloce". Puoi dire a loro che se vogliono, possono iscriversi e laciarmi anche personalmente dei messaggi proprio nel forum dove lo sto pubblicando, e dove tra un po' ci sarà anche il terzo capitolo.
Ora dovete mandere - e anche presto - quello che avete preparato sul corso di scrittura in questo forum. Non vedo l'ora di leggere le vostre impressioni.
Se lo attaccate a questa discussione (cliccando su rispondi sotto l'ultimo intervento della discussione) diventerà la discussione "Rodari 3G, Torino, 2004" e bisognerà cambiare nome alla discussione. Puoi farlo tu, cliccando su "modifica" sopra il tuo primo intervento, altrimenti posso farlo anch'io la prossima volta.
Allora forzzzzza ragazzi! Scrivete e divertitevi!
Ciao
Georg

Modificato da - Georg Maag in data 21/02/2004 09:34:34
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admin
Forum Admin


846 Messaggi

Inserito il - 25/02/2004 :  17:14:59  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
(inserito nel forum sbagliato e spostato col sudore della fronte dall'amministratore nel forum della Rodari)



Caro Georg,
dopo il nostro incontro in Biblioteca, oggi abbiamo letto tutti gli incipit dei libri che avevamo scelto.
Questi sono i risultati della votazione.
1° classificato:"L'isola del tesoro" di Robert Louis Stevenson, con 22 punti.
2° classificato:" Il fantasma di Barbablù" diWilliam M. Thacheray, con 13 punti.
3° classificato "Pericolo medico" di Robert Louis Stevenson, con 11 punti.
bbiamo preparato la continuazione del primo classificato e te la manderemo al più presto.

Ciao dalla Terza H della Rodari.
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admin
Forum Admin


846 Messaggi

Inserito il - 25/02/2004 :  17:35:08  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
(spostato dall'amministratore nella discussione della RODARI)




Il primo incontro con lo scrittore è stato divertente, “insegnativo” e un po’immaginativo.
Rebecca Giampaolo


È stato emozionante e divertente.
Lia Montuschi


Io mi sono impressionata quando lo scrittore ha detto di trovare un’ idea... tutti dicevano qualcosa, ma nessuno riusciva a trovare un’ idea!
Michela Boncristiano.


Quando sei entrato sono state molte le emozioni per ascoltarti, gli indizi per lo scrittore sono bellissimi e mi è piaciuto quando hai letto il racconto di Sibissibis.
Sibissibis sembrava vero.
Stefano Barberis.


Il mio primo incontro con Georg Maag è stato fantastico.
Georg ci ha insegnato a pensare , a ragionare e a farci venire le idee.
Ci ha raccontato la storia del suo ginocchio e una storia del suo libro.
Stefano Frontino


In questo incontro con lo scrittore io mi sono divertita molto, ci ha fatto capire molte cose che non sapevamo e ci ha fatto tornare nel passato.
Federica Nigro.


È stato molto bello fare la lezione con Georg Maag , ma oltre tutto ha fatto anche ridere . Alla fine della lezione Geo ci ha letto una storia su un disegno di un bambino.
Giorgia Sandiano.


Ho pensato di questo incontro con Georg Maag che era bello imparare a scrivere storie fantastiche e quando devo scrivere bisogna mettere tutta la fantasia.
Giulia Dimarzio

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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 25/02/2004 :  17:42:18  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari ragazzi della III H,
grazie per aver mandato la classifica dei vincitori, ma...
... dove sono gli incipit???! Dovevate pubblicare anche i tre vincitori, non solo l'autore ed il titolo del libro...
Come faccio capire come sono gli inizi che vi sono piaciuti di più se non li ho in casa?
Allora: dite alla maestra di ricollegarsi col sito e di pubblicare gli incipit completi, e anche di mettere tutto quanto in QUESTA discussione. (Per farlo, basta cliccare su "rispondi" in basso, sotto all'ultima pagina di commenti).
Così vi risponderò di nuovo!

Poi credo che i commenti buffi siano anche i vostri. Non c'era scritto, e dato che siete due classi, dite alle maestre di scrivere sempre la classe, quando pubblica qualcosa.
Comunque ho riso molto per alcuni aggettivi che avete usato per me. Non credevo di essere così!
Allora: armatevi di volontà, state un po' più zitti del solito, e pensate di più, ok? Sono certo che verranno fuori un sacco e mezzo di idee, e delle storie proprio belle!
E dite alle vostre maestre di scrivere di più, di comunicare di più, e dite anche che Internet non morde nessuno...
Ancora una notizia: se andate sulla Homepage del sito (da dove si entra, tanto per intenderci, ci sono nuove notizie: uscirà un mio libro per il Salone del libro, e magari potete venire tutti assieme con le maestre alla presentazione? Fatemi sapere.
Un abbraccio alla banda del buco della Rodari
Georg
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Rodari Terza H
Piccoloscrittore appena arrivato


3 Messaggi

Inserito il - 27/02/2004 :  18:56:56  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Dai ragazzi della 3° H Rodari, la banda del buco.

Caro Georg, ...finalmente troviamo un po’ di tempo per inviarti gli incipit più votati.

1° classificato:
"L'isola del tesoro" di Robert Louis Stevenson, con 22 punti.


“Poiché il conte Trelawney, il dottor Livesey, e gli altri gentiluomini di qui, mi hanno chiesto di fare un resoconto scritto di tutti i particolari relativi all’ Isola del Tesoro, dal principio alla fine, senza a omettere nulla tranne le coordinate dell’ isola , e questo solo perché una parte del tesoro è ancora là, prendo la penna nell’ anno di grazia 17…”


2° classificato:" Il fantasma di Barbablù" diWilliam M. Thacheray, con 13 punti.

“Per diverso tempo dopo il fatale incidente che la privò di suo marito, la signora Barbablù rimase, come si può facilmente immaginare, in uno stato di profonda afflizione.
Non c’era nessun’altra vedova in tutto il paese che splendesse tanto in abiti da lutto: portava i suoi bei capelli raccolti in ciuffette pieghettate, e i veli di crespo nero le arrivavano fino alle ginocchia.”


3° classificato "Pericolo medico" di Robert Louis Stevenson, con 11 punti.

“IL consiglio biennale dell’ associazione chirurgica e medica di Lakeview stava volgendo alla fine .
“E non troppo presto- pensò Mark Harrison, mentre aspettava che l’ ultimo relatore terminasse di parlare su:<< Più bypass più vite, non meno>>.



Ci fa piacere che i nostri commenti ti abbiano fatto ridere. Oggi siamo andati tutti insieme nel laboratorio di informatica e abbiamo visitato ancora una volta il sito dei piccoli scrittori. E’ proprio bello!

Ti mandiamo anche la nostra storia collettiva “ La magnifica avventura di Gocciolino e Gocciolina”.
Ci dirai che cosa ne pensi.
Aspettiamo i tuoi consigli.
Ciao da quelli della banda del buco della Rodari.
A presto!


La magnifica avventura di Gocciolino e Gocciolina .


Gocciolina e Gocciolino erano due fratelli gemelli. Si assomigliavano
proprio come due gocce d ‘ acqua.
Erano piccoli, azzurri,trasparenti e avevano solo un fiocchetto che li distingueva :rosa per Gocciolina, azzurro per Gocciolino.
I due fratellini vivevano in una nuvola grande bianca e soffice come un cuscino di piume.
Non erano soli! Con loro c’erano migliaia di goccioline .
Un giorno arrivò il Vento del Nord, gelido e fortissimo, che spinse la nuvola bianca contro le altre nuvole. La nuvola si arrabbiò ,diventò nera nera e Gocciolina e Gocciolino si sentirono diventare pesanti.
“Aiuto,aiuto! Stiamo precipitando e non abbiamo neanche il paracadute!”
Gocciolino si unì ad altri compagni e diventò un fiocco di neve che cadde su un ghiacciaio. Gocciolina, spinta dal Vento del Nord, si mischiò
Ad alte gocce e formò un acquazzone che si scatenò sul mare .
Arrivò l’estate e la neve del ghiacciaio si sciolse.
Gocciolino velocissimamente scivolò giù dalla montagna, finì in una cascata, rimbalzò in un torrente che lo trascinò fino al fiume Po.
“Ahi, ahi, che male! Povero me! E adesso dove andrò?” si lamentava Gocciolino e si sentiva tanto solo senza la sua sorellina.
Intanto, nel mare, Gocciolina si divertiva a galleggiare, a fare surf sulle onde, a sguazzare nell’acqua. Alla sera però sentiva la nostalgia di suo fratello e le pareva quasi di sentire la sua voce.
“Che tristezza! Chissà dove sarà mio fratello! Come vorrei che fosse qui con me”.
Il fiume Po scorreva verso la foce. Gocciolino si sentì portare dalla corrente verso il mare in burrasca. Nel mare, un ‘onda più delle altre spinse Gocciolina verso la foce del fiume.
I due gemelli si incontrarono e si riconobbero dal fiocchetto che avevano in testa.
“Ma quanto mi sei mancata!”
“Dove sei stato? Stavi in pensiero per me?”.
E non finirono più di farsi domande, di raccontarsi le cose che avevano fatto, di abbracciarsi.
La felicità li faceva sentire leggeri leggeri. Così leggeri da volare su nel cielo. Sembrava un sogno, ma era realtà: erano davvero su nel cielo!
Si ritrovarono nella nuvola bianca …
Chissà quante altre avventure potranno avere in futuro!

Ciaooooooooooo
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lina lista
piccolissimo scrittore


32 Messaggi

Inserito il - 29/02/2004 :  13:12:29  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Georg
la votazione degli incipit è stata entusiasmante, a differenza delle altre volte siamo stati molto uniti (NON ABBIAMO RUGNATO)
Ti inviamo i primi tre classificati:

1° Classificato : Barbarossa Red autore Dennis Jones
Il cielo era plumbeo, chiuso e gelido.
Fuori, nel maestoso parco a sud del castello, gli alberi stillavano grevi perle di pioggia ghiacciata e nella fontana delle Nadai le gocce si congelavano sulle spalle e sui seni delle ninfee semisommerse nelle aiuole nelle freddi vasche
.

2° Classificato : Memorie di due giovani spose autore Honorè de Balzac
Cerbiattina mia, anch'io sono fuori anch'io! E se non mi hai scritto a Blois, sono anche la prima al nostro caro appuntamento per corrispondenza. Stacca gli occhioni neri incollati sulla prima frase e riserva l'esclamazione per la lettera in cui ti confiderò il primo amore.

3° Classificato : La rapina autore Valabruini Foti

L'aereo atterrò sulla pista dell'aereoporto con quasi due ore di ritardo a causa di uni sciopero annunciato mezz'ora prima della partenza.

Continuazione del primo incipit, scelto dalla classe e scritto da Irene Panetto.

Ma ad un tratto la neve si sostituisce alle gocce di pioggia e si vedono le montagne imbiancate come fosse panna montata, intanto il vento soffiava ed il fruscio delle foglie secche si faceva sentire come musica. ]

Nella nostra classe il tuo lavoro va a gonfie vele (Allora perchè ci chiamiamo pirati EH!!!!!)C'è un problema però ci sentiamo tutti piccoli scrittori e perchè la maestra ci dice che siamo vulcani di idee inconcludenti?Ce lo spieghi tu?Ciao a presto con la mega storia collettiva e ragazzi di tutta ITALIA urlate con noi W GEORG (AH MA VOI LO CONOSCETE?) CIAO dai pirati della 3G RODARI
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IRENE RAVERTA
Piccoloscrittore appena arrivato


1 Messaggi

Inserito il - 06/03/2004 :  15:29:27  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Georg a cosa serve essere scrittore oltre a far vedere i libri?

ANCORA UNA DOMANDA

Certe volte non ti stufi di essere scrittore?



IRENE DELLA 3^G





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lina lista
piccolissimo scrittore


32 Messaggi

Inserito il - 07/03/2004 :  10:12:07  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Georg ,probabilmente c'è stato un errore ,poichè non ho letto la mia discussione .Beh la riscrivo.Stiamo lavorando ,come ti avevo precedentemente scritto,sull'invenzione della storia"DELLE IDEE VAGANTI" l'argomento si presta a mille storie e ti chiedo: è preferibile scrivere una storia collettiva o individualeIo penso ,se sei d'accordo, che la scrivano tutti ,poi io faro un lavoro di "PULIZIA"scegliendo le migliori e conglobando in unico incipit le idee simili cosa pensiIl lavoro procede benissimo e sempre con entusiasmo visto che tutto possono leggerlo su internet. A presto buon lavoro attendiamo tue risposte anche sulla continuazione dell'incipit vincente Cari saluti LINA 3G RODARI 2003/4
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 07/03/2004 :  21:20:09  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

Caro Georg a cosa serve essere scrittore oltre a far vedere i libri?

