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 Scuola Element. DUCA DEGLI ABRUZZI, TO, 2004
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admin
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Inserito il - 02/03/2004 :  15:16:45  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Inserito da Maria Palermo nel forum sbagliato e spostato in una discussione appositamente creata per la Duca dall'amministratore . Siete pregati di voler aggianciare ogni ulteriore pubblicazione in fondo a questa discussione, cliccando su "rispondi" in fondo alla pagina.



Buongiorno!
Finalmente ci facciamo vivi attraverso Internet. Ti ricorderai di noi: siamo la mitica 4aC della scuola elementare Duca degli Abruzzi.
Abbiamo il piacere di inviarti alcune nostre definizioni di IDEA.
1) Per me un'idea è un libro aperto (Valentina)
2) Un'idea è qualcosa che ti frulla in mente e ad un certo punto esce fuori (Fama)
3) L'idea, dunque, mi dice che sono vivo e posso pensare (Luca)
4) Per me l'idea è una luce che ti illumina la testa all'improvviso (Roberta)
5) Per me l'idea è un pensiero che ti illumina la mente(Filippo)
6) E' un pensiero che viene spontaneamente dopo aver visto qualcosa (Alessia)
7) E' un qualcosa che ti si accende dentro e ti fa riflettere molto Angela)
8) E' un pensiero che viene in momenti inaspettati e nei luoghi più impensati, per esempio in bagno (Giulia)
9) E' una luce gialla che mi illumina il cervello e si diffonde nel mio corpo (Daniele)
10) E' come stare in una grande caverna buia e d'improvviso vedere una piccolissima luce lontana: la caverna è il problema da risolvere e la luce l'indicazione della soluzione (Matteo)
11) E' un pensiero ingegnoso che si trasmette alla mente in momenti inaspettati e che illumina il nostro cervello come un lampo di luce (Alessia P.)
12) E' una lampadina che illumina un angolo della tua mente.
E' qualcosa che matura dentro e poi ti illumina la mente (Ilaria)
13) E' un risultato sviluppato dal nostro cervello (Stefano)
14) E' qualcosa che può venire in mente in qualsiasi momento (Federica)
15) E' un pensiero che si mette in atto (Anthony)
16) E' un pensiero colorato che mi entusiasma, mi fa smettere quello che sto facendo, per seguirlo e realizzarlo (Giulia)
17) E' una nuvoletta piccola, piccola, in un cielo azzurrissimo, con il vento che la disfa (Giulia)
18) E' come la risacca, viene, sembra che diventi grande, ma se ne va (Giulia)
19) E' una lampadina che mi illumina la mente (Marco Z.)
20) E' una lampadina che si accende ogni tanto (Marco P.)

Ti salutiamo e presto ti scriveremo ancora!

Georg Maag
Georg


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Inserito il - 02/03/2004 :  15:32:59  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Carissimi (scatenati)!
Che piacere vedere che avete... prodotto una montagna di commenti, di considerazioni, do lavoro. Si vede che eravate in forma, e che la maestra vi ha fatto correre nei corridoi prima, per togliervi il nervoso in eccesso! Bene, benissimo! Sono contento.
Ho letto con interesse quello che avete scritto, e devo dire che alcune definizioni dell'idea sono proprio belle! Bravi!
Adesso, però, dovete sapere che un "vero" scrittore, per piccolo che sia, non si riposa sugli allori. Niente affatto.
Avete preso velocità, i vostri cervelli ora cominciano faticosamente a funzionare (fate i famosi massaggi? Non dimenticatevi, perché servono!) e vi cominciano a venire idee, ma soprattutto cominciate a "catturare" le vostre idee. Dunque usate il momento, e buttatevi sul lavoro e sul libro, seguite gli esercizi, leggete, discutete, litigate pure (non troppo), confrontatevi con le idee, e vedrete che lentamente prenderete persino un gran gusto nel fare, nel leggere, nel pensare. Ma dovete tassativamente divertivi. E' un ordine! Chi non si diverte, è...? Cos'è...?
Giusto: un PUZZONE!


Chi mai vorrebbe essere un puzzone?
Nessuno! Dunque giocate con le parole, con le idee, e divertitevi. E dite alla maestre di pubblicare più che può delle vostre impressioni e di quello che fate, dite e inventate qui in questa discussione. E' solo vostra, dunque usatela! Non costa, esattamente come il cervello.
Spero di sentirvi presto,
un abbraccio "virtuale" (perché siete troppi)
Georg
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admin
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846 Messaggi

Inserito il - 12/03/2004 :  16:26:00  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Inserito da Maria Palermo nel forum sbagliato e spostato in una discussione appositamente creata per la Duca dall'amministratore . Siete pregati di voler aggianciare ogni ulteriore pubblicazione in fondo a questa discussione, cliccando su "rispondi" in fondo alla pagina.




Ciao a tutti!
Siamo di nuovo noi della 4°C della Duca degli Abruzzi.
Volevamo pubblicare i tre racconti vincitori.


Numero 1 con 16 voti
Alunno: SIMONE
Autore: YOSHIMOTO
Titolo: KITCHEN

Incipit :
Non c'è posto al mondo che io ami più della cucina. Non importa dove si trova, com'è fatta: purchè sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene. Se è possibile le preferisco funzionali e vissute. Magari con tantissimi strofinacci asciutti e puliti e le piastrelle bianche che scintillano.
Nella cucina mia, dietro al frigorifero, ho costruito un rifugio segreto con cuscini e coperte. L'ho attrezzato con due mensole dove ci appoggio le bibite e, quando faccio i compiti, i quaderni, e con una piccola libreria colma di libri.
Lì mi rifugio per ascoltare la musica (con il walkman per non essere sentito), quando gioco a nascondino con mia sorella e quando mamma non mi permette di giocare con il GameBoy, vado a giocarci accomodandomi su morbidi cuscini.


Numero 2 con 15 voti
Alunno: ANGELA
Autore: STENDHAL
Titolo: CRONACHE ROMANE

Incipit:
Era una sera della primavera del 1882...
Tutta Roma era in fermento: il duca B***, il noto banchiere, dava un ballo nel suo nuovo palazzo di piazza Venezia.
Tutto quello che le arti d'Italia e il lusso di Parigi e Londra possono offrire di più splendido era stato riunito per rendere magnifico quel palazzo.
Le bionde e riservate bellezze della nobile Inghilterra si erano date da fare per avere l'onore di partecipare al ballo, ed ora stavano arrivando a frotte. Le più belle donne di Roma contendevano loro la palma della bellezza. Una ragazza senz'altro romana, entrò accompagnata dal padre, seguita dagli sguardi di tutti.
Un giovane si innamorò subito della fanciulla e le chiese di ballare con lui; i due formavano una bella coppia.
Due settimane dopo il ragazzo chiese di fidanzarsi con lei e per farlo la condusse nel giardino reale proprio dove si erano incontrati. Passarono due meravigliosi anni finchè il ragazzo chiese di sposarla, lei rispose subito entusiasta di sì!
Organizzarono un bellissimo matrimonio ma al ritorno dalla luna di miele la nave affondò e il ragazzo morì.
La donna invecchiò pensando al suo dolce amore e si rifugiò a vivere in una casa di montagna lontana dalle ricchezze della città di Roma.


Numero 3 con 12 voti
Alunno: MARCO
Autore: SEGAL
Titolo: LOVE STORY

Incipit:
Che cosa si può dire di una ragazza morta a venticinque anni!
Che era bella e simpatica. Che amava Mozart e Bach. E i Beatles. E me.
Una volta che mi aveva messo semplicemente nel mucchio con tutti quei tizi musicali, le chiesi l'ordine di preferenza e lei mi rispose sorridendo: "Alfabetico".
Sul momento sorrisi anch'io.
In realtà lui si chiamava Albert. Dato che lei aveva scelto l'ordine alfabetico, lui capì che era al primo posto. Lui disse: "Allora mi vuoi bene!" E così sorrise anche lei.


Ciao a tutti!
A presto dalla quarta C!
Maria Palermo
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Georg Maag
Georg


1479 Messaggi

Inserito il - 12/03/2004 :  16:51:13  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari ragazzi,
grazie mille per avermi mandato i vostri incipit. Avete scelto molto bene: 3 inizi totalmente diversi, 3 stili, 3 modi di vedere il mondo.
Non conoscevo Kitchen, ma devo dire che è un bel modo di iniziare un romanzo, e voi, che siete piccoli, sicuramente siete stati folgorati da questa idea di nascondersi dietro al frigorifero.
Stendhal è un autore famosissimo, e sono rimasto un po' a leggere come va finire, perchè sembra più che un incipit una storia intera!
Love Story è stato uno dei film più visti degli anni 70, se non vado errato, e il libro ha avuto un successo enorme in tutto il mondo. L'inizio, infatti, non è male: accattivante, interessante, buffo e legero.