Cara Irene,
essere scrittore non "serve" quasi a niente. Esser scrittore "serve", prima di tutto, a me. Mi serve perché per scrivere devo osservare il mondo come se non l'avessi mai visto prima. E poi devo stupirmi di vedere certe cose, o perché sono stupide (ce ne sono a valanghe!), o perché sono belle (ce ne sono di meno, ma proprio per questo sono preziosissimi e mi tirano su il morale). Scrivere di queste due cose è importante per me, perché la "mia reazione" al mondo mi dice chi sono io, e dove mi trovo. Mi capisci? Spero di sì! (Magari rispondimi su questa mia cotro-domanda, ok? Sarei contento sentirti dire la tua! )

ANCORA UNA DOMANDA

Certe volte non ti stufi di essere scrittore?

Ti faccio una contro-domanda (di nuovo!):
Tu ti stufi di respirare? Ti stufi di essere contenta?
Per me, scrivere è come respirare, e mi rende felice. Se poi qualcuno mi legge ed è contento a sua volta, benissimo!
Un abbraccio
Georg


Modificato da - Georg Maag in data 07/03/2004 21:21:05
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 07/03/2004 :  21:26:17  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cara Lina,
grazie per la tua domanda (le domande di didattica, però, andrebbero sul forum delle maestre!).
In linea di massima, fai TUTTO quello che puoi fare con i piccoli scrittori. Più fate, meglio è. Se volete "partire" con una storia di gruppo, non è una cattiva idea. Sarebbe come "allenarvi" alle storie singole, e un po' di allenamento vi farebbe solo bene. Basta non annoiarsi!
Poi farete il passo alle storie singole, e lì avrai il tuo da farsi, perché nasceranno tante domande, usciranno le beghe, e i nodi verranno al pettine. Se avrai domande, fammeli sul forum delle maestre, sempre nel nome della Scuola, ok?
Hai visto quante visite avete già avuti sulla vostra discussione?! Un successo, direi!
Bravi, andate avanti così!
Un grande forzzzzza a tutti quanti ai pirati intrepidi del merluzzo affettato,
Georg
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lina lista
piccolissimo scrittore


32 Messaggi

Inserito il - 08/03/2004 :  18:00:01  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
CIAO GEORG sono SIMONE della 3G Rodari,oggi abbiamo inventato delle storie tutte dal titolo "STORIA DELLE IDEE VAGANTI"la maestra mi ha detto che il testo è bleeeeee,capisci no?da vomitare,ma voglio anche il tuo parere ed apro una discussione con altre classi .Scrivo la storia
C'era una volta un vulcano dentro di sè aveva tantissime idee vaganti,come moglie aveva una montagna,intorno a lui animali con molte idee.Un giorno arrivò un diavoloche prese tutte le idee degli animali ,un 'ora dopo arrivarono due parole che formarono un nome e lo pronunciarono il nome era BIG JIM ,che andò dal diavolo con vulcano. BIG JIM arrivò per primo e gli mollò un calcione invece arrivò vulcano e gli buttò addosso tutta la lava cosi vulcano ebbe dentro di sè tutte le idee.NON MI AMMAZZARE ANCHE TU COME LA MAESTRA e voi bambini cosa ne dite PIETà ciaooooooooooSIMONE POWER RANGER
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lilly
Piccoloscrittore appena arrivato


3 Messaggi

Inserito il - 13/03/2004 :  19:48:29  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
ciao GEORG non abbiamo più avuto tue risposte sia alla richiesta di Simone sia alle mie domande ,il lavoro procede benissimo e ci vedremo mercoledi grazie e buona domenica (se per te sarà un riposo!!!!!!.....LINA E I PIRATI della 3G
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 13/03/2004 :  20:46:08  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Simone,
hai ragione. Dovevo risponderti prima! Ma ho avuto tanto da lavorare, tanto da viaggiare, e poi anche un'influenza mi ha lasciato un po' per terra. Ma ora va meglio, e parlerò della tua storia.
Sei pronto?
Ma proprio pronto?
Pronto pronto pronto?
Non tutto ti piacerà...
Dunque:
C'era una volta un vulcano dentro di sè aveva tantissime idee vaganti,
Fino a qui, tutto benissmimo. Ottima idea, direi, veramente ottima! Ma andiamo avanti: Farei comunque un punto. Un punto è importante, distacca, fa da pausa. Dà da pensare, un punto. Dunque usalo spesso, e lui ti sarà grato!

come moglie aveva una montagna, intorno a lui animali con molte idee.
Qui cominciani i guai. Bella l'idea della moglie-montagna. Allora, non la devi buttare via, non parlandone affatto. Una bella idea vale, va coccolata, espressa meglio! Potevi mettere qualcosa sul loro amore, o cosa lui trovava in lei e lei in lui, o il problema di incontrarsi, qualsiasi cosa, ma che sia carina e che ci faccia sorridere o sentire male per loro.

Un giorno arrivò un diavolo che prese tutte le idee degli animali,un ora dopo arrivarono due parole che formarono un nome e lo pronunciarono il nome era BIG JIM ,che andò dal diavolo con vulcano.
Qui siamo veramente nei guai. Chi è questo diavolo? Metti in ogni frase un personaggio nuovo. Va bene mettere personaggi, e si capisce che ne hai ottime idee. Sicuramente nemmeno ti mancano. Ma per gustarti le idee, le devi sviluppare, pensare. Un po' quello che volevo insegnarti quando ho parlato delle idee-trota, che bisogna avvicinare con estrema calma, con pazienza... altrimenti scappano. Tu hai visto una trota, e poi... basta. L'hai abbandonata senza guardarla. Ora hai inventato una montagna, con moglie (!) e butti nella mischia un diavolo. E non basta, poi si formano due parole che a loro volta formano un nome...
Chi sono? Cosa c'entrano col diavolo? Da dove vengono? Chi li manda? Hanno qualche scopo?
Vedi, devi pensare queste cose mentre sviluppi la tua storia. Se le parole sono di troppo, o non entrano facilmente nella storia, lasciale fuori! Piuttosto inventa la storia di quelle parole che formano nomi...

BIG JIM arrivò per primo e gli mollò un calcione invece arrivò vulcano e gli buttò addosso tutta la lava cosi vulcano ebbe dentro di sè tutte le idee.

Qui proprio non avevi più voglia. Ti è partito tutto, e volevi solo finire la storia, ma non hai pensato a niente. (Chissà cosa avevi in mente, invece?)
Lasia perdere Big Jim. Con il bel inizio ha niente a che fare, come i cavoli a merenda. Se qualcuno combatte, per chi lo fa? O contro chi? E perchè?
Ecco, in breve, la mia critica.
Terrei l'inizio, perché è proprio carino. Ma dalla moglie in avanti la penserei diversa, più avvincente, più ragionata. Di scelte ne hai un milione. Pensaci un po', e ti verrà quella buona.
Se alla fine il vulcano vincerà, sarebbe nemmeno tanto male. Magari vogliono fare del male alla moglie? Pensa!
Ciao, e fammi sapere come l'hai presa, ok?
Georg
Un salutone a tutti!
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lilly
Piccoloscrittore appena arrivato


3 Messaggi

Inserito il - 15/03/2004 :  15:09:36  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
ciao GEORG sono Simone, della 3G Rodari ,oggi la maestra LINA mi ha fatto leggere la tua critica ,sono rimasto un pò impressionato,ma in effetti mi hai aiutato molto con la tua risposta perchè ha chiarito le idee a me ed ai compagni.Vedrai la prossima volta scriverò una storia bellissima e sono fiero dei tuoi insegnamenti e rispetterò le tue osservazioni un caro saluto da tutti i pirati
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lina lista
piccolissimo scrittore


32 Messaggi

Inserito il - 24/03/2004 :  21:12:15  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
caro Georg sono Andrea Seno della 3G rodari ,cioè della banda del buco siamo molto felici di partecipare al tuo corso e ti scrivo una mia storia Ti piacerà boh!!!!
La ciabatta e la baghetta
Un giorno Genoveffa ,la panettiera ,fece il pane,mentre impastava ,sentì "AHIIIIII!!!andò a vedere nel cestino del pane e vide una baghetta rotta,immaginò che fosse stata la ciabatta invidiosa della baghetta ,alta e slanciata,Poi ci pensò un pò e...."Lasciamole perdere che si aggiustino"disse.E andò a proseguire il suo lavoro.Alla sera stanca portò a casa ,per cena, la baghetta e la ciabatta,ma quando andò a dormire....la ciabatta chiese scusa alla baghetta perchè per renderla intatta l'aveva attaccata con lo scotch.Così vissero unite e mangiate CIAO A PRESTO
ANDREA SENO 3G RODARI
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 25/03/2004 :  08:43:10  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Andrea,
grazie per la storia della baguette. Mi è piaciuta molto, sai?!
Però c'è sempre un però (noi scrittori siamo come il peggiore capitano dei pirati!):
Quando scrivi una storia, devi caratterizzare i protagonisti. Non ne abbiamo parlato assieme, di questo?
Caratterizzare vuol dire dare loro un volto, o un comportamento, o un sentimento. Noi descriviamo il protagonista, e attraverso la descrizione i lettori capiscono meglio, e si sentono coinvolti nella storia.
Dovresti caratterizzare la baguette e la ciabatta, dare loro un carattere, un comportamento, e una ragione per cui litigano e una spezza l'altra. Chissà, magari sono tutti e due innamorati del grissino, che però è altezzoso e non ne vuole sapere e non le guarda nemmeno. Così, quando una finisce spezzata, noi lettori sentiamo pena per lei.Per il resto la storia fila abbastanza bene.
Se stai anche attento all'interpunzione, sarebbe meglio. Dopo i punti c'è uno spazio vuoto, e la prima lettera della frase che segue è maiuscolo. Anche dopo le virgole c'è un punto, e dopo i due punti. Sempre uno spazio vuoto dopo ogni segno dell'interpunzione, mai prima.
Magari ripasa sopra la tua storia, dai un po' di vita alle due protagoniste, e poi me la rimandi?
Un abbraccio
a presto
Georg
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lina lista
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 29/03/2004 :  22:05:46  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
ciao Georg
abbiamo completato una delle storie collettive , vuoi che la inviamo sul sito o la teniamo segreta per la votazione? Da noi le storie sfornano come pizze , ma con molti più ingredienti eh!!!Il lavoro anche per chi scrive a piccole dosi procede benissimo. Grazie per tutte le possibilità che ci hai dato e mi hai dato .
Un caro saluto LINA e la sua banda della 3G
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 30/03/2004 :  07:20:41  Mostra Profilo  Rispondi Quotando

Cara Lina e tutta la banda di pirati,
grazie per la lettera "notturna".
Le storie collettive non parteciperanno alla votazione finale delle storie della classe, dunque puoi benissimo pubblicarla qui.
Se vi sembra interesante, mandatela presto, e così vi posso dare suggerimenti sulla storia, dare qualche dritta, che magari vi serve pure per migliorare le sorie singole.
Se avete una storia collettiva proprio bellissima, potreste pensare di partecipare ad uno dei concorsi letterari (Una bella lista è pubblicata nel forum delle maestre, ed è pure aggiornata da pochi giorni per le date di scadenza. Alcuni concorsi sono del tutto gratuito, basta scrivere all'organizzatore e chiedere il bando per esserne certi). Se volete partecipare al concorso, NON pubblicate la stessa storia qui, altrimenti rischiate che non venga accettata come "mai apparsa".
Sono contento che tutto proceda per il meglio.
Ora scappo ad affrontare 3 classi a Brandizzo, e vi saluto.
P.S.: avete anche il pappagallo, quello che ogni pirata possiede? Parla? Cosa sa dire?
ciao
georg
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lina lista
piccolissimo scrittore