Un'ultima cosa: dato che poi dovete lavorare con i vostri incipit, vi conviene tagliare via un bel po', perché più che incipit sono quasi una pagina intera, e sarete troppo stretti per sviluppare le vostre idee. Fermatevi alla seconda o alla terza frase, oppure scelte un incipit non premiato, e dunque "sconosciuto" e breve.
Ciao a tutti,
e continuate così!

Georg


P.S.: prego: inserire il prossimo commento qui nella vostra discussione! Basta andare in questa pagina giù, fino in fondo, e cliccare su "rispondi"...
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maria.palermo
Piccoloscrittore appena arrivato


4 Messaggi

Inserito il - 30/03/2004 :  09:54:17  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro George,
siamo i puzzoni della quarta C.
Ti inviamo le scatole che ci avevi proposto.

MOCCIOSHUS TORNA A COLPIRE

protagonista:
MOCCIOSHUS
carattere: scontroso e aggressivo
difetti: a mezzanotte in punto si trasforma in pipistrello

antagonista:
CHELMACHO
carattere: ha sempre voglia di fare la lotta con tutti
difetti: non riesce a controllare le sue chele

IL MOSTRO DELLA PALUDE SI FIDANZA

protagonista:
MOSTRO DELLA PALUDE
carattere: aggressivo, ma quando vede la sua bella diventa docilissimo
difetti: molto pasticcione

antagonista :
SPETTRO INFUOCATO
carattere: aggressivo, incontrollabile
difetti: se lo tocca anche solo una goccia d'acqua perde i poteri per due ore

protagonista:
MUTANDE
bianche - senza colore - sempre coperte

antagonista:
COSTUME
tutto colorato - in bella vista

protagonista:
PAPILLON
corto - schiacciato - come un fiocco da femminuccia

antagonista:
CRAVATTA
lunga - elegante - a forma di deltoide

protagonista:
MATITE
sbiadite

antagonista:
PENNARELLI
accesi - brillanti :D]
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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 30/03/2004 :  20:45:04  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Cari ragazzi della IV C,
grazie per la bella mail con le vostre scatole magiche. Ottima idea, mandarmeli così, senza nemmeno sprecare parole e buttarsi sulla storia! Si capisce comunque che ne avete passato del tempo sulla discussione, e bene avete fatto!
Su Moccioshus non saprei dire niente. Non l'avete abbastanza charatterizzato. Mancano indizi che mi aiutino a capire chi sia e perché possa essere il protagonista, e l'altro "puzzone" il suo antagonista.
Il Mostro della palude ha in sé alcune belle qualità che mi piacciono, per esempio il fatto di diventare molle molle davanti alla sua fidanzata. Molto bella, questa idea, una specie di talone d'Achille del mostro. Ma anche qui mi mancano dettagli ed indizi. Dovete ancora una volta discuterne e dare più dettagli, ok?
Benissimoinvece le mutande e il papillon. Ottimi, tutti e due. Bravi, si capisce al volo che ci stanno "dentro" un bel numero di storie gustose, o buffe, o tragiche.
Anche le matite funzioneranno sicuramente.
Se volete fare un ulteriore passo, riprendete tutte le scatole e aggiungete uno scheletro di storia per ogni accoppiata, seguendol'ordine prestabilito dal gioco delle scatole magiche.
Non sbuffate!
Vi divertirete ancora, credetemi.
Un saluto caro
georg
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admin
Forum Admin


846 Messaggi

Inserito il - 27/04/2004 :  15:25:45  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Inserito il 27/04/2004: 09:56:16 nel forum sbagliato e spostato in quello giusto dall'amministratore...



Caro Georg,
l'ultimo incontro è stato un po'infuocato.
Ci scusiamo se abbiamo superato la barriera del suono e il tuo udito ne ha potuto risentire.
Speriamo di cuore che l'eco delle nostre voci non abbia più di tanto disturbato il tuo sonno.
Ti ringraziamo dal più profondo di noi stessi per i tuoi interessanti consigli che ci hanno guidato e ci guideranno nelle stesure dei nostri elaborati.
Un abbraccio rumoroso ma sentito da tutti noi della 4°C!




Inserito il - 27/04/2004 : 15:16:46


Cara banda di puzzoni rumorosi!
Grazie per avermi mandato la vostra lettera. Mi ha fatto piacere vedervi apparire sul sito, e anche sapere che l'ultima mia visita (pur fuori giorno) vi sia piaciuta e servita. Certamente ora potete inventarvi altre storie con la stessa identica tecnica. Più ne farete, meglio sarà!
Ora non rimane altro che salutarvi e augurarvi la necessaria concentrazione (sarà dura, con il vostro livello di rumorosità!) pe scrivere o finire le vostre storie. Non vedo l'ora di leggere.
Dite alla maestra Maria di andare a vedere un po' di discussioni sul sito, anche su quello delle maestre.
Un abbraccio a tutti quanti,
mi sono divertito venire da voi!
georg

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Georg Maag
Georg


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Inserito il - 11/05/2004 :  11:41:59  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ecco i vostri racconti!


Prigioniero del tempo


“07:15”, “07:15”, “07:15”: come ogni mattina la sveglia di Luigi trillò indicando l’ora di alzarsi per andare a scuola. Ma quella mattina di martedì 26 luglio le cose sarebbero andate molto diversamente dal solito.
Secondo le precise informazioni che erano state chieste alla mamma, quella sera, esattamente due minuti dopo le sette, Luigi avrebbe compiuto dieci anni. “Avrebbe compiuto” è una frase da ricordare perché Luigi aveva predisposto tutto perché quell’istante fatidico non arrivasse mai.
Dovete sapere che Luigi è un bimbo di nove anni, mingherlino, molto vivace, curioso, vive nel centro storico di una grande città e frequenta la quarta elementare. Il suo passatempo preferito è inventare complesse e fantastiche storie di cavalieri che rivive poi usando i personaggi del Lego. Da qualche tempo è molto preoccupato perché mamma e papà gli ripetono che con il decimo compleanno lui non sarà più un bimbo ma diventerà un ragazzino. Questo cambiamento terrorizza Luigi che teme di non essere più capace di inventare quelle storie che gli tengono compagnia durante il tempo libero.
Ha provato a chiedere a mamma e papà se può evitare di crescere e di compiere dieci anni, ma è stato preso bonariamente in giro e gli è stato detto che l’unico sistema sarebbe quello di poter viaggiare nel tempo, tornando costantemente all’indietro per evitare di oltrepassare la fatidica data del decimo compleanno.
Luigi ha invece preso molto sul serio l’idea ed ha cercato su internet notizie circa le macchine del tempo, scoprendo purtroppo che sono esistite solo dentro le storie di fantascienza. Questa scoperta ha demoralizzato Luigi che ora è sempre più depresso, distratto e svogliato, preoccupato dall’arrivo della fatale data del 26 luglio in cui compirà dieci anni.
Il mattino del giorno prima del suo compleanno Luigi è disperato: il tempo passa implacabile. Quella mattina però, andando a scuola, il suo sguardo è attratto dalla vetrina del negozio di videogiochi dove è esposto in bella mostra un gioco intitolato “Cronomacchina” in cui sono raccontate le vicende di un gruppo di personaggi alle prese con disavventure varie nel corso del tempo. Il pensiero di Luigi corre subito al suo grande problema e per un attimo si immagina all’interno del gioco a poter disporre a suo piacimento del tempo. Subito però torna alla realtà ed esclama ad alta voce “peccato che sia solo un gioco!”. Alle sue spalle una voce chiede il perché di quella esclamazione.
Luigi si volta e scorge un anziano signore con dei buffi occhialini sul naso che gli ricordano quelli che ha visto in una vecchia foto in bianco e nero a casa dei nonni. L’anziano signore dice a Luigi di chiamarsi Evaristo e di essere il proprietario del negozio di libri a fianco e lo invita ad andarlo a trovare nel pomeriggio, dopo la scuola, per parlare dei viaggi nel tempo.
Quest’incontro incuriosisce Luigi che non vede l’ora che finiscano le lezioni per andare nel negozio a parlare con il signor Evaristo. Nel pomeriggio infatti chiede alla zia Adalgisa di poter andare nel negozio di libri e ottiene il permesso perché la zia conosce il signor Evaristo.
Luigi spinge, timoroso, la porta del negozio che sembra deserto ed una campanella suona nel retro facendo accorrere il signor Evaristo che lo saluta cordialmente e gli chiede di attendere un attimo perché sta telefonando. Luigi si guarda intorno e vede che il negozio sembra piccolo solo perché è letteralmente stipato di libri: ci sono scaffali molto profondi, sovraccarichi di libri disposti in più file sullo stesso ripiano, libri sono impilati ai lati di una piccola scrivania che, a sua volta, e completamente ricoperta di libri. Cerca di leggere qualche titolo ma sembrano scritti in lingue misteriose ed addirittura in alfabeti che lui non conosce. Alcuni di questi libri sono riccamente illustrati con figure misteriose, istoriate e vagamente spaventose.
Nel frattempo il signor Evaristo termina la telefonata e torna con una coppia di sgabelli sui quali i due prendono posto. Il signor Evaristo, visto da vicino, è un curioso personaggio: porta un paio di occhialini con le lenti molto strette e ti guarda al di sopra di esse, ha una lunga barba bianca non molto folta che si stropiccia in continuazione e sorride sempre, come fosse in pace con il mondo intero.
Luigi sente di potersi fidare del signor Evaristo e gli confessa la sua grande preoccupazione: non vuole compiere dieci anni ed ha deciso che per farlo ha bisogno di una macchina del tempo. Il signor Evaristo lo ascolta in silenzio, stiracchiandosi in continuazione la barba, ed emettendo borbottii di comprensione. Alla fine del discorso di Luigi si alza, si reca nel retro e torna con un enorme libro ricoperto da uno spesso strato di polvere, sulla cui copertina è disegnato uno strano simbolo che sembra un otto messo in orizzontale anziché in verticale.
Mentre lo spolvera e lo apre, il signor Evaristo spiega a Luigi che si tratta dell’unica copia di un antico testo di negromanzia che contiene formule magiche in grado di originare grandi prodigi.
Verso il fondo del libro il signor Evaristo si sofferma su una pagina in cui è disegnata una curiosa clessidra nella quale la sabbia va dal basso verso l’alto; tutto intorno alla clessidra sono disegnati simboli strani che sembrano lettere di alfabeti sconosciuti. Il signor Evaristo dice a Luigi che si tratta della lingua di una antica setta di maghi che aveva scoperto il modo di viaggiare nel tempo; purtroppo il loro incantesimo aveva una scarsa efficacia: poteva solo portare indietro nel tempo e solo di un giorno esatto.
Il signor Evaristo, scherzando, suggerisce a Luigi di impiegare l’incantesimo il 26 luglio per consentirgli di non oltrepassare mai l’ora esatta in cui avrebbe compiuto dieci anni.
Luigi è felicissimo: grazie all’incantesimo del signor Evaristo potrà avere sempre nove anni, non diventare mai un ragazzino e non perdere la capacità di inventare le sue fantastiche storie. Chiede al signor Evaristo se può avere il libro in prestito per un po’ di tempo e, tornato a casa s affretta a nascondere il libro in camera sua.
Passano alcuni giorni durante i quali Luigi è sereno e tranquillo: nella sua camera è contenuta la sicurezza di poter restare sempre un bimbo; tutti i giorni passa di fronte al negozio del signor Evaristo e lo saluta con calore.
Il sabato successivo Luigi non deve andare a scuola ed avendo la mattina libera si mette a pensare al libro del signor Evaristo ed al modo migliore di usarlo: parla con la mamma e le chiede quando sarà esattamente il suo compleanno: a che ora del 26 luglio lui compirà dieci anni ? La mamma spiega che essendo nato due minuti dopo le sette di sera lui compirà dieci anni alle 19:00 del 26 luglio.
Luigi decide di attendere la mattina del 26 luglio, di aprire il libro alla pagina della clessidra e di pronunciare l’incantesimo per poter vivere sempre il solo giorno del suo compleanno. Fantasticando immagina già cosa potrà fare quel magnifico giorno: ascoltare spiegazioni sempre diverse a scuola, passare un po’ di tempo con il signor Evaristo nel suo misterioso negozio, inventare magnifiche storie di cavalieri e battaglie e vedere sempre un film diverso alla televisione.
“07:15”, “07:15”, “07:15”: finalmente il giorno fatidico. Luigi si alza di scatto, si veste, risponde alla mamma che lo chiama per la colazione di aspettare un attimo, prende il libro da sotto il letto, lo apre alla pagina della clessidra e inizia pronunciare ad alta voce le parole della prima riga: “cronos reversit, cronos reversit, cronos reversit est”.
D’improvviso si sente come trasportato fuori dal suo corpo: vede un bambino identico a lui seduto sul bordo del suo letto che spegne la sveglia sulla quale lampeggiano le cifre “07:15”. Il bambino si alza, va in bagno, si veste e scende a fare colazione.
Luigi è disorientato, non capisce quello che sta succedendo. Cerca di parlare con il bambino identico a lui, di toccarlo, di chiedergli cosa fa in casa sua ma l’altro sembra non accorgersi della sua presenza. Luigi lo segue in cucina e cerca di parlare con la mamma, ma la mamma sembra non sentirlo. Luigi è terrorizzato: nessuno si accorge di lui ! Allora cerca di afferrare una tazza per lanciarla a terra ma si accorge con terrore che la sua mano attraversa la tazza e non la afferra.
Intanto l’altro bambino identico a lui finisce la colazione, prende la cartella ed esce per andare a scuola. Luigi lo segue, sempre cercando di parlargli e sempre essendo ignorato. Mentre gli cammina a fianco il bambino si ferma davanti alla vetrina del negozio di videogiochi ad ammirare un gioco intolato “Cronomacchina”.
“Accidenti!” pensa Luigi, quel bambino è lui il giorno prima. Sta rivedendo la sua giornata precedente, tra poco conoscerà il signor Evaristo, andrà nel suo negozio e riceverà il libro. Quel dannato libro! A causa sua è tornato indietro nel tempo ma non come voleva, sta solo rivivendo la stessa giornata.
“Poco male” pensa Luigi, basta fare in modo di non aprire il libro e non leggere la formula magica e questo sarà molto facile perché lui ha il vantaggio di sapere in anticipo che cosa farà il bimbo che in questo momento sta parlando con il signor Evaristo.
Mentre Luigi pensa al modo migliore per impedire la lettura dell’incantesimo il bimbo saluta il signor Evaristo e va a scuola. Luigi le segue ed ascolta insieme a lui le lezioni. Ha deciso che nel pomeriggio gli impedirà di uscire di casa per andare nel negozio del signor Evaristo.
Lo vede tornare a casa, mangiare pranzo, giocare un po’ ed accingersi a fare i compiti. A quel punto Luigi decide di intervenire chiudendo a chiave la porta di casa e nascondendo le chiavi. Il bimbo non potrà uscire, non andrà dal signor Evaristo, non prenderà il libro e lui sarà libero.
Mentre il bimbo è in camera sua occupato con i compiti, Luigi va alla porta per chiuderla e nascondere le chiavi. Mentre sta per girare la chiave nella toppa si accorge che non riesce ad afferrarla: la sua mano attraversa l’impugnatura della chiave come se lui fosse un fantasma.
In un attimo un terrore pazzo si impadronisce di Luigi: ha capito che non può fare nulla in questo presente perché l’incantesimo lo ha portato nel passato ma senza la possibilità di cambiare nulla. È come se stesse guardando un film nel quale non può intervenire: il bimbo che è il lui stesso del giorno prima, uscirà, andrà dal signor Evaristo, prenderà il libro ed il mattino dopo leggerà la formula magica e ripeterà tutto ciò all’infinito. E lui non potrà fare nulla per impedirlo. È prigioniero per sempre nel giorno del suo compleanno.
Luigi è sconsolato, il terrore ha ceduto il posto ad una dolorosa rassegnazione: vivrà sempre e solo un unico giorno, l’unico, maledetto giorno del suo decimo compleanno. Torna in camera sua e si siede a terra in un angolo ad osservare il bimbo che è occupato con i suoi compiti, pensando che lo vedrà identico per tutti i giorni e gli anni a venire, fare sempre lo stesso compito, ripassare sempre la stessa lezione sulla Toscana.
Mentre è avvolto in tristi pensieri Luigi vede il mondo intorno a lui muoversi velocissimamente, come se fosse una videocassetta in avanzamento veloce, fino a che un lampo bianco fa scomparire il tutto.
D’improvviso Luigi si trova in camera sua insieme al signor Evaristo ed ai suoi genitori. Sua mamma scoppia a piangere di gioia e lo abbraccia mentre il signor Evaristo ed il suo papà si affrettano a chiudere il libro magico e ad infilarlo in una cassetta con un grosso lucchetto.
Papà gli spiega che il giorno prima la mamma era entrata in camera sua perché pensava che fosse ancora addormentato e invece non lo aveva trovato. Aveva visto il libro aperto sul letto e nessuna traccia di Luigi. Tutti si erano immediatamente preoccupati e lo avevano cercato ovunque, avvisando anche la polizia. Nel pomeriggio del giorno della sua scomparsa la zia Adalgisa si era ricordata della visita di Luigi al signor Evaristo e del suo ritorno con un grosso libro. I genitori avevano allora mandato a chiamare il signor Evaristo che, visto il libro aperto, aveva capito tutto: Luigi lo aveva usato per andare indietro nel tempo.
Il signor Evaristo aveva allora letto tutta la pagina con la clessidra alla ricerca del controincantesimo: “tisrever sonorc, tisrever sonorc, tisrever sonorc, tse” aveva pronunciato, ripescando Luigi dal passato e riportandolo al presente.
“Tutto è bene ciò che finisce bene” aveva pensato Luigi, però la prima cosa che aveva fatto subito dopo era stato spostare la sua sveglia alle “07:10”, tanto per non correre rischi.
Matteo S.