32 Messaggi

Inserito il - 04/04/2004 :  19:25:10  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
caro Georg
sono Federico il pirata della Rodari 3G,ti invio la mia storia.
LA MELA E LA BANANA
Tanto tempo fa a Cavour, viveva una mela di nome Marlene e in Ecuador una banana di nome Chiquita. La mela era lucida, con occhi verde scuro ,la pelle rossa e la bocca grande. Invece la banana aveva la pelle gialla , gli occhi azzurri e la bocca sottile.
Un giorno Chiquita arrivò in Italia ,per frequentare un corso di ballo e così conobbe Marlene.I due frutti però litigavano sempre-Ballo meglio io !No ballo meglio io !-continuavano a dire l'una all'altra . Infatti Marlene pensava di essere la migliore nel ballo liscio e Chiquita la migliore nel ballo latino americano .
Un giorno la banana invitò la mela a cena da lei ;le preparò una cenetta , apparentemente prelibata . In ogni cibo però,Chiquita mise un verme , per far venire un gran mal di stomaco alla povera Marlene.Chiquita infatti , voleva allontanare a tutti i costi Marlene dal gruppo di ballo. La banana offrì gentilmente il cibo alla mela , che appena lo assaggiò gridò-Aiuto!Sto male !- Marlene scappò via da quella casa piangendo . Chiquita invece pensò -AH! AH! AH!Sono contenta che sia finita così.- Ma durante la notte , ripensò a tutto quello che era accaduto , si sentì in colpa per essersi comportata così male . Il giorno dopo quando Chiquita arrivò alla scuola di ballo , cercò subito Marlene , si avvicinò a lei e le disse :- Vuoi diventare mia amica ?- La banana rispose di sì e da quel giorno diventarono amiche inseparabili.
CIAO auguri per il tuo libro peccato non possiamo essere alla presentazione.
FEDERICO RATTO 3G RODARI
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 04/04/2004 :  20:37:03  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Federico-il-pirata!
Grazie per la tua storia. Mi ricordo bene quando si parlava della mela e della banana, da te in classe, e ci eravamo divertiti e caratterizzare i due (protagonista-antagonista) per dare sostanza alla storia, peperoncino al sugo, zucchero nel caffé (e chi più ne ha, più ne metta!).
La storia è carina, sul serio. Non mi hai convinto al 100/100 nella tua caratterizzazione. Non basta dire che pelle hanno e che bocca. Se ben mi ricordo, in classe avevamo parlato anche del accento piemontese spiccato della mela (era di Cavour, mi pare) e della banana che si dava un sacco di arie...
Avresti potuto dunque "calare la mano" più spiccatamente. E non in una prima frase metterle tutti e due. Fai dei punti! (E fai NESSUN spazio prima dei punti/virgole/punti esclamativi ecc., ma DOPO!). Goditi la fase dove caratterizzi. Puoi dare il massimo in questa fase iniziale del racconto.
Dopo, invece, fila liscio. Mi piace proprio. La parte centrale è ottima, la gara di ballo è una bella idea. Non mi hai convinto molto con il finale. Avresti dovuto mettere qualcosa tipo "se mangiava qualcosa che aveva un verme, la mela stava male per tutto il giorno", o simile. Altrimenti ci aspettiamo (parlo da lettore) che la poveretta dovrà morire in breve tempo. Tu, invece, la risolvi con troppa facilità. Il rimorso è perfetto. Ma se trovavi ancora qualche ideuccia carina per cui la banana si doveva pentire, era perfetta.
Se hai voglia, questo sarebbe il momento per riprendere la storia, riscrivere le parti che ti ho sottolineato, e ripubblicarla qui sotto. Così vediamo tutti come e quanto sia migliorata.
Hai voglia?
Poca? Dai, forzzzzzzza!
Quando il gioco si fa duro...



I duri fanno delle buffe facce!!!!
Dimostrami quanto sei duro, ok? So che ce la puoi fare. Ma non farti aiutare da altri, o almeno prova a farlo il meno possibile.
Aspetto la nuova versione.
Grazie. Mi ha fatto piacere che ti sei messo a scriverla, e vedi?!, ti ho risposto...
ciao e a presto
georg

Modificato da - Georg Maag in data 04/05/2004 16:38:18
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lina lista
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 07/04/2004 :  15:14:42  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro GEORG
siamo i pirati della 3G Rodari, la maestra ci ha chiesto di scrivere un giudizio sul tuo corso, ah scusa, sai che ci giudichiamo e critichiamo le nostre storie?Ti scriviamo i nostri commenti.
Simone, Alessandro,Francesco:"un pò ci annoiamo perchè vorremmo scrivere con te non solo ascoltare "
Irene Raverta :"Il tuo corso mi affascina mi sento libera di fantasticare, come mi sento quando arriva FANTASIA SAI chi è (il personaggio che fa Lina)come me la pensano: Alessandra, Irene Panetto e tanti altri.
GEORG sono Rebecca sai che ho tanta voglia di scrivere?Anche io sono ERIKA.Io Massimo sai che scrivo sempre poche righe ma di idee ne ho tante, come faccio?
Ci vedremo presto e non crederai cosa siamo stati capaci di scrivere
,non sciocchezze eh
ehBUONA PASQUA A PRESTO
La banda dei pirati colpisce ancora ,quando il gioco si fa duro i duri combattono......
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 07/04/2004 :  15:32:58  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari ragazzi pirati,
grazie per la vostra lettera piena di critiche e di lodi. Mi ha fatto piacere scoprire quello che pensate.
So bene che non c'è abbastanza spazio per voi, nelle lezioni. Me ne rendo conto, ragazzi. Ma il tempo a disposizione è proprio pochissimo, e se non concentro tutto quello che posso per farvelo entrare nelle testoline pensanti, dopo non ci sono più e voi rimanete con una storia letta e commentata, ma senza aiuti per come affrontare le varie difficoltà che si hanno quando si scrive. Mi piacerebbe tanto avere più tempo per voi, ma è anche una questione di soldi. E voi forse avete già scoperto che spesso noi adulti perdiamo il peso e le misure quando i soldi entrano in gioco. Sono il primo a dirlo, ma le regole vanno decise dall'alto, dalla direzione, e in direzione ci sono persone che contano numeri, calcolano spese, ragionano in ore, distaccamenti, retribuzioni, Pof, Pif e Paf e altre diavolerie. Qalche volta si dimenticano della vera ragione per cui sono lì: darvi la possibilità di imparare cose belle, utili e nuove. Ma se nessuno fa i piani, non funzionerebbe la scuola. Dunque possiamo nemmeno sgridarli troppo, al massimo farli un bel "pittipitti" al sedere, niente in più...
Ciao Rebecca, sono contento che ti sia venuta la voglia di scrivere! Non perderla! Scrivi, scrivi e scrivi! Ma fallo anche per te, e vedrai che diventerai sempre più brava, a mano a mano che lo fai.
Un caro saluto a tutti i pirati. Non dimenticatevi i papagalli, prima di lasciare la nave, e portatevi anche le palle dei cannoni...
un pittipitti al sedere a tutti anche da me
georg
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lina lista
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 08/04/2004 :  08:20:03  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
ciao a tutti sno Rebecca della 3G ecco la mia storia scritta al computer.
Le farfalle
Un giorno ,di lunedì, un bambino di nome Luca, di otto anni, andava a scuola. Luca era alto e magro, con i capelli castani e gli occhi verdi. Luca, ogni giorno, andava ai giardini e un giorno vide una farfalla che si chiamava Stella. La farfalla aveva le ali di colore azzueeo, gli occhi neri e il corpo di colore giallo. Stella volava da tutte le parti e Luca la inseguiva, ma alla fine diventarono amici. BUONA PASQUA GEORG e a tutti quelli che leggeranno ciaoooo
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 08/04/2004 :  08:50:50  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cara Rebecca,
grazie mille per la tua storia. Mi ha fatto molto piacere riceverla e di più leggerla, perché so che a volte quelle maledette lettere non ti escono proprio esattamente come tu vorresti.
Be', un po' ti posso capire: a me, ogni tanto, non escono le parole come avrei voluto. Ho magari delle bellissime parole in mente, inizio a scrivere, e loro partono da tutt'altra parte. Non sempre, o quasi mai, riesco poi a riprenderle, "sgridarle" e rigirarle come avrei voluto.
Se ci pensi bene, è proprio questo il senso del corso che faccio con te e con i tuoi compagni: mettere ordine nelle parole. Se tu, all'interno delle singole parole, hai un po' di disordine, non è grave! L'importante è esprimerle, metterle giù e darle un ordine che a te piace e che ti soddisfi.
Veniamo alla tua storia.
Mi piace, è simpatica. (Tra l'altro mi piaciono anche le farfalle: sono così belle e vulnerabili, non parlano, sono deboli, vivono poco, ma quanta gioia ci danno!)
Un po' mi conosci, e saprai che sono un criticone terribile ! Allora mi permetti due parole di critica (sull'ordine delle parole tra di loro, non sulle singole parole)?
Bene, ero sicuro che me l'avresti permesso.
Quando Luca incontra la farfalla, dovresti aggiungere qualche frase. Ce n'è bisogno, perché devi caratterizzare meglio sia Luca, sia la farfalla. Sono i due protagonisti, e senza darle qualche dettaglio, qualche sentimento, non "prendono il volo", non "vivono" nelle tue parole. O almeno non abbstanza per coinvolgere noi lettori della tua storia.
Dunque metterei qualcosa tipo: "Luca adorava gli animali (farfalle), anche se i suoi compagni lo prendevano spesso in giro per questo"
O qualche frase del genere. Così ce lo rendi più simpatico, e ci racconti qualche dettaglio su Luca.
Devi anche mettere una frase sui sentimenti di Luca quando vede quella farfalla per la prima volta, e anche sulla farfalla, perché altrimenti, Luca come fa a sapere che lei si chiama Stella? Hai varie scelte: o Luca gli dà il nome perché se lo inventa, o la farfalla gli fa capire che si chiama Stella, o altro ancora. Pensaci bene, non è molto difficile.
E poi manca ancora una frase (massimo due) sul perché diventano amici. Non basta scrivere "diventarono amici". Si diventa amici per certe situazioni, o per il tempo che passa, ma quasi sempre perché si vede il mondo in modo uguale all'altro, si hanno gusti simili, si ride assieme, o ci si aiuta. Potresti scegliere una di queste possibilità per spiegarci come diventano amici.
Ecco tutto.
Non te la sei presa? Sapevo che non te la saresti presa! Meno male!
Allora ti invito a ripensarci bene, a prendere il computer, o quello che vuoi, e a migliorare la tua storia, parola per parola. Se le singole parole sono un po' ballerine, non fa niente. Mi importa che abbiano un senso tra di loro.
Un bacione
buone vacanze di Pasqua,
e spero che trovi una bella sopresa nell'uovo!
georg
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elvira
Piccoloscrittore appena arrivato


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Inserito il - 12/04/2004 :  17:10:00  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ciao Georg
sono Elvira alunna della classe 3° dell'Istituto "Coniugi Di Monaco" di Santa Maria Capua Vetere in provincia di Caserta.
Siamo la classe gemella della 3° G della scuola Rodari di Torino.
Lina ci ha spiegato il corso di scrittura creativa e, tramite la nostra maestra o tramite Lina, ci metteremo in contatto con te.
Siamo molto felici di averti conosciuto, anche se solo per nome, e leggeremo il tuo libro.
Grazie di tutto
Elvira


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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 12/04/2004 :  22:22:12  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cara Elvira,
mi fa molto piacere ricevere lettere da altre scuole. Ora anche da Santa Maria Capua Vetere, provincia di Caserta! (C'è una delle mie autrici preferite, Marie Luise Kaschnitz, che ha scritto un gruppo di racconti proprio lì, abbastanza vicino a voi, almeno mi sembra. Se ben mi ricordo, parla di Atrani).
Così avrò notizie anche dalla vostra classe. Chissà se il mio libro vi piacerà? In questi giorni di Pasqua ho ancora scritto un nuovo capitolo da aggiungere, ma uscirà soltanto tra qualche mese, con la nuova edizione. Lia e la sua banda di pirati hanno ancora la versione "vecchia", più corta.
Fatemi sapere le vostre notizie. Se pensate di scrivere "svariate" volte, vi conviene aprire una discussione con il nome della vostra scuola e la classe, così avrete una discussione tutta per voi. Ma se volete soltanto rimanere "ospiti alla finestra", rimanete tranquillamente in questa discussione condotta da Lina, la capopirata.
Un grande saluto a tutti, anche se non ci conosciamo di persona
ciao
georg
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lina lista
piccolissimo scrittore