La porta di calcio magica


Stefano è un portiere dilettante che gioca nel Santa Rita.
Una notte sogna di giocare nella Juventus, in serie A.
Sogna che partecipa alla finale della Coppa dei Campioni: Juventus – Real Madrid.
La partita è noiosissima.
All’ 89° minuto però c’è un rigore per la Juventus; agli 11 metri va Del Piero, parte e... Stefano si sente chiamare dalla mamma, che dice: - Stefano, va a lavarti, è ora di andare a scuola! -
Io mi arrabbio.
Dopo, quando siamo usciti, ero andato ad allenamento. Noi eravamo il Santa Rita.
C’era un rigore a favore dell’altra squadra.
Batte un bambino, il tiro era diretto in porta, la palla stava andando in rete all’angolino, ma … all’improvviso il palo si restringe e la porta è salva!
Stefano C.


La mia prima gara


Una volta la mia famiglia ed io siamo andati a vedere una gara automobilistica in cui partecipava la Ferrari.
Era una gara molto bella e combattuta fino all’ultimo giro.
Mi sentivo felice di vedere la mia prima gara; i piloti andavano ad una velocità pazzesca, le curve erano tante e strette ma i piloti se la cavavano molto bene. La pista di gara era bella e mi sembrava che avesse la forma di un coccodrillo.
Dopo la conclusione della gara sono riuscito ad avvicinarmi al mio pilota preferito, Michael Schumacher e gli ho chiesto un autografo. Io, molto emozionato, gli ho poi anche domandato di farmi fare un giro con la sua Ferrari 2004.
Una volta entrato in macchina sentii una voce che diceva:- In caso di emergenza mettere le cinture.
E così, meravigliato, capii che era una macchina parlante che dava dei consigli o delle informazioni.
Subito dopo incominciamo a girare in altri posti per vedere cosa c’era, ero molto felice e non credevo ai miei occhi di essere a bordo di una Ferrari, salutai dal finestrino i miei genitori e mio fratello.
Andava talmente veloce che avevo un po’ paura, ma nello stesso tempo ero anche felice.
Andando meno veloce, Michael Schumacher mi raccontò qualche episodio della sua vita, parlando parlando scoprii che era molto simpatico e avrei voluto che questo viaggio non finisse mai. Andai in molti posti: Spagna, Francia, Roma e Maranello e tutti i tifosi della Ferrari salutavano il pilota.
Per incanto la Ferrari volò e diventò un aereo spaziale.
Ritornai dai miei genitori e ringraziai Michael Schumacher per avermi portato in tanti posti diversi.
E’ stato un viaggio favoloso.
Marco Z.


Figlie di madre natura


C’era una volta un bambino, aveva gli occhi color carbone e i capelli color oro, era molto capriccioso e non obbediva mai.
Un giorno scese nel giardino di casa e iniziò a strappare tutte le margherite, perché lui voleva le rose gialle. Il giardino era molto grande. C’erano alberi che toccavano il cielo tanto erano alti, i prati erano verdi e pieni di piccole margherite bianche, che emanavano un profumo mai sentito prima.
Il bambino con rabbia continuava a strappare i fiori, quando ad un tratto sentì una vocina che gli diceva: - Perché ci stai strappando, perché ci fai del male?-.
Il bambino stupito si guardò intorno e scoprì una piccola margherita che piangeva perché vedeva tutte le sue amiche strappate. Con gli occhi spalancati e con un po’ di paura, il bambino chiese alla margherita come mai un fiore potesse parlare, e lei gli rispose:
- Ma come, non lo sai che noi siamo figlie di Madre Natura e siamo vive, respiriamo e dormiamo di notte mentre di giorno ci facciamo belle per chi ci guarda?-.
Allora il bambino capì che stava sbagliando e che strappando le margherite faceva del male alla natura. Così da quel giorno divenne amico della natura e si impegnò a curarle e annaffiarle, in modo che crescessero belle più che mai, loro gliene furono grate e lo ringraziarono profumando l’aria che respirava.
Anthony D.


La papaya trasformista


Era un’astuta papaya molto conosciuta nel regno vegetale per aver brevettato il modo di scampare a qualsiasi pericolo.Naturalmente questo potere era conosciuto solamente dai vegetali, quindi si poteva burlare solo degli animali e degli uomini trasformandosi. Pensate che un giorno un babbuino la voleva mangiare e, quando quest’ultimo si era distratto, in un batter d’occhio era diventata una tarantola gigante con la voglia di avvelenare qualcuno!Un bel giorno la contessa della Bolivia, Lady Dolores de Panza, molto conosciuta per il suo fortissimo mal di pancia e suo marito, il conte Spend-hollà, si recarono proprio nella foresta dove viveva la papaya trasformista. - Cavo, dove siamo divetti? - Chiese lei. -
- Verso Koukalou - Rispose il conte.
- Cos’è o chi è Kou...mi si che sai? - domandò la moglie.
- Una cittadina africana - precisò il consorte.
- CAVOOO!!- Urlò la contessa trapanando i timpani al conte.
- Cosa c’è? - chiese esasperato il marito.
- UN SEVPENTE!!!-.
Naturalmente era la papaya che,dentro, se la rideva a crepapelle. Subito il marito raccolse un bastone, prese la mira e... rimase a bocca aperta quando vide che il serpente si era volatilizzato sotto il suo naso. Si accorse che sua moglie era svenuta, la raccolse e le bagnò la fronte con l’acqua del torrente che scorreva lì vicino,se la caricò sulle spalle e s’incamminò nel fitto della foresta ansimando sotto il suo peso. Finalmente arrivò a Koukalou tutto sudato,lì vi trovò la papaya nei panni di un vecchio mercante con in mente l’idea di barattare un antiquato cucù con il preziosissimo bracciale di diamanti del conte,- E’un affare -, pensa, alla mattina canta in dialetto cuculese una canzone molto popolare nel regno degli uccelli:
- Firirifi lififi firirì- ripeteva la papaia, - amico, ti dico che è un affare. -
Il povero conte continuava a dire - No grazie, me ne devo ANDARE!!! - All’improvviso la contessa si risvegliò e chiese:
- Cavo, cos’è successo? -
-Nulla, nulla d’importante - la tranquillizzò il marito. Tutti e due s’incamminarono verso l’accampamento del loro vecchio amico: il Saggio della città. Durante il viaggio s’imbatterono in un “papaya-mendicante” insistentissimo, che tentava in ogni modo di far sganciare qualche spicciolo ai due poveretti.
- Almeno ‘no euro signò! - supplicava il povero, ma il conte non si faceva abbindolare da quelle parole e continuava tenacemente a resistere. Dopo una lunga discussione la coppia riuscì a spuntarla e continuò il cammino. Il vecchio saggio era stufo di aspettare quindi decise di andare incontro ai suoi due amici sfidando un fittissimo bosco di mangrovie. La papaya si precipitò nella direzione del saggio ostacolandogli la strada,trasformandosi in sabbie mobili che lo risucchiarono. Subito dopo andò all’accampamento del saggio,si trasformò in quest’ultimo ed aspettò la coppia. Quando arrivarono il conte e la contessa,affidò loro strampalati compiti come: contare tutti i peli delle bucce dei kiwi presenti nella piantagione a 20km di distanza, pesare ad uno ad uno tutti i pomodori del suo orto personale di solo 6 kmq, contare i bulloni del suo jet. Svolti tutti questi compiti i due tornarono dal saggio sfiniti chiedendogli il perché di quegli assurdi compiti. L’uomo non rispose e disse furioso:
- Piuttosto andate a raccogliere tutta la frutta della foresta! -
- Ma, ma...- balbettava il conte, cercando di farsi condonare il faticosissimo compito,
- Niente ma! Andate subito a lavorare! - tuonò il saggio. I due ubbidirono con le lacrime agli occhi. Alle 4 di mattina finirono di raccogliere la frutta e andarono a dormire,però dormirono poco perché alle 6 in punto il vecchio saggio urlò:
- Stend up pigroni! A potare tutti i 23 ettari del mio vigneto!-
La papaya era decisa a far sgobbare i due antipatici miliardari con quegli assurdi compiti. Finito di potare il gigantesco vigneto il conte non ce la faceva più e si ribellò dicendo al saggio - Sono stufo d... - Al miliardario si bloccò il fiato quando vide un maestoso leone dietro al saggio, con un cartello al collo su cui c’era scritto ”Pelandrone va’a raccogliere l’uva
- M... ma non è stagione! - replicò il consorte. Subito dopo che il conte ebbe pronunciato quelle parole il leone ruggì così forte che il lampadario tremò, il conte capì il segnale, corse a perdifiato nelle vigne e si mise a lavorare. Mentre stava lavorando,da un buco del terreno, uscì la papaya trasformata in uno scorpione africano di 20 cm; al marito si bloccarono le gambe dalla paura e, quando lo scorpione era con le chele aperte a mezzo metro da lui, riuscì a scappare sino all’accampamento del saggio. La papaya, però, fu più veloce del conte e, quando quest’ultimo arrivò, si presentò nei panni del saggio che strillò: - Perché hai interrotto il tuo lavoro? Fila a lavorare e sbrigati a dirmi perché sei corso da me!!! -
- L... lo sco...sco...scorp...scorpi...o...one... lo scorpiONE!!!-
Il saggio, furioso, decise di liberare i suoi due leopardi bianchi: Jachie e Rocky.
Appena uscite dalla gabbia, le due belve ruggirono in sincronia ed incominciarono ad inseguire il povero conte,che tentava in tutti i modi di seminare i velocissimi felini. Si diresse quindi verso la sua stanza ad una velocità che non avrebbe mai creduto mai di poter raggiungere e si chiuse dentro a chiave.
La notte spiegò alla moglie il suo piano di fuga, quindi tutti e due si diressero verso la stanza del saggio,chiusero la porta a chiave e si travestirono da contadini. Scapparono per la strada principale di Koukalou. L’astuta papaya si svegliò e si trasformò in acqua per poi passare sotto la porta ed inseguire i due miliardari. Dopo aver attraversato l’accampamento, la pozzanghera d’acqua diventò una bellissima cicogna che volò verso i contadini in fuga. I due fuggiaschi dovevano per forza attraversare la foresta. L’uccello atterrò nel bel mezzo di essa e si trasformò in sabbie mobili,ma non sabbie mobili normali,bensì con al fondo delle galere, e attese la coppia. Quando il conte e la contessa arrivarono,vennero risucchiati e imprigionati nella galera numero 9 assieme al vero saggio. Così la papaya prese due piccioni con una fava!
Simone G.