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Inserito il - 04/05/2004 :  20:24:13  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
caro Georg
siamo i pirati in pena, se inviamo la storia di Ciccionus(la ricordi?)quella del circo, è stata scritta collettivamente che nome scriviamo al fondo?Possiamo inviarla per le votazioni come 3G???Grosso problema, nostro maghetto ce lo risolvi?Sai i duri combattono che forte la tua buffa faccia, grazie per averla inviata.Siamo pronti a stracciare tutti all'arrembaggio,SPIEGATE LA VELE ARRIVIAMOOOOOOOOSai alcuni compagni verranno il 6 maggio al Salone!Tutti non possiamo ma ti porteranno i nostri auguri per il tuo libro
3G RODARI
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 05/05/2004 :  06:50:49  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cara banda dei pirati, capitama e pappagallo inclusi!
Grazie per la domanda. Purtroppo vi devo rispondere picche. Ammainate le vele, almeno per quanto concerne la storia scritta collettivamente. Al concorso della Circoscrizione partecipano soltanto storie scritte dai singoli.
Ma, come spesso accade, niente è perso. Se la capitana della nave va a vedere nel forum delle maestre sotto la discussione "Concorsi", troverà un carico di offerte di vari concorsi letterari. Perché non partecipare ad uno o più di questi con la vostra storia collettiva? Ho messo le Mail dei concorsi per richiedere informazioni. Bisogna chiedere se costano, ecc. Molti sono gratis, e molti scadono verso maggio, dunque siete in tempo.
Per il resto sono contento che domani vedrò qualche faccia conosciuta alla presentazione de "Il Giardino" alla Fiera del libro di Torino. Ho preparato una piccola sorpresa per chi verrà a trovarmi!
Ora aspetto con ansia le vostre storie, perché mentre una classe di un'altra scuola voterà i vincitori tra le vostre storie, io sicuramente già le leggerò! Sono curioso!
Ciao a tutti,
georg
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 14/05/2004 :  18:19:03  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
CLASSE 3 G


Aragon il padrone di cavalli


Una volta, in un prato c’erano migliaia di cavalli comandati da un capo cavallo tutto bianco, al garrese era alto più o meno un metro e settantotto, aveva una criniera lunghissima bianca e delle zampe affusolate da modello era velocissimo il suo nome era ARAGON. Il suo carattere era molto sensibile difendendo sempre il suo branco, anche nei pericoli. Aveva tanti fratelli lui,era il più piccolo, ma il più coraggioso. Questi cavalli erano amici di tutti gli animali, ma odiavano gli avvoltoi. Un giorno Aragon mentre stava mangiando con i suoi fratelli, arrivò il più perfido degli avvoltoi “SCIROPPO” era calvo dalla testa al collo, aveva gli occhi rossi, il becco adunco con la punta nera,quando mordeva o feriva ,un animale, lo ipnotizzava, come per incanto diventava una sua guardia, sotto il collo aveva delle piume bianche, da sembrare un colletto di un ragazzo per bene. Ma il terribile SCIROPPO aveva rubato un diamante, dai mille poteri ad ARAGON,che riconosciutolo disse “Ti ho cercato per mari e monti, questa volta non mi sfuggirai”Provaci -disse Sciroppo combatteremo nel cimitero degli elefanti, tu con i tuoi miseri cavalli ed io con i mille miei amici”Bene. Partirono Aragon con mille cavalli e Sciroppo chiamò a raduno gli avvoltoi spelacchiati con l’influenza, la febbre aveva tolto loro il potere ma Sciroppo li nutriva con la sua medicina “ANUTRIS”sciroppo3 volte al giorno dopo i pasti. Giunti al cimitero degli elefanti la battaglia iniziò: gli avvoltoi urlavano come cornacchie ed i cavalli gli cavalcavano addosso e giunti vicino ad una rupe, gli avvoltoi volarono lasciando cadere il diamante, che luccicava al sole. "Eccoti", disse Aragon, "sei nelle mie mani non mi sfuggirai."
Prese il diamante e divenne padrone assoluto di tutti i poteri e costrinse Sciroppo e la sua banda a diventare suoi servi. Alessandra L.


Babbo Natale alle Hawai


Si avvicinava Natale e tutti preparavano l’albero, i bambini scrivevano le letterine a Babbo Natale ed aspettavano con ansia il suo arrivo.
Quell’anno l’omone dalla barba bianca, che arrivava dal freddo, stanco della neve e di trasportare grossi pacchi, decise di partire per le HAWAI.
Mancavano tre ore alla consegna dei doni e la Befana, moglie di Babbo Natale non lo vedeva arrivare e così pensò di telefonargli, prese il suo mega cellulare e chiamò, ma nel dire ”Pronto” sentì musiche hawaiane in sottofondo e urlò: “Brutto rimbambito ma dove ti sei cacciato?”
Babbo Natale sul lettino fumava e si abbronzava, al caldo sole, anche la barba, mentre le ballerine, con gonnelline di paglia, ballavano al ritmo di “MAMA INSEGNAMI A BAILAR”.
Nel sentire la moglie non fece una piega e rispose: “Ehi Befana, sono anni che vivo al freddo ora non ci penso proprio a ritornare! Ciaoooo”. e riattaccò.
Ma Babbo Natale, che ha il cuore buono ed ama i bambini, pensò che i regali li avrebbero potuti consegnare i suoi amici pesci.
Così iniziò a fare l’appello: “Pesce Palla, qui! Tu andrai in Iraq e porterai cibi, regali e tanta gioia -Tu Pesce Napoleone, andrai in Sardegna”.
Ai Polipi affidò mille pacchetti.
Ai pesciolini diede caramelle e palline da tennis.
Tutti al completo partirono e Babbo Natale potè finalmente trascorrere una splendida vacanza al mare.
Il 6 gennaio, giorno della Befana, tutti i pesci ritornarono felici di aver esaudito i desideri dei bambini, ma... uno solo, il Pesce Palla, giunse ferito dagli spari in Iraq, nonostante tutto era colmo di gioia per aver portato felicità e doni a quei bambini che conoscevano solo mine e fucili.
Sara Z.


Fabio e Silvio


Fabio è un bambino di 7 anni abita vicino ad un parco dove va a giocare con un amico del cuore che abita vicino a casa sua e si chiama Giacomo.
Conosce un bambino cattivo di nome Silvio che picchia sempre tutti i bambini.
Un bel giorno Fabio e Giacomo dicono a tutti i bambini di ignorare la presenza di Silvio.
Allora Silvio si arrabbiò e cercò di farsi notare cominciando ad essere più bravo.
Silvio era triste perché nessuno giocava più con lui e un giorno mentre attraversava la strada senza vedere la macchina che arrivava fu investito.
Viene in fretta portato all’ospedale e il medico gli assicura che non è grave, ma si è rotto un braccio e lo devono ingessare.
La maestra dice a Fabio di scrivere i compiti per Silvio, Fabio va spesso a trovare Silvio perchè gli porta i compiti, Silvio capisce che Fabio è un bravo bambino e vuole essere suo amico, ma Fabio gli dice che deve comportarsi bene e non picchiare più nessuno.
Silvio promette di non picchiare più nessuno, Fabio convince Giacomo e gli altri bambini a giocare con Silvio e si accorgono dopo un po’ che lui non picchia più nessuno quindi, tutti i bambini, organizzano una festa per il compleanno di Silvio.
Lorenzo C.


Fantasilandia


C’era una volta una bellissima bambina molto dolce di nome Fantasia.
Sapeva essere grande con i grandi e diventava piccola con i piccoli.
I suoi capelli erano a volte biondi ed a volte bruni, un giorno andò nella 3° G della scuola Rodari, tutti la guardarono spaventati e Fantasia disse:
“Sono qui per aiutarvi, tranquilli! Attenzione, però, anche voi dovete aiutare me, desidero imparare a leggere ed a scrivere ed a parlare meglio”.
Le cose, però, non andarono così; è vero che Fantasia imparò a leggere ed a scrivere ma da loro imparò anche parolacce.
Nel suo mondo si vive amandosi tutti non litigando ne dicendo parolacce.
Fantasia pensò bene di portare tutti i suoi parenti in classe:, la sua mamma Luna e suo padre Tuono, Stellina la cugina dispettosa.
Giunti in classe, Stellina imparò subito a sputare in terra, a spintonare e dire parolacce.
Fantasia trascorse molto tempo con la 3° G, imparò molto ma insegnò anche a scrivere bene e soprattutto a non confondere la fantasia con la realtà.
Un giorno arrivò in classe un famoso scrittore e Fantasia non sapeva se rimanere o andar via ma lo scrittore le disse che i bambini avevano sempre bisogno di lei ed insieme li fecero diventare piccoli scrittori.
Erika B.


I pupazzi parlanti


Sul mio letto ci sono molti pupazzi: un orso, un coniglio rosa, uno verde e due blu.
Poi ci sono tre cani: uno pezzato e due cani da pastore piccoli, inoltre c’è un drago un morbido riccio ed un’orsetta. In altre camere, in buona compagnia, ci sono tantissimi altri pupazzi.
Anche nella mia casa in campagna ci sono tanti altri pupazzi, e sapete cosa ho scoperto? che i miei pupazzi parlano.
Voi direte - “Ma va! Non possono parlare i pupazzi!”
Ed invece si.
Sapete come l’ho scoperto? ascoltate...
Una notte, mentre stavo nel mio letto ad occhi chiusi e quasi addormentata, sentii delle voci.
In un primo momento credetti che fossero i miei genitori a parlare, ma le voci erano troppo vicine.
- “Forse è qualcuno dei miei fratelli che parla nel sonno” pensai.
Ma le voci erano davvero troppo vicine, le sentivo lì, sul mio letto.
Allora mi sedetti ed aprii gli occhi cos’ì li vidi: i miei pupazzi stavano parlando tra loro!
Uno dei cani da pastore stava dicendo all’altro: - “Guarda quel coniglio rosa; si sta lisciando le orecchie per farsi bello. Però sono più bello io !”
L’altro cane rispose: - “Ma cosa stai dicendo? Sono io il pupazzo più bello perché Irene coccola sempre me, mi pettina e mi mette i vestiti delle Barbie. A te ed agli altri pupazzi, invece, tutte queste cose non le fa!”
Il coniglio rosa intervenne: - “Se la smettete di litigare, vi accorgerete di una cosa molto importante”.
- “Cosa?” chiesero in coro tutti incuriositi i pupazzi.
- “Irene ha appena scoperto il nostro segreto” disse il coniglietto e tutti i pupazzi si girarono guardarmi.
Io mi stropicciai gli occhi credendo di avere le allucinazioni, ma ero proprio sveglia!
Ed allora dissi: - “Mi spiegate cosa sta succedendo! Voi parlate e vi muovete, ma i pupazzi non dovrebbero farlo”.
Il cane pezzato disse: - “Tutti i pupazzi, in verità, sanno parlare, ma possiamo farlo solo una volta al mese, quando i raggi della luna piena ci svegliano.”
- “Ma io non vi ho mai sentito parlare prima d’ora” dissi io stupita.
Il riccio rispose: - “Infatti, neanche questa volta ci dovevi scoprire, perché le altre volte facevamo più attenzione e, per di più, uscivamo dalla camera”.
Io chiesi: - “Allora oggi perché non siete usciti?”
- “Perché mi sono rotto la gamba” mi disse un orso che stava appoggiato all’orsetto piccolo.
- “Giò, mio nonno, è vecchio, sembra che abbia 102 anni” disse l’orsetto, quello con il fiocco rosa.
E così chiacchierammo a lungo e ci divertimmo un sacco.
Alla mattina fasciai la gamba di nonno orso, e sapete come finì?
Finì che...
I pupazzi vivono la giornata come me e prima di dormire, nelle notti di luna piena, chiacchierano.
Ma non ero soddisfatta del tutto perché potevamo parlare solo una volta al mese, allora dipinsi una luna piena sulla tapparella…
Allora basta chiacchere bambini, spegnete la luce e... buonanotte!
Irene R.


Il cavallo ed il condor


Tanto tempo fa, nel Sahara, vivevano dei cavalli.
Il più grande si chiamava Spirit, un altro Dranzer ed il più piccolo Ju-gi.
Spirit era un golosone, gli piaceva cacciare ed era simpatico.
Dranzer era pigro ed andava matto per la televisione, era molto corretto.
Ju-gi era sveglio ubbidiente e coraggioso.
Un giorno, decisero di andare a fare una gita, Ju-gi per fare uno scherzo ai suoi fratelli si allontanò.
I fratelli disperati lo cercarono ma nulla.
Ju-gi mentre camminava vide un condor e gli chiese: “Come ti chiami?”
Il condor, sgarbatamente gli rispose: “Jin”.
Ju-gi capì che era maleducato ed anche lui gli rispose in modo sgarbato.
Da lì nacque una sfida.
Jin gli disse: “Domani mattina, all’alba, ci sfideremo”:
Finalmente, dopo varie ricerche i fratelli trovarono Ju-gi e lo pregarono di non andare alal sfida, ma Ju-gi non li ascoltò.
La sfida, consisteva in una gara di corsa, il vincitore avrebbe ricevuto una somma di denaro.
Ju-gi vinse e dopo aver ricevuto i risparmi di Jin visse con i suoi fratelli.
Federico R.


Il gatto ed il gomitolo


In una casetta graziosa abitava una nonna ed un gattino.
Questo gattino era molto piccolo e tigrato, un po’ dispettoso.
La nonna, dall’aspetto giovanile, aveva qualche ruga sul viso ed era un po’ cicciotella, era, anche, permalosa e schizzinosa.
La nonna adorava veramente questo gattino e gli aveva dato, come nome, Clò, ma la nonna amava, soprattutto, cucire.
Un giorno la nonna decise di fare una maglia di lana e si mise a lavoro.
Clò giocava con il gomitolo, lo spingeva, lo arrotolava la nonna non ne poteva più mise il cappotto ed andò a comprare un gomitolo finto, di gomma, tanto ben fatto che sembrava vero.
Arrivò a casa e buttò il gomitolo finto al gattino Clò lo prese, ma subito si accorse che quel gomitolo era falso tuttavia fece finta di giocare.
Durante la notte Clò sgattaiolò e prese il vero gomitolo lasciando quello finto.
La nonna, dopo essersi alzata e fatte tutte le faccende, prese il gomitolo e cercò di srotolarlo, ma non ci riusciva allora disse:
- “Clò me l’ha fatta grossa, quando lavorerò a maglia, accanto a me, ci sarà sempre un gatto di peluche”.
Paola P.


Il mare e la stella


Una volta il mondo è stato risvegliato da una dolce musica melodiosa e rilassante.
Un giorno, da un pianeta chiamato” Il pianeta delle stelle”, cadde una piccola stella di nome Carol risvegliata pure lei dalla dolce melodia.
Carol cadde in mezzo al mare.
Lei sapeva comunicare con i mari allora le venne un’idea e disse:
- “Visto che so parlare con i mari, posso parlare anche con questo.”.
Allora provò a dire: - “Come ti chiami?”
Il mare non rispose, allora riprovò, ripetendo la stessa frase. Questa volta, però, il mare rispose e disse:
- “Io mi chiamo Mediterraneo e tu?”
- “Io mi chiamo Carol” rispose la stella.
I due chiacchierarono e pensate che ancora oggi sono lì a parlare e non hanno ancora finito.
Carol disse:
- “Io sono una tipa coraggiosa, gentile e riconoscente. Tu?”
- “Io sono una persona aperta, gentile e accolgo tutti” rispose Mediterraneo.
Il giorno dopo Mediterraneo invitò Carol a cena.
Carol si preparò subito, indossò un abito scintillante, una collana argentea e si presentò davanti a Mediterraneo con un mazzo di farfalle.
Mediterraneo si vestì con un abito d’argento ricoperto di perle verdi, e tanto gel sui capelli.
Finita la cena, la piccola stella sembrava dovesse andar via, ma ascoltando la serenata di Mediterraneo decise di restare è lei quella luce stupenda che vediamo riflessa nel mare, nelle notti di luna.
Simone B.


Il polipo ed i tentacoli ribelli


C’era una volta un polipo che abitava nella zona pelagica dei mari del nord, il suo nome era Alfredo.
La sua vita era molto tranquilla, ma c’era un problema i suoi otto tentacoli erano ribelli.
I tentacoli di sinistra si chiamavano Tina, Gina, Emma e Nina mentre quelli di destra erano Ciccio, Mario, Claudio ed Alfonso.
La loro giornata era movimentata, passavano le ore a litigare per decidere dove andare e non si mettevano mai d’accordo finché Alfredo non si spazientiva e decideva la direzione da prendere.
I ragazzi avevano tanti amici giocherelloni come loro, ma non potevano mai esagerare perché Alfredo li teneva sempre d’occhio e li ammoniva con lo sguardo.
Un giorno uno di loro, Mario, convinse i suoi fratelli e le sue sorelle a fare una sorpresa ad Alfredo.
Una mattina, prima che lui si svegliasse lo portarono in una grotta buia che si trovava nella zona abissale.
Qui i pesci lanterna stavano preparando, insieme a tutti gli abitanti del fondo del mare, una festa per il suo compleanno.
Il gran rumore svegliò Alfredo che subito si arrabbiò con i tentacoli, per essersi spinti tanto lontano da casa, ma poi fu contento della sorpresa e la rabbia si tramutò in felicità,
Gli prepararono otto torte con tre candeline ciascuna che spense tutte d’un fiato.
Tutto procedeva a meraviglia, quando arrivò la banda delle otto lumacone giganti e rovinarono la festa.
I tentacoli subito si spaventarono a morte e si nascosero sotto Alfredo, ma poi decisero di preparare un piano per sconfiggere gli intrusi.
Si riunirono con la banda delle sei meduse che misero il veleno dei loro tentacoli nei bicchieri di vino.
Lo offrirono alle lumacone che, assetate, lo bevvero tutto in un sorso, subito dopo caddero a terra stecchite e la paura svanì dalla festa che poté, così, proseguire indisturbata.
Irene P.


La carota ed il coniglio


Una carota molto golosa andava ogni giorno al supermercato a comprare delle brioches.
Un giorno, mentre stava tornando a casa dal supermercato, si fermò a guardare una pubblicità dove c’era scritto che delle nuove brioches stavano per uscire in commercio.
Mentre stava leggendo vide, vicino a lei, un coniglio alto, grosso con dei piedoni e delle mani da vecchio.
Allora la carota si spaventò e si mise a correre, ma inciampò su un dosso e cadde a terra, il coniglio sentì un grosso rumore ed andò a vedere cosa era successo.
A questo punto successe un fatto strepitoso, la carota, con occhi vispi e furenti, iniziò a correre per inseguire il coniglio che, pensate, a quest’ora sta ancora correndo perché inseguito da altre cento carote che si sono unite alla prima.
Daniele Di P.


La ciabatta e la baguette


Un giorno una panettiera fece il pane, mentre stava impastando sentì;
- “AHI!!!”
guardò nel cestino del pane e vide una baguette rotta, immagino che fosse stata la ciabatta perché loro litigavano sempre. La donna proseguì il suo lavoro, la sera portò a casa sia la baguette sia la ciabatta per la cena, ma era proprio quella baguette e quella ciabatta.
Quando la panettiera andò a dormire, la ciabatta prese lo scocth e cercò di riparare la baguette. Ma era solo un piccolo rimedio perché la baguette piangeva dal male, era ferita.
Come rimediare? La povera ciabatta si sentiva in colpa e lievitava, lievitava, perché il suo cuore scoppiava.
Ma all’improvviso la panettiera ebbe una dolce idea, mise nella baguette della nutella e vi assicuro dimenticò ogni dolore.
Andrea S.


La fatina Candelina


In un mondo molto lontano da qui viveva una fatina, non quella di Pinocchio, la sua casa era coperta di cera perché lei amava le candele, ne aveva una collezione: a forma di cuore, do palla, a piramide, lunghe, corte, gialle, verdi, arancione, rosse, insomma coloratissime.
Un giorno la fatina Candelina sentì il bisogno di conoscere un orco, cattivo ma cattivo che più non si può, lei voleva giocare a “Passa Favore” (le era sfuggito che gli orchi favori non ne fanno), allora giunta a casa dell’orco sentì un vocione da far paura ai draghi, entrò un po’ spaventata e, con un filo di voce, chiese:
- “Vuoi giocare a Passa Favore?”
- “Nooooooo !” tuonò l’orco “e se non vai via scioglierò tutte le tue candele e coprirò la tua orrenda casa di cera”.
La fatina spaventata fuggì via e... cammina, cammina si ritrovò in un bel prato fiorito.
I fiori erano di mille colori e lasciavano un profumo dolcissimo.
Anche l’orco arrivò in quel prato e …… STUPORE si accorse della bellezza della fatina, allora cercò di avvicinarsi a lei con modi gentili e diventarono amici.
Rebecca C.


La luna e le stelle


La luna Mary era sempre da sola e non aveva amici, infatti, stava sempre male ed il cuore era spezzato.
Sentiva un dolore fortissimo e la mamma di Mary era disperata, non sapeva cosa fare, cercava di coccolarla, di stare insieme con lei, di darle baci, niente, era sola e voleva star sola. Il papà era lontano, partito per un lungo viaggio e la mamma non sapendo cosa fare gli disse di tornare presto, ma lui era nel pianeta delle stelle a Stellandia e presto tornò con un regalo, delle amiche stelle, che si chiamavano Alessandra, Cassandra e Sandra, con loro Mary si divertì e le tornò il sorriso.
Marzia P.


La macchina e Vanish


C’era una volta un signore di nome Andrea.
Un giorno andò in un bar e chiese, al cameriere, di portargli un panino con ketchup, prosciutto, insalata e pomodoro.
Andrea, dopo aver finito di mangiare il suo panino, tornò a casa e si accorse, guardandosi nello specchio, che si era macchiato la camicia.
- “Oh che macchia!” esclamò “La devo lavare!”.
Dopo aver preso lo smacchiatore disse:
- “Ti annienterò, brutta macchia!”.
Così mise la camicia e lo smacchiatore, di nome Vanish, nella lavatrice ma, dopo venti minuti, sentì, improvvisamente, delle voci provenire dal cestello.
Andrea guardò dappertutto e si accorse cha a bisticciare era la macchia e lo smacchiatore.
Uno voleva fare a tutti i costi, il proprio mestiere, mentre l’altra non voleva farsi pulire.
Andrea, allora, fermò la lavatrice e cercò di convincere la macchia a farsi pulire.
Dopo un po’ di tempo riuscì a convincerla.
Potè, così, riprendere il lavaggio e la camicia si liberò finalmente della terribile macchia che non voleva saperne di andarsene via.
Francesco G.


La penna ed il quaderno


Due oggetti usati già dalla scuola materna c’inseguono da anni, la penna dai colori vivaci ma sempre gli stessi: rossa, verde, blu, nera ed il quaderno bellissimo con la sua copertina con cartoni animati, auto, personaggi delle fiabe.
Un giorno le penne decidono di andare nel quaderno dello stesso colore; la penna rossa dai quaderni rossi, la blu dai blu e così via.
Un giorno un quaderno si ribellò: “Basta mi solletichi, tu mi graffi non ne posso più”.
Il quaderno di lingua era contento perché non doveva pagare il massaggiatore, ma quando la maestra sottolineava un errore, lui si sentiva bruciare, diventava tutto rosso.
Allora disse alla penna:
- La smetti di fare errori?
- Ma non è colpa mia, è la testa bacata dei bambini che mi fanno scrivere così!!!
- Ma tu, ciuchina, non puoi bloccarti?
- No
- Perché?
- Ti farei ancora più male, ti bucherei. Vuoi provare?
- Nooooooo !!!.
Preso dal nervoso, il quaderno si chiuse lasciando la penna spiaccicata tra le pagine che lo fece diventare tutto blu.
“Ahi mi ero appena fatto la doccia con il cancellino” disse il quaderno.
“Ti sta bene” rispose la penna.
Da quel giorno diventarono amici per la pe... no, per la carta.
Martina De F.


L’astuccio ed il pennarello


L’astuccio ed il pennarello erano due amici per la pelle.
Un giorno Andrea prese il pennarello blu dall’astuccio di Topolino e schizzò il colore sporcandolo tutto.
L’astuccio arrabbiato andò a farsi una doccia facendo uscire tutti i colori dai pennarelli, ma il pennarello blu credeva di essersi salvato, mentre in realtà era scoppiato prima degli altri.
Silvia V.


L’attesa


La sera del 24 Dicembre (la vigilia di Natale) aspettavo con ansia l’arrivo di Babbo Natale.
Per non annoiarmi guardavo la tv e rimasi attratto dai servizi sulle feste natalizie nelle varie città.
Ero molto agitato e credo di aver chiesto alla mamma, circa venti volte, quando sarebbe arrivato Babbo Natale e mi accorsi che la risposta di mia madre fu per esasperazione:
“Quaaaando tutti i noiosi come te dormono”.
Allora io “Genio della casa” mi misi sul divano, facendo finta di dormire, ma i miei poveri occhi stanchi alle 23.45, si chiusero facendomi piombare in un profondo sonno.
Ma forse non era proprio così profondo, perché uno strano rumore mi svegliò; mi tremavano le gambe tuttavia mi alzai lo stesso per curiosare in tutte le stanze ma…. Avevo tralasciato la cucina e proprio da lì, proveniva il rumore.
Entrai, ma non trovai nulla, con la coda dell’occhio vidi qualcuno scappare dalla finestra, mi affacciai per vedere chi fosse questo misterioso personaggio e vidi una slitta, delle renne, che volavano nel cielo stellato, pensai :
“Può essere solo lui BABBO NATALE che è passato nella mia casa per... Ma ragazzi lasciatemi sognare !!!”.
Alessandro M.