Il draghetto Gim


Ero al supermercato con mia mamma per fare la spesa. Come sempre ho insistito per fare un giro nel reparto giochi e sono stata colpita da una scatola di un bel rosso brillante che conteneva materiale tipo pongo col quale avrei potuto sbizzarrirmi a costruire animali e oggetti di vario tipo.
Mia mamma inizialmente si rifiutò di comprarmelo ricordandomi che già un’altra volta avevo comprato qualcosa di simile e avevo sporcato dappertutto ma alla fine riuscii a convincerla ricordandogli che adesso ero più grande e ne avrei fatto buon uso.
Non vedevo l’ora di arrivare a casa; in macchina tenevo stretta quella scatola e pensavo a tutte le cose che avrei potuto fare.
Arrivati a casa, non persi tempo, subito aprii la scatola nella quale era contenuto questo materiale; sembrava emanasse una luce particolare. Io non mi stupii molto perché pensai che fosse l’effetto dei raggi del sole che penetravano dalla finestra.
Bene, mi misi all’opera.
Visto che la sostanza era di un bel colore verde brillante, pensai di dargli la forma di un draghetto, molto simile ad un peluche che mi avevano regalato quando ero piccola e al quale ero molto affezionata.
Cominciai a dargli la forma desiderata e alla fine venne fuori un bellissimo draghetto, lo appoggiai sulla scrivania e lo osservai soddisfatta, avevo fatto proprio un bel lavoro!!
OH, OH! Ma era proprio vero quello che vedevo? Osservai bene ed ebbi l’impressione che dal naso del draghetto uscisse del fumo, mi strofinai gli occhi per vedere meglio, era proprio vero usciva del fumo.
Pensai di essermi stancata troppo e andai in cucina dove mia madre stava preparando il pranzo.
Ma non riuscivo a non pensare a quello che avevo visto.
Ritornai in camera e vidi il draghetto che non solo continuava a fumare ma non era più dove lo avevo appoggiato. Così mi resi conto che il draghetto che avevo costruito aveva preso vita.
Quando mi avvicinai cominciò a pronunciare qualche parola mentre dalla sua bocca uscivano piccole fiamme.
Mi disse che si chiamava Gim, e che era l’ultimo dei draghetti rimasto sulla terra, poichè in seguito ad una esplosione tutti i suoi amici e parenti erano volati in un altro pianeta. Lui però non era riuscito a seguirli perchè non aveva ancora imparato a volare.
Facemmo subito amicizia e per alcuni giorni abbiamo giocato insieme senza che nessuno se ne accorgesse, ma notavo che il draghetto non era completamente felice. Mi disse che gli mancavano tanto i suoi parenti e i suoi amici, decisi allora di aiutarlo a raggiungerli.
Mi ricordai che mio zio, che è un ingegnere spaziale, aveva costruito per suo figlio Andrea un piccolo shuttle munito di un razzo che in qualche occasione avevano provato a lanciare.
Spiegai il problema a mio cugino Andrea e insieme decidemmo di servirci di quel razzo per esaudire il desiderio del mio amico draghetto. Dopo varie prove arrivò il momento di salutare il mio amico Gim.
Una sera, dopo averlo abbracciato per l’ultima volta, misi il draghetto nello shuttle che avevo preparato sul terrazzo e lo lanciai nello spazio. Sono certa che finalmente Gim ha raggiunto i suoi parenti e che ora vive felice con loro.
Giulia A.


Lori


Lori è un uccello rosso, con delle piume blu e nere e ha un becco arancione, sembra una carota.
Gli artigli di Lori sono a punta.
Quando mangia usa la lingua, non ha i denti.
Lori è sempre felice perché vede tanta gente.
Quando sente battere le mani, lei si agita, perché non le piace il rumore: preferisce molto il silenzio.
Il suo amico è un piccolo pupazzo, che si chiama Pikatchu, con il quale gioca tutti i giorni.
Lori ha una padroncina di nome Valentina, alla quale è molto affezionata; ogni giorno gioca con lei e si diverte molto.
La sua vita trascorre serena e tranquilla con tanta felicità e gioia.
Valentina B.


Geltrude


Geltrude era una tartaruga volante che un giorno decise di aiutare un bambino che si era
cacciato nei guai.
Il bambino si chiamava Giampiero e si era perso nel bosco così Geltrude inizio a cercarlo.
Solo che non riusciva a trovare nessuna traccia e andò a chiamare i genitori che forse sapevano dove era andato.
Dopo tante ore eccolo sbucare dal bosco piangente così Geltrude lo portò a casa dove i genitori lo aspettavano con ansia e lo sgridarono perché erano preoccupati
Geltrude aiutava anche le persone,infatti un giorno un vecchietto che non riusciva a vedere fu aiutato ad attraversare la strada.
Geltrude era anche una specie di poliziotta perché riuscì a prendere una pietra enorme che tiro a dei ladri che cercavano di derubare la città e li fermò.
Tutti gli abitanti amavano Geltrude e per ringraziarla dell’ aiuto che dava decisero di fare una statua in sua memoria e la misero nell’ centro della città.
I giorni passavano e lei ogni tanto era triste per il suo aspetto perché capiva che chi non la conosceva aveva timore e così piangeva ed andava nel bosco dai sui amici animali che la facevano ridere un po’ loro la rispettavano mentre non tutte le persone lo facevano anzi alcuni la prendevano in giro perché volava e lei che era tanto buona non riusciva a capire perché queste persone che lei aiutava volentieri a volte erano così cattive.
Un giorno era in un angolino che prendeva il sole beata, ma arrivò un cane ammalato perché aveva la bava alla bocca e tentò di mangiarla ma lei con un balzo si alzò in cielo ed il cane scappò spaventato.
Mentre volava su in alto vide una cosa che volava proprio come lei ma che cosa era? Una tartaruga volante, ma molto più grande di lei con le ali enormi tutte colorate, la guardò e capì che era molto simile a lei e si parlarono e decisero di volare insieme.
Volarono per molto tempo e Geltrude non si accorse che si era allontanata più del solito e quando capì che non conosceva quel posto fu contenta perché lì erano tutti come lei, grandi o piccoli ma volavano tutti e lei felice decise di rimanere.
Ancora adesso Geltrude ogni tanto pensa ai suoi abitanti ma sa che quello dove sta lei è il posto adatto e chissà che un giorno non tornerà a salutare la sua città dove, come ricordo, e rimasta una statua a sua somiglianza.
Filippo L.



In una sera tremendamente chiassosa


Francesca, una ragazzina di undici anni biondina, carina ma era un po' birichina, nello stesso tempo molto simpatica capelli lunghi e occhi color del cielo, in una serata con amici per festeggiare il suo compleanno con musica altissima e dolci a volontà, si immedesima in una festa principesca di cui lei è protagonista.
Vede gli amici che si inchinano a lei per proporle un ballo, lei in un abito stupendo lungo in pizzo, con diadema e gioielli favolosi.
Chiude gli occhi e sogna di ballare fra le braccia di un stupendo principe. Dopo un volteggiare di balli, stanca si lasciò andare fra le sue braccia, che la portano sopra un bellissimo cavallo bianco di cui inizia il percorso verso il castello, ma il richiamo della madre la distolse dal suo bellissimo sogno portandola alla realtà.
Alessia G.