Le lire e gli euro


Le lire, un giorno, decisero di andare a pranzo insieme ed erano molto eleganti nei loro abiti di carta dipinti a mano.
C’erano di tutte le taglie alte magre, grasse, basse, al ristorante incontrarono gli euro che le guardavano dall’alto in basso.
Il centesimo si avvicinò e disse:
- “Ma non vedete quanto siete vecchie e sorpassate, non vi vuole più nessuno ah ah ah!!!”
Tutti scoppiarono in una tintinnante risata.
Le lire risposero:
- “Invece di criticare venite a mangiare al nostro tavolo, così vediamo chi paga il conto!”.
Mentre discutevano entrò un turista Dollaro e disse:
- “This is beautiful for ever”.
- “Ma come parla questo!!!”dissero tutti in coro.
- “Eh paisà io vengo da Nev York” continuò il Dollaro “e da noi vuie non valete niente ed ora pagate il conto CIAOOOOOO”
Massimo G.


Storia delle idee vaganti


Nella classe 3 G della scuola Rodari, c’erano 25 idee, molto colorate ed a strisce, ogni striscia era un cassetto, ogni cassetto un altro cassettino e così via.
Queste idee, di notte quando i bambini erano nel loro lettino a casa, vagavano per la classe e festeggiavano a loro piaceva farlo, quando c’era la luna piena perché le faceva luce.
Di giorno le amichette IDEE entravano nella testa dei bambini e sparivano dall’aula, qualcuna si addormentava, qualche altra suggeriva le risposte al suo amico Giulio, Andrea, Erika, Rebecca.
Un giorno le idee erano stanche perché avevano ballato tutta la notte ed avevano girato la scuola in lungo ed in largo; pensate che nella saletta del caffé avevano rovesciato i fondi ed erano diventate castane, nella sala mensa avevano capovolto gli sgabelli e fatto il bagno nei vassoi, avevano giocato a basket in palestra, insomma erano a pezzi e quel giorno i bambini si sentivano vuoti e non rispondevano alle domande della maestra, così decisero di chiudere l’aula a chiave e le idee non scapparono più.
Giulia L.


Televisione e computer … maestri di vita


C’erano una volta una televisione ed un computer che andavano molto d’accordo; giocavano, parlavano e si tenevano compagnia tutti i giorni, in cui il loro padroncino andava a scuola.
Col passare dei giorni Luca, il padroncino, preferiva passare il suo tempo giocando al computer e la televisione diventò invidiosa, anche perché il computer era più colorato e divertente di lei.
Incominciò così un litigio molto pesante; ogni volta che Luca provava ad accendere al computer, subito il televisore faceva in modo che la corrente saltasse in tutta la casa.
In questo modo Luca non riusciva a giocare al computer, né a guardare la televisione perché il primo faceva la stessa cosa nei suoi confronti.
I genitori di Luca allora dovettero prendere una decisione: o la tv o il computer.
Una sera, quindi, quando Luca era già a letto, ne parlarono e i due elettrodomestici sentirono la discussione; da quel giorno la tv ed il computer ritornarono ad essere amici perché capirono che altrimenti sarebbero stati separati per sempre.
Il loro litigio fu molto utile a Luca che, in quei giorni in cui non poteva divertirsi con loro, imparò che era molto più divertente giocare in cortile, con tanti altri bambini. Edoardo Z.


Un meraviglioso sogno di Andrea


Andrea, un bambino simpatico e vivace, si divertiva a giocare a palla con i suoi amici.
Un giorno tornò a casa, alle 19.30, per mangiare e, quando finì, si addormentò.
Sognò di essere al mare e, trascinato dalle onde, vide tanti pesci come il pesce palla, il pesce martello, il delfino ed il pesce pagliaccio.
Mentre nuotava, divertito ed allegro, incontrò tre sirene che lo invitarono a casa loro per mangiare e stare in compagnia.
Cantarono, suonarono e ballarono per tutto il tempo il rock n’roll e bevvero una spumeggiante aranciata.
Il giorno dopo Andrea andò in spiaggia a prendere conchiglie per farsi una bella collana,
dopo averne raccolte abbastanza, andò sugli scogli a vedere il paesaggio marino ed il volo dei gabbiani.
Dopo un po’ sentì una voce sconosciuta: era la sua mamma che lo chiamava per andare a scuola.
Lui si svegliò ricordandosi del suo meraviglioso sogno.
Irene A.

Van Gogh e le tempere mescolate


Van Gogh un giorno andò a comprare delle tempere, ma, tornando a casa, si accorse che le tempere sembravano finte allora ritornò dal negoziante per lamentarsi.
Dopo una lunga discussione tra i due, le tempere, che erano nella scatola, si mescolarono l’una all’altra dalle risate formando un unico colore: il nero.
Da quel giorno Van Gogh andò nei prati a raccogliere tanti girasoli per avere anche il giallo.
Carlotta D’E.
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 18/05/2004 :  16:25:58  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RACCONTI III H



Il passaggio segreto


Quando il pallone lanciato da Gianni finì dietro un cespuglio, la sorella lo andò a prendere e scoprì un buco sotto le foglie. Chiamò suo fratello per dirglielo, stavano per entrare nel buco quando la mamma disse loro: “ Venite! È ora di andare a casa!”.
Alessia e Gianni andarono con la mamma a casa, ma, durante la notte, non riuscirono a dormire dalla voglia di ritornare in quel prato dove c’era il buco e scoprire dove portava.
Alessia e Gianni erano a scuola, ma il tempo sembrava infinito e non vedevano l’ora di sentire la campanella suonare.
Finalmente la campanella suonò e i due uscirono correndo da scuola e si precipitarono nel prato verso quel misterioso buco.
Gianni entrò per primo, seguito da Alessia che spingeva dalla voglia di entrare. Era un lungo tunnel scuro, c’era un leggero tic tac, ma non era un orologio! Piccole gocce d’ acqua scendevano dal soffitto. Man mano che andavano avanti il tunnel diventava sempre più largo. Arrivarono in una grande caverna. Al centro c’era un lago con una scala che scendeva sott’ acqua. I bambini scesero e trovarono un trono d’argento su cui era seduto un grande pesce d’oro.
Il pesce aprì la bocca e parlò con voce umana: “Avevo previsto che sareste venuti, e ho preparato un dono per voi. Vedete quel grosso sasso d’oro? Prendetelo, è vostro!”
I bambini tornarono a casa e raccontarono alla mamma e al papà la storia del buco, della caverna e del lago, del pesce magico e quando fecero vedere il grosso sasso d’oro la mamma e il papà si convinsero che la loro avventura era vera.
Claudio B.


La gita dei tre coniglietti


In una calda giornata di primavera, tre fratellini coniglietti, Trombetta, Remino e Riposino, decidono di fare un viaggio con la loro barca a remi.
Trombetta si chiama così perché gli piace suonare la tromba, Remino perché gli piace molto remare e Riposino perché ogni momento della giornata è buono per farsi una bella dormita.
Remino sveglia Riposino: “Alzati, pigrone, ci devi aiutare. Non possiamo fare tutto da soli!”
Riposino sbadiglia: “Non voglio alzarmi!”
Trombetta suona la tromba e lo sveglia per bene.
I tre coniglietti prendono una barca e raggiungono un’isola con tanti alberi. Sull’isola vivono altri coniglietti che fanno festa ai nuovi arrivati.
Preparano delle torte e qualche bottiglietta di spumante.
Alla fine della festa, Trombetta suona la sua tromba e tutti battono le zampette e urlano: “Bene! Bravo! Bis!”
Nonostante tutto quel chiasso Riposino se ne dorme tranquillo sotto un albero, mentre Remino prende il sole sulla sua barca.
Ma il momento più bello è quando la mamma e il papà dei tre coniglietti arrivano a festeggiare con loro.
Chiara A.


Gli animali dello zoo


Quando il custode dello zoo andò via, la scimmia Giuli raccolse un bastoncino e aprì la serratura della sua gabbia.
Poi, più veloce di un razzo, andò ad aprire tutte le altre gabbie dello zoo.
Il bello venne il giorno dopo, quando i primi visitatori iniziarono ad entrare all’interno dello zoo: tutti gli animali si erano scambiati di posto! I visitatori, con la guida in mano, non riuscivano a capirci più niente, insomma era successo un bel quarantotto!
Una bambina della scuola elementare esclamò: “Guarda, maestra, c’è un ippopotamo con le zanne e la proboscide! Sembra un elefante!”
Una mamma disse: “Vieni a vedere, Paolino, c’è una giraffa con le gobbe!”
Paolino esclamò: “ Sembra proprio un cammello come quello dei Re Magi!”
Qualche visitatore si innervosì e andò dal custode a protestare: “ Insomma, in questo zoo non sapete fare il vostro lavoro! Imparate a riconoscere gli animali e a mettere i cartelli al posto giusto!”
Intanto la scimmia Giuli nella sua gabbia se la rideva per gli scherzi che aveva combinato al custode.
Ogni notte la scimmietta aprì le gabbie e cambiò di posto agli animali.
Il povero custode impazzì e andò in pensione.
Arrivò un nuovo custode, più furbo, che di notte mise delle guardie accanto alle gabbie.
Quando la scimmia Giuli vide le guardie si spaventò e non uscì più dalla sua gabbia.
Erika G.


Giacomo senza patente


Giacomo era un ragazzo simpatico e altissimo che voleva prendere la patente.
Si iscrisse alla scuola guida “Guidare è facile” e iniziò la prima lezione.
L’istruttore, il signor Marco, era un insegnante molto severo che si arrabbiava facilmente quando gli alunni sbagliavano.
Giacomo mette la chiave, la gira, ma non riesce ad accendere il motore perché la macchina fa un salto e si ferma.
Il signor Marco si arrabbia, diventa tutto rosso come un peperoncino e incomincia a sgridarlo per bene.
L’altissimo Giacomo diventa piccolo piccolo, talmente piccolo che non riesce a guardare dal vetro e va a sbattere contro il muro.
Così finisce la sua prima e ultima lezione di guida e non riuscirà mai a prendere la patente.
Saverio B.


La penna magica


C’era una volta un bimbo molto sveglio di nome Andrea. Il bambino frequentava la terza elementare, ma non aveva mai voglia di fare i compiti. Un giorno Andrea, mentre andava a scuola sempre più svogliato, incontrò per strada una signora che sembrava una di quelle ragazze che nel supermercato regalavano omaggi ai clienti. La ragazza in realtà era una strega che abitava vicino ad Andrea e gli regalò una penna magica. Questa penna era in grado di fare i compiti da sola, bastava appoggiarla sui quaderni e scriveva tutto in maniera esatta. Andrea da quel giorno smise completamente di fare i compiti perché la penna magica li faceva al posto suo. Un giorno la maestra indisse un concorso per l’ alunno più preparato. Purtroppo Andrea dimenticò la penna a casa e non seppe rispondere a nemmeno una domanda che gli fece la maestra. Tutti i suoi compagni risero e lo presero in giro chiamandolo asino.
Andrea capì che doveva farli lui, i compiti. Ritrovò per strada la strega e le restituì la penna.
Michela B.


Lo scienziato pazzo


C’ era una volta, in un vecchio laboratorio abbandonato nella città di Mosca, uno scienziato pazzo che tutti evitavano perché faceva invenzioni inutili e strampalate. Lo scienziato si chiamava Ugo Strimpelloski e stava sempre solo nel suo laboratorio a pensare ad invenzioni utili, ma non gli veniva mai in mente niente di utile.
Un giorno lo scienziato guardava senza interesse la televisione, ma, proprio quando decise di spegnerla, sentì che parlavano dei bambini che muoiono di fame: il suo viso si illuminò e decise di inventare una macchina contro la fame.
Si mise al lavoro e dopo due mesi la sua macchina era pronta.
Sembrava un fuoristrada con due braccia meccaniche che erano capaci di trasformare, con l’ aiuto del motore, qualunque materiale in cibo gustoso. Prese un sasso e lo trasformò in un pasticcino con la ciliegina. Prese un mucchietto d’ erba e lo trasformò in un piatto di spaghetti.
Finalmente Ugo Strimpelloski aveva inventato qualcosa di utile!
La sua macchina portentosa viaggiava per tutto il mondo per dare cibo ai più poveri e, dopo aver sfamato tutta la gente, sputava dalla marmitta dei semini neri che erano capaci di far crescere in quel luogo cibo per sempre.
Stefano F.


Uno strano mostro


Quando il coraggioso Liki Bull scese la scala di metallo della sua astronave, sentì subito un’aria particolarmente frizzante che gli diede ancora più forza e coraggio. Si accorse che il suolo era molle molle e la vegetazione era particolarmente strana: gli alberi erano messi al contrario, le radici si allungavano verso il cielo e i fiori erano tutti appassiti perché non ricevevano la luce.
All’improvviso sentì dei passi pesanti e vide davanti a sé un mostro gigantesco con due facce e due enormi becchi.
Il coraggio di Liki scomparve. Le gambe gli tremavano, tutti i peli si raddrizzarono e i suoi capelli lisci diventarono come le spine di un riccio!
Il mostro iniziò ad avvicinarsi con passi ancora più pesanti e a ogni passo che faceva il mostro diventava più grande e possente.
La prima testa iniziò a beccare da tutte le parti; l’altra, invece, iniziò, ad abbassarsi verso il terreno vicino a Liki!
Liki pensò tra sé e sé: “Adesso sono morto! Questo mostro mi ucciderà, è troppo forte e possente!”
Ad un tratto il mostro inciampò in un ramo enorme così perse l’equilibrio e cadde a terra.
Liki iniziò a correre verso l’astronave.
Finalmente in salvo!
Nicolò C.