La penna magica di Sara


Sara è una ragazzina di 11 anni, ha molti amici, ed è molto stimata dai suoi compagni ma ha una vicina di casa stranissima.
Al suo undicesimo compleanno aveva ricevuto molti regali dai suoi compagni e dai suoi parenti.
Ma un regalo speciale le era stato dato dalla vicina, lo stava per scartare quando la signora la fermò e le disse a bassa voce: - Non scartarlo adesso, aprilo quando sei da sola e mi raccomando non farlo vedere a nessuno -.
Quando finì la festa ella se ne andò silenziosamente in camera sua a scartare il regalo, chiusa a chiave la porta della sua stanza. Scartando il regalo, trovò una penna e disse: - In verità mi aspettavo qualcosa di meglio -.
Ma quando aprì il beccuccio della penna si trovò seduta sulla sabbia bollente del Sahara, fece un urlo, richiuse la penna e si trovò a casa.
La mamma cercò di aprire la porta ma era chiusa a chiave. Sara andò ad aprire, la mamma la rimproverò dicendole di non chiudere mai la porta della sua stanza a chiave. Dopodiché le ordinò di mettersi a letto e di dormire senza fiatare.
Al mattino dopo Sara si svegliò con l' intenzione di ritentare l' esperimento con la penna, ma la voce della mamma la distolse poiché era ora di andare a scuola. Malvolentieri Sara andò a scuola ma appena tornò a casa, ritentò l'esperimento. Aprì la penna e di colpo si trovò in un castello che all' apparenza sembrava disabitato. Provò a ispezionarlo ma sentì delle strane voci provenienti da una stanza chiusa.
Spaventata chiuse la penna, ma non successe niente. Sara si ritrovò nuovamente nel castello davanti ad una porta aperta. Dalla porta uscì una strana creatura gialla e bianca che le disse: - Se vuoi tornare a casa tua, dovrai incontrare il Conte Dracula, cercando però di non farti mordere sul collo fino allo spuntare del giorno.
Sara prima ci pensò poi impaurita accettò e immediatamente si trovò davanti alla bara del Conte. Al calare delle tenebre il Conte si alzò dalla bara e mostrando i suoi canini aguzzi, cercò di mordere Sara sul collo. Ma ella che era più veloce e più furba scappò riuscendo a nascondersi per tutta la notte. Al sorgere del sole il Conte deluso per la sconfitta si ritirò nella sua bara mentre Sara, contemporaneamente si ritrovò nel suo letto.
Sara, spaventata di quello che era successo, prese la penna, la rincartò e la nascose in un cassetto. Da quel giorno non tirò più fuori quella penna dal cassetto. Si limitò a ricordare quella brutta esperienza come un brutto sogno.
Federica D.


Il quaderno cancellino


Un giorno un bambino di nome Franco lasciò il quaderno di informatica su uno scaffale della sua cameretta. Appena Franco chiuse la porta, i pennarelli videro il quaderno aperto e pasticciarono tutta la pagina per far dispetto al povero quaderno che non poteva alzarsi, ma come per magia gli scarabocchi dopo un po’ sparirono e tutti i pennarelli rimasero a tappo aperto. Al pennarello verde venne in tappo un’idea e disse ai suoi amici: - Mentre il quaderno dorme noi al mio via andiamo a scarabocchiarlo con tutti i colori. Qualcuno ha delle domande? -
- Sì! - rispose il pennarello giallo. - Ma siamo sicuri che lo scarabocchio non andrà nuovamente via? Per sicurezza proviamo a girare pagina e scarabocchieremo su una nuova! D’accordo!?” e gli altri pennarelli risposero: - Buonissima idea, evviva il pennarello giallo!!! -
Intanto, il quaderno con le sue orecchie origliò e sentì il discorso del pennarello giallo e di quello verde e non sapendo cosa fare fece finta di dormire.
I pennarelli videro il quaderno dormire, si misero in fila, rosso, giallo, verde, azzurro, rosa e nero e tutti insieme si diressero verso il quaderno per scarabocchiare una pagina nuova.
I pennarelli iniziarono a scarabocchiare velocemente una pagina nuova con delle linee rette, curve, miste e spezzate. Il risultato dello scarabocchio sembrò un disegno colorato e astratto, ma bellissimo da vedere. Dopo un minuto, puffff!!!! Il disegno scomparve!
I pennarelli rimasero a tappo aperto e delusi, il quaderno invece iniziò a ridere perché era riuscito a prendere in giro i pennarelli, però ci pensò sopra e con una magia fece comparire il disegno al fondo del quaderno. Il quaderno disse ai pennarelli: - Se volete andate al fondo del quaderno e troverete una bella sorpresa per voi! -
Il pennarello rosso disse agli altri sottovoce - Non andate altrimenti ci farà del male!- Ma il pennarello giallo non ubbidì e andò cercare al fondo del quaderno.”Ehi!!! che sorpresa, ho trovato il nostro meraviglioso disegno!!” e chiese a tutti i suoi amici pennarelli di fare con i tappi un meraviglioso applauso all’amico quaderno che aveva conservato il loro disegno.
Roberta M.


L’arca e la vita nuova


L’arca ormai era terminata incominciava a piovere,gli animali accorsero da ogni parte del mondo.
Sulla passerella era appena salito Zembo l’elefante, nel tentativo di entrare nell’arca si è incastrato nella porta bloccando il passaggio alle altre creature, precisamente a Prince e Dramaica le due tigri siberiane che si trovavano proprio dietro di lui. La preoccupazione era molta e l’acqua saliva rapidamente, minacciando le altre bestiole. In quel momento Menginbau l’orango mago scagliò un incantesimo “reduxio” e Zembo si rimpicciolì tanto quanto un topolino presto entrarono le due tigri e l’orango mago. All’interno dell’arca Malaika una graziosa cagnolina in compagnia del suo Amato Tex il bel pastore tedesco e Dori la topolina accolsero i nuovi arrivati facendogli spazio sul loro pagliericcio. Gli occhi del piccolo del piccolo Zembo si persero in quelli di Dori.
I nuovi amici si acclamarono finalmente in salvo. L’arca salpò ed incominciò cosi il loro viaggio, le due tigri sposate ormai da tempo erano preoccupati per la sorte di quelle due coppie, Prince disse - Bisogna escogitare un piano - penso che questi due matrimoni non saranno celebrati.
Una grossa lacrima spuntò sul viso di Zembo e Malaika si strinse forte al suo Tex troppo grande per lei Aramaika pose la questione all’ orango mago Max lui non conosceva un incantesimo adatto.
Giorno dopo giorno la loro amicizia li univa sempre di più, un bel giorno Katia la colomba, segretamente, innamorata dell’ orango mago, fu mandata in perlustrazione, missione segreta.
Al suo ritorno Katia stringeva nel becco un ramoscello d’ ulivo, atterrò sulla testa di Tex chi con i suoi amici la stava aspettando sul ponte dell’arca Katia donò il ramoscello ad Aramika - Amici carissimi, la nella nuova terra che ho appena avvistato, incominceremo una nuova vita: e vi assicuro che non esiste proprio il concetto di RAZZA! Non importa a nessuno la nostra amicizia e la pace che creeremo per il mondo nuovo.
Fama D.