Con gli amici in montagna


Chiara era una ragazza che amava fare gite in montagna. Quando i suoi amici le telefonarono per chiederle se le sarebbe piaciuto andare in montagna con loro per una settimana, Chiara fece dei salti di gioia altissimi. Gli amici sarebbero venuti a prenderla in serata. Chiara doveva aspettarli a casa da sola e ne approfittò per preparare le valige e un sacco a pelo di piuma d’ oca. Finalmente arrivò la sera, ma gli amici tardavano. Chiara incominciò a innervosirsi. Guardava sempre alla finestra, per vedere se arrivavano. Cercò di telefonare, ma il telefono non funzionava. Non sapendo più cosa fare vagò per la casa finche non si stancò. Poi andò in cucina, prese il coltello e tagliò tanti pezzi di formaggio velocemente, ma per il nervosismo non riusciva neanche a mangiare e non sapeva più cosa fare. Guardava sempre l’ orologio. Era già tardissimo, quando suonarono alla porta.
Erano gli amici che erano arrivati: “C’era tanto traffico e abbiamo dovuto aspettare in coda. Poi dopo un po’ siamo riusciti a muoverci, ma per disgrazia si è bucata la gomma! Tutti i semafori che vedevamo erano rossi e anche lì ci voleva del tempo. Dopo l’ultimo semaforo c’era un incidente e quindi altri venti minuti. Dopo l’incidente tre ragazzacci ci hanno fermato e hanno incominciato a pulirci i vetri facendoli diventare ancora più sporchi. Finalmente siamo arrivati, ma ti possiamo assicurare che non succederà mai più”.
Chiara era contenta e insieme ai suoi amici partì per la montagna.
Chiara M.


Il triste Kicci


In una grotta sulla collina, vicino ad un piccolo paese, viveva un drago di nome Kicci.
Era di colore verde, con tante scaglie rosse e gialle. Era bravo e simpatico e proveniva da un paese lontano: da Londra.
Kicci era stato cacciato da Londra perché il suo aspetto spaventava tutti i bambini che, quando lo vedevano, scappavano via terrorizzati. La gente di Londra, allora, prese a calci nel sedere il drago e lo mandò via.
Il drago arrivò così in Italia e si nascose nella grotta sulla collina.
Piangeva sempre: “Oh! Povero piccolo drago inglese!” e mentre piangeva tossiva e sputava fuoco dalla bocca.
“Scusi!” diceva Kicci, che era un drago molto educato, cercando di togliere il fuoco con una zampa.
Una notte, però, si incendiò il bosco sulla collina e il fuoco arrivò fino al paese.
Gli abitanti dicevano: “È stato il drago! E’ lui che sputa fuoco! Catturiamolo!”
Il povero Kicci tremava di paura, ma, mentre stava per essere catturato, sentì una vocina:
“Non è stato il drago a incendiare il bosco! Ho visto che da una macchina un signore ha buttato una sigaretta accesa!”.
Era Marta, una bambina di otto anni, che si avvicinò al drago e lo accarezzò.
La gente capì che il drago era innocente.
Da quel giorno gli abitanti diventarono suoi amici e Kicci non dovette più nascondersi.
Federica N.


L’orco pizzicone


C’era una volta una bellissima fanciulla con lunghi capelli biondi e ricci, gli occhi azzurri, labbra sempre sorridenti e carnose. Si chiamava Michela.
Lei però aveva un nemico. Era un brutto orco che si nascondeva da molti anni in una grotta oscura sulla riva del mare.
Questo nemico si chiamava Filiberto e voleva darle sempre dei pizzicotti sul sedere.
Un giorno, mentre Michela stava passeggiando, passò per caso davanti alla grotta dell’orco. Filiberto stava mangiando la coscia di pollo e appena la vide lasciò cadere la coscia e corse velocissimo per andare a darle un pizzicotto. Lei si girò perché aveva sentito un rumore e si accorse che Filiberto si stava avvicinando. Allora si nascose dietro uno scoglio.
L’orco riuscì a scoprire il suo nascondiglio perché i lunghi capelli di Michela spuntavano dietro lo scoglio.
Allora la ragazza cercò di scappare, ma l’orco, che aveva le gambe più lunghe, le tagliò la strada.
La poverina non riuscì a sfuggirgli e l’orco le diede un pizzicotto!
Un ragazzo, pescatore di aragoste, che passava di là vide la ragazza in pericolo, allora fece uno sgambetto all’orco che finì K.O. Poi lo legò e liberò le aragoste che aveva pescato e le mise sul sederone dell’orco.
Le aragoste, arrabbiatissime per essere state pescate, iniziarono a pizzicare l’orco proprio lì.
Da quel giorno all’orco passò la voglia di dare pizzicotti sul sedere.
Giorgia S.


Il mostro del pianeta rosso


Quando Antuan Devair faticosamente riesce ad atterrare con la sua astronave sul Pianeta rosso è stanco, ma felice.
Si guarda attorno e non vede nessuno a cui chiedere dove si trova esattamente, ma si accorge che tutto è rosso: i sassi, le alte montagne, i crateri immensi come il mare.
All’improvviso una nuvola di polvere rossa lo circonda e un ringhio terribile lo fa spaventare.
Una figura enorme, un mostro, gli si avvicina barcollando.
Si era parlato molto sulla Terra della possibile esistenza di un mostro marziano.
Ha due lunghe braccia e due lunghe gambe con degli artigli vicino alle caviglie. Al centro della grande testa rotonda tre corte antenne.
Antuar Devair non sapeva cosa fare, se muoversi o stare fermo nella speranza che non l’avesse visto.
Delicatamente estrasse la sua pistola laser e velocissimo sparò due colpi contro il mostro.
Il nostro eroe sembrava avere vinto. Il mostro si trasformò in una macchina meccanica micidiale:
le braccia diventarono due cannoni con tre missili ionici, le ginocchia due mitragliatrici a raggi gamma.
Antuar sa che sull’ astronave ha un cannone XR, ma, come fare a raggiungerlo?
Nella giacca ha una capsula a rete.
La lancia, recupera il cannone, lo carica e spara distruggendo l’orribile mostro!
Anche questa volta l’ha vinta e torna sulla Terra sano e salvo.
Luca P.


La signora Rugus Circus non beve più


Rugus Circus faceva la barista, ma le piaceva bere, così era sempre ubriaca.
Un giorno che il bar era chiuso decise di andare allo zoo dove c' erano scimmie, leoni, leopardi e gorilla. La signora Rugus Circus, barcollante, si appoggiò ad una maniglia e così aprì per sbaglio la gabbia dei gorilla che scapparono per di qua e per di là, terrorizzando tutti gli abitanti. Infine entrarono in un bar, proprio quello della signora Rugus Circus!
I gorilla spaccarono i piatti, i bicchieri e i tavoli, fecero l’altalena con i lampadari, poi mangiarono tutte le banane che c’erano, bevvero tutte le bevande e si addormentarono con la pancia piena, russando come dei maiali.
La signora Rugus Circuìs, che non si era accorta di nulla, ritornò al bar. Quando vide tutto quello scompiglio lanciò un urlo altissimo che fu sentito da tutta la città.
Per il grande spavento da quel giorno non bevve più.
Luca R.


Le avventure della scarpa Stella


C’era una volta una scarpa, non era una scarpa di lusso, dorata e sberluccicante, era semplicemente una normalissima scarpa da ginnastica, un po’ usata. Aveva la suola nera, la punta grigia e quasi tutte le altre parti rosse.
Si chiamava Stella e viveva bene con la sorella gemella Stilla e con le sue amiche del Club della Scarpiera, anche se a volte erano un po’ bisbetiche e la prendevano in giro.
Un giorno, mentre stava passeggiando nella casa, vide un cerchio fatto con un laccio lasciato per terra dalla sua padroncina, che era molto disordinata, e ci entrò dentro.
Subito il laccio si strinse e la strattonò per tutta la casa, finchè Stella non si aggrappò alla maniglia del ripostiglio e, pian piano, il laccio elasticizzato si tolse dal suo collo.
“È stato un bello spavento” sussurrò Stella, poi riprese fiato e decise: “Me ne vado!” esclamò: “Non ne posso più!”
E così fece.
In meno di dieci minuti era pronta; salutò le amiche e se ne andò.
Uscita di casa, si diresse verso i giardinetti per divertirsi un po’, ma appena arrivata cominciò a piovere, piovere, piovere e ancora piovere e Stella fu costretta a rifugiarsi sotto una panchina.
Era già un’ora che pioveva e la città era deserta; quando, da lontano, apparve un’ ombra scura. Stella guardò bene e si accorse che era Stilla, la sua gemella.
“Che ci fai qui?” chiese Stella a Stilla.
“Sono stata mandata dal Club della Scarpiera per venire a cercarti: siamo tutte in pensiero per te e poi ci manchi molto”. Stilla riprese fiato e aggiunse: “Poi... poi... be’ sono nate otto scarpette gemelle, e abbiamo bisogno anche di te per gestirle”.
Stella capì che il Club sentiva molto la sua mancanza, anche se erano passate solo poche ore, e si decise: “Hai ragione, anche io sento molto la vostra mancanza: ritornerò a casa”.
Così le due partirono per ritornare indietro, ma, ad un tratto Stella pestò una gomma da masticare e restò intrappolata.
“Umbucng mmpf!” provò a dire, ma Stilla era già lontana e non la sentì.
Giunta a casa Stilla si accorse che Stella non c’era più, e spaventatissima avvertì il Club dell’accaduto. Tutti, tra grandi e piccoli l’andarono a cercare, la trovarono sotto il porticato, e subito le dissero: “Stella, Stella vieni. Finalmente ti abbiamo trovata; dove sei stata in tutto questo tempo?” Non avendo risposta si avvicinarono e capirono che era attaccata.
Subito andarono a cercare un bastoncino per liberarla.
Poi misero la cicca sul bastoncino, tornarono a casa e misero la cicca nell’entrata per fare un dispetto alla loro padroncina che aveva lasciato il laccio in giro.
Subito dopo la bambina pestò la cicca; e urlò: “Aaaaaaa! Mammaaa!”
La mamma subito accorse e le chiese: “Che c’è?” “Una cicca, una cicca” rispose.
La mamma le fece subito una bella doccia, mentre le scarpe se la ridevano alla grande ed esclamavano: “Il nostro Club... è il migliore! Ip ip urrà!”.
Lia M.


Tonino e Gedeone


C’era una volta un topo di nome Tonino. Era un topo molto bravo e amava il formaggio. Aveva le orecchie a sventola, una coda piccola e due occhi simpatici. Viveva in una cantina, dove abitava anche il gatto Gedeone che voleva mandare in un altro stato il nostro topolino.
Il gatto, un giorno, rinchiuse Tonino in una gabbia, ma lui, furbo come una volpe, cantò una melodia che fece addormentare Gedeone. Così il topolino allungò la zampina e gli prese le chiavi della gabbia. Uscì e corse di filato nella sua tana.
Quando Gedeone si svegliò, vide la gabbia aperta e disse: “Dov’ è il topo?!” Iniziò a cercarlo e, quando lo trovò, lo rinchiuse in una cassetta di legno.
Tonino riuscì ad uscire dalla cassetta di legno rosicchiandola e ritornò nella sua tana.
Il gatto, ancora più arrabbiato, si mise proprio davanti alla tana. Tonino era nei guai.
Passò il tempo e a Gedeone venne molta fame, non riuscì a resistere e andò vicino al frigo, prese una bacinella vuota e ci mise dentro un litro di latte. In quel momento Tonino scappò via, uscì dalla tana e si nascose dentro il cestino della spazzatura dove c’era una puzza incredibile.
Il gatto Gedeone non riuscì a trovarlo, ma, ad un tratto, sentì un rumore che proveniva dalla spazzatura. Andò a vedere e trovò il topo. Tonino corse più che poteva fuori dalla cantina, uscì all’aria aperta e si nascose dietro un cespuglio.
Gedeone non lo trovò e andò a dormire.
Durante la notte Tonino viaggiò a lungo. Dall’Italia andò fino in Svizzera dove c’era formaggio a volontà.
Il gatto Gedeone non lo trovò più e iniziò a sentire la sua mancanza e si mise persino a piangere.
In Svizzera, Tonino era di nuovo nei guai perché cinque gatti svizzeri lo inseguivano. Si fece mille chilometri a piedi correndo e quando arrivò in Italia ritornò nella sua tana.
Gedeone, per salvare Tonino, si avventò come una furia contro i cinque gatti svizzeri che scapparono con la coda tra le gambe.
Tonino e Gedeone si abbracciarono, fecero la pace e non bisticciarono più.
Amedeo G.