La penna compitaia


E' notte, la fabbrica delle penne è chiusa e i vari macchinari non sono più in fermento. Le penne che sono state costruite quest'oggi cominciano a risvegliarsi e a sgranchire il tubo contenente l'inchiostro. Ma in un angolo si nasconde una piccola penna che le altre penne considerano senza valore:è senza inchiostro; sta piangendo ed è tutta sola.
Ma a consolarla ci penserà la strana cosa che si sta formando: una fata!!!
- Ho saputo che una penna non ha l'inchiostro, ma io lo sostituirò con un sacco di intelligenza.- E con un incantesimo inteligenzustylola penna prima vuota riacquista tanti colori, ma così tanti da formare un arcobaleno. La penna ringrazia la fata che sparisce in cielo.
E' mattina e la fabbrica riapre, tutte le penne cercano di ritornare ai loro posti.
Il camion che le trasporterà in cartoleria è posto davanti alla fabbrica. L'operaio carica le penne sul camion che è pronto per partire.
Arrivate dal cartolaio più bello della città, le penne vengono sistemate in bella vista.
Subito entra una mamma con un bambino di nome Valerio.
- Buonasera signore- dice la mamma con una voce stridula- Sa, mio figlio è così sbadato che ha perso la sua penna; non è che avrebbe una penna comoda, scorrevole, insomma..... uno schianto come lei?-dice la mamma sbattendo le ciglia degli occhi.
- Beh, ha molta scelta: cene sono di molti tipi tra cui una decoratissima, forse un nuovo tipo, che non ha bisogno (sembra) di cartucce- dice il cartolaio un po' in imbarazzo.
- Oh, bene, bene, allora la prendo.
I due salutano e si dirigono verso casa. Il bambino prova subito se funziona e fa uno scarabocchio ma.... al suo posto compare la scritta
"Buongiorno, io sono la penna compitaia, e tu?"
A Valerio si stanno alzando i capelli uno ad uno e lancia la penna impaurito.
Il giorno dopo deve fare i compiti e, preoccupato da quello che era successo il giorno precedente, prende la penna fatata e scrive l'operazione assegnata.
Dopo pochi secondi appare magicamente il risultato e Valerio rimane a bocca aperta.
Il bambino scopre la verità: la penna è fatata.
La penna e Valerio sono diventati veri amici e compagni di gioco inseparabili.
A scuola tutti i compiti sono sempre esatti e le maestre sono stupite per i miglioramenti di Valerio.
Un giorno però, dato che il bambino non ha più voglia di impegnarsi nel fare i compiti, la fata annulla il suo incantesimo.
Che disastro! La penna compitaia diventa una grande sfaticata: non vuole più scrivere e Valerio è disperato.
Lui però ha imparato la lezione: se vuole essere un bravo scolaro deve impegnarsi molto e non sperare che gli altri facciano tutto al posto suo.
Allora la penna disegna su un foglio un cuore e un sorriso per fare capire a Valerio che gli vuole ancora tanto bene.
Angela R.


Una foresta incantata


Stavo passeggiando nel bosco con la mia famiglia e raccogliendo fragoline: ad un tratto ne vedo un grande cespuglio e corro lì. Alzo la testa, ed ecco davanti a me un unicorno: quell’animale di cui ho tanto letto.
E’ un bellissimo cavallo bianco, con un lungo corno dello stesso colore sulla fronte, che bruca l’erba e sembra non aver paura di me.
Mi avvicino lentamente per accarezzarlo e lui si lascia coccolare: soffia lievemente per aver ancora più complimenti e carezze.
Si sposta piano piano per andare al ruscello a bere, e con lui vado anch’io: all’improvviso sul ruscello mi pare di scorgere la sagoma della misteriosa Fata Buona del Bosco, con il suo bel vestito verde pallido. La guardo e lei mi sorride e, mentre svanisce mi manda un bacio: cerco l’unicorno ma non lo vedo più.
Trova invece la mamma che è inciampata su un sasso ed è caduta accanto a me, salvando fortunatamente le fragoline.
- Giulia - dice la mamma – cosa fai qui da sola?-
Forse ho fatto un bel sogno.
Giulia O.



Una scuola un po' strana


Tanto tempo fa in una scuola sconosciuta successe un fenomeno spaventoso che sconvolse tutta la classe. iniziamo pero dall'inizio; la piccola Domitilla aveva fatto un sogno molto strano,aveva sognato che un piccolo essere del frutteto vicino casa sua,una specie di gnomo delle foreste ma che in realtà viveva in un frutteto di pesche, ciliege e piantine di fragole selvatiche trasformasse in realtà qualsiasi cosa si pensasse e che fosse divertente e soprattutto un po’ birichina; tutto veniva esaudito dal piccolo gnometto dal cappello di fior di pesche o di fior di ciliege a seconda se fosse il mese di maggio o di giugno anche perchè poi si rintanava nella sua casa nell’unico albero di fichi del giardino tra i ciliegi e i peschi.
Quella mattina Domitilla raccontò alla maestra il suo sogno e la maestra molto interessata disse - Pensa se aprendo la porta della classe tutto si trasformasse in un prato verde e, bambini cosa vi piacerebbe vedere? - in quel momento suonò la campanella, la maestra aprì la porta e la richiuse subito con aria terrorizzata. Cosa aveva visto? Impaurita riaprì la porta e vide al posto del corridoio della scuola un grande prato verde con tanti conigli che saltavano di qua e di là. Chiuse di nuovo la porta, la riaprì e vide una spiaggia con tanta sabbia e un bel mare azzurro. Richiuse la porta e pensò al sogno di Domitilla. Ogni volta che qualcuno apriva la porta della classe appariva un prato,una strada,un circo qualunque cosa qualcuno della classe stava immaginando in quel momento. La maestra incominciò a pensare intensamente alla scuola e finalmente dietro la porta c'era di nuovo il corridoio e poterono uscire. Un altro giorno la maestra aprì la porta per andare a fare delle fotocopie e si presentò un bidello di nome Matteo con in mano un palloncino e un leccalecca. Il bidello disse - Cosa le serve mia bella fatina ? - la maestra gli sbattè la porta in faccia e ritornò spaventata in classe,così rimasero chiusi in classe per un anno per la paura. Un giorno la maestra aprì la porta con curiosità e si accorse che c'era di nuovo il corridoio che era sparito e tutto sembrava ritornato normale. A quel punto la maestra tirò un sospiro di sollievo, chiamò tutti i suoi alunni che tutti in gruppo, piano piano, andarono vicino alla porta e tutti insieme in fila con tanta paura andarono in corridoio e visto che non succedeva niente e che era una bella giornata corsero in cortile. In cortile li aspettava una bella merenda sostanziosa perchè per un anno avevano mangiato solo caramelle, biscotti, panettone e bevuto acqua che portavano dalla mensa. In cortile insieme alla merenda li aspettavano i loro genitori per riabbracciarli tutti.
Così ritornarono a casa felici e ancora un pò impauriti dall'esperienza passata.
Luca M.




Un viaggio fantastico


Quando entrai in classe quella mattina, ero bianca dalla paura e chiedevo continuamente alle mie amiche se avevano studiato o meno geografia. La mattina era passata tranquillamente, due parole di italiano(oltretutto la mia materia preferita) e l’intervallo. Il pomeriggio, invece, era molto inquietante; e non era affatto d’aiuto quel silenzio che rimbombava nelle orecchie mentre si ripassava. - Chiudere i libri ! - si sentì gridare la maestra, dopo un quarto d’ora. Io chiusi il libro tremante, le mani gelide.
Passò molto tempo prima del mio turno e perciò, quando arrivò, fui presa davvero alla sprovvista:
- Quali fiumi sfociano nell’Adriatico? - chiese la maestra.
Io risposi immediatamente ma insicura: - Il fiume Foglia...-
Ma anche se avessi detto qualcos’altro, lei non mi avrebbe sentita perché mi aveva appena chiesto di farglielo vedere sulla cartina geografica, Io, molto confusa, andai verso la cartina e, senza sapere il perché, sfiorai l’Abruzzo con un dito. La sensazione che ebbi fu quella di toccare veramente l’Abruzzo con un dito tanto che, appena mi girai, invece che la mia classe, vidi un palazzo con un cartello che diceva: Via Corradini. E solo in quel momento mi accorsi che ero veramente finita in Abruzzo! Stavo per svenire quando una voce esclamò - Ciao !!! -
Mi girai ma non vidi nessuno. < Ho anche le allucinazioni > pensai. Ma quella voce continuò.
- Io sono Bingo, e tu? -
-Alessia - dissi, senza sapere per quale motivo avevo risposto ad un essere vivente che non avevo ancora neanche visto. Però, dato che non l’avevo ancora visto, cosa aspettavo a cercarlo? E mi voltai così rapidamente che il collo mi fece male. Non c’era di nuovo nessuno. Così abbassai lo sguardo e, con mio grande stupore, scoprii che quello che prima mi aveva rivolto la parola era un fantastico Husky.
- M-ma tu p-parli - balbettai io.
- Si e bè ? Tutti i cani di Avezzano parlano! -rispose lui.
Io mi diedi un pizzicotto. - Ahi - esclamai, - comunque ora devo tornare a casa; mi potresti aiutare? -
- Certo,salta su!- disse.
- Io salire su di te? Scherzi?! Peso 25 chili! - risposi.
- Ooooh, non preoccuparti del tuo peso. Tu salta e basta -.
Io, ormai scoraggiata, saltai sopra a Bingo che partì subito, due volte più veloce di un treno. Le case sfrecciavano ad una velocità tale che non si distinguevano l’una dall’altra.
- Ho pensato che un giretto prima di partire ti sarebbe piaciuto - disse Bingo.
Io ero talmente impressionata dalla velocità del viaggio che non riuscii ad aprire bocca; anche se, dopo quello che mi era accaduto, non c’era molto da stupirsi.
- Andremo a visitare la Fontana delle 99 Cannelle - esclamò di nuovo lui, - è bellissima, sono così eccitato! -
Appena giunti alla periferia del L’Aquila, Bingo mi fece strada e mi disse: - La fontana è in centro, ma possiamo arrivarci a piedi.- Ma proprio in quel momento un branco composto da circa dieci cani ci sbarrò la strada. - Bingo, come hai osato svelare il nostro segreto ad un essere umano?! - tuonò Billy, il capobranco.
Gli altri cani ringhiarono.
- Lei è una mia amica - ringhiò a sua volta Bingo, - andiamocene, Ale! -
- Giusto Bingo - dissi io. Così saltai in groppa a Bingo e corremmo via. In dieci secondi arrivammo.
- Sono sicuro che quei cagnacci torneranno; dobbiamo organizzare un piano - sussurrò Bingo, - Sai, c’è una cannella rotta che getta acqua ogni minuto e pss, pss, pss... -
Dopo una lunga attesa, come previsto da Bingo, arrivò il branco.
- Prendiamoli! - urlò Billy.
- Prima dovete rincorrerci! - risposi io; poi guardai l’orologio, saltai sopra Bingo e gli sussurrai:
- 10 secondi. -
Lui si affrettò - 9,8,7….3!- Bingo si gettò sotto la cannella rotta ma poi saltò subito via; e Billy,che non badò molto a quella cannella, ci finì proprio sotto e, dato che era allergico al cloro, divenne subito tutto rosso. Bingo ed io ci mettemmo a ridere a più non posso nel guardarlo, tanto che pensavamo di non smettere più. Riguardo a Billy non si fece più vedere in giro e Bingo divenne il nuovo capobranco; io tornai in classe. Volete sapere come? Proprio in groppa a Bingo! Non dimenticherò mai la faccia della maestra quando mi vide ritornare in classe in groppa ad un cane! E per di più, un’ora prima, ero entrata in una cartina geografica!Salutai il mio nuovo amico che mi promise che ci saremmo rivisti. < Che avventura > pensai e mi sedetti al banco come se nulla fosse successo.
Alessia P.