Per colpa di una sciarpetta


Mi chiamo Rebecca, ho otto anni e frequento la classe terza.In questo periodo a scuola stiamo studiando gli Egizi e quindi le maestre giovedì ci hanno portato a vedere il museo Egizio.
Stavo salendo le scale del museo quando mi cadde la sciarpetta.
Subito non me ne accorsi, ma andando avanti ad un certo punto dissi: “Dov’è la mia sciarpetta? Chi me l’ha presa?”
Tornai indietro a cercarla... ma la sciarpetta era sparita!
Mi guardai intorno e non vidi più i miei compagni e le maestre.
Aiuto! Che fare?!
Spaventatissima mi misi alla loro ricerca.
I sotterranei del museo erano lunghi, paurosi, e non c’era neanche tanta luce. C’ erano tanti sarcofagi con le mummie dentro.
Ad un certo punto vidi venire verso di me una strana figura tutta bendata. Mi accorsi però che al collo aveva la mia sciarpetta rossa. Mi fermai e gli dissi: “Ridammi la mia sciarpetta!” ma lui non mi ascoltava e continuava ad avanzare.
Forse non mi sentiva perché aveva le orecchie bendate. Così cercai di avvicinarmi per togliergli le bende. Ma appena gli fui vicina lui sparì, e con lui anche la mia sciarpetta.
Mi accorsi che c’era una porta e, spingendo forte, l’aprii. Dentro la sala c’era quella maledetta mummia, sdraiata nel suo sarcofago con la mia sciarpetta al collo!
Mi avvicinai piano piano, senza fare rumore e incominciai a sfilargli la sciarpetta dal collo.
La mummia cercò di protestare, ma faceva degli strani suoni perché aveva la bocca bendata.
Svelta svelta presi la mia sciarpetta e corsi veloce come un razzo su per le scale!
In cima trovai finalmente la mia classe che mi aspettava.
Rebecca G.


La festa a sorpresa


Un giorno, mentre la lepre faceva una passeggiata per il bosco, incontrò la sua amica tartaruga e le chiese: “Senti amica mia, vieni a cena da me così ci facciamo compagnia?”
La tartaruga rispose: “Accetto volentieri il tuo invito”.
La tartaruga, però, non sapeva che la sua amica lepre e gli altri amici del bosco le stavano preparando una festa a sorpresa per il suo compleanno. Così la sera dell’invito a cena, la tartaruga fu sorpresa di trovare a casa della lepre tutti i suoi amici a festeggiarla.
C’erano lampioncini accesi, palloncini colorati, ghirlande di carta e una bellissima torta con fragola, panna e tante candeline.
Dopo averla festeggiata gli amici del bosco le diedero subito i regali.
Il coniglio le regalò una sciarpetta blu, il maiale le regalò un cappello, il fagocero le regalò quattro pattini a rotelle e invece il lupo, la volpe, la lepre, l’ orso, la biscia, la lucertola e il serpente le regalarono dei libri di storie.
Ad un certo punto la lepre disse alla tartaruga di esprimere un desiderio prima di mangiare la torta e la tartaruga rispose: “Vorrei avere presto tanti tartarughini”.
Giulia D.


Contro la tristezza


Dalla sua posizione di controllo della stazione orbitale contro la tristezza, lo scoiattolo Pensaci vede riflessa sullo schermo del monitor la faccia preoccupata di Jennifer. Subito chiama un taxi spaziale e si prepara a fare un viaggio sulla Terra.
In un attimo arriva alla finestra della bambina, che, molto stupita, lo vede parcheggiare la mini astronave sul davanzale. “Chi sei?” gli domanda Jennifer con gli occhi pieni di lacrime.
“Sono Pensaci, superscoiattolo spaziale, e sono venuto sulla terra per toglierti la tristezza”.
Lo scoiattolo tira fuori uno schermo e fa vedere a Jennifer ciò che è successo a scuola.
Sullo schermo appare la sua classe e ogni bambino parla del lavoro del suo papà. Tutti i papà fanno un lavoro molto impegnativo. Quando tocca a Jennifer parlare, la bambina scoppia a piangere ed esce dall’aula.
Poi lo scoiattolo schiaccia un pulsante e l’immagine sullo schermo cambia!
Si vede una città sporchissima: cartacce che svolazzavano, sacchi di immondizia che escono dalle pattumiere, vetri rotti. I rifiuti coprono strade, giardini, piazze.
Pensaci dice: “Questa sarebbe la tua città se non ci fosse il tuo papà!”
Jennifer capisce allora che il lavoro del suo papà, che a lei sembrava così poco importante, è invece indispensabile.
Va a scuola e grida felice a tutti che il suo papà fa lo spazzino.
Sofia Ait S.


Il toro che non amava il rosso


Alonso era un toro grosso e forte, con due lunghe corna e il mantello marrone scuro. Era così forte che quando starnutiva faceva una tromba d’aria e quando sbatteva le zampe faceva un terremoto.
Un giorno un topolino piccolo piccolo entrò nella stalla del toro Alonso e iniziò a curiosare in giro.
Accanto al recinto c’era un secchio di vernice rossa, e il topolino curioso ci finì dentro.
Aggrappandosi con le zampette, il topolino uscì dal secchio.
Era diventato tutto rosso.
Il toro Alonso lo vide subito e, siccome non amava il rosso, si imbizzarrì.
Incominciò a correre per tutta la stalla e fece cadere pure il secchio di vernice rossa che gli macchiò il suo bel mantello marrone scuro.
Il toro era sempre più arrabbiato e vedeva ormai tutto rosso.
Con le corna spaccò il recinto e fuggì nel bosco, inseguito dal topolino.
Forse stava ancora scappando!
Alessandro P.


La storia dei giocattoli viventi


Quella sera, Elena, come al solito, diede un bacio ai suoi giocattoli preferiti: l’orsetto Bubi e il suo pupazzo Fiocco di neve. Poi si addormentò… Mentre dormiva arrivò una nave spaziale trasparente.
Da quella nave scesero delle anime che andarono in tutti i pupazzi che si animarono, così decisero di scappare in ludoteca per andare trovare i loro amici. La mattina dopo Elena non trovò più i suoi giocattoli preferiti allora si mise a piangere. Sua madre arrivò e le chiese cosa era successo. Elena disse: “I miei giocattoli sono scomparsi!”
La madre la consolò: “Ti aiuterò a trovarli “.
Allora andarono dalle amiche di Elena per chiedere se sapevano dove erano finiti i pupazzi. Le amiche risposero: “Non abbiamo visto niente”.
Intanto in ludoteca i pupazzi si divertivano a ballare, a saltare e a fare le capriole. Ma dopo un po’ si annoiarono, allora aprirono le scatole dei puzzle e sparsero tutti i pezzi sul pavimento.
Intanto Elena e la sua mamma erano ormai stanchissime: “Andiamo a casa, Elena, non c’è niente da fare, nessuno sa dove sono finiti”.
I giocattoli erano stanchissimi e allora tornarono anche loro a casa.
La notte arrivò di nuovo la nave spaziale, le anime rientrarono nell’astronave.
La mattina dopo Elena trovò di nuovo i suoi giocattoli e disse: “Evviva, i miei giocattoli sono tornati”.
Elena C.


Le due teste


C’ era una volta tanto tempo fa un serpente marino con due teste chiamato Testasinistradestra. Viveva nell’ acqua con tantissimi pesci colorati. Le due teste non andavano d’ accordo perché una voleva comandare sui pesci e l’altra invece voleva lasciarli in pace. I pesci non sapevano cosa fare e andavano di qua e di là.
Un brutto giorno uscì dalla grotta un mostro marino che si chiamava Nerobruno e odiava la luce.
Era tutto nero, sembrava un polpo, ma aveva venti tentacoli che si muovevano e afferravano i poveri pesci.
I pesci andavano a chiedere aiuto al serpente. La testa di destra disse: “Non voglio aiutarvi! Arrangiatevi da soli”.
Invece la testa di sinistra disse: “Io vi aiuto volentieri”.
Le due teste iniziarono a bisticciare, ma alla fine vinse la testa di sinistra e il serpente corse, nuotando, ad aiutare i pesci.
Il serpente si infilò nei buchi tra rocce e scogli. Per seguirlo, Nerobruno finì per intrappolarsi. Le due teste finalmente furono d’accordo di ammazzare Nerobruno che non avrebbe dato più fastidio.
La testa destra chiese scusa ai pesci.
Jessica M.


La nascita di Sofia


Un giorno qualcosa nell’ aria stava accadendo.
La grande quercia che abitava al centro del bosco disse: “Sta arrivando una bambina”.
Dal cielo scese una cicogna con un sacco e disse alla quercia: “Ho portato una bambina di nome Sofia. Sai dove si trova la famiglia del guardaboschi?”.
La grande quercia, con un ramo, indicò la strada, poi disse: “ Troverai una casa rossa e viola su cui c’è scritto “ famiglia Guardaboschi”.
Proprio in quel momento, mentre la cicogna stava andando via, si sentì uno sparo che la colpì all’ala.
“Così non puoi più volare” disse la grande quercia. “ Come farai a portare la bambina dalla sua famiglia?”
“Dovrò darla a un’altra cicogna”.
La grande quercia esclamò: “Ma tutte le cicogne hanno un bambino da portare ogni sera e ogni mattina”.
La cicogna disse: “Forse devo riposare, domani cercherò di volare”.
Intanto alla casa del guardaboschi tutti i famigliari si accorsero che la cicogna era in ritardo.
Il papà esclamò: “Andiamo fino alla grande quercia!”
Ma la mamma disse: “Ci sono delle bambine piccole, non ce la faranno!”
Allora il papà disse che sarebbe andato da solo!
“Ma è tardi” aggiunse la mamma.
“Non mi importa, io voglio mia figlia, punto e basta!”
Si recarono tutti insieme alla grande quercia, ma quando erano ormai quasi arrivati calò la sera. Il papà continuava a borbottare.
La grande quercia disse alla cicogna: “Sento delle voci”.
“Forse saranno i famigliari!” esclamò la cicogna.
La grande quercia pensò per un po’, poi disse: “Sali sopra la mia chioma, poi fai un salto e muovi le ali più che puoi”.
La cicogna fece così per almeno sette volte e poi, all’ottava, ci riuscì, ed esclamò: “Ce l’ho fatta!!!”
La mamma urlò: “Eccola, eccola, c’è la cicogna!”
Il papà si girò e vide la cicogna con il sacco e disse: “Finalmente ce l’hai fatta!”
Così il papà vide per la prima volta Sofia, la sua splendida bambina.
Noemi S.


Maghi si diventerà?


C’era una volta un vecchio mago di nome Merlino, era strampalato ed un po’ smemorato.
Una volta aveva sbagliato un incantesimo.
Voleva mandare un libro di magia ad un suo amico,ma siccome era molto distratto sbagliò l’ordine delle parole della formula magica e il libro se lo ritrovò un bambino sulla sua scrivania.
Il bambino, che si chiamava Stefano, non sapeva cosa farne. Poi, incuriosito, iniziò a sfogliarlo. Stefano era veloce a leggere così scoprì che il libro indicava il magico percorso per andare al castello dei maghi e delle streghe. Il libro diceva che l’incantesimo poteva funzionare solo in una notte di luna piena. Stefano aspettò la notte di luna piena e si incontrò con due suoi amici, Claudio e Riccardo, nel centro della città. Claudio era alto, con gli occhiali e aveva otto anni, Riccardo aveva nove anni ed era un po’ più basso di Claudio, ma era robusto. A tutti e tre piacevano le avventure pericolose e divertenti. Stefano incominciò a leggere ai suoi amici la formula magica per raggiungere il castello.
Ma mentre stava leggendo, in una nuvola di fumo, apparve il Mago Merlino che aveva visto nella sfera di cristallo i tre bambini col suo librone: “Cari bambini, io sono un po’ strampalato e ho sbagliato incantesimo. Questo libro volevo portarlo a un mio amico volando con la mia scopa, ma siccome non funzionava ho tentato un incantesimo che non è riuscito”.
Stefano, Claudio e Riccardo, anche se molto dispiaciuti, consegnarono il libro a Merlino.
Per ringraziarli Merlino promise che ogni domenica avrebbe insegnato loro un incantesimo.
Stefano B.
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