Il 1° gradino del podio


Una notte Marco si sveglia e vede la macchinina, che di solito è sul suo comodino, trasformata in una vera Ferrari che gli parla e lo saluta.
Un po’ spaventato Marco risponde e quando la Ferrari gli dice di salire non se lo fa ripetere: andranno a Monza dove troveranno altri bambini con le loro macchine magiche e gareggeranno per il Gran Premio di F 1!
Felice come non mai, Marco parte a bordo della sua macchina e, dopo un fantastico viaggio fra le stelle, arriva a Monza.
Finalmente si gareggia, la sua Ferrari gli strizza l’occhio,lo incoraggia e, dopo avergli detto di tenersi forte, partono.
Dopo vari giri corsi al limite della velocità, finalmente Marco e la sua magnifica Ferrari tagliano il traguardo per primi!
accolti dalla folla festante, salgono entrambi sul 1° gradino del
podio!
Marco P.


La casa strana


La casa era tranquilla ma a mezzanotte e mezzo si sentì un rumore strano: era un fantasma che stava entrando nella casa.
Ad un certo punto gli oggetti si mossero, il lampadario cominciò a dondolare, i vetri delle finestre a tremare e a scoppiare, i quadri si muovevano da soli sulle pareti.
Nella casa viveva un bambino che, accorgendosi di questi fenomeni, si nascose dietro una scrivania: stava morendo di paura!!
Di colpo il fantasma si mise a parlare e disse:
- Io sono Tenebrod. Ti spaventerò ogni notte fino a che tu te ne vai da questa casa perché io voglio stare da solo qui; se tu non andrai via, ti porterò con me nel mondo dei fantasmi orribili che mangiano i bambini, con catene luccicanti e rumorose, teste di scheletri e resti di animali morti secoli fa. -
A quel punto il bambino decise di andare ad avvertire la mamma ed il papà che dormivano profondamente, li svegliò e raccontò loro l’accaduto.
I genitori si alzarono, presero il bambino in braccio e, dopo aver preparato la scopa volante, salirono tutti e tre verso il camino e volarono via nel cielo infinito.
Così i fantasmi fecero un banchetto per festeggiare la casa vuota, silenziosa
e paurosa.

Daniele R.


Un giorno di vacanza


Un giorno di vacanza sono andato con mio papà che fa il camionista
da Torino ad Albenga.
Abbiamo attraversato le montagne di Ceva, Garessio ed Albenga. Su in cima alla montagna, in mezzo alla strada, c’era un orso. Papà ha suonato il clacson e, però, l’orso non si muoveva per niente.
Io sono sceso, gli ho dato dei biscotti, li ha mangiati subito ma non
si muoveva. Allora ho preso un barattolo di miele: l’ha mangiato
subito, mi ha abbracciato, mi ha dato un bacio, mi ha detto “buona
Pasqua
” e se ne è andato subito.
Noi abbiamo continuato la strada fino ad Albenga.

Irimia Stefan B.


La cartina magica


La cartina dell’Italia stava in una classe tutta arancione e con tanti cartelloni colorati, naturalmente insieme alle altre cartine molto invidiose di lei perché era stata fatta da dei colori speciali.
Per questo motivo se la cartina cambiava le proprie regioni, oltre che cambiarle a se stessa, le cambiava anche in realtà. Le altre cartine appese ai muri, conoscendo le sue proprietà magiche, erano molto invidiose tanto da non rivolgerle più la parola. Allora lei decise di capovolgere le città. Il mattino dopo lo fece.
Successe così: il Piemonte si catapultò in Francia; nei primi giorni sembrava tutto tranquillo ma io ed i miei compagni di scuola capimmo immediatamente il cambiamento. Era stata la cartina a catapultare il Piemonte in Francia; non essendo ancora in grado di parlare il francese chiedemmo aiuto a Mariangela, la maestra di francese. Lei accettò ed iniziammo subito la missione “impossible”.
Come prima cosa ricercammo il geografo che la disegnò. La ricerca fu lunga e faticosa, anche perché quest’uomo era molto vecchio e quindi si era ritirato dal lavoro.
Passarono diverse settimane ma poi lo trovammo e gli chiedemmo il modo di rimettere le cose a posto.
La soluzione era più semplice di quel che si credeva; il geografo ci indicò due soluzioni: la prima era che tutto sarebbe tornato come prima se si fosse spruzzato dell’acqua sulla cartina stessa ed i suoi poteri sarebbero svaniti per una settimana; la seconda era che se veniva esposta direttamente al sole, tutto sarebbe ritornato come prima ed i poteri sarebbero svaniti.
Conosciute le soluzioni ci dirigemmo nel luogo dove la cartina si trovava, cioè nella classe arancione. Davanti alla porta ancora chiusa cercammo di prendere la decisione giusta, ma la cartina ci sentì parlare e così cercò di difendersi. Incominciò a cambiare regioni e paesi e lo spostamento continuo ci scombussolava i pensieri.
Finalmente qualcuno di noi riuscì ad aprire la porta e a buttarsi dentro la classe: tutto si fermò. Sì, tutto si fermò perché, dovete sapere, la cartina non usava i suoi poteri in presenza di nessuno: fu così che riuscimmo a mettere le cose o meglio i paesi al proprio posto. Ma vorrete sapere cosa abbiamo scelto come soluzione per mettere le cose a posto! Abbiamo scelto l’acqua per far sì che la cartina ci possa offrire, quando meno te lo aspetti, altre grandi e nuove avventure.
La maestra di francese non fu d’accordo della nostra scelta ma nello stesso tempo fu felice di aver affrontato questa fantastica avventura e che poi, un domani, non le sarebbe dispiaciuto affrontarne altre.
Ilaria R.




La gommina Pina


C’era una volta una piccola gomma dalla carnagione mezzo africana e mezzo puffetta cioè “rosso e blu”. La piccola si chiamava Pina ed era stata scartata da soli due giorni.
Un giorno si unì alle altre gommine ma la esclusero perché scoprirono che Pina, invece di cancellare, sapeva scrivere.
Passarono due mesi e Pina era ancora sola, finchè un pomeriggio incontrò il Signor Righello Verde. Quest’ultimo era una persona saggia e stimata da tutti, un esempio per grandi e piccini.
Pina si trovava nell’angolo di un portapenne vuoto a piangere. Righello Verde si avvicinò lentamente dicendole di stare tranquilla perché tutto sarebbe andato per il meglio.
Una settimana volò via in fretta e Pina rispondeva ad ogni battuta e presa in giro con un sorriso e con una frase tipo “che bella l’ultima poesia che ho scritto!”
Righello Verde l’aveva, quindi, aiutata a capire che il suo era uno splendido pregio e bellissima rarità.
Dopo qualche tempo il popolo di Colorilandia, il suo paese, iniziò ad apprezzare Pina fino a farla diventare la gommina più famosa ed amata al mondo ed inoltre fu presa come esempio da ogni gomma per la sua determinazione.
Marco C.





Modificato da - Georg Maag in data 11/05/2004 11:48:22
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Tradotto Da: Vincenzo Daniele & Luciano Boccellino- www.targatona.it Distribuito Da: Massimo Farieri - www.superdeejay.net Powered By: Snitz Forums 2000 Version 3.4.03